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Benedetto XVI: l’ultimo Papa della trascendenza

Benedetto XVI
foto di Benedetto XVI

Omaggio a Benedetto XVI, una figura poco compresa che ha cercato di ripristinare la cristianità delle origini e il concetto dell’inviolabilità del sacro.

Benedetto XVI e la profezia di Malachia 

Nella Profezia di Malachia, testo attribuito a San Malachia, arcivescovo di Armagh (vissuto nel XII secolo), si indica una lista dei Papi che dal 1143 si sarebbero succeduti alla guida della Chiesa.

In 112 brevi frasi scritte in latino, sono riportati attraverso metafore, altrettanti Pontefici.

L’elenco cita, quale 111 Papa, colui che “dice bene”, “benedetto” (riferimento al nome scelto dal Papa emerito?), indicato come “gloria olivae”. 

Profezia a parte, Papa Ratzinger, rappresenta per certi versi un tassello importante tra passato e presente della Chiesa.

Benedetto XVI: difensore della tradizione inviolabile del sacro

Ratzinger, uomo di grande levatura spirituale, si rifaceva in maniera ortodossa al “mistero originale” racchiuso nella tradizione cattolica.

Auspicava che il Vaticano fosse esclusivamente il detentore del potere spirituale e che il Pontefice “pontifex” (pontem facere), “costruttore di ponti”, fosse pertanto un ponte tra il mondo terreno e spirituale. 

Era un fine teologo, che non si piegava alle “rivoluzioni colorate” tanto in voga oggi, né alle alleanze politiche. Egli voleva riportare la trascendenza all’interno della Chiesa, il divino nella terra. Sentiva la necessità di ricreare una chiesa “piccola”, che doveva ripartire dal punto zero, dalle origini, per ritrovare sé stessa. 

Concetti che probabilmente, all’interno del Vaticano, risultavano scomodi, all’esterno, anacronistici. 

Papa Ratzinger non era ben visto o forse non capito per questa peculiarità. Il suo “ritiro” dalle scene ha dato adito a ogni sorta di speculazione. Poi, la novità: l’elezione di Bergoglio, avvenuta il 13 marzo 2013.

La Chiesa stravolta

L’ elezione di Papa Francesco ha colpito positivamente un po’ tutti. Avere un nuovo Papa “alla mano”, innovativo e rivoluzionario, è piaciuto alle masse.

Francesco ha cominciato a scardinare delle cose vetuste, che i più hanno interpretato come un necessario rinnovamento, per andare al passo con i tempi. 

Un bel salto avanti rispetto al suo predecessore? Bella domanda. In realtà, Bergoglio non si è limitato a utilizzare un linguaggio nuovo, più fresco e moderno. Ha deciso di modificare parte della ritualità sacra.

Dal “padre nostro”, cambiato in qualche punto, alla scelta di non inginocchiarsi davanti all’altare e all’ostia consacrata, per fare qualche esempio.

Senza voler “pontificare”, su tali decisioni, mi preme più che altro sottolineare l’importanza del rito, del mistero e della sacralità all’interno della messa, che è (missa factum es, qualcosa che viene immesso dall’alto ). Concetti tanto cari a Benedetto XVI.

Le basi del cristianesimo: il lavoro del teologo Ratzinger

Ratzinger è stato definito “un fine teologo”, concentrato sulla via della conoscenza. Cosa vuol dire? 

La sua teologia (theos, Dio – logos – parola) non era solo un discorso su Dio. La sua ricerca partiva da assunti archetipici reali, che portavano alla comprensione della vera natura divina, per far capire la similitudine con il divino stesso. 

Se il vero cristianesimo, la vera via cristiana, affonda le basi nel segreto e nel mistero della rivelazione, la tradizione religiosa, “la filosofia perenne” si chiama così perché è perenne.

Il divino è fisso e immutabile

Dio, per come ci è stato tramandato dal Logos è: divino, eterno, assoluto e immortale.

Queste sono quattro leggi assolute, che non si possono cambiare. Sono state generate da una conoscenza divina.

Come si può pensare di mutare le regole di una religione dettate da un essere divino? Il misticismo non si può toccare, in qualsiasi sua forma!

Ratzinger ha tentato di far rispettare quelle leggi divine e trascendentali che stanno alla base della nascita della Chiesa.

Aveva raggiunto un livello di interiorizzazione tale, da essere un “talismano fisico”, un ponte del divino trasmuatato tramite l’amore. 

Temendo per le sorti della Chiesa, la definiva «una barca che sta per affondare», travolta dalla tempesta del relativismo, figlio della modernità. 

Per salvarla, auspicava un ritorno al passato, al pre-Concilio (e al pre ‘68), anzi al Concilio interpretato secondo «l’ermeneutica della continuità», incanalandolo sui sicuri binari della tradizione. 

Benedetto XVI e il futuro della Chiesa 

Con la morte di Ratzinger si è spenta una delle luci più brillanti, un’anima alta dalla emanazione molto potente.

Cosa accadrà alla Chiesa adesso? Si spaccherà, ci sarà uno scisma? 

Confondere il divino, il politico e il sociale è un bene? 

Di sicuro, senza trascendenza la Chiesa non va da nessuna parte.

Di sicuro c’è anche che la Chiesa è rimasta orfana di un leader che ha avuto un ruolo centrale.

(foto dalla pagina Fb Benedetto XVI)

Mesotelioma ambientale da amianto, crescono le domande

mesotelioma ambientale, paziente
mesotelioma ambientale, paziente

Mesotelioma ambientale. Il mesotelioma, tumore della pleura, causato dall’amianto, non colpisce purtroppo soltanto i lavoratori o ex lavoratori che sono stati in contatto con l’asbesto. Sono, infatti, in crescita le domande per ottenere la somma disposta dal Fondo per le vittime amianto, per chi ha avuto un’esposizione ambientale, vale a dire non sul posto di lavoro, ma perché per esempio viveva ad una distanza ravvicinata da una copertura in eternit. O vicino ad una fabbrica dismessa in cui si utilizzava questo minerale killer, non bonificata.

Mesotelioma ambientale, il “Fondo per le vittime amianto”

Spesso è difficile capire quando e per quanto tempo sia stato esposto chi si ammala di mesotelioma ambientale. Questo a causa della lunga latenza tra l’esposizione e la manifestazione della malattia, che in media è di 30 – 40 anni.

La Legge 24 dicembre 2007, n. 244 ha comunque istituito presso l’Inail il “Fondo per le vittime dell’amianto”. A chi viene colpito da questa malattia spetta una somma una tantum che fino al 2022 era di 10mila euro, aumentata a 15mila nel 2023. Un piccolo aiuto per il paziente e per la sua famiglia, perché non sia lasciato completamente solo dopo una diagnosi così difficile da accettare.

Bonifiche fortemente in ritardo

Le domande, inoltre, crescono e non cesseranno nei prossimi anni perché, come ha spiegato più volte il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, le bonifiche sono fortemente in ritardo. Più passa il tempo, inoltre, più i materiali nei siti contaminati si deteriorano diventando ancora più pericolosi perché il cemento perde il suo potere aggrappante e le fibre si disperdono più facilmente nell’aria.

Il fenomeno amianto può essere approfondito consultando l’ultima pubblicazione del presidente Ona: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”. Qui sono anche spiegate le varie tecniche di bonifica necessarie per fermare la strage silenziosa. L’Ona ha anche realizzato una App per la segnalazione dei siti contaminati.

Le conseguenze dell’uso indiscriminato dell’amianto, quando già era nota da tempo la sua cancerogenicità, sono sotto gli occhi di tutti. I numeri delle patologie asbesto correlate, come dimostra l’ultima analisi statistica del’INAIL, sono in crescita.

Mesoteliomi ambientali, i numeri dell’Inail

Per quanto riguarda più specificamente i mesoteliomi ambientali, al 15 settembre 2022, sono giunte all’Inail 2.706 richieste di prestazioni con anno prima diagnosi 2015-2021. Escludendo l’anno di prima diagnosi 2015, dove sono collocati anche i malati con diagnosi antecedente al 1 gennaio 2015 ancora in vita che hanno presentato la richiesta di prestazione nel 2015, e l’anno 2021 non ancora consolidato, mediamente sono pervenute poco più di 340 istanze l’anno. In aumento: nel 2018 sono state 352, nel 2019 invece, 361.

In Lombardia, la regione più colpita, tra il 2015 e il 2021 le richieste sono state 950, circa 160 in media all’anno (nel 2021 c’è stato un incremento, con ben 269 istanze). La maggior parte è stata accolta o è in fase di istruttoria, mentre nel caso di quelle respinte (224 in Lombardia), circa la metà passa da “malattia non professionale” a “malattia professionale”.

Dopo 30 anni dall’entrata in vigore della Legge 257 del 1992 che ha messo al bando l’amianto il fenomeno è ancora, purtroppo, attuale. Anche l’Inail la considera tale e sta, quindi, continuando a lavorare alle statistiche per fornire informazioni puntuali e risposte ai pazienti. Ancora molto c’è da fare, certamente, soprattutto a livello di risarcimenti.

De Andrè: il suo “Giudice” siamo noi

de andrè, foto in bianco e nero
de andrè, foto in bianco e nero

Ricordate la celebre “poesia” di Fabrizio De Andrè, “Un giudice”? Ad analizzarla bene, non possiamo che ritrovarci in tutto e per tutto nella sua descrizione.

De Andrè canta il “ Un giudice” 

De Andrè non era solo un cantautore, per molti è tuttora un patrimonio di riflessioni, valori e ideali intramontabili.

Con lue sue liriche sottili e altamente poetiche si è occupato di temi attuali. Dalla denuncia della guerra al carcere, dall’ipocrisia piccolo-borghese alla prostituzione, dalla droga ai drammi delle maggioranze e minoranze, dagli zingari ai popoli nativi, fino alla omo/trans-sessualità. 

Oggi ci soffermeremo sulla nota canzone “un giudice”, scritta nel lontano 1971, anno della mia nascita.

Il personaggio in questione, era stato descritto nella raccolta “Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters e nell’opera si chiamava Selah Lively. 

“Giudice finalmente, arbitro in terra del bene e del male”

Nel testo, De Andrè parla di un nano che, per utilizzare un termine moderno, veniva costantemente “bullizzato” per via della sua statura e per il suo aspetto fisico. La canzone narra anche di come, oltre ad essere preso in giro, il nano suscitasse anche la curiosità delle donne,  per via di quella credenza secondo cui i nani sarebbero più “dotati”. Scrive per l’appunto di una ragazza impertinente che vuole scoprire “quanto si dice intorno ai nani, che siano i più forniti della virtù meno apparente, fra tutte le virtù la più indecente”. 

Covando odio per l’altrettanto odio ricevuto, non appena divenne giudice, il nano si vendicò, scatenando tutte le sue frustrazioni. 

Iniziò pertanto a sentenziare condanne a destra e a manca. “E allora la mia statura non dispensò più buonumore. A chi alla sbarra in piedi mi diceva “Vostro Onore” e di affidarli al boia fu un piacere del tutto mio, non conoscendo affatto la statura di Dio”. E noi?

Da De Andrè ai giudici attuali

Oggi, soprattutto con l’avvento di internet e dei social, tutti noi ci siamo trasformati in giudici, né più ne meno come il grottesco personaggio di Faber. Siamo espertissimi in ogni settore e, comodamente nascosti dietro le nostre scrivanie, non facciamo che sputare sentenze su chiunque. 

Magari non ci accorgiamo dell’inquilino del piano di sopra che sta massacrando la moglie. Quando siamo chiamati all’operatività, siamo come le tre scimmiette: non vediamo niente, non sappiamo niente, non parliamo. 

Oppure diventiamo come Giulio Andreotti nell’epico sketch di Massimo Troisi del 1990, quando diceva “Andreotti lo vorrei come padre. Perché è ingenuo, è buono. Sta da quarant’anni in Italia. Sono successi delitti, mafia servizi segreti deviati, stragi e non si è mai accorto di niente”.

In fondo, non siamo davvero giudici, non abbiamo il potere di infliggere pene reali. Giudichiamo con la tastiera, facciamo comunque del male, ma siamo anche noi ingenui e non lo facciamo con malafede.

Ci piace ergerci sulla cattedra. Niente più!

Perché godiamo a giudicare, come il nano di De Andrè?

Certo che, almeno antropologicamente, sarebbe interessante capire perché ci piace così tanto essere “giudici in terra” come il nanetto cattivo di De Andrè.

Una spiegazione?

Prendiamo in discorso alla lontana.

Se esiste Dio, non può che essere buono e non può che essere amore incondizionato. 

Non tanto perché sia interessato a noi. E non penso nemmeno che voglia metterci in fila nel giorno del “giudizio universale”, per separare buoni e cattivi.

E’ semplicemente che, avendo creato tutto, e se ci guardiamo intorno, ha generato delle belle cose, non può che amare i frutti della sua mente, il suo logos che si è materializzato. 

Avendo tutto, perché tutto è da lui generato, non soffre di invidia come il giudice di De Andrè, il quale era tormentato per il fatto di non avere qualcosa che avevano gli altri. 

L’odio è mancanza 

Concludendo, non si può che dedurre che l’odio, l’invidia, la vendetta e il relativo gusto intrinseco di giudicare, siano “figli della mancanza”. Il giudice, definito iperbolicamente con l’epiteto di “nano” da De André, diventa una carogna per il semplice fatto che gli altri “hanno ciò che lui non ha”. Si accanisce perché gli altri sono sempre stati carogne con lui e trova nella vendetta e nel giudizio l’unica cura possibile.

Un po’ come accade a tutti noi: perché, a pensarci bene, spesso nell’altro non vediamo ciò che non ci piace di lui, ma ciò che ci manca.

Mesotelioma amianto, nuove terapie

Pasquale Montilla mesotelioma amianto
Pasquale Montilla, mesotelioma amianto

Mesotelioma amianto. Pasquale Montilla, oncologo, impegnato nella cura delle vittime dell’uranio impoverito e di altre sostanze tossiche, tra cui l’amianto, alle quali sono stati esposti i nostri militari impegnati nelle missioni di pace all’estero, ma anche in alcune zone d’Italia.

Mesotelioma amianto, intervista a Pasquale Montilla

Nonostante i suoi molteplici impegni, Montilla, che dal 2020 è membro del Comitato tecnico scientifico dell’Osservatorio nazionale amianto, ci ha concesso un’intervista per Il giornale sull’amianto. Il tema che gli abbiamo chiesto di approfondire in questo caso è relativo al mesotelioma e alle nuove terapie nel 2023 per affrontare il tumore sentinella dell’amianto. Dove c’è asbesto, infatti, l’incidenza di questo tipo di cancro aumenta, purtroppo, esponenzialmente.

Mesotelioma, 2000 casi in Italia nel 2020

I dati Airtum – Aiom (Associazione italiana registri tumori – Associazione italiana di oncologia medica), forniscono una stima per il 2020 di 2000 nuovi casi di mesotelioma maligno in Italia. Sulla base dei tassi di incidenza dei registri tumori italiani proiettati sull’intera popolazione italiana Istat. La stessa valutazione dell’Ona che aggiunge anche tutte le altre vittime delle patologie asbesto correlate, tra cui anche il tumore del polmone. Secondo l’Ona e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, sono infatti oltre 7mila l’anno le vittime dell’amianto. Il numero fornito dal VII rapporto ReNaM, sempre preso in considerazione, infatti esamina la sola rilevazione osservata, escludendo quindi le aree con dati mancanti.

La frequenza è maggiore tra gli uomini (circa 2/3 dei casi), verosimilmente a causa della più frequente esposizione ad amianto. L’incidenza in Italia è maggiore nelle regioni settentrionali e in particolare nelle aree dove è stato maggiore l’uso di amianto.

Per questo chiediamo al dottor Montilla, la sorveglianza sanitaria sui lavoratori esposta ad amianto è importante? Sappiamo che non è uniforme tra le diverse regioni, anche se sono state emanate linee guida dal Ministero della Salute, approvate in Conferenza Stato Regioni nel 2018.

La sorveglianza è fondamentale. Già uno studio Atom 002 che è stato presentato a Roma nel 18esimo Congresso nazionale dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), dimostrò quanto fosse necessario attivare screening nelle aree a rischio e la riduzione del 50% della mortalità grazie a questo tipo di screening specifico. In particolare si tratta di una Tac a basso dosaggio per popolazioni accuratamente selezioniate. L’approccio di questo studio ha dimostrato nuove prospettiva per la sorveglianza.

Con quali esami va diagnosticato il mesotelioma amianto? Nel paziente con sospetto mesotelioma pleurico la toracoscopia è raccomandabile rispetto ad altre tecniche diagnostiche invasive?

Il mesotelioma va diagnosticato con un approccio multimodale, con diagnostica per immagini. Si parte con un’indagine radiologica di base e tomografie computerizzate. Per chi presenta delle placche allora si prevede una Tac toracica e addome e una toracoscopia video assistita.

Quest’ultima ci dà anche la possibilità di fare esami istologici per capire di quale tipo di mesotelioma parliamo. Una volta identificato il tipo di tumore della pleura si ricerca una strategia terapeutica, con altri tipi di esami, sempre secondo le linee guida.

Una volta avuta la diagnosi forse il primo pensiero del paziente è la possibilità di un intervento. La chirurgia è un’opzione e quale tipo lei consiglia?

Nel momento in cui diagnostichiamo un mesotelioma pleurico maligno abbiamo degli algoritmi clinici per valutare la possibilità di un approccio chirurgico o clinico. Oppure per valutare un intervento integrato non chirurgico, con trattamenti alternativi alla chirurgia. Che include i farmaci antiblastici integrati a radioterapia precauzionale o post chirurgica o in combinazione con altri farmaci.

I candidati alla chirurgia toracica sono da valutare attentamente. In particolare si deve prima comprendere la comorbidità del paziente e la sua riserva funzionale cardio -respiratoria. È importante, inoltre, rivolgersi a centri specializzati ed essere seguiti da un team dedicato.

Ci sono due strade che è possibile seguire, l’intervento di pleuro-pneumonectomia che prevede l’eliminazione del polmone, e quello di pleurectomia/decorticazione eventualmente estesa.

Non ci sono studi clinici che confrontino direttamente i due diversi approcci chirurgici. Però i centri internazionali stanno optando per la pleurectomia/decorticazione perché ha meno complicanze e le aspettative di sopravvivenza sono identiche.

Buoni risultati ha dato anche l’uso della chemioipertermia loco-regionale: un trattamento antitumorale basato sull’effetto combinato dei farmaci chemioterapici ad alta temperatura.

Dopo la chirurgia, poi è ipotizzabile una radioterapia adiuvante?

Sicuramente si, data anche la limitata tossicità del trattamento e la difficile gestione farmacologica del dolore da infiltrazione della parete toracica. Con diversi approcci, sempre a seconda dello stadio della malattia e delle condizioni cliniche del paziente. Le nuove opportunità terapeutiche per il mesotelioma pleurico maligno con natura istologica aggressiva e con assetto genomico eterogeneo prevedono una strategia terapeutica di precisione con approccio molecolare. Ogni paziente ha una sua approccio di valutazione genetica.

Per i pazienti, invece, per i quali non è consigliato un intervento chirurgico si può intervenire con la chemioterapia?

In pazienti affetti da mesotelioma pleurico maligno in stadio avanzato non operabile bisogna chiaramente optare un approccio chemioterapico. Esisteno approcci combinati con la chemioterapia a base di pemetrexed e platino. Farmaci utilizzati per il trattamento di prima linea non operabile, localmante avanzato o metastatico.

Quali sono, infine, i risultati delle ultime ricerche sul mesotelioma amianto?

Il salto di qualità nei trattamenti, che raddoppia la sopravvivenza mediana dei malati di mesotelioma, è stato l’ingresso dell’immunoterapia combinata. L’Aifa ha approvato nel 2022 per pazienti con la forma non epitelioide, la più aggressiva e insensibile alla chemioterapia, di due farmaci immunologici: nivolumab e ipilimumab. I ricercatori sono arrivati ad un risultato impensabile: l’aumento della sopravvivenza è di oltre il 20% a 5 anni dalla diagnosi.

È molto interessante perché è una combinazione di due checkpoint immunitari che hanno un meccanismo di azione sinergico per distruggere le cellule tumorali. L’ipilimumab favorisce l’attivazione e proliferazione delle cellule immunitarie, mentre il nivolumab aiuta le cellule T a scoprire il tumore amplificando la risposta immunitaria a lungo termine. Il futuro della cura è l’immunoterapia e la terapia genica.

Ci sono poi nuovi studi molto promettenti. Un approccio, per esempio, realizzato dal National cancer institute, che potrebbe ottenere risultati nelle persone con mesotelioma è l’uso di un idrogel applicato sulla superficie degli organi e sui rivestimenti delle cavità del corpo durante l’intervento chirurgico. Il gel contiene infatti microRNA (miRNA) – minuscoli tipi di RNA che possono bloccare la produzione di proteine – che vengono impacchettati come nanoparticelle e rilasciati per entrare nelle cellule tumorali, che rallentano la malattia. La ricerca è stata pubblicata su Nature.

incontro bonanni- melpignano-montilla

L’Avv. Bonanni ha approfondito il protocollo del Dott. Montilla, insieme alla psicologa clinica e appartenete al comitato tecnico-scientifica dell’ONA, la Dott.essa Melpignano.

Estate 2022, la più calda della storia in Europa

donna seduta in un prato fiorito, estate
donna seduta in un prato fiorito, estate

Estate 2022: otre all’allarme amianto anche quello del cambiamento climatico. L’estate del 2022 è stata la più calda della storia in Europa. Già lo scorso anno era stato definito il secondo più torrido dal 1800 in Europa e il quinto nel mondo, ma le temperature registrate nei mesi tra giugno e agosto hanno superato ogni record. I dati arrivano dal rapporto Global Climate Highlights 2022 di Copernicus.

Estate più calda di sempre, ridurre emissioni di carbonio

Tantissime le città bollino rosso e ondate di calore prolungate hanno messo a dura prova soprattutto i più fragili. Gli incendi hanno devastato diversi Paesi e gli eventi estremi sono stati evidenti e numerosi. “Stiamo già sperimentando – ha commentato Samantha Burgess, vicedirettore del Servizio per il Cambiamento Climatico di Copernicus – le conseguenze devastanti del surriscaldamento del nostro pianeta. L’ultimo Climate Highlights 2022 dimostra chiaramente che per evitare conseguenze peggiori la società dovrà ridurre urgentemente le emissioni di carbonio e adattarsi rapidamente ai cambiamenti climatici“.

Nello specifico la temperatura media nel mondo nel 2022 è stata di 1,2 gradi superiore rispetto al periodo pre-industriale (1850-1900).

Estate più calda e tutti i dati del Global Climate Highlights

L’estate dell’anno scorso in Europa ha battuto il record di caldo, che era dell’estate 2021. L’autunno 2022 è stato il terzo più caldo mai registrato in Europa, superato solo dal 2020 e dal 2006. Le temperature invernali europee l’anno scorso sono state di circa 1 gradi superiori alla media, piazzando l’inverno fra i 10 più caldi.

Secondo il rapporto di Copernicus, la temperatura dell’Europa è aumentata più del doppio della media globale degli ultimi 30 anni, con il tasso di aumento più alto di qualsiasi altro continente del mondo. Gli ultimi 8 anni sono stati i più caldi mai registrati.

L’obiettivo della Cop 26 di Glasgow

Già l’Accordo di Parigi sul clima prevedeva di restare sotto i 2 gradi dalla media 1850-1900. La Cop26 di Glasgow ha abbassato questa soglia a 1,5 gradi, perché numerosi studi hanno evidenziato quanto superarla possa essere comunque gravissimo per la salute del pianeta e di tutti gli esseri umani.

La scorsa estate nell’Unione europea e Regno Unito, inoltre, si sono verificate le più alte emissioni totali causate da incendi boschivi estivi degli ultimi 15 anni. Le più alte in Francia, Spagna, Germania e Slovenia.

Eventi estremi nel resto del mondo

Nel resto del mondo, lunghe ondate di calore hanno interessato il Pakistan e l’India settentrionale in primavera e la Cina centrale e orientale durante l’estate. In Pakistan si sono verificate estese alluvioni in agosto a causa delle estreme precipitazioni. A febbraio il ghiaccio marino antartico ha raggiunto l’estensione minima degli ultimi 44 anni di registrazioni satellitari. Per sei mesi l’estensione dei ghiacci del Mare Antartico ha raggiunto valori record o quasi.

Non solo: per il terzo anno consecutivo nel 2022 si è verificato il fenomeno de La Nina. Si tratta del raffreddamento della temperatura delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico centrale ed orientale. Tra le conseguenze anche le basse temperature e precipitazioni elevate in Australia orientale.

Concentrazione CO2 mai così alta da 2 milioni anni

Anche la concentrazione media dell’anidride carbonica nell’atmosfera nel 2022 è salita in modo preoccupante. Lo scorso anno è stata, infatti, di 417 ppm (parti per milione): 2,1 ppm in più rispetto all’anno precedente. Così come è aumentata la concentrazione media del metano. Per entrambi i gas, sempre secondo i dati del rapporto Global Climate Highlights 2022 di Copernicus – si tratta dei numeri più alti mai registrati dai satelliti, e dei livelli più alti da oltre 2 milioni di anni per l’anidride carbonica, e da oltre 800.000 anni per il metano.

“I gas serra, tra cui l’anidride carbonica e il metano, sono i principali responsabili del cambiamento climatico – ha concluso Vincent-Henri Peuch, Direttore del Servizio di Monitoraggio dell’Atmosfera di Copernicus -, e dalle nostre attività di monitoraggio possiamo constatare che le concentrazioni atmosferiche continuano ad aumentare, senza segni di rallentamento”.