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Aeronautica amianto: c’è rischio anche in aviazione

Aeronautica
Amianto aviazione

Il sig. P.D.S. ha iniziato a lavorare nel 1973, come tecnico dell’aeronautica, presso una nota società aerea italiana. Durante lo svolgimento delle sue mansioni è stato esposto in modo qualificato all’amianto, friabile e compatto, poiché manipolava direttamente e indirettamente amianto.

Ricordiamo che in Italia, fino all’entrata in vigore della legge 257/1992, sono state lavorate 3.748.550 tonnellate di amianto. Queste, miscelate con altri prodotti, hanno determinato la presenza del minerale killer in tutti luoghi di vita e di lavoro. Tra i tanti: le navi, le fabbriche, gli edifici, le scuole, gli ospedali e anche gli aerei.

Riconoscimento esposizione amianto nell’aeronautica

La presenza di amianto è risultata, infatti, anche negli aerei e negli hangar dell’Aeronautica militare. Inoltre, anche nelle tute ignifughe dei militari, utilizzate almeno fino all’inizio degli anni Novanta.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, attraverso l’Avv. Ezio Bonanni, ha difeso migliaia di cittadini esposti e vittime dell’amianto. L’Avv. Bonanni ha ottenuto il riconoscimento di vittima del dovere con equiparazione alle vittime del terrorismo ai militari deceduti per esposizione ad amianto.

La sentenza

Lo stesso CTU incaricato ha confermato che P.D.S. è stato professionalmente esposto ad amianto. Le concentrazioni medie annuali che con ragionevole certezza risultano superiori a 100 fibre litro per 22 anni di vita lavorativa dal 1973 al 1995.

Pertanto al lavoratore, assistito legalmente dall’Avv. Ezio Bonanni, presidente ONA, è stato riconosciuto il diritto al beneficio contributivo. L’INPS è stato condannato all’adeguamento della posizione previdenziale.

Già nel 2008 l’Avv. Ezio Bonanni, seguì con successo il caso di un altro lavoratore di una società aerea. La vicenda si è conclusa con una condanna dell’INPS e con una conferma che “l’uso dell’amianto nel settore aereo è stato di normalissimo e costante impiego fino ai giorni attuali” e che “l’esposizione è stata ovvia e costante durante le fasi  di manutenzione degli aeromobili“.

Proiettili uranio impoverito esercito

uranio impoverito
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I proiettili uranio impoverito Esercito e danni ai militari

Proiettili uranio impoverito Esercito sono un problema che ha riguardato le missioni in Kosovo e Bosnia. Qui i nostri militari sono stati esposti a radiazioni per l’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito.

Il meccanismo risulta già descritto nell’articolo Proiettile uranio impoverito: la storia e la scheda tecnica“.

Sono ormai centinaia i nostri militari vittime delle esposizioni alle radiazioni ionizzanti alfa e beta dell’uranio impoverito. Le prime sono le più ionizzanti, con scarsa portata. Queste particelle alfa, penetrando nel corpo umano, provocano nei tessuti interni la distruzione delle cellule a contatto con le particelle.

Invece, quelle beta, hanno una pericolosità inferiore rispetto alle alfa. Poi ci sono le gamma. In ogni caso queste radiazioni provocano gravi danni alla salute e il linfoma di Hodkin. Questa neoplasia ha origine anche dalle esposizioni a radiazioni. Uno dei casi è quello di Lorenzo Motta. Poi tra i nostri militari, in missione, ci sono stati anche i vaccini contaminati.

L’ONA-Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avvocato Bonanni sono in prima linea per difendere le vittime di uranio impoverito e di ogni altro agente cancerogeno, come l’amianto. Grazie alla loro azione è possibile usufruire di un servizio di consulenza gratuita legale e medica.

Consulenza proiettili uranio impoverito esercito

Indice

Tempo di lettura: 7 minuti

Proiettili uranio impoverito Esercito: Commissione

La Relazione finale della Commissione Parlamentare d’Inchiesta della Camera dei Deputati ha confermato la condizione di rischio per i nostri militari dell’Esercito, in particolare per quelli inviati in missione in Kosovo e Bosnia.

Le risultanze della relazione sono decisive per la tutela dei diritti dei militari. L’Avv. Ezio Bonanni, durante l’audizione del 06.12.2017, è stato ascoltato dalla stessa Commissione Parlamentare d’Inchiesta.

Causa di servizio per proiettili uranio impoverito Esercito

I nostri militari, impiegati nelle missioni in Kosovo e Bosnia, che hanno subito danni biologici, hanno diritto al riconoscimento della causa di servizio. In particolare ciò vale per coloro che sono stati esposti a radiazioni alfa, beta e gamma, o alla presenza di uranio. Ci riferiamo in modo particolare a proiettili all’uranio impoverito, utilizzati dall’esercito USA.

In questi casi, le vittime hanno diritto alla pensione privilegiata, all’equo indennizzo e al riconoscimento dello status di vittima del dovere.

Infatti, le missioni, in tali condizioni di esposizione a radiazioni ionizzanti e non ionizzanti e con vaccini contaminati, danno questo diritto. Il tutto sulla base del concetto di equiparato alle vittime del dovere.

La storia del sergente maggiore Andrea Antonaci

Cari genitori, è il 180° giorno che sono a Sarajevo…”.

Il sergente maggiore Andrea Antonaci scrive a casa in una lettera datata 26 febbraio 1999. “Questi sei mesi mi hanno indebolito tanto”, riferisce il sottufficiale della 7^ Direzione Genio Militare di Firenze, in Bosnia.

Impiegato nell’operazione di peacekeeping, cioè volta al mantenimento della pace nei Balcani. Andrea rimane in zona operazioni dal 1° settembre 1998 al 28 febbraio del 1999.

Il suo reparto si sistema nella caserma Tito Barak. “La sera, dopo la lezione di inglese, torniamo al Parliament, un’ex caserma bosniaca, adattata ad alloggi per noi, americani, tedeschi, francesi, spagnoli, danesi, svedesi, inglesi”, scrive a casa il militare.

Andrea Antonaci e i suoi primi sintomi

È, questo, uno degli obiettivi più bombardati dalle forze alleate, Stati Uniti in testa, anche perché si trattava dell’Accademia Militare. Ed è proprio tra i militari delle forze alleate che alloggiano alla Tito Barak che si riscontra, poi, la più alta concentrazione di malattie e di decessi causati da linfomi.

Andrea comincia ad accusare colpi di tosse, senza capirne la causa. Al suo rientro a Firenze, marca visita ripetutamente ma nessun ufficiale medico mai esamina il suo stato di salute. Ha bisogno di cure immediate ma ci vogliono anche molti soldi.

C’è un presupposto fondamentale: se la patologia non rientra nelle cause di servizio, “il ministero della Difesa non può pagare ciò che è collaterale alle cure”. Quindi, viaggi, assistenza, alberghi, non sono rimborsati. “Qui comincia il calvario”, mi spiega Salvatore Antonaci, il papà.

Proiettili uranio impoverito Esercito a Sarajevo

Da civile Andrea fa il geometra ma si arruola perché gli piace la divisa. Finita la guerra, nell’ambito del “Programma europeo per la ricostruzione di Sarajevo”.

I comandi alleati richiedono specialisti italiani in teatro, come si dice. Il 3 luglio arriva l’ordine dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, agli inizi di agosto la squadra parte.

Direttore dei lavori è il capitano Martinelli, il maresciallo Marotta è il contabile della squadra, Andrea ha l’incarico di assistente di cantiere. Sarajevo è un ammasso di palazzi distrutti, come la facoltà di Diritto, dove Andrea segue i lavori di ricostruzione.

“Ci sono altoparlanti sparsi per la città – scrive Andrea -. Ogni giorno, dalle cinque e mezzo di mattina alle undici di sera ascoltiamo, per sei volte al giorno, le preghiere dei musulmani.

Qui posso progredire il mio inglese e conoscere le abitudini delle popolazioni locali. Nel Parliament c’è un bar, dove la sera si beve, si parla con i colleghi delle interforze, si balla e si fa casino”, continua il sergente maggiore ignaro del destino che l’aspetta.

La conferma della diagnosi di linfoma di Hodgkin

Al suo rientro a Firenze dove vive la sua fidanzata, i sanitari riscontrano il Linfoma di Hodgkin. Andrea si sottopone, sia alla chemioterapia sia radioterapia e al momento il cancro sembra debellato. I due giovani decidono di sposarsi.

Nel frattempo, però, muore Salvatore Vacca. È il 9 settembre del 1999. È la prima delle vittime della “Sindrome dei Balcani”.

La morte di Salvatore insospettisce Andrea, che si documenta e viene a conoscenza di altri militari colpiti dalla stessa patologia. Gli amici dell’interforze in Bosnia lo tengono informato via e-mail. Andrea, quindi, ha iniziato la sua battaglia.

La morte di Andrea e istituzione della Commissione Mandelli

Il 5 dicembre del 2000 si sottopone a una TAC. “Uscì di là che scoppiava dalla gioia che aveva superato, diciamo, questa malattia”, dice mamma Grazia. Il giorno seguente, invece, a causa di complicazioni ai bronchi lo mettono in isolamento. Una settimana dopo, è il 12 dicembre, il suo cuore cessa di battere.

La denuncia di Andrea in televisione non resta inascoltata e nei giorni successivi la sua morte, il Governo istituisce la commissione Mandelli, per verificare l’eventuale nesso tra le patologie di cui sono vittime i militari e l’Uranio Impoverito.

Il 3 novembre 2012 una sentenza del Tribunale civile di Roma stabilisce il nesso causale fra il linfoma di Hodgkin contratto da Andrea Antonaci e l’esposizione all’U235. Il Ministero della Difesa è condannato a pagare quasi un milione di euro ai familiari.

Uranio impoverito: che cosa indica?

L’uranio impoverito è un prodotto ricavato dal processo di arricchimento dell’uranio. Questo metallo si trova in piccole quantità nelle rocce, nel suolo e nell’acqua. È costituito da 3 isotopi radioattivi e, per questo motivo, il materiale è stato utilizzato come combustibile delle centrali nucleari e principale detonante delle armi.

Inoltre l’utilizzo dell’uranio in ambito militare è stato confermato anche dallo IARC nella sua monografia del 2012 (Radiation volume 100D – a review of human carcinogens). Infatti si legge testualmente:

“World stockpiles of depleted uranium are currently more than 1 million tonnes, with over 50.000 tonnes being added per year. Approximately 60.000 tonnes of enriched uranium is produced for nuclear fuel production purposes annually by facilities in the USA, Canada, France, the Russian Federation, and the United Kingdom. A total over 2.000 tonnes of highly enriched uranium are though to have been produced for military purposes”.

ONA news TV: puntata dedicata all’uranio impoverito

ONA news TV è la trasmissione istituita dall’ONA e dall’Avv. Ezio Bonanni per garantire un’informazione, formazione e una più ampia tutela delle vittime. Nel quarto episodio, argomento centrale è stato proprio l’uranio impoverito e la tutela delle vittime: “Uranio impoverito: la dura battaglia dei militari italiani“.

ONA News: Uranio impoverito

Consulenza gratuita per le vittime di uranio impoverito

Le vittime di uranio impoverito e i loro familiari possono ottenere giustizia. Grazie alla consulenza gratuita ONA è possibile avere l’assistenza medica e l’assistenza legale.

L’avvocato Ezio Bonanni ha anche appoggiato l’iniziativa del commissario dell’Osservatorio vittime del dovere di Taranto, Paola Santospirito, e del dottor Pierpaolo Capece. Nella città di Taranto è organizzato uno screening gratuito che permette la rilevazione di contaminanti e metalli pesanti all’interno dell’organismo, compreso l’uranio 238. Potranno partecipare i militari delle Forze armate, gli ex militari e ai loro familiari.

Per avere ulteriori informazioni e richiedere la consulenza gratuita si può chiamare il numero verde o compilare il form.

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Audizione presso la Camera dei Deputati

Audizione amianto uranio
Audizione amianto uranio

L’avv. Ezio Bonanni alla Commissione d’Inchiesta ‘Uranio Impoverito’

Nel corso della sua audizione, l’Avv. Ezio Bonanni ha dichiarato di condividere le tesi e le conclusioni cui la Commissione è già giunta, circa la reale ed effettiva entità dell’epidemia di patologie asbesto correlate nelle Forze Armate, e della presenza di plurimi agenti tossico-nocivi e cancerogeni, ivi compresi l’uranio impoverito e programmi vaccinali errati.

Richieste di Osservatorio Nazionale Amianto e dell’Avv. Ezio Bonanni:

  • necessità di immediata bonifica di tutto l’amianto ancora presente nelle navi e nelle installazioni a terra della Marina Militare e nelle altre Forze Armate, e nel comparto sicurezza, non potendo essere sufficiente la c.d. politica di ‘minimizzazione del rischio’ (tesi invece sostenuta dalla Marina Militare);

  • necessità di dati epidemiologici completi e inattendibilità di quelli riportati dall’Osservatorio Epidemiologico delle Forze Armate, che fa riferimento, per esempio, a 126 casi di mesotelioma invece che ai 570 mesoteliomi pleurici cui vanno aggiunti gli altri casi di mesotelioma e le altre patologie asbesto correlate;

  • necessità di definizione dei procedimenti amministrativi di riconoscimento di vittima del dovere per i militari vittime di patologie asbesto correlate, ovvero di patologie causate da servizio, rispetto alle attuali tempistiche. Inoltre, è stata evidenziata la criticità di rigetto delle richieste per i familiari di coloro che non erano a carico del militare al momento del decesso, e per la mancata erogazione/riconoscimento delle prestazioni per equiparazione, ai fini previdenziali, alle vittime del terrorismo;

  • necessità di controlli sanitari, e dati epidemiologici, che debbono essere estesi a tutti i militari, anche a quelli in congedo, per la diagnosi precoce, e quindi le terapie più efficaci, e al tempo stesso per avere un quadro chiaro dell’incidenza epidemiologica, da cui scaturisce la necessità della bonifica;condivisione delle iniziative/proposte assunte dalla commissione ‘Uranio Impoverito’ e altri rischi, per la salute del personale militare e civile delle Forze Armate e del comparto sicurezza.

Interventi dell’On.le Boldrini e della Dott.ssa Mara

E’ intervenuta anche l’On.le Paola Boldrini, vicepresidente della Commissione d’Inchiesta ‘Uranio Impoverito’, la quale ha elogiato le attività svolte dall’Osservatorio Nazionale Amianto e dall’Avv. Ezio Bonanni, ponendo specifiche domande, rispetto alle quali, nel rispondere, l’Avv. Ezio Bonanni ha dichiarato ‘il lavoro e le relazioni della Commissione d’Inchiesta sono un primo passo e la base da cui partire per poter ottenere una nuova e più performante legislazione in materia di prevenzione dei rischi sul lavoro per il personale civile e militare delle Forze Armate. E’ necessaria prima di tutto la prevenzione primaria (evitare ogni forma di esposizione ad amianto e ad altri agenti cancerogeni), quella secondaria (diagnosi precoce e terapie e cure per i pazienti/vittime) e quella terziaria, con l’immediato riconoscimento di vittima del dovere con parificazione alle vittime del terrorismo, e con il risarcimento di tutti i danni’.

E’ intervenuta anche la Dott.ssa Mara S., alla quale il Presidente On.le Scanu ha posto delle domande, la quale ha mostrato la divisa del padre, deceduto per mesotelioma, causato dal servizio, nella quale la ASL di Viterbo/Civita Castellana, centro di riferimento amianto per la Regione Lazio, ha rinvenuto, anche a distanza di 30 anni, fibre di amianto, rilasciandone la relativa certificazione ‘Ciò dimostra che c’è un rischio anche per i familiari, e che di questo rischio non vi è consapevolezza ed è per tale ragione che come orfana per la morte prematura di mio padre, che ha svolto servizio di leva nella Marina Militare, chiedo che sia resa giustizia a queste vittime e che si evitino altri lutti e tragedie, rimuovendo l’amianto ancora presente nel naviglio della Marina, e che si sottopongano a sorveglianza sanitaria tutti i marinai, anche quelli in congedo, che sono spesso ignari della loro condizione di rischio’.

Puoi vedere l’audizione trasmessa in diretta dal canale web della Camera dei Deputati.

Uranio impoverito linfoma di Hodgkin

Uranio impoverito linfoma di Hodgkin
Commissione Mandelli

L’ONA-Osservatorio Nazionale Amianto ha istituito il dipartimento di assistenza delle vittime di uranio impoverito linfoma di Hodgkin. L’Avv. Ezio Bonanni ha ottenuto significativi risultati nella tutela delle vittime di uranio impoverito.

Per salvaguardare i propri diritti le vittime possono accedere al servizio di assistenza legale. Inoltre l’associazione mette a disposizione anche l’assistenza medica, che informa le vittime sulle terapie più innovative.

Consulenza Uranio impoverito linfoma di Hodgkin

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Tempo di lettura: 7 minuti

Linfoma di Hodgkin, cos’è e chi colpisce?

Tra le malattie che sono riconducibili alle esposizioni radioattive per uranio impoverito e nanoparticelle, vi è anche il Linfoma di Hodgkin.

Il linfoma di Hodgkin, detto anche morbo di Hodgkin, è una neoplasia linfatica. Infatti ha origine dai linfociti B, cioè da un tipo di globuli bianchi. Questi ultimi sono presenti nei linfonodi, midollo osseo, milza e sangue e in altri organi.

Con questo sistema l’organismo si difende dagli agenti esterni, e quindi dalle malattie. Infatti i linfonodi sono per lo più linfociti e cellule immunitarie, che con le infezioni aumentano di dimensioni.

Il tessuto linfatico è presente in tutto l’organismo, e quindi il cancro che lo riguarda e cioè il linfoma di Hodgkin si può originare in diverse sedi. Quasi sempre dai linfonodi. La diagnosi richiede di verificare, asportando un linfonodo, ovvero parte del tessuto. In questo modo si può sottoporre ad esame istologico.

L’aspetto dal punto di vista istologico è specifico, sia con riferimento alle cellule di Reed-Sternberg e per le cellule di Hodgkin. Queste cellule hanno, nella superficie, la molecola denominata CD30.

La diffusione del linfoma di Hodgkin

Questa neoplasia è molto rara. Colpisce, infatti, 4 persone ogni 100.000 abitanti. Quindi lo 0,5%, però è molto frequente nell’età tra i 15 e 35 anni, e colpisce principalmente i militari impiegati nelle missioni.

Lorenzo Motta fu colpito da linfoma di Hodgkin, perché impiegato in diverse missioni, imbarcato nelle unità navali della Marina Militare.

Uranio impoverito linfoma di Hodgkin: morte di Valery Melis

Il 4 febbraio 2004 muore il caporalmaggiore Valery Melis. La causa del decesso, Linfoma di Hodgkin, ridesta l’attenzione dei mass-media su soldati italiani, impiegati nelle missioni. Si dimostra che per linfoma di Hodgkin si muore. Molti di loro si ammalano e muoiono di tumore, dopo aver partecipato a una o più missioni nei Balcani.

Valery, 25 anni, sardo, è la ventiquattresima vittima italiana in ordine di tempo di un killer che si chiama uranio impoverito.

I commilitoni ammalati e cominciano a essere tanti, troppi, sono dichiarati “in condizione di forza assente causa linfomi”. Il “caso uranio impoverito” scoppia, però, grazie a un ultimo atto di coraggio del sergente maggiore Andrea Antonaci.

Infatti si solleva il problema dell’utilizzo dei proiettili uranio impoverito e delle radiazioni che sono in grado di sprigionare. In più ci sono tutte le nanoparticelle.

Tra i danni alla salute che le particelle di uranio impoverito provocano, vi è anche il linfoma di Hodgkin. Sotto accusa è il Governo che, solo tardivamente, ha adottato le misure di sicurezza. Mentre invece gli Stati Uniti hanno tutelato immediatamente i loro militari.

Uranio impoverito e le misure adottate dagli USA

Gli Stati Uniti hanno replicato che sin dal 1993 gli alleati erano informati dell’uso di munizionamento DU (depleted uranium). Agli americani fa eco Falco Accame, presidente dell’Anavafaf, associazione che assiste i familiari delle vittime arruolate nelle Forze armate.

Infatti, “L’Italia era in possesso delle norme di protezione dall’Uranio Impoverito fin dal 1984, data in cui vennero trasmesse all’Italia dalla Nato.

Il personale italiano – insiste Accame – ha avuto casi di morte e malattia già durante la guerra del Golfo del ’91 e successivamente in Somalia nel ’93. Nel 1995 ci furono pesanti bombardamenti all’uranio impoverito nella Bosnia. Nonostante questo il ministero della Difesa continua a fornire dati solo a partire dal 1996 e questo è da ritenersi assolutamente inaccettabile”.

La cancerogenicità dell’uranio impoverito e l’utilizzo del metallo come componente di proiettili, è stata confermata anche dalla monografia IARC in materia.

I proiettili all’uranio impoverito e i loro effetti

Ma cosa fa un proiettile all’uranio impoverito?

All’impatto di un proiettile DU sulla corazza di un carro armato, per esempio, si sviluppa una temperatura vicina ai 3000 gradi centigradi. Tutto quello che è lì vaporizza, diventa aerosol, il quale, naturalmente, si disperde nell’ambiente.

E può essere inalato respirando l’aria circostante, oppure ingerito anche se solo si mangia la carne di un vitello o di una pecora che prima pascolava nei campi vicini. Gli americani consegnano ai comandi italiani le mappe delle zone bombardate ma i nostri soldati non hanno le protezioni adeguate, dicono i testimoni.

Perciò, semplicemente si ammalano. La denuncia di Antonaci in televisione ha il suo effetto. A dicembre 2000, il Governo istituisce una commissione medico-scientifica che prende il nome dal coordinatore dei lavori, il professor Franco Mandelli, per verificare se c’è un nesso tra le patologie addebitate all’uranio e le zone bombardate. Secondo la Commissione Mandelli, il numero degli ammalati, in rapporto ai 49.000 uomini che hanno partecipato alle missioni nei Balcani, è nella norma.

Fa notare, invece, il maresciallo Leggiero, che questo numero non dovrebbe superare i 27.000 soldati, cioè i 9.000 uomini che compongono il contingente italiano, moltiplicato tre, per gli avvicendamenti.

Le rivelazioni del Libro bianco della Difesa

Questi numeri, sono contenuti anche nel “Libro bianco della Difesa” pubblicato dal Governo a dicembre del 2001. All’epoca, 263 casi, su 27.000 significa un aumento della patologia del 300 percento rispetto alla media del Paese. La cifra che la Difesa segnala alla Commissione Mandelli, invece, tiene conto sia di quei militari che hanno compiuto più di una missione come fossero persone diverse sia di quelli che sono stati in teatro anche solo per qualche ora.

L’ematologo che ha coordinato il gruppo di ricerca istituito dal Ministro della Difesa, nel 2002 assolve i proiettili all’uranio impoverito – in verità come descritto nell’articolo Uranio Impoverito, la storia: scheda tecnica sono le nanoparticelle di polveri di minerali pesanti prodotte dall’esplosione dei proiettili la causa delle patologie.

Uranio impoverito linfoma di Hodgkin: indagini penali

Si attivano diverse indagini negli uffici giudiziari del P.M. Infatti sono centinaia coloro che sono stati colpiti dal linfoma di Hodgkin, perché impiegati nelle missioni in Bosnia e Kosovo.

Inizialmente il P.M. inquirente di Bari, Ciro Angelillis, sulla base dei numerosi casi di leucemia e altri tumori, aveva chiesto l’archiviazione.

Il caso alla sua attenzione era quello dei danni biologici dei numerosi militari italiani che hanno operato in Bosnia e Kosovo durante la guerra nei Balcani (nel periodo 1993-1999).

Poi ci sono le diverse iniziative assunte dall’ONA, e dall’Avv. Ezio Bonanni. In particolare, esposti alla Procura della Repubblica, come per il caso Motta e per la storia del Maresciallo Sanna.

Linfoma di Hodgkin: uranio impoverito e danni da vaccini

Non si tralasciano, però, altre cause possibili.

Infatti, la Commissione di Inchiesta della Camera dei Deputati della XVIII° Legislatura ha messo all’indice i vaccini.

Infatti, anche i vaccini, nei tempi e nei modi non corretti in cui sono somministrati, sono presi in considerazione come concausa delle malattie riscontrate: Salvatore Vacca è vaccinato tredici volte in una settimana, quando è già dall’altra parte dell’Adriatico.

Andrea, dicono i genitori, è stato vaccinato tre giorni prima di partire. A Sarajevo il sottufficiale, che sino allora gode di ottima salute, si ammala. Ciò nonostante, gli somministrano l’ultima vaccinazione antiepatite B.

“In sei mesi – si legge nella consulenza tecnica del perito di parte, dottor Massimo Montinari – il sergente maggiore Antonàci è sottoposto a ben dieci vaccini, tra i cui eccipienti erano presenti metalli quali mercurio e alluminio”. Metalli pesanti e altamente tossici.

Linfoma di Hodgkin e le prove del rischio nelle Forze Armate

Nel corso della XVIII Legislatura è stata istituita la Commissione presieduta dall’On.le Scanu.

Il testo della relazione finale della Commissione d’Inchiesta Uranio Impoverito del 07.02.2018 riporta tutte le condizioni di rischio del sistema emolinfopoietico. L’Avv. Ezio Bonanni è stato audito dalla stessa Commissione (audizione del 06.12.2017).

Danni alla salute: uranio impoverito e linfoma di Hodgkin

Coloro che sono stati colpiti da linfoma di Hodgkin, hanno diritto al riconoscimento della causa di servizio, se impiegati in territori contaminati con uranio. L’utilizzo dei proiettili all’uranio impoverito, infatti, provoca danni alla salute, unitamente alla pratica vaccinale errata.

Questo riconoscimento dà accesso alla pensione privilegiata, all’equo indennizzo e allo status di vittima del dovere, con le relative prestazioni aggiuntive.

Il risarcimento danni linfoma di Hodgkin da uranio impoverito

In caso di insorgenza del linfoma di Hodgkin, piuttosto che di altre malattie per esposizione a radiazioni, sussiste il diritto al risarcimento del danno. Si può richiedere il risarcimento dei danni non patrimoniali (biologico, morale ed esistenziale) e patrimoniali (danno emergente e lucro cessante).

Uranio impoverito linfoma di Hodgkin

ONA news TV: la tv dell’ONA

L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni hanno dato vita, nell’ottobre 2020, a ONA news TV. La trasmissione informa e forma tutte le vittime. In particolare, nella quarta puntata, è stato trattato proprio il tema dell’uranio impoverito: “Uranio impoverito. La dura battaglia dei militari italiani“.

ONA News: Uranio impoverito linfoma di Hodgkin

Consulenza gratuita per le vittime di uranio impoverito

L’ONA e l’Avvocato Bonanni lottano da anni per salvaguardare i militari e i cittadini che hanno subito danni a causa di agenti cancerogeni, come l’uranio impoverito o l’amianto.

Le vittime e i loro familiari possono richiedere la consulenza gratuita legale e medica chiamando il numero verde o compilando il form.

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Proiettile uranio impoverito: la storia e la scheda tecnica

Uranio Impoverito
Uranio Impoverito

Uranio Impoverito: contenuto in proiettili e munizioni

Carro armato serbo colpito da munizioni DU
Un carro armato serbo colpito da munizioni DU: all’esterno mostra solo un foro di pochi centimetri. L’interno è tutto fuso. Così testimonia l’allora tenente pilota dell’Esercito Carlo Calcagni. Questi è in posa davanti alla carcassa del mezzo corazzato.

Proiettile uranio impoverito. L’uranio impoverito o uranio depleto è l’U238, nel quale la maggior parte degli isotopi radioattivi è stata rimossa. L’uranio depleto è un sottoprodotto del processo di arricchimento dell’uranio naturale, processo necessario per l’uso nei reattori nucleari.

Essendo un sottoprodotto, è il 40% in meno radioattivo dell’U238 usato nelle centrali nucleari. Nella fabbricazione del proiettile DU è determinante anche una percentuale di plutonio.

Plutonio e uranio, all’atto dell’esplosione, sviluppano una piccola reazione atomica che eleva la temperatura del punto di contatto del proiettile. In questo modo anche la corazza di un carro armato a circa 2500 gradi centigradi (proiettile carro armato) è penetrata. Cosi il proiettile uranio impoverito penetra nel blindato e ne fonde la corazza.

Dopo l’impatto, una parte di uranio si dissolve nell’aria. Il proiettile uranio impoverito da 30 millimetri è in dotazione agli aerei americani A-10. Ogni quattro proiettili normali o al tungsteno, le quattro mitragliatrici rotanti dei velivoli sparano proiettili ad uranio impoverito.

Proiettile uranio impoverito: il manuale USA

Così il manuale USA di addestramento sulla natura della radioattività del proiettile uranio impoverito. Inoltre, “la radioattività è l’emissione spontanea di particelle o di energia (radiazioni ionizzanti) da un atomo instabile, risultante nella formazione di un nuovo elemento”.

Quindi, le radiazioni ionizzanti sono costituite dalle particelle alfa, beta e raggi gamma. Gli effetti sulla salute delle radiazioni ionizzanti dipendono dal tipo di particelle e se queste sono penetrate o no nel corpo umano.

Radiazioni alfa e beta dell’uranio impoverito

Le radiazioni alfa sono le più ionizzanti ma hanno scarsa portata. Quando la particella alfa penetra nel corpo umano, i tessuti interni assorbono l’energia causando una distruzione massiccia delle cellule vicine alla particella. 

Le radiazioni beta che sono le meno pericolose e quelle gamma che sono onde elettromagnetiche hanno maggiore gittata ma non causano tante ionizzazioni, e quindi sono meno dannose per il corpo umano.

L’uranio impoverito, poiché è primariamente un emettitore di particelle alfa, se contenuto anche solo in una scatola di plastica diventa innocuo. Per questo motivo i militari americani che operano all’interno dei carri armati M-1 con corazza all’uranio impoverito, se non colpiti da altri proiettili, non presentano gravi patologie.

La versione Heavy Armor dei blindati statunitensi è dotata di una corazzatura di uranio impoverito incorporata in acciaio. In questo modo ne aumenta di molto la sua resistenza, paragonabile a 590 mm di acciaio omogeneo.

Quando un penetratone DU impatta contro la corazza di un blindato, produce ossido di Uranio UO3, solubile in acqua e un aerosol di ossido di uranio impoverito che rimane in aria per ore.  Mentre le esplosioni nell’ambiente generano nanoparticelle di materiali pesanti – come ferro, cadmio, stronzio e zinco che normalmente non si trovano nell’ambiente – si disperdono nell’habitat.

Le particelle che si trovano nell’uranio

La bioingegnere Antonietta Gatti, all’epoca coordinatore della Comunità Europea degli studi sulle nano patologie fece studi importanti. Con l’ausilio di uno speciale microscopio elettronico, primo in Italia a Modena, scopre “materiale esogeno non bio-compatibile” presente in alcuni organi di militari rientrati dai teatri di guerra.

La stessa forma sferica, lascia dedurre che si tratta di un’ingestione o inalazione, che deriva dall’esposizione dei militari nelle zone bombardate.

Queste particelle, afferma la professoressa Gatti – invitata a far parte della Commissione Uranio Impoverito alla Camera -, “una volta in circolo nel sangue, o nei tessuti umani, non le toglie più nessuno e ci sono tante possibilità che possano scatenare delle patologie”.

La solubilità delle particelle determina la velocità con la quale l’UI, o altri materiali pesanti prodotti dalla fusione, passa dai polmoni, dal tratto gastrointestinale, o dalle ferite, nel sangue.

Entro le 24 ore dalla contaminazione, circa il 70% dell’UI solubile viene espulso con le urine, senza depositarsi in tessuti, organi oppure ossa. Le particelle non solubili intrappolate nei polmoni vi rimangono per anni e i reni sono gli organi più sensibili alla loro  tossicità.

Tra i militari italiani, a marzo scorso erano 340 i deceduti e 4mila i malati.

Riconoscimento vittima del dovere

L’avv. Ezio Bonanni ha dimostrato che esiste il nesso causale tra la esposizione a uranio impoverito e danni alla salute, tra cui neoplasie (malattie uranio impoverito).

L’amministrazione della difesa nega che ci sia un nesso causale dei danni alla salute del personale civile e militare di numerose missioni, con la condizione di rischio che si è concretizzata anche per l’assenza di strumenti cautelari.

Per dimostrare il rapporto di causalità, la giurisprudenza ha accolto il criterio del “più probabile che non”, per cui una forte evidenza statistica della correlazione causale può convincere l’organo giudicante della maggior probabilità che il danno sia frutto dell’esposizione a tale fattore patogeno, a meno che non esistano prove concrete della riferibilità ad un fattore eziologico distinto (tra le pronunce più recenti si veda Cass. civ., Sez. III, 9 giugno 2016, n. 11789, in Pluris).

In applicazione di questo criterio, anche alla luce delle risultanze contenute nella relazione finale della Commissione di Inchiesta della Camera dei Deputati del 7 febbraio 2018, sono numerosi i casi di riconoscimenti di causa di servizio e delle prestazioni di vittima del dovere e il risarcimento del danno (Cons. Stato, 29 febbraio 2016, n. 837, in  De Jure).

Il presidente ONA, l’avv. Ezio Bonanni, ha ottenuto il riconoscimento di “Vittima del dovere”, e il risarcimento del danno con Consiglio di Stato sent. n. 817/2016. Hanno diritto al riconoscimento coloro che hanno contratto patologie tumorali, dopo aver partecipato, alle missioni nei Balcani.

Hanno altre sì dimostrato la condizione di rischio uranio impoverito anche coloro che hanno svolto servizio presso il poligono di Quirra con riferimento alla serie di morti sospette e casi di tumore diagnosticati su militari e pastori residenti nell’area del poligono sardo.

Assistenza ONA per vittime Uranio Impoverito

L’Osservatorio Nazionale Amianto assiste anche le vittime dei proiettili all’uranio impoverito e di altre armi uranio impoverito. Accedere ai servizi di assistenza ONA è semplicissimo. Basta consultare l’apposito Dipartimento oppure la pagina dello Sportello Online ONA. In alternativa è possibile contattare il numero verde gratuito 800 034 294. Chiamaci!

                     

I diritti delle vittime del dovere per uranio impoverito

La legge 466 del 1980 ha sancito ha stabilito il diritto delle vittime per uranio impoverito per causa di servizio in particolari condizioni ambientali ed operative, con esposizione ad uranio impoverito.

Così con il riconoscimento di vittima del dovere (ai sensi dell’art. 1 comma 564 della L. 266/2005 e dell’art. 1 lettera c, del DPR 243/2006), con l’accredito delle relative prestazioni:

  • Speciale elargizione;
  • Assegno mensile vitalizio per l’importo di €500,00, in luogo del minor importo di €258,23, per effetto della equiparazione alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata (vitalizio vittime del dovere);
  • Speciale assegno vitalizio, per l’importo di €1.033,00, con decorrenza dal 02/05/1992;
  • Incremento della retribuzione pensionabile di una quota del 7,5%, ai fini della pensione e dell’indennità di fine rapporto, o altro trattamento equipollente;
  • Aumento figurativo di 10 anni di versamenti contributivi ai fini della pensione e della buona uscita;
  • Esenzioni dall’IRPEF delle prestazioni;
  • Diritto al collocamento obbligatorio con precedenza rispetto ad altra categoria di soggetti e con preferenza a parità di titoli;
  • Borse di studio esenti da imposizione fiscale;
  • Esenzione dalla spesa sanitaria e farmaceutica, estesa anche ai medicinali di fascia C e anche in favore dei famigliari;
  • Assistenza psicologica a carico dello Stato;
  • Esenzione dall’imposta di bollo per tutti gli atti connessi alla liquidazione dei benefici;
  • Equiparazione alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata;

Le prestazioni in favore degli eredi/superstiti

In caso di decesso, le somme maturate dall’avente diritto vengono erogate agli eredi Vittime del Dovere. I familiari superstiti (art.6 della L. 466/80) hanno diritto al riconoscimento di vedova/o di vittima del dovere e orfani di vittima del dovere, con conseguente accredito dei seguenti diritti Vittime del Dovere

  • speciale elargizione di euro 200.000,00 una tantum divisa tra gli eredi legittimi;
  • assegno vitalizio di euro 500, con l’equiparazione alle vittime del terrorismo per ognuno dei famigliari (SSUU 7761/2017 e SSUU 22753/2018);
  • speciale assegno vitalizio di euro 1033,00 mensili per ognuno dei familiari;

Per approfondimento:

Risarcimento danni esposizione uranio impoverito

La vittima ha diritto all’integrale risarcimento dei tutti i pregiudizi subiti:

Quantificazione dei danni per esposizione uranio impoverito

In caso di esposizione ad uranio impoverito per l’uso dei proiettili, oltre alle prestazioni di riconoscimento di causa di servizio ed equo indennizzo, è dovuto il risarcimento di tutti i danni.

Danni da amianto