Il sangue delle morti da amianto bagna anche lo stemma della “Folgore”

Folgore

La storia di Giovanni Battista Signorelli

Un basco amaranto, a simboleggiare il sacrificio e l’onore, una divisa militare, lo stemma di un paracadute con le ali. Tanto coraggio e amore per la patria.
Erano questi gli ideali che caratterizzavano molti dei paracadutisti italiani, allora come oggi, senza paura di lanciarsi nel vuoto da un elicottero con un paracadute. Fieri del loro essere militari, dei faticosi addestramenti e del valore che hanno dimostrato anche durante una famosa battaglia: quella di El Alamein.
Ma tutt’oggi ci sono ancora molti casi “controversi ” nella storia dei parà, come nelle altre realtà, tra cui l’amianto.
Ma è di amianto che voglio parlare, della storia di un ex paracadutista deceduto per mesotelioma, Giovanni Battista Signorelli, che ha prestato servizio presso la scuola militare Paracadutisti a Pisa e, successivamente, a Siena presso la Brigata Paracadutisti “Folgore” dal 7 Giugno 1969 al 6 settembre del 1970.

Ha conseguito, nella scuola Militare di Monza, l’abilitazione di “paracadutista abilitato al lancio”, il grado di caporale maggiore par. presso il Battaglione Sabotatori e  il diploma di “paracadutista scelto” presso la Brigata Paracadutisti “Folgore”.
Giovanni Battista, nel periodo di servizio è stato adibito a compiti operativi che lo hanno esposto a molti rischi e ha lavorato in “particolari condizioni ambientali ed operative”.


  Folgore


Il C.le Magg. Par. Signorelli Giovanni Battista “durante il servizio alle armi dal 7/06/1969 al 6/09/1970 ha mantenuto onorevole comportamento dimostrando di possedere in misura eminente: – senso del dovere; – amor di patria; – spirito di corpo ed attaccamento alla specialità paracadutisti” (cfr. doc. 6/b: Attestato rilasciato dalla Brigata paracadutisti “Folgore” in data 6/09/1970);

“Come folgore dal cielo”, cantavano i paracadutisti italiani e Giovanni orgoglioso di farne parte, conservava con amore il basco, lo stemma e alcune foto di quel periodo. Parlava con esaltazione e orgoglio di quegli anni di servizio militare.
Solo due anni, che hanno portato in lui ricordi malinconici e formato il suo carattere ma che lo hanno portato alla morte per mesotelioma pleurico.

Come risulta dagli atti: “ In tale periodo, la sua esposizione a polveri e fibre di amianto è risultata superiore, poiché nei mezzi corazzati, al pari delle unità navali e negli aeromobili ed elicotteri, l’amianto fu utilizzato ubiquitariamente, nella componentistica e, all’epoca, anche come materia prima “.

Giovanni Battista “ha condotto un carro armato leggero denominato M 24 “CHAFFEE”, già utilizzato durante la II Guerra Mondiale dall’esercito americano e ceduto in elevato numero anche all’esercito italiano nel dopoguerra al fine di ricostituire la componente corazzata nazionale dopo l’ingresso, nel 1949, dell’Italia nella NATO”

“Erano in dotazione del militare la pezza di amianto per il cambio canna della mitragliatrice MG 42/59; guanti in amianto per bocca da fuoco mortaio 120 mm e 81 mm, in dotazione a tutte le Forze Armate italiane e anche alla brigata paracadutisti Folgore. Altresì, all’epoca erano usati della brigata paracadutisti Folgore due tipologie di cannoni controcarro “senza rinculo” di origine americana (M 18 da 57 mm ed M 40 da 106 mm), anch’essi dotati di protezioni in amianto, al fine di poterli manipolare durante l’uso.

Inoltre gli elicotteri utilizzati in quegli anni dalla brigata paracadutisti “Folgore” contenevano innumerevoli guarnizioni, rivestimenti e altri componenti in materiali contenenti amianto.
Si parla ancora poco dell’uso dell’amianto negli aerei ma nel 2013 l’INAIL ha confermato che: “l’amianto a bordo degli elicotteri delle nostre Forze Armate c’è, ed è evidentemente un problema tanto serio da venire esplicitamente menzionato nell’ultimo rapporto del Registro Nazionale Mesoteliomi, tenuto dal dipartimento di medicina del Lavoro dell’Inail : “Risulta che la scatola del rotore può essere coibentata con amianto […]. È segnalata inoltre la presenza di pannellature in amianto inserite nei pianali”.

La figlia Angela, durante l’intervista, racconta con dolore e malinconia: “Papà aveva solo vent’anni quando si è arruolato e si congedò dopo un solo anno per dare una mano alla sua famiglia.
Era una persona forte, si è ammalato da un momento all’altro e per tutti noi fu un duro colpo”.

Folgore
(Giovanni e la moglie nel giorno del loro matrimonio 1974)

Quali furono i primi sintomi di malessere di suo padre?

“Il primo segnale fu un forte affanno dopodiché iniziò a fare delle visite. Lo pneumologo, dopo vari accertamenti, gli diagnosticò il versamento pleurico e all’humanitas confermarono la diagnosi di mesotelioma”.

Venne sottoposto a chemioterapia?

“La chemioterapia la fece, ma non ebbe alcun effetto. Neanche quella sperimentale. Non era operabile. Era troppo tardi.”

Come ha reagito suo padre dopo aver scoperto che la malattia era dovuta ai soli due anni di esposizione all’amianto durante il servizio militare?

Era distrutto. Ucciso dalla cosa che amava di più.
Peggiorò rapidamente, faceva fatica a stare in piedi e questa cosa lo rendeva irritabile perché è sempre stato un uomo indipendente, una spalla per tutti noi.
Ci ha sempre dato forza ed era frustrante per lui doversi fare aiutare per salire poche scale o scendere dall’auto.
Dopo la chemio fu operato d’urgenza a Treviglio e ci ha lasciato dopo solo due giorni…”.

Fu uno shock per Angela, non ebbe neanche il tempo di accettare il fatto che suo padre fosse malato, quando la morte lo strappò violentemente dalle sue braccia.
Le stesse braccia calde che l’avevano sempre coccolata, non avrebbe più rivisto il suo sorriso, il suo scherzare che le metteva allegria e sapeva trasmettere ottimismo a tutti anche nei momenti più bui.
Un padre.
Che ha saputo amare la sua famiglia più di ogni altra cosa, più di sé stesso e del suo lavoro. Era presente per i suoi figli nei momenti tristi e in quelli di gioia.
Ucciso dalla patria.

L’ultima volta che sono andata a trovarlo- continua Angela-a differenza delle altre volte mi disse: “Sto morendo”.
Io risposi: “Papà, non dirlo neanche per scherzo”.
Invece era vero. Io non ho mai capito, fino a quando non ho perso il papà, il dolore che si prova.
è un dolore che non passa. Neanche con il tempo.
Il tempo non aiuta a dimenticare. Devi solo imparare a conviverci.
Il mio Papà era il mio papà.

Folgore
(Giovanni con i suoi cari)

Angela e i suoi familiari si sono rivolte all’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, per avere giustizia per quel padre perso troppo presto e perché tutti possano essere consapevoli del fatto che l’amianto uccide.
Ancora oggi.

Leave a Comment

Your email address will not be published.