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Mesotelioma Ferrovie dello Stato: ONA tutela legale

Avv. Ezio Bonanni
Avv. Ezio Bonanni

Mesotelioma Ferrovie. ONA: prevenzione e risarcimento

Mesotelioma Ferrovie dello Stato: l’ONA torna a chiedere che siano ultimate le bonifiche. Così nell’ultima puntata di ONATV del 04.02.2021: “L’Amianto corre sui binari“.

Ancora in questi ultimi giorni, nuovi casi di mesotelioma sono stati segnalati all’Osservatorio Nazionale Amianto. Ma non solo!

Le segnalazioni riguardano altre malattie asbesto correlate, che hanno colpito e continuano a colpire i ferrovieri: necessaria la bonifica e i risarcimenti.

L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni  lo hanno ribadito anche nella elaborazione della piattaforma che verrà inoltrata al nuovo Presidente del Consiglio.

Morte sui binari: lo confermano i dati epidemiologici

Nel VI Rapporto Mesoteliomi, pubblicato dall’INAIL, conferma la triste realtà, che l’ONA ha reso pubblica. Infatti, amianto si traduce per i dipendenti delle Ferrovie dello Stato in morte sui binari. Tanto è vero che, nell’ultima puntata di ONA TV se ne è discusso.

Infatti, il Dott. Massimo Maria Amorosini, direttore di ONA TV, ha condotto la 18esima puntata: L’amianto corre sui binari.

In questa 18esima puntata, l’Avv. Ezio Bonanni ha riepilogato il contenuto del  VI rapporto mesoteliomi (2018), nel quale sono censiti i casi di mesotelioma. Sono riportati anche quelli nelle Ferrovie dello Stato (morte sui binari).

Infatti, a pag. 70, della tabella 26, sono riportati n. 619 casi di mesotelioma (3,2% del totale), per il settore dei rotabili ferroviari (mesotelioma Ferrovie dello Stato).

L’alta incidenza dei casi di mesotelioma è accompagnata anche da quella di altre malattie asbesto correlate, che portano la stima della morte sui binari in non meno di 3000 casi fino al 2020 (i dati aggiornati sono disponibili nel VII Rapporto ReNaM).

Questa elevata incidenza di casi e quindi di numero di decessi si lega alle capacità cancerogene dell’amianto. Infatti, queste capacità lesive dell’apparato respiratorio e gastrointestinale sono certificate nell’ultima monografia IARC.

Per questi motivi, l’ONA chiede la prevenzione primaria. In più, le tutele della prevenzione secondaria e terziaria.

Ferrovieri vittime dell’amianto: i diritti

Oltre al riconoscimento dell’indennizzo INAIL, sussistono anche tutti gli altri diritti. In particolare, il prepensionamento e i benefici amianto.

L’amianto utilizzato dalle società fornitrici di FS

Le FF.SS. hanno commissionato i locomotori con amianto, così alla Breda. Ancora, così, nella scoibentazione, per esempio, la Firema, che da sempre, si è occupata della scoibentazione delle carrozze.

I lavoratori svolgevano le suddette attività ignari del fatto che fossero direttamente esposti alla fibra killer senza dispositivi di prevenzione e protezione individuale.

Reggio Calabria, Massimo Alampi denuncia alla Procura

Morte per mesotelioma – Poderosa iniziativa dell’Osservatorio Nazionale Amianto che nei prossimi giorni, attraverso il responsabile territoriale di Reggio Calabria, Massimo Alampi, presenterà un voluminoso dossier al competente Comando dei Carabinieri e alla stessa Procura della Repubblica.

Massimo Alampi: giustizia per mio padre Letterio

Mesotelioma Ferrovie dello Stato: Deve essere fatta piena luce sulla morte di mio padre Letterio, stroncato dal mesotelioma. Infatti, l’INAIL lo ha riconosciuto come vittima dell’amianto, ma l’Ansaldo Breda no! 

Quindi ora, dopo che l’ultimo rapporto mesoteliomi fa riferimento a 619 casi, censiti fino al 2015 tra i soli dipendenti delle Ferrovie dello Stato. Poi ci sono tutti gli altri casi per l’esposizione ambientale nel perimetro delle stazioni ferroviarie.

Poi si debbono aggiungere tutti gli altri casi di mesotelioma di coloro che hanno lavorato nelle ditte appaltatrici. Ancora i dipendenti della Omeca, successivamente Ansaldo Breda.

Questi dati, incrociati con quelli di ONA, ci portano a concludere che i casi di mesoteliomi per esposizione provocata dalle Fs sono almeno 1000.

Tenendo conto che le fibre provocano anche altri tumori, debbono essere aggiunti tutti i casi come il tumore del polmone altri tumori. Questa triste contabilità tenuta dall’Osservatorio Nazionale Amianto, ha permesso di stimare circa 3000 decessi da asbesto fino al 04.02.2021. 

Per questi motivi, tenendo conto della più recente giurisprudenza (tra le tante Cassazione, Sez. lav. 15165/19), è confermata la responsabilità delle Ferrovie dello Stato, e l’obbligo di risarcimento del danno.

Anche in sede penale (Corte di Cassazione penale, n. 5037 del 2001), è stato accertato che l’amianto è stato utilizzato dalle Ferrovie dello Stato nei rotabili ferroviari.

Nelle coibentazioni, così nei ferodi dei sistemi frenanti, e perfino nelle cabine dei locomotori. Poi ci fu la scoibentazione con rimozione e messa in sicurezza delle carrozze. 

Il processo fu lungo, fino ai tempi più recenti. Nel frattempo le esposizioni sono proseguite comprese quelle delle ditte come l’Omeca di Reggio Calabria. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

Infatti, giorno dopo giorno, si ricevono segnalazioni di  nuovi casi di mesotelioma e patologie asbesto correlate” dichiara il Sig. Massimo Alampi.

L’epidemia amianto nei rotabili ferroviari

Certamente quella dell’amianto nei rotabili ferroviari è un’emergenza perché sta provocando un’epidemia. Non solo placche ed ispessimenti pleurici ed asbestosi ma anche tumori.

Come abbiamo già anticipato, ci sono anche tutte le altre neoplasie, cioè tumori amianto. Oltre al mesotelioma, tumori del polmone, laringe, faringe, esofago, fegato, colon e perfino all’ovaio.

Lo ha ribadito recentemente Nino Pulitanò, di cui i è parlato in trasmissione. Infatti, il licenziamento delle FS ai suoi danni solo perchè ha chiesto la bonifica amianto ha ricordato il caso di Viareggio.

Un macchinista aveva accettato di essere consulente delle vittime della strage di Viareggio, causata dalle Ferrovie dello Stato. Anche il quel caso ci fu il licenziamento ritorsivo.

Muoiono anche i famigliari dei lavoratori impiegati in questo settore. Ricordo l’Isochimica di Avellino. Cos’ negli altri siti. Per questo motivo è necessario che anche il nuovo Ministro della Giustizia corra ai ripari.

Processi rapidi. Risarcimenti per le vittime. In più prevenzione. I nuovi fondi europei per la modernizzazione delle Ferrovie dello Stato.

Antonio Dal Cin: colpito dalle fibre dei rotabili ferroviari

Il Sig. Antonio Dal Cin è una delle vittime delle Ferrovie dello Stato. Anzi, dei rotabili delle Ferrovie dello Stato.

Infatti, questi, in qualità di finanziere, è stato esposto ad amianto, perchè adibito al servizio di vigilanza su alcune carrozze contaminate con amianto. 

Comandato di servizio, il finanziere Dal Cin ha protetto le popolazioni dal rischio delle fibre di asbesto. Infatti, queste carrozze ferroviarie erano state lasciate in sosta nei pressi della Dogana di Prosecco sez. Fernetti (TS). Contenevano amianto. 

Quindi Antonio Dal Cin è stato contaminato dalle fibre di amianto presenti in questi rotabili ferroviari. Queste esposizioni si sono aggiunte a quelle che lo avevano attinte alle altre missioni.

Questa ulteriore esposizione, durante il servizio, ha inevitabilmente causato il cosiddetto “effetto sommatoria”. Infatti, queste fibre si sono sommate a quelle delle altre esposizioni professionali.

Così, Dal Cin è stato attinto da “asbestosi pleurica”, per cui è stato riconosciuto inabile al 100%. Quindi collocato in congedo. A poco più di 40 anni, Antonio Dal Cin divenne un’altra vittime dell’amianto nei rotabili. 

Tra l’altro amianto era presente anche nei locomotori. Ne sa qualcosa Olga Merli, il cui padre, macchinista è deceduto per tumore al polmone. Così Danilo Dilda, il cui padre, Osvaldo Dilda, per mesotelioma pleurico riconosciuto dall’INAIL.

Molti altri, anche finanzieri e mogli dei lavoratori sventurati e disgraziati che lavoravano nelle FFSS, sono invece deceduti per aver lavato le tute dei mariti.

In più, ci sono tutte le vittime delle Officine Grandi Riparazioni. Per quelle di Torino c’è stata la condanna penale a carico di responsabili delle Ferrovie. Così nel procedimento definito dalla Corte di Cassazione, n. 5037 del 2001.

Massimo Alampi: nuovo Governo con risorse per la bonifica

Massimo Alampi grida con forza: “Giustizia! Giustizia! Giustizia! Mobilitazione dei lavoratori e cittadini contro l’amianto!

Abbiamo fiducia nel Presidente della Repubblica, e anche nella possibilità del nuovo Governo. Che ci sia un nuovo impulso ecologista ed ambientalista. Così che questa nuova impronta porti alla bonifica dell’amianto.

Per cui ritengo che noi dal basso, noi dell’ONA, dobbiamo aggregare tutte le forze sane, unirci con le altre associazioni.

Solo così e proseguendo il nostro impegno per la bonifica e per il risarcimento di coloro che sono vittime si potrà mettere la parola fine a questo dramma”. Così Massimiliano Alampi, coordinatore ONA Reggio Calabria e Stretto di Messina.

L’amianto corre sui binari: la tutela dei ferrovieri

ONA News: l'amianto corre sui binari

ONA News: l’amianto corre sui binari

L’amianto corre sui binari. La strage di mesoteliomi ed altre malattie asbesto correlate, nel personale FS – Ferrovie dello Stato.

Nel corso della diciottesima puntata di ONA News è stato affrontato il tema della tutela della salute nelle FS. Nel corso della trasmissione, si è discusso anche della strage di Viareggio e dello strano licenziamento di Antonino Pulitanò. Quest’ultimo, ora in pensione, denunciò il rischio amianto nelle FS, che non la presero bene.

In questa occasione, la trasmissione ha portato all’attenzione del pubblico un’altra grande emergenza italiana. Ovvero, la presenza di amianto nel settore rotabile ferroviario.

amianto corre sui binari

In questa puntata, condotta dal Dott. Massimo Maria Amorosini, giornalista e conduttore televisivo, sono interveuti molti ospiti:

  • Ezio Bonanni, avvocato e presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto;
  • Diego Giordano, Segretario Nazionale Federpensionati F.A.S.T.;
  • Fosca Antonelli, Figlia di vittima amianto;
  • Massimo Alampi, Figlio di vittima amianto;
  • Danilo Dilda, figlio vittima amianto.

Ferrovie dello stato e amianto: rischio sui binari

Le fibre di amianto corrono sui binari delle FS, ma anche delle ferrovie regionali. Questa problematica attiene principalmente all’epidemia di mesoteliomi nelle ferrovie dello stato. Già ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia” (link), l’avv. Ezio Bonanni aveva sollevato il problema del rischi legati all’uso dell’amianto nei rotabili ferroviari. Infatti, soltanto a partire dal 1987, FS – Ferrovie dello Stato, si è posto il problema del rischio amianto.

Cioè, solo in questo contesto, le FS hanno avvertito la necessità di rimuovere l’amianto nelle vetture ferroviarie e nei mezzi di trazione. Infatti, anche i locomotori contenevano materiali di amianto e coibentazioni in amianto friabile.

L’avv. Ezio Bonanni è da anni impegnato  nella lotta contro l’amianto e soprattutto nella tutela dei lavoratori esposti. 

Difatti, secondo i dati raccolti dall’ONA, nell’intero settore dei rotabili ferroviari, sono morti più di 619 sono i casi di mesotelioma, tra i  lavoratori delle ferrovie. Se si tiene conto anche delle altre patologie asbesto correlate, il numero dei decessi supera i 2000. Una vera e propria strage, alimentata dal fatto che le esposizioni sono proseguite anche dopo la messa al bando del minerale, con la Legge 257/92.

Quindi, se si tiene conto della lungo latenza di queste malattie, in particolare del mesotelioma, si riscontreranno ulteriori casi, almeno fino al 2040. Ecco perché, secondo l’avv. Ezio Bonanni, occorre terminare le operazioni di bonifica e al tempo stesso sottoporre a sorveglianza sanitaria i lavoratori che sono stati esposti ad amianto.

Testimonianze del rischio amianto nelle ferrovie

Durante il 18 appuntamento di ONA News – ONA Tv, intitolato “L’amianto corre sui binari”, sono intervenuti anche i figli di alcune vittime amianto ex lavoratori esposti proprio nei siti contaminati delle ferrovie.

La sig.ra Fosca Antonelli, figlia del sig. Franco Antonelli, ha affrontato la perdita del padre, causata da un mesotelioma peritoneale, frutto dell’avvenuta esposizione nelle ferrovie dello stato.

Il sig. Franco Antonelli  ha lavorato per Ferrovie dello Stato dal 1966 al 1991, dove faceva le prove dei freni ai treni, senza grandi protezioni e proprio per questo ha contratto la patologia asbesto-correlata.

Mentre il caso di Alampi Letterio è leggermente differente. Anche se accomunato dallo stesso scenario, ovvero le carrozze ferroviarie italiane.

Massimo Alampi, attualmente Coordinatore di ONA Reggio Calabria e figlio di Letterio, è intervenuto durante la puntata per testimoniare la sofferenza e soprattutto l’impegno che lui stesso ha iniziato a investire nella lotta contro l’amianto.

Letterio ha lavorato presso la OMECA di Reggio Calabria dal 1966 al 1992, con la mansione di addetto alla costruzione, alla saldatura e alla coibentazione, ed era operativo presso tutti i reparti.

Purtroppo è deceduto per mesotelioma sarcomatoide a causa dell’esposizione all’amianto avvenuta proprio sul luogo di lavoro.

La parola a Giordano: segretario nazionale Federpensionati 

Un’altra importante testimonianza è stata sicuramente quella del sig. Diego Giordano, Segretario Nazionale di Federpensionati F.A.S.T.

Giordano ha sottolineato i rischi che i lavoratori del settore rotabile ferroviario continuano a correre anche oggi.

In effetti, uno dei settori maggiormente interessati al fenomeno dell’esposizione dei lavoratori alle fibre di amianto è, senza dubbio, quello della fabbricazione, manutenzione e utilizzo del materiale rotabile ferroviario.

Infatti, il trattamento e l’utilizzo di amianto non si riduceva alla sola costruzione. Ma nelle varie fasi di manutenzione, ordinaria e straordinaria del materiale ferroviario. Specialmente per i locomotori e assimilati, l’amianto veniva rimosso, lavorato e reimpiegato.

Intervento di Danilo Dilda: figlio di un’altra vittima

Anche Danilo Dilda è figlio di un ex lavoratore esposto in Ferrovie che ha lasciato questo mondo a causa di una patologia asbesto correlata.

Danilo attraverso il suo intervento ha raccontato della presenza di asbesto nei comparti dei motori diesel dei treni. L’amianto infatti era presente in tutte le componenti sottoposte ad alta temperatura, nell’impianto di riscaldamento delle cabine di guida dei conducenti, così come nei pannelli collocati nelle carrozze, per isolamento termico e acustico.

Assistenza e tutela legale per i ferrovieri

Come è stato detto in precedenza, nel settore ferroviario è in corso una vera e propria epidemia di patologie asbesto correlate. Perlopiù mesoteliomi.

L’ONA e l’avv. Ezio Bonanni offrono alle vittime di malattie asbesto correlate, ex lavoratori delle Ferrovie, numerosi servizi di assistenza gratuita.

Dall’assistenza medico legale, al supporto psicologico. Per ricevere una consulenza gratuita basta scrivere una richiesta attraverso il formulario o visitare la pagina dei servizi gratuiti di assistenza.

Mascherine sostenibili e l’impatto ambientale del Covid-19

sostenibilità

Mascherine: alleate nella lotta contro il Covid-19

mascherine sostenibili

Mascherine sostenibili: la nuova emergenza ambientale. I dispositivi di protezione individuale del respiro si sono rivelati la prima arma di difesa contro il coronavirus. Le mascherine sono alleate nella lotta per abbattere l’attuale nemico comune.

Più di un obbligo ministeriale, la mascherina è una garanzia per tutelare la nostra salute e quella dei nostri cari e di chi ci è vicino. Non a caso, evidenze scientifiche hanno dimostrato quanto esse siano uno strumento fondamentale per cercare di limitare i contagi da Covid-19. 

Essere stati soggetti al virus, durante la prima ondata pandemica, o pensare di non indossare la mascherina perché non si percepiscono sintomi allarmanti, è fuorviante. Gli asintomatici, infatti, sono responsabili di gran parte dei contagi.

Ricordarsi di indossare la mascherina in luoghi chiusi o all’aperto è fondamentale. Così come importante è imparare a indossarla nel modo giusto. Fatte queste premesse, va anche detto che non bisogna mai dimenticare, o mettere in secondo piano, la tutela dell’ambiente. La domanda che il cittadino consapevole si pone è “qual è l’impatto delle mascherine sulla natura?”

Mascherine. Attenzione alla sostenibilità ambientale

Quali sono le diverse tipologie di mascherine e qual è il loro impatto ambientale? La risposta è complessa. Innanzitutto è importante ricordare che la tipologia deve essere adeguata al contesto. I dispositivi protettivi in commercio sono molteplici e differenziati.

mascherine sostenibili covid

La mascherina di tipo Ffp2 ha un grande potere filtrante in ingresso e uscita. Questo prodotto è consigliato per l’utilizzo da parte degli operatori sanitari. Risulta essere utile anche per chi è in una situazione ad alto rischio. Infine, va ricordato che questo tipo di mascherina ha una vita di sette/otto ore.

La mascherina chirurgica è quella di più ampio utilizzo, è facilmente reperibile ed è utile per svolgere attività quotidiane, anche in ambito lavorativo. L’utilizzo è legato alla singola giornata. La sua capacità filtrante è prevalentemente verso l’esterno. Per questo è importante che tutta la comunità si avvalga dei suoi benefici. Un uso scorretto di questo dispositivo può renderlo totalmente inefficace.

Quando si parla di mascherine di stoffa si intendono quelle autoprodotte o commerciali. Questi dispositivi sono lavabili e costituiscono una barriera verso l’esterno. Una importante raccomandazione è quella di optare per l’inserimento di un filtro certificato, acquistabile in farmacia. A seguito del loro uso, le mascherine, devono essere necessariamente lavate.

È evidente quanto, quest’ultima tipologia sia più attenta alle esigenze della natura. Il riciclo e il riutilizzo, infatti, sono alla base della nuova economia circolare che è attenta all’ambiente.

Mascherine sostenibili. I dispositivi di domani

Design e materiali devono essere impegnati sul duplice fronte della prestazione e della riduzione dell’impatto sul territorio. Le soluzioni devono essere compatibili con gli obiettivi europei e nazionali di riduzione dell’inquinamento.

sostenibilità ambientale

Tutte le mascherine monouso, tanto quelle chirurgiche quanto le più utili a livello sanitario, sono composte da materiali plastici, come, ad esempio polipropilene o poliestere. L’obiettivo da raggiungere è il filtraggio e l’impermeabilità dei dispositivi.

Come noto, però, i prodotti usa e getta sono nocivi per la salute dell’ambiente. Gli ambientalisti per primi hanno lanciato l’allarme su questo nuovo tipo di inquinamento che ha preso avvio dal principio della pandemia. Già tante organizzazioni denunciano una situazione che potrebbe peggiorare molto celermente. Esito inevitabile è una futura crisi ambientale ed un’esponeziale crescita di rifiuti di plastica delle acque marine e fluviali.

Proprio di inquinamento delle acque si è parlato nella diciassettesima punatata del notiziario ONA News, la TV dell’Osservatorio Nazionale amianto, cui l’avv. Ezio Bonanni è presidente.

La diffusione del coronavirus ha indirizzato tante aziende italiane alla produzione di mascherine. Numerossissime, oggi, sono le imprese che si impegnano a concepire dispositivi protettivi eco-friendly. Le immagini di mascherine abbandonate in strada o in spiaggia iniziano a proliferare. Come contrastare questa tendenza? Ci aiutano la stampa 3D, i nuovi materiali e le nanotecnologie.

(fonti: ministero dell’Ambiente, ministero della Salute)

Rischio amianto nell’acqua potabile

Amianto acqua potabile

Amianto: cocktail di fibre nell’acqua potabile

Amianto acqua potabile: questi minerali fibrosi  sono lesivi per la salute umana. Così lo sono anche per ingestione. Infatti, queste fibre provocano prima di tutto infiammazione e poi neoplasie.

La presenza di fibre di amianto nell’acqua potabile, che esce dai rubinetti delle nostre case, provoca dei danni alla salute. Infatti, per tanto tempo, la presenza di amianto nelle tubature dell’acqua è stato trascurato.

Solo recentemente, grazie all’impegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto e dell’Avv. Ezio Bonanni, questa condizione di rischio è stata rimarcata, e peraltro confermata anche dallo IARC (International Agency for Research on Cancer di Lione).

Infatti l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato l’amianto tra  i cancerogeni del gruppo 1,  il che equivale a sicura cancerogenicità nei confronti dell’uomo.

La pericolosità delle fibre di amianto nell’acqua potabile

Le fibre di amianto sono dannose per la salute anche se ingerite, fermo restando che la loro presenza nell’acqua non esclude l’aerodispersione. Infatti l’evaporazione, anche per effetto dell’uso antropico, determina l’aerodispersione delle fibre.

Nella XVII^ puntata di ONA TV, la televisione dell’Osservatorio Nazionale Amianto, condotta dal Dott. Massimo Maria Amorosini, giornalista e conduttore televisivo, sono stati ospiti in studio:

  • Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA;
  • Grazia Canuto, esperta di problematiche ambientali;
  • Aldo Traccheggiani, medico e segretario regionale di Umbria Cambiamo.

Amianto acqua potabile

Il problema amianto in Italia è stato più volte affrontato anche con riferimento alle tubature dell’acqua con presenza di amianto. Già nel 2010/2011, l’ONA ha segnalato il rischio amianto legato alle tubature in cemento amianto.

In particolare nei casi di terremoto (e conseguente sciame sismico), che provocano quantomeno la fessurazione e quindi la dispersione delle fibre dell’acqua potabile.

Amianto nell’acqua potabile: le contraddizioni dell’OMS

Se è pur vero che inizialmente l’OMS nelle c.d. “Linee guida per la qualità dell’acqua potabile” (1994) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, aveva escluso il rischio, assumendo che non esistesse la prova del danno, successivamente questa tesi è stata rivista.

Infatti la direttiva 98/83/CE, non ha considerato l’amianto nell’acqua tra i parametri da controllare, tanto che non ne ha fissato i limiti.

Così con il D.L.vo 31/2001 (Attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano), si ignora completamente il rischio amianto.

Mentre nella legislazione degli Stati Uniti era stato già stabilito l’obbligo di controllo della presenza di amianto nell’acqua potabile e di valutare il rischio di inalazione per evaporazione.

In quest’ottica è stato previsto un limite di 7 milioni di fibre/litro nell’acqua potabile (fonte Epa. Environmental Protection Agency).

Il Safe Drinking Water Committee della National Academy of Sciences degli U.S.A. ha confermato che la presenza di fibre nelle acque potabili costituisce una fonte di rischio.

La National Academy of Sciences degli U.S.A. ha stabilito che ogni 100.000 abitanti che hanno ingerito acqua contaminata da fibre di amianto, per oltre 70 anni, vi è un rischio di insorgenza di tumore allo stomaco, nella misura di 1 su 100.000.

Le fibre di amianto e la contaminazione dell’acqua potabile

La contaminazione dell’acqua potabile con fibre di amianto si verifica proprio in caso di terremoto, anche quando ci sono microscosse, ovvero microterremoti.

Infatti, con gli eventi sismici, compresi gli sciami successivi, le tubature in amianto e cemento amianto e le strutture stesse degli acquedotti, comprese le vasche di raccolta, danno rilascio di fibre, per effetto dell’utilizzo di amianto e dei materiali che lo contengono.

Infatti le microfratture, specialmente quando l’acqua ha una composizione chimica aggressiva, ovvero quando vi è uno stato di vetustà e di pessima conservazione, e a maggior ragione per effetto di continue manutenzioni, si determina quella diminuzione della capacità aggrappante del cemento e quindi il rilascio delle fibre.

In Italia ci sono almeno 125.000 km di tubature con amianto e cemento amianto, che perciò stesso determinano questa condizione di rischio, denunciata dall’ONA.

Come si verifica la presenza di amianto nelle acque, tra cui quelle potabili?

Si deve procedere con il microscopio elettronico a scansione (SEM) o con microscopia ottica a contrasto di fase (MOCF).

Il tutto è regolato dal Decreto del Ministero della Sanità del 6 settembre 1994, ed è in questo modo che è possibile verificare l’indice e l’entità delle fibre di amianto in Italia.

Quindi, eseguito il campionamento con l’utilizzo di una bottiglia di vetro nuova, da 1 litro, sterile, si esegue la filtrazione di aliquote di 200 mL di acqua su filtri in policarbonato. Così, è possibile quantificare il livello di contaminazione con l’analisi con SEM o MOCF.

L’elevato numero di canti gastrointestinali campanello d’allarme

Ai casi di mortalità per queste tre patologie asbesto correlate debbono essere aggiunti tutti gli altri casi e gli altri decessi:

  • per altre neoplasie asbesto correlate non ancora indicate nella monografia Iarc;
  • esposizione ambientale;
  • le decine di migliaia di malattie asbesto correlate, tutte invalidanti;
  • i mesoteliomi, tumore dei polmoni ed asbestosi, che non sono censiti specialmente in quei paesi che fanno ancora largo uso del minerale, tra i quali gli “stati canaglia” (Cina, Unione Sovietica, India).

 

ONA News: mesotelioma, amianto e malattie del lavoro

Malattie del lavoro

Mesotelioma amianto e le altre malattie del lavoro

L’ONA nel durante il sedicesimo episodio di ONA News, ribadisce la necessità di rafforzare il sistema sanitario pubblico. Infatti, occorre valorizzare le migliori risorse umane e professionali del nostro Paese, nell’interesse dei pazienti e dei cittadini tutti.

Le tematiche affrontate sono prima di tutto le malattie del lavoro asbesto correlate, tra le quali il mesotelioma.

L’incontro condotto dal Dott. Massimo Maria Amorosini, ha visto come ospiti in studio:

  • Avv. Ezio Bonanni, Presidente ONA; 
  • Prof. Marcello Migliore, Ordinario di chirurgia toracica presso l’università di Catania e membro del Comitato Tecnico Scientifico ONA;
  • Prof. Pietro Sartorelli, Professore Ordinario Medicina del Lavoro Università degli Studi di Siena e membro del Comitato Tecnico Scientifico ONA. 
Malattie del lavoro

Mesotelioma e amianto: epidemia nell’era del coronavirus

La pandemia covid-19 non ha certo fermato l’epidemia di malattie asbesto correlate e di altre malattie del lavoro. Lo ha ribadito anche il Prof. Pietro Sartorelli, ordinario di Medicina del Lavoro Univeristà degli Studi Di Siena e Direttore della Clinica Del Lavoro.

Già prima della pandemia, grazie alla nuova cultura della sicurezza sul lavoro, l’interesse e l’attenzione erano ritornati elevati. Con la pandemia, allo stesso modo, vi è stata una maggiore attenzione e dedizione della medicina del lavoro in chiave preventiva.

Infatti, la medicina del lavoro ha sviluppato il sistema di prevenzione delle infezioni covid-19 nei luoghi di lavoro. Così come gli importanti passi in avanti in chiave preventiva per le altre malattie del lavoro. Questo problema è molto importante non solo nelle strutture ospedaliere, ma anche negli altri luoghi di lavoro.

La prevenzione primaria, secondaria e terziaria

Tuttavia, la medicina del lavoro mantiene il suo ruolo cruciale nella prevenzione. Prima di tutto la prevenzione primaria e poi quella secondaria. Quest’ultima anche se attiene alla diagnosi precoce e alla terapia è molto importante. Non solo perché impedisce le più gravi conseguenze delle malattie del lavoro, ma anche perché permette la prevenzione secondaria e a maggior ragione anche la prevenzione terziaria

Quest’ultima è molto importante perché permette alle vittime e ai familiari di ottenere un paracadute sugli effetti economici della malattia. In questo contesto, l’indennizzo e il risarcimento anche se non restituiscono la vita e la salute, comunque costituiscono il presupposto per far emergere la lesività di alcune sostanze e lavorazioni. 

Si attiva in questo modo la circolarità della prevenzione, quella primaria seocndaria e terziaria, a tutto interesse del cittadino e della società. Infatti, le sentenze giudiziarie, le raccolte dei dati epidemiologici, hanno tra i loro risultati anche quello di sollecitare la messa in sicurezza rispetto a situazioni dannose e pericolose. Situazioni che troppo spesso sfociano in malattie del lavoro altamente invalidanti.

Mesotelioma: i risultati della chemioterapia intraoperatoria

La chemioterapia ipertermica intratoracica (HITHOC), consiste nell’attuare una perfusione all’interno della cavità pleurica di una soluzione salina, portata ad elevatissime temperature: 42,5° C. Il liquido contiene due farmaci utili a fermare la proliferazione cellulare.

Tale intervento dura circa un’ora e va associato a chemioterapia. Il lato positivo di questo tipo di cura è quello di ridurre gli effetti collaterali per i pazienti.

Questa tecnica appena enunciata, in alcuni casi, viene praticata con l’utilizzo di un sistema robotizzato. L’esito prevede la somma dei vantaggi di una chemioterapia in corso di intervento e della micro-invasività della chirurgia robotica.

Questa tecnica è stata utilizzata dal Prof. Marcello Migliore, ordinario di chirurgia toracica presso l’Università di Catania. Il Prof. Marcello Migliore, dopo una lunga esperienza, e docenza in università europee e statunitensi, era ritornato nella sua amata Sicilia.

Precursore di una nuova tecnica chirurgica nella cura del mesotelioma pleurico, ha impiegato le sue esperienze nel Policlinico di Catania. Sono giunti alla sua attenzione i pazienti di Biancavilla, di Priolo Gargallo e dell’intera Sicilia, flagellata dall’amianto.

L’attenzione che l’ONA mette sui pazienti affetti da patologie asbesto correlate, ma che a largo spettro, investe anche tanti professionisti della sanità e della salute, ma non soltanto, anche sollecitando lo Stato agli investimenti che dovrebbero essere fatti a vantaggio dei cittadini, io credo che sia veramente un dono il fatto che si sia fondata l’ONA, e che possa servire, non soltanto ieri, ma oggi, e soprattutto domani a dare ai cittadini non solo informazioni, ma anche delle speranze, vere speranze di lunga sopravvivenza e qualità di vita soddisfacente per tutti i pazienti affetti da questa triste patologia (mesotelioma).

Dichiara il Prof. Marcello Migliore durante il suo intervento in trasmissione. 

Mesotelioma e chirurgia con la chemioterapia intrapleurica

Già al suo rientro in Sicilia, il Prof. Migliore, oltre al ruolo decisivo di ordinario di chirurgia toracica presso l’Università di Catania, si è dedicato ai pazienti. Ne sono giunti a decine da Biancavilla, piuttosto che dal resto della Sicilia. Originariamente costretti ad emigrare anche nel nord Italia, e anche in strutture a pagamento, hanno invece trovato, nel Prof. Marcello Migliore, un accademico, e al tempo stesso clinico attento, alla loro salute.

Il ruolo del chirurgo è quello di operare solo quando ci siano significative possibilità di successo. Quindi quantomeno di prolungare la sopravvivenza a condizioni accettabili.

Questo deve essere fondamentale anche nella chirurgia del mesotelioma. Troppo spesso, invece, abbiamo assistito ad operazioni chirurgiche in casi di mesotelioma allo stato terminale. 

Le tecniche originarie, ormai abbandonate, erano molto invasive. Prevedevano l’asportazione del polmone e della pleura. Le aspettative di vita non erano molto più elevate. 

Vi erano, in almeno il 15% dei casi, delle complicazioni anche mortali. I pazienti che sopravvivevano avevano una pessima qualità della vita, senza maggiori aspettative di sopravvivenza. Per questo motivo l’ONA ha sempre sostenuto la necessità intanto di accentrare il trattamento dei casi di mesotelioma. 

La Legge 10/2014 per le vittime amianto siciliane

Per questo motivo, presso la Regione Sicilia, anche grazie all’impegno dell’On.le Pippo Gianni, l’intervento con la Legge Regionale Siciliana 10/2014 si è mosso sotto queste direttive. Poi tutto si è impantanato in Sicilia, e solo dopo alcuni anni, anche grazie all’impegno dell’ONA, sono stati raggiunti determinati risultati.

Questi risultati sono stati poi traditi dalla impossibilità per il Prof. Marcello Migliore di continuare a svolgere il suo lavoro di chirurgo toracico in Sicilia. 

Essendo, nel mondo, uno dei pochi chirurghi in grado di operare con la tecnica mini invasiva, e per di più con chemioterapia intrapleurica ipertermica.

L’auspicio dell’ONA è che il Prof. Marcello Migliore possa tornare ad operare presso il Policlinico Universitario di Catania.

Appare infatti paradossale che si voglia impedire al Prof. Marcello Migliore di svolgere il suo ruolo di chirurgo toracico in quanto accademico. In sostanza, si sostiene che un accademico dovrebbe limitarsi all’insegnamento.

Chemioterapia intraperitoneale ipertermica: che cos’è

La chemioterapia ipertermica può essere utilizzata anche per altri tumori, quelli del peritoneo. In sostanza anche per il mesotelioma peritoneale. Questo sistema, in inglese Hipec, è una terapia alternativa che consiste nella somministrazione di farmaci direttamente nell’addome, anziché per endovena.

Il mix curativo viene diffuso direttamente nel peritoneo attraverso il passaggio ad alta temperatura (41/42 gradi). In questo modo i farmaci vengono fatti penetrare direttamente in ciò che resta delle cellule tumorali non asportate, che quasi sempre rimangono all’interno del peritoneo. Si può ricorrere a questo tipo di cure per quanto concerne i tumori primitivi e per le metastasi del peritoneo.

Quindi la terapia risulta essere efficace per quanto riguarda i tumori allo stomaco, al colon-retto, all’ovaio e all’appendice ciecale.

Esistono due modalità metodiche che consentono di eseguire questo tipo di perfusione peritoneale in condizioni di ipertermia: la tecnica ad addome aperto, chiamata anche “tecnica del Colosseo” per la forma assunta dall’addome durante l’operazione e quella ad addome chiuso, che prevede, al contrario, che la pelle della parete addominale viene chiusa temporaneamente con punti di sutura.

Prevenire le malattie del lavoro

Occorre un nuovo sistema della prevenzione. L’aumento esponenziale del numero dei tumori conferma che la loro origine è dalle esposizioni ambientali e lavorative.

Infatti, all’inizio del secolo scorso i casi di cancro erano in numero limitato e nel corso dei decenni, in particolare dagli anni ’50, la curva di aumento è sempre più elevata. Il caso emblematico è quello del tumore del polmone. Inizialmente un tumore eminentemente maschile, legato al fumo di sigaretta.

Poi, quando anche le donne hanno iniziato a fumare, pure tra di loro il numero dei casi di tumore del polmone è salito vertiginosamente in proporzione al numero delle fumatrici.

Una grossa cultura sul rischio tabagico ha diminuito il numero dei fumatori, eppure il numero dei tumori del polmone è in aumento. Perchè tutto ciò?

Tumore del polmone: una patologia multifattoriale

Come più volte dimostrato, il tumore del polmone è multifattoriale e la sua lesività, per numero di casi, e per esito infausto, è legata a plurime esposizioni a diversi cancerogeni.

La scienza e l’epidemiologia hanno confermato che vi è un sinergismo e un potenziamento tra i diversi cancerogeni. Primi tra tutti amianto e fumo di sigaretta. 

Ciò vuol dire che l’inquinamento ambientale è la chiave di volta che spiega l’aumento dei casi di tumore. Poi ci sono le abitudini, tra cui quelle alimentari. Se si riflette sull’incidenza dei tumori nella città di Taranto, si capisce che è l’ambiente e la salubrità dell’ambiente lo strumento per vincere contro il cancro, e anche altre malattie.

Poi ci sono anche le abitudini individuali, i desiderata voluttuari, ma rappresentano una frazione eziologica minima. Vincere contro il cancro vuol dire prima di tutto avere un ambiente pulito, privo di cancerogeni. 

La c.d. prevenzione secondaria, cioè la diagnosi precoce, è importante per il singolo paziente, ma non ci permette di vincere la nostra battaglia contro il cancro, per la salute come bene comune e il rispetto della dignità della persona umana.

Il cancro, oltre ad uccidere, riduce in uno stato comatoso, debole e inerte il corpo umano, con la mente che in molti casi rimane lucida fino al momento del trappasso. Vi è un preciso dovere morale, etico e giuridico lottare contro il cancro, preservando la salubrità dell’ambiente. Questi fondamentali principi, che anche la classe politica spesso ignora, permettendo l’inquinamento e il disastro ambientale, e non reprimendo coloro che li provocano, trovano nelle più alte fonti del diritto, il loro ancoraggio.

L’inarrestabile impegno dell’ONA

Per questi motivi l’ONA, e l’Avv. Ezio Bonanni, ormai da circa 20 anni, hanno promosso e continuano a promuovere azioni giudiziarie, anche in sede internazionale, affinchè il profitto di pochi non continui a prevalere sulla salute e la vita dell’essere umano.

Sulla base di queste riflessioni, emerse anche nel corso del XVI° episodio di ONA TV, è evidente che il ristoro non può essere la ratio dell’impegno comune. 

le malattie e le epidemie di mesoteliomi e di altre patologie asbesto correlate e di altre malattie del lavoro debbono essere vinte con la cultura della prevenzione, della sicurezza nei luoghi di lavoro e nella società.

Non sono sufficienti affermazioni demagogiche di generica tutela dell’ambiente e della salute, se non sono accompagnate da una efficace azione di Governo che costituisca gli strumenti tecnico normativi e finanziari, anche con l’uso dei finanziamenti europei, per modernizzare i sistemi produttivi, rendendoli sicuri con prodotti privi di lesività per la salute.

Il ruolo dell’OMS nella strage di patologie amianto

Anche il ruolo dell’OMS deve essere riformato e reso più trasparente. Sarebbe indispensabile rendere pubblici i finanziamenti che i singoli Stati erogano all’Agenzia Internazionale, per verificare alcune strane coincidenze.

È sufficiente richiamare la singolarità del comportamento ondivaco ed equivoco dell’OMS in materia di amianto. Se da una parte stima in 107.000, ogni anno, i decessi per i soli casi di mesotelioma, asbestosi, tumore del polmone da amianto, dall’altra si limita a delle raccomandazioni: cerchiamo di evitare l’uso dell’amianto.

Se l’amianto è stato messo al bando da tutti i Paesi europei, e in sostanza è ancora utilizzato in Cina e in Russia, non sarà per questo che l’OMS è così timido?

Non è forse per il fatto che la Cina usa l’amianto come strumento di produzione per abbatterne i costi e dettare la concorrenza sleale alle imprese sane, per di più sfruttando la manodopera ridotta ancora ad uno stato di servitù?

Lo stesso OMS, attraverso la IARC, che è l’agenzia internazionale della lotta contro il cancro, si limita a pubblicare poche monografie. In alcuni casi è reticente come per l’aspartame. Nel gruppo di lavoro dello IARC rientrano anche scienziati dell’industria che minimizzano il ruolo degli agenti cancerogeni.

Il Lorenzo Tomatis e il rispetto di milioni di vite a rischio

Ne sapeva qualcosa Lorenzo Tomatis, già direttore dell’agenzia, il quale ha denunciato questi effetti perversi. Quindi rispetto a milioni di nuove molecole chimiche, molte delle quali cancerogene, l’OMS arriva in ritardo. La IARC, formula i suoi giudizi anche su base epidemiologica e a posteriori. Così solo quando si sono perpetuate vere e proprie stragi, come quelle dell’amianto, interviene con le sue monografie.

L’ONA, ricordando la figura di Lorenzo Tomatis, e la sua lotta contro l’amianto, richiama l’attenzione della nostra politica sulla necessità di un censimento di tutte le molecole chimiche e di una loro lesività per la salute umana. Il tutto prima che i loro prodotti vengano messi in commercio.