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Mesotelioma da amianto: studi e centri specializzati

centri specializzati mesotelioma da amianto
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La patologia simbolo dell’esposizione ad amianto è il mesotelioma. Questa grave neoplasia colpisce principalmente la pleura e purtroppo le aspettative di vita delle vittime sono basse. Per questo è importante continuare la ricerca e promuovere studi sperimentali che possano contribuire ad aumentare le possibilità di sopravvivenza del paziente.

Mesotelioma da amianto: il primo passo è la diagnosi precoce

Il primo passo da compiere è ottenere la diagnosi precoce. Chi, infatti, è stato esposto ad amianto, principalmente durante la propria attività lavorativa, e teme danni alla propria salute deve rivolgersi a centri specializzati. Qui la possibilità di ricevere una diagnosi veloce e accurata è maggiore.

Il primo esame diagnostico a cui si può essere sottoposti è la radiografia del torace. Poi esistono altri accertamenti che servono ad avvalorare la diagnosi, come la tomografia computerizzata (TC), la tomografia a emissione di positroni (PET), la toracoscopia e la risonanza magnetica, la quale aiuta a determinare se la malattia è isolata o ha invaso la parete toracica e la struttura circostante. A questi si aggiungono tecniche più invasive, come la biopsia della pleura.

Infine esistono esami che riescono a determinare lo stadio di sviluppo del mesotelioma. Il più utilizzato è il sistema TNM, che tiene in considerazione:

  • la diffusione del tumore;
  • il coinvolgimento dei linfonodi;
  • la presenza di metastasi.

Gli approcci terapeutici e centri specializzati

La determinazione dello stadio di sviluppo del tumore è fondamentale per impostare il percorso terapeutico più appropriato, da eseguire in centri specializzati. Infatti, se il mesotelioma è di stadio I-II-III è potenzialmente operabile. Altrimenti è da preferire la terapia con i farmaci. Le due operazioni possibili sono:

  • la pneumonectomia extra-pleurica, cioè l’asportazione completa della pleura;
  • pleurectomia/decorticazione, che prevede l’asportazione completa della pleura ed eventuale rimozione di tessuto fibroso, con la possibile asportazione anche del diaframma e del pericardio se intaccati dal mesotelioma da amianto.

In caso non sia possibile eseguire un intervento chirurgico, il trattamento di prima linea consiste nel sottoporsi alla chemioterapia con Pemetrexed e sali di platino. In alternativa si possono assumere gli immunoterapici Ipilimumab e Nivolumab.

Per quanto riguarda, invece, il trattamento di seconda linea, esso consiste in una chemioterapia con Vinorelbina o con Gemcitabina. Recentemente è stato approvato il trattamento in seconda linea anche con Ramucirumab, un farmaco che arresta la crescita dei vasi sanguigni del tumore (VEGF inibitore), in combinazione con il farmaco chemioterapico Gemcitabina.

La radioterapia del torace nei pazienti con mesotelioma pleurico può essere considerata come terapia nel contesto di trattamenti multimodali. Tuttavia serve soprattutto a controllare i sintomi e il dolore.

A tutte queste pratiche si aggiunge poi il supporto psicologico del pazienti e dei familiari, il cui scopo è anche quello di promuovere corretti stili di vita.

Gli studi sperimentali clinici attualmente in Italia

Gli studi sperimentali hanno un ruolo importante per far progredire la lotta contro le malattie, tanto più nel caso di tumori rari come il mesotelioma. Il paziente che si sottopone a questi studi può quindi avere l’opportunità di provare nuovi trattamenti, che potrebbero aumentare le sue aspettative di vita.

Uno degli studi sperimentali clinici attualmente attivi in Italia per il mesotelioma prevede la radioterapia accelerata ipofrazionata nel trattamento del mesotelioma pleurico maligno. Altre ricerche, invece, prevedono l’assunzione del farmaco Pembrolizumab in pazienti con tumore solido avanzato oppure con il vaccino autologo delle cellule dendritiche in pazienti con mesotelioma avanzato, dopo il fallimento delle terapie precedenti.

Con le cellule dendritiche nel mesotelioma, un ulteriore studio somministra ai pazienti l’immunoterapia. Mentre un altro somministra il farmaco Atezolizumab per il trattamento adiuvante del mesotelioma pleurico maligno.

Infine in Italia sono in corso uno studio di fase II in pazienti HRR/PDL1 positivi con mesotelioma pleurico maligno o con carcinoma polmonare non a piccole cellule, e uno studio per la valutazione di un inibitore di PI3K delta (IOA-244) in pazienti con cancro metastatico di varia origine.

Centri medici per il mesotelioma da amianto

Il mesotelioma è una patologia rara, che deve essere affrontata da un gruppo multidisciplinare di medici esperti, composto da: oncologo, chirurgo, anatomopatologo, radioterapista, radiologo, radiologo interventista, fisioterapista, terapista del dolore.

Dal 2017 in Europa è attiva la Rete EURACAN, che unisce i centri clinici European Reference Network (ERN). I centri italiani, che fanno parte di questa rete e sono specializzati in mesotelioma, sono:

  • Azienda Ospedaliera SS Antonio e Biagio e Cesare Arrigo, Alessandria (Piemonte);
  • Città della Salute Azienda Ospedaliera – Universitaria Città della Salute e della Scienza, Torino (Piemonte);
  • Fondazione IRCCS, Istituto Nazionale dei Tumori, Milano (Lombardia);
  • Istituto Europeo di Oncologia, Milano (Lombardia);
  • Centro di Riferimento Oncologico, Aviano (Pordenone – Friuli Venezia Giulia);
  • Istituto Oncologico Veneto IRCCS (Veneto);
  • IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, Genova (Liguria);
  • Istituto Romagnolo per lo Studio dei Tumori (IRST) “Dino Amadori” – IRCCS, Meldola (Emilia Romagna);
  • Azienda Ospedaliero Universitaria Senese, Siena (Toscana);
  • Istituti Fisioterapici Ospitalieri (IFO), Roma (Lazio);
  • Centro di Coordinamento Regionale per i Tumori Rari (CRTR) – AOU, Napoli (Campania).

La tutela delle vittime di mesotelioma dell’ONA

La ricerca sta compiendo passi avanti nelle terapie e nelle diagnosi precoci non solo del mesotelioma ma anche di tutte le altre malattie asbesto correlate: tumore del polmone, della laringe, della faringe, delle ovaie e del colon.

A supportare le vittime dell’amianto e le loro famiglie c’è l’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni. Quest’ultimo è anche autore dell’importante guida: “Come curare e sconfiggere il mesotelioma e ottenere le tutele previdenziali e il risarcimento dei danni“.

«Si continua a morire di malattie asbesto correlate. Almeno 7mila persone sono morte nell’ultimo anno. Eppure, la politica tace e le istituzioni sono assenti – afferma l’avvocato Bonanni -. Rendo pubblici i dati delle nostre rilevazioni aggiornate a tutto l’anno 2022: 2mila casi di mesotelioma, indice di mortalità al 93%, un numero di decessi che solo per questa neoplasia sfiora i 1.900. 4mila casi di tumore al polmone asbesto correlati con un indice di mortalità dell’88%, e quindi un numero di decessi che sfiora i 3.550. Una vera e propria emergenza con 40 milioni di tonnellate di amianto e materiali contenenti amianto».

Lombardia: 9 milioni per togliere l’amianto da case popolari

Lombardia, rimozione amianto da un tetto
Lombardia, rimozione amianto da un tetto

Continua il programma di lavori per la rimozione dell’amianto dal patrimonio di edilizia residenziale pubblica in Lombardia. Recentemente, infatti, la Regione ha approvato una delibera che stanzia quasi 9 milioni di euro per bonificare l’amianto ancora presente negli stabili popolari delle zone di Legnanese e Rhodense.

Nuovi fondi stanziati dalla Regione Lombardia per bonificare

«Questa delibera si inserisce in un più ampio progetto di efficientamento e risanamento ambientale degli immobili. Abbiamo chiesto il coinvolgimento di tutte le istituzioni interessate e che abbiamo denominato “Missione Lombardia” – spiega l’assessore alla Casa e Housing sociale, Paolo Franco -. La bonifica dell’amianto non è un intervento secondario a quelli che stiamo già sostenendo per il miglioramento delle condizioni abitative delle persone che vivono negli immobili delle ALER lombarde».

Nella regione, infatti, sono le Aziende Lombarde per l’Edilizia Residenziale (ALER) che, insieme ai Comuni, gestiscono i servizi abitativi pubblici. Questi sono destinati ai nuclei familiari in stato di disagio economico e sociale.

L’assessorato, guidato da Paolo Franco, ha così riportato gli interventi finanziabili, che fanno capo alle competenze di ALER Bergamo-Lecco-Sondrio, ALER Milano e ALER Varese-Como-Monza e Brianza-Busto Arsizio. Le risorse assegnate sono:

  • 331.500 euro ad ALER Bergamo-Lecco-Sondrio;
  • 7.430.404 euro ad ALER Milano;
  • 1.188.920 ad ALER Varese-Como-Monza e Brianza-Busto Arsizio.

La presenza di amianto in edifici privati e pubblici

La presenza di questi siti non ancora bonificati fa sì che la strage causata dalla fibra killer non si plachi. Come denuncia il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, nella sua ultima pubblicazione “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”sono ancora molti gli edifici, sia privati sia pubblici, dove si riscontra la presenza di amianto.

In particolare l’ONA ha stimato che, riguardo il rischio amianto in ALER:

  • 400 sono gli edifici con amianto nella Regione Lombardia;
  • 2500 sono famiglie esposte a rischio di cancro tra gli inquilini nella città di Milano;
  • circa 100 milioni di euro è l’importo stimato, nel 2011, dall’ALER per la bonifica, di cui 70.000.000 per la sola rimozione dell’amianto nelle case popolari in Milano.

Le famiglie, spesso abbandonate dalle istituzioni, continuano a essere esposte al pericolo, che può portare a conseguenze per la salute fino a 50 anni dalla prima esposizione.

L’unico modo per evitare qualsiasi danno sono le bonifiche. I costi di queste sono inferiori rispetto a quelli sanitari e sociali, che ogni anno si spendono per la questione amianto. È quindi importante segnalare i siti contaminati, per provvedere alla mappatura e alla bonifica, e questo è possibile grazie all’App Amianto dell’ONA.

Bonifica delle scuole da amianto a Bra: tre nuovi interventi

bonifica delle scuole, amianto, interventi
bonifica delle scuole, amianto, interventi

La bonifica delle scuole dall’amianto continua. Questa volta il merito va al Comune di Bra, in Piemonte. Sono infatti ben tre gli interventi conclusi recentemente, commissionati dall’amministrazione della città, per la rimozione di materiale contenente amianto in alcune scuole della zona.

Bonifica delle scuole da amianto nel comune di Bra

I lavori di bonifica a Bra hanno riguardato una tettoria della scuola primaria “Rita Levi Montalcini”, in via Vittorio Emanuele II, e i serbatoi presenti sia nell’istituto primario “Augusto Jona”, di frazione Bandito, sia la scuola d’Infanzia “Gianni Rodari”, che ha sede in via Ospedale.

Complessivamente sono stati rimossi e smaltiti, secondo le procedure previste dalla legge, quasi 750 chilogrammi di amianto. Il costo complessivo dei lavori è stato di circa 7.200 euro. Di questi il Fondo per lo sviluppo e la coesione 2014-2020, nell’ambito del Piano operativo ambientale (Poa), ha coperto circa 5.600 euro del costo totale. Quest’ultimo è il principale strumento del Governo italiano di finanziamento e attuazione delle politiche di riduzione degli squilibri economici e sociali sul territorio nazionale.

Ancora amianto in Piemonte ma non solo

Da anni l’amministrazione comunale procede alla bonifica di tutti i manufatti contenenti fibrocemento ancora presenti negli immobili pubblici. Come infatti denuncia anche l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, nella sua ultima pubblicazione “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – Ed.2022”, i materiali in eternit sono ancora diffusamente presenti sul territorio nazionale, sia in edifici privati sia in quelli pubblici, come scuole e ospedali.

In particolare il Piemonte risulta altamente contaminato. Nel maggio 2020 risultavano 44.840 siti con coperture in fibrocemento, censiti dai Dipartimenti Territoriali di Arpa. Secondo gli ultimi dati, le bonifiche hanno riguardato 16 edifici pubblici, 100 privati e 389 tra impianti industriali, artigianali, agricole e commerciali. Il totale è di oltre 727mila metri quadrati di coperture. In corso di bonifica risultano invece 6 edifici privati e 131 di altra tipologia. Mancano invece da mettere in sicurezza 819 edifici pubblici, 8.567 edifici privati e 29.038 strutture di tipologia diversa, per oltre 11,9 milioni di metri quadrati di coperture.

L’ONA sostiene i cittadini e aiuta a evitare rischi alla propria salute facilitando la segnalazione delle aree contaminate e contribuendo alla mappatura con l’App Amianto.

Amianto killer alla Cotral, la Cassazione accoglie ricorso

Luigi Pennacchietti-amianto killer alla COTRAL

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della vedova e degli orfani di un lavoratore Cotral. Morì a soli 37 anni da un cancro al polmone dovuto all’esposizione all’amianto.

L’operaio, elettromeccanico e manutentore di mezzi rotabili, dal 1988 aveva lavorato alle officine di Roma Centocelle di Cotral S.p.A., società di trasporto pubblico del Lazio, smontando apparecchiature e componenti elettrici contenenti amianto. Era il 1992 quando iniziarono a comparire i primi sintomi del tumore polmonare che ne causerà il decesso nel 1994, a soli 37 anni.

luigi pennacchietti

Amianto killer alla Cotral, la battaglia giudiziaria

I familiari si sono rivolti all’Osservatorio Nazionale Amianto e al suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, per ottenere giustizia. È stata intrapresa quindi la battaglia contro l’amianto killer alla Cotral, in difesa dei lavoratori. Chiamata in giudizio l’azienda è riuscita a ottenere il rigetto in appello. La motivazione è che il lavoratore fosse fumatore e che il cancro che lo ha ucciso fosse quello del polmone e non mesotelioma.

Nella sentenza infatti si legge: “l’attività lavorativa presso Cotral non era in grado di determinare da sola la produzione dell’evento lesivo. Non aveva la forza di superare, in termini di efficienza causale, fattori estranei alla causa di servizio, quali la prolungata massiccia dedizione al fumo e lo svolgimento di una precedente attività lavorativa a rischio per un considerevole lasso di tempo”.

L’effetto sinergico tra fumo e amianto

La Corte ha annullato invece le precedenti sentenze emesse negando il diritto al risarcimento degli eredi. Ha riaperto il procedimento per non aver riconosciuto il “ruolo concausale ad ogni fattore, sia pure in maniera indiretta e remota, all’insorgere o all’aggravamento della patologia”.

Rilevano gli Ermellini in sentenza: “si censura, tra l’altro, la sentenza impugnata per l’errata valutazione della condizione di rischio e dell’entità dell’esposizione. Nonché per aver ignorato il ruolo sinergico e di potenziamento degli effetti cancerogeni dell’amianto attribuito al fumo di sigarette e per essersi dissociata dalle leggi scientifiche”.

Infatti, soprattutto per il cancro al polmone il fumo di sigaretta e l’amianto contribuiscono entrambi a causare gravi danni alla salute di coloro che ne sono esposti. La causa dovrà essere nuovamente celebrata in Corte d’appello. Qui si dovrà valutare il diritto dei familiari al risarcimento, sia dei danni subiti personalmente sia di quelli sofferti dalla vittima.

«Molti altri dipendenti Cotral hanno subito danni alla salute – dichiara Bonanni -. Attraverso lo Sportello Nazionale Amianto, siamo a disposizione di tutte le vittime, in particolare nel contesto della città di Roma, che vogliano chiedere il risarcimento dei danni».

L’Osservatorio Nazionale Amianto tutela da anni le vittime di questo pericoloso cancerogeno. Queste possono richiedere assistenza tramite lo sportello amianto o chiamando il numero verde gratuito 800 034 294.

Ecoansia, un disturbo psicologico in crescita

temporale, ecoansia, disturbo psicologico
temporale, ecoansia, disturbo psicologico

Sta aumentando il fenomeno dell’ecoansia. A lanciare l’allarme è l’Ordine degli Psicologi delle Marche.

L’ecoansia è un disturbo psicologico che nasce dalla preoccupazione per la crisi climatica. Causa stati di ansia per colpa dello stress ma anche della tristezza mista a paura per il futuro. Si rinviano importanti progetti di vita, come se non ne valesse la pena, oppure si resta preda di frustrazione e sfiducia per il futuro.

Ecoansia e l’influenza dei fenomeni estremi

L’ecoansia sta aumentando in proporzione alla frequenza dei fenomeni meteorologici estremi, che mentre prima erano eventi eccezionali, oggi sono sempre più frequenti.

Nubifragi, alluvioni, grandine gigantesca, ma anche caldo eccessivo, incendi diffusi e situazioni ambientali critiche, hanno ripercussioni sulla psiche delle persone, ed in particolare sui giovani.

Oggi questi episodi irrompono nella vita quotidiana di ciascuno di noi, portando a sentirsi vulnerabili e suscettibili, di avvertire di non avere il controllo della propria vita, con una generale tendenza alla tristezza“. A spiegarlo all’Ansa è Katia Marilungo, presidente dell’Ordine regionale Psicologi delle Marche. “Ci sono giovani che tendono a sospendere varie progettualità di vita, come trasferirsi per motivi di lavoro, acquistare una casa, programmare vacanze e addirittura mettere al mondo figli perché in balia dell’ecoansia. Pensare al futuro per alcuni rischia di diventare una vera sfida“.

Come reagire allo stress da climate change?

ecoansia

Come trattare dunque l’ecoansia, dato che il cambiamento climatico è sempre più dirompente nella nostra quotidianità e ben difficile da eliminare visto che dipende dai vari Paesi del mondo e non solo dai singoli?

L’informazione e l’educazione sono buoni sistemi per calmare l’ansia. Informarsi sui problemi ambientali, comprenderne le cause e gli effetti, e imparare sulle azioni che possono essere intraprese per contribuire a un ambiente sano, e può aiutare sia a calmarsi, sia a sentirsi utili nel dare il proprio contributo concreto per cambiare le cose.

Adottare abitudini di vita sostenibili può ridurre il senso di impotenza e contribuire a una maggiore sensazione di aver un impatto positivo sull’ambiente. Un coinvolgimento attivo, partecipare ad attività o progetti ambientali di gruppo, invece, può dare un senso di controllo e può rappresentare un’opportunità per fare la differenza. Inoltre ci si può sentire parte di un tutto. Il supporto sociale, condividere le preoccupazioni ambientali con gli altri, può essere davvero di aiuto. Può aiutare a sentirsi meno isolati e a trovare sostegno emotivo.