La Marina Militare confessa: è ancora presente amianto nelle navi

Marina Militare Marina Militare

Sono 136 le unità navali “contaminate” ancora in servizio. L’ amianto  utilizzato nelle unità navali e nelle basi a terra della unità Marina Militare Italiana (Ministero della Difesa), ha provocato e sta provocando l’epidemia di mesoteliomi e di altre patologie asbesto correlate. L’emergenza è sociale e sanitaria oltreché giudiziaria. 

Tutela legale vittime amianto unità Marina Militare

Questa situazione era già emersa con le indagini della Procura della Repubblica di Padova, che ha istruito ben due procedimenti penali, e il terzo è in indagine. Il problema della bonifica navi della marina militare è ormai una tematica delicata e nota.

L’avv. Ezio Bonanni ha assistito ed assiste le vittime e i loro famigliari. La Commissione parlamentare di inchiesta della Camera dei Deputati, con la relazione finale del 7.2.2018,  ha confermato questa condizione di rischio. Nelle pagine da 33 a 35, sono riportati il numero dei casi di mesotelioma (570, censiti fino al 2015).

L’ONA e l’avv. Bonanni hanno ottenuto significativi risultati nella tutela delle vittime amianto e di altri cancerogeni, imbarcate nelle unità navali che ancora oggi sono contaminate da asbesto. 

La tutela è riconosciuta anche ai famigliari. Tra i superstiti anche i figli, ivi compresi gli orfani non a carico fiscale della vittima. Anche dopo l’arresto delle Sezioni Unite, 22753/2018, l’ONA ha ottenuto che la Corte di Appello di Genova, Sez. Lav. 575/2019, riformasse la sentenza del Tribunale di La Spezia, con condanna del Ministero della Difesa a erogare in favore dell’orfana le prestazioni previdenziali quali vittima del dovere (speciale elargizione, assegno vitalizio, speciale assegno vitalizio etc…).

Le vittime hanno diritto al risarcimento di tutti i danni. In caso di decesso gli importi debbono essere liquidati in favore degli eredi legittimi. Gli stretti congiunti hanno diritto alla liquidazione di quanto maturato dalla vittima primaria e ad ottenere anche il risarcimento dei danni iure proprio.

numero verde ona

La Marina Militare Italiana in una recente nota ha confessato la presenza di amianto nelle unità navali. Ha sostenuto di essersi impegnata per la ‘bonifica dell’amianto presente sulle unità navali di vecchia generazione’ – così il comunicato stampa n. 2 del 09.01.2020 del Ministero della Difesa, che deve essere affrontato per intero.

La Marina Militare Italiana, con il suo comunicato stampa, dichiara ‘continua l’opera di bonifica dell’amianto presente sulle unità navali di vecchia generazione’. Ciò non basta: c’è il problema delle esposizioni alla fibra killer che hanno cagionato in tutti coloro che hanno svolto servizio dei danni. Questi danni debbono essere risarciti. Sono danni gravi, lesioni altamente invalidanti, morte per coloro che hanno respirato l’amianto e sofferenze per i familiari.

L’ONA con il Dipartimento tutela delle vittime del dovere tra cui quelle della Marina Militare Italiana, assiste sia le vittime che i superstiti. L’assistenza legale dell’avv. Ezio Bonanni, ha permesso di ottenere significativi risultati per la tutela dei loro diritti.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus  e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti ad amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni, è possibile richiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria). L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza e migliori condizioni di salute. L’ONA guida anche il pool di legali per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto. In caso di insorgenza di malattia professionale, l’ONA avvia il percorso INAIL per l’indennizzo e/o la rendita. In caso di servizio reso nelle Forze Armate, ovvero in esposizione ad amianto ed altri cancerogeni, nel rapporto di pubblico impiego non privatizzato, la struttura medico legale dell’ONA avvia le domande amministrative di riconoscimento di causa di servizio e quelle di vittima del dovere. Tutte le vittime e i loro famigliari hanno diritto al risarcimento di tutti i danni. In caso di decesso, le somme sono liquidate ai famigliari, loro eredi legittimi.

(Nota del Presidente ONA in materia di tutela per le vittime amianto)

banner assistenza ona

Amianto Marina Militare: l’intervista all’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA

Bonifica Navale si o no? Dopo anni di silenzi, di morti, di atroci perdite umane e battaglie legali, la Marina Militare ha confessato.

Questo è risultato in seguito a una relazione tecnica e all’emendamento del gruppo parlamentare M5s che ha permesso di stanziare 12 milioni di euro per il triennio 2020 – 2022, che saranno impiegati per avviare il processo di bonifica di circa 30 unità navali.

Quindi ne rimarranno in servizio ancora un centinaio con a bordo la fibra mortale. L’ammontare complessivo necessario per la bonifica integrale ammonta a circa 54 milioni di euro. Una verità nota a tutti ma celata dalla Forza Armata che, in seguito a migliaia di marinai morti e ammalati di patologie asbesto correlate, non ha potuto che ammettere ciò che molti, tra cui l’Osservatorio Nazionale Amianto, sostengono da anni: la bonifica è necessaria ed è l’unica soluzione.

Notizie Marina Militare:

Secondo la notizia pubblicata sul Fatto Quotidiano, la Marina sosteneva che il rischio di contaminazione da amianto sarebbe cessato il 31 dicembre del 1995.  Solo nel 2012, il ministro della Difesa, l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, aveva per la prima volta ammesso in Parlamento che l’amianto non era stato rimosso del tutto dalle navi.

Dal Corriere della Sera, inoltre, rileggiamo l’intervista da cui emerge che gli americani erano a conoscenza della pericolosità delle fibre di asbesto già dagli anni Venti.
E, da tener presente, il fatto che molte delle nostre navi furono date in dotazione alla nostra Marina Militare proprio dagli americani, nel Secondo dopoguerra.

«Sono certo di non avere mai ricevuto alcuna direttiva in merito ai pericoli relativi alla presenza dell’amianto», mette a verbale in Procura a Padova l’ammiraglio Mario Host. Il Quale ammette però che nell’ambiente giravano voci:

«Dagli scambi con ufficiali di altre Marine, a partire dagli anni ‘90, ho saputo che il primo abbinamento tra amianto e asbestosi è stato riscontrato durante la Seconda Guerra Mondiale nella Reich Marine hitleriana a carico degli equipaggi degli U-Boot. E che nella U.S. Navy, nel primo Dopoguerra, dove l’amianto era ampiamente diffuso, di fronte a un consistente numero di casi di asbestosi, la politica governativa si era orientata a risarcire economicamente le vittime o le famiglie delle vittime, perché non era possibile sostituire questo materiale data l’enorme consistenza della flotta». Rileggiamo: gli americani sapevano già «nel primo Dopoguerra».

Negli anni Venti. Certo, ci volevano soldi e tanti, per risanare la flotta militare italiana.

La legge del ’92, che metteva al bando l’uso della fibra mortale, non ha potuto evitare la strage e le perdite dovute ai silenzi di coloro che stavano ai vertici. Quelli che sapevano e che tacevano.

Eppure le navi erano imbottite di amianto perché, prima dell’entrata in vigore della legge 257/92, l’asbesto era legale e ampiamente utilizzato anche nelle navi.
E i nostri militari hanno continuato a lavorare senza precauzioni, ammalandosi e morendo ma, soprattutto, senza consapevolezza.

Lavoravano senza sapere che questo lavoro, diritto e dovere dell’uomo, li avrebbe portati alla morte.G

La Marina Militare ammette che ben 136 unità navali ancora in servizio contengono amianto nei punti più disparati, dagli impianti elettrici alle caldaie, dai dormitori alle infermerie, dalle sale mensa ai magazzini. Di queste navi, 45 sono dislocate nella sede di Taranto60 in quella di La Spezia e 31 nella sede di Augusta, in provincia di Siracusa.

L’emendamento ha permesso di stanziare 12 milioni di euro per il triennio 2020 – 2022, che saranno impiegati per avviare il processo di bonifica di circa 30 unità navali. Quindi ne rimarranno in servizio ancora un centinaio con l’amianto a bordo. L’ammontare complessivo necessario per la bonifica integrale ammonta a circa 54 milioni di euro.

Alcune bonifiche sono state fatte ma senza l’esistenza di un piano parlamentare, in assoluta segretezza.


L’intervista all’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto

«L’amianto è stato largamente utilizzato nella cantieristica navale e così anche per quanto riguarda le navi della Marina Militare Italiana», commenta l’avv. Bonanni ai nostri microfoni.

«Parti delle unità navali erano realizzate con amianto friabile che, per effetto del moto ondoso, a causa del lavorio dei macchinari e per le salve nel corso delle esercitazioni con le armi da fuoco, determinavano una più elevata aerodispersione di polveri e fibre di amianto”.

Ci sono luoghi in cui l’esposizione è più elevata?

L’esposizione è più elevata per chi ha svolto e svolge il servizio sottocoperta, in particolare nella sala macchine. Anche se le stesse condizioni di rischio vi erano nelle cuccette che i marinai di truppa utilizzavano durante il periodo di riposo.

Questi letti a castello, nei luoghi angusti, coibentati in amianto, potevano rilasciare fibre e, al chiuso, senza adeguato ricambio d’aria, provocavano un’elevata esposizione per inalazione e ingestione».

In pratica, quando le navi erano in navigazione, i marinai erano esposti 24 ore su 24?

«Si perché il marinaio trascorreva il suo tempo libero o lavorativo sempre all’interno dell’unità navale perché imbarcato in alto mare.
Ma, anche se la nave era nel porto, comunque il marinaio era esposto per via della contaminazione dell’ambiente lavorativo».

Quindi l’amianto era dappertutto, anche nell’aria?

«Qualsiasi attività manutentiva comportava la scoibentazione e dunque vi era elevata contaminazione e aereo dispersione.

Manutenzione che prevedeva, poi, la ricoibentazione, almeno fino al 1993, data in cui entrerà in vigore l’articolo 1 della legge 257 del 1992 riguardante il divieto di utilizzo di Amianto, o meglio di estrazione, di lavorazione e commercializzazione di asbesto salvo deroghe.

E dopo il ‘93?

«È evidente che da allora in poi non furono più fatte le coibentazioni in amianto, però è chiaro che, anche dopo il ‘93, sono rimasti posati in opera materiali in amianto. Questi hanno determinato la contaminazione per la quale, successivamente, ci sarà un’elevata esposizione che provocherà e sta provocando una vera e propria epidemia di patologie asbesto correlate».

L’amianto è presente, in 136 unità navali, tutt’ora in servizio attivo?

«Come recentemente confermato anche da atti parlamentari della “legge di Bilancio” che stanzia i denari per la bonifica, è evidente che ci sono unità navali in cui ancora è presente l’amianto. Ciò fu dichiarato anche dal contrammiraglio Enrico Pacioni, all’epoca capo ufficio Stampa della Marina Militare, nel novembre 2012 in un’intervista a Metro rilasciata da Stefania Divertito. L’intervista confermava quello che era stato già detto dall’Osservatorio Nazionale Amianto e da me, circa la presenza e l’utilizzo dell’asbesto a bordo delle unità navali».

la Marina Militare negava la presenza di amianto

Per quale motivo fino ad ora la Marina Militare negava la presenza di amianto mentre ora dichiara apertamente che l’asbesto è presente in 136 unità navali ancora in servizio?

«Il punto chiave è costituito dal fatto che le teorie negazioniste della Marina Militare Italiana risultano smentite innanzitutto dalle morti che le patologie asbesto correlate  stanno determinando nel personale civile e militare della stessa. E non solo tra coloro che erano imbarcati, ma anche tra coloro che erano a terra».

Di quanti casi parliamo?

«Fino al 2015 almeno 570 casi di mesotelioma; almeno 2000 morti per amiantoSolo alla Procura della Repubblica di Padova sono 1100 i casi segnalati, ma dal 2015 ad ora sono sicuramente aumentati. È evidente che questo forte impatto di patologie asbesto correlate solo tra coloro che sono stati in servizio per la Marina, in un trend molto più alto della popolazione, dimostra che c’è una condizione di rischio elevata. Poiché si tratta di patologie, come ad esempio il mesotelioma, mono fattoriali, causate solo dall’esposizione all’amianto, questo dimostra che c’è stato un contatto diretto con le fibre di asbesto».

Cosa dimostra questa incidenza elevatissima di esposizione?

«Dimostra che c’è stata una violazione delle regole cautelari perché il punto chiave e non è solo l’utilizzo di amianto, che in Italia era legale fino all’aprile del 1993, ma più che altro l’uso non cautelato dello stesso. Il fatto di non informare, di non dotare i marinai di maschere protettive, di non bagnare l’amianto, di scoibentare in presenza anche di altri marinai e di non aspirare le polveri dimostra che c’è una condotta altamente lesiva per la salute». 

dopo migliaia di morti causate dall’amianto, la Marina si è resa conto

Quindi possiamo dire che solo adesso, dopo migliaia di morti causate dall’amianto, la Marina si è resa conto di aver bisogno di fondi e ha ammesso quanto detto in precedenza?

«I fatti relativi alla presenza di amianto e alla conoscenza della sua lesività risalgono agli anni ’60. Infatti, c’è un carteggio definito riservatissimo che fu pubblicato sempre dall’ONA in collaborazione con “Inchiostro Verde”, una testata giornalistica di Taranto, ma anche sul notiziario dell’Osservatorio Nazionale Amianto.
Questo carteggio di fine anni ‘60, riguardava coloro che lavoravano nell’arsenale di Taranto e nella Marina Militare. Il carteggio specifica che queste visite venivano fatte solo per capire il dato epidemiologico e spesso anche senza informare i lavoratori malati
».

bonifiche in segretezza

Si dice che la Marina Militare sia rimasta fuori dai finanziamenti statali, e che siano state fatte alcune bonifiche ma in segretezza?

«Le Forze Armate non rendono pubblico quello che fanno. Ora, dato che ci sono dei processi in corso, con sentenze di condanna, è emersa la consapevolezza e l’unanime consenso, anche giudiziale, della presenza di amianto nelle unità navali della Marina Militare.
Quindi, la bonifica è necessaria perché il numero dei morti è in costante aumento e le attuali esposizioni sarebbero esposizioni inaccettabili». 

Chi gestirebbe le risorse economiche per le bonifiche delle unità navali?

«Il comandante della nave, o il comandante in generale della squadra navale dispone di risorse economiche che può destinare alla bonifica.
Se c’è un rischio per la salute e bisogna bonificare, non si aspetta un finanziamento del governo. Altrimenti impedisci ai marinai di stare sulla nave se la nave è piena di amianto.

Fermo restando che, seppur in modo insufficiente, e questo lo voglio dire a chiare note anche per rendere merito alla Marina Militare per quanto ha fatto: buona parte dell’amianto è stata bonificata.

Quindi se è stata bonificata una parte, poteva essere bonificato tutto.

Questo è il concetto».

Grazie all’emendamento tecnico voluto dal M5S, 12milioni di euro sono stati stanziati per la bonifica di 30 unità navali.

Lei che ne pensa?

«Secondo me quella somma non è sufficiente per bonificare neanche mezza unità navale. Tenendo conto delle tecniche costruttive e del numero delle unità navali da bonificare, sono somme evidentemente insufficienti per il risanamento.

 Però è il principio che conta, cioè affermare in un testo normativo attuale che bisogna bonificare vuol dire confessare la presenza di amianto e, quindi, la condizione di rischio nel 2020». «La legge è una confessione, è una palese ammissione della presenza tutt’oggi, nel 2020, di amianto nelle unità navali e quindi dei ritardi anche nella bonifica e, di conseguenza, la responsabilità della Marina e del Ministero della Difesa in caso di patologie asbesto correlate future perché qui ci saranno anche persone che si ammaleranno tra 20, 30, 40 anni».

<<Apprezzo la fantasia degli Alti Comandi della nostra Marina, da un lato viene fuori una nuova legge per bonificare, come se non trovassero applicazione le norme civili e penali di tutela della incolumità e della sicurezza dei nostri militari e dall’altro ostacola il riconoscimento dei diritti delle vittime. Un accanimento che se fosse usato in battaglia renderebbe la nostra Flotta praticamente invincibile!>> – prosegue ironizzando Bonanni, che sottolinea – <<invece ci troviamo di fronte a vittime della pace perché l’amianto ha provocato, e sta provocando, più morti di tutte le battaglie navali della Seconda Guerra Mondiale>>.

<<Chiediamo alla nostra Marina Militare uno scatto d’orgoglio e di riconoscere tutte le vittime e di porre fine al contenzioso giudiziario>> – dichiara il legale, che si prepara così al giudizio che inizierà presso la Corte di Appello di Venezia il prossimo 6 febbraio e che vede al banco degli imputati ammiragli della nostra Marina Militare, responsabili, a vario titolo, della morte di centinaia dei nostri marinai, molti già riconosciuti Vittime del dovere>>.

 Quindi possiamo dire che è un inizio?

«Certamente! Questi 12milioni di euro saranno destinati alla bonifica ma sono insufficienti.

La Difesa ha in dotazione miliardi di euro. Fa spese come ritiene. Quindi è assurdo che aspetti 12milioni di euro dallo Stato per bonificare mettendo a rischio la salute dei marinai.

La Marina è un mondo a sé. E poi non dobbiamo dimenticare l’amianto nell’Esercito e nell’Aeronautica Militare».

In che senso un mondo a sé?

«Lo Stato Maggiore della Marina ha notevoli risorse economiche per mezzo delle quali può affrontare il problema. È necessario chiudere subito le unità navali piene di amianto. Chiederemo alla Corte di Appello di Venezia di condannare gli imputati nel processo Marina Bis».


Dossier Amianto nelle Navi della Marina militare – DOWNLOAD

RICHIEDI ASSISTENZA GRATUITA