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L’ AFRICA DI SILVIA E FROBENIUS, LA NOSTRA E LA LORO

Assistenza ONA
Assistenza ONA

GiraffeCresce il tam tam sul processo per il rapimento di Silvia Romano, in Kenia, a Malindi, quindi preme l’ennesima sosta forzata di una nave ONG con migranti a bordo, la Mare Jonio, in vista di Lampedusa, poi allarmano gli sbarchi “liberi” ovunque, dalla Puglia alla Sardegna.

Il mal d’Africa non ci molla. Allarmano gli sbarchi liberi

Questi, però, rappresentano gli effetti secondari di una attività primaria, da cui noi non siamo estranei, ancorché vittime, ovvero quella di una pelosa intromissione nel Continente Nero, ieri probabile incubatore delle origini umane e prima culla della civiltà mediterranea, poi oggetto della cupidigia coloniale ed oggi crogiuolo alchemico del caos, dal terrorismo all’iperdegrado ambientale, dallo sfruttamento rapinoso del territorio alla migrazione indotta, alle guerre finalizzate ad interessi inconfessabili, ma evidenti, cominciando da chi del bellico fa industria.

E allora? Allora non dobbiamo sottrarci all’esigenza di capire e di comprendere come il loro destino e il nostro futuro non siano disgiunti dai nostri e dai loro comportamenti , quasi come un combinato disposto, secondo la massima “Fai del bene e scordalo…”, ma diversamente ricordando il proverbio “Chi è causa del suo mal, pianga se stesso !”

2 settembre 2018

LA NOSTRA AFRICA 2…

La riproposizione di un mio scritto di due anni fa, legato alla straordinaria storia dello studioso tedesco Leo Frobenius ed anche in memoria della seconda vita di Leni Riefenstahl, la insuperabile regista di Olympia, nonché di Karen Blixen, rende omaggio all’immensità della storia e della cultura africana, ancora e sempre più vilipese dalle tragiche vicende che hanno stravolto e che continuano a fare strame del Continente Nero, che avrebbe di per se quante e più risorse occorrerebbero per renderlo ampiamente autosufficiente.Tribù africane

Purtroppo, da millenni quella terra promessa è oggetto di cupide attenzioni, fonte di illecita ed amorale ricchezza per ogni sorta di avventurieri e cinici sfruttatori, oggi ridotta anche a pattumiera per i rifiuti tossici di mezzo mondo, compresi i nostri.

Lo sfruttamento delle migrazioni forzate, un tempo verso le Americhe ed oggi verso l’Europa è stata ed è tradizionale, lucrosa e sanguinaria attività di organizzazioni ed associazioni criminali, dedite anche e principalmente al commercio di uomini e donne, bambini resi schiavi con la complicità implicita dell’inerzia delle organizzazioni internazionali, che pure si adontano del compito di contrastare e difendere.

Questo riduce il problema all’odioso e vergognoso gioco del cerino per un’accoglienza inadeguata, pelosa e dannosa, proprio perché contribuisce drammaticamente e irreversibilmente alla distruzione del patrimonio culturale africano e contemporaneamente allo stravolgimento degli equilibri socio-politico-culturali- economici dell’Europa, ancora condizionata dalle vocazioni colonialiste e dalle ferite profonde causate da due conflitti mondiali con milioni di morti e rigurgiti di ogni genere, dal comunismo, al fascismo al nazismo, all’imperialismo e al sovranismo, tutti col comune denominatore della speculazione finanziaria, il vero male oscuro, ributtante, che si aggira tra noi umani e ci minaccia costantemente in maniera evidente, ma resa subdola dal mimetismo di cui si ammanta, dai falsi profeti agli ipocriti della comunicazione, dai politici infami ai finti salvatori, dai giustizieri sommari ai dilettanti allo sbaraglio, dalla notte che inesorabilmente si alterna al giorno e che nel buio rende tutti eguali, buoni e cattivi.

2 settembre 2016

LA NOSTRA AFRICA

Francamente, di fronte all’esodo biblico delle popolazioni africane verso il nostro Paese, sto pensando che dovremmo farcene una ragione, almeno per cavare da questa situazione, imposta dalla congiuntura astrale, gli aspetti meno negativi, se non positivi.

Africa

Ebbene, credo sia giunto il momento di rivedere atteggiamenti e vecchi preconcetti di fronte al continente Africa, cercando nel profondo, cercando di capire e di conoscere chi arriva quotidianamente con mezzi di fortuna fino alle nostre coste, lasciando le proprie radici oltre il Mare Mediterraneo, che un po’ ci separa e molto ci unisce.

Provate, come ho fatto io a rivisitare l’opera di Leo Frobenius, un professore nativo di Berlino, sepolto da noi a Pinzolo, sul Lago Maggiore, dal 1938. Lui aveva intuito le matrici della civiltà dal Sahara all’Egitto, all’Algeria, alla Nubia, al Sudafrica e li, in quei luoghi, ne trovò straordinarie testimonianze fatte di migliaia di simboli, racconti orali, rituali, elementi di collettivi evoluti, che basavano e basano ancora la capacità di evolversi sulla commozione e sulla emozione.

Sulla scia di Freud e Jung, con una sua visione metafisica, si fece guidare dalla teoria dell’inconscio collettivo, considerando il simbolo elemento fondamentale della conoscenza. Per questo fondò a Berlino, nel 1898, l’Archivio africano e a Monaco nel 1922 l’Istituto di ricerca per la morfologia della civiltà, oggi a Francoforte proprio come Istituto Frobenius.

Per capire meglio chi si riversa in massa sul “pontile” Italia, portando con se straordinarie esperienze e potenzialità umane, intrise delle proprie tradizioni, chiamo in causa due personaggi straordinari come Karen Christentze Dinesen von Blinxen-Finecke (Karen Binxen) e Leni Riefenstal (notissima per il suo monumentale film Olympia sui Giochi di Berlino 1936) che hanno dedicato parte importante delle loro vite proprio alla cultura dei popoli dell’Africa, riconoscendovi i fondamenti della civiltà umana.

L’importanza della storie raccolte nelle spedizioni antropologiche

Del resto per vie diverse e traverse, i mercanti di uomini hanno iniziato il loro tragico mestiere molti secoli fa ed oggi le Americhe recano visibili segni della presenza africana, a cominciare dal Presidente degli USA, Obama, per finire al re “olimpico”, l’uomo più veloce della Terra, Bolt, come lo furono Lewis ed Owens.

Assistenza ONA
Assistenza ONA

Penso, per concludere, che sia maturato comunque il momento fisiologico della osmosi, fatta non soltanto di tatuaggi etnici e di anelli al naso. * Leo Frobenius dedicò parecchi anni, all’inizio del Novecento, a spedizioni antropologiche e archeologiche nei luoghi più vari dell’Africa, dal Fezzan al Capo, dal Sudan al deserto del Kalahari, e ne riportò preziosi reperti, oggetti di culto e della vita quotidiana, nonché le prime riproduzioni di ignote pitture rupestri.

Ma altrettanto prezioso fu il tesoro di storie che raccolse dalla viva voce di narratori locali e poi pubblicò nei dodici volumi di Atlantis, inesauribile miniera di miti, fiabe e leggende. L’opera in cui tutte queste esperienze e scoperte si presentarono in una sorta di summa fu tuttavia la Storia della civiltà africana, apparsa nel 1933.

Opera imponente, audace nel suo impianto teorico per la visione diffusionista dei Kulturkreise – che oggi torna a essere dibattuta –, questa Storia è anzitutto il tentativo affascinante di delineare la morfologia di un continente, tentativo che rimane unico nel suo genere.

La commozione alla base di ogni forma culturale

Come pure è altamente peculiare il fondamento conoscitivo che qui si rivendica: l’esigenza di individuare la Ergriffenheit, la «commozione» che sta alla base di ogni forma di cultura. Non meraviglia dunque che fra i lettori più attenti e appassionati di questo libro vi siano stati Pavese, Canetti e Giorgio de Santillana.

E va ricordato che i primi sostenitori della négritude, come Senghor, riconobbero nella Storia di Frobenius la più grandiosa rivendicazione, da parte di uno studioso occidentale, di ciò che è stata, nelle sue variegate manifestazioni, la civiltà africana.

Fra il 1921 e il 1928 Frobenius pubblicò, con il titolo Atlantis, un’opera sterminata in più volumi che rimarrà il vero tesoro narrativo delle civiltà africane. E uno dei capitoli più affascinanti di questo universo di storie è costituita dalle Fiabe del Kordofan, che Frobenius apprese nel 1912, sempre dalla memoria orale di alcuni cammellieri di El Obeid,…”

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

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Ministro Costa, conferma all’ambiente dopo la riunione

Ministro Costa
Ministro Costa

Stamattina il Governo Conte Bis ha confermato alla guida del Ministero dell’Ambiente il pentastellato Sergio Costa, generale di brigata dell’Arma dei carabinieri.

L’ONA plaude alla riconferma del Ministro Sergio Costa

La notizia è arrivata al termine della riunione della Commissione Amianto presso il Ministero dell’Ambiente, riunita dal Presidente, Dott. Guariniello, e con la partecipazione dell’Avv. Ezio Bonanni, che ne è uno dei componenti.

Lo stesso Avvocato Bonanni ha esordito: “Vediamo in Lei una persona veramente competente.

Ci auguriamo che il Presidente del Consiglio e il Capo dello Stato la riconfermino nel ruolo centrale che ha assunto già nel precedente governo.

Anche per portare a termine i lavori della Commissione, e quindi inaugurare una nuova stagione di tutela della salute dell’ambiente rispetto a questo killer micidiale”.

I servizi di assistenza ONA coinvolgono l’ambiente

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Aps  e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni.

L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria).

In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto correlate.

Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

Il team di assistenza ONA

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto.

Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

In caso di insorgenza di malattia professionale, l’ONA avvia il percorso INAIL per l’indennizzo e/o la rendita.

In caso di servizio reso nelle Forze Armate, ovvero in esposizione ad amianto ed altri cancerogeni, nel rapporto di pubblico impiego non privatizzato, la struttura medico legale dell’ONA avvia le domande amministrative di riconoscimento di causa di servizio e quelle di vittima del dovere.

Tutte le vittime e i loro famigliari hanno diritto al risarcimento di tutti i danni. In caso di decesso, le somme sono liquidate ai famigliari, loro eredi legittimi.

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Auspicio espresso anche dal Presidente, Dott. Guariniello

Agli inizi del 2000, il Ministro Costa (all’epoca comandante regionale della Forestale in Campania), aveva condotto la delicatissima indagine sui rifiuti tossici interrati dal clan dei Casalesi nella cosiddetta “Terra dei Fuochi”.

Infatti, nella piana agricola del Casertano al confine con Napoli, aveva scoperto la discarica dei rifiuti nel territorio del Parco nazionale del Vesuvio. Inoltre aveva condotto indagini sul traffico internazionale dei rifiuti, in collaborazione con la Direzione nazionale antimafia.

“Sono felice che il Presidente Conte mi abbia rinnovato la fiducia. Vuol dire che la direzione intrapresa è quella giusta. Ora con rinnovato entusiasmo è il momento di osare: l’Ambiente sarà al centro dell’azione di governo” ha dichiarato il ministro non appena ha ricevuto la conferma dell’incarico.

“Vorrei portare al primo Consiglio dei ministri – aggiunge – un provvedimento urgente sui cambiamenti climatici. Le nostre priorità saranno il contrasto al climate change, le bonifiche e la lotta ai roghi della Terra dei fuochi, e chiaramente continueremo con la campagna plastic free, anche perché andrà recepita in tempi brevi la direttiva europea”.

Adesso i lavori della Commissione Amianto del Ministero dell’ambiente procederanno spediti per affrontare e risolvere la problematica amianto in Italia.

Strategico il ruolo centrale assunto proprio dal Ministro dell’Ambiente, Generale Sergio Costa e dal Movimento 5 Stelle, nuovamente guidato da Beppe Grillo. Lo stesso che è intervenuto per chiudere la stagione della crisi in modo veloce, secondo l’auspicio espresso dal Presidente Mattarella.

Un pensiero per le vittime del dovere

Il nuovo governo nasce quindi all’insegna della necessità di un intervento di tutela della salute anche nel settore militare. Quindi, di tutela delle vittime e dei loro familiari, in particolare delle vittime del dovere.

Ovvero, coloro che, nell’adempimento delle loro funzioni, hanno contratto delle infermità con danni biologici e, in molti casi, anche con la morte.

L’ ONA chiederà al nuovo Ministro della Difesa, On.le Lorenzo Guerini, di intervenire immediatamente sulla questione delle vittime del dovere.

Anche per la equiparazione con le vittime del terrorismo e per la risoluzione dell’annosa questione legata al mancato riconoscimento delle prestazioni di vittima del dovere a favore dei figli non a carico fiscale del congiunto nel momento della sua morte.

Nonostante le molte sentenze dei giudici di merito e delle Corti territoriali. Infatti, dopo il cambio della giurisprudenza delle Sezioni Unite, è divenuto molto difficoltoso, per gli orfani non a carico, ottenere la costituzione delle prestazioni di vittima del dovere.

Ciò in forza di cavilli che non hanno il senso del rispetto della dignità della persona umana.

Dalle vittima del dovere a tutti gli altri luoghi di lavoro, l’ ONA è presente con sedi territoriali e dipartimenti, al fine di perseguire la prevenzione primaria, l’assistenza sanitaria, ed in ultima analisi, la tutela dei diritti e i dati epidemiologici, che fanno emergere la condizione di rischio e dunque la necessità di tutela della salute su base preventiva (bonifica).

Marina Militare tutela vittime: Salvatore Carollo

Salvatore Carollo
Salvatore Carollo

Marina Militare tutela vittime. Le vittime del dovere sono tutti quei soggetti che hanno subito un danno fisico o lesioni nel corso delle loro attività di ordine pubblico, nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari, in operazioni di soccorso, in attività di tutela della pubblica incolumità, a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego internazionale (art. 1, comma 563, della Legge 266 del. 2005), anche se non dipendenti pubblici (SS. UU. 22753/2018).

Uno dei settori più a rischio ad esposizione ad agenti patogeni, cancerogeni e tossico nocivi è la Marina Militare.

ONA: difesa delle vittime di amianto della Marina Militare

L’ONA, presieduta dall’Avv. Ezio Bonanni, ha ottenuto per gli appartenenti alle Forze Armate e al comparto sicurezza, il riconoscimento di vittime del dovere, con il riconoscimento delle stesse prestazioni riconosciute alle vittime del terrorismo.

In caso di decesso, il diritto al risarcimento dei danni subiti dalla vittima si trasmette agli eredi, oltre al risarcimento dei danni subiti per la perdita del loro congiunto, che si aggiungono a quelli dovuti per le prestazioni previdenziali (Marina Militare tutela vittime).

Marina Militare tutela vittime
Salvatore Carollo

Il caso – Indagini Marina Militare Taranto

Oggi esaminiamo il caso di una vittima in attesa di riconoscimento.

Si tratta del Sig. Salvatore Carollo, deceduto a Monreale (Pa) il 19/05/2019 dopo aver contratto il terribile “Mesotelioma pleurico destro epitelioide”. Il Sig. Carollo Salvatore ha prestato servizio militare presso il Ministero della Difesa/Marina Militare Italiana, dall’1/09/1962 al 31/12/1978 dapprima in qualità di sottufficiale in arruolamento volontario C.E.M.M. di Mariscuola di Taranto, successivamente in qualità di allievo tecnico elettronico, poi trasferito nella categoria di elettricista e successivamente di nuovo trasferito nel ruolo di sottufficiale di complemento.

Per circa 16 anni, è stato imbarcato su diverse unità navali della Marina Militare, in particolare sulla nave ‘Grado’, ‘Ape’, ovvero in tutte le altre unità navali. 

Durante lo svolgimento quotidiano delle sue attività professionali, il Sig. Carollo è stato esposto a polveri e fibre di amianto, senza mai essere stato – si legge nel testo della sua denuncia querela depositata personalmente in data 27.06.2018 –

informato circa il rischio morbigeno cui andava incontro e – inoltre – in assenza di qualsivoglia strumento di prevenzione tecnica e di protezione individuale, e quindi in violazione di specifiche regole cautelari, applicabili nel caso specifico, come già chiarito dalla Corte di Cassazione nel primo processo intentato a carico di Alti Ufficiali della Marina Militare (Cassazione, IV sezione penale, n. 3615/2016), e quindi con violazione delle norme di cui agli artt. 4, 19, 20 e 21 del d.P.R. n. 303/56 (prevenzione tecnica) e di cui agli artt. 4, 377 e 387 del d.P.R. n. 547/55 (protezione individuale) e di tutte le altre regole cautelari (art. 2087 c.c.), anche quelle di prudenza, diligenza e perizia (art. 43 c.p.)”.

Salvatore Carollo: la diagnosi

Nel febbraio 2018 – a seguito di diversi accertamenti ed indagini cliniche – arriva il terribile verdetto: il Sig. Carollo risulta affetto da “Mesotelioma pleurico destro epitelioide” per una ipostenia emilato sinistro ed enfisema sottocutaneo, patologia asbesto-correlata e/o comunque riconducibile alla pregressa esposizione a polveri e fibre di amianto e ad altri agenti patogeni, che pertanto ne costituisce l’esclusiva causa. Il Sig. Carollo è dunque a tutti gli effetti una vittima del dovere.

Occorre, inoltre, precisare che Il Sig. Carollo Salvatore, per lo svolgimento del suo servizio è stato altresì esposto anche ad altri agenti cancerogeni, riconosciuti tali dalla bibliografia IARC (International Agency for Research on Cancer) e in particolare: tricloroetilene, tetracloroetilene ad altri agenti clorurati fumi di scarico di motori endotermici funzionanti a gasolio e a benzine (campi elettromagnetici generati da apparecchiature di telecomunicazione, radars, sistemi di mira, motori elettrici, correnti elettriche sempre e comunque presenti e attive in mezzi corazzati, blindati, ruotati, radiazioni ionizzanti almeno emesse da “trizio” e da uranio impoverito almeno presente in siti contaminati da eventi bellici all’estero piombo e suoi composti organici ed inorganici fumo di tabacco passivo idrocarburi policiclici aromatici (IPA) Idrocarburi aromatici non policiclici benzene.

Amianto in Marina Militare

Per meglio comprendere la vicenda, facciamo un piccolo excursus storico. Le fibre di amianto nella cantieristica navale risalgono al 1900 secondo quanto stabilito dalla convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare, che ne prevedeva l’utilizzo per le sue caratteristiche di isolamento, incombustibilità, resistenza al fuoco e al calore.

Fin dal 1910 l’amianto venne utilizzato come coibente dei motori delle navi e quando nel 1925 i motori a vapore vennero sostituiti con i motori a turbina e a scoppio, l’uso di amianto fu ulteriormente intensificato, per isolare le varie componenti, tutte le tubazioni e le valvole.

Fu altresì impiegato nelle guarnizioni e coppelle, che avevano parti in amianto. Negli anni 30 l’amianto veniva anche spruzzato per isolare rapidamente ed efficacemente grandi superfici, non solo nel vano motori e nella sala macchine, ma anche nelle stive e in molti altri locali e ad un certo punto vennero introdotti anche i pannelli di amianto, utilizzati al posto del legno per la ristrutturazione degli alloggi dell’equipaggio.

Ciò costituì motivo di allarme già all’inizio degli anni ’70 (ne dà testimonianza il Dott. Enrico Bullian, nell’articolo n. 15 / 3 2013, pubblicato in ‘Diacronie studi di storia contemporanea’, dal titolo ‘5/ La storia comparata dell’uso e delle conseguenze dell’amianto nei più importanti cantieri navali italiani dell’alto Adriatico nei “lunghi anni Settanta”).

Negli arsenali, e anche in mare, in caso di necessità, questa componentistica veniva realizzata dagli stessi militari, tra cui appunto il Sig. Carollo, per le particolarità attività che egli svolgeva per motivi di servizio, il quale dunque è rimasto esposto ad amianto friabile e compatto per anni. Va da sé comprendere che il Sig. Carollo ne abbia subito gli infausti effetti collaterale durante tutta la sua carriera lavorativa.

Il regolamento interno di sicurezza disciplinare

Finalmente nel 1986, il Ministero della Difesa cominciò ad affrontare la problematica amianto, così la Marina Militare, (come si evince dall’atto Prot. n. 8047611 del 23.09.1986) , elaborò un piano di interventi e misure tecniche, per affrontare la problematica amianto per le sedi di Combusin, Maridipart, Marisardegna, Marisicilia e Cincnav e in tutte le basi a terra (cfr. elaborato dello Stato Maggiore della Marina, Prot. n. 8047611 del 23.09.1986).

Fu solo nell’anno 1988, che tuttavia la Marina Militare/Ministero della Difesa (quando ormai l’epidemia di patologie asbesto correlate era già in atto), elaborò il regolamento interno di “sicurezza disciplinare” per le operazioni di scoibentazione dell’amianto sulle navi militari e sugli edifici e installazioni a terra: in precedenza tutto il personale era privo di qualsiasi informazione e tutela.

Purtroppo pare che le lavorazioni sia a bordo delle unità navali contenenti amianto in ogni suo apparato che a terra venivano effettuate senza adeguata protezione siano avvenute anche molti anni dopo il 1992 (legge 27 marzo 1992 n. 257).

Pare, altresì, che le tute indossate dai lavoratori risultassero anch’esse veicolo di diffusione delle fibre di amianto non solo nell’ambito lavorativo, inclusa la mensa aziendale, ma anche in ambito familiare, in quanto le stesse venivano e vengono portate tutt’oggi a casa per il consueto lavaggio.

Il Signor Carollo lotta…

A seguito del danno subito, il Sig. Carollo chiese di riunire il suo procedimento a quello in indagini rubricato al n. 15082/13 RGNR già n. 577/13 Mod. 45 dalla Procura della Repubblica (definito “Marina ter”),  invitando ad esaminare tutti gli atti e documentazioni relativi alle prove dell’utilizzo di amianto in matrice friabile e compatta in assenza di strumenti di prevenzione tecnica e protezione individuale.

Chiese inoltre accertate tutte le penali responsabilità relative all’insorgenza della malattia, per motivi di servizio, che si sarebbe senz’altro potuta evitare, utilizzato materiali sostitutivi – rispetto a quelli cancerogeni, con particolare riferimento all’amianto – e dotando i dipendenti di maschere protettive e di altri dispositivi.

Infine il Sig. Carollo Salvatore si costituì parte civile per il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali, nominando quale suo procuratore e difensore l’Avv. Ezio Bonanni del Foro di Roma, a cui conferì ogni più ampio potere e facoltà di legge.

Marina Militare tutela vittime: intervento Procura di Padova

A seguito della segnalazione, la consulenza tecnica e medico-legale affidata ai Prof. Pietro Comba e al Prof. Morando Soffritti, nel procedimento rubricato al n. 15150/2009 RGNR – Marina bis – diede ragione al Sig. Carollo.

Dall’esame di tutta la documentazione tecnica e medica relativa a centinaia di casi giunti all’attenzione dell’Autorità inquirente, si è potuto infatti calcolare il livello delle esposizioni, dirette, indirette e per contaminazione dell’ambiente lavorativo e tale perizia ha confermato inequivocabilmente non solo l’utilizzo di amianto, ma altre sì la violazione delle regole cautelari e il nesso causale, anche sulla scorta della legge scientifica applicabile (dose dipendenza), per cui tutte le esposizioni e la relativa intensità hanno quantomeno abbreviato i tempi di latenza dell’insorgenza del mesotelioma di cui il Sig. Carollo era rimasto vittima.

Fu così che la Procura della Repubblica presso il tribunale di Padova avviò le indagini preliminari, peccato tuttavia che nel frattempo l’uomo sia deceduto.

La lotta continua

Oggi, la sua battaglia post-mortem, continua grazie alla vedova, Sig.ra Rita Randino, (la intervisteremo a breve), affiancata dall’Avvocato Ezio Bonanni, la quale ha presentato una integrazione alla denuncia querela (che riportiamo a seguire) a carico di tutti i responsabili, Alti Ufficiali della Marina Militare Italiana, titolari delle posizioni di garanzia, che codesto Ufficio Vorrà individuare, identificare e iscrivere nel registro degli indagati, per i fatti che verranno di seguito esposti.

Il Sig. CAROLLO Salvatore, dall’11.09.1962 al 31.12.1978, ha prestato servizio presso il Ministero della Difesa/Marina Militare Italiana, dapprima in qualità di sottoufficiale in arruolamento volontario C.E.M.M. di Mariscuola Taranto, successivamente in qualità di allievo tecnico elettronico, poi trasferito nella categoria di elettricista e successivamente di nuovo trasferito nel ruolo di sottoufficiale di complemento, in servizio sulle navi della Marina Militare, in esposizione professionale a polveri e fibre di amianto.

Per il resto, ci si riporta integralmente all’atto di denuncia-querela depositato, in data 27.06.2018, dal Fu Sig. CAROLLO Salvatore, che si allega e si intende integralmente riscritto.

Le richieste della vedova

Per quanto sopra, la sottoscritta, Sig.ra Rita RANDINO, come sopra generalizzata, chiede che l’On.le Sig. Procuratore della Repubblica di Padova, voglia verificare se – nei fatti esposti – siano configurabili indizi di reità, a carico dei titolari delle posizioni di garanzia, che codesta On.le Procura della Repubblica Vorrà identificare, nei termini di cui a Cass., IV sez. penale, n. 38991/2010, per l’ipotesi delittuosa di cui all’art. 589, co. 2 c.p., con l’aggravante di cui all’art. 61, co. 1, n. 3, c.p., con subsunzione della fattispecie del nomen iuris affidato alla saggezza dell’Illustrissimo Sig. Procuratore della Repubblica, per ogni vittoria di giustizia e di ragione, con espressa richiesta di punizione di coloro che saranno identificati come responsabili.

La sottoscritta, Sig.ra Rita RANDINO, chiede, ex art. 408, co. 2, c.p.p. di essere avvisata in caso di richiesta di archiviazione al fine di proporre motivata opposizione alla citata richiesta ed ottenere il rinvio a giudizio dei responsabili.

La sottoscritta, Sig.ra Rita RANDINO, chiede, ex art. 406, co. 3, c.p.p. di essere avvisata nel caso in cui venga richiesta la proroga del termine di indagini, al fine di poter depositare memorie ex art. 406, co. 3, c.p.p. La sottoscritta, Sig.ra Rita RANDINO, nomina quale suo procuratore e difensore l’Avv. Ezio Bonanni del Foro di Roma, e gli conferisce ogni più ampio potere e facoltà di legge, che discende dal mandato, con possibilità di svolgere indagini difensive e di compiere quanto altro ritenga utile nel suo interesse.

Conclusioni

A tutt’oggi inoltre la rimozione dell’amianto dalle unità navali non è stata ancora completata e non esiste un documento in cui sia scritto quali siano le navi sulle quali è stato rimosso l’amianto.
L’amianto potrebbe essere ancora presente negli interruttori e occorrerebbe sapere se i lavoratori impiegati sulle navi abbiano avuto informazioni adeguate e precise indicazioni in ordine al comportamento di adottare in caso di riscontrata presenza di amianto.

Poiché i tempi di latenza delle malattie asbesto correlate sono lunghissimi e poiché troppi uomini della Marina Militare sono deceduti in servizio a causa di patologie tumorali ai polmoni, appare chiaro che vi sia ancora un evidente scollamento tra gli enti di controllo, di tutela, di monitoraggio e di sorveglianza sanitaria.

Alla luce della triste situazione, ricordiamo il monito dell’ Avv. Bonanni “C’è da chiedersi perché, alla luce delle continue vittorie in sede civile, le vittime siano ancora costrette a far causa allo Stato perché vengano riconosciuti i loro diritti. Continuiamo ad assistere ad un ostinato atteggiamento di chiusura dei vertici della Marina Militare”.

I Servizi offerti dall’ONA

Invalidità civile

Dipartimento di ricerca e cura mesotelioma Mesotelioma pleurico

Vittime Del Dovere

Causa di Servizio

Vittime Del Terrorismo

Uranio Impoverito

AMIANTO – ETERNIT

Ambiente: tra firme globali e il dubbio di un’inversione

Earth Day, inversione di marcia
Earth Day

Il 4 settembre del 2016 si celebrava l‘Earth Day ed io scrivevo:  ”Stando alla forma, la firma congiunta di Barack Obama e di Xi Jinping in quel di Hangzhou, come premessa al G20, testimone il Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki-moon, sembrerebbe la conferma, a distanza di nove mesi da COP 21, a Parigi, che finalmente si voglia fare qualcosa per salvare il Pianeta Terra dalla catastrofe per mano umana.

In fine, dovrebbero seguire atti concreti in favore del nostro Pianeta

Certo che, alle firme di chi rappresenta il trentotto per cento delle emissioni serra, dovrebbero seguire comportamenti tali da segnare realmente una inversione di marcia, piuttosto che soltanto di tendenza, come è sembrato sinora, a quasi venti anni dallo storico Protocollo di Kyoto, quando Stati Uniti d’America e Repubblica Popolare Cinese si tennero fuori, avallando analoghi comportamenti da parte di Russia, India e Australia, mentre il Canada ne era uscito nel 2011, dopo aver aderito nel 2002.

La cosa ridicola è che nel 1997, Paesi super inquinatori come India e Cina erano dispensati, perché  considerati “in via di sviluppo”, come altri del cosi detto “Terzo Mondo”, in cui i “Furbetti del Pianetino” si sono sbrigati a delocalizzare le proprie schifezze.

Le notizie, che abbiamo, trattano della firma di quasi duecento nazioni, affinché  la crescente “febbre” di Gaia sia contenuta al di sotto del 2 per cento, rispetto al 6.6 di previsione entro la fine del XXI Secolo, ovvero della catastrofe annunciata, in cui non ci sarebbero sconti per nessuno.

Pianeta
Pianeta

Ma tant’è, non si fa altro che parlare di cultura della prevenzione rispetto alle catastrofi naturali e della responsabilità degli uomini di provocarne una buona parte, ma in realtà, dobbiamo ammetterlo, prevalgono i sentimenti dell’egoismo e della cupidigia.

Voglio dire di più, se è pur vero che l’effetto serra è direttamente responsabile di un possibile probabile effetto letale, non di meno andrebbero bloccati e non ridotti gli scarichi mefitici, comunque antropici, che avvelenano rapidamente l’acqua attraverso falde, sorgenti, fiumi, laghi, mari oceani, ormai destinatari di quanto di peggiore possano offrire le attività industriali, sotto forma di rifiuti comunque tossici, da quelli più elementari come gli oli a quelli peggiori, provenienti dalle centrali nucleari.

Una nave che affonda in un mare di rifiuti, il tutto inglobato in una terra che trema

La plastica, frutto alchemico perverso, arricchisce ulteriormente i produttori di petrolio e i suoi trasformatori, che non consentiranno a nessuno di usare carburante alternativo, se non dopo la fine delle risorse fossili, così come gli usurpatori del regno pluviale vegetale ed animale, depositario principale della biodiversità terrestre, d’accordo con chi fa dell’OGM e della chimica antiparassitaria e antivegetativa il business più cinico che si possa immaginare.

Ecco perché io, pur di natura ottimista, ritengo di dover mettere un bel punto interrogativo rispetto alla presunta INVERSIONE DI MARCIA. Ecco perché mi permetto di dubitare della reale funzione di tanti organismi sovranazionali, di cui conosciamo soprattutto la munificenza delle prebende per chi li dirige.

Pianeta
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Ecco perché, forse, mentre la Terra si riscalda e trema dalla febbre, milioni di disperati ridotti in condizioni subumane hanno la necessità vitale di fuggire dalla propria casa che brucia. Circondata dal delirio dei rifiuti tossici interrati e affondati, gift orribili delle “bad company”, che smaltiscono senza scrupoli proprio laddove territori e collettività sono più fragili.

I segnali che cogliamo sono formidabili e irreversibili, ma ancora non basta, la nave affonda e l’orchestra continua a suonare alzando toni e volume, mentre noi balliamo, anche per il terremoto.”

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione. Ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

assistenza ona

 

Emergenza, coesione, nazione

Emergenza
Emergenza

E l’Europa? Questo l’interrogativo che mi sorge spontaneo, dopo episodi riguardanti interpretazioni diverse di fatti e questioni di profilo continentale, ma con ricadute e decisioni in ambito nazionale, come nel caso della decisione tedesca di avviare un piano nazionale di difesa civile, invitando tutti i propri cittadini a fare scorte per dieci giorni a partire dall’acqua, lasciando intendere l’ibrido d’ipotesi terroristiche, d’inquinamento chimico batteriologico, piuttosto che scenari di guerra tutt’altro che fredda.

Un Italia divisa dal rischio sismico ma unita dal dolore

Tutto questo, di fronte al complicarsi del quadro afroasiatico, che pur rappresenta il frutto avvelenato di una miscela con formula sunnita, intrisa di connivenze occidentali sospette. Noi italiani siamo sempre alle prese con il manifesto rischio sismico, di cui è responsabile il collidere tra continenti, lungo la linea di frattura appenninica, che divide geologicamente anche l’Italia, unendola nel dolore manifesto, come quello dei giorni scorsi nel ricordo del sisma di Amatrice e di riflessione sul latte versato della mancata prevenzione.

Dunque, torno all’interrogativo: ma è mai possibile che si viva in una Europa con ambizioni federali, in cui si pretende di regolamentare la pizza napoletana, piuttosto che la semplificazione delle polizie, ci si impedisce di modulare i bilanci secondo necessità e poi, in materia di sicurezza, vale la regola dell’ognun per se e Dio per tutti? In poche parole, se c’è un rischio come quello sottinteso dalla Merkel, perché non condividerlo con tutti i cittadini europei, perché non prendere un orientamento unico, come sarebbe giusto che la prevenzione contro catastrofi geo-atmosferiche, con relativi costi,  riguardasse indifferentemente l’intero territorio europeo, secondo i livelli di pericolo, con una normativa unica e vincolante?

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Aps e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

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