Amiantifera di Balangero miniera amianto

Amiantifera di Balangero miniera amianto Amiantifera di Balangero

Amiantifera di Balangero miniera amianto. Si tratta, infatti, della più grande miniera di amianto in Europa. Questa cava di amianto di Balangero fu il luogo di estrazione del minerale utilizzato in Italia.

Infatti, in questa miniera si estraevano i minerali di crisotilo che erano utilizzati negli stabilimenti Eternit.

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L’ONA ha registrato un notevole numero di casi di malattie amianto anche tra i familiari di coloro che hanno lavorato nelle miniere di amianto.

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    Balangero: la più grande miniera di crisotilo

    Questa miniera ha ammorbato il territorio di Balangero, perché tutto d’intorno è inquinato di minerali di asbesto.

    In più, nella vicina Val Chisone si estraeva il talco contaminato, il c.d. talco cancerogeno. Poiché con questo talco è stato prodotto il borotalco, si può parlare di borotalco cancerogeno.

    Amiantifera di Balangero ed Eternit

    minerali di amianto hanno struttura fibrosa e capacità di dividersi con fibre più sottili.

    In Italia la produzione si mantiene poco elevata per i primi anni del 900 ed, ancora, fino ai primi anni ’40. Anzi, ha risentito delle distruzioni della II Guerra Mondiale.

    Lo sviluppo della miniera fu dovuto principalmente alle attività produttive in Casale Monferrato, dello stabilimento Eternit.

    In più, in quello stabilimento, oltre al crisotilo di Balangero, furono utilizzate l’amosite e la crocidolite. Si tratta di anfiboli che hanno maggiori capacità lesive della salute.

    Amiantifera Balangero e strage di malattie asbesto correlate

    Come abbiamo già spiegato, la grande miniera dell’amianto di Balangero, permetteva di estrarre dalla roccia la fibra. In particolare, queste rocce rano frantumate sul posto. Successivamente lavorate, e la materia grezza trasportata presso lo stabilimento di Casale Monferrato.

    Le prime manifestazioni sono quelle fibrogene.

    In più, poi, si sviluppano le altre malattie, tra cui i mesoteliomi:

    Tant’è vero che, ciò è stato confermato dal Ministero della Salute.

    Così nei Quaderni del Ministero della Salute, n. 15, maggio-giugno 2012.

    Tutela legale miniera amianto di Balangero

    L’ONA ha attivato la tutela anche dei familiari dei minatori che purtroppo sono deceduti per l’estrazione del crisotilo dalla montagna.

    Infatti, questi lavoratori, infatti, sono stati esposti a tali elevate concentrazioni che sono morti prima di tutti gli altri, anche per complicazioni cardiache e cardiovascolari, oltre che per asbestosi.

    Inoltre, il mesotelioma ha tempi di latenza che possono arrivare anche a 40 anni, diversamente dalle altre patologie che hanno tempi di latenza inferiori.

    In particolare, l’asbestosi e le complicanze cardiache insorgono anche dopo 10 anni, e, al massimo, dopo 20 anni. (Assistenza legale gratuita dell’ONA)

    Amiantifera di Balangero: produzione della miniera amianto

    La produzione di amianto ha subito un incremento a partire dal 1918 e, via via, fino al 1985, con un picco a partire dai primi anni ’50.

    Infatti, furono ingenti le quantità di amianto estratte dalla cava detta Amiantifera di Balangero miniera amianto.

    Questa cava, amiantifera di Balangero miniera amianto, era situata nel Monte San Vittore.

    Questa miniera amianto è ubicata nelle Valli di Lanzo, in Piemonte, a circa un chilometro da Balangero (To).

    Infatti, nel 1951 le azioni dell’amiantifera erano state cedute dall’IRI alle Manifatture Colombo e all’Eternit. In questo modo fu costituita la Amiantifera di Balangero S.p.A..

    Invece, la Società Cave di San Vittore aveva un ruolo commerciale.

    Il grande aumento di produzione della Amiantifera di Balangero miniera amianto, iniziò nel 1959, quando ci fu una riorganizzazione tecnica.

    Amiantifera Balangero: cambia il metodo di estrazione

    Nel 1959 si cominciò ad organizzare la produzione in modo automatizzato e, nel 1962 questo progetto venne alla luce in modo definitivo. Infatti, sotto la direzione tecnica dell’Ing. Emidio Angellotti, vennero installati gli impianti automatizzati, soprattutto nei reparti di insaccatura e imballo.

    Questi reparti erano quelli di maggiore rischio per la salute dei lavoratori, i quali riempivano manualmente i sacchi. In questo modo, le maestranze si trovavano esposte a grande rischio di inalazione delle fibre di amianto.

    Amiantifera Balangero: il grande anfiteatro a terrazze

    La miniera, man a mano, cambiò volto e diventò un grande anfiteatro a terrazze. Fino agli anni Ottanta, l’Amiantifera di Balangero, fu la più grande cava d’Europa.

    Infatti, in questo modo, ha garantito ben 36 mila tonnellate di minerale (circa 170.000  tonnellate all’anno).

    Inoltre, nel 1983, la miniera amianto subì un ulteriore cambio di proprietà e fu acquistata dai fratelli Puccini. Tuttavia, iniziò la crisi che venne risolta con la chiusura definitiva nel 1990. In questo modo, la società Amiantifera di Balangero Spa fallì.

    Dal massimo della produzione alla chiusura

    Consapevoli dell’imminente regolamentazione, i responsabili dell’Amiantifera di Balangero decisero di raddoppiare in breve tempo le quantità estratte.

    Infatti, anche i prodotti di scarto aumentarono, arrivando a circa 6 milioni di metri cubi all’anno e che andavano ad alimentare due gigantesche discariche collocate, l’una, sul versante della Stura di Lanzo e, l’altra, poco più a nord, nel bacino del Torrente Fandaglia).

    Nel 1983 i proprietari, Eternit e Manifatture Colombo, cedettero la cava ai fratelli Puccini di Roma che apportarono innovazioni tecnologiche all’avanguardia.

    Poi, però, la miniera fu chiusa nel 1990, quando si calcolava che ci fossero 18 milioni di tonnellate di amianto ancora da estrarre.

    Anche il crisotilo estratto presso la cava di Balangero è cancerogeno, ed è per questo che il divieto fu esteso anche al crisotilo di Balangero.

    Crisotilo dell’Amiantifera Balangero cancerogeno

    La miniera è fallita perché il crisotilo che vi si estraeva è cancerogeno, al pari degli anfiboli, e, cioè, degli altri amianti.

    Gli scarti di Balangero, sono stati utilizzati per le massicciate ferroviarie (Ferrovie dello Stato amianto Balangero).

    Infatti, le Ferrovie dello Stato, avendo utilizzato crisotilo di Balangero, hanno provocato molti casi di mesotelioma, anche per esposizione ambientale.

    Infatti, tutti i minerali di amianto sono dannosi per la salute (Amiantifera di Balangero miniera amianto).

    Amiantifera di Balangero: Primo Levi testimone

    Infatti, Primo Levi fu tra coloro che, per primi, intuì la pericolosità della Amiantifera di Balangero miniera amianto.

    Infatti, oltre al gran numero di infortuni, notò che le polveri erano molto elevate e dannose per la respirazione.

    Ci fu, in quel periodo, un’inaudita capacità di estrazione nella Amiantifera di Balangero miniera amianto.

    In quel periodo, erano state emanate le leggi razziali (1938). Quindi, il giovane neolaureato ebreo, dottore in chimica, ricevette l’incarico di verificare se, dalla montagna, si potesse estrarre il nichel. 

    Primo Levi nella cava di amianto crisotilo

    Primo Levi descrisse la sua esperienza in miniera (vi lavorò fino al giugno 1942) in un racconto intitolato Nichel, incluso successivamente nel Sistema periodico (raccolta pubblicata da Einaudi nel 1975):

    Anno dopo anno, la valle si andava riempiendo di una lenta valanga di polvere e ghiaia.

    L’amianto che ancora vi era contenuto rendeva la massa leggermente scorrevole, pigramente pastosa, come un ghiacciaio: l’enorme lingua grigia, punteggiata di macigni nerastri, incedeva verso il basso laboriosamente, ponderosamente, di qualche decina di metri all’anno; esercitava sulle pareti della valle una pressione tale da provocare profonde crepe trasversali nella roccia; spostava di centimetri all’anno alcuni edifici costruiti troppo in basso.

    In uno di questi, detto “il sottomarino” appunto per la sua silenziosa deriva, abitavo io.

    C’era amianto dappertutto, come una neve cenerina: se si lasciava per qualche ora un libro su di un tavolo, e poi lo si toglieva, se ne trovava il profilo in negativo; i tetti erano coperti da uno spesso strato polverino, che nei giorni di pioggia s’imbeveva come una spugna, e ad un tratto franava violentemente a terra […]”.

    Amiantifera di Balangero come il girone dantesco

    La montagna colta come un girone dantesco.

    Infatti, Primo Levi, uomo di scienza, si getta con autentica passione nel compito assegnato.

    Primo Levi, infatti, nonostante le condizioni illegali del contratto, il cui salario era subordinato al risultato, cercò di portare a termine la missione.

    Tant’è vero che, nel suo racconto “Nichel”, ha descritto la realtà che lo circondava con lucidità e rigore. Inoltre, allo stesso tempo, compose con leggerezza l’intreccio di relazioni tra i lavoratori della miniera.

    Ne è uscito un quadro chiaro e rigoroso della descrizione del lavoro nella cava di crisotilo. Infatti, colta nella sua aspra – e ancora attualissima – fisicità.

    Infatti, la montagna era scavata a gradoni si mostra da subito agli occhi dello scrittore come un girone infernale di dantesca memoria.

    Così la descrive Primo Levi: In una collina tozza e brulla, tutta scheggioni e sterpi, si affondava una ciclopica voragine conica, un cratere artificiale del diametro di quattrocento metri: era in tutto simile alle rappresentazioni schematiche dell’Inferno, nelle tavole sinottiche della Divina Commedia”.

    Che non esita a descrivere con toni omerici, come “lavoro da ciclopi”. C’è la narrazione della fatica per strappare “un misero 2 per cento d’amianto” dalla roccia.

    Le polveri di amianto sono “neve cenerina”

    Primo Levi porterà sempre con sè la coscienza dello sforzo terribile dei minatori.

    Infatti, così lo descriveva: “L’operazione procedeva in mezzo ad un fracasso da apocalissi – racconta – in una nube di polvere che si vedeva fin dalla pianura”.

    Si tratta della polvere di asbesto crisotilo. Queste fibre asbestiformi sono onnipresenti e Primo Levi le descrive come un demone, asfissiante e ostile.

    Infatti: “C’era amianto dappertutto, come una neve cenerina.

    Se si lasciava per qualche ora un libro sul tavolo, e poi lo si toglieva, se ne trovava il profilo in negativo”.

    Tant’è vero che l’intero comprensorio di Balangero era immerso in quella cappa d’amianto. Primo Levi ha colto e ha testimoniato la nocività della fibra killer che ha trasfuso nella sua arte letteraria.

    In questo modo, la letteratura è lo strumento di conoscenza e consapevolezza.

    Infatti, “I tetti erano coperti da uno spesso strato di polverino, che nei giorni di pioggia si imbeveva come una spugna, e ad un tratto franava violentemente a terra”.

    Così queste descrizioni, rilette oggi, alla luce dei fatti violenti della cronaca, dei tanti processi e dei troppi morti, assumono il peso di una denuncia implacabile.

    Italo Calvino: ancora sulla Amiantifera di Balangero

    Italo Calvino arriva nella miniera piemontese come redattore del quotidiano “l’Unità”. Infatti, anche l’unità si occupa del rischio amianto e della sorte degli operai della cava.

    In quel periodo era in corso lo sciopero dei lavoratori della miniera di amianto. La protesta era dovuta all’abolizione del premio di produzione. In questo modo, Italo Calvino dà una lettura emblematica della situazione.

    Infatti, lo scrittore coglie la portata storica e il denso valore esistenziale della protesta degli operai (minatori amianto).

    Tant’è vero che si legge: “Il grigio polverone d’asbesto della cava che dove arriva brucia, foglie e polmoni”.

    Italo Calvino: lo sciopero nella miniera amianto

    Nella cronaca di Italo Calvino – come nella narrazione di Levi – emerge l’amianto, con tutta la sua carica distruttiva e letale.

    Calvino scriveva queste parole nel 1954:

    “L’auto girò l’ultima curva tra i castagni e davanti ebbe la montagna dell’amianto con le cime e le pendici scavate a imbuto, e la fabbrica compenetrata in essa”.

    Si descrive il girone dantesco.

    Ora lo scrittore narra il grigio lucido dell’anfiteatro. Così:

    “Quelle erano le cave, quelle gradinate grigie lucide ad anfiteatro tagliate nella montagna rossiccia di cespugli invernali; la montagna scendeva pezzo a pezzo nei frantoi della fabbrica, e veniva risputata in enormi cumuli di scorie, a formare un nuovo, ancora informe sistema montuoso grigio opaco”.

    Il grigio della montagna di amianto:

    Tutto era fermo in quel grigio: da trentacinque giorni sui gradini della cava non salivano gli “sgaggiatori” armati di pala, picco e palanchino, né le perforatrici ronzavano contro la parete, né gli uomini delle mine gridavano accendendo la miccia: «Oooh la mina! Oooh brucia!», né quelli dei carrelli facevano il carico sul piano di frantumazione, e poi via per i ripidi binari scavati nella montagna, né quelli delle “bocchette” manovravano le leve per scaricare il materiale nei condotti della fabbrica, né nessun altro in nessun reparto lavorava a trasformare quella pietra in duttile fibra d’amianto: c’era lo sciopero, dal 18 gennaio, e quell’automobile che adesso usciva dal castagneto portava su i dirigenti della “Amiantifera” a discutere con la Commissione Interna”.

    E poi ancora “Ma non ce n’è di lepri nel bosco, non crescono funghi nella terra rossa dai ricci di castagno, non cresce frumento nei duri campi dei paesi intorno, c’è solo il grigio polverone d’asbesto della cava che dove arriva brucia, foglie e polmoni, c’è la cava, l’unica così in Europa, loro vita e loro morte”.

    La tardiva messa al bando dell’amianto in Italia

    Nel 1954, la narrazione di Italo Calvino si tinge di aspetti drammatici. Infatti, descrive il dramma degli operai della miniera amianto, che a stretto contatto con il minerale, morivano nella cava e in loro ricordo erano intitolati i c.d. pozzi.

    La pericolosità dell’amianto era stata, dunque, resa pubblica, eppure si è giunti tardivamente, solo con la L. 257/1992, alla messa al bando del minerale.

    Nel frattempo, milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto stanno provocando una vera e propria strage di amianto. Infatti, ciò si legge nelle pubblicazioni dell’Avv. Ezio Bonanni.

    Balangero: l’amianto causa di morte e desolazione 

    I morti a Balangero  furono tanti: quindici d’infortunio in trentacinque anni, ma a fare paura furono sopratutto i numeri delle vittime d’amianto.

    Dal 1946 al 1975 venne studiata la morte di oltre 900 lavoratori dell’amianto crisotilo impiegati tra il 1930 e il 1965.

    Per nove di essi si conclude che il decesso era avvenuto per asbestosi, undici erano morti di cancro al polmone, una morte per mesothelioma della pleura (diagnosi non supportata da esame istologico).

    Amiantifera di Balangero e danni alla salute dei minatori

    A seguito di ulteriori verifiche, visti i tempi di lunga latenza fra l’esposizione e lo sviluppo delle malattie asbesto correlate, il numero salì ulteriormente, contando 206 lavoratori morti per cancro ai polmoni, deceduti a causa dalla prolungata esposizione all’amianto.

    Il rischio relativo di carcinoma polmonare in questo gruppo era 2,89.

    Gli undici lavoratori morti per cancro ai polmoni erano tutti fumatori di sigarette.

    Il negazionismo è in nome del Dio danaro?

    La consapevolezza circa la pericolosità dell’amianto era già nota nei primi decenni del secolo, ciononostante il problema fu ignorato: basti pensare che la prima sentenza di condanna per i danni alla salute dei lavoratori provocati dall’amianto risale addirittura al 1906 e venne pronunciata proprio dal Tribunale di Torino.

    Rischio amianto: la storica sentenza di Torino del 1906

    Il settimanale «Il Progresso del Canavese e delle Valli Stura», pubblicò diversi articoli relative alle morti precoci che si registravano tra i lavoratori di due fabbriche di lavorazione dell’amianto, situate a Nole, nel Canavese.

    Infatti, la Bender & Martiny e la British Asbestos Company Limited.

    Quindi, quest’ultima denunciò il responsabile della testata e il corrispondente per diffamazione e la questione finì in Tribunale.

    Grazie a svariate perizie di medici ed esperti, il giudice condannò l’impresa e la sentenza fu pubblicata sul giornale. L’azienda, allora, ricorse in Corte d’Appello e, l’anno successivo, perse di nuovo.

    Tutela legale vittime amianto lavoratori delle miniere

    L’ONA tutela anche i lavoratori delle miniere di amianto. Tra i dipendenti delle miniere, non solo quella di Balangero ma anche di altre ci sono molti casi di tecnopatie, ovvero malattie polmonari per respirazione delle polveri (pneumoconiosi).

    Oltre all’amianto nelle miniere vi fu esposizione a silice, birillio etc..

    L’ONA fornisce assistenza legale gratuita per il riconoscimento dei benefici contributivi dei lavoratori amianto esposti nelle miniere, in base all’art. 13 co. 6 della L. 257 del 1992. Il riconoscimento della malattia professionale e il risarcimento dei danni (tutela legale lavoratori miniere amianto e silice)

    Strage di amianto fin dall’inizio del 900

    A percepire il nesso con l’esposizione alla fibra killer fu il medico Luigi Scarpa, il quale illustrò come una trentina dei suoi ricoverati al Policlinico Generale di Torino, tutti provenienti dalla stessa fabbrica, avessero contratto una forma particolare di tubercolosi, che non aveva la stessa evoluzione di quella di altri pazienti. 

    Da ciò dedusse che la patologia avesse qualche attinenza con l’attività lavorativa: «[…] ritengo giustificato il sospetto − sosteneva Scarpa − che l’industria dell’amianto costituisca, forse a motivo dello speciale pulviscolo a cui dà luogo, una delle occupazioni più perniciose quanto a predisposizione verso la tubercolosi polmonare, sì che si impongano speciali misure d’igiene e speciali misure di lavoro per gli operai che vi si adibiscono […]. La classe lavoratrice ha bisogno e possibilità di essere tutelata contro le insidie di quello stesso lavoro a cui chiede il sostentamento, che paga non di rado a prezzo della propria salute e della propria esistenza».

    Effettivamente bisognerà aspettare fino agli anni Cinquanta e Sessanta − nel pieno del boom dell’amianto −, per avere la certezza sugli effetti letali della fibra killer.

    Tossicità che tuttavia non scalfi’ minimamente gli imprenditori, i quali continuarono ad utilizzare l’amianto per via della sua economicità e della sua efficienza nel prevenire i danni derivanti dal fuoco. 

    Alla fine degli anni Sessanta oltre temila prodotti contenevano amianto ed il suo uso si protrasse sino alla fine degli anni Ottanta.

    Una svolta da OMS: L’amianto è cancerogeno 

    La svolta avvenne quando alla fine degli anni Settanta, vennero accolte le prime richieste di risarcimento per i danni subiti dai lavoratori e dai loro congiunti.  

    Infatti, nel 1977 la IARC (International Agency for Research on Cancer), che fa capo all’Organizzazione Mondiale della Sanità, dichiarò cancerogene le fibre di amianto.

    La messa al bando anche del crisotilo

    La sua messa al bando, successivamente, non fu repentina. Infatti, solo con la legge 257 del 1992 ci fu il divieto di estrazione e di lavorazione dell’amianto.

    Inoltre, i produttori di crisotilo avevano sostenuto che questo minerale fosse privo di cancerogenicità. Però, queste tesi sono state contrastate anche recentemente.

    Tant’è vero che, anche in Canada, le miniere di crisotilo sono state chiuse. Ora non vi è dubbio che anche il crisotilo è cancerogeno. Tutte le fibre di amianto sono cancerogene (asbesto cancerogeno per l’uomo).

    Lo IARC (2012) ha ribadito che anche le fibre di crisotilo sono cancerogene. Infatti, anche le fibre di crisotilo, come tutti gli amianti, provocano, oltre all’asbestosi e patologie fibrotiche.

    In più, ci sono gli effetti cancerogeni con i mesoteliomi, il cancro della laringe, delle ovaie, e dei polmoni che, con unanime consenso, sono legati all’amianto. In più ci sono tutta una serie di altri cancri, per i quali vi è qualche voce discorde.

    Però, anche per queste altre neoplasie, come per esempio la faringe, lo stomaco ed il colon retto, etc., ci sono evidenze scientifiche notevoli.

    Infatti, l’ONA ha dimostrato che, anche questi cancri sono legati all’esposizione a crisotilo.

    Amiantifera di Balangero e i cancri della lista II INAIL

    Non solo le malattie della lista I, ma anche altri cancri, quelli della lista II, debbono essere riconosciuti alle vittime della cava amianto. Infatti, l’ONA non intende limitare riconoscimenti ai soli cancri della laringe, ovaie, polmoni e mesoteliomi.

    Poi ci sono altri cancri come quello del colon retto, per i quali ancora non vi è unanimità scientifica sulla natura di malattia asbesto correlata. L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni hanno ottenuto sentenze di riconoscimento di tumore del colon come malattia asbesto correlata con condanna dell’INAIL all costituzione delle prestazioni (indennizzo INAIL).

    Approfondisci sulla cancerogenicità dell’amianto (patologie asbesto correlate)

    Legge amianto (257/92): divieto di estrazione amianto

    La messa al bando definitiva arrivò grazie alla legge n. 257 del 27 marzo 1992, che ne vietava «l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione di prodotti di amianto o contenenti amianto» e, con l’articolo 11, indicava addirittura le modalità di risanamento della miniera di Balangero.

    l’Italia è stato il secondo produttore europeo di asbesto (3.748.550 tonnellate) e ancora ad oggi ce ne sono 40 milioni di tonnellate in un milione di micrositi e in 50 mila siti, comprese scuole, ospedali e altri luoghi di vita e di lavoro.

    L’Avv. Ezio Bonanni pioniere della lotta all’amianto in Italia

    L’Avv. Ezio Bonanni ha rappresentato e difeso le vittime amianto miniera Balangero.

    Già nel gennaio 2000, l’Avv. Ezio Bonanni iniziò la tutela legale delle vittime e chiese la definitiva messa in sicurezza del sito di Balangero.

    ONA in prima linea sulla questione amianto

    Importantissimo il ruolo svolto dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) in materia amianto. Il suo Presidente, Avv. Ezio Bonanni  guida un pool di legali per l’assistenza in favore delle vittime.

    Chiedo assistenza legale per danni crisotilo asbesto