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Giornata mondiale Vittime dell’amianto: l’appello di ONA alla Premier

amianto, Avv. Ezio Bonanni, esposto
Avv. Ezio Bonanni

“Rivolgiamo un appello alla Premier Giorgia Meloni per la messa al bando globale dell’amianto. Per il divieto internazionale per la commercializzazione dell’amianto e che ci sia in Italia un forte incentivo per le bonifiche ed evitare così future esposizioni. Solo così questa battaglia potrà essere portata a termine“. Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto nel video pubblicato su ONA News in occasione della Giornata mondiale delle Vittime dell’amianto.

In Italia, nell’ultimo anno, l’amianto ha strappato alla vita settemila persone. Sessantamila i caduti nell’arco di dieci anni.
Oggi, lunedì 28 aprile, è la giornata dedicata a questi morti. È una ricorrenza spaventosa, carica di nomi che in pochi ricordano. Sono i nomi degli uomini che hanno respirato la morte senza saperlo. Degli operai nelle officine incandescenti, dei soldati nelle navi arrugginite, degli insegnanti nei corridoi polverosi di scuole dimenticate.Tutti inghiottiti da un nemico che non si vedeva e che non faceva rumore.

Nel grande teatro della sofferenza europea, il nostro Paese, superando Germania e Francia, detiene oggi il primato nero di decessi per mesotelioma, il cancro dell’amianto.

Vite spezzate che gridano giustizia contro l’amianto

C’erano mani che costruivano sogni, ponti, treni, ospedali e che oggi tremano nei letti degli ospedali. C’erano occhi che guardavano il futuro, e che oggi si chiudono piano, nel bianco abbacinante delle corsie. Non c’è clamore nella loro agonia. Nessuna battaglia epica. Solo un lento svanire.

A livello globale, il conto delle morti correlate all’amianto supera le duecentomila unità, una stima che l’ONU guarda con angoscia crescente. Eppure, denuncia l’Osservatorio Nazionale Amianto, questi numeri potrebbero essere solo la superficie: molti Paesi, per convenienza o negligenza, occultano i dati di chi muore tra l’indifferenza generale, vittima di esposizioni spesso ignote.

L’Avv. Ezio Bonanni, , spezza il silenzio con parole che pesano come macigni: “Sono stati 7 mila i morti solo nel nostro paese nell’ultimo anno, e il bando globale dell’amianto che semina morte è ancora un’utopia. Sono numeri che non appartengono al passato. Sono volti, storie, famiglie spezzate oggi. Molti non sapevano, altri sono stati ignorati. Troppi sono stati sacrificati nel nome del profitto. Non è più ammissibile che ci governi la lobby dei produttori del minerale killer e che le bonifiche vadano a rilento, nonostante la chiara presa d’atto di tutte le Istituzioni”.

Il mesotelioma non perdona, non dà seconde possibilità

Il mesotelioma maligno è una condanna quasi certa. in circa il 93% dei casi, non lascia scampo. Un cancro raro che falcia prevalentemente uomini, molti dei quali operai, soldati, lavoratori dimenticati.

Nel nostro Paese, rappresenta lo 0,8% di tutte le diagnosi oncologiche maschili, e lo 0,3% di quelle femminili. Una malattia che nasce dal passato: il 90% dei casi deriva dall’inalazione inconsapevole di amianto, materiale diffuso a mani piene negli anni Settanta e Ottanta.

Ogni anno in Italia emergono diecimila nuove diagnosi, soprattutto tra uomini che hanno vissuto la loro vita nei luoghi del rischio: fabbriche, cantieri navali, basi militari. Le regioni più segnate sono Lombardia, Piemonte, Liguria e Lazio, che insieme raccolgono oltre la metà dei casi. Intanto, nel mondo, secondo l’OMS, sono ancora 125 milioni i lavoratori esposti al nemico invisibile, e più di 107mila quelli che ogni anno cadono.

Ma la malattia non bussa subito alla porta: spesso dorme per decenni, poi esplode. Gli esperti avvertono: il peggio deve ancora venire. I numeri sono destinati a salire, e il picco di casi è atteso tra la seconda e la terza decade del XXI secolo. In Italia, ogni diagnosi viene censita dal Registro Nazionale Mesoteliomi. Il bando sull’amianto è legge dal 1992, ma la storia non si è chiusa.

L’urlo e la ferita causata dall’amianto

“Questa giornata nazionale non è solo memoria. È un grido. Un richiamo alla responsabilità, alla bonifica, alla giustizia per le vittime e alla tutela di chi oggi vive, lavora, studia in luoghi contaminati. In questa giornata, ricordiamo i caduti invisibili dell’amianto. E riaffermiamo un impegno: mai più profitto sulla pelle delle persone. Mai più silenzio. Mai più vittime”. Aggiunge Bonanni.

Nel 2024 si contano “40 milioni di tonnellate di amianto sparse in un milione di siti, tra cui 50.000 aree industriali e 42 aree considerate di interesse nazionale. La situazione è ancora più drammatica – sottolinea Bonanni – perché il minerale letale si annida anche in 2.500 scuole (dati 2023), mettendo a rischio la salute di oltre 352.000 studenti e 50.000 operatori scolastici”.

E non finisce qui: “circa 1.500 biblioteche ed edifici di valore culturale, insieme ad almeno 500 ospedali, presentano tracce di amianto nei loro impianti e nelle loro strutture: sistemi termici, elettrici, idraulici”. Continua Bonanni.

Mentre la politica discute e le bonifiche arrancano, l’amianto continua il suo lento, spietato massacro. Un massacro silenzioso. Invisibile. E troppo spesso dimenticato.

L’ONA racconta tutto questo

E’ necessario quindi continuare a parlarne il più possibile, scrivere, denunciare. Non solo con i numeri. Non solo con le statistiche. Ma con l’arma della giustizia e della verità. Perché l’amianto non ha solo ucciso i corpi, ha sotterrato memorie. Ed è questa la missione dell’Avv. Ezio Bonanni da circa 30 anni.

 

 

 

Il monitoraggio dell’amianto nell’aria è a una svolta

Amianto, immagine esclusivamente descrittiva, Perugia
Amianto, immagine esclusivamente descrittiva

Uno studio pilota a Reggio Emilia apre nuove strade per il monitoraggio ambientale dell’amianto. Ha testato infatti una nuova metodologia per rilevare fibre di amianto aerodisperse in ambiente esterno con un limite di rilevabilità inferiore a 0,1 ff/L. Si tratta di una novità importante nel panorama del monitoraggio ambientale e per la lotta all’amianto.

Da dove arrivano le fibre di amianto?

L’amianto è stato bandito in Italia da oltre trent’anni, eppure molti edifici, tetti, tubature e vecchi manufatti contengono ancora le fibre killer. Con il tempo, quando questi materiali si degradano, rilasciano nell’aria minuscole fibre responsabili di infiammazioni gravi e cancro.

Queste fibre possono finire nell’aria per diversi motivi. Alcune fonti sono naturali, ma nella maggior parte dei casi il rilascio è causato da attività umane, come:

  • il degrado di vecchi materiali contenenti amianto (MCA),
  • le operazioni di bonifica, trasporto e smaltimento,
  • incendi, alluvioni o terremoti che danneggiano strutture contaminate,
  • la presenza di discariche e siti industriali inquinati.

Per valutare quanto sia presente amianto nell’aria che respiriamo ogni giorno, servono strumenti e metodi precisi. Ed è proprio questo lo scopo dello studio pilota a Reggio Emilia.

Come si misura l’amianto nell’aria?

ARPAE Emilia-Romagna ha testato una metodologia avanzata presso due stazioni di monitoraggio dell’aria a Reggio Emilia: una in zona urbana (San Lazzaro) e una in una strada trafficata (Viale Timavo). Per sette giorni consecutivi, 24 ore su 24, l’aria è stata filtrata e analizzata con strumenti ad altissima precisione.

Le fibre raccolte sono state osservate al microscopio elettronico a scansione (SEM), in grado di ingrandire fino a 3000 volte, e sottoposte a microanalisi chimica. Il limite di rilevabilità raggiunto è inferiore a 0,1 fibre per litro (f/L), soglia che l’Organizzazione Mondiale della Sanità considera come livello di esposizione trascurabile.

I risultati: buona notizia, ma attenzione

Durante il periodo di monitoraggio, i livelli di amianto aerodisperso sono risultati molto bassi, al di sotto della soglia di attenzione: solo in due giornate si sono registrati valori di 0,04 e 0,03 f/L. Questo è un dato rassicurante per la popolazione. Tuttavia, lo studio sottolinea che questi livelli possono variare in presenza di cantieri, eventi climatici estremi o interventi di bonifica.

Anche il meteo incide: il vento può sollevare fibre da suolo e materiali, mentre la pioggia può sia pulire l’aria sia favorire il rilascio di fibre da materiali esposti. Lo studio ha integrato i dati meteorologici per comprendere meglio questi fenomeni e migliorare la lettura dei risultati.

Una metodologia che può fare scuola

La tecnica adottata a Reggio Emilia ha mostrato tre grandi qualità:

  • sensibilità: capace di rilevare quantità minime di amianto.
  • Affidabilità: con un’incertezza di misura contenuta.
  • Riproducibilità: può essere replicata in altri territori, offrendo una base per futuri monitoraggi.

Questi aspetti la rendono uno strumento prezioso per chi lavora nella tutela ambientale e nella prevenzione sanitaria.

E ora? Serve una normativa chiara

L’amianto all’aperto non è ancora disciplinato da una legge specifica. Ma i risultati di questo studio aprono la strada a una futura regolamentazione. Inserire il monitoraggio dell’amianto nei Piani di Monitoraggio Ambientale, specialmente in zone a rischio, dovrebbe diventare la norma, non l’eccezione.

Il lavoro svolto a Reggio Emilia rappresenta una pietra miliare per chi vuole un ambiente più sicuro e più sano. Ora tocca alle istituzioni fare il prossimo passo: trasformare la ricerca in regole condivise.

Papa Francesco: sempre dalla parte degli ultimi

Papa Francesco, piazza san pietro
Papa Francesco piazza san pietro

Un uomo che ha dedicato la sua intera vita al servizio degli ultimi, dei poveri, di coloro invisibili. Non si è mai risparmiato nella denuncia dei mali che affliggono la società, e più in generale l’intera umanità. Papa Francesco, dallo stile sobrio e concreto, anche per i suoi modi di fare è riuscito a parlare anche alle nuove generazioni, rimanendo impresso nella mente di molti.

Sono migliaia i fedeli che si sono radunati in Piazza San Pietro oggi, 26 aprile 2025, per partecipare ai funerali di Papa Francesco. L’evento vede la partecipazione di capi di Stato e delegazioni internazionali. A presidiare le esequie è il decano del Collegio cardinalizio, il cardinale Giovanni Battista Re. I concelebranti sono 980, fra cardinali, vescovi e sacerdoti, ci sono poi 200 ministri della Comunione e oltre 4 mila presbiteri. Dopo la messa esequiale ci sarà la traslazione della salma nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Il feretro sarà tumulato in una tomba semplice tra la Cappella Paolina e la Cappella Sforza, nel rispetto delle volontà espresse da Bergoglio.

Grande afflusso per i funerali di Papa Francesco

Non solo in Piazza San Pietro, migliaia di persone si sono radunate anche davanti a Santa Maria Maggiore, dove il feretro arriverà per le 12 circa. Si tratta della tappa finale del percorso che effettuerà Papa Francesco, con un copioso corteo, a seguito della cerimonia funebre. Pellegrini, gruppi di scout, gente comune, sono già dietro le transenne per aspettare il carro. Il pontefice sarà tumulato proprio a Santa Maria Maggiore. Imponenti le misure di sicurezza, presenti forze dell’ordine e volontari della Protezione civile. La piazza è blindata e anche i numerosi giornalisti, di tutte le parti del mondo, sono in un’apposita area allestita per l’occasione. 

Le dichiarazioni di Ezio Bonanni, presidente ONA

Anche il Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA APS ha ricordato il Pontefice e il suo messaggio pastorale espresso in modo particolare con la Laudato Sì. Il concetto di ecologia integrale è giustizia sociale, senso etico e morale. Si affronta il tema della cura della casa comune, cioè del nostro pianeta.

Questa enciclica si ispira al Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi. L’ecologia ha la sua dimensione ambientale, economica, spirituale e sociale. Il Papa denuncia con chiarezza l’inquinamento, il cambiamento climatico, la perdita della biodiversità e l’ingiustizia sociale che spesso colpisce i più poveri, che sono i primi a subire le conseguenze del degrado ambientale. La novità dell’approccio è l’invito a un’“ecologia integrale”, che supera la separazione tra uomo e natura e sottolinea la connessione tra le crisi ambientali e le crisi etiche e spirituali del nostro tempo.

Papa Francesco invita tutti – credenti e non credenti – a un cambiamento radicale dello stile di vita e a una conversione ecologica, fondata sulla sobrietà, la solidarietà e la responsabilità verso le generazioni future. La Laudato Sì è un documento profetico che unisce fede, scienza e impegno civile, diventando una voce autorevole nel dibattito globale sulla sostenibilità e sul futuro del pianeta. È un richiamo urgente ad agire, prima che sia troppo tardi.

https://www.youtube.com/watch?v=S7OND5MzNZs&ab_channel=ONANews-OsservatorioAmianto%3Asaluteeambiente

Amianto e crisi d’impresa: iniziative per abbattere lo stigma

conferenza, bonanni
Codice della Crisi d’impresa e dell’insolvenza

“Lo stigma legato al fallimento imprenditoriale è stato, per lungo tempo, vissuto come una terribile  condizione colpevolizzante. È grazie al superamento di questo paradigma attraverso il significante giuridico (e significato) di “liquidazione” in ambito aziendale che è stato possibile un cambiamento significativo nelle percezioni culturali, legali e sociali.” E’ uno degli argomenti affrontati nel cuore dell’Antica Biblioteca dell’Università degli Studi Link, lo scorso 23 aprile 2025. Al centro dell’incontro il suo libro dal titolo il Codice della Crisi d’impresa e dell’insolvenza, curato dall’Avv. Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno, edito da Duepuntozero Edizioni, con il sostegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA APS e dell’Avv. Ezio Bonanni.

Il libro: un punto di riferimento per i professionisti

L’opera di Bonanni Saraceno presenta una disamina completa sui principi regolatori e sulla normativa contenuta nel codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza alla luce delle novità introdotte dal d.lgs. 14 settembre 2024, n. 136 (c.d. correttivo ter). Uno strumento completo per i professionisti con un’approfondita trattazione sulle singole norme, necessaria per orientarsi tra i vari istituti, le fattispecie sostanziali e processuali, oltreché sulla complessa e variegata casistica relativa alla crisi d’impresa.

Il sapere come responsabilità

Giuseppe Daloiso, CEO di Duepuntozero Edizioni, ha ricordato che anche l’editoria specialistica partecipa alla costruzione del sapere: un sapere che sostiene il lavoro dei professionisti e la diffusione della cultura giuridica.
Illuminante il punto di vista di del Dott. Francesco Bonanni docente all’Università Sapienza di Roma ha effettuato una introduzione sulla nascita del capitalismo e sulla necessità di rivedere l’attendibilità delle posizioni del sociologo Max Weber.

Crisi come processo

Non si è trattato soltanto di un evento giuridico, ma di un vero e proprio momento di riflessione collettiva sulla funzione dell’impresa e sul valore umano e sociale della giustizia. La presenza di avvocati, magistrati, economisti e rappresentanti delle istituzioni ha dato voce a una molteplicità di sguardi che hanno attraversato la complessità della crisi d’impresa.

L’Avv. Gianni Di Matteo ha chiarito che la crisi va affrontata riconoscendo limiti e possibilità, promuovendo soluzioni che portino a nuova vitalità, anche fiscale, grazie alla ripresa dell’attività produttiva.

Un passaggio epocale per il superamento dello stigma

“Il cambio della terminologia da fallimento e liquidazione è fondamentale nel senso del superamento dello stigma del fallimento derivante da una situazione che può essere fisiologica nello svolgimento di un’attività imprenditoriale.” ha affermato il Prof. Avv. Vincenzo Sanasi d’Arpe, esperto in amministrazione straordinaria e amministratore delegato della CONSAP, nonché attuale amministratore delegato della CONSAP

Un testo prezioso e necessario

Il Dott. Enea Franza (CONSOB) ha riconosciuto nel libro “un punto di riferimento degli operatori del diritto pur nel carattere interdisciplinare”, mentre il Dott. Giancarlo Sestini (Mediterranea S.p.A.) ha posto l’accento sugli strumenti concreti offerti dal nuovo Codice per la gestione della crisi.

La voce delle istituzioni

Il Senatore Pierantonio Zanettin, intervenuto da remoto, ha annunciato una proposta normativa che prevede l’autorizzazione preventiva del Tribunale per le ispezioni della Guardia di Finanza, segno di una volontà di equilibrio tra garanzie e controlli.
Il Dott. Renato Loiero ha ribadito “il ruolo centrale delle istituzioni e l’evoluzione della normativa in rapporto alla giurisprudenza”.
L’Avv. Alessandro Graziani, Consigliere Segretario dell’Ordine degli Avvocati di Roma, ha rimarcato “il ruolo centrale dell’Avvocatura nella gestione della crisi d’impresa”.

Il messaggio dell’Avv. Ezio Bonanni: impresa e funzione sociale

L’Avvocato Ezio Bonanni, instancabile nella lotta alle ingiustizie, ha scritto la storia della giurisprudenza con la vittoria di sentenze di valenza mondiale nella lotta all’amianto. In un passaggio carico di significato ha affermato:
“ Fare impresa non può essere contrapposta ad un’idea di ecologia, rispetto dell’ambiente e della dignità della persona umana come anche sancito dalla Costituzione. E’ importante superare vecchi concetti come lo scontro della lotta di classe tra lavoratore e padrone che si rifanno a ideologie ottocentesche. Dovremmo trovare dei parametri anche per la crisi d’impresa che debba tener conto anche di concetti etici coerenti con la nostra tradizione giudaico-cristiana. Vanno tutelati i posti di lavoro, come nel caso Parmalat, e l’aiuto agli imprenditori per risolvere momenti di crisi. Rimane fondamentale il diritto alla salute, anch’esso tutelato dalla Costituzione.
Attraverso le sue parole, l’amianto diventa simulacro del male assoluto da combattere.
“Abbiamo portato avanti le nostre battaglie coerentemente con questi valori che tutelano sia le imprese che i lavoratori. Il testo di Bonanni Saraceno segna un decisivo punto di svolta.” Ha dichiarato ‘Avvocato che ha inoltre indicato come modello di riferimento valoriale Papa Francesco, venuto dolorosamente mancare due giorni prima.

Tra il pubblico anche la cantante lirica Lucia Rubedo supporto di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto.

Ezio Bonanni – ONA

Il punto di vista di Matteo Villanova, Università Roma Tre

Il Professore Matteo Villanova ha evidenziato l’importanza di modelli identitari valoriali e del ruolo primario dell’educazione tramite l’esempio. Un intervento significativo sull’etica della comunicazione e l’importanza della formazione dell’individuo, cellula di uno Stato che non dovrebbe essere orientato al profitto ma alle singole identità. “Il fallimento dell’educazione è il fallimento della politica interna e quando quest’ultima fallisce nel rapporto con altri Stati si arriva alla Guerra. La trasmissione televisiva che enfatizza il furbo ha una responsabilità. Vorrei una comunicazione dove chi non paga il biglietto non teme la multa, ma perché vuole contribuire al funzionamento dello Stato”.

Dott. Fabio Massimo Gallo: c’era una volta l’art. 18

L’abolizione dell’articolo 18 e l’introduzione del Jobs Act sono stati spesso presentati come mezzi verso una maggiore flessibilità del mercato del lavoro, ma sono stati passaggi volti allo smantellamento dei diritti dei lavoratori. L’articolo 18, che garantiva la reintegra nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo, rappresentava un’importante forma di tutela per i dipendenti, specialmente contro i licenziamenti arbitrari o discriminatori. La sua eliminazione ha reso più semplice il licenziamento e ha limitato le garanzie in particolare per i lavoratori con contratti precari o a termine. Nel ha parlato il Magistrato e Presidente di Sezione Lavoro presso la Corte d’Appello di Roma Fabio Massimo Gallo.

Fabio Massimo Gallo

Melissa Trombetta, riflessioni su Criminologia e crisi d’impresa

“Parlando di crisi d’impresa, il mio compito all’interno dell’Osservatorio Nazionale Amianto riguarda principalmente reati ambientali. Ciò che mi ha colpito oggi è stato il grande spazio dato alla didattica” ha affermato la criminologa Melissa Trombetta.

Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno, l’autore della necessità del superamento

“Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno dimostra non solo una straordinaria competenza giuridica, ma anche una rara sensibilità umana.” Ha affermato ’Avv. Alessandra Finocchio (TIF) sottolineando la necessità e l’importanza di quest’opera didattica.

Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno


Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno è un avvocato iscritto all’Ordine degli avvocati di Roma. E’ gestore della crisi di impresa e da sovraindebitamento, oltre che legal advisor nelle procedure di risanamento aziendale. Ha inoltre, maturato significative esperienze professionali come consulente per diverse società finanziarie di rilievo nazionale e multinazionali. Attualmente svolge la sua attività legale nell’ambito del diritto societario, bancario e assicurativo, altresì specializzato nell’attività giudiziale a tutela delle vittime di amianto e del dovere per il riconoscimento del risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale.

Il fallimento come possibilità

Saraceno Bonanni attraverso un’analisi lucida e appassionata, ha guidato i presenti nel riconoscere come il fallimento non debba essere considerato un marchio d’infamia, bensì una tappa possibile e a volte necessaria nel percorso di chi osa innovare, rischiare e costruire. con coraggio e visione, ha saputo trasformare l’esperienza dell’insuccesso in un punto di partenza per riflettere su un sistema economico e culturale che troppo spesso punisce chi cade, anziché valorizzare chi ha il coraggio di rialzarsi. Il suo contributo è un invito potente a cambiare gli stereotipi: a vedere nell’imprenditore non un colpevole, ma un protagonista resiliente del progresso.

“L’uomo nasce dal verbo e già dal punto di vista biblico e religioso abbiamo ben chiaro quanto sia importante la parola. I latini dicevano “Verba Volant Scripta Manent” La forma è connessa alla sostanza. Oscar Wilde diceva che la forma è tutto, è il segreto della vita. Dietro ogni termine c’è un concetto, il significato. Oggi che non si usa più il termine fallire, ma liquidare porta a pensare che errare umanum est. Quando un cittadino muore dal punto di vista imprenditoriale, muore anche da un punto di vista esistenziale.” ha dichiarato Fabrizio Saraceno Bonanni durante l’intervista post evento.

Il linguaggio, come teorizzato da Malinowsky e Sapir-Worf, non descrive soltanto la realtà, la plasma. Se cambiamo il modo in cui chiamiamo un evento, cambiamo anche il modo in cui lo pensiamo, lo sentiamo e lo viviamo. Pensiamo ad esempio a quanti imprenditori si sono suicidati in seguito ad un fallimento d’impresa: questo testo diviene quindi importante testimone di una rivoluzionaria trasformazione salvifica.

 

Proteggere la Terra, salvare la vita: Papa Francesco sempre nel cuore

Papa Francesco
Papa Francesco e un bambino

In un periodo storico che sembrava aver smarrito la bussola spirituale, arrivò un uomo semplice, con il nome di un Santo povero e la voce ferma di chi ha camminato nel dolore del mondo. Jorge Mario Bergoglio, nato nel 1936 a Buenos Aires da una famiglia di emigrati piemontesi, divenne Papa Francesco per ricordarci che la Chiesa può parlare con umiltà e farsi ascoltare come un padre amorevole.

Scelse la misericordia come vessillo, la Terra come maestra, utilizzando la poesia e la sacralità del Vangelo da vivere con le scarpe impolverate e le mani tese verso gli emarginati. Diede voce agli ultimi silenzi, accarezzando la sofferenza e sfidando il potere.

Ha promosso il dialogo tra le religioni e ha cercato di costruire ponti con altre fedi per affrontare insieme le sfide globali, parlava agli uomini ma anche al Creato con compassione.

Ora che il suo corpo riposa, Papa Francesco è tornato a camminare a piedi nudi, lasciando l’idea di una “Chiesa povera per i poveri”, ed ha saputo enfatizzare la misericordia e l’inclusione. ​

Coerente con ciò che amava ripetere: “la mia gente è povera e io sono uno di loro”.

Una vita intera dedicata alla crescita culturale e spirituale

Già a soli 22 anni, entrò nel noviziato della Compagnia di Gesù per poi laurearsi in filosofia presso il Collegio San Giuseppe di San Miguel, in Argentina. Successivamente, dal 1964 al 1965, ha insegnato letteratura e psicologia in due scuole, prima a Santa Fé e poi a Buenos Aires. La seconda laurea arriva nel 1970 in teologia e ne diventa professore e fondamentale il suo impegno nella formazione spirituale e accademica dei giovani gesuiti. Diviene vescovo nel 1992, nominato da Papa Giovanni Paolo, nel 1998 arcivescovo di Buenos Aires e cardinale nel 2001. Nel 2005, partecipa al Conclave che elegge Benedetto XVI. Ma è nel 2013, che Bergoglio viene eletto Papa lasciando un’impronta profonda nel cuore dei fedeli di tutto il mondo.

Quei ricordi struggenti passati alla Storia

Fin dal primo saluto dopo la sua elezione avvenuta il 13 marzo 2013, da Piazza San Pietro: “Buonasera!” si capì che qualcosa era cambiato. Papa Francesco rifiutava molte formalità: indossava scarpe semplici, scelse di vivere nella residenza di Casa Santa Marta anziché nei sontuosi appartamenti papali, e chiese ai fedeli di pregare per lui.

Dichiarò di vedere la Chiesa come un “ospedale da campo”, vicina ai feriti, avviando importanti riforme e prendendo con forza anche posizioni nette e scomode. La cosa peggiore che possa accadere nella Chiesa, affermò in diverse occasioni, “è quella che de Lubac definisce mondanità spirituale”, che consiste nel “mettere al centro se stessi”.

Uno dei momenti più indimenticabili accadde a Roma il 27 marzo 2020 in una sera piovosa, fredda, irreale. Normalmente gremita di fedeli, Piazza San Pietro quel giorno appariva deserta, spoglia, sospesa nel tempo. Il pianeta intero, sconvolto dalla pandemia di Covid-19, guardava in diretta le immagini di un Papa solo, fragile e determinato, che camminava a passo lento sotto una pioggia insistente, davanti all’altare posizionato sotto il portico della Basilica. Accompagnato dal silenzio assordante e dalla solitudine di un’umanità smarrita, rivolse al cielo una preghiera universale, carica di dolore ma anche di speranza: “Non lasciarci da soli”.  Per gli ammalati e i loro cari, per i medici e gli infermieri che lavoravano instancabili contro una malattia che non si conosceva e che mieteva vittime. In quel momento, Francesco fu il Pastore di un mondo ferito.

 

L’amianto come terreno di riflessione per una lotta comune

La sua enciclica “Laudato si’” non parla esplicitamente di amianto, ma il suo richiamo alla “cultura dello scarto” e alla necessità di una “conversione ecologica” colpisce al cuore questa guerra. Perché l’amianto non è solo una fibra mortale: è il simulacro e paradigma di un sistema che ha anteposto l’interesse alla vita. Quando il Pontefice invitava alla responsabilità collettiva verso il Creato, indicava una strada che unisce giustizia sociale, compassione etica e coraggio civile.
La lotta contro l’amianto trova quindi eco nel messaggio di Francesco, in quella Chiesa che si sporca le mani, si china sulla sofferenza, e non ha paura di farsi ascoltare.

L’Avv. Ezio Bonanni, presidente di Ona – Osservatorio Nazionale Amianto ha rilasciato un messaggio video per salutare con gratitudine il Papa:
“Il Papa della fratellanza e della pace, degli emarginati, dei malati, di chi è in difficoltà. Siamo in lutto e chiediamo al pontefice di darci una benedizione dall’alto. Ci hai scaldato i cuori, con la tua enciclica Laudato Sì di chiaro stampo francescano ma profondamente ancorata alle Sacre scritture, all’ecologia integrale. Questo vuol dire non lasciare indietro nessuno. Per questo motivo, papa Francesco, noi ti avremo sempre nel nostro cuore”.