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sabato, Maggio 23, 2026
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Antonio Dal Cin: ha perso tutto tranne il coraggio

Antonio Dal Cin
Antonio Dal Cin

Il nome di Antonio Dal Cin torna a far notizia sulle pagine del nostro notiziario. Ricorderete sicuramente la storia di Antonio, il finanziere in congedo malato di asbestosi cui l’INPS di Latina continua a negare i suoi diritti.

È una storia lunga quella di Antonio, il leone in divisa che combatte da anni, per sé e per gli altri, accanto all’Osservatorio Nazionale Amianto.

Come lui stesso si definisce, Dal Cin è prigioniero della burocrazia italiana perché nonostante la patologia asbesto correlata da cui è affetto l’INPS di Latina non gli riconosce i benefici contributivi amianto, di cui all’art. 13, comma 7, della L.257/92.

Antonio Dal Cin, il coraggio di essere un esposto all’amianto

Antonio Dal Cin ha perso la fiducia nelle istituzioni, che spesso si son mostrate sorde ai suoi appelli di Giustizia. Tuttavia, egli non ha perso il coraggio di lottare accanto all’ONA per tutelare coloro che hanno subito danni a causa dell’amianto.

Ci vuole tanto coraggio e tenacia per non arrendersi dinnanzi ai muri di bugie e cemento che spesso hanno ostacolato la verità e la serenità del nostro finanziere in congedo.

Con tutte le certificazioni ottenute adesso spetta solo all’INPS compiere l’ultimo doveroso riconoscimento ad Antonio Dal Cin e ad altri lavoratori che purtroppo vivono nella sua stesa condizione.

Sono migliaia i lavoratori che nel corso del tempo hanno lavorato esposti a questo cancerogeno così letale.

Si scrive amianto, si legge morte!

L’amianto detto anche asbesto è un potente cancerogeno che agisce in maniera silenziosa e indisturbata. Le malattie asbesto correlate hanno, infatti, dei tempi di latenza che vanno dai 20 ai 50 anni.

Proprio come se le fibre di amianto fossero delle microscopiche bombe a orologeria pronte a distruggere l’organismo della vittima.

L’esposizione a fibre di amianto provoca gravi neoplasie come il mesotelioma, l’adenocarcinoma polmonare e tumore alle ovaie. Inoltre, le stesse fibre una volta inalate generano un’azione infiammatoria che provoca asbestosi, placche pleuriche e ispessimento pleurico.

Per saperne di più consigliamo la consultazione dell’ultima monografia IARC.

I servizi di assistenza per le vittime amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Aps tutela le vittime amianto per ottenere il riconoscimento di malattia professionale, causa di servizio e riconoscimento vittime del dovere.

Inoltre, l’associazione assiste le vittime dell’amianto anche per accedere ai relativi benefici contributivi.

Scrivici per ottenere una consulenza gratuita attraverso il nostro sito web.

Smaltimento e gestione dei rifiuti nell’Unione Europea

gestione dei rifiuti
immagine dei rifiuti e scarico riversati in mare

Secondo i dati diffusi dall’Unione Europea riguardo la gestione dei rifiuti, ammonterebbero a 2,5 miliardi di tonnellate i rifiuti prodotti dai Paesi membri nel 2016. Di questi circa il 10% è rappresentato da scarti urbani.

Nei Paesi europei le statistiche dell’Eurostat mostrano come nel periodo tra il 2005 e il 2018 la quantità media totale dei rifiuti urbani pro capite nell’UE sia diminuita. La situazione, però, varia da Stato a Stato. La quantità media di rifiuti urbani per persona è maggiore in Danimarca, Germania, Malta e Cipro. Invece risulta minore in Repubblica Ceca, Romania, Polonia e Ungheria. Solitamente sono i Paesi più ricchi a produrre più rifiuti. Inoltre il turismo contribuisce ad innalzare la quota in Paesi che sono da sempre famose mete turistiche, come Cipro e Malta.

Tipologie di rifiuti: urbani e speciali, pericolosi e non

Generalmente i rifiuti vengono distinti in urbani o speciali, a seconda della loro origine. Queste due tipologie poi si differenziano ulteriormente in pericolosi e non pericolosi, in base alle loro caratteristiche.

I rifiuti urbani sono i rifiuti domestici derivanti da abitazioni civili e commerciali. Invece i rifiuti speciali, secondo il Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006, sono derivanti da attività agricole, di demolizione, lavorazioni industriali, artigianali, commerciali e sanitarie. Inoltre sono compresi in questa categoria rifiuti derivanti dall’attività di recupero e smaltimento e depurazione delle acque, macchinari obsoleti e veicoli a motore. I rifiuti speciali devono essere gestiti da apposite ditte autorizzate al loro smaltimento.

Si classificano poi come pericolosi i materiali che contengono al loro interno un’elevata concentrazione di sostanze inquinanti. Essi devono essere trattati in modo da ridurne la pericolosità e renderli innocui. Tra questi vi è l’amianto.

Per questo la battaglia dell’Osservatorio Nazionale Amianto– ONA e dell’Avv. Ezio Bonanni inizia con la prevenzione primaria. Questa consiste nella messa in sicurezza dei siti contaminati e dei luoghi di lavoro, attraverso tecniche di bonifica efficaci, messe in atto da personale professionale autorizzato.

Le politiche europee per il problema rifiuti

Per far fronte all’emergenza rifiuti, nel 2018 l’Unione Europea aveva già stabilito obiettivi riguardo al riciclo, rifiuti di imballaggio e discariche che gli Stati membri avrebbero dovuto perseguire. Lo scopo finale era quello di promuovere il passaggio verso il modello più sostenibile dell’economia circolare.

Così, a marzo 2020, la Commissione europea ha lanciato un piano d’azione per l’economia circolare, al fine di eliminare gli sprechi attraverso una migliore gestione delle risorse. Infine, a febbraio 2021 il Parlamento europeo ha votato per il nuovo piano d’azione per l’economia circolare.

Inoltre sono state approvate misure aggiuntive per raggiungere un’economia a zero emissioni di carbonio. Si dovrebbe giungere quindi a un’economia sostenibile dal punto di vista ambientale, libera dalle sostanze tossiche e completamente circolare entro il 2050.

Obiettivi Unione Europea

Economia circolare: i vantaggi per l’ambiente e la società

Le risorse limitate e i cambiamenti climatici rendono necessario il passaggio da una società basata sullo schema “produzione-consumo-scarto” a una circolare . Questa soluzione taglierebbe le emissioni di CO2, stimolando allo stesso tempo la crescita economica e creando opportunità di lavoro. Tale piano è ovviamente incentrato anche sulla prevenzione dei rifiuti e la loro gestione ottimale.

La circolarità e la sostenibilità devono essere integrate in tutte le fasi della catena del valore per raggiungere un’economia completamente circolare: dalla progettazione alla produzione, fino al consumatore.

In altre parole, non bisogna solamente ridurre al minimo i rifiuti tramite il riutilizzo, la riparazione e il riciclo dei prodotti esistenti. Occorre considerare l’impatto ambientale di un determinato oggetto sin dalla fase di progettazione, optando per soluzioni che ridimensionino il più possibile lo sfruttamento delle risorse naturali.

Infatti, fino all’80% dell’impatto ambientale dei prodotti è determinato nella fase di progettazione. Inoltre il consumo globale di materiali dovrebbe raddoppiare nei prossimi quarant’anni. Con esso aumenterà anche la quantità di rifiuti generati ogni anno di ben 70% entro il 2050. In più, metà delle emissioni totali di gas serra e più del 90% della perdita di biodiversità e dello stress idrico provengono dall’estrazione e dalla lavorazione delle risorse.

I settori a maggior impatto ambientale

Oltre a ridurre l’uso della plastica e lo spreco di cibo, un altro ambito a cui prestare attenzione è quello dell’industria tessile. Questo campo, infatti, fa uso di molte materie prime e di acqua, a fronte di meno dell’1% di materiale riciclato.

Anche l’industria edile è responsabile di oltre il 35% dei rifiuti totali dell’UE. Per questo motivo si richiede che la durata del ciclo di vita degli edifici venga prolungata. Inoltre devono essere stabiliti degli obiettivi di riduzione dell’impronta di carbonio dei materiali, così come dei requisiti minimi sull’efficienza energetica e delle risorse.

Un altro responsabile della gran parte dei rifiuti in Europa è l’industria dell’imballaggio. Perciò sono stabilite nuove regole per far sì che i packaging dei prodotti diventino economicamente riutilizzabili o riciclabili entro il 2030.

Anche i rifiuti elettronici ed elettrici rappresentano il flusso di rifiuti in più rapida crescita nell’UE, di cui meno del 40% viene riciclato. Per quanto riguarda le batterie, si dibatte ancora sulla produzione e sul tipo di materiali impiegati. Si richiede, in particolare, che abbiano una bassa impronta di carbonio e rispettino i diritti umani, nonché gli standard sociali ed ecologici.

Gestione dei rifiuti: settori

Regole dell’Unione Europea: gerarchia della gestione dei rifiuti

Per quanto riguarda, invece, i rifiuti, è fondamentale attuare delle politiche risolutive per aumentare il riciclo di alta qualità, ponendo fine alle discariche e diminuendo l’incenerimento degli scarti.

Secondo la “gerarchia della gestione dei rifiuti”, contenuta nelle regole dell’Unione Europea, le soluzioni da preferire sono prevenzione e riutilizzo. Occorre dare al prodotto una seconda vita e un nuovo utilizzo prima che diventi un rifiuto. Per questo sono in atto iniziative per combattere l’obsolescenza programmata e migliorare la durata e la riparabilità dei prodotti.

A seguire si pongono il riciclo e altri metodi di recupero. Un esempio è la combustione dei rifiuti con gli inceneritori per generare energia. Il semplice smaltimento in discarica, il metodo più economico ma anche il peggiore per l’ambiente e la salute, deve essere l’ultima opzione da prendere in considerazione.

I metodi di gestione dei rifiuti negli Stati membri

Gestione dei rifiuti in Europa

Tuttavia anche i metodi per la gestione dei rifiuti sono molto diversi a seconda degli Stati membri. Secondo, infatti, i dati raccolti dall’Eurostat nel 2017 , lo smaltimento in discarica è quasi inesistente in Paesi del nord-ovest come Belgio, Paesi Bassi, Svezia, Danimarca, Germania, Austria, Finlandia. Questi gestiscono i rifiuti urbani soprattutto attraverso l’utilizzo di inceneritori e metodi di riciclo. Tra essi, la Germania e l’Austria sono in cima alla classifica degli Stati che riciclano di più.

Invece, nei Paesi dell’est e sud Europa l’utilizzo delle discariche rappresenta ancora il metodo principale per la gestione dei rifiuti. Per Malta, Cipro e Grecia più dell’80% dei rifiuti finisce in discarica, mentre per Bulgaria, Croazia, Slovacchia e Romania più del 60%, infine per Spagna e Portogallo circa il 50%.

Altri Stati membri, come Estonia, Lussemburgo, Francia, Irlanda, Slovenia, Italia, Lettonia, Lituania, smaltiscono circa un terzo dei rifiuti nelle discariche, ma usano anche gli inceneritori e riciclano più del 40% dei rifiuti domestici, ad eccezione dell’Estonia e della Lettonia.

Talco amianto: Johnson & Johnson risarcirà $ 2,12 miliardi

talco amianto Johnson & Johnson
Johnson & Johnson

WASHINGTON – Caso: “talco all’amianto”. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto l’appello di Johnson & Johnson, contro il verdetto risarcitorio di $ 2,12 miliardi di dollari (inizialmente aveva stabilito un risarcimento di $4,7 miliardi di danni).

La sentenza si è espressa infatti a favore di 22 donne che si sono ammalate di cancro, dopo aver utilizzato talco per bambini contenente amianto.

Amianto nel borotalco
Amianto nel borotalco

L’Alta Corte non ha spiegato la decisione per cui non ha accolto il caso, ma ha lasciato in vigore una sentenza della corte d’appello federale dello scorso anno a sostegno della multa. 

Il caso del talco all’amianto

Le donne, ascoltate nel 2018, avevano affermato che la società non aveva adeguatamente avvertito dei rischi associati all’uso dei loro prodotti.

Johnson & Johnson aveva impugnato la sentenza, ma il giudice, in quel caso, aveva stabilito che la nota azienda aveva “travisato la sicurezza di questi prodotti per decenni”.

La giuria, dando ragione elle vittime, aveva effettivamente scoperto che i prodotti a base di talco  contenevano amianto e che il talco legato all’amianto può causare il cancro alle ovaie.

Ciò avrebbe dimostrato “una condotta particolarmente riprovevole da parte degli imputati”. 

Dal verdetto del 2018, due querelanti si sono ritirate, nove di esse (nel caso del Missouri) sono decedute.

La scelta della giuria 

Il caso al centro della decisione del 25 maggio, è forse il più importante delle migliaia di cause legali che Johnson & Johnson ha dovuto affrontare per via della nota polvere di talco

Stando ai dati aziendali pubblicati sul New York Times, finora più di 9.000 donne hanno intentato azioni legali contro la società. 

Talco cancerogeno
Talco cancerogeno

In totale, la J&J ha affermato di aver affrontato più di 19.000 reclami simili.

Le cause, che risalgono al 2013, hanno avuto diversi livelli di successo: dopo un iniziale risarcimento di $ 117 milioni per le querelanti, ad aprile la Corte d’Appello aveva ribaltato la sentenza. 

Il richiamo volontario del talco all’amianto

Il talco è uno dei minerali più morbidi in grado di ridurre l’attrito. Possiede inoltre una grande capacità di assorbire oli e odori.

J&J ha venduto la polvere a base di talco, Johnson’s Baby Powder, per più di 100 anni e ha creato molti altri prodotti utilizzando il talco. 

Per via della “costante raffica di pubblicità per controversie legali” sul prodotto, Johnson & Johnson ha dovuto richiamare volontariamente un singolo lotto di talco per bambini nel 2019, afferma l’American Cancer Society.

Si tratta di ben 33.000 flaconi di talco per bambini, che, secondo i regolatori federali contenevano tracce di amianto in una singola bottiglia del prodotto.

Ciononostante, Johnson & Johnson ha continuato a sostenere che avrebbe “difeso vigorosamente” la sicurezza del prodotto.

Oggi, il talco per bambini non è più venduto da Johnson & Johnson negli Stati Uniti e in Canada, sebbene sia ancora disponibile in alcuni altri paesi.

Dopo la decisione della Corte, le azioni della società sono scese dell’1,8% a $ 166,16.

Botta e risposta 

1) La società, insoddisfatta per ovvie ragioni dall’esito del processo, ha dichiarato di non aver ottenuto un processo equo “dal momento che la giuria ha assegnato quasi 5 miliardi di dollari a 22 donne, danni successivamente ridotti di oltre la metà”.

Parlando di “cifra sproporzionata”, le querelanti hanno affermato invece che l’entità del risarcimento del danno rientra nell’intervallo che i tribunali hanno concluso e non equivale a una punizione sproporzionata.

2) Il Processo Missouri. Per l’azienda, il caso del Missouri avrebbe seguito una “formula vincente”, cioè quella di presentare reclami da altre giurisdizioni davanti a un’unica giuria che poteva essere pregiudicata, con conseguente risarcimento dei danni “fuori misura”.

La decisione di riunire le accuse in un unico processo, avrebbe pertanto rappresentato una violazione del diritto dell’azienda a un giusto processo ai sensi della Costituzione degli Stati Uniti. 

“Non avevano chiesto alla Corte Suprema di esaminare se i prodotti causassero il cancro. Invece, hanno chiesto di considerare l’argomento della società, secondo cui i tribunali del Missouri hanno combinato ingiustamente i casi di quasi due dozzine di donne provenienti da diversi stati la cui gravità del cancro variava ampiamente”.

Amianto nel talco
Amianto nel talco

La risposta di quanti agivano in nome dei querelanti è stata tuttavia assai chiara: “i tribunali del Missouri hanno giurisdizione su reclami fuori dallo stato come quelli del caso in questione”.

Hanno precisato altresì che è comune per i tribunali riunire i casi per un processo se sono molto simili “quando predominano questioni comuni, come la sicurezza del prodotto e la conoscenza degli imputati del suo pericolo, come hanno fatto qui .”

Ancora botta e risposta

3) La presunta contaminazione. Il talco, il minerale da cui si produce la polvere, è chimicamente correlato all‘amianto.

Viene spesso estratto vicino alla pericolosa fibra killer e gli studi hanno dimostrato che esiste un rischio di contaminazione incrociata durante l’estrazione, ma dagli anni ’70 i prodotti a base di talco dovevano essere privi di amianto.

Johnson & Johnson ha tuttavia negato che i suoi prodotti fossero contaminati o che causassero il cancro.

”Le questioni che erano davanti al tribunale sono legate alla procedura legale e non alla sicurezza”, ha affermato J&j.

“Decenni di valutazioni scientifiche indipendenti confermano che il borotalco di Johnson è sicuro, non contiene amianto e non provoca il cancro”.

In realtà, gli scienziati hanno testimoniato di aver trovato l’amianto in campioni del prodotto, nonostante la società avesse sostenuto il contrario.

4) La predisposizione genetica. J&j ha dichiarato “alcune delle donne avevano predisposizioni genetiche o familiari per il cancro, mentre altre no. Mettere insieme tutti i casi ha confuso la giuria e ha offuscato le distinzioni legali separate per ciascuna richiesta”.

Secondo il National Cancer Institute , “il peso delle prove non supporta un’associazione tra l’esposizione al talco perineale e un aumento del rischio di cancro ovarico”.

Per quanto riguarda i potenziali rischi per la salute dei prodotti a base di talco, l’American Cancer Society ha affermato che “non è chiaro se i prodotti di consumo contenenti polvere di talco aumentino il rischio di cancro”

Risultati ambigui

Uno studio del governo degli Stati Uniti su migliaia di donne non ha trovato prove evidenti che collegassero il talco per bambini al cancro ovarico, ma l’autore principale ha affermato che i risultati sono stati “molto ambigui”.

Alcuni studi scientifici hanno dimostrato che le donne hanno un aumentato rischio di cancro ovarico con l’uso di talco nell’area genitale, ma altre no. 

In buona sostanza, la maggior parte degli studi suggerisce che sono necessarie ulteriori ricerche.

Due giudici si astengono

Due dei giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti non hanno preso parte alla revisione del caso.

Si tratta di Samuel Alito e Brett Kavanaugh.

Il primo possiede azioni della società, dunque si sarebbe ravvisato un conflitto d’interesse.

Il secondo, si è astenuto perché il padre lavorava per un gruppo di lobby del settore che aveva fatto pressioni contro l’etichettatura del talco come cancerogeno e l’inclusione di un’etichetta di avvertimento sui prodotti a base di talco.

Uno schieramento di avvocati alquanto insolito

A rappresentare le donne erano: l’ex procuratore generale Kenneth Starr, che era un membro del team legale del presidente Donald Trump durante il suo primo processo di impeachment al Senato;

l’ex procuratore generale John Ashcroft, che ha servito nell’amministrazione del presidente George W. Bush;

Tom Goldstein, l’editore di SCOTUSBlog, che ha lavorato come analista legale di NBC News.

Johnson & Johnson ha affidato il caso a Neal Katyal, che fungeva da procuratore generale nell’amministrazione Obama.

L’uomo ha fatto parte della squadra dietro l’accusa del procuratore generale del Minnesota nel caso George Floyd, ed è stato anche un analista legale di NBC News.

Una vittoria per la giustizia: stop al talco all’amianto 

Intervistato dalla CNN, Mark Lanier, un avvocato dei querelanti nel caso, ha definito la sentenza una “vittoria per la giustizia“.

“Questa è stata una vittoria non solo per le donne straordinarie e le loro famiglie che abbiamo avuto il privilegio di rappresentare, ma una vittoria per la giustizia”.

“Questo risultato è esattamente ciò che separa l’America dal resto del mondo. Questa decisione invia un messaggio chiaro ai ricchi e ai potenti: sarete tenuti a rispondere quando causerete un danno grave in base al nostro sistema di giustizia equa ai sensi della legge”.

Johnson & Johnson
Johnson & Johnson

Intervento del Presidente ONA in merito alla vicenda

“Ventidue sono le sole donne che hanno esposto denuncia contro l’azienda americana. Ma il numero delle donne colpite dal cancro alle ovaie causato dal talco amianto è molto più elevato.

Bisogna continuare la lotta contro l’amianto e soprattutto occorre combattere per ottenere la bonifica globale di tutti i siti contaminati. Noi come associazione continueremo a tutelare tutte le persone le cui vite purtroppo, hanno avuto modo di intrecciarsi con questo cancerogeno così letale.”

Sono queste le parole dell’Avv. Ezio Bonanni, Presidente ONA che non rinuncia al dovere di tutelare tutte le vittime amianto e di altri cancerogeni.

Marina Militare: nuovo riconoscimento di vittima del dovere

MM sommergibile Zaccaria
MM sommergibile Zaccaria

Ex sottufficiale Marina riconosciuto Vittima del dovere

Un colpo di mitra partito per sbaglio. Basta un attimo. E la tua vita cambia per sempre.
Questa è la storia di Riccardo Zaccaria che ha lavorato nella Marina Militare dal 1980 al 1983, arruolandosi a soli 17 anni.
Un collega inesperto spara un colpo e lo colpisce all’inguine. In un attimo di terrore, tra la vita e la morte, Riccardo dovrà scegliere se lottare o abbandonarsi all’agonia.

Non una morte fisica ma la morte nella vita. Costretto a “vivere” per sempre con un handicap. E tra la strada del dolore e la rassegnazione lui sceglie quella della giustizia. Quella che gli è stata negata nonostante l’evidenza dei fatti.
Sceglie di non piegarsi all’ingiustizia, a non farsi sopraffare dal dolore ma di combattere. Per se stesso e per coloro che hanno subito danni sul luogo di lavoro e ai quali è stata chiusa la porta in faccia.

La storia di Riccardo Zaccaria

“Avevo 17 anni quando mi arruolai come volontario nella Marina Militare. Lessi un annuncio su un giornalino locale e decisi di intraprendere questo percorso, perché a quell’età ero giovane e in cerca di esperienze nuove. Questo lavoro mi avrebbe permesso di viaggiare e vedere il mondo.

Dopo essermi sottoposto alle visite mediche per valutare se fossi idoneo al servizio, mi chiesero di presentarmi a Taranto alle scuole dei sottufficiali della Marina Militare e così partii.
Mi trovai improvvisamente catapultato in un nuovo mondo. Prima vivevo a Ferrara con la mia famiglia. In questi due anni svolsi vari tipi di mansioni, ero imbarcato sui sommergibili. Ero un furiere.  Il mio lavoro mi piaceva, un’avventura continua

L’incidente avvenne il 13 ottobre del 1982 alle 13:30 mentre svolgeva servizio di vigilanza: Ero in attesa del cambio guardia e avevo appena terminato il mio turno. Dopo di me doveva subentrare un altro sottufficiale con la sua squadra ma prima si effettuava il controllo delle armi. 

Il commilitone, cioè il ragazzo di Leva che era lì con me in quel momento fece un gesto inconsulto nel controllare il fucile. Partì un colpo dal mitra e mi ferì l’inguine. 

Mi sparò a 40 centimetri di distanza, a bruciapelo”.

La reazione di Zaccaria: dolore e shock

È impossibile poter descrivere quel momento – continua Riccardo – riuscii a malapena a slacciarmi il cinturone e far cadere la pistola a terra.  Mi aprii i pantaloni per capire dove mi aveva colpito.  Vidi il foro e capii immediatamente quanto era grave. Quel giorno pioveva e, per non svenire, misi la faccia nella pozzanghera.  Sono riuscito a carponi a uscire dalla guardiola”.
 Riccardo ebbe la forza di togliersi la divisa. Dopodiché non capì più nulla. Il collega che gli aveva sparato scappò via dopo aver fatto cadere il mitra.  Arrivarono, poi, i soccorsi e lo trasportarono all’ospedale più vicino, quello civile de “La Spezia”.

Ero in stato di shock ma anche il militare che mi ha sparato lo era. Dopo mezz’ora ero in ospedale sul tavolo operatorio. La mia vita era appesa a un filo.  Effettuarono un trattamento medico per chiudere i vasi sanguigni.

 Il proiettile mi aveva trapassato da parte a parte nella zona inguinale. Ovviamente non ero cosciente durante questa procedura medica. Mi hanno dato della morfina per i forti dolori. Quando mi sono svegliato ero in stato di shock. Non sapevo neanche chi fossi. Venni interrogato in quelle condizioni ma era difficile ricordare. Solo dopo una settimana mi tornò la memoria”.

I disagi dopo l’incidente avvenuto in servizio per la Marina Militare

Purtroppo Riccardo si trovò in una situazione molto dolorosa che comportò disagi fisici e psicologici. “Tutt’ora vedo il bossolo che viene espulso dall’otturatore, il fumo dalla canna. È qualcosa che ti lascia il segno per sempre”. Anche di notte, mi racconta, ha incubi che ricordano questo momento terrificante.

Allora, essendo giovane, il fisico lo sosteneva ma non poteva, comunque, più fare la stessa vita di prima: correre, sollevare pesi, andare in bici, muoversi liberamente senza sentire dolore.La mobilità con il tempo è diventata sempre più faticosa”.

Dopo 6 mesi dall’incidente Riccardo tornò a lavorare per la Marina Militare. Ancora zoppicava.

A circa 40 anni, il fisico ormai non lo supportava più e si ritrovò nel buio totale. Era consapevole che non ne sarebbe mai più uscito perché la sua situazione fisica si aggravava giorno dopo giorno. 

Dopo l’incidente avevo spesso di avere la sensazione che le ferite fossero ancora aperte: “sento ancora la corrente, le lesioni che pulsano. È come se una scossa elettrica mi attraversasse il corpo tutti i giorni per 10-15 minuti. Il dolore mi ha accompagnato per tutta la vita e, purtroppo, soffrirò fino alla morte”.

Dopo cinque anni dall’incidente ho iniziato a chiedere il risarcimento dei danni tramite un legale del posto. Mi risposero che ero già stato liquidato sufficientemente. Invece non ho avuto nulla. Non ho mai percepito un centesimo. Come se non fossi mai stato sparato”.

“Parlando con un ex collega che era ancora in servizio, nel 2014, decisi di chiedere l’aggravamento. Nel 2015 la CMO confermò il mio stato di peggioramento dandomi l’ottava categoria. Successivamente, durante la causa attuale, il giudice chiese la CTU. Questa, ha confermato quanto dichiarato dalla CMO di La Spezia. Il Sig. Zaccaria è affetto, secondo gli esperti, da “Sindrome dolorosa regionale complessa (CPR) cioè una condizione dolorosa, postraumatica, localizzata a un arto, per la quale ha ritenuto ricorrere il nesso di arma da fuoco e l’attuale quadro clinico”. Riconobbero in parte, l’invalidità del Sig. Zaccaria e gli assegnarono una pensione.

Dal 2015 percepisco una pensione minima (PPO). Questo è quello che ho avuto dalla Marina Militare”.

L’incontro con l’avvocato Ezio Bonanni e il riconoscimento di “Vittima del dovere”

Grazie ad Antonio Dal Cin mi misi in contatto con l’avvocato Ezio Bonanni nel 2018. Sapevo, che si occupava di coloro che erano state Vittime del dovere e che non avevano avuto il riconoscimento dei benefici“. Tramite l’avvocato Bonanni fece la domanda di riconoscimento di “Vittima del dovere”.Mandai a Ezio tutti i referti e documenti riguardanti il mio caso.

Così inizia la sua battaglia legale. A fianco dell’avvocato Ezio Bonanni, un uomo che lotta da anni per le vittime del dovere, per fare in modo che la giustizia sia praticata e non raggirata. Perché la legge sia rispettata, senza disuguaglianze sociali. E dimostrare che, per quanto possa essere doloroso, lottare contro le ingiustizie è l’unico modo per cambiare le cose.

Grazie a lui ho vinto questa battaglia e tra un mese percepirò i benefici legati allo status di Vittima del dovere”. Anche se questa “guerra ” non potrà restituirgli la sua salute, non potrà più condurre una vita normale solo combattendo potrà avere pace. E vincere per impedire ai potenti di dominare coloro che ” non sono in grado di difendersi”.

“Frangar, non flectar”. Mi spezzerò ma non mi piegherò

Mesotelioma e intelligenza artificiale: nuovi risultati

Intelligenza artificiale
dna immagine

I ricercatori dell’Università di Glasgow (Scozia), la società scozzese di software di imaging medico, Canon Medical Research Europe (con sede presso il Queen Elizabeth University Hospital) e il personale del Clyde Research and Innovation, hanno sviluppato un prototipo di sistema di imaging utilizzando l’intelligenza artificiale (AI) per la diagnosi precoce e il trattamento del mesotelioma.

Il programma pilota si è dimostrato efficace nel diagnosticare rapidamente il mesotelioma maligno, rivoluzionando potenzialmente il modo in cui i pazienti saranno curati in futuro.

Questo potrebbe garantire un tasso maggiore di sopravvivenza. Nella maggior parte casi infatti il mesotelioma viene diagnosticato tardivamente, quando le opzioni di trattamento sono molto più limitate e per lo più palliative.

Cos’è il mesotelioma?

II mesotelioma è una neoplasia rara, causata dall’esposizione alle fibre di amianto, una fibra naturale ampiamente utilizzata nell’edilizia e in altri settori fino alla fine degli anni ’90. Le fibre di amianto sono estremamente piccole.

Se respirate, si depositano nei polmoni causando irritazioni persistenti ai polmoni e in taluni casi sfociano nel mesotelioma, un tumore incredibilmente aggressivo e difficile da diagnosticare.

Per rendere l’idea, il mesotelioma è quasi come la buccia di un’arancia, che si sviluppa come una scorza intorno al polmone e se si esegue una scansione di quel tumore, ha una forma molto complessa.

La chemioterapia tradizionale non funziona con la stessa efficacia sul mesotelioma, come su altri tipi di cancro e, a causa del modo in cui i tumori crescono, non è semplice monitorare se i trattamenti funzionano.

Un tumore che cresce nel rivestimento di alcuni organi

Principalmente, il mesotelioma colpisce il rivestimento dei polmoni (pleura). Ma può anche influenzare il rivestimento dell’addome o il rivestimento del cuore.

All’interno del petto ci sono due sottili strati di cellule, chiamate “pleura” o “membrane pleuriche”. Lo strato interno copre i polmoni e lo strato esterno avvolge la gabbia toracica.

Lo spazio tra i due strati, chiamato spazio pleurico, contiene una piccola quantità di liquido che lubrifica le due superfici e consente ai polmoni e alla parete toracica di muoversi ed espandersi durante l’espirazione e l’inspirazione.

Solitamente, il mesotelioma colpisce solo un lato del torace. Successivamente, le cellule tumorali crescono e si moltiplicano, formano piccoli grumi che si diffondono in tutto il rivestimento del polmone e della gabbia toracica, facendolo diventare più spesso (placche pleuriche).

AI, Intelligenza artificiale: un software all’avanguardia

Oggi, il software AI sarerebbe in grado di rilevare e misurare le cellule tumorali in modo più efficace rispetto all’imaging tradizionale.

Keith Goatman, scienziato principale di Canon Medical, ha dichiarato: “La velocità e l’accuratezza dell’algoritmo AI potrebbero avere un impatto di vasta portata sul trattamento del mesotelioma”.

Questo perché le misurazioni accurate del volume del tumore richiedono troppo tempo per essere eseguite manualmente.

“L’automazione di queste misurazioni aprirà la strada a sperimentazioni cliniche di nuovi trattamenti, rilevando anche piccoli cambiamenti nelle dimensioni del tumore” prosegue lo scienziato.

Come funziona il prototipo

Stando al comunicato stampa dell’Università di Glasgow, l’intelligenza artificiale è stata programmata inserendo più di cento scansioni TC del mesotelioma.

Successivamente, un medico esperto ha cerchiato tutte le aree del tumore, mostrando cosa cercare.

All’intelligenza artificiale “addestrata”, è stato quindi mostrato un nuovo set di scansioni ed è stata in grado di trovare e misurare il tumore in modo estremamente accurato, senza alcun input umano.

AI prospetta l’eliminazione dell’errore umano nella valutazione del mesotelioma

Questo nuovo strumento di valutazione del cancro potrebbe semplificare gli studi clinici, rendendoli meno dispendiosi in termini di tempo, più accurati e meno costosi, problemi che in passato hanno ostacolato lo sviluppo di nuovi farmaci per il mesotelioma.

Inoltre sarebbe in grado di riconoscere i sottili cambiamenti del tumore, che attualmente sono invisibili all’occhio umano, arrivando (si spera) a capire come l’infiammazione causata dall’amianto si sviluppi nel mesotelioma.

In definitiva, potrebbe essere utilizzato di routine negli ospedali per decidere il miglior trattamento per ogni individuo.

Una speranza per la cura di altri tumori

Oltre a valutare in modo più accurato e rapido la risposta immediata di un paziente con mesotelioma a trattamenti farmacologici, come la chemioterapia e l’immunoterapia, grazie all’intelligenza artificiale si potrebbe pianificare un trattamento personalizzato per ogni paziente.

In aggiunta, si potrebbero creare nuovi strumenti per la cura di altri tumori.

Perché si è scelto proprio il mesotelioma?

La Scozia, con la sua lunga storia di costruzioni navali ha largamente utilizzato l’amianto.

Di conseguenza, ha uno dei tassi di incidenza di mesotelioma più alti al mondo.

Le opzioni per curarlo sono tuttavia limitate.

Inoltre, dal momento che questo tipo di cancro è uno dei più difficili da misurare con le scansioni TC tradizionali (per via del suo modello di crescita più complesso), sembrava doveroso velocizzare le ricerche, concentrandosi intenzionalmente sulla terribile patologia.

I principali finanziatori

Lanciato nel 2017, il Cancer Innovation Challenge è un progetto da 1milione di sterline, finanziato dal governo scozzese attraverso lo Scottish Funding Council.

Il suo intento è quello di incoraggiare la collaborazione tra centri di innovazione, professionisti medici e aziende sanitarie all’avanguardia e aiutare la Scozia a diventare un leader mondiale nella cura del cancro.

Esso riunisce tre centri di innovazione, guidati da The Data Lab in collaborazione con Digital Health and Care Institute (DHI) e Precision Medicine Scotland.

Dopo un ulteriore lavoro di convalida, che è ora in corso, grazie appunto al finanziamento del Cancer Research UK, lo strumento di intelligenza artificiale potrebbe presto essere disponibile negli ospedali.

I risultati clinici di questo progetto dovrebbero essere pubblicati presto in una rivista scientifica, portando alla diffusione del programma.

Il team continuerà intanto a lavorare insieme, supportato da un finanziamento di 5milioni di sterline concesso da CRUK, per il PREDICT-Meso Accelerator guidato dal Prof. Kevin Blyth.

Il parere dell’esperto

Kevin Blyth è professore di medicina respiratoria presso l’Università di Glasgow e consulente onorario medico respiratorio presso il Queen Elizabeth University Hospital, NHS Greater Glasgow e Clyde.

“Per quanto ne sappiamo – afferma – questo studio è leader mondiale nel suo uso di successo dell’IA per valutare la risposta al trattamento nel mesotelioma. Utilizzando set di dati esterni per convalidare i nostri risultati, abbiamo dimostrato che i tumori possono essere misurati con precisione dall’IA.

Questo ci fornirà un nuovo strumento, che ci aiuterà a prendere decisioni migliori per i pazienti sul trattamento, riducendo gli ostacoli allo sviluppo di nuovi trattamenti negli studi clinici”.

Blyth ha poi parlato di un nuovo progetto. “I risultati, che testimoniano l’esperienza di Canon Medical e resi possibili dal finanziamento del Cancer Innovation Challenge, sono stati un trampolino di lancio verso il nostro prossimo progetto, il PREDICT-Meso Accelerator. Cosa che ora ci consente di sviluppare ulteriormente l’intelligenza artificiale in modo che possano presto beneficiarne i pazienti”, conclude Blyth.

La parola all’avv. Ezio Bonanni, Presidente ONA

Anche l’Osservatorio Nazionale Amianto con il suo team di medici ricercatori ha raggiunto risultati positivi nella ricerca di un trattamento più efficace per la cura del mesotelioma.

“La nostra associazione, così come il resto della comunità scientifica non deve mai arretrare dinnanzi l’impegno della ricerca. È necessario conoscere tutte le informazioni in merito al mesotelioma e le altre patologie asbesto correlate. Ogni dettaglio potrebbe fare la differenza. Quindi ci auguriamo che questo sia solo l’inizio e che un futuro prossimo ci riservi una scoperta che faccia da chiave per la sconfitta del mesotelioma e delle altre neoplasie.”

Ricordiamo che l’ONA ha istituito anche un servizio di assistenza continua raggiungibile al numero 800 034 294.