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venerdì, Giugno 25, 2021

Smaltimento e gestione dei rifiuti nell’Unione Europea

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Secondo i dati diffusi dall’Unione Europea riguardo la gestione dei rifiuti, ammonterebbero a 2,5 miliardi di tonnellate i rifiuti prodotti dai Paesi membri nel 2016. Di questi circa il 10% è rappresentato da scarti urbani.

Nei Paesi europei le statistiche dell’Eurostat mostrano come nel periodo tra il 2005 e il 2018 la quantità media totale dei rifiuti urbani pro capite nell’UE sia diminuita. La situazione, però, varia da Stato a Stato. La quantità media di rifiuti urbani per persona è maggiore in Danimarca, Germania, Malta e Cipro. Invece risulta minore in Repubblica Ceca, Romania, Polonia e Ungheria. Solitamente sono i Paesi più ricchi a produrre più rifiuti. Inoltre il turismo contribuisce ad innalzare la quota in Paesi che sono da sempre famose mete turistiche, come Cipro e Malta.

Tipologie di rifiuti: urbani e speciali, pericolosi e non

Generalmente i rifiuti vengono distinti in urbani o speciali, a seconda della loro origine. Queste due tipologie poi si differenziano ulteriormente in pericolosi e non pericolosi, in base alle loro caratteristiche.

I rifiuti urbani sono i rifiuti domestici derivanti da abitazioni civili e commerciali. Invece i rifiuti speciali, secondo il Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006, sono derivanti da attività agricole, di demolizione, lavorazioni industriali, artigianali, commerciali e sanitarie. Inoltre sono compresi in questa categoria rifiuti derivanti dall’attività di recupero e smaltimento e depurazione delle acque, macchinari obsoleti e veicoli a motore. I rifiuti speciali devono essere gestiti da apposite ditte autorizzate al loro smaltimento.

Si classificano poi come pericolosi i materiali che contengono al loro interno un’elevata concentrazione di sostanze inquinanti. Essi devono essere trattati in modo da ridurne la pericolosità e renderli innocui. Tra questi vi è l’amianto.

Per questo la battaglia dell’Osservatorio Nazionale Amianto– ONA e dell’Avv. Ezio Bonanni inizia con la prevenzione primaria. Questa consiste nella messa in sicurezza dei siti contaminati e dei luoghi di lavoro, attraverso tecniche di bonifica efficaci, messe in atto da personale professionale autorizzato.

Le politiche europee per il problema rifiuti

Per far fronte all’emergenza rifiuti, nel 2018 l’Unione Europea aveva già stabilito obiettivi riguardo al riciclo, rifiuti di imballaggio e discariche che gli Stati membri avrebbero dovuto perseguire. Lo scopo finale era quello di promuovere il passaggio verso il modello più sostenibile dell’economia circolare.

Così, a marzo 2020, la Commissione europea ha lanciato un piano d’azione per l’economia circolare, al fine di eliminare gli sprechi attraverso una migliore gestione delle risorse. Infine, a febbraio 2021 il Parlamento europeo ha votato per il nuovo piano d’azione per l’economia circolare.

Inoltre sono state approvate misure aggiuntive per raggiungere un’economia a zero emissioni di carbonio. Si dovrebbe giungere quindi a un’economia sostenibile dal punto di vista ambientale, libera dalle sostanze tossiche e completamente circolare entro il 2050.

Obiettivi Unione Europea

Economia circolare: i vantaggi per l’ambiente e la società

Le risorse limitate e i cambiamenti climatici rendono necessario il passaggio da una società basata sullo schema “produzione-consumo-scarto” a una circolare . Questa soluzione taglierebbe le emissioni di CO2, stimolando allo stesso tempo la crescita economica e creando opportunità di lavoro. Tale piano è ovviamente incentrato anche sulla prevenzione dei rifiuti e la loro gestione ottimale.

La circolarità e la sostenibilità devono essere integrate in tutte le fasi della catena del valore per raggiungere un’economia completamente circolare: dalla progettazione alla produzione, fino al consumatore.

In altre parole, non bisogna solamente ridurre al minimo i rifiuti tramite il riutilizzo, la riparazione e il riciclo dei prodotti esistenti. Occorre considerare l’impatto ambientale di un determinato oggetto sin dalla fase di progettazione, optando per soluzioni che ridimensionino il più possibile lo sfruttamento delle risorse naturali.

Infatti, fino all’80% dell’impatto ambientale dei prodotti è determinato nella fase di progettazione. Inoltre il consumo globale di materiali dovrebbe raddoppiare nei prossimi quarant’anni. Con esso aumenterà anche la quantità di rifiuti generati ogni anno di ben 70% entro il 2050. In più, metà delle emissioni totali di gas serra e più del 90% della perdita di biodiversità e dello stress idrico provengono dall’estrazione e dalla lavorazione delle risorse.

I settori a maggior impatto ambientale

Oltre a ridurre l’uso della plastica e lo spreco di cibo, un altro ambito a cui prestare attenzione è quello dell’industria tessile. Questo campo, infatti, fa uso di molte materie prime e di acqua, a fronte di meno dell’1% di materiale riciclato.

Anche l’industria edile è responsabile di oltre il 35% dei rifiuti totali dell’UE. Per questo motivo si richiede che la durata del ciclo di vita degli edifici venga prolungata. Inoltre devono essere stabiliti degli obiettivi di riduzione dell’impronta di carbonio dei materiali, così come dei requisiti minimi sull’efficienza energetica e delle risorse.

Un altro responsabile della gran parte dei rifiuti in Europa è l’industria dell’imballaggio. Perciò sono stabilite nuove regole per far sì che i packaging dei prodotti diventino economicamente riutilizzabili o riciclabili entro il 2030.

Anche i rifiuti elettronici ed elettrici rappresentano il flusso di rifiuti in più rapida crescita nell’UE, di cui meno del 40% viene riciclato. Per quanto riguarda le batterie, si dibatte ancora sulla produzione e sul tipo di materiali impiegati. Si richiede, in particolare, che abbiano una bassa impronta di carbonio e rispettino i diritti umani, nonché gli standard sociali ed ecologici.

Gestione dei rifiuti: settori

Regole dell’Unione Europea: gerarchia della gestione dei rifiuti

Per quanto riguarda, invece, i rifiuti, è fondamentale attuare delle politiche risolutive per aumentare il riciclo di alta qualità, ponendo fine alle discariche e diminuendo l’incenerimento degli scarti.

Secondo la “gerarchia della gestione dei rifiuti”, contenuta nelle regole dell’Unione Europea, le soluzioni da preferire sono prevenzione e riutilizzo. Occorre dare al prodotto una seconda vita e un nuovo utilizzo prima che diventi un rifiuto. Per questo sono in atto iniziative per combattere l’obsolescenza programmata e migliorare la durata e la riparabilità dei prodotti.

A seguire si pongono il riciclo e altri metodi di recupero. Un esempio è la combustione dei rifiuti con gli inceneritori per generare energia. Il semplice smaltimento in discarica, il metodo più economico ma anche il peggiore per l’ambiente e la salute, deve essere l’ultima opzione da prendere in considerazione.

I metodi di gestione dei rifiuti negli Stati membri

Gestione dei rifiuti in Europa

Tuttavia anche i metodi per la gestione dei rifiuti sono molto diversi a seconda degli Stati membri. Secondo, infatti, i dati raccolti dall’Eurostat nel 2017 , lo smaltimento in discarica è quasi inesistente in Paesi del nord-ovest come Belgio, Paesi Bassi, Svezia, Danimarca, Germania, Austria, Finlandia. Questi gestiscono i rifiuti urbani soprattutto attraverso l’utilizzo di inceneritori e metodi di riciclo. Tra essi, la Germania e l’Austria sono in cima alla classifica degli Stati che riciclano di più.

Invece, nei Paesi dell’est e sud Europa l’utilizzo delle discariche rappresenta ancora il metodo principale per la gestione dei rifiuti. Per Malta, Cipro e Grecia più dell’80% dei rifiuti finisce in discarica, mentre per Bulgaria, Croazia, Slovacchia e Romania più del 60%, infine per Spagna e Portogallo circa il 50%.

Altri Stati membri, come Estonia, Lussemburgo, Francia, Irlanda, Slovenia, Italia, Lettonia, Lituania, smaltiscono circa un terzo dei rifiuti nelle discariche, ma usano anche gli inceneritori e riciclano più del 40% dei rifiuti domestici, ad eccezione dell’Estonia e della Lettonia.

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