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Fibrosi polmonare e ritardo diagnostico delle cronicità rare

convegno fibrosi polmonare
convegno fibrosi polmonare

La Fibrosi polmonare idiopatica (IPF) è una malattia relativamente rara che viene sottovalutata e diagnosticata tardivamente. Cosa può fare la medicina?

Fibrosi polmonare: un evento rivolto ai media di settore 

Roma 30 novembre – Le fibrosi polmonari fanno parte delle cosiddette “interstiziopatie polmonari” o pneumopatie diffuse infiltrative, malattie relativamente rare, che rappresentano il 25-30% dell’attività pneumologia ospedaliera.

Esse si riconoscono per la formazione di tessuto cicatriziale (irreversibile) a livello dei polmoni.

Il delicato tema è stato affrontato durante il convegno “Comunicare la fibrosi polmonare, il racconto sui media e la convivenza con la malattia attraverso l’esperienza dei clinici e dei pazienti”. L’evento si è tenuto presso la sala Capranichetta, in piazza Montecitorio, a Roma.

L’evento è stato organizzato da Be Informed-Accademia di formazione per i giornalisti di Boegringer Ingelheim. Promosso dal Master SGP della Sapienza Università di Roma, ha come obiettivo la sensibilizzazione dei media esperti in informazione medico-scientifica.

Conosciamo le fibrosi 

Le fibrosi sono delle malattie del parenchima polmonare (la parte dedicata agli scambi dei gas fra arie e sangue). Solitamente interessano entrambi i polmoni, anche se talvolta si possono verificare in maniera asimmetrica.

In questa patologia rientrano almeno 200 differenti forme della malattia.

Alcune di esse sono abbastanza note, altre sono idiopatiche (hanno cause sconosciute), sono associate a malattie sistemiche o identificate con mutazione genetiche di vario tipo. 

Primi sintomi della fibrosi polmonare idiopatica

I primi sintomi che indicano la fibrosi sono: “fiato corto”, alterazioni funzionali dei polmoni, riduzione della capacità di mobilizzare volumi d’aria durante la respirazione, riduzione degli indici di diffusione, riduzione dell’ossigeno nel sangue con ipossiemia sotto sforzo o, nei casi più gravi, persino a riposo.

Solitamente si arriva alla diagnosi quando la malattia è già in fase avanzata, questo perché inizialmente chi si ammala è asintomatico.

In aggiunta, a volte i radiogrammi del torace e le immagini TC vengono confusi con quelli presenti in malattie più comuni come la broncopneumopatia diffusa infiltrativa (BPCO).

A questo punto, la fibrosi polmonare evolve nell’insufficienza respiratoria, entro 4-6 anni dalla diagnosi.

Tre stadi della malattia 

Venerino Poletti, Professore di malattie dell’apparato respiratorio di Alma Mater Studiorum-Università di Bologna, ha identificato tre stadi della malattia.

«Nella prima, vi è una incapacità delle cellule staminali alveolari a ricostituire il polmone per senescenza.

Tuttavia, nel tentativo di differenziarsi, esse attivano molte vie molecolari che causano la comparsa, nel parenchima polmonare, di microaree fibrotiche (stadio II). Nello stadio più avanzato, questi segnali biochimici e molecolari raggiungono le cellule staminali delle piccole vite aeree di conduzione (i bronchioli) che, del tutto normali, iniziano a proliferare causando la sostituzione del tessuto alveolare con tessuto fibrotico (III stadio o “polmone a favo d’api”).

I pazienti con IPF soffrono di dispnea, prima da sforzo e poi a riposo lentamente ingravescente, di una tosse secca spesso difficilmente controllabile, di dita “a bacchetta di tamburo”».

Utile precisare che un polmone “senescente”, nelle fasi avanzate della IPF assomiglia al polmone fetale.

Fattori di rischio

Tra i fattori di rischio: l’età (l’insorgenza media è 65 anni), il genere (le donne sono più predisposte per una questione ormonale), il fumo della sigaretta, l’esposizione a fibre tossiche, tra cui il silicio, l’amianto, le polveri inorganiche e la familiarità (circa 1/5 dei casi).

“Velcro sound” indica la presenza della IPF

Per capire il quadro clinico, oltre all’anamnesi di routine, gli esperti si basano sull’auscultazione dei tipici rumori di “foglie secche calpestate” (velcro sound).

Altri strumenti diagnostici sono la TAC toracica (UIP Usual Interstitial Pneumonia) e la biopsia polmonare. Recentemente la criobiopsia per via endoscopica sta sostituendo la biopsia chirurgica, gravata da effetti collaterali e mortalità non accettabili.

Un iter macchinoso 

Al ritardo diagnostico, spesso si associa una carenza di Centri di eccellenza multidisciplinari, in grado di assicurare una presa in carico globale, una maggiore accessibilità alle diverse opzioni terapeutiche o alle sperimentazioni cliniche.

Esistono dei farmaci in grado di curare l’IPF?

La risposta è nì. I farmaci attualmente in commercio consentono solo di ridurre il declino e prolungare le aspettative di vita.

Tra i più utilizzati: il Nintedanib o Pirfenidone.

Per i pazienti più giovani (meno dell’8% dei casi), si può ricorrere al trapianto di polmone.

Fibrosi polmonari secondarie (ILD)

Oltre all’IPF, esistono altri tipi di fibrosi polmonari secondarie. Esse scaturiscono da malattie reumatiche infiammatorie sistemiche quali, l’artrite reumatoide e le connettiviti (lupus eritematoso sistemico, sindrome di Sjogren, miositi, MCTD). In particolare, la sclerosi sistemica (SSc) o sclerodermia, è la connettivite che porta a maggiori complicazioni polmonari e rappresenta il 20% circa delle cause di morte per i malati che ne sono affetti.

Nota come malattia della “pelle dura” per il caratteristico aspetto della cute, la sclerodermia è una malattia sistemica che vede l’interessamento fibrotico del cuore, polmoni, reni e tratto gastrointestinale.

Fibrosi polmonare, da cosa dipende? Sintomi di esordio

La eziopatogenesi della SSc non è nota. Probabilmente scaturisce da una serie di fattori, ma su un terreno genetico predisponente, potrebbero agire come fattori trigger alcuni virus e l’esposizione ambientale (soprattutto alle fibre di silicio) che, determinando una disfunzione endoteliale e l’attivazione dei fibroblasti, darebbero il via al processo fibrotico diffuso.

Il “fenomeno di Raynaud”, le dita che diventano bianche con il freddo, è il sintomo di esordio della malattia. Il quadro clinico si può complicare con la presenza di ulcere digitali, con la cardiopatia sclerodermia, con l’impegno dell’esofago e con la intestiziopatia polmonare.

L’importanza della diagnosi precoce

Dilia Giuggioli, Professore Associato di Reumatologia e Direttore dell’Unità di Sclerodermia AOU di Modena-Reggio Emilia sottolinea l’importanza della diagnosi precoce per la salute. «Essa è fondamentale per eseguire il prima possibile le terapie necessarie a rallentare l’evoluzione fibrotica della malattia. Correlata quest’ultima, non solo a una severa alterazione della qualità della vita ma anche a una prognosi infausta. La malattia interstiziale polmonare (ILD) è presente in forma “mild” nell’80-90% dei pazienti e, secondo i dati del registro italiano della SSc, SPRING, un impegno polmonare risulta già evidente nel 20% delle forme precoci della malattia».

Per effettuare una diagnosi, si ricorre a test della funzione polmonare (prove del respiro) ma solo la TAC del polmone definita ad alta risoluzione (HRCT) può evidenziare le immagini e quindi la morfologia dell’interessamento fibrotico polmonare. 

L’impegno della politica

Anche le Istituzioni stanno iniziando a mostrare una certa sensibilità verso le malattie rare. «Il 2021 è stato un anno cruciale per la tutela dei malati rari» – spiega Fabiola Bologna, ex Deputata della Repubblica Italiana XVIII Legislatura alla Camera dei Deputati. «Oltre all’entrata in vigore del Testo Unico sulle Malattie Rare, la Legge n. 175, il 16 dicembre l’ONU ha sancito, all’unanimità, l’approvazione della prima Risoluzione sulle Malattie Rare.

Un segnale di attenzione è arrivato anche dalla stesura del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, presentato il 30 aprile 2021, con lo stanziamento di 50 milioni di euro per la ricerca sulle malattie rare e altri 50 milioni sui tumori rari. L’approvazione della Legge 175 è stato un grande traguardo di questa legislatura, in quanto ha costituito una cornice normativa per la tutela di 2 milioni di malati e per le loro famiglie, che da anni aspettavano un testo complessivo per il riconoscimento di principi e istanze dedicate».

Scusate: l’amianto?

Parlando di fattori ambientali, noi di Ona – Osservatorio Nazionale Amianto abbiamo chiesto se c’è una correlazione tra insorgenza delle patologie ed esposizione all’amianto. 

«Per quanto riguarda i malati sclerodermici, non abbiamo ad oggi riscontrato un nesso con l’inalazione di fibre di amianto. Ci sono diversi casi invece di malattie correlate all’esposizione al silicio e alle polveri sottili, soprattutto se c’è un fattore genetico predisponente» – afferma la Dott. Giuggioli.

Il Prof. Poletti aggiunge «l’asbestosi è una malattia molto simile alla fibrosi polmonare idiopatica però ci vuole un’esposizione professionale documentata per fare una diagnosi precisa o anche per trovare una percentuale significativa di pazienti che si ammalano per un’esposizione non professionale. L’amianto è un minerale molto più diffuso di quanto si pensi su tutto il territorio nazionale».

Fibrosi polmonare, conclusioni 

In futuro, per eseguire una diagnosi precoce si potranno eseguire delle ecografie polmonari o biomarkers specifici. Al momento, visto che tutti siamo potenzialmente a rischio, sarebbe opportuno effettuare periodicamente degli screening di controllo.

In salita i sussidi a fonti fossili dannose per l’ambiente

fonti fossili
fonti fossili

L’Italia (e tanti altri Paesi del mondo), continuano a finanziare fonti fossili dannose per l’ambiente. Nonostante sia ormai evidente che è necessario cambiare rotta e accelerare sulle rinnovabili, nonostante il continuo dibattito a livello internazionale, andando poi ai fatti siamo ancora ben lontani da un agire corretto.

Fonti fossili, “Stop sussidi ambientalmente dannosi”

L’allarme arriva da Legambiente che ha presentato il report annuale “Stop sussidi ambientalmente dannosi”. Secondo i dati dell’associazione ambientalista i finanziamenti in questo senso non solo non diminuiscono, ma sono in forte aumento. “L’Italia – denunciano – continua ad andare nella direzione sbagliata”.

Nel 2021 il governo ha stanziato 41,8 miliardi di euro per le fonti fossili. “Tutti miliardi – spiega con parole dirette Legambiente – spesi per finanziare il cambiamento climatico“. Ben 7,2 miliardi in più rispetto all’anno precedente. Il settore con più voci di sussidi (ben 31) è quello energetico con 12,2 miliardi di euro e che potrebbero aumentare con le politiche energetiche in tema di gas (con i rigassificatori).

A seguire c’è il settore trasporti con 24 voci di sussidi e 12,2 mld di euro. Un numero complessivo, quello dei finanziamenti ai SAD, destinato ad aumentare anche nel 2022 per gli effetti del Capacity Market con oltre 1 miliardo di euro all’anno per 15 anni. A questi si aggiungono 30 milioni all’anno, dal 2024 al 2043 per un totale di 570 milioni, dedicati ai due rigassificatori di Piombino e Ravenna. Senza dimenticare le risorse spese per l’emergenza energetica: circa 38,9 miliardi euro.

Per il settore agricolo ancora 3,4 miliardi di euro. Per quello edile 12,5 miliardi di euro. Relativamente a canoni, concessioni e rifiuti 1,4 miliardi di euro. Dei totali 41,8 miliardi di euro, 13,4 sono riconducibili a sussidi diretti alle fonti fossili, mentre circa 28,4 miliardi sono di sussidi indiretti. Si tratta di voci di spesa che finanziano il consumo di fonti fossili impedendo l’innovazione del settore.

Quasi 15 mln potrebbero essere risparmiati

Il dato ancor più interessante, però, è che, del totale, 14,8 miliardi sono eliminabili entro il 2025, perché si riferiscono a sussidi che oggi non hanno più motivo di esistere. Fra questi, quelli alle trivellazioni, i fondi per la ricerca su gas, carbone e petrolio, così come le agevolazioni fiscali per le auto aziendali, il diverso trattamento fiscale tra benzina gasolio, GPL e metano. Senza dimenticare il Capacity Market per le centrali a gas e l’accesso all’Eco-bonus per le caldaie a gas.

Per realizzare il report Legambiente ha utilizzato fonti diverse, dal Catalogo dei Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD) e Favorevoli (SAF), al Bilancio dello Stato, ma anche dati di Terna, ARERA, GSE, OCSE e Ministero dello Sviluppo Economico.

Fonti fossili, sussidi in salita anche nel mondo

Nel resto del mondo le cose non vanno meglio. Il rapporto sottolinea come in tema di trasferimenti di bilancio e agevolazioni fiscali legate alla produzione e all’uso delle fonti fossili nei Paesi del G20 il sostegno è passato da 147 miliardi di dollari nel 2020 a 190 miliardi nel 2021. Mentre il sostegno ai produttori è passato da 17 miliardi di dollari nel 2019 a 64 miliardi nel 2021, con un aumento di quasi il 50% su base annua.

Aumenta anche la spesa (secondo una accurata stima), per il sostegno ai consumatori è passata da 93 miliardi di dollari nel 2020 a 115 miliardi nel 2021. Sussidi che hanno in parte compensato le perdite dei produttori dovute al controllo dei prezzi interni. Con l’aumento dei prezzi globali dell’energia dalla fine del 2021, comunque, l’industria dell’Oil & Gas sta avendo entrate da record.

Nelle 42 economie monitorate il sostegno ai consumatori è arrivato a 531 miliardi di dollari nel 2021, più del triplo del livello del 2020, trainato dall’impennata dei prezzi dell’energia. Questi fondi destinati a sostenere le famiglie a basso reddito, tendono purtroppo spesso a favorire le famiglie più ricche. Che utilizzano più carburante ed energia.

Amianto nel traforo del Monte Bianco: chiuderà 3 mesi l’anno

mont blanc tunnel
mont blanc tunnel

Amianto anche all’interno del traforo del Monte Bianco. È questo uno dei motivi della chiusura del tunnel stradale strategico nel nord d’Italia per il commercio e il turismo. Il traforo necessita anche di una manutenzione straordinaria del manto stradale.

Traforo Monte Bianco, i lavori dureranno 18 anni

Così il collegamento tra Courmayeur, località della Valle d’Aosta, a Chamonix, nel dipartimento francese dell’Alta Savoia, resterà chiuso per alcuni mesi l’anno. Tre mesi, per la precisione, per 18 anni consecutivi.

L’amianto è stato utilizzato in passato in vari settori, tra i quali quello dell’edilizia. Il cemento amianto oltre ad essere davvero resistente era anche fonoassorbente e ignifugo. Una qualità indispensabile all’interno di una galleria per prevenire disastri. Purtroppo, però, le aziende hanno continuato ad usarlo anche ben conoscendo la sua pericolosità.

Gli operai che lo maneggiavano, infatti, erano esposti alla fibre e nei decenni successivi si sono ammalati gravemente. Di asbestosi, ma anche di tumori quali il mesotelioma e il cancro al polmone. Il fenomeno è ben descritto nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”. Ripercorrendo la storia del minerale e l’uso che se ne è fatto in Italia, l’avvocato Bonanni spiega anche che sono oltre 7mila le vittime l’anno, ancora oggi. Il VII Rapporto ReNaM, infatti, registra soltanto i casi di mesotelioma, ma non sono completi.

Il cemento amianto (eternit), con gli anni si deteriora e più anni passano più le fibre killer si disperdono nell’aria diventando un pericolo non più per gli operai, ma per tutti i cittadini che ne vengono a contatto. Per questo è necessario rimuoverlo con la bonifica realizzata da ditte specializzate.

Chiusura traforo del Monte Bianco, le polemiche

La notizia della chiusura del traforo del Monte Bianco ha colpito gli imprenditori che naturalmente dovranno affrontare costi elevati per sostenere i trasporti. “Ci sono chiusure programmate di tre mesi all’anno per i prossimi 18 anni – ha dichiarato il presidente di Confindustria Carlo Bonomi – sarà un colpo durissimo per tutto il Nord Ovest. Credo sia necessario a questo punto mettere subito in cantiere la seconda canna del tunnel”. Questa ipotesi, però, non è supportata dalla Francia e il dibattito resta aperto.

Inoltre smaltire l’amianto è necessario per evitare esposizione alle fibre killer. La decisione è molto apprezzata dal presidente Ona che invita tutti i cittadini a segnalare all’apposita App i siti ancora contaminati.

Laudato si’: una conversione all’ecologia umana  

convegno Laudato si'
convegno Laudato si'

L’OsservatorioLaudato si’” ritorna ad approfondire le questioni ambientali più impellenti. Partendo dall’enciclica di Papa Francesco, si rilancia il concetto di “ecologia integrale”.

Laudato si’ e la cura della “Casa Comune”

Roma 28 Novembre. Dopo la pandemia COVID-19, l’Osservatorio “Laudato si’”, nato per volere dell’ambasciata della Costa Rica, ha ripreso i suoi lavori in presenza, all’Univerità Pontificia, a Roma. I temi affrontati sono la questione ambientale e la sua evoluzione.

Fra i relatori, Padre Federico Lombardi, attuale presidente del Consiglio di amministrazione della Fondazione vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, che ha assisto alla nascita dell’Osservatorio nel 2017.

L’indice Laudato sì dell’Osservatorio

La questione ambientale suscita oggi più che mai preoccupazioni. Per questo oltre ai capi di Stato, anche la Chiesa cattolica sta cercando di apportare il suo contributo. Da qui è nato L’Osservatorio della Costa Rica sulla Laudato si’.

Il simposio di “teologia pratica”, è chiamato a valutare lo stato di applicazione dell’enciclica e delle indicazioni di Papa Francesco nei vari Paesi del mondo.

Per farlo, gli esperti utilizzeranno l’Indice di Ecologia Integrale Umanista (IEIH), che dovrebbe rendere misurabile la situazione ambientale e il suo evolversi. 

L’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco

In nome dell’enciclica di Papa Francesco fa riferimento all’incipit del Cantico delle creature di San Francesco d’Assisi “Laudato sii mì Signore, per Sora nostra madre Terra”. 

Pubblicata il 18 giugno 2015, essa sottolinea, infatti, l’importanza di un’ecologia integrale, in cui la preoccupazione per la natura, l’equità verso i poveri, l’impegno nella società, vadano di pari passo con un progresso attento alla sostenibilità.

La lettera apostolica è suddivisa in sei capitoli incentrati sulla tutela dell’ambiente, sulla lotta agli sprechi, sul diritto al lavoro, sul progresso responsabile e su un’altrettanto amministrazione responsabile del Creato. Tutti temi che sono stati ripresi e sintetizzati da Padre Federico Lombardi nel corso della conferenza.

Ecologia Integrale Umanista (IEIH) nel Laudato si’

Padre Lombardi, ha spiegato la differenza concettuale fra gli Indici meramente economici e quelli elaborati dall’Osservatorio. 

Esempio su tutti il Pil. Il Prodotto interno lordo, infatti, è pari alla somma dei beni e dei servizi finali prodotti da un Paese in un dato periodo di tempo. 

Ebbene, questo indice valuta esclusivamente la quantità dei beni e servizi. Nessuna menzione, invece, per la qualità della vita o per le questioni ecologiche, che dovrebbero rientrare a buon diritto, nella stessa valutazione.

Di contro, l’Indice dell’Osservatorio, cerca di proprio di portare la questione su un più equo rapporto qualitativo e quantitativo, quindi con un occhio di riguardo verso la materia ecologista e sul benessere degli esseri umani.

Bene Comune e Cura della Casa Comune 

L’Indice confronterà così lo sviluppo dei Paesi da una prospettiva socio-ambientale, ponendo quale condizione di base il Bene Comune e la Cura della Casa Comune (l’Amazzonia). Entriamo, allora, nel dettaglio.

Bene Comune si riferisce al benessere collettivo e all’efficacia nel trasformare la crescita economica in benessere collettiv.

Cura della Casa Comune, invece, è un focus sulla performance e sul bilancio ambientale.

Conclusioni: le parole di Papa Francesco 

Per il Papa «i problemi della distruzione dell’ambiente naturale sono sempre più gravi. Per affrontarli, dobbiamo avere una visione ampia delle cause, della natura della crisi e dei suoi vari aspetti. 

Nessun atteggiamento negazionista è lecito. C’è bisogno della collaborazione di scienziati, sociologi, economisti, politici, educatori e formatori delle coscienza. 

Senza una vera conversione dei nostri atteggiamenti e dei nostri comportamenti quotidiani, le soluzioni tecniche non basteranno per salvare la nostra casa comune.

C’è dunque bisogno di una ecologia umana che metta al centro lo sviluppo integrale della persona e faccia appello alla loro responsabilità per il bene comune, per il rispetto e la buona gestione delle creature che Dio ci ha affidato».

Insomma, solo attraverso un dialogo aperto ed equilibrato tra i postulati enunciati da Papa Francesco nell’enciclica Laudato sì e le variabili socio-economiche comunemente utilizzate, sarà possibile misurare il progresso umano.

Ischia: dissesto idrogeologico, abusivismo ed eventi estremi

Ischia, crollo della montagna, abusivismo
Ischia, crollo della montagna, abusivismo

Mentre ancora si cercano i dispersi, le polemiche sul disastro di Ischia di sabato scorso (26 novembre 2022), non si placano. Quello che fa più male è la notizia che l’ex sindaco di Casamicciola, Giuseppe Conte, avesse avvertito le istituzioni e la protezione civile 4 giorni prima della frana, ma nessuno gli avrebbe risposto. Soltanto il mese prima in un’intervista a un giornalista ischiano aveva spiegato che i canali andavano ripuliti per permettere il defluire delle acque piovane. Aveva anche spiegato che serviva per evitare un’altra frana come quella avvenuta nel 1910 sull’isola, che aveva causato 15 morti.

Ischia, dramma annunciato

Un dramma annunciato, quindi, e questo rende tutto più difficile da accettare. “Sono morti di Stato. Anzi, per lo Stato (immobile). Che non ha saputo – ha scritto subito dopo l’evento l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto – e, a questo punto persino non ha voluto, gestire le emergenze e trasformarle in opportunità. Lo scrivo senza mezzi termini. Sono morti per lo ‘Stato immobile’, rappresentato da una istituzione incapace di dare risposte, di agire, che oggi perde il diritto di piangere i morti”.

Ischia, case abusive poi condonate

Di oggi, 29 novembre, l’ulteriore notizia che quelle abitazioni trascinate per decine di metri dal fango con all’interno i suoi residenti, non dovevano stare lì. Così riporta il Corriere della Sera che spiega come il Piano paesistico del ’95 aveva escluso in quella zona la possibilità di costruire. Quelle abitazioni, insieme ad altre mille, sarebbero state poi condonate una legge del governo Conte-Salvini nel 2018. Il provvedimento era stato osteggiato da Legambiente che, come l’ex sindaco Conte, sembra ora una nuova Cassandra. La sacerdotessa del tempio di Apollo con la dote della preveggenza, ma purtroppo da tutti inascoltata.

Sarà la Procura di Napoli ad accertare se vi siano eventuali responsabilità. È un fatto, però, che nella nostra Penisola, e in particolare in alcune aree l’abusivismo è un fenomeno quasi accettato e che anche l’abbattimento degli edifici non a norma cambia in percentuale tra nord e su. Se al nord vengono abbattute il 50-60% degli immobili abusivi, la percentuale scende vertiginosamente quando ci si sposta al sud.

Cambiamento climatico, aumentano gli eventi estremi

Questo legato al cambiamento climatico e all’aumento esponenziale dei fenomeni estremi, come quello di Ischia, registrato in Italia negli ultimi 3 anni (+ 27%), rendono pericolosi i luoghi in cui di più dovremmo sentirci al sicuro. Il dissesto idrogeologico e la mancanza di una manutenzione costante fanno il resto. È necessario cambiare la nostra mentalità per evitare che situazioni del genere si ripetano. Il rispetto dell’ambiente e la cura del nostro territorio deve diventare la priorità.

Ischia, chi sono le vittime

Oggi, 29 novembre, è stato ritrovato uno dei dispersi, il ragazzo di 15 anni Michele Monti. Accanto a lui anche il cagnolino dal quale non si separava mai, anche questo morto sotto il fango. Ieri erano stati recuperati i fratelli più piccoli: Maria Teresa e Francesco. I loro genitori, Gianluca e Valentina Castagna, sono ancora dispersi.

Le altre vittime sono Maurizio Scotto di Minico, 32 anni, pizzaiolo, e la moglie Giovanna Mazzella, negoziante. Purtroppo anche il loro bambino di sole 3 settimane, GiovanGiuseppe. Ritrovato anche il corpo di Nikolinka Gancheva Blangova, di nazionalità bulgara, di 58 anni.