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Processo Eternit: anche lo Stato si costituisce parte civile

processo Eternit
gente che sfila con un cartello per il disasstro eternit

L’imputato Stephan Schmidheiny accusato di omicidio volontario

“Quando oggi penso all’Italia provo compassione per tutte le persone buone e oneste che sono costrette a vivere in questo Stato fallito”.  Stephan Schmidheiny

Stephan Schmidheiny, proprietario della multinazionale Eternit, è accusato per omicidio volontario con dolo eventuale per la morte di 392 lavoratori affetti da patologie asbesto correlate.

L’amianto inalato dai dipendenti che lavoravano all’interno della fabbrica, ma anche coloro che vivevano nelle vicinanze, ha determinato un’epidemia di patologie asbesto correlate.

Gli effetti dell’inquinamento ambientale dovuto all’uso incontrollato dell’amianto hanno causato nel tempo un numero elevatissimo di decessi.

La Presidenza del Consiglio dei ministri si è costituita parte civile nell’udienza del 9 giugno 2021, presso l’Università del Piemonte Orientale. Nel corso dell’udienza sono intervenuti il procuratore dell’Avvocatura dello Stato, l’avv. Emilio Barile La Raia e i difensori delle parti civili.

Il processo Eternit contro l’imprenditore svizzero è rinviato al 5 luglio. In quella sede saranno sollevate dalla difesa dell’imputato le eccezioni preliminari. Questa, ha chiesto di escludere la costituzione di parte civile di Palazzo Chigi. La richiesta è stata avanzata per mancanza di interesse.

Quali sono le motivazioni per le quali il processo contro Schmidheiny è stato più volte rinviato a giudizio?

Il processo Eternit I, incardinato per il reato di disastro ambientale, ha trovato una prima conclusione con una sentenza di prescrizione. Il collegio giudicante ha ritenuto prescritti i reati di cui agli art. 434 e il 437 del Codice penale. Mentre per il capo di imputazione di omicidio volontario il dibattito è ancora in corso.

Successivamente, il Gip ha suddiviso il processo in quattro tronconi: presso il Tribunale di Torino, sede in cui hanno emesso la condanna di I grado con derubricazione del reato a omicidio colposo. Oggi è in corso il grado di appello.

Per quanto riguarda il processo presso la Corte di Assise di Napoli, la prossima udienza è fissata per il 25.06.2021 e l’ONA è costituita parte civile con l’avv. Flora Abate.

Inoltre, recentemente, si è svolta l’udienza presso la Corte di Assise di Novara per il processo Eternit Bis, filone di Casale Monferrato.

Il processo Eternit iniziò nel 2019

All’epoca dei fatti, quando iniziò il processo, nel 2019, sotto accusa oltre Schmidheiny c’era anche Louis de Cartier, uno dei manager che si occupava dello stabilimento di Casale Monferrato.

Fu emessa a carico di entrambi la sentenza di condanna a 16 anni, poi riformata in appello per il solo Schmidheiny a 18 anni. Mentre per Cartier il reato si era estinto a causa della sua morte.

Successivamente la Corte di Cassazione dichiarò tutti i capi di imputazione prescritti, per essere stati commessi, con riferimento a Casale Monferrato, fino alla chiusura dello Stabilimento (1986) e, negli anni successivi, degli altri.

Comunque, con il decorso del termine relativo alla prescrizione, fatto retroagire alla data di tale chiusura, piuttosto che facendo riferimento alla permanenza del fenomeno epidemico.

Questa era la tesi sia del Procuratore generale della Corte di Cassazione sia del magnate svizzero Schmidheiny, contro il precedente orientamento 4675/2006, processo del petrolchimico di Porto Marghera.

Per queste motivazioni, nel corso della discussione presso la Suprema Corte di Cassazione all’udienza del novembre 2014, l’avv. Bonanni, Presidente ONA, aveva evidenziato come l’evento determinante fosse quello della morte, ovvero del fenomeno epidemico, così come sostenuto dal Tribunale e poi dalla Corte di Appello di Torino.  Anno in cui chiusero in Italia gli stabilimenti Eternit. Intanto, le vittime dell’Eternit iniziarono ad aumentare.

Il Procuratore Raffaele Guariniello riaprì le indagini per il reato di omicidio volontario a carico del magnate svizzero. Il Tribunale di Vercelli ha poi rinviato a giudizio l’imputato.

Quel giorno Schmidheiny dichiarò: “Odio gli italiani. Dopo 40 anni si viene accusati di omicidio e perseguitati… e quando oggi penso all’Italia provo compassione per tutte le persone buone e oneste che sono costrette a vivere in questo Stato fallito”.

Processo eternit: dettagli sulla fabbrica della morte

“No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume possente”. Martin Luther King

La multinazionale Eternit aveva sedi in diversi stati. In Italia erano cinque gli stabilimenti: Casale Monferrato, Bagnoli, Cavagnolo, Rubiera e Siracusa.

Sono più di 3200 i lavoratori della multinazionale Eternit deceduti a causa di patologie asbesto correlate.

In Italia il cemento-amianto presente in queste fabbriche ha provocato una vera e propria strage poiché ha rappresentato la seconda produttrice di eternit in Europa.

Solo con la legge 257 del 92 l’amianto è stato messo al bando in Italia. Ma tutt’ora, il minerale è presente in molti edifici, pubblici e privati, oltre che nelle tubature. Determinando così un rischio di contaminazione anche per le acque potabili.

Inoltre, è ormai noto che l’inalazione o l’ingerimento delle polveri e delle fibre di amianto rappresenta un enorme rischio per la salute umana.

Le bonifiche procedono a rilento, tra i ritardi dovuti alla burocrazia e alla politica, così come la giustizia che da anni trascina il processo Eternit alla ricerca di una condanna definitiva che in ogni caso non potrà colmare il vuoto lasciato ai familiari, per le perdite e il dolore.

Sentenza storica: Solvay condannata per morte di Posarelli

Solvay di Rosignano
Solvay di Rosignano

Sono trascorsi ben 11 anni dal decesso del sig. Romano Posarelli, ma finalmente è stata fatta giustizia. L’avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto è riuscito a mettere con le spalle al muro la Solvay, titanio dell’industria.

La morte dell’operaio giunse dopo un’agonia di 122 giorni. In presenza della moglie, Maria Luisa Filippi, e del figlio Massimiliano. Il figlio da allora non si è mai arreso e già all’epoca accettò l’incarico di coordinatore della sede ONA di Rosignano.

La Solvay condannata al risarcimento di tutti i danni

Il giudice del Tribunale di Livorno Sara Maffei ha dato ragione alla vittima con una sentenza storica che rappresenta tanto per tutte le vittime amianto, ma soprattutto per gli operai della stessa industria chimica che si sono ammalati nel corso del tempo e che ancora non hanno ottenuto giustizia.

Nel dettaglio, la sentenza contiene l’accoglimento delle domande risarcitorie, sia della vittima alla quale sono stati attribuiti 88mila euro, con gli interessi dalla data della morte, sia per gli stretti congiunti per la perdita parentale.

Occorre tener conto anche della relativa giovane età della vittima che all’epoca dei fatti aveva 70 anni. Inoltre, alla vedova sono stati destinati 270mila euro a titolo risarcitorio e al figlio 200mila euro.

Le conclusioni del Presidente ONA

“La magistratura del Lavoro del Tribunale di Livorno ha affermato l’importante principio della tutela risarcitoria sia per la vittima primaria, che per i suoi familiari. Con piena applicabilità delle tabelle del Tribunale di Milano”.

Dichiara Ezio Bonanni, difensore dei ricorrenti!

“E ha così smentito le tesi dell’Avv. Giulio Ponzanelli che, assumendo l’assenza di deduzione e prova del danno, oltre che della lesività dell’ambiente di lavoro, contestava il diritto delle vittime ad ottenere il risarcimento. Finalmente giustizia per i familiari di Romano Posarelli.”

Conclude il legale:

“Con l’amarezza che, ad assistere alla lettura della sentenza, c’era solo il figlio Massimiliano perché la mamma è stata stroncata da un cancro”.

La storia del processo Solvay e l’impegno dell’ONA

La vicenda giudiziaria nasce da un esposto presentato alla Procura della Repubblica di Livorno che ottenne il rinvio a giudizio dell’Ing. De Gaudenzi, direttore Solvay, per il reato di omicidio colposo.

Nel 2015 finalmente ha inizio anche il procedimento civile innanzi il Tribunale di Livorno. La Solvay all’epoca negava la condizione di rischio, ma l’impegno dell’ONA è stato inarrestabile.

L’associazione capitanata dall’Avv. Ezio Bonanni ha proseguito con la sue attività di tutela con la partecipazione dell’Avv. Isabella Sardella e dell’Avv. Saverio Rossi.

Massimiliano, figlio di Romano è già da tempo impegnato accanto all’associazione, proprio su richiesta del padre. Difatti, Romano, prima di passare a miglior vita ha chiesto al figlio di unirsi a questa battaglia contro quelli che spesso si rilevano essere i titani delle industrie. Così, Massimiliano non ha mai mollato la presa e ha continuato a combattere in trincea.

Grazie all’attività di Massimiliano, l’associazione è riuscita a raccogliere le prove di centinaia di casi di malattie asbesto correlate, e questo ha costituito il presupposto della tutela in sede giudiziaria che prosegue con decine e decine di altri casi.

I servizi di assistenza e segnalazione ONA

L’ONA assiste tutti coloro che sono stati esposti ad amianto e ad altri cancerogeni. Inoltre, l’associazione ha messo a disposizione una nuova APP per permettere a tutti i cittadini di effettuare segnalazioni amianto.

L’APP è scaricabile a questo link, ma è presente anche sul Play Store Google. Mentre per coloro che hanno bisogno di supporto telefonico, resta a disposizione il numero verde 800 034 294.

Amianto: gli usi meno conosciuti della fibra

fibra di amianto-formazione
tutela e sicurezza dei lavoratori a contatto con le fibre di amianto

La fibra amianto è stato ampiamente usato nel XIX e XX secolo grazie alle sue sorprendenti proprietà, alla sua versatilità e al basso costo.

Purtroppo negli anni, il minerale ha sortito effetti devastanti in termini di salute.

Ormai si è infatti dimostrato che il materiale causa cancro polmonare maligno, mesotelioma e una malattia chiamata asbestosi.

Quando pensiamo all’utilizzo dell’amianto, solitamente lo associamo all’isolamento delle tubazioni o alla costruzione di edifici. 

Era infatti un minerale popolare tra i costruttori e i produttori per via della sua buona resistenza alla trazione, resistenza al fuoco, convenienza e assorbimento acustico.

In realtà, nel suo periodo di massimo splendore, la fibra killer trovò impiego nella fabbricazione di numerosi prodotti, non solo nel settore edile.  

Una tovaglia magica

Una delle storie più interessanti sull’uso dell’amianto vede come protagonista Carlo Magno, imperatore dei romani e re dei Franchi nel ‘700.  

Si dice infatti che possedesse una tovaglia di amianto, che rimuoveva dopo ogni festa per poi gettarla nel fuoco.  

I presenti sussultavano nel vedere che la tovaglia rimaneva intatta.  

Assistendo a degli spettacoli così strabilianti, molti dei suoi seguaci si convinsero che Carlo Magno avesse poteri magici e questo non fece che aumentare la sua fama.

Moda: Capi di abbigliamento in fibra amianto

L’amianto è stato impiegato come rivestimento nei tessuto e in indumenti come stivali, tute antincendio, giacche e guanti. 

Uno dei racconti più famosi sull’uso insolito dell’amianto nella moda, riguarda Benjamin Franklin.  

All’età di 19 anni, Franklin si recò in Inghilterra e portò con sé una borsa di amianto.  

Qui, la vendette a un collezionista di oggetti di storia naturale, Sir Hans Sloane

La collezione di Sloane fu successivamente donata al British Museum e la borsa si trova ancora lì.

Le solette in fibra amianto

Lo slogan di una vecchia pubblicità recitava “le solette in amianto di Albert fanno sentire felici i tuoi piedi”.  E ancora “i calli possono essere staccati subito, le borsiti sono ridotte, l’infiammazione eliminata e il cattivo odore dei piedi sudati scomparirà immediatamente”.

La scarpa di fibra amianto

Oltre alle solette, esisteva pure un modello di scarpa in amianto, “The Original Moulders”.  Queste calzature dall’aspetto elegante erano contrassegnate come “ignifughe“.

Salute e bellezza?

Prima di conoscerne il potenziale letale, l’amianto ebbe un certo successo anche nell’industria della salute e bellezza: dentifrici, prodotti per il trucco e  talco per i bambini, sono solo alcuni degli esempi.

Dentifrici: le capacità abrasive della fibra amianto 

Dopo la seconda guerra mondiale, quando l’uso dell’amianto era in forte espansione, le aziende elaborarono nuovi brevetti per il suo utilizzo il più rapidamente possibile.

In particolare, si commercializzò un dentifricio che usava le fibre di amianto come abrasivo in grado di rimuovere le macchie dai denti. Lo slogan recitava: “dandy per i tuoi denti”.

Asciugacapelli a cappa rivestiti di fibra amianto 

L’amianto era un ritardante di fiamma economico e facilmente reperibile.  

Ricordate i famosi asciugacapelli a “cappa” degli anni ‘50?

All’epoca non c’era salone di bellezza che non li utilizzasse.

Erano infatti perfetti per realizzare le tipiche acconciature a nido d’ape o bouffant

Ebbene, poiché l’elemento riscaldante all’interno degli asciugacapelli a cappa rappresentava un pericolo di incendio, si pensò di rivestirli con la fibra killer.

Ciò avrebbe scongiurato il pericolo incendi e protetto i clienti da ustioni accidentali.

Peccato che a causa dell’usura, l’amianto nell’isolamento diventasse ben presto friabile.

Il che significava che le singole fibre di amianto potevano facilmente staccarsi dal materiale circostante ed essere inalate.

Neve finta

A partire dagli anni ’30, fini agli anni ‘50, l’amianto divenne uno dei materiali favoriti per realizzare una neve finta bianca e soffice.

La neve di amianto consentiva di creare delle  decorazioni natalizie realistiche, pertanto sia le abitazioni private, sia le vetrine dei negozi erano piene di crisotilo.

Anche in questo caso, si preferì usate la fibra all’ovatta o agli altri ornamenti decorativi, perché non rischiava di prendere fuoco.

La finta neve di amianto ebbe un ruolo di primo piano sui set di Hollywood, tra cui Il mago di Oz”.  

Maschere antigas

In Gran Bretagna, tra il 1935 e il 1942 si fabbricarono circa venticinque milioni di “Respiratori di servizio generale” ad uso militare.

Le maschere antigas ad uso civile, prodotte a partire dal 1937 contenevano crisotilo o crocidolite.  Dopo il 1942 e fino al 1965 circa si realizzarono circa tre milioni di “Respiratori leggeri”.  Alcuni di questi  contenevano crocidolite.

Oltre a rappresentare un serio pericolo per chi le indossava, si diffuse l’abitudine di esporre le maschere nelle scuole o nei musei.

Per tali motivi, nel 2013 il Joint Union Asbestos Committee invitò a rimuovere i reperti della seconda guerra mondiale.

Filo chirurgico

Come detto, dopo la seconda guerra mondiale, l’uso dell’amianto esplose.

Anche la medicina trasse vantaggio dalla fibra, per via della sua flessibilità, trazione ed elevata resistenza. 

I chirurghi ad esempio, iniziarono ad utilizzarla per chiudere le ferite dei pazienti sottoposti a chirurgia cardiaca e polmonare.

Ironia della sorte, uno dei primi interventi chirurgici in cui si utilizzò questo filo fu proprio quello delle operazioni ai polmoni, dopo la seconda guerra mondiale.

Amianto ad uso ornamentale

I primi usi conosciuti dell’amianto risalgono al 2500 aC circa, quando il materiale veniva impiegato nella produzione dell’argilla

Si utilizzava infatti una miscela di alluminio-silicate per realizzare oggetti di uso domestico, come ciotole e pentole. Quasi tutte le principali civiltà si diedero a questa pratica, per la produzione di pezzi ornamentali e utensili.

Articoli per la casa

In età moderna, sempre per via delle sue proprietà di protezione dal calore e dal fuoco, si utilizzò amianto negli articoli per la casa.

Nello specifico, si poteva trovare negli elementi di protezione dal calore dei ferri da stiro, nella carta da parati, come pittura murale, nei telefoni, nelle cassette dei servizi igienici, come sottopavimento e per prodotti come il linoleum.

Inoltre, serviva per produrre candeggina e altri prodotti per la pulizia.

Filtri per sigarette

Nel 1954, la P. Lorillard Company, produttrice di sigarette Kent, eseguì alcuni test.

Grazie a una microscopia elettronica, si cercò di  determinare se i filtri Micronite rilasciassero fibre di amianto nei polmoni dei consumatori. 

Lo studio rivelò che fumare una confezione di Kent Micronite originale al giorno, avrebbe esposto un fumatore a 131 milioni di fibre di crocidolite.

Utile precisare che ogni filtro conteneva 10 mg di amianto.   

Tuttavia, l’azienda non si curò delle proprie scoperte, continuando a produrre altri 4 miliardi di sigarette nei successivi 18 mesi prima di cessare la produzione nel 1957.

In aggiunta, Lorillard mantenne segreti i risultati del test, senza mai avvisare i propri clienti del danno che probabilmente avrebbero subito.

In effetti, molti consumatori di sigarette Kent Micronite, sperimentarono complicazioni di salute in età avanzata a causa dell’esposizione all’amianto.  

Perché usare l’amianto nelle sigarette? 

I produttori ritenevano che la fibra aumentasse la sicurezza delle sigarette e che avesse addirittura effetti benefici per la salute.

A riprova di questa convinzione, si propagandò il consumo di sigarette Kent, che, grazie al loro filtro, avrebbero rappresentato “la più grande protezione della salute nella storia”.

Conclusioni

L’amianto è un materiale che viene ancora utilizzato in molte parti del mondo, malgrado esistano solide prove della sua attività cancerogena a livello dei polmoni e del mesotelio (pleura e peritoneo). 

Nonostante la maggior parte degli studi e la classificazione dello IARC lo includono tra le forme cancerogene di cui andrebbe abolito l’uso, come è stato fatto in Italia dal 1992, la strada da percorrere è ancora lunga.no

ONA sugli scudi per uranio impoverito

Uranio impoverito
Uranio impoverito

L’ONA ricorda al nuovo governo la strage dell’ uranio

Solo tra i soldati italiani: 340 morti e 4.000 malati. Intervenga il nuovo Ministro della Difesa, il premier e il vicepremier Di Maio, sempre attento alla sicurezza sul lavoro

Accorato e forte l’appello dell’ONA e dell’Avv. Ezio Bonanni al nuovo governo nazionale, ancora ignaro che l’uranio impoverito ha provocato tra i militari italiani, soldati, marinai e avieri, 340 morti e 4.000 malati (stima per difetto).

Languono i malati, soffrono i famigliari e piangono gli orfani, vittime innocenti di una strage di Stato su cui si chiede che il nuovo governo faccia luce.

«Confidiamo nell’On.le Di Maio affinché mantenga le promesse di umanizzazione del lavoro esteso alle Forze Armate, come prima misura del nuovo corso del governo nazionale», dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente ONA, udito dalla Commissione Uranio Impoverito della Camera dei Deputati della precedente legislatura lo scorso 06.12.2017.

Nel frattempo infuriano le battaglie legali che vedono in prima linea Daniele Sanna, che non si dà per vinto e chiede giustizia per lui e per tutte gli altri orfani, vittime innocenti di un male atroce: di nanoparticelle di metalli pesanti ridotte in AEROSOL dallo scoppio dei munizionamenti all’uranio impoverito utilizzati nei teatri balcanici che hanno fatto strage dei nostri militari i quali, che sono stati mandati in missioni di pace per soccorrere le vittime inermi e che invece hanno inalato e ingerito tali nanoparticelle, nel breve volgere di mesi o anni, hanno provocato loro cancro e altre patologie. L’ONA innalza gli scudi in difesa di tutte le vittime e dei loro familiari.

Dipartimento di Tutela delle Vittime di Uranio Impoverito

Chi è rimasto in vita soffre terribilmente, una vita mutilata, una dignità violata cui l’ONA, sugli scudi, dà voce attraverso il Dipartimento di Tutela delle Vittime di Uranio Impoverito, con il sostegno dell’Avv. Ezio Bonanni, infaticabile tra un’aula di Tribunale, da una Corte di Appello all’altra, fino alla Corte di Cassazione e alle Corti Europee.

Eppure lo Stato resiste, resiste e resiste, nega i diritti dell’uranio impoverito che quindi sono vittime due volte. Cosa fanno i nostri nuovi governanti?

L’ONA fa quindi appello al vicepremier On.le Di Maio e al Ministro della Difesa affinché ci sia un’audizione dell’associazione ONA con la presenza delle vittime e degli orfani al fine di rendere pubblica la strage dei soldati italiani vittime dell’uranio impoverito.

1° Maresciallo Alberto Sanna: la storia di un eroe

Il Sig. Sanna Alberto ha prestato servizio per l’Esercito Italiano in qualità di I 1° maresciallo dopo essersi arruolato volontariamente nel 1961, svolgendo la propria attività fino al 2006.

Il 1° Maresciallo Sanna ha lavorato in esposizione a polveri e fibre di amianto, cancerogeni e altri agenti mutageni, senza l’ausilio di sistemi di prevenzione tecnica e in totale assenza di strumenti di protezione individuale.

L’assenza di strumenti di sicurezza ha fatto sì che l’uomo inalasse polveri di asbesto e altri cancerogeni che nel corso del tempo hanno favorito l’insorgenza della patologia professionale che ne ha poi tristemente determinato il decesso.

Il 1°maresciallo Alberto Sanna ha lasciato questo mondo l’11.09.2009 a causa di una Leucemia Mieloide Cronica, una forma aggressiva di leucemia riconducibile all’avvenuta esposizione di origine professionale ad agenti cancerogeni.

Abbiamo avuto modo di rivolgere qualche domanda a Daniele Sanna, uno dei tre figli che descrive il padre come un uomo tutto d’un pezzo, di poche parole e innamorato del suo paese al punto da desiderare che fosse posto con sé nella bara il basco della sua divisa.

Daniele cosa ha portato via tuo padre e quando è morto?

Sono trascorsi otto anni dalla perdita di mio padre, lo ricordo ancora forte, vigoroso, sostenitore dei valori e dei sani principi.

Nonostante siano passati alcuni anni, la mancanza di una figura importante come quella di mio padre continua a farsi sentire incessantemente. Al punto da determinare una vera e propria incrinatura della nostra famiglia in quanto lui era il nostro principale punto di riferimento.

Ci hai insegnato i valori e soprattutto il rispetto per il prossimo e per la vita che a quanto pare però non ha riservato lo stesso trattamento per lui stesso.

Mio padre infatti è stato ucciso da una forma particolarmente aggressiva di leucemia. Lo ha distrutto in soli cinque mesi trasformando completamente la persona che era.

Ricordo papà come una persona forte che metteva sempre al primo posto la divisa e il proprio lavoro, lasciando poco tempo a quelli che erano gli aspetti più umani della sua persona, ma negli ultimi periodi in cui era ancora in vita cercava continuamente il contatto con i suoi affetti, mia madre, me e i miei fratelli.

Questa forse è una delle cose che ci ha maggiormente scosso, vedere un uomo così coraggioso spogliarsi di sé stesso per fare spazio alle debolezze, alle paure e alla consapevolezza di avere poco tempo per godersi i propri cari.

Cosa ti ha portato a rivolgerti all’ avvocato Ezio Bonanni?

Dopo aver scoperto il nesso tra la malattia che ha portato alla morte di nostro padre e la sua attività professionale, ho iniziato a documentarmi sull’argomento amianto e sulle possibilità di riuscire ad ottenere il rispetto e la dignità meritate da mio padre.

Nel corso della mia ricerca mi sono imbattuto nel nome dell’avvocato Ezio Bonanni e nell’operato dell’Osservatorio Nazionale Amianto, associazione di cui egli stesso è presidente.

Il lavoro svolto dall’avvocato e i suoi collaboratori è così meritevole al punto da avermi fatto capire da subito che era la persona giusta. Per aiutare me, la mia famiglia e la buona anima di mio padre.

Io, i miei fratelli e mia madre abbiamo fiducia nel suo impegno e siamo più che sicuri di riuscire ad ottenere grazie a lui il rispetto di mio padre guadagnato dopo una vita di duro lavoro, sacrifici e pericolose missioni estere, in cui papà si cimentava senza alcun problema.

Sono bastati soli 5 mesi per distruggere tutto questo e il fatto che nessuno sembra avere colpe, moralmente ci distrugge forse più della sua perdita.

Cosa vorresti dire a chi affronta una vicenda così triste?

È proprio la consapevolezza di non essere gli unici ad aver perso una persona così importante a causa di una situazione così paradossalmente ingiusta, che ci dà la forza per continuare a lottare in nome di mio padre e di tutte le vittime che come lui meritano giustizia.

Ancor più grave sono le situazioni analoghe a quella di papà, situazioni di eroi dei nostri giorni che hanno rischiato e rischiano la vita per difendere un Paese che ripaga i loro sacrifici continuando a finanziare guerre e che fa sembrare marginale una problematica grave come quella dell’amianto e altri cancerogeni ancora presenti in moltissimi siti italiani.

Ma io spero che tutte le altre vittime e i loro cari non si arrendano e che come noi cerchino il modo di ottenere giustizia.

L’Osservatorio Nazionale Amianto e i suoi servizi

Dopo aver ascoltato questa triste storia ricordiamo che l’Osservatorio Nazionale Amianto assiste tutte le vittime di amianto e dell’uranio impoverito, per chiedere informazioni e ricevere assistenza basta dare un’occhiata al sito istituzionale oppure o contattare il numero verde gratuito: 800 034 294.

Neve amianto nei film: Il Mago di Oz e It’s a wonderful life

Neve di amianto
neve bianca

La “neve di amianto” è stata usata come neve finta in molti vecchi film di Hollywood, tra cui il Mago di Oz, diretto da Victor Fleming (1939).

Dal cotone all’amianto 

Negli anni ‘20, si utilizzavano cotone, sale e farina per creare scene invernali che replicassero l’effetto neve.

Talora, la neve finta era composta da fiocchi di mais dipinti di bianco, mescolati con gesso rasato. 

Il sistema però era così rumoroso, che ogni scena innevata con dialoghi doveva essere ridoppiata.

Dei materiali citati, il cotone, sebbene relativamente innocuo, fu presto riconosciuto come materiale infiammabile, pertanto i vigili del fuoco di Los Angeles raccomandarono l’uso dell’amianto, che era considerato privo di rischi.

Fu così che si passò alla fibra killer, prodotta da aziende specializzata nella realizzazione di neve finta come “Pure White”, “White Magic” e “Snow Drift”.

Anche al di fuori degli studi cinematografici, si iniziò a commercializzare la neve d’ amianto amosite, perfetta per le decorazioni natalizie. 

I grandi magazzini ad esempio ricoprivano di amianto i villaggi in miniatura, set di treni e altro ancora.

Hollywood e i set incriminati

1) Il Mago di Oz e la tempesta di crisotilo: il caso più famoso di amianto su un set cinematografico. 

Come accennato, l’amianto venne largamente impiegato nel celebre film di Victor Fleming, per via delle sue proprietà ignifughe.

Lo troviamo nella famosa scena in cui Dorothy (Judy Garland) si addormenta in un campo di papaveri, dopo essere fuggita dalla perfida Strega dell’Est.  L’amianto bianco serviva a simulare una neve “realistica“.

Mentre il leone codardo e l’uomo di latta sono in piedi intorno lei, si abbatte una tempesta di neve.

Dietro le quinte, la neve di amianto utilizzata era in realtà costituita da amianto bianco crisotilo di qualità industriale e, sfortunatamente per gli attori e il team di produzione, chiunque fosse entrato in contatto con essa, avrebbe inalato quantità simili a quelle che lavorano in una miniera di amianto funzionante.

La fibra ha avuto un ruolo di supporto anche in altre parti del film. Per prima cosa, il manico della scopa della strega dell’Est era realizzato in amianto. Il costume di Ray Bolger, che interpretava lo Spaventapasseri, era praticamente pieno di amianto. Lo scopo era quello di proteggere l’attore durante le scene in cui era presente il fuoco.

Anche le finte spore del papavero erano fatte di crisotilo.

È interessante notare che il film fu distribuito nel 1939, lo stesso anno in cui i funzionari avevano emesso avvertimenti sugli effetti dannosi dell’amianto sulla salute. Tuttavia, Il mago di Oz è stato solo uno dei primi film a utilizzare il materiale pericoloso.

Holiday Inn: un classico natalizio

Il musical “Holiday Inn” (1942) con Bing Crosby  impiegò largamente la “lana di salamandra”. Nella scena iconica in cui Jim e Linda (Crosby e Marjorie Reynolds) duettavano cantando “White Christmas”(sarebbe diventato il disco più venduto al mondo), la fibra fioccava sui loro corpi. A lanciare il crisotilo era un macchinista.

It’s A Wonderful Life: altro film natalizio

Il classico di Natale “It’s A Wonderful Life”, girato nel giugno e luglio 1946, fece largo uso di amianto

Nel culmine di questo film, ambientato nella città immaginaria di Bedford Falls, il personaggio principale, George, implora il suo angelo custode di lasciarlo vivere, contrastando la sua depressione all’inizio del film. Mentre si trova a piangere su un ponte, la neve inizia a cadere.
Come negli altri film, il ponte e tutti gli altri set esterni erano stati rivestiti di neve di amianto bianca e polverosa di foamite (materiale utilizzato negli estintori), mescolata con zucchero, acqua, dolomite e scaglie di sapone. 

Inoltre, George si tocca il labbro inferiore poco dopo essersi appoggiato al ponte ricoperto di amianto.

A proposito del film, il compositore americano Ben Cosgrove scrisse su Il Times22712 litri di materiale sono stati utilizzati sul set, e il dipartimento degli effetti della RKO ha vinto un premio per la neve fresca. La neve artificiale si è persino attaccata in modo convincente ai vestiti e ha creato impronte perfette per le immagini”.

Ancora amianto nei set

James Bond: Goldfinger 

Non è noto se l’amianto sia stato utilizzato in altri film di Bond, ma Goldfinger del 1964 lo ha sicuramente usato nelle tavole degli effetti speciali. Inoltre era presente nelle tubazioni che rivestivano i set, cosa che probabilmente non era nota alla troupe.

Questo accadeva negli anni ‘60, quando già gli effetti devastanti del minerale per la salute erano noti.

Effettivamente, un pittore di set cinematografici che aveva lavorato per il film, morì di cancro legato all’amianto e la sua vedova fece causa allo studio nel 2007.

Le Mans e la tuta di amianto

Nonostante il cinema avesse smesso di usare la neve di amianto verso la fine degli anni ’50, alcune produzioni cinematografiche continuarono a utilizzare il pericoloso materiale. Un esempio chiave è la tuta da corsa in amianto di Steve McQueen nel film Le Mans del 1971.

C’è chi dice no

Le preoccupazioni per la salute erano già state documentate fin dal 1897, ma la decisione di utilizzare la neve letale d’amianto ebbe la meglio.

Probabilmente uno dei fattori che fece optare per tale scelta derivò dal suo prezzo competitivo.

Fortunatamente, molti registi nel corso degli anni utilizzarono una serie di sostanze alternative per creare l’illusione della neve: polvere di marmo in Dr. Zhivago (1965), sale e farina in The Gold Rush (1925) di Charlie Chaplin, semplice vecchio sale in Superman del 1978 e schiuma spruzzabile, con ingredienti costituiti appunto da schiuma, acqua, zucchero e sapone.

Uno stop “grazie” alla guerra

Sorprendentemente, durante la seconda guerra mondiale, l’uso dell’amianto per simulare la neve finta cessò. Questo perché il materiale era necessario alla Marina per la costruzione di navi.

Attori famosi morti per esposizione all’amianto

Molti attori sono morti di mesotelioma, a causa dell’esposizione prolungata all’amianto.

Ricordiamo ad esempio Steve McQueen.

Al protagonista di “Lassù qualcuno mi ama”, fu diagnosticato un mesotelioma nel 1979 e morì nel 1980.

L’attore, credeva che l’isolamento del palcoscenico e gli indumenti acrobatici, tute e caschi da corsa contenenti fibre di amianto fossero responsabili della sua malattia.

A parte il cinema, McQueen fu ripetutamente esposto all’amianto durante i suoi anni come marine.

Ed Lauter, un altro famoso attore che aveva recitato in centinaia di film, meglio conosciuto per il suo ruolo in “The longest yard”, morì nel 2013 di mesotelioma. La sua famiglia intentò una causa contro artisti del calibro di CBS e NBC.

Anche Paul Gleason, noto per i ruoli del funzionario governativo Beeks in “Una poltrona per due”, morì di mesotelioma.

A dire il vero, la sua malattia fu imputata all’esposizione alla fibra killer quando, da giovane, lavorare nel settore delle costruzioni.

Jack Haleys Jr, figlio di Jack Haleys, (l’uomo di latta nel film Il Mago di Oz), morì nel 2001 per complicazioni respiratorie. La sua morte sollevò dubbi sul fatto che potesse essere collegata al mesotelioma causato dal padre.

L’uomo di latta” portava infatti a casa i suoi vestiti contaminati da polvere di amianto dopo le riprese.

Conclusioni 

Fortunatamente, la neve finta e le tute da corsa imbottite di amianto sono solo un retaggio del passato.

Oggi possiamo guardare indietro a questi tempi, come a una tragedia non informata che non si ripeterà mai. Se è vero che non possiamo cambiare quello che è successo, possiamo imparare e crescere dai nostri errori, e continuare a lavorare per assicurarci che nessuno soffra mai più di mesotelioma.

La strada è sicuramente lunga e piena di insidie, basti pensare alla presenza di amianto in prodotti dall’aspetto innocente come il borotalco.