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mercoledì, Agosto 5, 2026
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Bernini e i messaggi nascosti nella Roma barocca

Bernini
fontana dei quattro fiumi, Bernini

Bernini, lo scultore caro alla Chiesa disseminò nelle sue opere una serie di messaggi allegorici. Partiamo dalla Cappella Chigi e seguiamo le tracce di una “caccia al tesoro” che rimanda ai quattro elementi.

Bernini: il genio dell’allegoria

Gian Lorenzo Bernini (Napoli 1598 – Roma 1680), ridisegnò il volto della città eterna con i suoi capolavori. Oggi ci soffermeremo sul connubio, mirabilmente sintetizzato nelle sue opere, fra dottrina cristiana e quelle del Corpus Hermeticum, riscoperto grazie alla traduzione di Marsilio Ficino del 1463.

Un viaggio, che secondo alcuni studiosi, ci porta alla scoperta dei quattro elementi. Sarà vero, sarà una coincidenza? Chi può dirlo. 

Cappella Chigi in S. Maria del Popolo

La meravigliosa Cappella Chigi, con i suoi marmi rossastri è ricca di riferimenti cari al simbolismo esoterico.

Iniziamo il camino guardando verso l’alto. Al centro della cupola scorgiamo Dio creatore del firmamento, con intorno immagini allegoriche del Sole, della Luna, dei cinque pianeti conosciuti e delle stelle fisse, dei segni zodiacali e di altri simboli terreni. Tutte caratteristiche che rimandano al tempio massonico.

Significato? La Cappella, per come è strutturata, rappresenterebbe l’altare della Terra e del materiale.

Successivamente incontriamo due piramidi che ricordano il culto egizio, con i ritratti dei mecenati di arte e scienze Agostino e Sigismondo Chigi.

Spostando l’occhio verso il pavimento centrale, notiamo un mosaico a tarsie marmoree.

Esso raffigura la “morte alata”, uno scheletro con lo stemma del Casato Chigi. Il motto recita “Mors aD CoeLos”, che significa “morte = viaggio ai cieli” e ricopre la botola dalla quale si accede all’ossario.

A disegnarlo fu proprio Bernini, su commissione del cardinale Fabio Chigi (divenuto Papa col nome di Alessandro VII). 

Allo scultore si deve anche la realizzazione delle statue dei due profeti Daniele a Abacub. E qui si nasconderebbe un altro messaggio misterioso.

Bernini e il messaggio dell’Angelo 

La scultura di Abacuc e l’Angelo di Dio è racchiusa all’interno di una nicchia. Anche in questo caso, Bernini voleva lanciare un messaggio segreto ai posteri? 

Nel Vecchio Testamento, Abacub (l’ottavo dei dodici profeti minori) aveva predetto la fine dei tempi.

Legata al contesto della Cappella, che come abbiano accennato simboleggia l’altare della Terra, la presenza dell’Angelo di Dio, diventa lo strumento per raggiungere l’altare dell’Aria, del Cielo, attraverso il lavoro sinergico di anima e intelletto. 

Ma l’altare si trova fuori dalla chiesa.

Guardando attentamente la scultura dei due personaggi, si può notare che entrambe le figure hanno le braccia tese, come a indicare qualcosa in lontananza. In particolare, sarebbe l’Angelo a suggerire la giusta via. Dove porta? 

Il “soffio di Dio” o West Ponente

L’Angelo del Signore indica piazza San Pietro e precisamente l’obelisco.

Sul pavimento, una placca marmorea realizzata dallo scultore raffigura una specie di angelo che fa uscire dalla bocca un alito di vento. Nell’incisione si legge “West Ponente” ma viene chiamata “Il soffio di Dio”. 

L’obelisco è dunque il secondo altare, quello dell’Aria? Proseguiamo il viaggio, seguendo la direzione del soffio.

Santa Maria della Vittoria 

L’alito di vento ci porta direttamente a Largo di Santa Susanna. Qui entriamo nella chiesa di Santa Maria della Vittoria, che custodisce un altro capolavoro del Bernini: l’Estasi di Santa Teresa d’Avila

La mistica spagnola, fondatrice di monasteri carmelitani e riformatrice del monachesimo femminile, aveva una visione molto intima del divino. Sostenitrice del “matrimonio mistico” non ebbe vita facile all’interno dell’Istituzione ecclesiastica. 

La stessa opera del Bernini, che coglie la Santa nell’estasi, somiglia molto a un orgasmo.

Meglio conservarla altrove.

Accanto a lei, è raffigurato un serafino, l’angelo delle sue visioni. L’etimologia del termine (deriva da saraf, “ardere”), rimanda al terzo altare “elementale” del viaggio: quello del Fuoco.

In un’estasi mi apparve un angelo… io vedevo nella mano di questo angelo un dardo lungo; esso era d’oro e portava all’estremità una punta di fuoco. L’angelo mi penetrò con il dardo fino alle viscere e quando lo ritirò mi lasciò tutta bruciata d’amore per Dio…”.

Seguiamo la direzione indicata dalla freccia.

Bernini ci porta a piazza Navona 

La linea immaginaria della freccia, che unisce i quattro vertici della croce, ci conduce a piazza Navona.

La spettacolare fontana dei Quattro Fiumi realizzata da Bernini è assai chiaramente un rimando all’elemento Acqua, l’ultimo altare della Scienza.

Guardando la cima dell’obelisco che la sovrasta, si può scorgere una colomba di bronzo, simbolo dell’Angelo della Pace.

L’obelisco è un simbolo solare egizio, ma è anche l’emblema degli angeli, esseri di luce che fanno da tramite tra il mondo divino e l’universo. I fiumi (Danubio, Nilo, Gange e Rio della Plata) potrebbero simboleggiare, oltre ai quattro continenti allora conosciuti, anche i quattro “fiumi di vita” del Paradiso. Ma non finisce qui.

L’incontro tra terra e cielo  

Nella fontana, oltre alla colomba troviamo altri animali. Si tratta di un leone, un ippopotamo e un cavallo.

Cosa rappresentano? Nel mito egizio, Osiride, figlio del Dio Sole, (nella fontana è il leone) aveva trovato la morte per mano del fratello Seth, rappresentato dall’ippopotamo (letteralmente il “cavallo dei fiumi”).

Di fronte al leone, un cavallo emerge dalle acque. 

Gli animali sembrano ricordarci che il volere divino (la colomba alata sull’obelisco) si attua sulla terra (la caverna cosmica), attraverso il superamento manicheo del dualismo bene e male, luce e oscurità.

Insomma Dan Brown in “Angeli e Demoni” aveva indovinato?

Fonti 

Daniele Pinton, Bernini. I percorsi dell’arte, 

Ch. Avery, Bernini: Genius of the Baroque, Thames & Hudson,

H. Hibbard, Bernini, Penguin Books,

Baldinucci, Vita di Gian Lorenzo Bernini

J. Connors, Virgilio Spada’s Defence of Borromini, in “Burlington Magazine”

Nica Fiori aboutartonline.com

Amianto, uranio: strage militari Kosovo. Condanna ministero

kosovo, Di Vico
kosovo, Di Vico

Maxi risarcimento per la famiglia di un militare morto a causa della malattia contratta dopo l’esposizione ad amianto, uranio impoverito e altri cancerogeni nei teatri di guerra (Albania e Kosovo), come in Patria. Il Tribunale di Roma ha condannato il ministero della Difesa a pagare 600mila euro alla vedova e ai due figli del luogotenente Leopoldo Di Vico.

È un’altra vittima della sindrome dei Balcani. Di Vico – ha spiegato l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto – è stato riconosciuto solo dopo il decesso. Successivamente, abbiamo attivato l’azione giudiziaria, e finalmente è arrivata la condanna anche al risarcimento del danno”.

Militare esposto a cancerogeni, anche in Kosovo

Leopoldo Di Vico ha prestato servizio nell’Esercito italiano come meccanico dei mezzi blindati e corazzati, anche del Battaglione Meccanizzato Granatieri di Sardegna. Ha partecipato a due missioni di pace, in Albania e in Kosovo.

È stato, così, esposto ai proiettili all’uranio impoverito e ai metalli pesanti presenti in quei teatri di guerra, e all’amianto. Si è così ammalato, la diagnosi è stata purtroppo carcinoma uroteliale del bacinetto renale.

Inizialmente il Ministero della Difesa aveva negato il riconoscimento della causa di servizio e dello status di vittima del dovere. Riconoscimenti ottenuti soltanto dopo la sua morte, nel marzo 2015. La famiglia ottenne solo parte delle prestazioni, quindi con l’Ona che la assiste ormai da anni, hanno incardinato un contenzioso giudiziario.

Bonanni: “Con la condanna giustizia è fatta”

“Quando fu sepolto Leopoldo – ha detto Bonanni – ricordiamo ancora il picchetto d’onore dell’Esercito, e poi il riconoscimento di causa di servizio. Ma a che cosa serve riconoscere, tanto più per il fatto che la malattia ha determinato la morte? È forse il sonno della morte più lieve, quello di Leopoldo, ucciso dalle nanoparticelle all’uranio impoverito, dalle radiazioni e dall’amianto? Ora arriva la giustizia con la condanna del Ministero”.

Kosovo e missioni di pace, rischio cancerogeni

L’associazione da anni denuncia i rischi legati all’uranio impoverito, alle radiazioni e alle nanoparticelle che ne conseguono, e che hanno provocato non meno di 400 decessi solo per tumori emolinfopoietici tra tutti coloro che sono stati impiegati nelle missioni all’estero.

Di Vico è morto a soli 58 anni nel marzo 2015, dopo aver combattuto la sua battaglia contro il cancro. Ora il Tribunale di Roma rende giustizia ai familiari.

Impegno Ona per le vittime del dovere, il convegno a Roma

L’Ona prosegue il suo impegno e la sua attività. Lo ha fatto anche nel recente convegno che si è svolto in Campidoglio, “Guerra e pace: vittime del dovere”. Alla presenza del Sottosegretario di Stato alla Difesa, Matteo Perego. L’ONA ha ribadito le istanze di tutela dei veterani e, comunque, di tutti i militari impiegati all’estero e in Patria. Il nuovo Governo, compresa la premier Meloni, ha manifestato vicinanza ai nostri uomini in divisa.

Anche la ricerca è fondamentale per l’Ona. Per questo cerca sempre di collaborare con i migliori medici che si occupano delle patologie asbesto correlate e quelle legate invece alle esposizioni sui teatri di guerra. Tra questi c’è anche il Dott. Pasquale Montilla, oncologo clinico, che ha elaborato un particolare protocollo, presentato nell’ultimo convegno a Roma.

Imperia, vendesi ex asilo carico di amianto

asilo
Imperia, vista panoramica

Avviso pubblico per la vendita di un asilo pieno di amianto, ad Imperia. La struttura non svolge più la sua funzione originaria, proprio perché le fibre di amianto sono estremamente pericolose, soprattutto se l’esposizione è di lunga durata. Anche se non esiste una soglia minima che esclude il rischio. Non era, quindi, adatta ad ospitare bambini che avrebbero potuto riportare, una volta adulti danni molto gravi.

Asilo contaminato da amianto e i rischi alla salute

L’amianto, come ricorda sempre l’Osservatorio nazionale amianto, e come è ormai riconosciuto dalla comunità scientifica da tempo, provoca il mesotelioma. Si tratta del tumore sentinella, dove infatti è alta la sua incidenza, siamo di fronte a un sito contaminato. Oltre a questo l’asbesto (altro nome dell’amianto), causa il tumore del polmone, delle ovaie, della laringe, della faringe e del colon e diverse altre patologie asbesto correlate. Tra queste ricordiamo soltanto l’asbestosi.

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona, stima che ci siano in Italia almeno 7mila vittime di amianto in Italia ogni anno. Sebbene, infatti, questo minerale è stato messo al bando 30 anni fa con la legge 257/1992, le bonifiche sono in forte ritardo. Questo, oltre al lungo periodo di latenza tra l’esposizione e la manifestazione della malattia, comporta tanti altri nuovi casi di mesotelioma (registrati nel VII Rapporto ReNaM dell’Inail).

Per contribuire alle bonifiche l’Ona ha anche realizzato una App apposita. Come si legge ne: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“, liberare il territorio dal minerale killer è l’unico modo per fermare la strage.

Struttura di via Nicolo’ Berio, 373 mq di amianto

L’avviso pubblico riguarda l’ex asilo di via Nicolo’ Berio. All’interno sono stipati 373,36 mq di amianto.

L’edificio prevede l’obbligo di demolizione e sistemazione di terreno. La cubatura risultante di 1521,33 metri cubi, potrà essere utilizzata per la costruzione o l’ampliamento di fabbricati di abitazione civile sul territorio comunale. Il prezzo a base d’asta è di 50mila euro più Iva. L’importo tiene conto dei costi di demolizione e smaltimento del fabbricato che sono stati stimati in 100mila euro.

Il traporto del materiale cancerogeno dovrà essere effettuato entro 12 mesi dal trasferimento del bene. Le domande vanno presentate all’Ufficio Protocollo del Comune di Imperia.

L’Ona stima in italia ancora 2400 scuole con amianto. Nonostante la prima battaglia del 2012, quando furono monitorate, negli anni tante altre ne sono state scoperte. Il presidente Ona insiste con la bonifica, degli istituti scolastici e degli ospedali in primis.

Iceberg: possono dissetare i Paesi poveri?

iceberg
iceberg

L’acqua degli iceberg potrebbe garantire forniture d’acqua dolce o è solo un modo per far arricchire qualche speculatore? 

Iceberg: quanto costa l’acqua dell’Artico?

Gli iceberg sono delle grandi masse di ghiaccio d’acqua dolce che si staccano da un ghiacciaio, per poi galleggiare liberamente nelle acque salate. 

Fin qui nulla di nuovo!

La novità sta nel fatto che si potrebbero utilizzare per fornire acqua potabile. 

Notizia non da poco, visto che molti Paesi soffrono letteralmente la sete.

Ma quanto costa il tutto? 

L’acqua Svalbarði, estratta dalla cima degli iceberg delle isole Svalbard, a soli 1.000 chilometri dal Polo Nord, costa solo € 89,50.

Forse troppo per mandarla in Africa. 

Imbottigliata a Longyearbyen, una piccola metropoli dell’arcipelago norvegese, a potersela permettere sono “pochi eletti”.

L’acqua purissima degli iceberg

“Prova l’Artico per salvare l’Artico”, recita il sito web dell’azienda norvegese, promuovendo la neutralità del carbonio dell’acqua.

Soluzioni ingegnose e fattibilità 

Ad ogni modo, l’idea ha suscitato l’attenzione di quanti vorrebbero fare qualcosa per aiutare le popolazioni che non hanno acqua a sufficienza.

Su tutti, Matthew Birkhold, uno studioso di diritto, cultura e scienze umane, che ha scritto un libro in proposito.

Nel suo “Chasing Icebergs: How Frozen Freshwater Can Save the Plane” (2023) lo studioso sostiene che gli iceberg si potrebbero trainare direttamente nelle regioni aride per ridurre la scarsità d’acqua.

Immediata la reazione degli esperti, i quali hanno mostrato un certo scetticismo circa l’effettiva fattibilità del nobile progetto.

Si può fare! Si può fare!

Ad avallare la tesi di Birkhold è il sudafricano Nick Sloane, esperto in salvataggi di relitti.

L’uomo è noto per essere il “salvage master” che nel 2013 raddrizzò la nave da crociera Costa Concordia, naufragata al largo dell’isola del Giglio un anno prima.

A parer suo e con l’aiuto del team composto da glaciologi, ingegneri e oceanografi, grazie a degli strumenti di geolocalizzazione si potrebbe individuare innanzitutto l’iceberg giusto.

Successivamente si provvederebbe a catturarlo mediante una rete gigante, per poi e rimorchiarlo nella possente Corrente Circumpolare Antartica. Da lì raggiungerebbe la Corrente Benguela che scorre a nord verso il Sudafrica.

Parliamo ancora di costi 

Ecco le stime dei costi effettuate da Sloane: 100 milioni di dollari, più altri 50 milioni di dollari circa per sciogliere il ghiaccio e incanalare l’acqua dolce a terra, se l’iceberg non si è sciolto nel mare o non è crollato lungo il percorso.

La notizia ha fatto storcere il naso alle autorità sudafricane. “Questa proposta non è stata considerata adatta per Città del Capo… Un tale progetto è sia complesso sia rischioso con un costo dell’acqua molto elevato previsto”.

Un commento abbastanza “asciutto”.

Il piano della concorrenza sugli iceberg 

Sloane non è l’unico ad aver partorito una simile idea.

L’azienda berlinese POLEWATER, lavora da oltre un decennio su un piano simile.

Anche in questo caso, si prevede l’utilizzo di satelliti per localizzare gli iceberg migliori, ma anziché rimorchiare i bestioni, il progetto prevede di pompare l’acqua estratta in sacche gigantesche, facilmente trasportabili.

Meglio il trasporto della desalinizzazione 

L’arabo Abdulla Alshehhi, dello stesso parere di Sloane, ha in mente di importare un iceberg antartico sulla costa di Fujairah, città degli Emirati Arabi Uniti. 

Secondo lui “sarà più economico portare questi iceberg” che desalinizzare l’acqua di mare, una tecnica comune in Medio Oriente. In aggiunta, la desalinizzazione, sebbene fornisca almeno 35 trilioni di litri di acqua potabile a livello globale ogni anno, non è propriamente salutare.

Gli impianti di desalinizzazione hanno un impatto ambientale non trascurabile.

In termini di residui inquinanti, le salamoie eliminate riducono la quantità di ossigeno sciolto nell’acqua del mare. E questo può avere impatti econoligi profondi sulla catena alimentare. Anche eventuali infiltrazioni di acqua salina proveniente dalle fessure nelle rocce, potrebbe rendere i depositi di acqua imbevibili.

Non esiste una regolamentazione sugli iceberg

Sogni a parte, a oggi non esiste una precisa normativa sulla questione. Poche leggi nazionali riguardano lo sfruttamento degli iceberg e nessun accordo internazionale chiarisce chi può catturare e vendere queste risorse di acqua dolce.

Pronti per il giorno zero?

A questo punto verrebbe da chiedersi se è il caso di sposare la causa “folle” di Sloane o prepararsi a un possibile “giorno zero” in cui si chiuderanno tutti i rubinetti.

Fonti

Nature 614, 617-618 (2023)

Doi: https://doi.org/10.1038/d41586-023-00510-6

Salmi imprecatori e antiche maledizioni

salmi
bibbia, salmi

I salmi non sono solo uno strumento di devozione e preghiera. Alcuni “salmi imprecatori” della Torah e della Bibbia lo dimostrano.

Salmi imprecatori: altro che perdono!

I cosiddetti “salmi imprecatori” sono dei versetti velenosi attraverso cui si scaglia la divina collera nei confronti dell’avversario. 

Da sempre contenuti nei testi sacri della Bibbia ebraica (תנ”ך) dove venivano chiamati Tehilim (תהילים, o “lodi”) e nelle scritture cristiane, servivano come “innario” usato nel tempio di Gerusalemme, nella sinagoga, o nel culto privato.

La sconcertante scoperta del significato 

Fin quando la messa era celebrata in latino, in pochi riuscivano a cogliere le sfumature dense di acredine dei versetti. 

I nodi sono venuti al pettine, quando sotto il pontificato di Paolo VI nel 1965, si celebrò la prima messa in “volgare”.

La traduzione non lasciò infatti spazio a fraintendimenti e sfumature di ogni sorta. 

Altro che perdono e porgi l’altra guancia! 

Perché scrivere dei salmi imprecatori?

Le versioni sono tante.

1) Per alcuni biblisti protestanti, le maledizioni erano uno strumento di “progressione” verso il divino, una sorta di monito affinché l’uomo avesse delle certezze sul Dio;

2) C’è poi chi spiega la loro esistenza in chiave antropologica culturale.

Essi sarebbero stati partoriti da persone dedite alla pastorizia, da nomadi, dalla morale involuta, che usavano la violenza quale unico mezzo di comunicazione. 

Insomma rappresentavano lo strumento attraverso cui a quei tempi ci si faceva giustizia da soli.

3) Altri studiosi, portando avanti una raffinazione di questa ipotesi, ritengono che i salmi avessero quale funzione quella di demandare a Dio la vendetta dell’uomo sul suo simile. 

Una spiegazione di nicchia 

Infine, una certa nicchia di pensatori crede che in realtà i salmi non avessero una funzione “apotropaica” di preservare cioè il fedele, l’uomo pio dall’empietà dei malfattori e neppure quella di chiedere vendetta. 

Essi probabilmente erano degli strumenti a difesa dello spazio sacro o della persona che governava il culto attorno al quale i salmi si svolgevano.

In questa ottica, il salmo imprecatore apparteneva solo alle persone che esercitavano il culto e che venivano colpite in quattro protettori del culto. Era un’arma a difesa della manifestazione divina e di tutto ciò che era sacro. 

Com’è finita la storia dei salmi imprecatori? 

Il Concilio Vaticano II, nel 1964 ha rimosso i salmi o meglio alcuni versetti dei salmi imprecatorie dalla ritualità. Nella Liturgia delle Ore manca ad esempio circa il 5% del Salterio, inclusi tre salmi integralmente omessi (si tratta dei salmi 58 (57), 83 (82) e 109 (108).

Lo stesso avvenne nelle chiese evangeliche, dove si preferì evitare di leggere o di cantare testi biblici imprecatori non conformi allo spirito del vangelo.

Lista dei maggiori salmi imprecatori 

La lista include il Salmo 69 e il Salmo 100, i Salmi 5, 6, 11, 12, 35, 37, 40, 52, 54, 56, 58, 79, 83, 91, 109, 137, 139, e 143 

Un esempio? il Salmo 69:24 afferma verso Dio: “Riversa su di loro il tuo furore, li raggiunga l’ardore della tua ira”

Quante imprecazioni!

Oltre alla Bibbia ebraica, altri salmi imprecatori si possono leggere nel Nevi’im (la letteratura profetica).

I libri di Osea, Michea, e Geremia, per esempio, sono definiti “topoi imprecativi”.

Nella Torah, (terzo sermone di Mosè nel libro del Deuteronomio), il profeta viene mostrato nell’atto di elencare, in forma di litania, le maledizioni che sarebbero cadute su Israele se il popolo si fosse ribellato a Dio. 

Anche Giosuè, circa 100 anni dopo la morte di Mosè, aveva la sua bella lista di imprecazioni.

E altre ancora 

Nel Nuovo Testamento, Vangelo di Matteo 23:13 si legge “Ma guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; poiché né entrate voi né lasciate entrare coloro che stanno per entrarvi”.

Matteo 26:23–24Ed egli, rispondendo, disse: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto mi tradirà. Il Figlio dell’uomo certo se ne va secondo che è scritto di lui; ma guai a quell’uomo per mezzo del quale il Figlio dell’uomo è tradito! Sarebbe stato meglio per lui di non essere mai nato»“.

Lettera ai Corinzi 16:22 Se qualcuno non ama il Signor Gesù Cristo, sia anatema! Maran-atha.”..

Galati 1:8–9 “Ma anche se noi o un angelo dal cielo vi predicasse un evangelo diverso da quello che vi abbiamo annunziato, sia maledetto. Come abbiamo già detto, ora lo dico di nuovo: Se qualcuno vi predica un evangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia maledetto“.

Galati 5:12 “Oh, si facessero pur anche mutilare coloro che vi turbano!“.

Timoteo 4:14 “Alessandro, il ramaio, mi ha fatto molto male; gli renda il Signore secondo le sue opere”

Apocalisse 6:10e gridarono a gran voce dicendo: «Fino a quando aspetti, o Signore, che sei il Santo e il Verace, a fare giustizia del nostro sangue sopra coloro che abitano sulla terra?»”.

La versione di San Tommaso 

Nella Somma teologica (II-II, 25, 6, ad 3) San Tommaso offre la seguente spiegazione: “Le imprecazioni del genere, che si riscontrano nella Sacra Scrittura, si possono spiegare in tre modi.
Primo, come predizioni, e non come aspirazioni. In questo senso, p. es.: “Sian travolti i peccatori nell’inferno”, significa che “saranno travolti”.
Secondo, come aspirazioni: però nel senso che il desiderio mira non alla pena dei colpevoli, ma alla giustizia di chi punisce, conforme alle parole della Scrittura: “S’allieterà il giusto quando vedrà la vendetta”. Poiché neppure Dio quando punisce “si rallegra della perdizione degli empi”, ma della sua giustizia: “perché giusto è il Signore, e ama la giustizia”.
Terzo, riferendo il desiderio all’eliminazione della colpa, e non alla punizione stessa: e cioè si brama che i peccati siano distrutti e che gli uomini si salvino” .

Fonti 

http://www.sbf.custodia.org

Fuoco Sacro 

amicidomenicani.it

Wikipedia