Antonio Dal Cin: prigioniero della burocrazia italiana

Una vicenda quella di Antonio Dal Cin che non ha precedenti, tra strane dimenticanze, errori incomprensibili e una Giustizia Amministrativa che inspiegabilmente chiede tempo a chi non ha tempo.L’ex finanziere, affetto da gravi patologie, tra cui l’asbestosi pleurica contratta in servizio, affronta quotidianamente la malattia, consapevole di avere davanti a se un futuro assai incerto.

Una Vittima del Dovere che fatica a vedersi riconosciuti i suoi sacrosanti diritti e chiede Verità e Giustizia.

Antonio Dal Cin: una storia che merita di essere raccontata

Ripercorriamo il suo vissuto lavorativo, per comprendere attraverso il suo racconto cosa è successo.

Antonio Dal Cin, classe 1969, dopo aver regolarmente superato le visite d’idoneità fisica e psichica, ha prestato il servizio di leva nella Marina Militare, e giunto alle armi il 25 maggio 1988, è stato selezionato ed ha frequentato la “Scuola Difesa Basi” – Gruppo Scuole “Teseo Tesei” della Marina Militare, presso il COMSUBIN (Comando Subacqueo Incursori) in località Le Grazie – La Spezia.

Cresciuto con il sogno di difendere con onore il proprio Paese, viene addestrato all’interno del comprensorio del Varignano, presso la caserma “Santa Maria”.

Durante il corso si è esercitato congiuntamente agli allievi incursori e agli incursori operativi, per apprendere le tecniche difensive delle installazioni in caso di sabotaggio e attacco.

Antonio Dal Cin ha esperito attività di “vigilanza armata a difesa degli obiettivi sensibili e delle strutture militari” presso il comprensorio militare di “Santa Rosa”, base “NATO”, incluso  il “parco antenne” che si estende su un terreno di circa 140 ettari, con un perimetro di circa 6 chilometri, struttura dove peraltro ha sede il Comando in Capo della Squadra Navale, che costituisce il vertice dell’organizzazione operativa della Marina Militare, alle dirette dipendenze del Capo di Stato Maggiore della Marina, e dal quale dipendono direttamente le unità navali, i comandi operativi che le raggruppano e i reparti delle forze operative assegnati.

Il militare è stato congedato per “fine ferma leva” in data 31 luglio 1989, in ottimo stato di salute, e pertanto, senza che la Sanità militare, gli abbia riscontrato patologie fisiche e/o mentali.

Dopo il superamento dei previsti test psico-attitudinali, e di tutte le prove, e gli accertamenti clinici e strumentali volti ad accertare il suo stato di salute, compatibile con lo status giuridico di “militare”, si è arruolato nel Corpo della Guardia di Finanza il 20 settembre 1991, frequentando il 61° Corso “Cadore”, presso la caserma “Giovanni Macchi”, sede della Scuola Alpina di Predazzo, nella Valle di Fiemme,   Provincia Autonoma di Trento. L’istituto di formazione militare, fondato nel 1920, è la scuola militare alpina più antica del mondo.

Conseguito il grado di Finanziere, dopo un breve periodo di assegnazione al Gruppo di Ferrara – Distaccamento di Bondeno (FE), in data 23 novembre 1992 giunge alla Brigata di Prosecco (TS), quale prima destinazione dal corso, dove presta servizio fino al 14 agosto 2004, ad eccezione di un periodo di 180 giorni, perché trasferito temporaneamente “a domanda” e per “gravi motivi familiari”, alla Compagnia di Terracina (LT) – Sezione Operativa, dal 12 novembre 2003 al 04 luglio 2004.

Durante la sua permanenza presso la Brigata di Prosecco (TS), e a distanza di quattro anni dalla data di incorporazione (20.09.1991), e di quasi tre anni dal suo arrivo alla sede di servizio (23.11.1992), è stato sottoposto alle previste visite e agli accertamenti sanitari come richiesti dall’Amministrazione, nonché, indispensabili per il transito nella posizione di “Servizio Permanente Effettivo” nel Corpo della Guardia di Finanza, senza che siano state riscontrate patologie costituenti impedimento a svolgere i compiti Istituzionali.

In data 14 agosto 2004 viene trasferito “a domanda” dalla Brigata di Prosecco (TS) al Centro Sportivo della Guardia di Finanza, presso il Centro di Addestramento Polifunzionale della Guardia di Finanza di Castelporziano (RM), dove presta servizio fino al 16 maggio 2006, quando viene trasferito definitivamente alla dipendente sede del III Nucleo Atleti di Sabaudia (LT), nell’ambito delle situazioni straordinarie connotate da ragioni di salute gravi, come meglio specificato nell’istanza prodotta in data 3 maggio 2006. L’Amministrazione concede il trasferimento riconoscendo “le particolari problematiche connesse allo stato di salute del richiedente, degne della massima considerazione e tali da giustificare la concessione del richiesto provvedimento definitivo che ponga il graduato nelle migliori condizioni da ovviare alle gravi situazioni prospettate”, precisando che “quanto rappresentato dal militare non appare risolvibile attraverso alternative forme di mobilità e che non esistano “esigenze di servizio”.

Ciononostante, in data 03 settembre 2012 giunge alla Brigata della Guardia di Finanza di Sabaudia (LT), a seguito di un trasferimento d’autorità, disposto dal Comando Generale della Guardia di Finanza – Ufficio Ispettori, Sovrintendenti, Appuntati e Finanzieri e per le ragioni richiamate nell’atto del Comando Generale della Guardia di Finanza prot. partenza n°0232619/12 – 01/08/2012/1241 pervenuto al Centro di Reclutamento della Guardia di Finanza Roma con prot. n° 01133610/12 del 01/08/2012.

L’Amministrazione, sebbene a conoscenza dell’esistenza della patologia asbesto correlata, trasferisce definitivamente il graduato in una delle 111 caserme del Corpo risultate intrise di amianto.

Inevitabilmente, l’App. Sc. Antonio Dal Cin subisce l’ennesima esposizione ad uno dei cancerogeni più letali del pianeta, con la conseguenza di un ulteriore aggravamento del suo già precario stato di salute.

In data 24 ottobre 2012, Antonio Dal Cin produce ricorso al T.A.R. del Lazio, ma non viene accolta l’istanza cautelare ex art. 55, del D.L.vo 104/2010, ai fini della sospensione, nonostante sia rappresentato che sussiste il periculum in mora, cioè il primo dei presupposti che viene in rilievo all’art. 55, comma 1 del codice, ove si richiede che il ricorrente alleghi il pregiudizio grave e irreparabile, durante il tempo necessario a giungere alla decisione del merito, per i motivi come richiamati nell’atto in parola.

Mentre l’08.01.2014, il Ministero della Difesa, Dipartimento Militare di Medicina Legale di Roma, Prima Commissione Medica Ospedaliera, dopo aver esperito accertamenti clinici e strumentali nei confronti del prefato militare, accertandone l’aggravamento delle condizioni di salute, come meglio descritto nel giudizio medico legale pronunciato all’unanimità nel verbale n. A11306725 del 08.01.2014, lo riconosce “NON idoneo permanentemente al SERVIZIO DI ISTITUTO nella Guardia di Finanza in modo assoluto e da collocare in congedo assoluto”.

Nell’atto, tra le patologie sofferte, viene espressamente richiamata “l’asbestosi pleurica con accentuazione diffusa della trama”, patologia causata da una forte esposizione all’amianto, non suscettibile di miglioramento e quasi sempre ad esito infausto.

Con atto del 26 febbraio 2018 gli viene comunicato a mezzo PEC in pari data l’avviso di perenzione ultra quinquennale ai sensi dell’art. 82 cod. proc. amm. nel quale “Si comunica che il ricorso indicato, essendo decorsi cinque anni dalla data del deposito, sarà dichiarato perento, se non sarà presentata dalla parte ricorrente nuova domanda di fissazione di udienza, sottoscritta dalla parte che ha rilasciato la procura di cui all’art. 24 e dal suo difensore, entro centottanta giorni dalla data di ricezione del presente avviso”.

Dunque, al fine di ottenere la decisione della causa, Antonio Dal Cin sottoscrive l’istanza di fissazione udienza ai sensi dell’art. 82 cod. proc. amm..

Ma ecco che risultano trascorsi ben 67 mesi dalla data di presentazione del ricorso in argomento, per cui il Dal Cin attende che venga fissata la data di udienza per la decisione della causa.

Antonio Dal Cin dichiara: “visto quanto già occorso con il riconoscimento di “Vittima del Dovere”, per cui risultano trascorsi ben 70 mesi dalla data di presentazione della domanda alla notifica del decreto, che presumibilmente dovrebbe avvenire ad agosto 2018, mi ritrovo ancora una volta ostaggio della burocrazia che continua a chiedere tempo a chi non ha tempo, e tutto questo è incomprensibile ed inaccettabile”.

L’asbestosi è una malattia polmonare cronica, potenzialmente mortale e conseguente all’inalazione di fibre di asbesto, comunemente chiamato amianto: “le fibre penetrano attraverso le vie respiratorie e raggiungono gli alveoli polmonari, dove provocano un’infiammazione, non potendo essere espulse, in quanto non degradabili. Ma va detto che esercitano un’azione prima infiammatoria e poi cancerogena anche nella pleura (membrana che avvolge i polmoni).

L’asbestosi, è una malattia altamente invalidante, ad esito infausto, e può avere come conseguenza un mesotelioma, o un carcinoma polmonare.

I sintomi dell’asbestosi sono la difficoltà a respirare sia sotto sforzo che a riposo, senso di costrizione alla gabbia toracica, tosse e decadimento delle condizioni generali di salute.

Un calvario che può durare anche diversi anni e termina con una morte che avviene per soffocamento. Ma occorre precisare che attraverso gli scambi gassosi, molte fibre di amianto inalate, entrano nel torrente sanguigno e raggiungono altri organi, dove innescano il medesimo processo infiammatorio e successivamente la cancerogenesi.

Le TAC esperite e gli esami specialistici, hanno comprovato l’aggravarsi delle sue già precarie condizioni di salute, e l’ecocardio ha evidenziato importanti ripercussioni sotto il profilo cardiocircolatorio (Dopo i primi studi che posero in evidenza gli effetti dell’esposizione ad amianto sul sistema cardiocircolatorio, anche come complicazione dell’asbestosi, nel 1956 viene nuovamente considerato il problema delle pneumoconiosi nei lavoratori portuali (F. Molfino, D. Zannini, Malattie polmonari da polveri nei lavoratori dei porti, Folia Medica, 39 (6): 525-539, 1956), e venne ulteriormente approfondito lo studio delle patologie cardio-vascolari associate all’asbestosi (G. Odaglia, D. Zannini, Contributo allo studio dell’apparato cardiovascolare nell’asbestosi, Lav. Um.,VIII: 529-550, 1956) e venne presentata un’altra classificazione dell’asbestosi (A. Francia, Aspetti radiologici dell’asbestosi polmonare. Min. Med., 98: 1928-1937, 1956.), che tiene conto anche delle complicazioni neoplastiche e di quelle cardiovascolari e delle necessità di eseguire l’elettrocardiogramma. In caso di asbestosi, sono state, fin dagli anni ’60, accertate compromissioni cardio-vascolari e respiratorie (G. Scansetti, G.F. Rubino, Analisi comparata della compromissione cardiovascolare e respiratoria nell’asbestosi polmonare, Min. Med. 51(19): 8-17, 1960), che risultano direttamente proporzionale alla gravità della fibrosi per riduzione della superficie respirante).

Sottoporre ad ulteriori esposizioni all’amianto un soggetto malato di asbestosi pleurica, equivale a condannarlo a morte, perché l’incidenza, i tempi di latenza e di progressione delle patologie asbesto correlate, sono direttamente proporzionali all’intensità e alla durata dell’esposizione, ma sono indipendenti dalla soglia, e nei soggetti predisposti ne può essere sufficiente anche una sola esposizione: “AL MOMENTO NON E’ POSSIBILE SAPERE SE VI SIA UNA SOGLIA (DI FIBRE DI AMIANTO) AL DI SOTTO DELLA QUALE NON SI OSSERVI UN AUMENTO DI RISCHIO DI TUMORE” (Agenzia internazionale di ricerca sul cancro – Lione 1976); in determinate condizioni, chiunque viene esposto può essere vittima dell’Amianto, considerato che una fibra di Amianto è 1.300 volte più sottile di un capello umano, e che non esiste una soglia di rischio al di sotto della quale la concentrazione di fibre di amianto nell’aria non sia pericolosa. Teoricamente, anche una sola fibra può causare il mesotelioma pleurico e altre patologie amianto correlate, e l’esposizione prolungata nel tempo o a elevate quantità aumenta le probabilità di contrarle.

Oltre al mesotelioma pleurico, l’amianto determina un aumento dell’incidenza di altri tumori, in particolare di quelli del polmone, della laringe, dell’esofago, del colon – retto e del rene”; anche l’esposizione sporadica è dunque dannosa per la salute umana.

Da vittima ad eroe, accanto all’Osservatorio Nazionale Amianto

Auspichiamo che il ricorso di Antonio Dal Cin possa trovare accoglimento, per le motivazioni in esso contenute e che possa finalmente tornare libero di vivere una vita serena accanto ai suoi cari.

Intanto però Antonio lotta contro l’amianto accanto all’Osservatorio Nazionale Amianto.

Schierato in prima linea contro la strage di asbesto, Antonio è diventato uno dei collaboratori più vicini all’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona.

L’epilogo di questa vicenda dovrebbe essere da esempio a tutti coloro che soffrono di una patologia asbesto correlata, per dimostrare ad essi che una malattia può mettere a dura prova il fisico di una persona, ma se nel cuore risiede la giustizia e l’amore per la vita questa riuscirà sempre ad affrontare tutto.

 

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