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mercoledì, Agosto 12, 2026
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Orfano amianto “non a carico” equiparato a Vittime del dovere

Orfano
foto di famiglia di una vittima di amianto

Amianto e mesotelioma tra coloro che hanno svolto il servizio di leva nella Marina Militare Italiana. Questo è il binomio inscindibile: amianto e Marina Militare. Finalmente ottiene giustizia Matteo Sabbioni, che ha perso il padre per mesotelioma.

La Corte di Appello di Roma ha condannato il Ministero della Difesa alla liquidazione delle prestazioni previdenziali al sig. Sabbioni Matteo, orfano amianto non a carico fiscale della vittima.

L’ultima sentenza della Cassazione in materia, n. 11181 del 2022, però, mette un freno a questa interpretazione. Stabilisce infatti che “rimane immodificato il rimando alla classificazione dei familiari delle vittime del dovere originariamente individuate dall’art. 6 della l. n. 466 del 1980, ossia ai soli figli che all’epoca del decesso erano a carico fiscale del deceduto”. Per saperne di più leggi l’articolo: “Equiparazione vittime del dovere e del terrorismo“.

La vittima, il sig. Sabbioni Domenico, è deceduta all’età di 58 anni a causa di un mesotelioma pleurico epiteliale destro. Domenico si è ammalato a causa dell’esposizione ad amianto e altri cancerogeni avvenuta quando ha svolto il servizio militare nella Marina Militare Italiana.

Una storia non ordinaria ma che accomuna tantissime famiglie italiane. Il caso di Domenico però è diverso, in quanto la ASL di Viterbo ha addirittura trovato la presenza di fibre nella divisa e nel cappello della vittima. Nonostante siano trascorsi tantissimi anni dall’accaduto.

La lunga odissea della famiglia Sabbioni

Il Ministero della Difesa ha riconosciuto Domenico Sabbioni equiparato a vittime del dovere, in seguito alla sua morte per mesotelioma.

I militari imbarcati nelle unità navali della Marina che per esposizione ad amianto hanno subito danni alla salute, sono equiparati a vittime del dovere. Ciò in forza dell’art. 20 della Legge 183/2010.

Infatti, con queste norme è stato stabilito che le vittime hanno diritto al riconoscimento dello status di vittima al risarcimento di tutti i danni.

Il Ministero della Difesa aveva liquidato le prestazioni solo alla vedova e all’orfana. Invece le aveva negate all’orfano Matteo Sabbioni, sostenendo che non fosse nel carico fiscale del padre al momento della morte.

Quindi, queste tesi sono state contestate dall’avv. Ezio Bonanni, il quale ha agito con il ricorso giudiziario presso il Tribunale di Roma, Giudice del Lavoro. La sentenza del Tribunale è stata interlocutoria perché ha liquidato solo parte delle prestazioni.

Dunque, lo stesso avv. Ezio Bonanni ha impugnato la sentenza presso la Corte di Appello di Roma, invocando il diritto a tutte le prestazioni.

La sentenza è stata ribaltata in data 21.09.2021. Difatti, la Corte di Appello di Roma ha accolto le tesi dell’avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia Sabbioni.

Il legale ha ottenuto per l’orfano l’equiparazione a Vittima del dovere, del terrorismo e della criminalità. In ogni caso, il dispositivo di sentenza è chiaro, e riconosce il diritto anche all’orfano non a carico.

Inoltre, Il presidente ONA nella difesa ha sottolineato che Matteo non può subire discriminazioni solo perché al momento del decesso del padre non era a suo carico fiscale. Queste tesi sono state sostenute dall’avv. Ezio Bonanni anche nel corso dell’audizione del 29 ottobre 2019, presso la 1° Commissione Affari Costituzionali del Senato della Repubblica.

In quella sede, l’avv. Ezio Bonanni ha ribadito la necessità di un intervento chiarificatore del Legislatore.

Orfano Matteo Sabbioni
Domenico e Matteo Sabbioni

Occorre ricordare che nella prima fase del giudizio il Ministero aveva riconosciuto le prestazioni previdenziali solo per la mamma e la sorella.

La sorella, Sabbioni Mara è intervenuta accanto all’avv. Ezio Bonanni anche nel corso dell’audizione della Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti dell’utilizzo dell’uranio impoverito, tenutasi presso l’Aula del II piano di Palazzo San Macuto, il 06 Dicembre 2017.

È necessario portare all’attenzione di tutti il fatto che pur non essendo a carico fiscale della vittima al momento del suo decesso, l’orfano ha comunque sofferto per la perdita parentale, la stessa che ha poi determinato anche dei danni economici al giovane.

Malattie asbesto correlate e vittime del dovere

Domenico Sabbioni non è stato l’unico militare esposto ad amianto e altri cancerogeni. L’ex motorista navale rappresenta solo una delle migliaia di vittime che l’amianto continua a mietere tra le Forze Armate ed il Comparto Sicurezza.

L’ONA è dal 2008 che si fa portavoce delle vittime amianto, denunciando l’impressionante numero di casi di malattie asbesto correlate tra coloro che hanno svolto servizio nella Marina Militare Italiana. 

In tutto, sono 570 i casi di mesotelioma, solo fino al 2015. Altrettanto scoraggiante è l’indice di sopravvivenza pari al 5%.

Inoltre il trend è in aumento nel VII Rapporto ReNaM redatto da INAIL: è la prova dell’epidemia di amianto nella Marina Militare Italiana.

Il mesotelioma però non è l’unica patologia a spaventare i nostri militari. Ci sono molti altri casi di ex militari o militari affetti da neoplasie come tumore del polmone, della laringe etc..

Oltretutto, occorre tener conto anche delle malattie infiammatorie dovute dall’amianto. Ovvero, patologie come asbestosi, placche pleuriche e ispessimento pleurico.

La strage amianto in Marina Militare e i processi penali

Già nei primi anni 2000, l’avv. Ezio Bonanni sollevò il problema dell’uso dell’amianto da parte della Marina Militare Italiana, comprese le installazioni a terra.

Tanto è vero che sono stati segnalati alla Procura di Padova circa 1200 casi di vittime di malattie asbesto correlate tra coloro che hanno svolto servizio nella Marina. Queste segnalazioni hanno determinato un importante contenzioso penale. Quindi questo contenzioso è sfociato nei procedimenti.

In un primo momento, ci fu il procedimento c.d. Marina I: n. 10560/2002 RGNR.

Poi il c.d. Marina II attualmente in corso presso la Corte di Appello di Venezia, a seguito dell’appello del Procuratore Generale alla sentenza n. 68/2019 che aveva definito il primo grado con l’assoluzione degli alti Ufficiali della Marina imputati nel medesimo procedimento.

E infine il c.d. Marina II, Procura della Repubblica di Padova, proc. n. 15082/13 RG, che a seguito di opposizione alla richiesta di archiviazione le cui indagini sono state avocate presso la Procura Generale di Venezia.

È paradossale che il Ministero abbia riconosciuto il motorista Domenico Sabbioni come vittima del dovere solo dopo la sua morte e sia arrivato a negare i diritti del figlio Matteo discriminandolo incomprensibilmente con motivazioni futili.

È inaccettabile tanto più per il fatto che il decesso è conseguente allo svolgimento di un servizio per la collettività” – dichiara Bonanni.

Effettivamente, l’ONA ha più volte denunciato le discriminazioni subite dai familiari delle vittime amianto. Soprattutto dagli orfani, che spesso sembrano esser dimenticati dalle istituzioni.

Fino al momento in cui, il Parlamento ha approvato l’art. 20 della Legge 183/10, con la quale sono state introdotte delle tutele per le vittime. Nonostante ciò, il Ministero della Difesa continua a negare i diritti delle vittime costringendole a uno sfinente iter giudiziario. 

Marina Militare e risarcimento danni

Altro risultato raggiunto dall’avv. Ezio Bonanni per una vedova e orfani di vittima del dovere deceduta per mesotelioma a seguito del servizio di leva militare prestato in Marina Militare, è rappresentato dalla epocale sentenza del Tribunale di Roma, Sez. Civile.

In questo modo gli eredi della vittima hanno ottenuto il risarcimento dei danni subiti sia dal militare deceduto che dai superstiti per la perdita del rapporto parentale un maxi risarcimento.

L’assistenza per le vittime è una missione

I familiari delle vittime del dovere e le vittime stesse, spesso restano prigionieri di lunghi e strazianti iter giudiziari. Proprio come il caso di Sabbioni, un contenzioso costituito da 5 processi civili, oltre al procedimento penale.

Per questi motivi l’avv. Ezio Bonanni attraverso i servizi di assistenza ONA, tende una mano verso i meno fortunati, accompagnandoli verso il raggiungimento dell’obiettivo, che in questo caso è prima di tutto la giustizia.

L’associazione APS offre alle vittime e i loro familiari la possibilità di essere assistiti attraverso il numero verde 800034294, oppure contattando il team di avvocati e medici legali direttamente a questo link.

L’urlo della terra

Terra
terra con una mascherina sopra

Ma non sentite nel profondo di voi la ripugnanza per quello che non vorreste, ma siete costretti a condividere?

Non avvertite rabbia per il creato sfregiato dall’insulsa indifferenza di chi dovrebbe custodirlo e ne permette l’abuso?

Se avessimo capito per tempo, se avessimo avuto la forza di opporci, se avessimo rispettato noi per primi il Pianeta, che ci ospita insieme a miliardi di altri esseri diversi da noi, animali, vegetali, insetti, batteri, tutti comunque viventi e sulla stessa barca …

Se, se, se… Troppi se, legati all’ignoranza dei più , all’egoismo di molti , alla criminalità di alcuni e alla irresponsabilità di pochi, ma che contano più di tutti gli altri messi insieme, hanno fatto sinora delle COP mere sceneggiate.

Urlo di Gaia

Adesso, per la prossima, la ventiseiesima, in programma a Glasgow dal 1 al 12 di novembre, l’urlo di Gaia si annuncia dilacerante, disperato, quale ultimo appello per un cambio radicale dei comportamenti umani, quelli che, unici, la stanno uccidendo.

Altro che pandemia COVID..

Il rischio che si sta determinando è quello di un vero e proprio suicidio di massa, una catastrofe senza confini ne ripari, a fronte della quale nulla più ha ed avrebbe senso alcuno.

La potenza o se preferite la onnipotenza e magari la supponenza dei paesi ricchi e tronfi, prepotenti, che scaricano e discaricano sui poveri le scorie dei loro deliri industriali, i veleni super tossici prodotti dai rigurgiti di società civili soltanto di nome, sono in sostanza il discrimine, l’impedimento sostanziale che dal 1997, da Kyoto in poi, ha vanificato ogni tentativo di ravvedimento, ogni patto anche ipocritamente sottoscritto da una parte della collettività.

Terra

Adesso, che la prospettiva si fa ancora più dura, ognuno di noi, anche nel suo piccolo sarà ineluttabilmente chiamato a fare la sua parte, perché la bellezza perduta può sopravvivere nei ricordi, ma il cambiamento climatico non perdona e l’immane urlo della Terra, premonitore, ci chiama al soccorso.

Consulta anche: Per salvare la terra, “tifo da stadio”

Johnson & Johnson: afroamericane accusano di “marketing mirato”

Talco cancerogeno Johnson & Johnson
Johnson & Johnson a gennaio 2025 il verdetto finale

Ancora guai per Johnson & Johnson

Le donne afroamericane hanno usato per decenni il talco in polvere Johnson & Johnson per prevenire l’eccessiva sudorazione.

Non sapevano che il prodotto contenesse fibre di amianto, nocive per la salute 

Gli avvocati del National Council of Negro Women (NCNW) hanno intentato una causa contro la Johnson & Johnson.

Per l’azienda, arriva l’accusa di aver targettizzato selettivamente i prodotti a base di talco dell’azienda, tra cui Johnson’s Baby Powder.

Rappresentato dal potente avvocato per i diritti civili Benjamin Crump, le donne afroamericane hanno presentato la denuncia alla Corte Superiore del New Jersey.

Accuse e prove contro Johnson & Johnson

Crump sostiene che i documenti interni della Johnson & Johnson, mostrano che i dirigenti dell’azienda «hanno raddoppiato i loro sforzi» per commercializzare i prodotti in polvere J&J alle donne nere.

Secondo il legale, la campagna sarebbe servita per arginare il calo delle vendite della multinazionale.

A seguito delle notizie sui legami della polvere a base di talco con il cancro ovarico negli anni ’90, la corporation non naviga infatti in buone acque.

Tra i documenti, si è esaminato un memorandum aziendale del 1992.
L’atto raccomandava a J&J di esaminare «opportunità etniche (afroamericane, ispaniche)» per espandere il franchising di polvere per bambini.

Una propaganda a suon di star?

La denuncia cita anche un promemoria di J&J del 2004.
In sostanza, si suggeriva alla società di collaborare con la rivista Ebony. Il giornale avrebbe sponsorizzato i suoi prodotti in polvere a base di talco e amido di maisShower to Shower”.

In effetti, durante concerti afroamericani, ai festival jazz, nelle chiese nere, nei saloni di bellezza e nei negozi di barbieri, è avvenuta una massiccia distribuzione di prodotti.

Inoltre si consigliava di assumere una star discografica come Patti LaBelle o Aretha Franklin come testimonial.

Nessuna delle due è diventata portavoce del marchio (J&J ha venduto quel prodotto a Valeant Pharmaceuticals nel 2012).

«I consumatori afroamericani, in particolare, farebbero bene a prendere di mira con un sentimento più emotivo e parlare di riunioni tra amici ecc.», affermava il memo di J&J, secondo la denuncia.

Documenti scottanti

Un altro documento interno di J&J, questa volta datato 2006, propagandava ancora una volta un «nuovo modello di business.

Questo comprendeva i prodotti in polvere, da «indirizzarsi in modo strategico ed efficiente ai consumatori ad alta propensione».

«Tra questi, c’erano donne di colore, il 60% delle quali stava usando borotalco per bambini, rispetto al 30% della popolazione complessiva», riporta la denuncia.

Ancora evidenze 

Durante una causa del 2008 è emerso che «gli afroamericani fanno un elevato uso della categoria (talco n.d.r)» e tendono a essere utenti importanti».

«Questa presentazione dimostra il chiaro marketing intenzionale di J&J per le donne di colore. Inoltre emerge la sua consapevolezza che le donne di colore sono e sono state particolarmente utilizzatrici consistenti dei suoi prodotti in polvere a base di talco», cita la denuncia.

Esistono altresì prove di una campagna radiofonica negli Stati del sud rivolta alle donne afroamericane.

Le richieste del legale 

In virtù di tali evidenze, Crump ha chiesto ai tribunali di costringere J&J a ideare un «marketing correttivo».

«Questa azienda multimiliardaria dovrebbe dedicare tante risorse per avvertire queste donne, tante quante ne hanno impiegate cercando di prenderle di mira», ha detto Crump.

Janis Mathis punta alla sensibilizzazione

Al legale ha fatto eco Janice Mathis, direttrice esecutiva del gruppo, che ha sottolineato l’importanza di promuovere una campagna di sensibilizzazione sui rischi per la salute.

Ciò servirebbe a incoraggiare le donne nere, in particolare, a ottenere screening per il cancro

«Stiamo organizzando una campagna per assicurarci che ogni donna di colore e la sua famiglia capiscano che potrebbero avere contratto una malattia e che si devono curare».

Così ha detto Mathis durante una conferenza stampa tenutasi presso l’ufficio del gruppo a Washington D.C. lo scorso 27 luglio.

Crump e Mathis sono stati raggiunti alla conferenza stampa da membri della famiglia di donne nere.

Le afroamericane hanno fatto presente che i loro cari sono morti di cancro alle ovaie, dopo aver trascorso anni utilizzando prodotti in polvere a base di talco J&J.

Il gruppo di donne ha concluso la conferenza stampa cantando «La vita delle donne nere è importante!».

J&J nega ogni accusa

 «L’idea che la nostra azienda prenda di mira sistematicamente una comunità è irragionevole e assurda», ha affermato il portavoce della società Kim Montagnino in una dichiarazione a Fierce Pharma

J&J ha detto alla CNN che le accuse di effettuare un marketing mirato alla clientela afroamericana sono “fuorvianti“.

«Gli sforzi per determinare chi sono i nostri clienti e l’uso di annunci pubblicitari che sono significativi per loro e parlano delle loro esperienze di vita, è la definizione stessa del marketing», ha affermato la società. 

«Crediamo che il marketing per ogni comunità sia un segno di rispetto e siamo orgogliosi di essere stati pionieri nel marketing multiculturale».

«Johnson’s Baby Powder è sicuro e le nostre campagne sono multiculturali e inclusive. Sosteniamo fermamente la sicurezza del nostro prodotto e il modo in cui comunichiamo con i nostri clienti».

Una vecchia storia

L’argomentazione di Crump e della NCNW secondo cui J&J avrebbe preso di mira le donne nere non è nuova.

I documenti interni erano già stati presentati in precedenza in un contenzioso del 2018.

Anche in quel caso si voleva dimostrare che la multinazionale aveva sviluppato piani di marketing mirati per le donne nere e latine.

Tuttavia, questa è la prima causa volta a promuovere nuove politiche di marketing “non ingannevole”.

Esito del tribunale 

In tribunale, NCNW ha riconosciuto che una buona parte di donne nere (e le loro famiglie) sono state risarcite per danni da J&J ma ha affermato che le vittorie individuali non riguardano la più ampia comunità nera.

«Queste cause non hanno rimediato al danno specifico che J&J ha causato alla comunità nera e alle donne nere in particolare, indirizzando loro le pubblicità per questo prodotto pericoloso», hanno dichiarato i legali di NCNW.

«Quel danno continua e rimarrà fino a quando J&J non intraprenderà azioni correttive affermative per informare le donne nere che erano state precedentemente prese di mira dalla campagna pubblicitaria di J&J».

Conclusioni 

La denuncia del National Council of Negro Women è arrivata meno di due mesi dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha rifiutato di rivedere una sentenza della Corte d’appello del Missouri.

La sentenza aveva confermato un premio di 2miliardi di dollari a un gruppo di donne che aveva fatto causa a J&J dopo aver sviluppato un cancro alle ovaie.

LA MEMORIA CORTA E IL DANNO MINORE

Memoria corta
fotografia di alcuni talebani con una bandiera

Finita una memoria, se ne fa un’altra

Siamo travolti dallo tsunami “GREEN PASS”, secondo la filosofia del danno minore, quella di restringere la libertà individuale per disporne del massimo possibile sul piano collettivo.

Mediaticamente, un muro che inibisce la riflessione su altro di non secondaria importanza, anzi.

Purtroppo la nostra memoria è corta, ma dodici anni fa i titoli in prima pagina erano diversi, perché a Kabul, c’era stato un grave attentato nei nostri confronti, rivendicato dai Talebani e in cui erano rimasti uccisi sei militari della missione italiana, oltre a quattro feriti.

Oggi, venerdì 17, un buontempone mi ha mandato gli auguri, rimarcando giorno e data.

Ieri, mentre Fauci ci lodava per la fermezza che stiamo usando nel promuovere la campagna vaccinale, Biden, ancora impregnato degli effetti catastrofici della fantozziana fuga dall’Afghanistan, ha dato, al solito senza preavviso, un altro annuncio compatibile con la confusione tra ideali traditi e strategia della tensione, paventando l’asse atomico sottomarino tra USA, Great Britain ed Australia, in funzione anti cinese, con tanti saluti all’Europa Comunitaria, vincolata peraltro ad un Patto Atlantico ormai da museo, tanto quanto l’adesione alla NATO, di cui festeggiamo il 70° della presenza nel Bel Paese, con il Presidente Mattarella, coinvolto nella cerimonia a Giugliano, presso la Base del Lago Patria.

Uno sguardo più ampio

Forse è venuto il momento di fare un respiro profondo e cercare di guardare in modo più realistico al nostro futuro, oltre al contingente quotidiano.

L’esempio ci viene dall’emergenza energetica legata al caro gas e al caro nucleare, dove per un verso paghiamo dazio per i rapporti complicati da vincoli a senso unico, con i fornitori russi, libici ed algerini.

Poi, chiediamoci cosa fare dell’energia prodotta in Francia con il nucleare di cui non vogliamo sentire parlare, ma che ci coinvolgerebbe, nostro malgrado, in caso di incidenti alle centrali. E visto che oggi – 17 venerdì – è il giorno giusto, voglio concludere, si fa per dire, in bellezza con la mondezza.

Ormai siamo circondati e immersi nelle discariche, che ospitano rifiuti ovunque sia rimasto un buco, una ex cava, una voragine autorizzata o meno disponibile.

Roma è esemplificativa del problema ineludibile di uno smaltimento inconciliabile tra metodo medievale, quello di vuotare il pitale dalla finestra e quello aggiornato, che vede i danesi fare sport sui piani inclinati del Termovalorizzatore cittadino, utile peraltro alla produzione di energia e servizi.

Inquinate le falde e l’aria, deturpato il territorio, trasformato ovunque in terra dei fuochi, alla fine della fiera, con decenni di ritardi e danni irreversibili, quando sarà, approderemo obtorto collo alla soluzione del danno minore, appunto, memoria corta permettendo.

La memoria corta e il danno minore: Dott. Ruggero Alcanterini

Roma e rifiuti: il fallimento del porta a porta

Rifiuti
foto di un secchione stracolmo di immondizia che cade inesorabilmente a terra

È un fatto ormai risaputo che l’Italia è uno dei Paesi maggiormente esposti al rischio ambientale dovuto dalla massiccia presenza di rifiuti. Un po’ è stata colpa delle pessime Amministrazioni locali passate, ma un po’ è dovuta anche al comportamento di noi cittadini.

La notizia che stiamo per raccontare arriva proprio da Roma, la grande Capitale italiana che invece di dare il buon esempio alle altre città, tende a peccare quasi per prima.

Difatti, l’iniziativa “Porta a Porta”, ha fallito a Roma. Il progetto che consisteva nel ritirare i diversi tipi di rifiuti, direttamente al domicilio dei cittadini si è rivelato un flop in diverse aree capitoline.

Il flop della raccolta rifiuti porta a porta a Roma

Il flop della raccolta rifiuti porta a porta ha avuto inizio negli anni scorsi a Torrino, estendendosi poi a Settebagni e nella zona dei Colli Aniene. L’ultimo quartiere a rinunciare ai bidoncini del “Porta a Porta” è Cecchignola, che si trova rispettivamente a sud della Capitale.

L’Agenzia per il Controllo e la qualità dei Servizi di Roma ha recentemente pubblicato i dati per niente confortanti, in merito all’argomento.

Come indicato nel rapporto redatto dall’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi romana, nella Capitale la raccolta differenziata è passata dal 26% (stima del 2012), al 41% (2015), mentre nello stesso periodo di tempo i cittadini raggiunti dal servizio sono passati dal 6% al 29%.

Quindi, fino al 2015 i cittadini sembravano propensi ad approcciare all’iniziativa. Tuttavia, qualcosa è andato storto dal 2016 in poi.

La mancanza di investimenti adeguati e la scarsa volontà politica ha bloccato la crescita dell’iniziativa. Fino a spegnerla completamente, facendola oscillare tra il 43% e 44%, contro il limite minimo di legge fissato al 65%.

Perché il progetto non ha funzionato?

Un sistema di raccolta a domicilio dei rifiuti differenziati, sembrava la soluzione perfetta ed ecologica per porre fine all’emergenza. Occorre precisare, che nel corso della sua prima campagna elettorale, fu proprio la sindaca, Virginia Raggi, a proporre l’iniziativa e garantire il massimo supporto.

Un supporto che si è rilevato troppo debole e superficiale. Le conseguenze di una scarsa e quasi demotivante promozione dell’iniziativa, è la scomparsa di essa stessa persino dai social ufficiali dell’Amministrazione locale.

Sono sempre meno evidenti i messaggi e le proposte di sensibilizzazione all’argomento e questo non può sicuramente passare in secondo piano.

Discariche, inceneritori e i rischi per la salute

L’Amministrazione locale dovrebbe prestare maggiore attenzione alla problematica dei rifiuti e cercare di coinvolgere maggiormente la cittadinanza nelle iniziative proprio come la raccolta “Porta a Porta”.

Questo perché attraverso di essa si limita al minimo l’uso degli inceneritori presenti nelle discariche.

È necessario arginare l’uso degli inceneritori e limitare la presenza delle discariche stesse, perché proprio come indicato dall’ONA e dagli studi epidemiologici della Regione Lazio, ci si ammala più facilmente se si vive in prossimità di una discarica.

Sono molte le malattie che insorgono in seguito al contatto con i rifiuti e non sono tutte di origine neoplastica pur essendo altamente invalidanti.

L’ONA agisce attraverso l’Osservatorio dei Rifiuti

Come detto, l’Italia da anni attraversa una profonda crisi per la questione rifiuti. L’avv. Ezio Bonanni, presidente ONA, per questo motivo ha istituito un dipartimento apposito: Osservatorio Nazionale dei Rifiuti.

L’ONA attraverso il dipartimento riesce a tener lo sguardo fermo sulla problematica e ad intervenire nei casi di maggiore necessità.

Per conoscere maggiori dettagli consulta anche: Nasce l’Osservatorio Nazionale dei Rifiuti.