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L’ ONA si rafforza in Sicilia

Sportello ONA, Sicilia
ONA

Il notiziario amianto avrà una corrispondente siciliana

“Con grande soddisfazione e senso di responsabilità, ACCETTO la nomina odierna a Corrispondente per la Sicilia per il Notiziario O.N.A. Osservatorio Nazionale Amianto.

Carmen Perricone, Corrispondente Sicilia ONA Notiziario Amianto
Carmen Perricone, Corrispondente Sicilia ONA Notiziario Amianto

Il mio impegno quotidiano per la rimozione totale dell’amianto, causa di morti terribili in tutto il territorio regionale (e non solo) trova oggi una legittimazione importante e significativa ed alimenta il naturale senso di responsabilità verso il territorio siciliano, notoriamente devastato, e nei confronti di tutti i suoi abitanti, specialmente per le famiglie delle vittime dell’asbesto.

Ringrazio per la fiducia accordatami il Presidente, Avv. Ezio Bonanni ed il suo efficiente staff, di cui è noto l’impegno profuso, da anni, in una campagna di informazione a tutto campo, nonché in battaglie legali, molte delle quali con esiti positivi, che costituiscono precedenti importanti per rivolgersi con fiducia all’Osservatorio.

Non ultima, ringrazio Tiziana Blanco, figlia di Michelangelo Blanco, il dirigente comunale morto a causa di mesotelioma pleurico,  nominata dall’O.N.A. Portavoce dell’Osservatorio in Sicilia.

Tiziana Blanco, Portavoce del Presidente ONA
Tiziana Blanco, Portavoce del Presidente ONA

contratto sul luogo di lavoro, non una cava o fabbrica, ma l’ufficio elettorale della nostra città, dove tutt’ora, nei controsoffitti dei corridoi, è presente l’amianto killer. Con estrema fiducia nella giustizia, gli eredi del dirigente Blanco hanno intrapreso una causa penale contro il Comune di Siracusa, con il sostegno pieno dell’Osservatorio Nazionale, dichiara la Dott. ssa Carmen Perricone.

Dichiarazioni dell’Avv. Bonanni e del coordinatore ONA Sicilia

“Ringrazio la Dott.ssa Carmen Perricone e la Dott.ssa Tiziana Blanco per la loro disponibilità a collaborare con la presidenza nazionale, in relazione alla tragica situazione siciliana per quanto riguarda il problema amianto”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

“Un fermento positivo quello della presenza di nuove risorse sul territorio” – dichiara Calogero Vicario, Coordinatore ONA Sicilia, che possano prodigarsi nella lotta contro l’amianto, per raggiungere gli obiettivi della prevenzione primaria e secondaria. Questi obiettivi sono peraltro presenti nella legge regionale in materia, a distanza di tre anni, ancora largamente disapplicata”.

I numeri della strage in Sicilia

La Sicilia ha pagato un altissimo tributo in termini di vite umane in quanto l’ONA ha censito 947 mesoteliomi, per il periodo che va dal 2000 al 2011, per una media che nell’ultimo periodo sfiora i 100 casi per ogni anno.

Poiché il mesotelioma è il “tumore sentinella” e poiché i decessi per tumore polmonare sono almeno il doppio – quindi 200 decessi solo per tale patologia –  si stima che questa macabra contabilità porti già a 300 vite umane spezzate a cui vanno ad aggiungersi tutti gli ulteriori decessi causati dalle altre patologie asbesto correlate come tumore alla laringe, faringe, esofago, fegato, colon e ovaio, per non parlare dell’asbestosi, placche pleuriche ed ispessimenti pleurici e le complicazioni cardio-vascolari (art. 145 DPR 1124 del 1965, modificato con l’art.4 della Legge n.780 del 1975).

Per cui l’Osservatorio Nazionale Amianto calcola in più di 600 i decessi per patologie asbesto correlate alla sola Sicilia nel 2016.

Il ReNaM, per quanto riguarda i mesoteliomi, stabilisce che la Sicilia ha un’incidenza del 5,3% su base nazionale (dati aggiornati nel VII Rapporto Mesoteliomi).

Si tratta di dati sottostimati, in quanto in molti casi i cittadini siciliani debbono emigrare in Nord Italia per poter ottenere la diagnosi e per veri e proprio viaggi della speranza, per cui molti casi non vengono censiti.

Per ulteriori fonti:

– Registro Mesoteliomi 1998 – 2014 – decessi certi n. 1286 (pag. 5);

– Registro mesoteliomi 1998 – 2009 – decessi certi n. 850 (pag 4) + 436. Dai dati spicca tra tutte Siracusa

Sicilia, triangolo della morte: l’impegno ONA e Vicario

ONA Siracusa problema amianto
ONA Siracusa

Reportage dalla Sicilia. La storia di Calogero Vicario, coordinatore ONA, come quella di circa 25 mila lavoratori di Priolo Gargallo e Siracusa contaminati da amianto, alcune migliaia come Calogero malati di amianto, altri che lo possono essere nei prossimi anni, e migliaia di morti.

Questo il bollettino di una guerra non dichiarata

Calogero Vicario - Sicilia
Calogero Vicario – Sicilia

Ora l’impegno dell’ONA è affiancato anche da alcuni preti coraggio, come Don Palmiro Prisutto, arciprete della Chiesa madre di Augusta, e Don Rosario Lo Bello. Quest’ultimo per proteggere i fedeli ha deciso di chiudere la chiesa evitando così che esposizioni ad amianto provocate da una vicina tettoia in amianto che si sta sgretolando. Meglio pregare a casa ed evitare di inalare le fibre e quindi di ammalarsi di mesotelioma, cancro polmonare e altri cancri che provocano la morte senza via di scampo.

Si appella all’aiuto di Dio, Calogero Vicario. Prega per lui e per gli altri Don Palmiro Prisutto, guida spirituale dell’ONA. Un vero e proprio carnaio senza alcuna pietà.

Neanche la possibilità di un combattimento leale, come fu quello tra Achille ed Ettore, in cui il vincitore restituì il cadavere all’anziano padre Anchise, nel rispetto di quella pietas pur nel cruento scontro del poema.

«Assieme ad alcuni colleghi, qualche anno fa, mi sono sottoposto a dei controlli specifici: in tutti noi hanno trovato delle fibre nei bronchi, alcuni adesso stanno già lottando contro il male dei mali. Ma noi, purtroppo, siamo fuori dai benefici previdenziali per ridotta aspettativa di vita, decine di persone non ci arrivano alla pensione, perché muoiono prima».

E’ questa la storia del Sig. Calogero Vicario, lavoratore siciliano esposto all’amianto. Durante il periodo lavorativo all’interno di un’officina metalmeccanica presso il petrochimico Priolo-Augusta-Melilli. Detto anche il triangolo della morte. Tutto era in fibra di amianto, e nessuno, neanche chi era preposto alla vigilanza ed alla salvaguardia dei diritti dei lavoratori, si era premurato di allertare lui e i suoi sventurati colleghi.

La Sicilia, terra di storia, di cultura e di bellezza, è flagellata dall’amianto che continua a mietere vittime.

Grazie all’impegno dell’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, fin dall’autunno del 2008, del Sig. Calogero Vicario (Coordinatore Regionale ONA) e del Parlamentare Nazionale Regionale Dott. On.le Pippo Gianni (componente Comitato Tecnico Scientifico ONA), l’assemblea regionale siciliana si è dotata di uno strumento legislativo all’avanguardia. La legge regionale 10 del 29.04.2014. 

Questa legge all’art. 8 stabiliva anche la creazione di un centro regionale per la terapia e cura presso l’Ospedale Muscatello di Augusta, e veniva costituito un cronoprogramma che, se rispettato, avrebbe permesso di salvare molte vite umane.  Lo ha gridato forte e chiaro invocando l’aiuto di Dio anche Don Palmiro Prisutto. Arciprete della Chiesa di Augusta e guida spirituale delle vittime dell’amianto e dell’ONA. Ha dichiarato: “Battaglia da condurre insieme con l’ONA. E’ grave – aggiungeva il battagliero sacerdote – che ci sia la consapevolezza da parte delle istituzioni sulle morti causate da amianto ed inquinamento tra Priolo, Melilli, Augusta e Siracusa, ma si perpetui in silenzio che è sinonimo di incapacità di intervento e vigliaccheria in un territorio trasformato in una delle pattumiere d’Italia”.

Testimonianza di Calogero Vicario

Ho lavorato come saldatore, insieme a centinaia di lavoratori, dal 1985 al 2011 alle dipendenze della Industrie Meccaniche Siciliane S.r.l. (ex Industrie Meccaniche Siciliane S.p.A.), Iniziativa Sicilia S.r.l., SI.TE.CO. – Sistemi Tecnologici Costruttivi S.p.A.).

Le officine delle Industrie Meccaniche Siciliane, ubicate in una posizione strategica,  facevano parte del Gruppo Belleli di Mantova. Operavano presso il sito c/da Vallone del Feudo di Priolo Gargallo. Dove avveniva la prefabbricazione ed il montaggio dei manufatti delle varie commesse. Piattaforme petrolifere, tubazioni di Cromo 1e Cromo 5, Scambiatori di Calore, colonne di ferro e cromo placcate internamente di acciaio, dissalatori di acciaio; dissalatori di cupro nichel (per resistere allo corrosione).

Ho maneggiato l’amianto tutti i santi giorni durante l’orario di lavoro per evitare cricche di saldatura causate da un brusco raffreddamento.

Quando il manufatto si raffreddava fino a temperatura ambiente, le coperte di amianto venivano rimosse e utilizzate per avvolgere gli altri manufatti già saldati. Con elevata areo dispersione di fibre e polveri di amianto nell’ambiente lavorativo.

Infatti, l’ambiente lavorativo veniva avvolto da polvere con dispersione di fibre nell’aria che venivano facilmente inalate dal sottoscritto e dai miei colleghi, in quanto i nostri titolari avevano organizzato il luogo di lavoro senza prevedere aspiratori per le polveri e delle maschere protettive per gli operai.

Il racconto dell’ambiente lavorativo

Le temperature all’interno dello stabilimento erano molto elevate. In quanto i materiali  venivano lavorati ad altissima temperatura. Ciò richiedeva l’utilizzo di indumenti e altri dispositivi individuali di protezione anticalore. Tra cui le tute ignifughe, ghette, grossi guantoni anticalore, cuscini anticalore, coperte, etc. tutto in amianto.

Gli stessi capannoni industriali, magazzini e quant’altro, disposti lungo tutto il perimetro presso cui si svolgeva l’attività di lavoro presentavano la copertura del tetto in Eternit contenenti fibre di amianto.

La presenza delle suddette coperture in Eternit sottoposte a vibrazioni e a naturale e continuata usura rilasciavano polveri e fibre di amianto. Causando dispersione delle fibre nell’ambiente di lavoro che si andavano ad aggiungere a quelle determinate dall’attività degli altri lavoratori con la conseguente forte esposizione dei lavoratori a questa sostanza cancerogena.

L’amianto, in forma friabile, era presente anche nei forni per l’essiccamento e per il mantenimento dei flussi di saldatura.

Ero esposto anche in modo indiretto anche per le attività di lavoro degli altri colleghi, così anche coloro che erano addetti alle pulizie, al molatore, al calandratore, al carpentiere e al montatore, a coloro che erano addetti ai controlli non distruttivi, al controllo visivo, agli addetti alla pressa, al forno, agli addetti ai trattamenti termici, etc..

Spesso i pezzi da lavorare, contaminati da questi materiali polverosi, erano puliti con il getto di aria compressa disperdendo la polvere nell’ambiente chiuso, rendendo l’aria irrespirabile.

La presenza di amianto nel luogo di lavoro

Si alzavano tali e tante fibre e polveri in amianto che gli indumenti cambiavano colore e assumevano quello delle polveri di amianto. A fine turno, inoltre, per mancanza di aria compressa o per altri motivi non c’era la possibilità di provvedere alla pulizia delle tute da lavoro. Gli indumenti li portavo a casa cosi pieni di polvere come erano. Senza rendermene conto portavo l’amianto nella mia macchina e a casa mia esponendo al contatto mia moglie che giornalmente provvedeva alla pulizia della tuta. 

Noi lavoratori non siamo mai stati messi a conoscenza del rischio morbigeno cui eravamo esposti per la presenza di amianto e quindi pulivano le tute con aria compressa.

Inoltre, negli ambienti di lavoro del sito di Priolo Gargallo, c.da Vallone del Feudo, ove ho espletato attività di lavoro si è comunemente utilizzato amianto in una miriade di strumentazioni, in attività di uso quotidiano.

Nel 1999 Le Industrie Meccaniche Siciliane chiedono ed ottengono il concordato preventivo. Il sito rilevato in affitto dalla Iniziativa Sicilia (Gruppo Fantuzzi Reggiane – Reggio Emilia). Sempre nello stesso stabilimento, senza essere sottoposto ad alcun tipo di bonifica, si costruirono grù portuali fino al 2004.

Dal 2004 la struttura, non bonificata, rilevata in affitto dalla SI.TE.CO, per la costruzione di torri eoliche, fino al 14.06.2011, data in cui l’Azienda cessa l’attività, collocando tutto il personale in mobilità.

Sito Priolo Gargallo
Sito Priolo Gargallo

Per tutti questi anni, circa 27, ho lavorato insieme a centinaia di lavoratori sempre nello stesso sito, nel quale non vi è mai stato nessun tipo di bonifica.

Ad oggi nella struttura, non si svolge più nessuna attività di lavoro. Versa nell’abbandono più assoluto, inoltre, la prolungata esposizione agli agenti atmosferici determina il rilascio di fibre nell’ambiente.

Nessuna mappatura nella Regione Sicilia

Le istituzioni  della Regione Sicilia non hanno mai assunto nessuna  iniziativa. Circa l’adempimento dell’obbligo di mappatura e specificazione in atti di indirizzo relativi ed indicanti il sito lavorativo  di c/da Vallone del Feudo di Priolo Gargallo, come di altri siti. (Pur esistendo l’atto di indirizzo generale per la Sicilia, risalente già alla prima metà degli anni ’90 – 1994 – a distanza di due anni dalla Legge n°257/92). Ciò ha pregiudicato il riconoscimento dei benefici contributivi per esposizione all’amianto  fino al  2 ottobre del 2003 per i lavoratori pesantemente esposti all’amianto.

In data 16.11.2009, in seguito alla prescrizione del medico curante, sono sottoposto a visita specialistica in Medicina del lavoro presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese. Centro di Riferimento per le malattie professionali, UO Medicina del lavoro (direttore Prof. Pietro Sartorelli), e sono contestualmente ricoverato “per eseguire accertamenti diagnostici in merito a pregressa esposizione lavorativa ad asbesto”.

Realizzato un lavaggio broncoalveolare per esame multidiagnostico, citologico, colturale e mineralogico del BAL.

Il lavaggio broncoalveolare   mette in evidenza la presenza di corpuscoli di asbesto pari a 0,3 per ml. Specificando che si tratta di fibre di crisotilo pari a 248 per ml.

In data 20.11.09, venivo dimissionato con “diagnosi di “bronchite cronica, pregressa esposizione lavorativa ad asbesto. Respiro malissimo ma cerco di fare tutto ciò che mi fa sentire come gli altri. Non lascerò che sia la malattia a vincere”…Questa è la mia storia!

Visita il blog dedicato alla Regione Sicilia, a cura del Sig. Calogero Vicario, al link http://onanotiziarioamianto.it/blogs/calogero-vicario

Marina bis: risarcito militare vittima del dovere

Amianto navi
Amianto navi

Sottoufficiale vittima amianto riconosciuto Vittima del Dovere

Morì di cancro al polmone, tumore provocato dall’amianto, il sottufficiale della Marina Militare al quale è stato riconosciuto lo status di ‘Vittima del dovere’ in seguito alla richiesta dell’Avv. Ezio Bonanni e dell’Osservatorio Nazionale Amianto, che hanno assistito i famigliari del deceduto per il procedimento penale Marina bis.

“Una carriera da marinaio al servizio dello Stato a bordo del naviglio militare e a terra nel Centro Missilistico della Marina Militare, nella base della Maddalena, imbarcato sulla nave Ardito e su altre unità navali della nostra flotta da guerra, presso il CRESAM e il CISAM, per scoprire, appena andato in pensione, di essere affetto da cancro al polmone, e deceduto dopo mesi di atroci sofferenze. Questa è la storia di F. V., ancora una volta una morte annunciata e al tempo stesso evitabile. Il cancro polmonare non è l’unica patologia che purtroppo sta falcidiando i militari, tra i quali il personale della Marina Militare perché sono stati censiti n. 621 casi di mesotelioma e molti altri purtroppo saranno ancora diagnosticati”dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

I diritti degli eredi di vittima del dovere

La moglie e i figli, assistiti dall’Avv. Ezio Bonanni, hanno preteso che fosse riconosciuta per questa morte la correlazione tra servizio e amianto, un diritto per una vita spezzata nel dolore.

Gli eredi del deceduto ora attendono che sia erogato quanto previsto dalla normativa che riguarda le vittime del dovere, e cioè il riconoscimento di un importo di € 200.000 per la morte e un vitalizio mensile di millecinquecento euro a partire dal decesso, in loro favore.

L’impegno prosegue, perché è stato richiesto al Ministero della Difesa l’integrale risarcimento di tutti i danni bel oltre quanto oggetto di liquidazione, e soprattutto c’è l’impegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto nel procedimento penale Marina Bis per il quale è prevista, nella prossima udienza del 10 luglio innanzi il Tribunale di Padova, l’escussione dei consulenti del Pubblico Ministero, tra i quali il Prof. Morando Soffritti e il Prof. Pietro Comba.

Sarà presente l’Avv. Ezio Bonanni, che rappresenta numerose famiglie di vittime e il procedimento Marina Bis è ancora in indagini perché sono decine e decine le altre vittime per l’uso di amianto nella Marina Militare.

Per ulteriori informazioni può essere consultata la precedente pubblicazione del 31 gennaio 2017.

Giustizia per Fabio Fabretti, deceduto per mesotelioma

Raffineria ENI, malattia professionale
Raffineria ENI

Giustizia è fatta! La Corte di Appello di Milano (sentenza 1517/2017 – 06.07.2017) condanna l’INPS a rivalutare la posizione contributiva della Sig.ra  Graziella Riva, vedova del Sig. Fabretti Fabio, operaio tecnico, deceduto per mesotelioma nel giugno 2012, riconosciuto come malattia professionale. Non era bastato il riconoscimento per l’accredito dei benefici contributivi per esposizione ad amianto.

Il Tribunale di Pavia aveva rigettato il ricorso depositato dall’Avv. Ezio Bonanni. La sentenza era errata dal punto di vista fattuale e giuridico. E’ lampante che un lavoratore esposto ad amianto, deceduto per mesotelioma, debba ricevere i benefici contributivi.

Deceduto a causa di malattia professionale

“La Corte di Appello di Milano … in riforma della sentenza 244/2014 del Giudice del lavoro del Tribunale di Pavia condanna INPS a rivalutare la posizione contributiva del Sig. Fabretto. Per il periodo lavorativo compreso tra il 07.06.1966 e l’01.08.1997 e, conseguentemente, a riliquidare la prestazione pensionistica dell’appellante con adeguamento dei ratei arretrati”. Così la Corte di Appello censura il Giudice del Tribunale di Pavia, che invece aveva negato i benefici amianto al lavoratore deceduto e quindi la rivalutazione della pensione in godimento ora alla vedova.

“Mi chiedo come sia possibile che un lavoratore deceduto per mesotelioma riconosciuto dall’INAIL si veda negare il diritto alla rivalutazione contributiva che gli è dovuta per legge. Certo l’INPS si comporta sempre così, nega e sempre nega i diritti delle vittime, anche di chi è morto e che ha ottenuto il riconoscimento dell’origine professionale della malattia. Ma quello che mi ha sorpreso è che detto comportamento illegittimo sia stato avvalorato dal Giudice del lavoro del Tribunale di Pavia che di fronte al riconoscimento INAIL del mesotelioma come causa della morte del Sig. Fabretti Fabio avrebbe dovuto subito rilevare la condotta illegittima dell’INPS, invece ne è uscita fuori una sentenza, quella n. 244 del 2014, del tutto illegittima, errata in fatto e in diritto.

Spero che la giurisprudenza del Tribunale di Pavia si modifichi per effetto di questa sentenza della Corte di Appello di Milano. Che oltre a rendere giustizia credo che eviti, per il futuro, che ci siano altre sentenze di rigetto dei benefici contributivi per esposizione ad amianto per chi è morto per amianto”. Dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, legale della Sig.ra Graziella Riva e Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

La sentenza storica della Corte d’Appello di Milano

E’ una sentenza storica quella della Corte di Appello di Milano, perché sconfessa il Tribunale di Pavia, che come detto aveva negato i benefici amianto per esposizione anche a chi, come il Sig. Fabretti Fabio, era deceduto per mesotelioma da amianto riconosciuto dall’INAIL: una palese ingiustizia.

A questo punto l’associazione chiederà che il Tribunale di Pavia si uniformi alle decisioni della Corte di Appello (e anche della Corte di Cassazione), che, in relazione all’art. 13 co. 7 L. 257/92 impongono l’accredito dei benefici contributivi per esposizione ad amianto.

“Come è possibile una sentenza come quella del Tribunale di Pavia? Come è possibile che una vittima di amianto morto per mesotelioma, dopo il riconoscimento INAIL della rendita si veda negati i benefici amianto che gli sono dovuti per legge? L’art. 13 co. 7 della L. 257/92 parla chiaro, questi diritti sono dovuti alle vittime dell’amianto, a chi è morto per amianto, e ha ottenuto pure il riconoscimento!” dichiara Antonio Dal Cin del Coordinamento Nazionale ONA che auspica un intervento del Capo dello Stato nella sua qualità di Presidente del CSM, organo di autogoverno della Magistratura.

Le dichiarazioni della famiglia Fabretti

“Mi sembra impossibile aver ottenuto giustizia, dopo che il Tribunale di Pavia aveva negato i benefici amianto a mio padre, morto per amianto, e riconosciuto tale dall’INAIL. Quando il Tribunale di Pavia ha negato i benefici amianto, pur con tutto il riconoscimento da parte dell’INAIL e con una legge chiara, come è l’art. 13 co. 7 L. 257/92, io ho pianto perché ho capito che era stata fatta un’ingiustizia, era stata violata una legge, ed era stato negato un diritto da chi avrebbe dovuto tutelarlo, ora però la Corte di Appello ci ha reso giustizia” dichiara il Sig. Fabretti Davide, figlio del Sig. Fabio Fabretti, deceduto per mesotelioma pleurico nel giugno del 2012.

“Non è l’unico mio padre ad essere deceduto per tumore da amianto per coloro che hanno lavorato nell’ENI di Sannazzaro de’ Burgondi”, continua il Sig. Davide Fabretti .

Il Sig. Fabio Fabretti ha lavorato per oltre 30 anni alla raffineria ENI di Sannazzaro dè Burgondi come operaio addetto alla centralina delle pompe di rilancio prima nei gasdotti e successivamente negli oleodotti. Durante il suo orario lavorativo ha respirato e maneggiato amianto, senza utilizzare alcuna protezione e, soprattutto, totalmente ignaro del rischio che stava correndo. “Non è mai stato sottoposto ad alcuna visita o controllo per verificare il suo stato di salute, nemmeno dopo l’entrata in vigore della Legge che confermava la pericolosità di questa sostanza, anche a distanza di tanti anni”, dichiara Davide Fabretti, che per anni, al fianco dell’Avv. Ezio Bonanni, ha combattuto affinché venisse fatta giustizia per il padre, venuto a mancare all’età di 67 anni.

“Mio padre era per me un punto di riferimento, così come lo sono adesso io per i miei figli, un esempio da seguire…una roccia. Da quando sono piccolo non l’ho mai sentito lamentarsi e non l’ho mai visto stare male, era instancabile e sempre solare. Nell’ottobre del 2010 è arrivata la terribile diagnosi. Mesotelioma pleurico e 18 mesi di vita.

Impossibile descrivere lo sconforto e la rabbia, sono stati mesi bruttissimi in quanto mio padre era consapevole di quanto gli stava accadendo e di come la qualità della sua vita si sarebbe totalmente ribaltata. Sapeva che stava morendo e che avrebbe sofferto. Io stesso negli ultimi mesi di vita di mio padre mi sono avvicinato alla religione ed ho cominciato a pregare. Pregavo che morisse in fretta perché credetemi non era vita quella. Lo ricordo ancora imbottito di morfina per alleviare il dolore, faceva fatica a respirare con le bombole d’ossigeno… Con questo penso di aver detto tutto”, conclude visibilmente commosso il Sig. Davide.

L’azione dell’ONA in Lombardia

L’ONA prosegue la sua mobilitazione in Lombardia, come nel resto del territorio nazionale, e di questa mobilitazione il Sig. Davide Fabretti ne ha fatto una ragione di vita. Dedicando le ore libere dal lavoro alle attività di volontariato per assistere le vittime dell’amianto e i loro familiari. Ancora oggi si batte perché il Petrolchimico di Sannazzaro de’ Burgondi sia totalmente bonificato dai materiali di amianto ancora presenti.

Bando per la rimozione amianto: c’è tempo fino al 28 luglio

Amianto
Amianto

Arriva la delibera della Giunta Regionale

Con delibera di Giunta regionale n. 3494 del 30 aprile 2015 sono stati approvati i “Criteri per l’attivazione di servizi di rimozione e smaltimento dell’amianto in matrice compatta proveniente da utenze domestiche nel territorio dei comuni della Lombardia”, e con decreto n. 4523 del 3 giugno 2015 si è proceduto alla “Approvazione dei modelli dei documenti per la predisposizione della gara e di una convenzione tipo per l’attivazione di servizi di rimozione e smaltimento dell’amianto in matrice compatta proveniente da utenze domestiche nel territorio dei comuni della Lombardia.

Al fine da un lato di monitorare l’attivazione di tali convenzioni e dall’altro di incentivare l’attivazione delle stesse da parte dei Comuni, con la delibera di Giunta regionale n. 6337 del 13 marzo 2017 sono stati approvati i criteri di finanziamento una tantum a fondo perduto ai medesimi Comuni per gli interventi di rimozione amianto da strutture pubbliche, determinando altresì i relativi oneri finanziari per l’esercizio finanziario 2017.

In esito all’espletamento del primo bando di finanziamento che ha visto l’assegnazione di contributi a tutti i soggetti richiedenti, atteso che i fondi disponibili sono stati utilizzati per circa il 50 %, con decreto del dirigente della Struttura Bonifiche e Siti contaminati n. 7112 del 15 giugno 2017 è stato emanato il secondo bando relativo alla richiesta di finanziamento.

Qual è la data in cui è fissata la scadenza

Venerdì 28 luglio, ore 16.00. I Comuni lombardi, le Unioni di Comuni o loro aggregazioni e le Comunità montane, potranno partecipare al bando che assegna contributi finalizzati a interventi di rimozione di cemento amianto e di altri Mca (materiali contenenti amianto) da edifici e strutture pubbliche.

Tutti i beneficiari del provvedimento

I soggetti che hanno già attivato una convenzione per la rimozione e lo smaltimento dell’amianto proveniente da utenze domestiche, i cui criteri sono stati definiti con la deliberata numero 3494 approvata nella giunta del 30 aprile 2015.

Il bando del finanziamento a fondo perduto

Il bando il cui finanziamento è a fondo perduto, prevede per gli Enti richiedenti una soglia massima di contributo pari a 15.000 euro. Le spese ammissibili riguardano la rimozione e lo smaltimento delle tipologie di rifiuti contenenti amianto. Vengono finanziati interventi relativi a lavori di rimozione dei manufatti in cemento-amianto, compreso il successivo smaltimento anche previo trattamento in impianti autorizzati, effettuati nel rispetto della normativa ambientale, edilizia e di sicurezza nei luoghi di lavoro. Il materiale, quindi, proviene da edifici e strutture pubbliche posizionati all’interno del territorio comunale e di proprietà dell’ente pubblico. Con questo provvedimento la cui dotazione finanziaria complessiva ammonta a 140.668,88 euro, cerchiamo di promuovere la rimozione dell’amianto dagli edifici pubblici di proprietà degli Enti locali.

Gli interventi esclusi dal finanziamento

Sono esclusi dal finanziamento: la progettazione di interventi di ripristino, realizzazione di manufatti sostitutivi e loro messa in opera; le spese di acquisto di beni, mezzi e materiali sostitutivi e la loro messa in opera; gli interventi terminati prima della pubblicazione del bando. Con il precedente bando siamo riusciti a finanziare 15 Comuni in sette provincie della nostra regione ammettendo al contributo, a fondo perduto, tutte le istanze pervenute da parte dei Comuni lombardi che hanno partecipato al bando e che vogliono mettere in sicurezza il loro territorio. Il nostro obiettivo è quello di rispondere ai bisogni dei cittadini e risolvere tutte quelle situazioni che sono a rischio. Con questo provvedimento, per permettere la partecipazione di un numero superiore di soggetti, abbiamo esteso la disponibilità anche alle Unioni di Comuni e alle Comunità montane”.

Per maggiori informazioni è possibile consultare il link.