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domenica, Maggio 3, 2026
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ONA con Trabucco in territorio gallico: il 4 novembre contro l’amianto

Trabucco
Trabucco

 “Camminare è pensare con i piedi” scriveva Paul Valéry. Ed il Capitano Pasquale Trabucco, pellegrino contemporaneo, artista situazionista del gesto simbolico, questo lo sa bene. Il suo arrivo in Francia rappresenta una tappa cruciale del lungo percorso che lo conduce da Roma a Castel Sant’Angelo fino ai confini della Scozia, al leggendario Vallo di Adriano. 
Una marcia di 75 tappe, una performance esistenziale che fonde il viaggio con l’impegno, con la memoria.

Oggi Pasquale Trabucco è arrivato in Francia.

Il logo dell’ONA sul cuore

Sul petto di Trabucco, impressa sulla maglietta sbiadita dalla fatica e dal sole, campeggia con orgoglio l’emblema dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Non è solo un logo: è il simbolo dove ogni suo passo diviene un atto di denuncia, una richiesta di giustizia per le vittime dell’amianto, una testimonianza civile che attraversa confini e coscienze. La maglia diventa una bandiera discreta ma inesorabile, una voce per chi non ha più fiato per parlare. La polvere invisibile dell’amianto si scontra con la visibilità di un uomo che decide di farsi portavoce attraverso la sua stessa presenza fisica. L’arte del cammino, in questo caso, è arte del ricordo e della resistenza. Dentro il petto la necessità di sensibilizzare sull’importanza del 4 Novembre, una ricorrenza che desidera venga nuovamente riconosciuta come festività nazionale.
“Auguriamo a Pasquale Trabucco di continuare il suo percorso simbolico con la stessa forza e tenacia che sta portando avanti finora”. Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto.

La data del 4 novembre come messaggio di pace

La Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, istituita nel 1919, celebra non solo la vittoria militare, ma anche il coraggio e il sacrificio di oltre 650.000 soldati italiani che persero la vita durante il conflitto. In tutta Italia, cerimonie e commemorazioni si svolgono per rendere omaggio a questi eroi, con deposizioni di corone ai monumenti ai caduti e momenti di riflessione collettiva . Il 4 novembre rappresenta quindi un’occasione per rinnovare l’impegno verso la pace e per ricordare il prezzo della libertà, mantenendo viva la memoria di coloro che hanno sacrificato la propria vita per l’unità e l’indipendenza dell’Italia.

L’importanza dell’equiparazione tra vittime del dovere e vittime del terrorismo

L’equiparazione tra vittime del dovere e vittime del terrorismo rappresenta un principio fondamentale di giustizia, equità e riconoscimento del sacrificio compiuto da coloro che hanno servito lo Stato e la collettività con dedizione, fino alle estreme conseguenze.

Pasquale Trabucco è in cammino anche per questo: le vittime del dovere, come appartenenti alle Forze Armate, Forze dell’Ordine, Vigili del Fuoco, magistrati o funzionari pubblici, spesso subiscono gravi conseguenze fisiche o perdono la vita nello svolgimento del proprio servizio, in contesti di rischio elevato. Il loro sacrificio, tuttavia, è  riconosciuto in misura diversa rispetto a quello delle vittime del terrorismo. L’equiparazione normativa è essenziale per garantire che non vi siano disparità di trattamento in base alla tipologia dell’evento tragico, ma che si riconosca il comune denominatore: l’aver subito un danno irreparabile per aver servito lo Stato.

Oltre ogni confine

Trabucco non corre, non urla, non cerca platee. Cammina. E nel camminare scolpisce nel paesaggio un pensiero: che ogni terra attraversata porta con sé il peso della Storia e la speranza del cambiamento. Il suo silenzio è eloquente, e il suo passo è lento come i processi della giustizia, ma determinato come chi non si rassegna. Sotto cieli francesi, tra il vento delle colline e il brusio dei villaggi, Pasquale è diventato un punto interrogativo vivente. Chi lo guarda si chiede chi sia, cosa stia facendo, e soprattutto perché. E in quel “perché” si trova il riflesso delle urgenze, dei dolori taciuti.

L’omaggio di Trabucco ai caduti

“Una volta arrivato a La Turbie, la prima cosa che ho fatto è stata rendere omaggio al monumento ai caduti e salutare i fanti francesi. Poi ho trovato un alloggio con una vista incredibile sul Trofeo di Augusto, una vista che ripaga di tutte le fatiche.” Ha affermato il Capitano Pasquale Trabucco.

 

Lecce, possibile amianto e allerta tra i residenti di una via

Salento
Salento immagine del Salento in una cartina (ph: Wikipedia)

In un’area densamente abitata di Lecce, la presenza di due strutture industriali in stato di abbandono ha sollevato preoccupazioni. In particolare, è l’area di via Dalmazio Birago che sarebbe finita sotto osservazione da parte della sezione Sud Salento di Italia Nostra, la quale avrebbe formalmente sollecitato l’attenzione dell’amministrazione locale. La paura è che le coperture dei capannoni contengano cemento-amianto, sostanza nota per la sua pericolosità sanitaria. Secondo quanto riportato dalla fonte, l’associazione avrebbe segnalato che gli edifici verserebbero in uno stato di incuria avanzata. Ciò accrescerebbe il rischio legato alla possibile dispersione di fibre di amianto nell’ambiente.

L’eredità tossica dell’amianto

L’utilizzo estensivo dell’amianto in Italia e nel mondo, ha lasciato un’impronta profonda anche sul Salento. Con il passare del tempo è molto probabile che l’integrità del materiale si comprometta. Di conseguenza le sue microfibre diventano una minaccia concreta. Inalate, infatti, possono causare gravi patologie.
“Il mesotelioma pleurico, malattia asbesto correlata, è un tumore dalla prognosi spesso infausta” ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente di Ona – Osservatorio Nazionale Amianto. 

L’amianto come traccia del passato e sfida per il presente

Questo caso, qualora fosse confermato, rappresenterebbe solo uno dei tantissimi esempi di un’eredità materiale e morale che la modernità ha lasciato dietro di sé nella corsa al progresso. L‘amianto porta con sé il paradosso di un materiale costruito per durare, che invece oggi deve essere rimosso per poter continuare a vivere in sicurezza. Questa sfida è anche una forma di responsabilità collettiva: riconoscere gli errori, intervenire per riparare e, soprattutto, pensare a una progettualità urbana che non sacrifichi la salute in nome dell’efficienza.

L’importanza delle segnalazioni

E’ fondamentale la partecipazione collettiva, per questo è utilissimo che i cittadini segnalino i casi di sospetto amianto sul territorio. Questo anche in caso di dubbio. Ad occhio nudo è quasi impossibile confermare la presenza di amianto e la certezza definitiva può essere data solo dopo le opportune analisi. Tuttavia, qualora i sospetti fossero confermati, cruciale è intervenire con la bonifica, lo smaltimento e la messa in sicurezza.

Amianto a Brescia: 1200 ettari da bonificare, termine UE imminente

Brescia, amianto
Provincia di Brescia (ph Wikipedia)

La bonifica dell’amianto a Brescia continua, ma le informazioni non lasciano margine: con 700 mila metri quadrati rimossi ogni anno, serviranno almeno 20 anni per togliere di mezzo tutte le coperture contaminate. Tempi lontanissimi con la deadline imposta dall’Unione Europea, che ha fissato al 2028 il termine ultimo per completare la rimozione in tutti gli Stati membri.

I dati ufficiali: milioni di metri quadri di amianto

Secondo quanto riportato dalla fonte,  per i dati ATS Brescia (Agenzia di Tutela della Salute), nel territorio provinciale resterebbero da smaltire circa 12 milioni di metri quadrati di amianto. Un’estensione pari a 1.200 ettari, simile a quella del lago d’Idro.
In tutta la Lombardia si stima la presenza residua di 2 milioni di tonnellate di rifiuti contenenti asbesto, di cui circa 200 mila solo nel Bresciano.

La mancanza di discariche in tutta Italia

Come segnalato più volte anche dall’Avv. Ezio Bonanni dell’Osservatorio Nazionale Amianto, in tutta Italia c’è carenza di discariche dedicate:
E nel Bresciano ne resta una, quasi esaurita. Per questo motivo, molti materiali devono essere trasportati all’estero, soprattutto in Germania e nei Paesi dell’Est, con conseguente incremento dei costi.

Bonifica amianto a Brescia: i numeri del problema

Sarebbero 127mila i manufatti contenenti la sostanza nociva registrati tra il 2006 e il 2023 a Brescia. Alcuni sono già stati bonificati, ma molti altri necessitano ancora di interventi. Il sito di ATS pubblica l’elenco completo, aggiornato parzialmente, che comprende anche siti ad alto rischio, dove l’amianto è friabile e quindi facilmente inalabile.

Come funziona la normativa sulla rimozione dell’amianto

La legge impone ai proprietari di strutture con amianto l’obbligo di autovalutare lo stato di conservazione. Se il materiale è friabile o danneggiato, la rimozione deve avvenire entro 12 mesi, attraverso ditte specializzate. In caso di degrado lieve, i tempi si estendono a tre anni. Se invece le lastre sono ben conservate, si può procedere con monitoraggi biennali.

Le prospettive per il futuro

Secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto in Italia potrebbero esserci più di 40 milioni di tonnellate di amianto.
Il completamento della bonifica richiede investimenti, discariche adeguate e incentivi ai privati. Solo così sarà possibile affrontare un’emergenza ambientale che, nonostante i passi avanti, resta una minaccia concreta per la salute dei cittadini.

Amianto a Porto d’Ascoli (MAR): bonifica obbligatoria entro due mesi

Eternit
Immagine esclusivamente decorativa

Un’ordinanza con effetto immediato è stata firmata il 5 maggio 2025 dal sindaco di San Benedetto del Tronto in risposta alla conferma della presenza di amianto in un edificio e in una struttura vicina, situati nell’area di Porto d’Ascoli. Il provvedimento impone azioni urgenti per contenere la dispersione delle fibre e un intervento di bonifica completo entro sessanta giorni.

La segnalazione all’AST

L’intera vicenda ha avuto origine da una segnalazione pervenuta all’Azienda Sanitaria Territoriale (AST) il 25 marzo, in cui si ipotizzava la presenza di materiali contenenti amianto.  L’analisi effettuata nei laboratori dell’ARPAM ha la presenza di amianto, nelle forme di crisotilo e crocidolite, entrambe note per la loro pericolosità.

Condizioni critiche

Secondo la fonte, i materiali sarebbero in condizioni deteriorate, con un elevato rischio di rilascio di fibre nell’ambiente, rendendo l’area un potenziale pericolo per la salute pubblica.  Una situazione che quindi richiederebbe misure tempestive. L’ordinanza stabilisce che già entro le 24 ore successive alla notifica debbano essere adottate misure di contenimento atte a impedire la dispersione delle fibre. Il processo di bonifica dovrà essere completato entro 60 giorni attraverso tecniche autorizzate di messa in sicurezza per opera esclusivamente da imprese qualificate e iscritte negli appositi registri.

Obblighi con l’ordinanza

Il documento imporrebbe l’obbligo per l’amministratore condominiale di presentare entro 20 giorni il piano di intervento all’AST e al Comune, oltre a trasmettere la documentazione di avvenuto smaltimento entro cinque giorni dalla conclusione dei lavori. In caso di mancato rispetto delle tempistiche o delle modalità operative previste sono possibili sanzioni amministrative anche oltre i 50.000 euro e, il rischio di denuncia ai sensi dell’articolo 650 del Codice Penale. È comunque possibile presentare ricorso presso il Tribunale Amministrativo Regionale o il Presidente della Repubblica.

Lombardia: legge su DPI per bonifica amianto e sicurezza

amianto, cartina Regione Lombardia (wikimedia Commons)
cartina Regione Lombardia (wikimedia Commons)

Un progetto concreto per fronteggiare l’emergenza amianto prende vita in Regione Lombardia. Giorgio Bontempi, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, ha promosso  il primo disegno di legge regionale interamente dedicato alla regolamentazione dei dispositivi di protezione individuale. in particolare quelli per la tutela delle vie respiratorie durante gli interventi di bonifica dall’amianto.

La situazione in Lombardia

Secondo la fonte, più di 213mila siti ancora contaminati segnalati alle Agenzie di Tutela della Salute (ATS) lombarde. Il piano regionale prevede di concludere la rimozione del cemento-amianto entro il 2032. Un percorso ambizioso, che partirebbe dai 2,8 milioni di metri cubi del 2007 e punterebbe a ridurli a 520mila.

In vent’anni, in Lombardia sono stati registrati migliaia di casi sospetti di malattie professionali legate all’esposizione all’asbesto.

Una guida per il corretto uso dei DPI (dispositivi di sicurezza)

Il testo normativo si propone dunque come una guida dettagliata alla scelta e all’utilizzo corretto dei dispositivi di sicurezza per chi lavora a contatto con materiali contenenti amianto. Questo anche per allinearsi con la futura normativa europea che entrerà in vigore nel 2029.

Le nuove disposizioni abbasserebbero il valore limite di esposizione professionale all’amianto di 10 volte. Inoltre sono previste misure preventive e protettive rafforzate, come l’ottenimento di permessi speciali da parte del personale e la verifica della presenza di amianto negli edifici più vecchi prima di iniziare lavori di demolizione o manutenzione.
Secondo tali premesse, il datore di lavoro dovrà garantire un esame sulla presenza di amianto prima di avviare interventi.

Altro elemento cruciale è l’adattamento dei DPI alle caratteristiche individuali di ogni lavoratore oltre alla necessità di integrare la formazione specifica.

“E’ sempre positivo ogni ulteriore passo verso una gestione più rigorosa del rischio, in una regione che ne porta ancora il peso sanitario e ambientale più grave.” ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni dell’Osservatorio Nazionale Amianto.