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lunedì, Giugno 22, 2026
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Amianto: materia della tra morte progresso, responsabilità e oblio

Avv. Ezio Bonanni presidente Osservatorio Nazionale Amianto (ONA)
L’avvocato Ezio Bonanni, presidente ONA

“La scienza può spiegare i meccanismi della materia. La coscienza deve decidere come usarla.”  Ezio Bonanni, presidente Osservatorio Nazionale Amianto(ONA).

L’eternità del rischio amianto

L’amianto, conosciuto anche come asbesto, è un minerale naturale che ha incarnato uno dei paradossi più inquietanti della modernità: la convivenza tra innovazione tecnica e morte silenziosa.
Attraverso i nostri canali di comunicazione interna ed esterna, continuiamo il nostro processo di diffusione consapevole. Segnaliamo a tal proposito un recente articolo consultabile de LA STAMPA – 6.6.25.

Numeri spaventosi

30.000 nuove diagnosi di mesotelioma in Italia ogni anno.
7.000 morti dall’ultimo anno per patologie legate all’amianto.
40 milioni di tonnellate di amianto ancora presenti in scuole, ospedali, caserme, abitazioni, navi, treni, infrastrutture civili. E ogni fibra, invisibile a occhio nudo, può uccidere.

Il nemico ovunque: la natura cancerogena dell’amianto

Oggi domenica 8 giugno ribadiamo questi dati, che si aggiornano quotidianamente. Lo facciamo perché chi lotta contro le patologie asbesto correlate non conosce giorni di tregua o riposo.
L’amianto non è una singola sostanza, ma una famiglia di silicati fibrosi. Le sue varianti principali crisotilo, amosite, crocidolite, tremolite, actinolite e antofillite, hanno tutte la capacità di frantumarsi in microfibre aerodisperse, altamente inalabili.
E’ assurdo pensare che la messa al bando in Italia è avvenuto solo nel 1992, pur essendoci studi che ne documentavano la tossicità.

“Già nel 1899, il medico inglese H. Montague Murray documentava malattie polmonari associate all’inalazione di polvere d’amianto. Ma fu solo nel 1960, grazie a J.C. Wagner in Sudafrica, che venne ufficialmente riconosciuto il legame tra esposizione e mesotelioma pleurico, un tumore raro ma letale. Oggi è classificato cancerogeno di gruppo 1 dall’International Agency for Research on Cancer (IARC) dell’OMS.” Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

In ricordo di chi non c’è più e di chi lotta ancora

Le malattie asbesto correlate sono molteplici. Ma dietro i numeri ci sono nomi, esseri umani che magari si sono ammalati di asbestosi, mesotelioma e tumori perché sono entrati a contatto con l’amianto sul posto di lavoro.
Tra coloro che continuano a resistere c’è Iole Fornasiero, una donna che si sarebbe ammalata di mesotelioma pulendo i pavimenti di un ospedale infantile di Alessandria dove vi sarebbe stato linoleum amianto.
La citiamo come un caso limite: generalmente il mesotelioma non lascia scampo dopo appena due anni dalla diagnosi. Lei invece lotta di cinque dei suoi 77.

La cartina tornasole dell’etica di una civiltà

Il filosofo Hans Jonas, nel suo capolavoro “Il principio responsabilità”  del 1979, sosteneva che “l’uomo moderno ha acquisito un potere senza precedenti sulla natura, ma non ha sviluppato un’etica corrispondente alla portata di questo potere”.
L’amianto è una delle prove materiali di questo limite umano. Oggi ne conosciamo i danni, abbiamo gli strumenti per evitarli, ma resta una domanda aperta: abbiamo la volontà politica e morale di farlo?
La risposta a questa domanda determinerà non solo la salute pubblica del prossimo secolo, ma anche il livello etico della nostra cultura.

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Conrad Atkinson: arte, impegno sociale e l’amianto come simbolo

Tate Gallery
Tate Gallery (ph Wikipedia Commons)

Conrad Atkinson è un artista britannico, nato nel 1940, conosciuto per il suo forte impegno politico e sociale, espresso attraverso opere che uniscono arte visiva e denuncia sociale. La sua produzione artistica si caratterizza per l’uso di materiali di riciclo, immagini fotografiche, testi e oggetti che veicolano messaggi critici verso le ingiustizie, le condizioni di lavoro e le dinamiche di potere nel mondo industriale.

Il contesto storico

Negli anni ’70, in particolare, Conrad Atkinson ha rivolto la sua attenzione ai temi del lavoro e delle condizioni operaie, con una particolare sensibilità verso i rischi nascosti dietro lo sviluppo industriale. Il suo lavoro riflette la realtà di lavoratori spesso esposti a materiali tossici, sfruttati in silenzio da industrie poco attente alla sicurezza.

L’opera Asbestos (1978)

Una delle sue opere più significative è Asbestos, realizzata nel 1978 e facente parte della collezione della Tate Gallery di Londra. In questa installazione, Atkinson utilizza l’amianto non solo come materiale fisico ma soprattutto come potente simbolo di sfruttamento.

Nell’opera, frammenti di amianto sono associati a immagini di minatori, lavoratori e documenti che denunciano l’assenza di protezioni e la complicità delle istituzioni. L’uso dell’amianto come materiale artistico diventa così un mezzo per dare forma alla sofferenza nascosta, portando alla luce un problema spesso ignorato o minimizzato.

Arte come testimonianza e denuncia

Per Atkinson, l’arte è uno strumento di testimonianza, ma anche di attivismo. Attraverso le sue creazioni, mira a sensibilizzare il pubblico e a dare voce a chi è stato vittima di sfruttamento industriale. Il suo lavoro invita a riflettere sulle conseguenze sociali e umane del progresso tecnologico, mettendo in guardia contro il prezzo nascosto che questo progresso può avere.

“L’artista non solo denuncia i pericoli di questa sostanza, ma ci obbliga a confrontarci con le sue conseguenze devastanti sulla salute delle persone e sull’ambiente.” Ha affermato L‘Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Questa frase riassume il ruolo politico e sociale che l’arte di Atkinson incarna, ponendosi sia come espressione estetica che come azione civile.

 

Australia e amianto. Polemiche sull’esplorazione di area contaminata

pericolo amianto
Warning, Wittenoom (ph Wikipedia Commons)

Una compagnia di estrazione mineraria ha avanzato richiesta per sondare un’area altamente contaminata da amianto nei pressi di Wittenoom, nella regione di Pilbara, in Australia Occidentale.
La ex cittadina industriale, è oggi considerata uno dei luoghi più pericolosi del Paese per la salute pubblica.

Oltre 1.200 persone sono decedute per patologie amianto correlate

Per più di trent’anni, Wittenoom, a circa 1.400 chilometri a nord di Perth, è stata sede di estrazione di amianto blu. La lavorazione e lo smaltimento dei materiali tossici hanno compromesso in modo esteso l’ambiente circostante, provocando una strage tra lavoratori e abitanti.

Le conseguenze furono tali che nel 2022 la città è stata ufficialmente chiusa e rimossa dalle carte geografiche, con accessi bloccati e ogni struttura rimasta rasa al suolo.

Scattate le proteste

Un’azienda ha inoltrato richiesta di licenza al Dipartimento delle Miniere, della Regolamentazione Industriale e della Sicurezza per operare nella cosiddetta Wittenoom Asbestos Management. L’area è ancora sotto stretta sorveglianza sanitaria e ambientale.

L’autorizzazione permetterebbe alla società di condurre rilievi per valutare la presenza e il potenziale estrattivo di giacimenti di ferro.

Il Dipartimento delle Miniere ha confermato di aver ricevuto due obiezioni formali alla domanda.

Condizioni rigidissime per operare in presenza di amianto

Un portavoce dell’amministrazione statale ha sottolineato che, anche laddove siano ammesse richieste minerarie in zone contaminate, l’approvazione è subordinata a regole molto stringenti.

“Qualsiasi attività svolta all’interno di un’area di gestione dell’amianto deve essere svolta in modo da prevenire o ridurre al minimo il rischio di contaminazione da amianto e l’esposizione umana a materiale contenente amianto”, ha dichiarato.

“Una mancanza di rispetto verso i custodi tradizionali”

Secondo la fonte, tra le voci critiche si è levata quella di Robin Chapple, ex lavoratore a Wittenoom nel 1974 ed ex membro del Parlamento dell’Australia Occidentale, che ha denunciato la scelta come “immorale”, soprattutto perché le popolazioni aborigene locali, custodi tradizionali del territorio, non possono ancora accedervi per motivi sanitar

L’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, ha affermato, riguardo la proposta di esplorazione:

“Prima di ogni altra cosa, quello è un sito da bonificare, non da sfruttare nuovamente. I profitti non possono venire prima della salute e della giustizia per chi ha già pagato con la vita.”

Crotone, amianto e rifiuti radioattivi andranno in Svezia

crotone vista dall'alto
Crotone_vista_dal_volo_ (ph Wikipedia Commons)

Dal 16 giugno inizieranno i lavori di bonifica della ex zona industriale di Crotone, in Calabria. Ad effettuare l’operazione è la Eni Rewind. Da oltre due decenni, infatti, nel centro della città si trovano rifiuti estremamente pericolosi, tra cui amianto.

Dal sito, Eni comunica: “Le autorità svedesi hanno autorizzato l’esportazione da Crotone di 40mila tonnellate di rifiuti, da conferire entro il 25 maggio 2026, che verranno destinati nella discarica di Kumla.”

Smaltimento in Svezia ed in altre regioni

Le nuove disposizioni prevedono che una parte dei rifiuti meno pericolosi rimarrà in Italia, ma sarà portata fuori dalla Calabria. Per le rimanenti 360mila tonnellate invece, si prevede che i materiali vengano spediti in Svezia tramite container, via nave, dal porto di Gioia Tauro.

Pro e contro della spedizione in Svezia

I vantaggi sono soprattutto di tipo economico: le discariche svedesi infatti sono capaci di trattare le scorie a un costo pari a circa un terzo rispetto l’Italia. Questo permetterà di recuperare le spese di trasporto.

Bisogna considerare però che da maggio 2026, una disposizione dell’Unione europea vieta di trasportare rifiuti pericolosi da uno Stato all’altro. Bisognerà quindi risolvere la questione in tempi celeri.

Sempre nel sito Eni, a tal proposito, leggiamo: “Considerando sia l’impatto ambientale, sia il rischio di ritardi connessi alla distanza e alla complessa logistica intermodale. E, soprattutto, che non vi sia la possibilità di garantire la prosecuzione degli scavi di bonifica con l’entrata in vigore, nel maggio 2026, del Regolamento UE che vieta l’esportazione di rifiuti. Eni Rewind ribadisce che è necessario superare il vincolo regionale allo smaltimento presso la discarica di Crotone. Come richiesto dal decreto ministeriale che gli Enti Locali hanno impugnato al Tribunale Amministrativo Regionale Calabria, che esaminerà il ricorso il 18 giugno 2025.”

L’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto nel commentare la notizia ha dichiarato: “E’ di vitale importanza la bonifica dall’amianto per evitare la contrazione delle malattie asbesto correlate. Le fibre di amianto, aspirate o ingerite, causano numerosi danni alla salute umana, fino a terribili patologie come l’asbestosi, il mesotelioma e vari tipi di cancro”.

 

 

Pesaro, bando 2025 per rimozione amianto

pesaro urbino
Provincia_di_Pesaro_e_Urbino (foto Wikipedia)

Il Comune di Pesaro erogherà anche per il 2025 contributi economici ai cittadini che vogliono rimuovere e smaltire l’amianto.
A comunicarlo sono il sindaco di Pesaro Andrea Biancani e l’assessore all’Ambiente Maria Rosa Conti, in occasione della Giornata Mondiale all’Ambiente del 5 giugno.
Sul sito del Comune affermano la seguente dichiarazione condiviso: “Lo scorso anno Pesaro è stata la prima città delle Marche a promuovere un bando che premia i privati che rimuovono e smaltiscono manufatti contenenti amianto, e abbiamo deciso di riproporlo sostituendoci nuovamente ad altri enti e realtà che dovrebbero fare questo lavoro. Un segnale importante, che speriamo possa essere seguito da Regione e Stato perché pensiamo che gli incentivi ai cittadini possono essere una leva efficace per ridurre la presenza di amianto, purtroppo ancora troppo diffuso nell’ambiente”.

10 Mila euro per iniziare

Per quest’anno la cifra stanziata è di 10 mila euro, mentre nel 2024 fu di 30mila euro.
Si tratta, affermano, di un importo per cominciare. “Ma nulla ci vieta di trovare altre risorse, se dovessero arrivare più richieste dai cittadini. Il contributo coprirà il 50% della spesa effettivamente sostenuta e documentata, sino ad un massimo di Euro 1.500 (500 euro in più a persona rispetto allo scorso anno) per ogni singolo intervento, con divieto di suddivisione artificiosa in stralci”. Si legge ancora.

Non sono inclusi costi di manufatti sostitutivi e relativa messa in opera.

Condizioni per la partecipazione

La realizzazione dell’intervento deve essere successiva alla data di pubblicazione del Bando in amministrazione trasparente ossia a partire dal 4 giugno 2025.
A far fede la data riportata nel formulario di identificazione rifiuti firmato.
La scadenza del bando è prevista per il 1 ottobre 2025. La domanda dovrà essere presentata dalla ditta specializzata che effettua i lavori.
Il contributo non è cumulabile con altre agevolazioni  come ad esempio finanziamenti europei, statali, regionali o di altra natura (compresi gli incentivi erogati dal Gestore Servizi Elettrici nazionale per l’installazione di impianti fotovoltaici con sostituzione di coperture di fabbricati realizzate con elementi edilizi contenenti amianto, nonché le detrazioni fiscali riguardanti la ristrutturazione edilizia ed il miglioramento energetico dei fabbricati o di altra natura analoga o similare).
La copertura economica è riservata esclusivamente alla rimozione e allo smaltimento dei manufatti contenenti amiantoe non per interventi di incapsulamento e confinamento.

Per ottenere il contributo il proprietario del manufatto dovrà rivolgersi ad una ditta specializzata che effettua gli interventi di bonifica di beni contenenti amianto. L’elenco delle ditte abilitate è disponibile all’indirizzo web dell’albo nazionale gestori ambientali. 

“Ogni contributo, anche minimo, è prezioso per portare avanti la lotta all’amianto. Come più volte proposto dall’Osservatorio Nazionale Amianto le soluzioni concrete, oltre agli incentivi, sono la defiscalizzazione l’IVA sulla bonifica, l’introduzione di un credito di imposta. Lo Stato incasserebbe di meno, ma avrebbe meno spese sanitarie. Ogni euro investito in bonifica equivale a decine di euro risparmiati in cure e indennizzi.” Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente di ONA.