23.2 C
Rome
sabato, Settembre 12, 2026
Home Blog Page 528

Porto di Carrara: vittoria in Corte di Appello

Porto Carrara Amianto
Porto Carrara Amianto

Condannata INPS alla refusione delle spese.

La Corte d’Appello di Genova ha dichiarato l’inammissibilità dell’appello con il quale l’INPS si era opposta alla decisione del Giudice del lavoro di Massa, Dott. Augusto Lama che, con la sentenza n. 94 del 21.04.2017, aveva sentenziato il riconoscimento dei benefici amianto per i lavoratori del porto di Carrara fino al 31.12.1992.

L’INPS aveva mosso censure nei confronti del Giudice Dott. Augusto Lama, sostenendo che egli avesse errato nell’affermare che nel porto di Carrara ci fosse stato amianto.

Dalla parte del magistrato di Massa, l’Avv. Ezio Bonanni e l’Osservatorio Nazionale Amianto, i quali avevano invece sostenuto la correttezza dell’operato dell’esperto Giudice del lavoro del Tribunale di Massa.

L’ennesimo scontro frontale tra l’Avv. Ezio Bonanni e l’INPS è finito con ulteriore soccombenza per l’ente pubblico, questa volta con una censura di inammissibilità.

Il dispositivo è stato depositato in cancellaria il 4 dicembre 2017 e recita testualmente:

La Corte di Appello di Genova, PQM, dichiara l’inammissibilità dell’appello. Condanna l’INPS alla refusione … delle spese di lite”.

La dichiarazione dell’Avvocato Bonanni

«L’inammissibilità dell’appello va ben oltre il rigetto: in questo caso, l’appello è stato depositato fuori termine. Non comprendo perché l’INPS di Massa si sia accanita contro i lavoratori portuali della Marina di Massa, così come si sta accanendo nei confronti del Sig. Gianfranco Giannoni, per il quale molto presto dovremo iniziare un’ulteriore azione, ma questa volta chiederemo anche i danni e agiremo nei confronti di chi, invece di attuare le leggi dello Stato, nega i diritti delle vittime dell’amianto», dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale dei lavoratori del porto di Massa che in questo territorio, come nel resto d’Italia, sta ottenendo sentenze che fanno giurisprudenza, ponendo l’INPS con le spalle al muro: o applicare la legge e riconoscere il diritto delle vittime, o soccombere davanti al Giudice.

Ora si apre la strada per il prepensionamento, perché un’eventuale ricorso in cassazione dell’INPS avrebbe chance nulle perché c’è una tardività nell’atto di appello perché depositato oltre il termine di legge.

Focus di approfondimento

Le norme sui prepensionamenti: i lavoratori esposti ad amianto hanno diritto a un prepensionamento pari al 50% del periodo di esposizione, ex art. 13 comma 7 L. 257/92.

Se non sono malati, è necessario superare i 10 anni e le 100 ff/ll come soglia di esposizione, ex art. 13 comma 8 L. 257/92.

Nel caso di asbestosi, mesotelioma e tumore polmonare, si ha diritto all’immediato pensionamento senza limiti di età e anzianità contributiva, con i soli requisiti di 5 anni di cui 3 negli ultimi 5 (art. 1 comma 250 L. 232/2016).

Per saperne di più.

Sindrome dei Balcani uranio impoverito

Proiettile Uranio
Proiettile Uranio

Uranio impoverito: proiettile sparato dagli americani

Sindrome dei Balcani uranio impoverito. Questa sindrome è una lunga serie di malattei, tra cui: linfoma di Hodgkin e altri cancri, che hanno colpito i nostri militari impiegati in missioni internazionali.

Sindrome dei Balcani uranio impoverito: Salvatore Vacca

Il 9 settembre 1999, il caporalmaggiore Salvatore Vacca muore di leucemia. È nato in Sardegna. Ha prestato servizio nella brigata Sassari. È il primo dei militari italiani deceduto per la “Sindrome dei Balcani“.

“Ha subito sette vaccinazioni in tredici giorni, quando era già in Albania, tra l’11 e il 24 maggio 1997”, mi riferisce sua madre.

Aumento dei casi di decesso per tumori da uranio impoverito

Effettuato uno screening sui vaccini, il professor Aiuti, immunologo, esclude, però, che ci sia una relazione tra i medicinali e la leucemia che ha colpito il soldato.

Il 16 settembre 1999, invece, si parla per la prima volta di un “eventuale rapporto tra la morte di un militare e l’Uranio Impoverito” – lo scarto del procedimento di arricchimento dell’uranio -, con un’interrogazione parlamentare svolta in commissione Difesa.

Passano i mesi e i casi di decesso per tumore aumentano; qualcuno si registra anche tra militari di altri Paesi dell’Alleanza. Il bilancio, però, pesa gravemente sui volontari italiani.

A dicembre 2000 il fatto interessa gli organi di informazione perché un sergente maggiore dell’esercito, Andrea Antonàci, prima di morire rivela il suo caso al programma “Striscia la notizia” di Mediaset.

Sindrome dei Balcani uranio impoverito: I proiettili

L’”affaire” giunge in Parlamento. L’allora ministro della Difesa, Sergio Mattarella, istituisce una commissione medico-scientifica, presieduta dal professor Francesco Mandelli, ematologo.

Sindrome dei Balcani uranio impoverito. In quel periodo, si parla dell’uso dei proiettili ad uranio impoverito. La NATO conferma che nei Balcani sono state adoperate munizioni trattate con “Uranio Impoverito; si parla di 31mila proiettili, pari a più di 13 tonnellate di materiale radioattivo, sparati dagli aerei anticarro americani A-10, solo in Kosovo.

Il presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime delle Forze Armate, Falco Accame, sostiene che l’uso dei proiettili all’uranio depleto è noto ai nostri vertici militari sin dal 1994, mentre solo a novembre del ’99 è stato distribuito alle truppe un opuscolo che contiene le norme di sicurezza contro i rischi del DU (Depleted Uranium).

Gli A-10 partono dalla base italiana di Aviano, in provincia di Pordenone in Friuli-Venezia Giulia:e questo è un motivo in più – dice Accame per credere che i nostri ufficiali conoscano da tempo le munizioni DU e i rischi legati al loro uso”.

Alla polemica gli Stati Uniti rispondono con i fatti: sui soldati americani dislocati negli stessi teatri di operazione, non si riscontra nessuna patologia legata all’ uranio impoverito.

Durante “Desert Storm“ – il nome delle operazioni di aria e di terra delle forze armate della coalizione anti Saddam -, dicono gli scienziati americani, sono state usate parecchie tonnellate di DU e ci sono reduci della “Tempesta nel Deserto” che hanno in corpo frammenti di quei proiettili senza conseguenze che abbiano una relazione con l’uranio.

I lavori della Commissione Parlamentare Difesa si chiudono il 15 febbraio 2001. Le conclusioni del professor Mandelli arrivano due mesi dopo, nel frattempo dobbiamo raccogliere che, sulla base del diritto internazionale, l’uso dei proiettili a uranio impoverito, è legittimo.

Tutela sindrome dei Balcani uranio impoverito (2020)

L’epidemia fra coloro che hanno partecipato alle missioni di peacekeeping nei Balcani, è iniziata alla fine degli anni ’90. Ha colpito almeno 7500 nostri militari, di cui almeno 372 quelli deceduti.

Così è stato evidenziato dall’Osservatorio Nazionale Amianto ONA Onlus. I proiettili all’uranio impoverito erano in grado di generare un tale calore da polverizzare carri armati e anche le strutture a terra, tra cui installazioni in cemento amianto.

Metalli pesanti, nanoparticelle, polveri e fibre di amianto, sono state, quindi, inalate dai nostri militari impiegati nelle missioni, il cui sistema immunitario era già fiaccato dall’uso del programma vaccinale, e ciò ha generato una epidemia di tumori.

Rischio amianto e presenza di cancerogeni nelle Forze Armate

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha reso pubbliche tutte le informazioni sul rischio uranio impoverito, vaccini e amianto nelle forze armate, ed in particolare nelle missioni.

Così nel convegno dal titolo “Il rischio amianto e la presenza di altri cancerogeni nelle Forze Armate“, che si è tenuto presso la sede del Consiglio Regionale della Toscana (Firenze), e di cui l’ONA pubblica gli atti in video:

Amianto, uranio, vaccini, e tutti gli altri cancerogeni nelle forze armate

Al Convegno, hanno partecipato, tra gli altri, anche l’attuale Ministro della Giustizia, On.le Alfonso Buonafede, all’epoca Vice Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati.

Tutela legale personale Forze Armate uranio impoverito

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha istituito il servizio di assistenza medica e legale per le vittime dell’uranio impoverito e dei vaccini militari.

È sufficiente contattare l’ONA per ottenere la tutela, prima di tutto medica, e poi legale con riferimento a tutti i danni che i nostri militari, della Marina Militare, dell’Esercito e dell’Aeronautica, e degli altri Corpi dello Stato, hanno subito per aver partecipato alle missioni in territori in cui sono stati utilizzati proiettili all’uranio impoverito e per l’utilizzo di pratiche vaccinali, con somministrazioni multiple e di vaccini con additivi.

Tutti coloro che hanno contratto infermità in seguito alla partecipazione a missioni all’estero o anche all’interno del territorio nazionale, hanno diritto alla più ampia tutela dei loro diritti.

Uranio impoverito e riconoscimento di vittima del dovere

Dipartimento Tutela Vittime dell’Uranio Impoverito e dei Vaccini. Il sottocapo Lorenzo Motta, dal 17 luglio 2020, ha ripreso a pieno titolo il suo impegno nell’ONA.

Il Dipartimento Tutela Vittime Uranio Impoverito e Vaccini dell’ONA è pienamente operativo, e si avvale del supporto legale dell’Avv. Ezio Bonanni, al fine di perseguire e realizzare la piena tutela legale delle vittime dell’uranio impoverito e dei vaccini.

Coloro che per esposizione a nanoparticelle di proiettili all’uranio impoverito, ovvero a radiazioni e/o particelle di metalli pesanti, hanno contratto infermità, tra cui il linfoma di Hodgkin, oppure il mesotelioma, etc., hanno diritto al riconoscimento della causa di servizio e dello status di vittima del dovere.

Riconoscimento causa di servizio art. 1, co. 563, L. 266/05

Infatti, in tali contesti, sussiste il diritto con riferimento all’art. 1, co. 563, L. 266/05. In ogni caso, vi è tutta la disciplina specifica dell’equiparazione a vittime del dovere, per effetto di quanto stabilito dall’art. 1, co. 1, lettera C, del D.P.R. 243/2006, in relazione all’art. 1, co. 564, L. 266/2005.

La Commissione Parlamentare d’Inchiesta della Camera dei Deputati della XVII Legislatura, presieduta dall’On.le Scanu, nella sua relazione finale dell’07.02.2018, ha espresso un duro atto di accusa per le condizioni di rischio con cui sono stati esposti i nostri militari, sia nelle missioni all’estero, tra cui quelle nei Balcani, sia in Italia.

L’Avv. Ezio Bonanni è stato audito dalla Commissione Parlamentare d’Inchiesta il 06.12.2017 (video dell’audizione dell’Avv. Ezio Bonanni presso la Commissione Uranio Impoverito).

L’avvocato ha illustrato le condizioni di rischio cui sono stati esposti i nostri militari, non solo per la presenza di amianto, ma anche di altri cancerogeni e, a maggior ragione, nei casi in cui sono stati utilizzati proiettili all’uranio impoverito, peraltro senza che i nostri militari ne fossero informati, e dotati di strumenti di cautela e protezione.

L’ONA ha istituito il servizio di assistenza legale per le vittime del dovere:

Alunni schierati contro l’amianto

Scuola e amianto, scuola media Aquileia
Scuola e amianto

Scuola media Aquileia: tutti uniti contro l’amianto

Scuola media Aquileia. L’amianto è definito da tutti un killer “silenzioso“. Comincia a non venir più considerato tale da quando, ormai, sono in molti a gridare “giustizia” per le vittime e i familiari di coloro che sono deceduti a causa di patologie asbesto correlate.

L’ONA ha appreso con molta soddisfazione il progetto contro l’amianto realizzato dalla scuola Scuola Secondaria di I Grado di Aquileia, l’IC “Don Milani”. È importante che anche le nuove generazioni vengano sensibilizzate e informate delle problematiche legate all’esposizione all’amianto. In modo da poter essere in futuro anche loro portavoce del rispetto della tutela della salute e della sicurezza sul lavoro.

Ricordiamo, infatti, che in Italia sono ancora 2.400 le scuole contenenti amianto e 350.000 le persone tra docenti, non docenti e alunni, a rischio esposizione.

Il filmato realizzato è stato il frutto del coinvolgimento di circa 95 alunni delle classi 1A,1B, 2A, 2B della Scuola Secondaria di I grado di Aquileia (a.s. 2016-2017) e di quattro docenti di diverse discipline, che riceveranno il prossimo 13 dicembre una targa in Senato.

Per vedere il filmato potete consultare il seguente link.

Maxiemendamento senza tutela amianto

Amianto
Amianto

ONA si appella allo Stato per promesse infrante dal Governo

Secondo quanto riportato sul sito, nel maxiemendamento presentato dal Governo in circolazione non c’è la norma approvata in commissione Bilancio relativa ai lavoratori dell’amianto.

Stando al testo, di cui Public Policy ha preso visione, è stato eliminato l’emendamento riformulato (24.0.00 t2) che prevedeva la riapertura dei termini temporali per la presentazione delle domande per il riconoscimento di una maggiorazione del periodo contributivo ai fini pensionistici, in favore dei lavoratori che abbiano prestato la loro attività in processi produttivi legati all’amianto.

In particolare, la norma si riferiva ai lavoratori degli stabilimenti nei comuni che presentano un tasso di mortalità per patologie asbesto correlate all’amianto.

“E’ l’ennesimo fallimento delle politiche governative in materia di amianto e in particolare per le vittime. Purtroppo, i nostri sospetti sul carattere solo propagandistico delle promesse del governo sono state confermate dal fatto che l’emendamento è saltato. L’Osservatorio Nazionale Amianto si appella al Capo dello Stato”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente ONA.

Equiparazione di una morte di amianto a una morte da terrorismo

Osservatorio Nazionale Amianto
Osservatorio Nazionale Amianto

Corte di Appello di Cagliari: sentenza storica per la Marina Militare

“Una vittoria che lascia l’amaro in bocca. Avrei voluto che anche mio marito assistesse a questo riconoscimento che gli spettava di diritto, proprio perché lui ha dato la vita per lo Stato ed è stato riconosciuto vittima del dovere, ma senza riconoscimento dell’equiparazione alle vittime del terrorismo”, dichiara la sig.ra Patrizia Zichina, vedova del sig. Francesco Paolo Sorgente, Ufficiale della Marina Militare Italiana, morto per mesotelioma da amianto, inalato nelle unità navali della Marina Militare, una delle circa 2000 vittime dell’amianto nel personale civile e militare, per uso dell’amianto.

Oggi, 30 novembre 2017, la Corte di Appello di Cagliari, con dispositivo depositato in cancelleria nel pomeriggio del 29 novembre 2017, ha rigettato l’Appello dell’avvocatura dello Stato che voleva far annullare la sentenza del 22 giugno 2016, che aveva dichiarato che la morte del capitano di vascello del genio navale, il sig. Francesco Paolo Sorgente, deceduto per mesotelioma pleurico dopo aver svolto servizio nella Marina Militare dal 12 marzo 1968 fino al 30 gennaio 2000, fosse dovuto allo svolgimento delle sue funzioni e del suo servizio e che dovesse essere altresì equiparato a vittima del terrorismo, dopo aver ottenuto il riconoscimento quale vittima del dovere.

Confermata l’equiparazione delle vittime amianto alle vittime del terrorismo.

Confermata, dunque, l’equiparazione delle vittime dell’amianto alle vittime del terrorismo, secondo quanto già affermato dall’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale Amianto.

La marina militare italiana aveva già dovuto ammettere che il capitano sorgente è deceduto per via dell’amianto inalato in 32 anni di servizio e quindi lo aveva riconosciuto vittima del dovere, liquidando alla sua morte le prestazioni assistenziali in favore della vedova e dei figli. La morte del capitano sorgente, dovuta a condotte che integrano il reato di omicidio colposo, in nulla differisce rispetto ai casi per i quali la vittima muore per via di azioni della criminalità organizzata e terroristiche. Di conseguenza è stata equiparata a quest’ultima fattispecie, seppur con colpevole ritardo. Come qualificare infatti la condotta di uno stato il quale in tempo di pace fa registrare, per i soli casi segnalati alla Procura di Padova, più di 1.100 decessi nella sola Marina Militare, di cui circa 570 solo per mesotelioma? I dati sono riportati a pag. 18 della relazione della Commissione di inchiesta parlamentare del 19.07.2017”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, legale della famiglia.

Questo riconoscimento non restituirà e non sostituirà tutto ciò che ci è stato negato. Io e mio marito siamo cresciuti insieme, ci siamo conosciuti quando avevo appena 17 anni, 46 anni fa, e da allora non ci eravamo mai separati. Nessuno ci ridarà ciò che ci è stato tolto, mia figlia non ha avuto un padre che la accompagnasse all’altare nel giorno del suo matrimonio e la mia seconda nipote non lo ha conosciuto. Ma come si fa dico io? Il nostro era un matrimonio felice e siamo sempre stati una famiglia unita. Quando si è ammalato nel 2000 nessuno sospettava che la sua patologia potesse essere correlata all’esposizione all’amianto perché nessuno ci aveva informati. Non si può giocare così con la vita delle persone”, conclude la vedova, che è altresì parte civile nel processo penale Marina bis, il cui dibattimento si sta celebrando presso il Tribunale Penale di Padova.

Assistenza ONA per il riconoscimento di vittima del dovere e risarcimento danni

L’ ONA assiste tutti coloro che hanno subito danni per esposizione ad amianto ed altri cancerogeni. Grazie all’assistenza dell’ONA e dell’Avv. Ezio Bonanni è possibile ottenere la tutela dei diritti. Le vittime hanno diritto al risarcimento del danno, oltre che alla prestazione di vittima del dovere.