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Primo Maggio, ONA e la voce contro l’amianto che non c’era

Avv. Ezio Bonanni e Fabio Massimo Gallo, magistrato in quiescenza, già presidente ff della Corte di Appello di Roma, no
Avv. Ezio Bonanni e Fabio Massimo Gallo, magistrato in quiescenza, già presidente ff della Corte di Appello di Roma

Per ONA il Primo maggio rappresenta non solo una data simbolica per ricordare i diritti dei lavoratori o un momento di riflessione. L’Avv. Ezio Bonanni nella sua incessante lotta contro i cancerogeni e per le vittime del dovere è un riferimento concreto per la dignità ed il valore della vita umana. Un’associazione che decide di portare avanti cittadini esposti all’amianto, è sempre attiva in opere di sensibilizzazione nei confronti dell’opinione pubblica e delle istituzioni, promuove (e vince) numerose iniziative legali e politiche per ottenere giustizia per le vittime del dovere, rappresenta una rara aretè contemporanea. Una “coscienza vigile” che si oppone alla dimenticanza sistemica delle vittime.

La lotta alle ingiustizie come frattura morale

Secondo Emmanuel Levinas, la responsabilità verso l’Altro è la radice stessa dell’etica. Coerentemente con il messaggio di Papa Francesco, L’ONA “si fa carico del volto sofferente dell’Altro”. Il lavoratore colpito da mesotelioma, il militare contaminato da uranio impoverito, ad esempio, sono vittime di ingiustizie radicali che esigono risposte. L’ingiustizia non è un fatto neutro, ma una frattura morale da sanare.

Oblio dell’essere, malattia della modernità

In un mondo dove troppo spesso le persone divengono numeri, statistiche, l’ONA, al contrario, restituisce voce all’essere umano restituendo dignità a chi è stato ridotto a mero “caso clinico”. Una lotta per i diritti che non è circoscritta nelle aule dei tribunali, ma porta avanti un’opera memoriale, simile alla funzione del “testimone” di cui parla Walter Benjamin. Agisce quindi per correggere quell’inaccettabile diseguaglianza del destino che caratterizza gli esseri umani. Alcuni, come le vittime del dovere, pagano con la vita o con la salute il proprio contributo alla collettività. Un ente di tutela che incarna la filosofia dell’etica come cura, che non resta nei trattati ma si fa gesto, azione legale, accompagnamento psicologico, presenza. Un luogo dove la filosofia teorica dell’impegno si fa carne in quella giustizia concreta dove la lotta non è solo ideologica, ma atto tangibile umano.

Uniti nella lotta all’amianto oltre ogni ideologia

Nel 1886 negli Stati Uniti, si svolse uno sciopero generale per ridurre l’orario di lavoro a otto ore giornaliere. Il 4 maggio avvenne il massacro di Haymarket a Chicago. Durante una manifestazione pacifica, morirono diversi manifestanti per la forza repressiva della sicurezza. Tra anni dopo, nel 1889, fu dichiarato il Primo Maggio come giornata internazionale di lotta per i diritti dei lavoratori.

Il Primo maggio nasce dalle radici della lotta operaia contro lo sfruttamento, per la sicurezza e il rispetto del lavoratore come persona. ONA raccoglie oggi quell’eredità, al di sopra però ogni ideologia e strumentazione politica.  “Perché i diritti dei lavoratori non sono né di destra e né di sinistra, appartengono all’intera umanità. Bisognerebbe superare concetti ormai obsoleti della lotta di classe, quando si dovrebbe lavorare tutti insieme per ottenere giustizia”. Ha affermato più volte nelle sue storiche conferenze l’Avv. Ezio Bonanni.

Percorsi di conquista

Nel corso del XX secolo, i diritti dei lavoratori sono stati al centro di numerose battaglie sindacali e politiche. La Costituzione italiana sancisce con l’articolo 1 che “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”, riconoscendo il lavoro come valore fondamentale della Repubblica.
Accendiamo ora i riflettori su due personaggi cardine nella storia del diritto del lavoro: l’Avv. Ezio Bonanni e Fabio Massimo Gallo, Magistrato e già Presidente della I Sezione Lavoro del Tribunale di Roma.

Ezio Bonanni: l’etica della tutela tra lavoro, ambiente e salute

Intendiamo ricordare, in questo giorno, ancora una volta, i tanti, troppi, casi di infortunio sul lavoro e di malattia professionale. Molti dei quali purtroppo con gravi conseguenze, fino alla morte.Come già più volte ribadito dal Presidente della Repubblica, ma anche recentemente dal Premier Meloni, e dallo stesso Santo Padre, è fondamentale che ci sia maggiore attenzione per la sicurezza e la tutela del lavoro e della salute, per i nostri lavoratori di qualunque grado, forma, mansione e tipologia.Per questi motivi, come Osservatorio Nazionale Amianto, insistiamo ancora una volta affinché ci sia un maggiore rispetto delle norme, una maggiore cultura della formazione in ordine alla sicurezza sul lavoro, e una maggiore attenzione nell’applicazione concreta delle regole, per evitare queste drammatiche conseguenze.Andiamo avanti anche nella tutela dell’ambiente, perché è fondamentale per il futuro delle nostre generazioni.” Ha dichiarato Bonanni.

In tal senso, l’amianto diviene simulacro della contraddizione strutturale del capitalismo: il profitto prima della salute. E l’opera di ONA rivela questo squilibrio di potere tra lavoratori e apparato industriale, con le istituzioni spesso complici, colpevoli di omissione o di inerzia.
La malattia professionale non è solo una tragedia individuale, ma specchio di una malattia sociale, ossia l’indifferenza istituzionale verso le vite sacrificate al lavoro.

Fabio Massimo Gallo: esisteva un tempo l’Art. 18

Le conseguenze dello smantellamento dell’articolo 18 si riflettono in un mercato del lavoro caratterizzato da maggiore precarietà e insicurezza. L’annientamento delle tutele ha costruito un clima di incertezza tra le persone con effetti negativi sulla loro stabilità economica e benessere psicologico.

“È un dato di fatto che l’articolo 18, così come era stato delineato nel 1970, ormai non esiste più. Ci sono state due “picconate” alla sua struttura: la prima è stata la cosiddetta Legge Fornero (n. 92 del 2012), che ha introdotto una serie di conseguenze differenziate a seconda del tipo di illegittimità del licenziamento; poi è arrivato il cosiddetto Jobs Act del 2015, che ha ulteriormente limitato la misura delle indennità, introducendo il cosiddetto “contratto a tutele crescenti”.


Questo contratto è sì a tutele crescenti, ma ma anche quando le tutele giungono al livello massimo, non arrivano mai agli stessi livelli previsti dal vecchio testo dell’articolo 18.“Se questo sia stato utile o meno, ovviamente, non spetta al giudice del lavoro dirlo. C’è da sperare che i risultati siano stati quelli voluti, dato che la Legge Fornero era finalizzata a un miglioramento delle condizioni lavorative.
Bisognerebbe però vedere se questa miglioria c’è stata davvero, sia sul piano numerico che su quello qualitativo. Credo di poter dire, onestamente, di no.
” ha affermato Gallo.

Domanda:

“A tal proposito, mi viene in mente The Jungle di Upton Sinclair: il testo sulle fabbriche della carne negli Stati Uniti, che descrive una situazione in cui la popolazione, migrata lì con la speranza di un riscatto sociale attraverso il lavoro, è stata a sua volta fagocitata dentro il meccanismo brutale della produzione, come carne da macello anch’essa.
Non si stanno, in qualche modo, smantellando gradualmente, riforma dopo riforma, anno dopo anno, questi diritti?”

La risposta di Fabio Massimo Gallo:

“Temo di sì… ma spero di no.
Certamente l’andamento è in quella direzione. L’Unione Europea, che io sostengo, perché sono profondamente europeista, tuttavia oggi sembra puntare più al liberismo che alle tutele sociali. Anche se qualche intervento positivo c’è stato, credo stia prevalendo una visione economico-finanziaria, che porta inevitabilmente alla perdita della sicurezza del posto di lavoro, e dunque della sicurezza sociale
.


La speranza è che questa incertezza venga compensata da una continua disponibilità di posti, anche se a tempo determinato. Come accade negli Stati Uniti, dove un lavoratore può cambiare anche tre o quattro lavori nella vita, ma non rimane mai disoccupato a lungo.
Questo è l’unico auspicio possibile.


Io, qui, parlo da cittadino — non da magistrato del lavoro — e penso che il liberismo totale nel diritto del lavoro non sia un bene. Nell’economia, forse sì; ma nel diritto del lavoro credo che debbano esistere correttivi, interventi dello Stato.
Non per tornare allo statalismo, ma per bilanciare quelle dinamiche che altrimenti portano inevitabilmente al vantaggio delle parti più forti.”

Un futuro di sfide

Il futuro dei diritti dei lavoratori è un territorio di sfide complesse e interconnesse. La precarizzazione, le trasformazioni tecnologiche, pongono interrogativi sulle possibili criticità del futuro. Guardando avanti è fondamentale restaurare un sistema di diritti del lavoro inclusivo e capace di adattarsi alle nuove realtà economiche e sociali. Possibile attraverso un impegno condiviso tra istituzioni, imprese e lavoratori.

ONA andrà avanti contro l’amianto e tutto ciò che rappresenta. Difendere i lavoratori oggi vuol dire battersi per le bonifiche, per il riconoscimento delle vittime del dovere e l’ottenimento dei risarcimenti. Tuttavia è fondamentale anche educare, prevenire, cambiare. E se il diritto è la voce della civiltà, allora l’impegno di chi combatte l’amianto è una delle sue forme più alte. Per il lavoro. La salute. Per la vita. E per chi non c’è più.

 

L’amianto era ovunque, non è un’iperbole

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Prima della legge 257 del 1992, l’amianto era utilizzato nei contesti più disparati, al punto da essere definito un materiale “ombrello”, duttile ed economico. Attraverso questa norma, è stata vietata l’estrazione, l’importazione, la lavorazione, l’utilizzazione, la commercializzazione, e l’esportazione della pericolosa fibra killer.

Oltre agli utilizzi noti e diffusi nel campo dell’edilizia e nell’industria, la sostanza è stata impiegata in moltissimi modi sui generis e inaspettati. Qui ne segnaliamo solo alcuni.

Amianto usato in passato nel DAS

Dal 1963 al 1975, la pasta modellabile DAS ha contenuto per il 30 % di amianto. Attualmente il prodotto è sicuro, non contiene più asbesto, ma alcuni bambini dell’epoca ora cinquantenni hanno modellato questo pericoloso materiale.

La pasta modellabile rappresenta la possibilità di creare, di dare forma alla propria immaginazione. Il paradosso di questa storia è emblematico: un materiale usato per la creatività, impiegato da mani innocenti, conteneva un elemento in grado di distruggere la vita. Questo diventa un monito a non ignorare mai i rischi nascosti.

Guanti isolanti, tute ignifughe, impiego in cucina

Essendo un materiale resistente al calore, furono realizzate tute ignifughe per proteggere i pompieri dal fuoco. Questa soluzione, che doveva essere utile per la sicurezza dei lavoratori, si è rivelata invece essere un vero e proprio abito della morte. Diverse infatti le vittime tra i vigili del fuoco, colpiti da mesotelioma. E’ il caso ad esempio del Vigile del Fuoco di Trieste, Groppazzi Stelio, che grazie all’attività dell’Avv. Ezio Bonanni, ha ottenuto il riconoscimento di vittima del dovere.
Per lo stesso motivo di alta resistenza al calore, furono realizzati guanti ignifughi destinati non solo a saldatori ed operai di fonderie, ma anche per impieghi domestici. Per la casa furono realizzate padelle, ferri da stiro, addirittura cucine interamente isolate di asbesto.

Il materiale del futuro

“Quando ero giovane veniva pubblicizzato come il materiale del futuro” A dichiararlo è la drammaturga Vincenza Renata Li Gioi.
In effetti spot pubblicitari, cartelloni grafici tra gli anni ’60 e ’70 promuovevano il materiale con incosciente inconsapevolezza.

Ona e la battaglia contro il veleno che si respira

Con gli anni, l’amianto si è rivelato essere uno spietato e paziente assassino. L’attività dell’Osservatorio Nazionale Amianto si è rivelata essere un faro di speranza per tutti coloro che sono stati colpiti dalle terribili malattie asbesto correlate. La filosofia dell’Ona si fonda su principi di giustizia, equità, tutela della salute e responsabilità sociale.

 

Genova, chiusi 9 piani di uffici per rischio amianto

costa sabbia nera
costa, sabbia nera

La Regione Liguria ha predisposto la chiusura di una struttura di 9 piani per rischio amianto fino al 9 maggio.
Intanto il personale, circa 160 dipendenti, lavorerà in remoto in seguito al divieto di recarsi allo stabile in via d’Annunzio 111.

In corso accertamenti

Nel frattempo sono in corso i rilievi necessari per la conferma. Presenti i dipartimenti ambiente, protezione civile e difesa del suolo.
Il provvedimento è partito in seguito alle sollecitazioni del personale e la Regione si è immediatamente attivata.
Tra i controlli che verranno effettuati è in programma il campionamento per verificare l’effettiva presenza di fibre di amianto nell’aria, estremamente pericolose per la salute umana.

Lavori in corso allo stabile vicino

Secondo la fonte i materiali di perimetrazione risulterebbero deteriorati con presenza di asbesto nelle pareti, pavimenti in linoleum amianto e soffitti che potrebbero costituire un rischio concreto per la salute dei lavoratori. Secondo un’altra fonte, l’immobile è stato oggetto di bonifica in passato ed attualmente sarebbe presente solo amianto confinato.

Inoltre sono in corso lavori al civico 113 in una struttura abbandonata nel 2007 proprio per la presenza del pericoloso materiale.

Al centro di un’interrogazione in consiglio regionale

Il problema è stato al centro di un’interrogazione in consiglio regionale del capogruppo M5S Stefano Giordano.

Monoliti del nostro tempo

Ogni struttura chiusa per amianto rappresenta un monolite del nostro tempo che pesa nel tessuto urbano e rappresenta ciò che resta quando la fiducia del progresso si sgretola. E’ il simbolo di un’epoca in cui si costruiva in fretta, senza pensare alle conseguenze. Rappresenta un fatto culturale e sociale, una ferita aperta nella città.

Il lavoro senza sosta di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto

Con 40 milioni di tonnellate di amianto ancora presenti nel territorio, il lavoro dell’Avv. Ezio Bonanni e dell’Osservatorio Nazionale Amianto non conosce tregua. E’ una battaglia contro una minaccia concreta: la fibra, se presente, è invisibile, ma uccide. E’ di fondamentale importanza quindi continuare a parlare di amianto attraverso i media, le scuole, le istituzioni, campagne di sensibilizzazione.

 

Da Nord a Sud Italia, un Paese impigliato tra le fibre di amianto

onduline di amianto
amianto

Il sogno di un mondo libero dall’amianto è una delle mission di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto da oltre 30 anni. Il lavoro instancabile dell’Avv. Ezio Bonanni non si circoscrive quindi solo nelle aule dei tribunale, ma trascende l’ambito giuridico. E’ una forma di resistenza all’indifferenza ed al nichilismo che riduce l’essere umano a mero fattore produttivo.
Raccontiamo ogni giorno storie di amianto che avvelenano il nostro Paese ed il mondo intero. Sono notizie che meritano di essere diffuse per non abbassare la guardia dinanzi ad una sostanza killer che fa parte del nostro quotidiano.

Pavia, gallinaio con probabile tetto in amianto

Alcune persone hanno segnalato a Pavia la presenza di una struttura recintata, con circa 20-30 galline e diversi cani, con un tetto in onduline. Pronta la denuncia alla procura della Repubblica della stessa città con richiesta di sequestro della struttura per le opportune verifiche ed eventuale messa in sicurezza.

In passato quasi tutte le strutture agricole sono state costruite con tetti in amianto. I proprietari avevano dotato la maggior parte dei pollai, baracche, cucce e allevamenti di tettoie fatte di onduline in asbesto. La segnalazione di oggi non è un caso a parte, è possibile incappare in strutture di questo tipo frequentemente. Qualora si sospettasse la presenza di questa sostanza è importante richiedere la messa in sicurezza.

Chi scarica amianto fa male a sé stesso ed al mondo intero

L’illusione di poter danneggiare l’ambiente senza conseguenze personali è uno dei sintomi più gravi della crisi etica contemporanea. Scaricare amianto in un campo, lungo un fiume o una cava è un atto che compromette la nostra aria, il nostro suolo, i nostri figli.
Chi avvelena il territorio non si limita solo ad un atto illegale e criminale circoscritto all’azione compiuta, ma è responsabile di un avvelenamento collettivo che si configura come un oltraggio alla natura ed all’umanità.
Gregory Bateson, padre della filosofia ecosistemica affermava: “Sapremo rinunciare alla saggezza dei tempi brevi per votarci con serietà a quella dei tempi lunghi, indispensabile per salvare il pianeta con tutto il suo prezioso carico di esseri viventi?”.

 

 

 

Linoleum e vinil amianto, occhio alla distinzione

muro di mattoncini
interno di una stanza vuota con muro di mattoncini

C’è una distinzione da fare tra il linoleum e il vinil amianto ed è importante fare chiarezza per evitare confusioni pericolose. E’ quindi fondamentale individuarlo, perché l’esposizione alla fibra killer è estremamente pericolosa.

Il vero linoleum non contiene amianto

Il linoleum non è pericoloso, mentre il vinil amianto lo è.
Il linoleum è un pavimento naturale, realizzato con materiali come olio di lino, farina di legno, farina di sughero e pigmenti naturali, pressati su una base di tela di juta.

È sicuro perché è privo di fibre di amianto, ma spesso si usa il termine “linoleum” per indicare vari tipi di pavimenti vinilici o in gomma. Materiali che si distinguono dalle superfici dure essendo caratterizzati da notevole flessibilità e capacità di tornare alla forma originaria dopo una sollecitazione.  Per questo sono stati spesso utilizzati nelle palestre, ospedali, centri sportivi, uffici e abitazioni popolari.

Il nemico è il vinil amianto

Il vinil amianto, chiamato anche erroneamente “linoleum amianto” invece è un tipo di pavimentazione prodotta mescolando Pvc, sostanze inerti e una grande quantità di amianto. Questo ovviamente lo rende dannoso per la salute umana.
L’asbesto garantiva al materiale una maggiore resistenza meccanica, al calore e agli agenti chimici. Purtroppo, come tristemente sappiamo, si è rivelato un vero e proprio killer che continua ad uccidere centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo provocando malattie come il mesotelioma ed altri tipi di cancro.
Di conseguenza, oggi il vinil amianto non viene più prodotto in Italia ed in diversi Paesi del mondo. E’ fondamentale quindi che venga rimosso e bonificato da ditte specializzate.

Cosa fare nel caso si sospetti un pavimento contenente amianto

Se si dispone di un pavimento resiliente non è detto che sia asbesto e ci sono alcuni fattori  da prendere in considerazione. Innanzitutto il periodo di installazione: se il pavimento resiliente è stato applicato tra gli anni 60 ed il 1992 c’è possibilità che contenga la pericolosa sostanza. Inoltre l’aspetto “grafico” si presenta simile al marmo o alle piastrelle. Spesso inoltre vi è la presenza di uno strato sottostante in feltro o cartone. La prima cosa da fare quindi è chiedere un’analisi per confermare la presenza di asbesto nel pavimento.

Mesotelioma e pavimenti

Un’insegnante deceduta a causa di mesotelioma pleurico a Torino nel 2008 a causa della pavimentazione della scuola danneggiata contenente amianto. Come segnalato dall’Avv. Ezio Bonanni di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, ci sono ancora migliaia di scuole da bonificare.
È necessario un piano straordinario nazionale di bonifica nelle scuole, con mappatura pubblica delle strutture a rischio. Occorrono finanziamenti certi e vincolati per la rimozione sicura e coinvolgimento delle Asl e dei tecnici ambientali per il controllo e la vigilanza. Altri elementi di fondamentale importanza è l’informazione e la formazione per dirigenti scolastici e personale.
Infatti ogni giorno di ritardo espone bambini e lavoratori della scuola ad un rischio spaventoso.