Tra le patologie respiratorie maggiormente rare, rispetto a polmonite e bronchite, si classifica la pleurite. Con questo termine si indica l’infiammazione della pleura. Per comprendere meglio la sintomatologia, oltre alle cause scatenanti di questa infermità occorre però prima fare alcune precisazioni.
Spesso questa malattia insorge a seguito di durature – e spesso inconsapevoli – esposizioni all’amianto. L’avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA ASP), si occupa della tutela delle vittime di questo killer silenzioso. In questo modo, il legale, insieme ai suoi collaboratori, mettono a disposizione un servizio di consulenza gratuita legale e medica.
Quando si parla di pleurite si intende un’infiammazione della pleura, membrana del sistema respiratorio. La pleura non è altro che la sottile membrana a due strati, che riveste i polmoni, localizzata, quindi, all’interno della cavità toracica. Le infammazioni della pleura possono differenziarsi in crochiche o acute, e possono essere anche un segno evidente di una patologia respiratoria più grave.
Quali sono i sintomi dell’infiammazione da pleurite
La pleurite colpisce il sistema respiratorio, pertanto spesso i sintomi spesso potrebbero essere confusi con quelli riconducibili a differenti patologie. La sintomatologia che si manifesta nei pazienti affetti da pleurite, in ogni modo, è la seguente: dolore al petto, lancinante e acuto, tosse, affanno e, in caso di grave stato infiammatorio, anche febbre.
Tuttavia, nei casi di lievi infiammazioni i sintomi potrebbero manifestarsi con mal di gola, brividi, diarrea, inappetenza e perdita di peso. Nella maggior parte dei casi, la pleurite non provoca danni permanenti, se diagnosticata in tempi brevi. Qualora non venga trattata tempestivamente, potrebbe causare delle infezioni polmonari, o in generale nella cavità toracica.
Tra le complicanze più rare si classifica la formazione di lesioni cicatriziali o aderenze che possono ostacolare la respirazione. Tuttavia, queste conseguenze non sono direttamente riconducibili alla pleurite, ma alle causa che potrebbero provocare l’insorgere della patologia stessa.
Alcune volte, infatti, la diagnosi potrebbe arrivare in uno stato avanzato della malattia, poiché la prima comparsa si rivela asintomatica. E’ comunque consigliabile rivolgersi la proprio medico di fiducia se si presentano sintomi equivoci, per evitare che la patologia si aggravi, non ricevendo il necessario trattamento.
Le possibili conseguenze della pleurite
La pleura è la membrana che riveste l’apparato respiratorio, localizzata quindi nella cavità toracica. Il foglietto sieroso che riveste i polmoni viene appunto detto pleura viscerale. Invece, la pleura che riveste la superficie interna del torace viene denominata pleura parietale.
Il dolore toracico che si manifesta con un’infiammazione in corso, quindi, è causato dallo strofinamento della duplice membrana polmonare durante l’inspirazione. Essendo infiammata, infatti, la membrana diventa più sensibile e aumenta il suo volume, creando attrito tra un polmone e l’altro, e di conseguenza dolore.
Tra i due foglietti pleurici è anche presente un sottilissimo rivestimento di una sostanza lubrificante, comunemente conosciuto come “liquido pleurico“. Il suo scopo è quello di facilitare lo scorrimento dei polmoni nel torace durante la respirazione. Eppure, in casi di infiammazione della pleura, e quindi comparsa di pleurite, si crea una sovrapproduzione di questo liquido, che si deposita nel cavo pleurico, provocando l’insorgenza del c.d. versamento pleurico.
Le cause dell’infiammazione della pleura
Le cause riconducibili a un’infiammazione della pleura e, quindi, all’insorgenza di pleurite sono molteplici. Generalmente, tra le più comuni risiede in un’infezione virale (come l’influenza) o batterica (come la polmonite).
Tuttavia, l’infezione non è l’unica tra le possibili cause della pleurite. Questa patologia respiratore potrebbe essere, ad esempio, provocata dall’artrite reumatoide; oppure, ancora dall’embolia polmonare. La pleurite, inoltre, compare tra la sintomatologia riconducibile alle malattie legate all’amianto, tra i quali la peggiore è la neoplasia della pleura, detto mesotelioma pleurico.
Cura e possibili trattamenti terapeutici per la pleurite
La pleurite non è una patologia grave, ma necessita di cure e trattamenti terapeutici nella maggior parte dei casi. In determinate circostanze, tuttavia, quando l’infiammazione è di tipo virale, può essere curata senza l’assunzione di farmaci, attendendo quindi la guarigione spontanea.
A causa dei sintomi che però provoca la malattia stessa è sempre consigliabile eseguire una terapia a base di antidolorifici, per sopperire al dolore causato dalla sintomatologia. In questi casi, è indicato l’utilizzo di paracetamolo e farmaci antinfiammatori non-cortisonici (FANS). Nel caso, invece, si è affetti da tosse persistente i farmaci antitussivi possono contrastare questi sintomi.
Quando, invece, la pleurite è di tipo batterico i medici prescrivono un trattamento tramite antibiotici per annientare i batteri responsabili e accelerare i tempi di guarigione. Solo nei casi più gravi, si passa alla somministrazione dei cortisonici, in grado di alleviare l’infiammazione causata dalla pleurite.
Qualora la pleurite provochi un versamento pleurico è consigliato procedere con la toracentesi. Oltre ad essere un autorevole esame diagnostico, infatti, si è rivelato essere anche un efficace intervento terapico per garantire la guarigione in tempi brevi. Attraverso questa pratica, invasiva rispetto alle cure e i trattamenti di cui abbiamo parlato in precendenza, si libera la cavità pleurica dal liquido in eccesso per eliminarne l’infiammazione.
Pleurite da amianto: diritti e consulenza legale
Come abbiamo accennato nei paragrafi precedenti, spesso la pleurite potrebbe essere il segnale dell’insorgenza di una patologia asbesto correlata. In questi casi, l’infiammazione è provocata dall’inalazione di polveri e fibre di amianto, a seguito dell’aerodispersione delle stesse. Questo è possibile a causa del largo utilizzo che si è fatto in edilizia, e non solo, di questa fibra killer, ignorandose le proprietà cancerogene all’epoca della sua scoperta. Spesso gli ambienti lavorativi ne sono addirittura contaminati.
Nei casi in cui si accerta che la pleurite è di origine professionale le vittime interessate hanno diversi diritti ai quali possono appellarsi. E’ possibile, infatti, ottenere le prestazioni INAIL (indennizzo e rendita) e quella aggiuntiva del Fondo Vittime Amianto. L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni, da oltre vent’anni, si occupano della tutela delle vittime di questo killer silenzioso.
Chiunque sia stato esposto all’amianto negli ambienti di lavoro ha diritto ai benefici contributivi. In questo modo, si può accedere al prepensionamento o ottenere una rivalutazione pensionistica. In alternativa, qualora non si maturi questo diritto, si può comunque fare domanda per la pensione d’inabilità amianto.
Vittime e familiari, in caso di decesso, possono inoltre richiedere un integrale risarcimento del danno al datore di lavoro, responsabile di fronte la legge dell’esposizione causata. I danni risarcibili sono di natura patrimoniale (danno emergente e lucro cessante) e non patrimoniale (biologico, morale ed esistenziale).
L’ONA continua a tutelare sotto ogni aspetto le vittime dell’amianto e i loro familiari. Per questo motivo, ha messo a disposizione un numero verde e la compilazione di un form online per chiunque voglia richiedere assistenza medica e assistenza legale.
Italia, libri, cuore: da violento Bianchi a generoso Montero: Editorialea cura di Ruggero Alcanterini già direttore de “L’Eco Del Litorale”
Sicuramente il De Amicis avrebbe inserito la vicenda di Colleferro tra quelle che fecero di “Cuore” uno dei maggiori successi letterari del novecento, con milioni e milioni di copie vendute nel mondo, ma soprattutto con una valenza pedagogica straordinaria, capace di suscitare i sentimenti più giusti per unire gli italiani intorno al tricolore.
Dal libro cuore alla tragedia di Willy
Edmondo, antesignano del socialismo turatiano, con una carriera di giornalista e scrittore top, si pose il problema dell’educazione da dare ai ragazzi. Contrappose la figura del violento Franti a quella del generoso Garrone, piuttosto che del Derossi, socievole borghese, primo della classe.
Adesso, dopo oltre un secolo, si avverte drammaticamente la carenza educativa e il degradare di una società, che ha via via assunto la figura del violento Franti come modello di riferimento.
Umberto Eco, rileggendo Cuore, aveva elaborato proprio un Elogio di Franti nel suo Diario minimo (1961), interpretandone il ruolo come quello di un ribelle anticonvenzionale.
Nel frattempo è passata sufficiente acqua sotto i ponti per capire che la deriva in essere è totalmente sbagliata. Oltre che ripartire occorre riflettere, la scuola deve recuperare in pieno il suo essenziale ruolo formativo.
Nella Prefazione di Cuore, De Amicis non a caso scrisse: “Questo libro è particolarmente dedicato ai ragazzi delle scuole elementari, i quali sono tra i 9 e i 13 anni, e si potrebbe intitolare: Storia d’un anno scolastico, scritta da un alunno di terza d’una scuola municipale d’Italia. – Dicendo scritta da un alunno di terza, non voglio dire che l’abbia scritta propriamente lui, tal qual è stampata.
Egli notava man mano in un quaderno, come sapeva, quello che aveva visto, sentito, pensato, nella scuola e fuori; e suo padre, in fin d’anno, scrisse queste pagine su quelle note, studiandosi di non alterare il pensiero, e di conservare, quanto fosse possibile, le parole del figliuolo.
Il quale poi, 4 anni dopo, essendo già nel Ginnasio, rilesse il manoscritto e v’aggiunse qualcosa di suo, valendosi della memoria ancor fresca delle persone e delle cose. Ora leggete questo libro, ragazzi: io spero che ne sarete contenti e che vi farà del bene”.
Servizi e assistenza dell’Osservatorio Nazionale Amianto
Risarcimento danni: class action per l’incendio di Aprilia
L’ONAe l’Avv. Ezio Bonanni hanno da tempo denunciato il rischio per i numerosi incendi che si continuano a verificare ad Aprilia e nelle città limitrofe. Per questi motivi, promuovono l’azione di tutela dei cittadini (incendio Aprilia risarcimento).
L’ultimo incendio, quello dello stabilimento LOAS, ha inquinato e contaminato l’aria, l’acqua e il suolo, ed è solo l’ultimo dei tanti episodi di rischio che hanno danneggiato i cittadini di Aprilia e del nord della provincia di Latina.
Quindi, sono necessari degli interventi preventivi, per evitare che questa condizione di rischio e questi danni si ripetano, come già più volte chiesto dall’ONA e dai comitati.
L’ONA e i comitati per chiedere prevenzione e risarcimenti
Infatti, sono operativi su questa problematica, oltre all’ONA, la Pontina Ambiente e Territorio, con il suo coordinatore Giorgio Libralato, il Comitato Tutela Ambiente e Salute Pubblica e la sua coordinatrice Ilenia Borace, La Città degli Alberi coordinata da Gianni Battistuzzi, e i comitati di quartiere, che tutti interverranno ad Aprilia, Piazza Roma, il prossimo 5 settembre 2020, alle ore 15.30.
S.O.S. tutela e risarcimento danni da incendio ad Aprilia
La poderosa azione intrapresa da tutti i comitati e associazioni, è sostenuta dall’Avv. Ezio Bonanni e dall’ONA, che hanno invitato tutti gli aderenti a partecipare alla manifestazione del prossimo 05.09.2020 alle ore 15.30.
È operativo anche il numero verde per i cittadini
Disastro ambientale: Class action per risarcimento danni
Tutte le associazioni e i comitati, compreso l’ONA, che ha già esposto i fatti alla Procura della Repubblica di Latina, si propongono:
di continuare la raccolta delle adesioni per class action disastro ambientale;
per educare alla riduzione dei rifiuti;
sollecitare l’intervento della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e sugli illeciti ambientali ad esse correlate;
verificare il rispetto delle normative ambientali e degli impianti insalubri;
chiedere l’avvio di uno studio epidemiologico e approfondito con dati aggiornati e screening.
L’Avv. Ezio Bonanni: appello al Ministro dell’Ambiente
L’Avv. Ezio Bonanni, alla luce dei rischi continui per la salute, rinnova l’appello a tutte le istituzioni. Già in precedenza, in occasione dell’incendio Eco-X, erano state formulate specifiche richieste, che sono rimaste inascoltate.
In seguito all’incendio dell’Eco-X, si erano propagate polveri, comprese le fibre di amianto, altamente cancerogene in assenza di una soglia minima di rilevanza dell’esposizione, per cui tutte sono dannose per la salute.
In più, l’ONA ha denunciato i fatti alla Procura della Repubblica, e si è costituita parte civile nel procedimento penale, ed ha ottenuto la condanna dell’imputato. Anche in questo caso, l’associazione ONA, ha denunciato i fatti alla Procura della Repubblica.
Tuttavia, la denuncia penale non è sufficiente. Un eventuale giudizio penale, non potrà restituire la salute e la salubrità dell’ambiente ormai compromessi.
Quindi, è necessario intervenire in prevenzione per il futuro.
Ilenia Borace: prevenire per il futuro
La Geometra Ilenia Borace, già presente accanto all’ONA in numerose occasioni nella lotta contro l’amianto, insiste affinché ci sia una necessaria azione di tutela in chiave preventiva della salute e dell’incolumità psicofisica di tutti i cittadini di Aprilia.
Per questi motivi, nella sua intervista e nella sua azione concreta, Ilenia Borace, coordinatrice del Comitato Tutela Ambiente e Salute Pubblica, sottolinea il deficit dell’azione del Comune di Aprilia, della regione Lazio, e di tutte le altre istituzioni nella tutela della salute pubblica in chiave preventiva.
Ilenia Borace condivide, quindi, le tesi già sostenute dall’Avv. Ezio Bonanni circa l’ingiusta lesione dei diritti subiti da tutti i cittadini di Aprilia per effetto di tale ultimo rogo, piuttosto che di tutti gli altri roghi che si sono verificati in precedenza.
In particolare, censura il fatto che le punizioni dei responsabili come, per esempio, il caso Eco-X siano abbastanza blande.
I danni per inquinamento: anche la lesione psichica
Tra i danni, oltre a quello biologico, ci sono anche quelli psichici. Quindi, sussiste il diritto all’integrale risarcimento di tutti i danni. Per questo motivo, risulta promossa la class action, oltre all’esposto già depositato dal Sig. Remo Giovannoni, per conto di ONA, presso la Procura della Repubblica di Latina.
I danni psichici da esposizione a sostanze cancerogene
Nel nostro caso, quello dell’incendio di Aprilia, al pari di tutti gli altri casi di incendio, si verifica anche lo stress ambientale sull’individuo.
Secondo il dipartimento di tutela psicologica dell’ONA, coordinato dal Prof. Francesco Pesce, e di cui fa parte anche il Dott. Alessandro Ruta, si manifestano: timore di ammalarsi, ipocondria, disturbi cognitivi, nevrosi e idee ossessive, sintomatologie psicosomatiche, depressione, disturbi di attacchi di panico, riduzione delle ore di sonno, abbattimento delle capacità del sistema immunitario, problemi cardiocircolatori, ecc..
Questi pregiudizi si aggiungono ai danni biologici e morali.
Disagio psichico dei cittadini di Aprilia per il disastro
Infatti, i disagi psichici si stanno presentando sia singolarmente che associati ad altri disturbi, e alla sofferenza fisica e morale. Quando sono costanti ed eccessivi, costituiscono un vero e proprio danno biologico per patologia psichica.
In alcuni casi, si rendono necessarie delle terapie farmacologiche.
Ha tra le sue finalità la tutela della salute e dell’ambiente. Prima di tutto è necessario affermare il principio della prevenzione primaria. Poi, per chi è stato già esposto ad agenti cancerogeni, come l’amianto, sussistono diversi diritti che vanno tutelati, come il risarcimento del danno. I pregiudizi possono essere anche di natura psicologica.
È possibile richiede una consulenza gratuita legale e medica per salvaguardare il diritto ad ottenere il risarcimento del danno, compreso quello da esposizione ad amianto.
Quindi, tutte le esposizioni ai minerali di asbesto provocano danni alla salute. Infatti le fibre di asbesto attivano l’infiammazione, come chiarito da Cassazione, IV Sez Pen. 45935/2019. Ne consegue che colui che è stato esposto ad amianto subisce dei danni psicologici (amianto danno psicologico risarcimento).
Risarcimento danno psichico da amianto
Queste finalità risarcitorie del danno psicologico, sono perseguite attraverso la costituzione di un vero e proprio pool di professionisti psicologi, tra i quali il Dott. Alessandro Ruta.
L’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, guida il pool di legali che rappresentano e difendono le vittime dell’amianto, anche per far ottenere loro il risarcimento del danno psicologico. L’ONA si prefigge l’obiettivo di ottenere il risarcimento di tutti i danni non patrimoniali, tra i quali anche quelli psichici o psicologici.
La rilevazione del danno psichico e psicologico
L’accresciuta consapevolezza che anche le persone non direttamente esposte alle lavorazioni di amianto si possono ammalare dimesotelioma è decisiva.
Infatti, si è raggiunta la prova che rileva su base giudiziaria, che queste esposizioni lasciano a livello psicologico un’impronta allarmante. Determinano reazioni di diverse intensità emotive come: paura, ansia, angoscia, disperazione, rabbia.
In più, queste reazioni ci sono anche fra tutti, compresi quei cittadini che vivono in zone considerate ad alto rischio asbesto-correlato.
Danni da esposizione ambientale a sostanze tossiche
La percezione di una minaccia ambientale, non adeguatamente spiegata e affrontata pubblicamente dalla classe politica, ha alimentato un danno psicologico collettivo. Si provoca, così, un danno psichico per ciascuno dei cittadini, inteso nella sua componente psicobiologica e morale.
In più, molti cittadini hanno totale mancanza di fiducia nelle istituzioni garanti della salute. Infatti, queste persone, in particolare coloro che vivono in territori particolarmente contaminati, come i cittadini di Taranto, considerano inefficaci tutte le azioni che mirano a eliminare il pericolo ambientale in cui si trovano a vivere.
Dall’altra, molti di loro, una volta apprese le lacune del sistema, per una questione di giustizia, si sono impegnate nell’ONA e in altre associazioni ambientaliste.
Infatti, queste associazioni sono animate dal fine di solidarietà sociale, (art. 2 della Costituzione) ed è per questo motivo che tutte queste associazioni hanno la finalità di tutelare la salute e l’ambiente.
Il concetto di salute non può prescindere da quello di benessere psicofisico. Infatti, per salute dobbiamo intendere il “completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente assenza di malattia o infermità” (Punto I, Dichiarazione di Alma Ata, 1978).
Per cui, questi danni di natura ambientale, e cioè l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, inducendo preoccupazione provoca un danno alla salute.
Non è un caso che negli ultimi decenni sono in continuo aumento le richieste di risarcimento dei danni Toxic Tort. Questi sono gli illeciti nei quali il danno è causato dalla sola esposizione a sostanze tossiche, indipendentemente dall’insorgenza di patologia.
Il danno da esposizione non è soltanto quello del singolo o di pochi lavoratori all’interno di uno stabilimento. Esso coinvolge anche intere popolazioni esposte a cancerogeni, tra i quali anche l’amianto, come per il caso di Casale Monferrato.
Il disagio psicologico da esposizione amianto
Non è difficile immaginare come la sola esposizione a materialecancerogeno, porta la persona a vivere un forte disagio, tensione e preoccupazione.
Normalmente, questi sintomi si sperimentano di fronte a situazioni ambientali considerate potenzialmente minacciose per la propria vita.
Il funzionamento cognitivo ed emotivo della vittima amianto
Solitamente l’individuo sano di fronte ad una minaccia ambientale risolve il problema eliminandolo. Ma la costante esposizione diventa quel fattore responsabile di quell’affaticamento mentale che si considera produttore di stress.
A certi livelli, una costante esposizione, altera il funzionamento cognitivo ed emotivo dell’individuo. Ad esso viene gravemente incisa la qualità della vita, nel suo ambiente, le relazioni affettive, sociali e ricreative.
La letteratura scientifica ha ipotizzato diversi effetti dovuti allo stress ambientale sull’individuo. Tra questi vi sono: disturbi cognitivi, timore di ammalarsi, ipocondria, sintomatologie psicosomatiche, nevrosi e idee ossessive, depressione, riduzione delle ore di sonno, disturbi di attacchi di panico, abbassamento del sistema immunitario, problemi cardiocircolatori.
Il disagio psichico del lavoratore esposto ad amianto
I disagi psichici possono presentarsi singolarmente o associati ad altri disturbi. Quando sono costanti ed eccessivi finiscono per costituire una vera e propria patologia psichica. Spesso per contrastare i sintomi, si richiede anche l’intervento psicofarmacologico.
Alterazioni psicologiche e ripercussioni relazionali
In altre situazioni, le alterazioni psicologiche non sono tali da produrre una psicopatologia o un danno psichico. Piuttosto, producono una modificazione peggiorativa dell’equilibrio psicologico e dello stile di vita nell’ambito dei rapporti sociali, della famiglia e degli affetti in un ottica relazionale ed emotiva.
La paura di ammalarsi di tumore asbesto correlato
In questo modo avviene un condizionamento della qualità della vita detto danno esistenziale. Ed è quello che già accade a coloro che apprendono la notizia di una minaccia ambientale nelle vicinanze delle loro abitazioni. Generando così la paura di ammalarsi di un tumore, in particolare il mesotelioma.
Paura di ammalarsi di mesotelioma
Coloro che sono stati esposti ad amianto, se affetti da placche ed ispessimenti pleurici, che costituiscono la fase infiammatoria precancerosa, hanno delle rilevanti probabilità di ammalarsi di mesotelioma pleurico.
Infatti, la stessa giurisprudenza della Corte di Cassazione ha chiarito che tutte le esposizioni provocano l’infiammazione (Aspirin delays mesothelioma growth by inhibiting HMGB1-mediated tumor progression), e che, quindi, avviano la fase displasica, e costituiscono l’inizio della malattia, che può essere l’infiammazione pleurica e, quindi, una forma di pleurite, ovvero placche ed ispessimenti pleurici e poi, nel tempo, mesotelioma pleurico.
Il cambiamento catastrofico per la vittima amianto
Il cambiamento catastrofico del loro abituale modo di vivere la quotidianità. Oltre al danno catastrofico di chi ha contratto patologie asbesto correlate, c’è anche il danno di coloro che ancora non si sono ammalati e vivono con la paura di ammalarsi.
Ad oggi, ci sono ancora intere collettività, i cui singoli vivono chiusi in casa con le tapparelle sempre abbassate.
La loro finalità è quella di evitare di respirare le fibre di amianto. Questo modifica anche le altre abitudini di vita, come per esempio li dissuade dal fare sport, passeggiate o altre attività nei parchi di zona.
Ma la paura di ammalarsi si manifesta anche all’idea di un futuro prossimo, posticipano così il progetto di mettere su famiglia.
Effetti della minaccia ambientale nei rapporti padre figlio
Ciò che, invece, andrebbe approfondito, sono gli studi sugli effetti di una minaccia ambientale nel sistema di attaccamento genitore/bambino.
La letteratura internazionale si è ampiamente focalizzata sulla responsabilità del caregiver, nel favorire uno stile di attaccamento sicuro nel bambino.
Sottolineando, così, l’importanza della qualità delle risposte del genitore nei confronti delle preoccupazioni del bambino alla separazione ed esplorazione dell’ambiente.
I disturbi psicologici del genitore vittima amianto
Si evidenziano come i disturbi psicologici del genitore anche periodi di ansia o depressione non patologica. Elementi che col tempo possono modificare anche l’atteggiamento nei confronti dei propri figli e diventare patogeni.
Infatti, ad esempio, una madre che per proteggere il proprio bambino dai pericoli ambientali, cambia improvvisamente il suo stile di educazione, diventa eccessivamente protettiva, severa, e non tollera più che il proprio bambino sia fuori dalla portata del suo controllo visivo quando esplora l’ambiente.
In più, tutto questo in un clima di estrema tensione e preoccupazione e, quindi, in questo caso, il pregiudizio è anche esistenziale.
Malattie asbesto correlate e le ripercussioni psicologiche
Per quanto riguarda la giurisdizione nel nostro paese, si rileva che sta affrontando questo vasto problema e propende per la sua risarcibilità anche da parte di quei cittadini che abitando nelle vicinanze delle grandi imprese di estrazione o lavorazione di asbesto.
La Corte di Cassazione ha, infatti, annullato la condanna di Stephan Schmidheiny, titolare dell’Eternit, solo per prescrizione e, quindi, ciò conferma la risarcibilità dei danni da esposizione ad amianto, anche in assenza di patologia, ovvero dei danni di natura morale per aver vissuto in un luogo contaminato (Cass., I sez. pen., sent. n. 7941/2015).
Avvicinandoci al nostro tema di interesse, purtroppo, c’è anche da dire, che molte domande di risarcimento per danno da esposizione sono state rigettate per mancanza di allegazione della documentazione medica/psicologica necessaria e che provasse l’effettiva sofferenza patita dalla vittima. Di fatto, il danno non patrimoniale costituisce un “danno conseguenza”.
Amianto danno psicologico risarcimento: deduzione e prova
Con la recente giurisprudenza, definita San Martino II, si è affermato, con forza, il principio dell’onere di deduzione e prova di tutti i danni, a maggior ragione di quelli che vanno oltre la lesione organica.
Infatti, pur non potendo esaurire il complesso dei valori e dei diritti della persona nell’aspetto organico, ovvero della rilevanza ai fini risarcitori del solo danno organico, ricomprendendo la persona tutti i profili compresi quelli psicologici e morali, la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha ribadito che tutti i danni debbono essere dedotti, provati e dimostrati.
Amianto danno psicologico risarcimento: ruolo dello psicologo
L’ONA ha costituito il dipartimento di assistenza psicologica delle vittime amianto, sia per coloro che sono stati solo esposti, sia per coloro che, purtroppo, si sono ammalati.
Infatti, anche coloro che non hanno ancora contratto una vera e propria patologia asbesto correlata, debbono essere sottoposti a continui controlli sanitari, e sono in attesa di patologia, e questa condizione comporta già di per se dei disagi e delle preoccupazioni.
Poi ci sono i casi per i quali c’è stata già la diagnosi, magari di una patologia infiammatoria, come per esempio le placche e gli ispessimenti pleurici, e c’è il rischio di evoluzione in mesotelioma pleurico, che si verifica almeno nel 10% dei casi, e poi per circa il 20% in tumori del polmone, essendo queste patologie legate ad elevata esposizione a minerali di asbesto, le cui fibre stazionano negli alveoli polmonari, oltre invadere la pleura per continuità e attraverso il flusso linfatico.
La risarcibilità del danno psichico come danno morale
La Corte di Cassazione, sezione lavoro, n. 24217/2017, ha confermato la decisione della Corte di Appello di Venezia di condannare il datore di lavoro al risarcimento del danno da paura di ammalarsi, che il lavoratore ha subito in quanto esposto ad amianto e, per di più, con placche pleuriche.
In questo caso, come chiarito dalla Corte di Cassazione, la Corte di Appello di Venezia ha quantificato il danno morale della vittima, tenendo conto del “patema e al turbamento provati per il sospetto di malattia futura, correlata al maggior rischio di contrarre il mesotelioma (tumore maligno) rispetto a soggetti con storie espositive comparabili non affetti da placche pleuriche (paura di ammalarsi)“.
Queste conclusioni della Corte di Appello di Venezia, sono state confermate dalla Corte di Cassazione, la quale ha ritenuto che la “quantificazione del danno morale, lungi dal conseguire da meccanismi semplificati di liquidazione automatica, sia scaturito da un’adeguata e circostanziata “personalizzazione” del pregiudizio subito” e, quindi, questi danni debbono essere risarciti, quale che sia la loro definizione nominalistica.
Risarcimento del danno psicologico da paura di ammalarsi
Un ulteriore passo avanti nella tutela delle vittime è stato stabilito da Cassazione, sez. Lav., sentenza 19623 del 2022. Il danno psicologico da paura di ammalarsi è sempre risarcibile, anche in assenza di danno biologico.
Infatti la Suprema Corte dichiara che: “in caso di violazione dell’art. 2087 c.c. il risarcimento del danno non patrimoniale, nella cui sfera deve essere ricondotto il danno morale, data la natura unitaria del primo, è dovuto soltanto qualora sia fornita la prova della sussistenza del pregiudizio, che può essere offerta anche tramite presunzioni”.
Dunque il danno morale soggettivo, inteso come turbamento psichico e patema d’animo, anche in mancanza di una lesione all’integrità fisica, deve comunque essere provato. Infatti non può ritenersi sussistente in re ipsa per il solo fatto oggettivo dell’esposizione nel luogo di lavoro ad agenti morbigeni.
Tuttavia, costituendo una sofferenza interna del soggetto, esso non è accertabile con metodi scientifici, se non quando assume connotazioni eclatanti. Perciò la Corte di Cassazione ha ritenuto che la prova dell’effettività del turbamento psichico, laddove non possa avvenire direttamente, può essere raggiunta in via presuntiva sulla base di nozioni di comune esperienza a partire da circostanze di fatto esterne.
Quindi l’Avv. Ezio Bonanni e l’ONA sostengono la risarcibilità anche del danno morale per paura di ammalarsi, con personalizzazione sulla base del danno biologicoche, in caso di placche pleuriche è limitato, e inferiore alle altre componenti del pregiudizio non patrimoniale di cui la vittima ha diritto all’integrale ristoro.
Danno psichico in caso di neoplasia asbesto correlata
Nel caso di malattia asbesto correlata, di natura neoplastica, le chance di sopravvivenza sono minime.
Infatti, la vittima ha la piena consapevolezza di dover morire, in seguito alla diagnosi e alla prognosi infausta, ed è per tali ragioni che, nel personalizzare l’entità del danno non patrimoniale della vittima primaria, si dovrà tenere, nella debita considerazione, la componente psicologica, ovvero l’aggravamento del danno biologico, anche di quello terminale, a causa dell’imminenza dell’exitus.
Al di là delle definizioni di danno catastrofale e didanno tanatologico, quello che rileva è che l’essere umano è un tutt’uno, e fin dalle tesi di Melchiorre Gioia, deve tenersi conto del corpo e dell’anima, per quantificare i danni.
Quindi le tabelle del Tribunale di Milano, con gli importi ivi riportati, possono costituire solo una indicazione e l’indirizzo per l’esercizio del potere di quantificazione su base equitativa del danno non patrimoniale, subito dalla vittima primaria, nella sua agonia verso la morte.
I danni psichici di natura morale della vittima primaria
In alcuni casi, ove la vittima abbia una strutturazione psicologica tale per cui la lucida consapevolezza di dover morire non dovesse incidere nella sfera biologica, non di meno, tale pregiudizio, deve essere attenzionato ai fini della personalizzazione nella quantificazione del danno non patrimoniale.
Per danno psicologico quantificazione non può che essere equitativa (amianto danno psicologico e risarcimento).
Danno generalizzato e collettivo da inquinamento
Come detto, il pregiudizio dovuto all’inquinamento, ovvero all’esposizione all’amianto e altri cancerogeni, deve essere dimostrato in sede di giudizio.
In altre parole, il danno psichico, psicologico e morale debbono essere dedotti e dimostrati dal danneggiato e dai suoi familiari.
Ne consegue che dovrebbe essere di suo particolare interesse allegare tutte le prove necessarie per la verifica della risarcibilità del danno da pericolo, che consiste nelle conseguenze negative che la preoccupazione di subire un pregiudizio comporta, indipendentemente dallo sviluppo della patologia fisica, e come tale da classificarsi a seconda delle sfumature del danno psichico, esistenziale o morale.
Il caso Seveso e il risarcimento del danno non patrimoniale
È bene ricordare che la prima pronuncia dei giudici di Cassazione che aprì la strada a richieste risarcitorie, fu la sentenza 2515 del 21 febbraio 2002 intervenuta sulla vicenda del caso Seveso, che prevedeva che “in caso di compromissione dell’ambiente a seguito di disastro colposo (art. 449 c.p.).
Infatti, il danno morale soggettivo lamentato dai soggetti che si trovano in una particolare situazione (in quanto abitano e/o lavorano in detto ambiente) e che provino in concreto di avere subito un turbamento psichico (sofferenze e patemi d’animo) di natura transitoria a causa dell’esposizione a sostanze inquinamenti ed alle conseguenti limitazioni del normale svolgimento della loro vita, è risarcibile.
Perciò, questo danno deve essere risarcito anche in via autonoma, pure nei casi nei quali non vi è lesione biologica, ovvero all’integrità psicofisica, ed anche quando non c’è il danno patrimoniale.
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2515/2002, hanno, infatti, chiarito che, nel caso di reato ex art. 449 c.p., che è reato pluri offensivo, vi è l’offesa all’ambiente e alla pubblica incolumità e, allo stesso tempo, l’offesa ai singoli “pregiudicati nella loro sfera individuale“.
Anche in assenza di lesione biologica, vi è il danno che il disastro ambientale provoca ai singoli che hanno, quindi, diritto al loro risarcimento.
Come affermato dal Tribunale di Torino, e confermato dalla Corte di Appello, ha fondamento la domanda risarcitoria di coloro che hanno subito i danni da “mera esposizione” all’asbesto.
Come detto, le fibre, provocano infiammazione, ed in ogni caso, preoccupazione, e, quindi, lo stress psicologico, tra cui la paura di ammalarsi, che è un danno risarcibile.
In quella sede i giudici hanno stabilito, da un lato, che “il danno definito dalle difese quale “esistenziale” può attualmente farsi rientrare nella nozione di danno non patrimoniale (ovvero di danno biologico), eventualmente risarcibile, qualora provato”.
Dall’altro lato, infatti, “lo stato di sofferenza o di turbamento della pretesa morale non potrà che essere provato caso per caso, ed essere valutato in sede di esame della fondatezza”.
In ogni modo, la risarcibilità di un danno da esposizione dipende dall’assolvimento di precisi oneri probatori relativi a:
gravità dell’evento;
effettivo turbamento psichico subito;
nesso causale fra turbamento ed evento dannoso.
Chiedo assistenza psicologica e legale gratuita
L’Osservatorio Nazionale Amianto ha istituito un Dipartimento di Psicodiagnostica Clinica e Psicopatologia. È, quindi, possibile ricevere una consulenza gratuita per l’amianto danno psicologico risarcimento.
Coloro che desiderano avere delucidazioni a riguardo possono contattare il Prof. Alessandro Ruta alla seguente email: studio.psiruta@yahoo.it.
Maledetti piromani: Editorialea cura di Ruggero Alcanterini già direttore de “L’Eco Del Litorale”
Dubito di dover chiedere scusa ai piromani, posto che si rischia di dover scaricare su presunti malati mentali quel che appartiene alla sfera criminale. Tra sabato e domenica, la Sicilia è bruciata con le riserve naturali di Altofonte e dello Zingaro, San Vito Lo Capo, Selinunte, senza salvare l’area archeologica di Himera.
Sono andati in fumo tremila ettari d’insostituibile, irrinunciabile bene comune, con alberi secolari, animali selvatici, fiori e insetti. È andato perduto tutto quel complesso di vita, che costituisce per la collettività un ecosistema e per i vili dissociati una opportunità speculativa.
Le montagne con i loro alberi secolari, quelli che erano sopravvissuti allo sbarco dei mille e degli alleati, adesso si ammantano del lutto, del nero rovinoso che sostituisce quel che era verde e gioioso, risorsa vitale.
Il problema dei piromani e degli incendi in Italia
Adesso quelle anime vegetali sono state ridotte in cenere da chi non ha diritto di vivere tra gli umani e per carità nemmeno tra le bestie. L’origine delittuosa è testimoniata dalla molteplicità degli inneschi e dalla tempistica usata per aggredire il patrimonio arboreo ed attentare alla vita delle persone, che in quel contesto abitano.
Non meno doloroso è stato il tributo pagato dalla Sardegna con trentuno incendi un po’ ovunque e qualche autore preso con il cerino in mano. A questo punto, però, occorre intimare a chi sovraintende alla sicurezza del Paese di assumersi seriamente le proprie responsabilità.
Ricordiamo ancora con sgomento ed orrore la spaventosa esecuzione della Pinete di Castel Fusano, da parte di sciagurati recidivi, di cui non c’è memoria del nome e delle condanne. Rimane, però, il segno indelebile di quella che è stata una vera e propria evirazione di una territorio elettivo, che rendeva simbiotico il rapporto tra Roma e il mare.
Ormai sappiamo che invocare la pioggia significa essere colpiti da altre calamità. Quel che sta accadendo in Trentino la dice lunga, tanto quanto la caduta del pioppo a Marina di Massa, dove la vacanza per due sorelline è finita nel sangue.
E allora? Allora, dobbiamo confermare che aver soppresso la Guardia Forestale, trasferendo le competenze a Corpi in tutt’altre faccende affaccendati è stata una colpevole castroneria, tanto quella di aver ridotto le Provincie alla fatiscenza.
Necessità di prevenzione, basata sull’educazione
Nella nostra storia, ogni taglio lineare ha significato il venir meno di presidi e ausili fondamentali nella logica della prevenzione e del controllo.
Infine e non ultimo, i parlamentari – anche loro a rischio di decurtazioni devastanti, anziché essere oggetto della riqualificazione del proprio ruolo e della funzione – che dovrebbero occuparsi seriamente di leggi oggi assolutamente inadeguate, perché causare intenzionalmente un incendio equivale a mettere una bomba alla stazione ferroviaria, all’attentare alla sicurezza con prospettiva di strage, perché occorre capire che la vita di un essere animale o vegetale merita lo stesso rispetto che si pretende per gli umani.
Occorre alzare il livello delle pene sino al massimo consentito per i reati peggiori, azionando anche l’aggravante dell’associazione per delinquere e mafiosa. È necessario svolgere un’azione di prevenzione seria, basata sull’educazione, la cultura, la collaborazione, la responsabilità, con i controlli supportati dalla tecnologia più avanzata ed una adeguata attività d’indagine e repressione.
Come per la manutenzione delle infrastrutture, il controllo del territorio sta divenendo vitale anche per molte altre ragioni. Queste non prescindono dall’uso perverso che ne fanno i piromani dei roghi tossici, dei venefici untori che stanno riducendo parte del Bel Paese a desolante “terra dei fuochi”.
L’impegno dell’ONA per la salvaguardia dell’ambiente
Osservatorio Nazionale Amianto ha ideato una trasmissione per portare all’attenzione dell’opinione pubblica tutti i dettagli della problematica amianto.
La salvaguardia dell’ambiente è fondamentale per tutelare la salute dei cittadini. A tal proposito la diciannovesima puntata di ONA TV – ONA News è Recovery plan: opportunità per l’ambiente. L’ONA ripone la sua fiducia nel premier Draghi.
Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.OkNoLeggi di più