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Il Parco della Rinascita sulle ceneri della Fibronit

FIBRONIT lavoratori
FIBRONIT, lavoratori con protezioni

Nel cuore di Bari, là dove per decenni l’amianto ha seminato malattia e morte, nasce oggi un simbolo potente di memoria, riscatto e speranza: il Parco della Rinascita. Nell’area ex Fibronit, la “fabbrica della morte”, sabato 7 aprile 2025 sono ufficialmente iniziati i lavori per dare vita a un grande spazio verde, frutto di una lunga battaglia civile contro l’amianto e per la rigenerazione urbana.

Un sogno inseguito per anni dalla cittadinanza e finalmente in cammino verso la realtà, grazie anche ai fondi PNRR. I lavori termineranno entro marzo 2026.

Un riscatto civile e morale per Bari

“Finalmente il sogno diventa realtà”, ha annunciato il Comitato Cittadino Fibronit, protagonista instancabile di questa battaglia. Alla cerimonia di apertura del cantiere erano presenti i rappresentanti istituzionali che negli ultimi vent’anni hanno sostenuto questa causa: tra loro, gli ex sindaci Michele Emiliano e Antonio Decaro, l’ex presidente della Regione Nichi Vendola e l’attuale sindaco Vito Leccese.

“È una rinascita morale e civile della città di Bari”, ha dichiarato con emozione Nicola Brescia, presidente del Comitato. Un atto dovuto a chi ha pagato con la vita l’esposizione all’amianto, un simbolo di una comunità che, unita, ha saputo trasformare il dolore in speranza.

La Fibronit: la fabbrica della morte

La Fibronit, azienda cementifera fondata a Bari nel 1935, ha operato per decenni producendo materiali da costruzione a base di amianto, tra cui in particolare il noto Eternit.

A partire dagli anni Settanta iniziano a emergere i primi segnali di una tragedia silenziosa: tra gli operai si registrano casi di asbestosi e tumori correlati all’inalazione delle pericolose fibre. Analisi condotte in quegli anni rivelano una contaminazione diffusa: l’aria all’interno della fabbrica è carica di amianto, ma preoccupano soprattutto le rilevazioni nei quartieri vicini – Japigia, Madonnella e San Pasquale – densamente popolati.

La produzione si ferma solo nel 1985, ma bisognerà attendere il 1992 per l’avvio delle prime misure di messa in sicurezza. Per anni, nel frattempo, la popolazione resta esposta ai rischi ambientali, senza adeguati interventi di protezione.

La bonifica vera e propria ha avuto un lungo percorso, culminato nel 2018 con la demolizione dei capannoni industriali. Prima dell’abbattimento, le strutture erano state trattate con una vernice blu a effetto fissativo, pensata per impedire la dispersione di ulteriori fibre nell’ambiente.

Ex Fibronit, le tensiostrutture in decompressione dentro le quali sono stati abbattuti i capannoni della fabbrica della morte

La nascita del Comitato Cittadino Ex Fibronit

Nel 1997 nasce il Comitato Cittadino Fibronit, costituito da cittadini e attivisti decisi a vigilare sulla messa in sicurezza dell’area e a difendere un principio fondamentale: l’ex sito industriale non dovrà mai essere edificato, ma trasformato in parco urbano al servizio della collettività.

Nel 2001, a seguito delle crescenti mobilitazioni, l’area viene inserita nel Programma Nazionale di Bonifiche. Il Ministero dei Lavori Pubblici istituisce una commissione tecnica per accertare le condizioni dell’impianto, rispondendo così alle pressanti richieste del Comitato e delle associazioni ambientaliste.

Le indagini avviate dal PM Roberto Rossi confermano quanto temuto: alcune delle strutture sono in condizioni precarie e, in caso di crollo, potrebbero liberare ulteriori polveri contenenti amianto. A peggiorare il quadro, anche la falda acquifera risulta contaminata.

Solo nell’ottobre del 2016, dopo una lunga serie di ostacoli legali e ritardi burocratici, viene finalmente aperto il cantiere per la bonifica definitiva. Gli interventi, eseguiti da un’impresa specializzata, portano alla demolizione controllata dei vecchi edifici e alla rimozione in sicurezza dei materiali tossici entro la fine del 2018.

La dichiarazione dell’Avvocato Ezio Bonanni Presidente dell’ONA

L’Ona – Osservatorio Nazionale Amianto è stata in prima linea per la bonifica e messa in sicurezza del sito Fibronit. “Attendiamo ancora giustizia per le vittime e perciò stesso il nostro impegno come Osservatorio Nazionale Amianto proseguirà, per le tutele sanitarie e risarcitorie” afferma l’Avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA.

La storia della Fibronit è una ferita ancora aperta: si contano ufficialmente circa 400 morti per mesotelioma e patologie amianto-correlate, ma il Comitato Vittime Amianto Bari denuncia oltre 700 decessi. E il tributo di vite continua, tra le nuove generazioni esposte data la latenza di molte malattie amianto.

Il Parco della Rinascita non cancella questo passato doloroso. Anzi, lo custodisce come memoria viva, affinché tragedie simili non si ripetano mai più.

Il parco della rinascita guarda al futuro: i numeri

Il Parco si estenderà su poco meno di 147 mila metri quadrati, unendo i quartieri di Japigia, Madonnella e San Pasquale. Sarà il più grande intervento di rigenerazione urbana della Puglia, realizzato con 16 milioni di euro di fondi pubblici.

Cuore del progetto sarà un anfiteatro dedicato a Maria Maugeri, storica ambientalista che ha speso la sua vita per questa battaglia. Accanto ad esso, aree sportive, percorsi pedonali, aree giochi, un sistema di piazze e, ovunque, alberi e verde: oltre 1300 alberi nuovi e più di 130 mila tra arbusti, rampicanti ed erbacee.

Durante le celebrazioni di San Nicola saranno piantati alberi di Davidia involucrata, i “fazzoletti bianchi” simbolo di memoria e rinascita.

Una progettazione partecipata per il Parco della Rinascita

La realizzazione del Parco è frutto di una progettazione partecipata. Il Comitato Cittadino Fibronit ha avuto un ruolo attivo nella definizione degli interventi, a testimonianza di quanto forte sia stato il protagonismo della cittadinanza.

La bonifica dell’area si è conclusa nel 2022, con il rilascio del certificato ufficiale di risanamento ambientale. Una copertura di terra protegge oggi il terreno, impedendo il rischio di dispersione di fibre residue.

Parco della Rinascita: un nuovo cuore verde per Bari

“Questo parco non è solo un’area verde: è un monumento vivo dedicato a tutte le vittime dell’amianto, a chi ha pagato il prezzo più alto per un progresso senza coscienza”, sottolinea il Comitato Fibronit.

Sarà uno spazio di memoria, ma anche di vita, di gioia, di serenità. Un luogo in cui i bambini potranno giocare e gli anziani passeggiare, senza dimenticare, ma guardando avanti.

Concludendo, Bari avrà presto un nuovo cuore verde, che onora la memoria e ribadisce che la salute e la vita vengono prima di tutto. Un messaggio chiaro, che l’Osservatorio Nazionale Amianto continuerà a sostenere con forza, affinché tragedie come quella della Fibronit non abbiano mai più a ripetersi.

 

Erionite: la fibra killer più pericolosa dell’amianto

erionite
erionite

L’erionite è una fibra naturale appartenente al gruppo delle zeoliti, minerali molto diffusi sulla Terra e spesso usati in edilizia, agricoltura e industria. Ma dietro l’apparenza innocua si nasconde una grave minaccia: l’erionite è centinaia di volte più pericolosa dell’amianto se inalata. Già negli anni Settanta fu individuata come causa di un’epidemia di mesotelioma pleurico maligno in alcuni villaggi della Cappadocia, dove veniva utilizzata per costruire le abitazioni.

La pericolosità dell’erionite in uno studio della Sapienza

Oggi, grazie a uno studio innovativo condotto da Sapienza Università di Roma, Università di Genova ed ENEA, emergono nuovi dettagli sui micidiali meccanismi con cui l’erionite danneggia il nostro organismo.

I ricercatori, nell’ambito del progetto RETURN finanziato dall’Unione Europea – NextGenerationEU, hanno analizzato in laboratorio il comportamento delle fibre di erionite una volta inalate e fagocitate dai macrofagi, le cellule del nostro sistema immunitario che si occupano di “ripulire” i polmoni da sostanze estranee.

Utilizzando tecniche avanzate di diffrazione a raggi X su polveri, gli scienziati hanno scoperto che l’erionite, all’interno delle cellule, provoca uno scambio di ioni che altera profondamente l’ambiente cellulare: il pH si alza, i lisosomi – responsabili della digestione delle sostanze estranee – smettono di funzionare correttamente e le cellule entrano in sofferenza.

Erionite: una trappola senza fine per le cellule

L’innalzamento del pH costringe le cellule a un’intensa attività energetica, sovraccaricando i mitocondri, le “centrali energetiche” della cellula. Questo stress causa la produzione massiccia di radicali liberi dell’ossigeno, molecole altamente reattive che danneggiano la cellula stessa. Dopo qualche giorno, i mitocondri collassano e la cellula muore.

Il problema principale? L’erionite, estremamente stabile nei fluidi biologici, non si degrada. Una volta liberata dalla cellula morta, può essere nuovamente fagocitata da un altro macrofago, riattivando il ciclo tossico all’infinito. Questo fenomeno genera infiammazione cronica, un terreno fertile per lo sviluppo di tumori come il mesotelioma.

Perché l’erionite merita attenzione

La pericolosità dell’erionite non è solo un problema storico di villaggi lontani. La presenza naturale del minerale, la sua diffusione attraverso attività edilizie e l’assenza di una piena consapevolezza dei rischi associati rendono fondamentale monitorare i siti dove è presente e regolamentarne l’uso.

Come sottolineano i ricercatori, conoscere a fondo i meccanismi biologici della tossicità dell’erionite è essenziale per sviluppare strategie di prevenzione efficaci, per proteggere i lavoratori esposti e per evitare che si ripetano tragedie come quelle della Cappadocia.

L’inquinamento è più pericoloso di quanto crediamo

ciminiera di fabbrica
ciminiera di fabbrica

Respirare aria pulita è un diritto fondamentale, ma oggi questo gesto quotidiano è diventato spesso un rischio per la salute. Vivere o lavorare in ambienti esposti all’inquinamento atmosferico e al particolato aumenta le probabilità di sviluppare malattie croniche.

Nuove ricerche dimostrano che la situazione è ancora più grave di quanto si pensasse: la percentuale di sostanze nocive nel particolato atmosferico, cioè le minuscole particelle sospese nell’aria, è molto più alta di quanto indicato finora dalle misurazioni tradizionali.

La ricerca sui componenti del particolato

Gli scienziati dell’Università di Basilea hanno scoperto che i componenti più pericolosi del particolato, le cosiddette specie reattive dell’ossigeno, sono molto instabili e si degradano rapidamente dopo essere stati raccolti. Questo significa che i metodi di analisi utilizzati fino a oggi, che prevedevano il deposito delle particelle su filtri e analisi ritardate di giorni o settimane, hanno sottostimato in modo drammatico la reale pericolosità dell’aria che respiriamo ogni giorno.

Il peso reale dell’inquinamento sull’organismo

L’inquinamento da particolato è responsabile di malattie respiratorie croniche, disturbi cardiovascolari, diabete e persino demenza. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima oltre sei milioni di morti premature ogni anno legate all’esposizione al particolato. La varietà chimica di queste particelle, provenienti sia da fonti naturali sia da attività umane, è impressionante, e gli scienziati cercano ancora di capire quali siano le più pericolose per la salute.

Un nuovo metodo di misurazione rivoluziona la ricerca

Guidato dallo scienziato atmosferico Markus Kalberer, il team dell’Università di Basilea ha ideato una tecnica innovativa per misurare i radicali dell’ossigeno in tempo reale. Le particelle vengono catturate direttamente dall’aria in una soluzione liquida, dove le sostanze nocive generano segnali di fluorescenza che possono essere rapidamente quantificati. Grazie a questo approccio, si è scoperto che tra il 60 e il 99% dei radicali scompare entro poche ore, una perdita che rendeva inutilmente rassicuranti le analisi tradizionali.

L’effetto sulle cellule polmonari del particolato

Le indagini non si sono fermate alla semplice misurazione. Gli scienziati hanno testato l’effetto delle particelle a vita breve su cellule polmonari, osservando reazioni infiammatorie molto più forti rispetto a quelle provocate dalle particelle analizzate con i metodi classici. Questa scoperta conferma che l’inquinamento atmosferico causa danni maggiori e più rapidi all’organismo di quanto si pensasse.

Il prossimo obiettivo della ricerca sarà perfezionare ulteriormente il dispositivo di misurazione per ottenere dati ancora più precisi sulla composizione e sulla pericolosità del particolato. Comprendere esattamente quali componenti sono più dannosi permetterà di adottare misure di protezione più efficaci e tempestive, a beneficio della salute pubblica.

Particolato: un nuovo campanello d’allarme, come l’amianto

Questa nuova consapevolezza richiama alla memoria la lezione dell’amianto: anche in quel caso, per anni, la gravità del problema fu sottovalutata, con conseguenze tragiche. Oggi abbiamo l’opportunità di agire in anticipo. Investire nella ricerca, migliorare il monitoraggio ambientale e diffondere l’informazione è essenziale per garantire un futuro in cui respirare non rappresenti più un pericolo.

Agenti fisici: un rischio troppo sottovalutato sul posto di lavoro

agenti fisici
agenti fisici

Negli ambienti di lavoro spesso si tende a prestare attenzione ai pericoli più evidenti, come macchinari complessi o sostanze chimiche, trascurando invece gli agenti fisici. Eppure, fattori come il rumore, le vibrazioni, i campi elettromagnetici, le condizioni microclimatiche o le atmosfere iperbariche possono, se non adeguatamente gestiti, rappresentare un rischio concreto per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Interferendo silenziosamente nel tempo, questi agenti possono favorire l’insorgenza di disturbi e patologie anche gravi. È quindi fondamentale non sottovalutarli e integrare la loro valutazione nella gestione della sicurezza aziendale.

Cosa sono davvero gli agenti fisici?

Il termine “agenti fisici” comprende una varietà di fattori ambientali capaci di causare danni alla salute umana. Secondo il Decreto Legislativo 81/08, articolo 180, rientrano in questa categoria il rumore, gli ultrasuoni, gli infrasuoni, le vibrazioni meccaniche, i campi elettromagnetici, le radiazioni ottiche artificiali, il microclima e le atmosfere iperbariche. Tutti questi elementi, spesso invisibili o impercettibili, possono creare rischi significativi se non correttamente monitorati e gestiti.

Valutare correttamente l’esposizione agli agenti fisici

La valutazione del rischio da esposizione ad agenti fisici rappresenta un tassello essenziale del DVR. Questo documento deve contenere una dettagliata relazione tecnica, redatta da personale qualificato, che analizzi a fondo le sorgenti di emissione, la loro ubicazione, le caratteristiche specifiche e le modalità di esposizione dei lavoratori. È necessario descrivere anche i gruppi di lavoratori interessati, le mansioni coinvolte e le condizioni ambientali in cui avviene l’esposizione.

Non basta, però, una fotografia dell’esistente: occorre anche illustrare le misure di prevenzione e protezione già adottate e definire un piano di miglioramento continuo, specificando ruoli, responsabilità e competenze delle figure aziendali incaricate della sicurezza.

Quando aggiornare la valutazione dei rischi fisici?

La valutazione degli agenti fisici non è un’operazione una tantum: deve essere ripetuta almeno ogni quattro anni e ogni volta che intervengano cambiamenti nelle condizioni lavorative che potrebbero modificare il livello di rischio. Anche i risultati della sorveglianza sanitaria possono suggerire la necessità di un aggiornamento del DVR. È importante sottolineare che i dati raccolti durante misurazioni e calcoli dei livelli di esposizione devono essere sempre integrati all’interno del documento di valutazione.

Gli elementi fondamentali da includere nella valutazione del rischio

Una valutazione approfondita degli agenti fisici deve indicare la data della valutazione, l’identità del personale qualificato che l’ha svolta, quella del medico competente e del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) coinvolti, nonché i rappresentanti dei lavoratori consultati. Deve inoltre includere una descrizione delle sorgenti di rischio, una planimetria con l’indicazione delle aree coinvolte, l’elenco delle mansioni a rischio e la valutazione della presenza di eventuali co-fattori che possono amplificare il pericolo. Sono essenziali anche l’analisi dell’efficacia dei dispositivi di protezione, la segregazione delle aree di rischio, l’individuazione di lavoratori particolarmente sensibili e la definizione di un piano d’intervento chiaro e dettagliato.

Le diverse tipologie di agenti fisici da monitorare

Gli agenti fisici possono essere classificati in diverse categorie. I principali sono il rumore, le vibrazioni, i campi elettromagnetici e le radiazioni ottiche artificiali. Ma non vanno dimenticati anche gli ultrasuoni, gli infrasuoni, il microclima degli ambienti di lavoro, le atmosfere iperbariche, la radiazione solare naturale e le radiazioni ionizzanti come il radon.

Rumore: il nemico silenzioso

Il rumore è una delle minacce più comuni e sottovalutate. Quando supera determinati livelli di decibel, può danneggiare in modo irreversibile l’udito dei lavoratori e provocare effetti negativi su altri organi sensoriali, oltre a causare stress, stanchezza e difficoltà di concentrazione. La valutazione del rischio rumore può essere effettuata sia attraverso misurazioni fonometriche che, in alcuni casi, senza misurazioni dirette.

Vibrazioni meccaniche e contromisure efficaci

Le vibrazioni meccaniche, trasmesse attraverso il sistema mano-braccio o il corpo intero, possono compromettere seriamente la salute, causando patologie muscolo-scheletriche e problemi circolatori. Analizzare frequenza e intensità delle vibrazioni è fondamentale per capire il livello di rischio e adottare le giuste contromisure.

Campi elettromagnetici: pericoli invisibili

I campi elettromagnetici sono presenti ovunque, sia per cause naturali che artificiali. Per valutarne il rischio è necessario considerare i valori limite di esposizione e i valori di azione. I primi si basano sugli effetti biologici diretti, mentre i secondi sono parametri misurabili che aiutano a identificare situazioni pericolose.

Radiazioni ottiche artificiali: proteggere occhi e pelle

Le radiazioni ottiche artificiali, emesse da laser o altre sorgenti luminose intense, possono danneggiare gravemente occhi e pelle. È fondamentale valutare i livelli di esposizione utilizzando dati tecnici dei produttori, fonti scientifiche o misurazioni strumentali dirette.

Ultrasuoni e infrasuoni: rischi meno noti ma reali

Gli ultrasuoni, non percepibili dall’orecchio umano, possono causare danni significativi se non correttamente monitorati. Anche se in Italia manca una normativa specifica, si può far riferimento a linee guida internazionali per definire limiti di esposizione e misure protettive adeguate.

Microclima e condizioni termiche sul luogo di lavoro

Le condizioni termiche degli ambienti di lavoro, il cosiddetto microclima, influenzano profondamente la salute dei lavoratori. È necessario distinguere tra ambienti moderati, in cui è possibile raggiungere condizioni di comfort, e ambienti severi, dove l’esposizione a freddo o caldo estremo impone l’adozione di misure particolari come ventilazione, climatizzazione e dispositivi di protezione.

Informazione e formazione per una corretta gestione degli agenti fisici

Una corretta gestione degli agenti fisici non può prescindere dall’informazione e formazione dei lavoratori. È compito del datore di lavoro assicurarsi che ogni dipendente conosca i rischi specifici del proprio ambiente e sappia adottare comportamenti sicuri. Comprendere il significato dei valori limite di esposizione, riconoscere i primi segni di eventuali problemi di salute e utilizzare correttamente i dispositivi di protezione sono elementi chiave per prevenire incidenti e malattie.

Giornata mondiale Vittime dell’amianto: l’appello di ONA alla Premier

amianto, Avv. Ezio Bonanni, esposto
Avv. Ezio Bonanni

“Rivolgiamo un appello alla Premier Giorgia Meloni per la messa al bando globale dell’amianto. Per il divieto internazionale per la commercializzazione dell’amianto e che ci sia in Italia un forte incentivo per le bonifiche ed evitare così future esposizioni. Solo così questa battaglia potrà essere portata a termine“. Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto nel video pubblicato su ONA News in occasione della Giornata mondiale delle Vittime dell’amianto.

In Italia, nell’ultimo anno, l’amianto ha strappato alla vita settemila persone. Sessantamila i caduti nell’arco di dieci anni.
Oggi, lunedì 28 aprile, è la giornata dedicata a questi morti. È una ricorrenza spaventosa, carica di nomi che in pochi ricordano. Sono i nomi degli uomini che hanno respirato la morte senza saperlo. Degli operai nelle officine incandescenti, dei soldati nelle navi arrugginite, degli insegnanti nei corridoi polverosi di scuole dimenticate.Tutti inghiottiti da un nemico che non si vedeva e che non faceva rumore.

Nel grande teatro della sofferenza europea, il nostro Paese, superando Germania e Francia, detiene oggi il primato nero di decessi per mesotelioma, il cancro dell’amianto.

Vite spezzate che gridano giustizia contro l’amianto

C’erano mani che costruivano sogni, ponti, treni, ospedali e che oggi tremano nei letti degli ospedali. C’erano occhi che guardavano il futuro, e che oggi si chiudono piano, nel bianco abbacinante delle corsie. Non c’è clamore nella loro agonia. Nessuna battaglia epica. Solo un lento svanire.

A livello globale, il conto delle morti correlate all’amianto supera le duecentomila unità, una stima che l’ONU guarda con angoscia crescente. Eppure, denuncia l’Osservatorio Nazionale Amianto, questi numeri potrebbero essere solo la superficie: molti Paesi, per convenienza o negligenza, occultano i dati di chi muore tra l’indifferenza generale, vittima di esposizioni spesso ignote.

L’Avv. Ezio Bonanni, , spezza il silenzio con parole che pesano come macigni: “Sono stati 7 mila i morti solo nel nostro paese nell’ultimo anno, e il bando globale dell’amianto che semina morte è ancora un’utopia. Sono numeri che non appartengono al passato. Sono volti, storie, famiglie spezzate oggi. Molti non sapevano, altri sono stati ignorati. Troppi sono stati sacrificati nel nome del profitto. Non è più ammissibile che ci governi la lobby dei produttori del minerale killer e che le bonifiche vadano a rilento, nonostante la chiara presa d’atto di tutte le Istituzioni”.

Il mesotelioma non perdona, non dà seconde possibilità

Il mesotelioma maligno è una condanna quasi certa. in circa il 93% dei casi, non lascia scampo. Un cancro raro che falcia prevalentemente uomini, molti dei quali operai, soldati, lavoratori dimenticati.

Nel nostro Paese, rappresenta lo 0,8% di tutte le diagnosi oncologiche maschili, e lo 0,3% di quelle femminili. Una malattia che nasce dal passato: il 90% dei casi deriva dall’inalazione inconsapevole di amianto, materiale diffuso a mani piene negli anni Settanta e Ottanta.

Ogni anno in Italia emergono diecimila nuove diagnosi, soprattutto tra uomini che hanno vissuto la loro vita nei luoghi del rischio: fabbriche, cantieri navali, basi militari. Le regioni più segnate sono Lombardia, Piemonte, Liguria e Lazio, che insieme raccolgono oltre la metà dei casi. Intanto, nel mondo, secondo l’OMS, sono ancora 125 milioni i lavoratori esposti al nemico invisibile, e più di 107mila quelli che ogni anno cadono.

Ma la malattia non bussa subito alla porta: spesso dorme per decenni, poi esplode. Gli esperti avvertono: il peggio deve ancora venire. I numeri sono destinati a salire, e il picco di casi è atteso tra la seconda e la terza decade del XXI secolo. In Italia, ogni diagnosi viene censita dal Registro Nazionale Mesoteliomi. Il bando sull’amianto è legge dal 1992, ma la storia non si è chiusa.

L’urlo e la ferita causata dall’amianto

“Questa giornata nazionale non è solo memoria. È un grido. Un richiamo alla responsabilità, alla bonifica, alla giustizia per le vittime e alla tutela di chi oggi vive, lavora, studia in luoghi contaminati. In questa giornata, ricordiamo i caduti invisibili dell’amianto. E riaffermiamo un impegno: mai più profitto sulla pelle delle persone. Mai più silenzio. Mai più vittime”. Aggiunge Bonanni.

Nel 2024 si contano “40 milioni di tonnellate di amianto sparse in un milione di siti, tra cui 50.000 aree industriali e 42 aree considerate di interesse nazionale. La situazione è ancora più drammatica – sottolinea Bonanni – perché il minerale letale si annida anche in 2.500 scuole (dati 2023), mettendo a rischio la salute di oltre 352.000 studenti e 50.000 operatori scolastici”.

E non finisce qui: “circa 1.500 biblioteche ed edifici di valore culturale, insieme ad almeno 500 ospedali, presentano tracce di amianto nei loro impianti e nelle loro strutture: sistemi termici, elettrici, idraulici”. Continua Bonanni.

Mentre la politica discute e le bonifiche arrancano, l’amianto continua il suo lento, spietato massacro. Un massacro silenzioso. Invisibile. E troppo spesso dimenticato.

L’ONA racconta tutto questo

E’ necessario quindi continuare a parlarne il più possibile, scrivere, denunciare. Non solo con i numeri. Non solo con le statistiche. Ma con l’arma della giustizia e della verità. Perché l’amianto non ha solo ucciso i corpi, ha sotterrato memorie. Ed è questa la missione dell’Avv. Ezio Bonanni da circa 30 anni.