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martedì, Agosto 11, 2026
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Gravidanza: come eliminare germi, batteri e veleni da frutta e verdura 

alimentazione
lavare le verdure e la frutta sotto il rubinetto

In gravidanza l’attenzione non è mai abbastanza 

Frutta e verdura, in gravidanza, possono veicolare batteri pericolosi. Ottima fonte di vitamina A, C, folati (acido folico) e sostanze antiossidanti, ma al tempo stesso possono veicolare pericolosi patogeni. I più diffusi sono: E Coli, Toxoplasma Gondii (che provoca la toxoplasmosi), Norovirus, Virus dell’Epatite A, Listeria monocytogenes. 

Altro pericolo proviene dai pesticidi. Oggi ci occuperemo di tre “nemici”: toxoplasma, listeria e pesticidi.

Nemico n.1: il Toxoplasma 

Il Toxoplasma gondii, un protozoo parassita che può colpire sia gli animali sia l’uomo, è particolarmente pericoloso in gravidanza. Contrarre l’infezione da Toxoplasma , dà origine ad una patologia nota come toxoplasmosi. 

Nelle persone sane, la malattia spesso si manifesta in maniera asintomatica. Al massimo si possono verificare semplici sintomi influenzali. 

Discorsi diverso per i soggetti debilitati e per le donne in stato di gravidanza. La toxoplasmosi può causare delle complicazioni anche gravi. In particolare nelle donne in gravidanza può provocare aborti spontanei, malformazioni o gravi lesioni cerebrali del feto.

Nemico n. 2: Listeria

Altro pericolo deriva dal Listeria monocytogenes. Il batterio scoperto fu per la prima volta in Australia nel 1924 ed è molto diffuso nell’ambiente. 

E’ presente anche nell’intestino di molte specie animali e dell’uomo. Può contaminare tutti gli alimenti crudi e riesce a crescere perfino nei cibi refrigerati. 
L’infezione si contrae attraverso l’ingestione di alimenti contaminati dal batterio. Grazie alla presenza dei suoi lunghi flagelli, si muove con estrema facilità e può passare facilmente attraverso l’intestino. 

Come nel caso della toxcoplasmosi, in individui sani la malattia si manifesta con una sindrome simil-influenzale. Si può al massimo avere qualche linea di febbre e altri sintomi non specifici (affaticamento e dolori vari). 

Nelle donne in gravidanza, l’infezione può però avere serie conseguenze sul feto causando listeriosi congenita, parto prematuro, aborto o morte fetale.

Nemico n. 3: pesticidi

Pesticidi o prodotti fitosanitari (insetticidi, acaricidi, fungicidi etc.), spray e fertilizzanti, hanno portato all’umanità molti vantaggi:

  • Hanno eliminato malattie come la malaria, la malattia del sonno, la febbre gialla;
  • Hanno favorito un maggiore produzione agricola atta a fronteggiare l’aumento della popolazione mondiale. 

Accanto a questi vantaggi, i pesticidi presenti in frutta e verdura possono a loro volta nuocere alla salute, soprattutto se ingeriti in gravidanza. Uno studio del 2018 condotto dall’American Psychological Association (APA), ha evidenziato che potrebbe esserci un legame tra infertilità e il consumo di frutta e verdura contenenti alti residui di pesticidi. Sebbene gli effetti su donne già in gravidanza non siano stati interamente studiati, l’esposizione ai pesticidi nell’aria è stata messa in relazione con i problemi di sviluppo nei bambini.

Consigli da seguire in gravidanza

Veniamo al lato pratico della questione. Cosa si può fare in gravidanza, per evitare certi rischi?

Gravidanza: come lavare frutta e verdura
  1. Se l’alimento è particolarmente sporco, è una buona pratica lavarsi le mani dopo averlo toccato;
  2. Immergere nell’acqua la verdura, l’insalata e la frutta, non basta. Spesso germi e batteri rimangono sulla superficie degli alimenti e possono essere trasferiti all’interno mentre vengono tagliati. È importante risciacquare, spazzolando la buccia sotto un getto d’acqua corrente per almeno un minuto. Meglio immergere frutta e verdura in una bacinella con acqua e bicarbonato. Poi bisognerà lasciare il tutto in ammollo per 15/20 minuti, prima di risciacquare con acqua corrente tiepida (o fredda se si tratta dell’insalata, per mantenerne la friabilità). Lavare le verdure con il bicarbonato, può essere efficace nel caso in cui si vogliano eliminare terra e sporcizia. Purtroppo però, il bicarbonato non elimina i patogeni pericolosi per le donne in stato interessante;
  3. Fare attenzione alla rucola, perché la conformazione delle sue foglie protegge i microorganismi;
  4. I batteri possono proliferare sia sulla buccia esterna sia nelle fessure. Dunque bisognerebbe sempre tagliare le aree danneggiate o ammaccate;

Ulteriori consigli

  1. I batteri possono entrare nei semi dei germogli attraverso le fessure. Meglio evitare di consumare germogli crudi di qualsiasi tipo (soia, erba medica, trifoglio, ravanello e fagioli mung);
  2. I detergenti chimici non devono essere utilizzati per lavare frutta e verdura. Meglio optare per l’amuchina (quella specifica per gli alimenti);
  3. Fuori casa, meglio evitare di consumare frutta e verdura cruda. Le insalate del ristorante possono spesso contenere germogli crudi. In questo caso, sarebbe opportuno chiedere che i germogli grezzi non vengano aggiunti al cibo;
  4. Stesso discorso vale anche quando si acquistano prodotti su cui c’è scritto “pronto da mangiare”. Un rapporto pubblicato nel 2010 ha evidenziato che oltre il 39% dei campioni di insalate pre confezionate, presentavano diversi tipi di contaminazione batterica. Una delle più pericolose era quella del Listeria.

Cross contaminazione 

Altro rischio deriva dalla cosiddetta “cross-contaminazione”. 

In questo caso, il trasferimento di microrganismi potenzialmente nocivi tra alimenti, si verifica quando vengono a contatto tra loro frutta e verdura lavate, con altri vegetali non lavati. Ma anche con prodotti di origine animale crudi, utensili e superfici di lavoro sporche, venute a contatto con il prodotto stesso prima del lavaggio.

Succhi di frutta 

Per quanto riguarda i succhi di frutta, meglio optare per dei succhi pastorizzati o trattati per uccidere i batteri nocivi. 

Il succo pastorizzato deve essere refrigerato o congelato. Si trova confezionato in brick, scatole, bottiglie o lattine. 

Per essere sicuri che i succhi siano pastorizzati basta leggere l’etichetta.

I succhi freschi in vetro, anche quelli che si bevono al bar, potrebbero non essere pastorizzati.

Ona e salute 

ONA: la salute è importante sotto tutti i punti di vista

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), ritiene che la salute vada tutelata sotto ogni punto di vista così come l’ambiente.

 

Fonti

fonte: NHS National Health Service

fonte: JAMA Journal of the American Medical Association

The conversation https://theconversation.com/us/topics/bacteria-406

Link to Royal College of Obstetricians and Gynaecologists patient information leaflet (PDF)
https://www.rcog.org.uk/globalassets/documents/patients/patient-information-leaflets/pregnancy/pi-gbs-pregnancy-newborn.pdf

L’amianto nella storia, da materiale a killer impietoso

amianto nella storia
amianto nella storia, lava

L’utilizzo di amianto nella storia risale addirittura al Neolitico. Maghi ed alchimisti lo hanno inserito tra i loro elementi d’effetto ed è rimasto “pozione magica”, e quindi poco diffuso, fino alla rivoluzione industriale.

Con il termine amianto si indicano circa 30 minerali naturali a struttura fibrosa. L’uomo ha impiegato già dall’antichità sei di questi, per le loro caratteristiche. Sono la crocidolite, l’amosite, l’antofillite, l’actinolite, la tremolite ed il crisotilo. I più utilizzati sono stati l’amosite, la tremolite e il crisotilo.

Amianto nella storia: l’uso durante la preistoria

Gli archeologi lo hanno trovato in frammenti e oggetti risalenti alla preistoria, in particolare al 2500 a.C., al Neolitico, in Finlandia, Russia e Norvegia. La storia dell’amianto ha coinvolto anche l’Antico Egitto. Gli egizi lo hanno utilizzato per fabbricare i tessuti per avvolgere i sovrani nelle pire, perché riusciva a tenere separate le ceneri del defunto dal resto del rogo. Plinio il Vecchio (23 – 79 d.C.), lo racconta nella sua opera “Naturalis Historia”. Lo stesso scrittore descrive come fosse usato anche per attutire il rumore durante il taglio degli alberi, avvolgendoli appunto in un panno d’amianto.

Gli antichi greci lo utilizzavano anche come stoppino per alimentare le lampade. Grazie al suo utilizzo l’olio veniva cambiato una sola volta l’anno, nonostante restasse sempre acceso.

Il termine amianto compare, poi, in alcune ricette esoteriche e alchemiche del III e IV secolo d.C.

Se ne parla anche durante tutto il Medioevo e Marco Polo ne “Il Milione” spiega come nella provincia cinese di Chingitalis, si impiegasse per filarne tovaglie.

L’amianto usato per fini terapeutici

Tra il Medioevo e l’età moderna i medici lo utilizzarono per fini terapeutici. Nel ‘600 il medico naturalista Boezio lo usa per un unguento per il “lattime” e per ulcerazioni alle gambe. L’amianto era contenuto nei farmaci fino agli anni ’60. In una polvere per la sudorazione dei piedi e in una pasta dentaria per le otturazioni e il mal di denti.

L’amianto e la rivoluzione industriale

Fu proprio l’Italia che, all’Esposizione Universale di Parigi nel 1878, presentò alcuni campioni del minerale. La nostra Penisola continuò ad essere il primo produttore. Fino a quando, sul finire del secolo, non si scoprirono giacimenti più ampi di quelli italiani e ricchi di materiale più pregiato in Canada, Zambia, Zimbabwe, Australia e Russia.

La rivoluzione industriale cambia in maniera esponenziale le abitudini e quello che prima era appannaggio di pochi diviene nelle possibilità di molti. La domanda aumenta e con questa la necessità di rispondervi. L’amianto era, in Italia, un elemento che si trovava in natura in grande quantità. Era facilmente estraibile e aveva caratteristiche ottimali essendo ignifugo e fonoassorbente. Poteva inoltre essere mescolato ad altri materiali rendendoli più resistenti e più flessibili. Per questo il suo impiego divenne sempre maggiore. Veniva poi utilizzato in grande quantità nelle macchine a vapore, che erano il centro della rivoluzione industriale.

Amianto storia dell’Eternit nel mondo

Nel 1901 nasce l’eternit, un composto formato da cemento, amianto brevettato dall’austriaco Ludwig Hatschek.

Lo stabilimento Eternit di Casale Monferrato (in Piemonte), aprirà nel 1907, fondato dall’ingegnere italiano Adolfo Mazza che costruì, nel 1912, la prima macchina per la produzione di tubi a pressione in cemento–amianto.

Nel 1915 nacquero le famose fioriere e nel 1933 le lastre ondulate che sono ancora sui tetti degli edifici italiani. L’asbesto si utilizzò poi fino agli anni ’70 nelle tubature e nella costruzione degli acquedotti.

Venne impiegato anche, purtroppo, in luoghi pubblici come scuole, ospedali, palestre, cinema e in tutti i settori industriali. Questo anche per la sua proprietà ignifuga. Nel 1903, infatti, in seguito ad un incendio che aveva causato 83 morti, i materiali infiammabili della Metropolitana di Parigi furono sostituiti con manufatti contenenti amianto, compresi i freni delle carrozze. Lo stesso avvenne nella metropolitana di Londra e poi nel 1932 per la coibentazione del translatlantico Queen Mary. In Italia, nella seconda metà degli anni ’50, si coibentarono con l’amianto le carrozze ferroviarie, fino ad allora isolate con sughero.

L’Austria inizia a produrre cemento-amianto nel 1893. Nel 1912 un ingegnere italiano costruisce per primo una macchina per la produzione di tubi in cemento-amianto.

Nocività dell’asbesto già nota nei primi del ‘900

Le persone che avevano a che fare con l’amianto sospettavano già nei primi anni del ‘900 che fosse dannoso per la salute. I primi casi di malattie legate all’inalazione di amianto sono riportati in Francia e in Gran Bretagna nel 1906: si parlava di fibrosi polmonare associata all’esposizione ad amianto. L’alto numero di malattie legate alle vie respiratorie tra chi lavorava l’amianto erano indicative.

Dopo una prima indagine epidemiologica sistematica condotta da Doll sui tessili inglesi del 1955, si è cominciato ad ammettere una correlazione tra l’esposizione a fibre di asbesto e l’insorgenza di tumori polmonari.

Wagner e collaboratori osservarono e registrarono, nel 1965, 47 casi di mesotelioma nei 5 anni precedenti in una zona dove c’erano piccole aziende che trattavano amianto. Nel 1965 furono pubblicati gli atti della Conferenza del 1964 organizzata dalla New York Academy of Sciences sugli effetti biologici dell’asbesto.

Mesotelioma e patologie asbesto correlate

Oggi è ormai assodato che l’amianto provoca infiammazioni, asbestosi, il mesotelioma (tumore sentinella) e tutta una serie di patologie asbesto correlate.

E’ comunque difficile per le vittime dell’amianto veder riconosciuti i propri diritti e adeguati risarcimenti per le sofferenze a cui sono sottoposte. Per questo l’Ona – Osservatorio nazionale amianto, tramite il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, è al fianco delle vittime. Anche con una prima assistenza legale gratuita. Ha anche creato una App apposita per realizzare una mappatura.

Purtroppo la lunga latenza delle malattie e i ritardi nelle bonifiche hanno fatto sì che di amianto, ancora oggi, nel 2022, si continua a morire. L’Inail nel suo VII Rapporto ReNaM ha delineato tutti i casi di mesotelioma fino al 2018. A questi, come ha spiegato il presidente dell’Ona ne “Il libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022“, vanno aggiunte tutte le morti causate dagli altri tumori derivati dall’esposizione all’amianto.

Dipendenti pubblici no vax sospesi, Tar Lazio respinge ricorso

dipendenti pubblici
ragazza seduta sul divano
Oltre 120 dipendenti pubblici avevano presentato ricorso al Tar del Lazio dopo la sospensione dal servizio e dello stipendio. Secondo i giudici amministrativi, però, hanno torto

Il Tar del Lazio ha ritenuto che siano pienamente legittimi i provvedimenti con i quali la pubblica amministrazione ha disposto la sospensione dal servizio e dalla retribuzione chi non ha proceduto ad assolvere all’obbligo vaccinale. La decisione è contenuta in una sentenza con la quale i giudici hanno respinto un maxi ricorso proposto da 127 dipendenti pubblici. La pubblica amministrazione aveva sospeso i dipendenti del comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico, nonché personale della scuola, per mancato assolvimento dell’obbligo vaccinale.

Dipendenti pubblici, sospensione deriva dalla legge

I ricorrenti avevano sostenuto che le disposizioni non avrebbero garantito la salute pubblica e che, invece, avevano creato problemi nei Dicasteri a causa della mancanza di personale. Il Tar, ritenendo che i provvedimenti lesivi contestati sono esclusivamente quelli di sospensione dallo stipendio, li ha ritenuti “tutti legittimi”.

Il Tar ha spiegato che l’amministrazione “non ha alcun potere discrezionale, discendendo il contenuto dell’atto direttamente dalla legge”.

Green pass, cosa cambia dal 1 aprile

Dal primo aprile cambieranno varie regole Covid in base al nuovo decreto di Governo, con la fine dello stato di emergenza. Fino al 15 giugno resta, però, l’obbligo vaccinale per i settori scuola, sanità, difesa, sicurezza e soccorso pubblico.

Le cose cambieranno, invece, per i lavoratori over 50 che potranno tornare a lavoro con il Green Pass base, quello che si ottiene anche con il tampone. Per loro, di fatto, termina così la sospensione dal lavoro.

Dipendenti pubblici, altri casi in Italia

Finora, a parte rarissimi casi, i giudici amministrativi, in più parti d’Italia avevano sospeso il blocco degli stipendi, rimandando la questione ad un esame nel merito in sede collegiale. Qualche giorno fa il Tar del Lazio si è espresso però contro i lavoratori che dovranno vaccinarsi o attendere la fine dello stato di emergenza. La tutela della salute collettiva, infatti, è stata considerata un motivo valido per la sospensione da lavoro e dello stipendio.

In un caso il Giudice del Lavoro del Tribunale di Velletri, nel dicembre 2021, aveva riammesso un’operatrice sanitaria non vaccinata. Il Tar in quel caso le aveva dato ragione, prima con provvedimento cautelare e poi con sentenza, per “la rilevanza costituzionale dei diritti compromessi (dignità personale, dignità professionale, ruolo alimentare dello stipendio)”.

L’ONA e l’assistenza legale

LONA – Osservatorio Nazionale Amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, fornisce assistenza legale alle vittime di amianto. Così come alle loro famiglie e alle vittime del dovere. Grazie anche al lavoro dell’Ona i medici che, nel primo anno della pandemia, hanno perso la vita a causa del Covid, sono stati riconosciuti vittime del dovere.

Ora gli esperti e i professionisti dell’associazione sono al fianco anche di chi scegliendo di non vaccinarsi è stato sospeso dal lavoro.

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha realizzato in questo senso uno specifico strumento on-line di assistenza. Gli operatori risponderanno anche alle domande di quelle persone che ritengono di aver subito effetti collaterali a causa del vaccino Covid.

Per richiedere una consulenza gratuita i lavoratori e i cittadini possono anche contattare il numero verde 800 034 294.

Triptofano: l’amminoacido del buon umore

Triptofano: l'amminoacido del buon umore
alimenti che contengono Triptofano

Il triptofano può essere convertito in serotonina e melatonina

Il triptofano, è un amminoacido essenziale (nel corpo, gli amminoacidi vengono utilizzati per creare proteine ma servono anche altre funzioni). Dal momento che non viene sintetizzato all’interno dell’organismo, deve essere assunto attraverso la dieta. Dopo il consumo, viene trasformato metabolicamente in altre molecole bioattive indispensabili per il benessere generale: serotonina, kynurenina, melatonina e vitamina niacina o nicotinamide (vitamina B3), importante per la digestione e per la salute di pelle e nervi.

L’organismo ha bisogno di assicurarsi adeguate quantità di altre sostanze, per poter trasformare il triptofano in serotonina. Senza di esse, il processo non può avvenire. Parliamo di:

  • Carboidrati complessi (cereali integrali);
  • Ferro;
  • Vitamina B2 (riboflavina);
  • Vitamina B6 (piridossina);

Dove agisce il triptofano?

Diversi studi hanno dimostrato che livelli alti di questo amminoacido svolgono un ruolo importante nella regolamentazione della crescita, dell’umore e del comportamento. 

Il triptofano agisce sia a livello centrale encefalico, sia nell’intestino.

  • Cervello: conosciuto come precursore della serotonina, la “molecola del buonumore”, il  triptofano diventa serotonina quando entra nell’organismo. La serotonina in eccesso viene poi trasformata in melatonina, sostanza in grado di regolare i cicli sonno-veglia e altri aspetti della ghiandola pineale. Inoltre agisce sulla sessualità e sull’appetito;
  • Intestino: regola la motilità intestinale, per il benessere generale del tratto intestinale.

I numerosi benefici dell’amminoacido

  • Può essere di supporto nella terapia dell’autismo;
  • Migliora le relazioni sociali, abbassando il livello di aggressività;
  • Facilita i processi cognitivi, la memoria, l’apprendimento;
  • Aiuta a combattere ansia, attacchi di panico e depressione;
  • Utile in presenza di sclerosi multipla, malattie cardiovascolari, renali, intestinali, infiammatorie o infezioni microbiche;
  • Può facilitare la diagnosi di: cataratta umana, neoplasmi del colon, carcinoma delle cellule renali;
  • Può facilitare la prognosi della nefropatia diabetica;
  • Migliora la qualità del sonno. 

Dove si trova?

Si trova negli alimenti che contengono proteine: 

  • Cereali integrali come il farro e l’avena, orzo e germe di grano. Questi alimenti, fornendo carboidrati a lento assorbimento, stimolano in modo costante la sintesi di serotonina senza causare picchi glicemici. Uno studio ha scoperto che mangiare cereali arricchiti da triptofano a colazione e cena aiuta ad addormentarsi più velocemente e dormire più a lungo;
  • Legumi: fagioli, lenticchie e piselli. Oltre al triptofano, i legumi contengono anche vitamine del gruppo B, vitamina E, colina e calcio, sostanze importanti per il benessere psicofisico a livello di calma, relax, capacità di concentrazione e memorizzazione;
  • Alcune verdure a foglia verde, come gli asparagi, gli spinaci, radicchio, lattuga, cavolo, indivia e bietola;
  • Cibi altamente proteici come le mandorle e la frutta secca: noci, pinoli, nocciole, anacardi, pistacchi. Le mandorle contengono inoltre il litio, sostanza che aumenta il rilascio di serotonina.
  • Cioccolato fondente amaro almeno al 70%;
  • Piante selvatiche come i germogli di luppolo, tarassaco e genziana;
  • Semi oleosi germogliati freschi, come germogli di broccoli, soia, di chia, di lino, crescione, rucola, fagiolini, semi di sesamo, semi di zucca e semi di girasole. Questi alimenti contengono diverse sostanze che proteggono il sistema nervoso fra cui magnesio, calcio, selenio, ferro, vitamine del gruppo B ed E;
  • Frutta come ananas, banane, papaya, avocado, kiwi, ciliegie, prugne, datteri, pomodori, passiflora;
  • Alghe, delle quali la spirulina è una delle più ricche di triptofano;
  • Patate, zucche, funghi;
  • Pappa reale e miele grezzo possono essere fonti di triptofano e vitamina B.
  • Spezie come: zafferano, cannella, coriandolo,  zenzero ed erbe aromatiche, sono ricche di oli essenziali stimolanti;
  • Timo, menta e rosmarino.

Tra gli alimenti di origine animale che lo contengono elenchiamo: pollame, gamberetti, uova, alici e granchi.

Una raccomandazione: importante scegliere cibi freschi, raccolti da poco, preferibilmente derivati da coltivazioni biologiche.

I cibi freschi contengono più vitamine, minerali e, in generale, sostanze che promuovono la vitalità dell’organismo e della psiche.

Integratori a base di triptofano

In quanto precursore della serotonina, il triptofano viene inserito nelle formulazioni di integratori specifici a base di triptofano (5-HTP e melatonina). Gli integratori sono particolarmente indicati per dormire meglio o per affrontare gli stati di stress.

Effetti collaterali 

Gli effetti collaterali sono spesso correlati ad una assunzione esagerata. Tra quelli più fastidiosi: nausea e vertigini. 

Quando il triptofano o il 5-HTP sono presi insieme ai farmaci che influenzano i livelli di serotonina, come antidepressivi, è possibile che si presenti una condizione chiamata Serotonina Syndrome.

Può causare diversi sintomi, tra cui sudorazione, tremori, agitazione e delirio.

Se si assumono farmaci che influenzano i livelli di serotonina, meglio consultare il medico prima di prendere integratori triptofani o 5-HTP.

ONA: la salute è importante sotto tutti i punti di vista

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), ritiene che la salute vada tutela sotto ogni punto di vista. Oltre alla tutela dell’ambienteuranio impoverito.

Fonti 

Aspectos da fisiologia do triptofano Jamnicky, Blanka, D. Mück-Seler, and M. Slijepcević. “Favourable effect of tryptophan/insulin treatment on serotoninergic imbalance in alloxan diabetic rats.” Comparative Biochemistry and physiology.

IL METABOLISMO DEL TRIPTOFANO. Il metabolismo del triptofano … Journal of Psychosomatic Research.

Bonifiche amianto ostacolate da norme disomogenee e costi elevati

bonifiche amianto
Laura Schiavoni con tuta protettiva, bonifiche amianto

La necessità delle bonifiche amianto si scontra in Italia con l’assenza di una legge che obblighi in ogni caso alla rimozione del minerale killer e con i costi elevati, soprattutto per grandi superfici. Ma anche con un vuoto normativo che delega alle regioni e alle amministrazioni in generale l’elaborazione di linee guida e regolamenti.

Abbiamo approfondito quanto sempre sostenuto dall’Osservatorio nazionale amianto e dal suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, con la responsabile di Eco Agency che si occupa di smaltimento amianto a Bologna, Laura Schiavoni.

La dottoressa Schiavoni in cantiere

Dottoressa durante l’evento “Amianto: prevenzione e bonifica, tutela della salute e dell’ambiente”, organizzato dal responsabile Ona Bologna, Massimiliano Fabiani, ha spiegato come l’Emilia Romagna abbia elaborato delle linee guida per determinare se un manufatto contenente amianto sia o meno pericoloso, per capire poi come agire.

Non esistono linee guida nazionali?

Esiste la Legge 257/1992 che mette al bando l’amianto, ma non c’è un obbligo allo smaltimento se non in determinati casi di deterioramento. Vero è che esistono norme che tutelano la salute dei lavoratori negli ambienti in cui è contenuto amianto, ma non una legge che obblighi un proprietario privato o un’azienda a smaltirlo. Chi può intervenire è la Asl di competenza, in collaborazione con i Comuni. E’ la Asl che verifica la presenza dell’asbesto di solito su segnalazione. Poi invierà una lettera in cui obbliga la proprietà ad effettuare una valutazione sullo stato del manufatto. In seconda battuta può obbligare alla rimozione dando termini temporali anche molto lunghi: da 6 mesi fino anche a 2 o 3 anni.

Voglio comunque aggiungere che il lavoro di sensibilizzazione sul territorio e di valutazione della Asl è davvero prezioso. Va tenuto conto anche di questo: spesso sono sotto organico e cercano comunque di essere sempre presenti. Almeno per quanto riguarda l’Emilia Romagna, fanno davvero molto, considerando anche coprono lo stesso settore dell’infortunistica sul lavoro.

Per quanto riguarda le linee guida a livello nazionale non esiste nulla: ogni regione (come appunto l’Emilia Romagna, la Toscana, il Veneto), ha le sue, anche se sono in qualche modo concordanti. La stessa mancanza di uniformità si ritrova anche nella presentazione dei piani di lavoro.

Ci sono piattaforme diverse per la presentazione dei piani di lavoro?

Esatto. Secondo il D.lgs. 81/2008 è necessario presentare un piano di lavoro con la procedura di rimozione dell’amianto. Anche se la normativa nazionale individua dei punti fissi che vanno compresi nel piano di lavoro, ogni Asl, però, richiede un format diverso a seconda delle regioni. Quindi molte regioni, per esempio la Toscana e l’Emilia Romagna, hanno piattaforme diverse per le procedure.

Questo comporta che aziende che lavorano in più regioni devono conoscerle tutte e muoversi diversamente a seconda dello stabilimento interessato. Lo stesso per la validità dei corsi degli operatori che rimuovono il materiale. C’è un numero di ore fissate per legge e un esame finale. Avuto l’attestato, però, le regioni richiedono aggiornamenti con tempistiche diverse. Qualcuna ogni 5 anni, altre ogni 2 anni. Anche in questo senso non c’è una normativa che dica ogni quanto vanno aggiornate.

E’ chiaro quindi che amministrazioni più attente chiedono maggiori garanzie, altre meno. Dipende dalla sensibilità delle Regioni e dei Comuni sul tema. Questo comporta anche che alcune aziende possono lavorare con lavoratori meno aggiornati, e quindi meno tutelati, e anche una concorrenza sleale rispetto alle altre che invece devono prevedere più spesso corsi di aggiornamento. Ci sono comunque nuove tecniche di smaltimento e dispositivi di protezione migliori rispetto agli anni passati?

Qualcosa è cambiato nei prodotti incapsulanti per le bonifiche amianto, che sono migliori e l’incapsulamento risulta più idoneo, ma per il resto i Dpi sono rimasti gli stessi. Comunque le tecniche e dispositivi sono buoni, ormai sperimentati. Certo non si è investito molto, se non sul recupero dell’amianto, purtroppo però le sperimentazioni non hanno mai garantito che il materiale riutilizzato non rilasciasse fibre. Il risvolto negativo è che l’amianto ha come unica destinazione la discarica.

Sono molte le aziende o i privati che chiamano il laboratorio per un intervento?

Sono più sensibili i privati, perché si rendono conto che è la loro salute che è in gioco e quello della loro famiglia. Per quanto riguarda le aziende tanto dipende dalla sensibilità dei titolari. O dall’ampiezza dell’intervento. A volte hanno capannoni dismessi, che nemmeno utilizzano e li tengono così. In questi casi anche le amministrazioni comunali fanno fatica ad obbligare allo smaltimento. Altre volte è necessario bilanciare l’interesse a mantenere aperta un’azienda (il costo dello smaltimento potrebbe causarne la chiusura), e la salute dei dipendenti.

Ci sono contributi che possano incentivare le aziende a smaltire?

I privati hanno la detrazione del 50% e ora il benefit, per questo sono in qualche modo aiutati. Le aziende però non possono usufruirne. Ci sono i bandi Inail che escono ogni tanto, ma funzionano con il principio di chi prima arriva, gli altri restano fuori. Anche soltanto presentare la domanda ha dei costi, perché è così difficile che è necessario magari un consulente e tanti non ci provano neanche. Non è il modo più corretto. Sarebbe meglio una detrazione fiscale per una valutazione più organica degli interventi.

Bonifiche amianto, la missione dell’Ona

Il presidente Ona chiede da tempo agevolazioni per le aziende che realizzino bonifiche amianto e, invece, premi più alti per quelle che inquinano. L’avvocato Ezio Bonanni ha partecipato al convegno che si è svolto a Bologna il 10 marzo scorso.

Ha ripercorso la storia della lotta all’utilizzo di questo minerale fortemente cancerogeno, come delineata nella sua ultima pubblicazione “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia-Ed.2022“. L’asbesto causa mesotelioma e altre patologie asbesto correlate. Soltanto per la malattia sentinella (mesotelioma) ci sono state dal 1993 oltre 31mila vittime (VII Rapporto ReNaM dell’Inail). Ancora nel 2021 l’Ona ha stimato circa 7mila decessi (considerando anche quelli causati dalle altre patologie legate all’amianto).