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Mesotelioma amianto, l’Inail registra 3792 casi in tre anni

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E’ stato appena pubblicato il VII Rapporto ReNam dell’Inail che raccoglie i casi di mesotelioma amianto, tumore causato dall’asbesto, dal 1993 al 2018. Per questo ultimo anno di rilevazione i dati del Registro nazionale dei mesoteliomi sono incompleti, soprattutto in relazione alle difficoltà segnalate da molti Centri regionali nel disporre degli indispensabili strumenti di verifica. La situazione di emergenza sanitaria determinata dalla diffusione del virus Sars-CoV-2, infatti, ha avuto un impatto considerevole sulla capacità operativa dei Cor.

In totale dal 1993 l’Inail ha registrato 31.572 casi di mesotelioma maligno (MM), in media 1089 l’anno. Fino al 2015 erano 27.356 casi. In tre anni i nuovi casi sono stati quindi 3792. A questi numeri che dimostrano il dramma dell’amianto, vanno aggiunte tutte le malattie asbesto correlate (nell’ultima rilevazione degli anni 2016 -2020 circa 1700 l’anno).

Mesotelioma amianto, le regioni che pagano il prezzo più alto

Entrando nello specifico il Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale dell’Inail afferma che oltre il 50% dei casi di mesotelioma sono registrati fra i residenti in Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia-Romagna (56,7%).

La sede anatomica di insorgenza è la pleura per il 93,2% dei casi e il peritoneo per il 6,3%. Sono presenti inoltre 63 casi del pericardio e 91 della tunica vaginale del testicolo. Per l’81% dei casi la diagnosi è di mesotelioma maligno certo (con conferma istologica).

Per quanto riguarda le fasce di età colpite dai dati si evince che fino a 45 anni la malattia è rarissima (solo 1,4% del totale dei casi registrati). L’età media alla diagnosi è di 70 anni senza differenze apprezzabili per genere. Il rapporto di genere (casi di genere maschile per ogni caso di genere femminile (M/F) è pari a 2,6. Il 72% dei casi archiviati è di sesso maschile.

La percentuale di donne passa dal 27,2% per i mesoteliomi pleurici a 33,3% e 41% rispettivamente per i casi del pericardio e del peritoneo. Le misure di incidenza fanno riferimento all’insieme delle regioni per le quali la rilevazione dei dati di incidenza è completa.

Il tasso standardizzato (casi per 100.000 residenti) per mesotelioma maligno della pleura (certo, probabile e possibile) nel 2017 risulta pari a 3,41 negli uomini e 0,99 nelle donne. Per la sede peritoneale il tasso passa a 0,14 e 0,09 rispettivamente negli uomini e nelle donne. Se si considerano i soli casi di mesotelioma maligno ‘certo’ (escludendo quindi i mesoteliomi ‘possibili’ e ‘probabili’) le stime diminuiscono del 20% circa.

Il 69% dei mesoteliomi si sviluppano sul luogo di lavoro

Le modalità di esposizione sono state approfondite per 24.864 casi (78,8%) e, fra questi, il 69,1% presenta un’esposizione professionale, il 5,1% familiare, il 4,3% ambientale, l’1,5% per un’attività di svago o hobby. Per il 20% dei casi l’esposizione è improbabile o ignota.

La percentuale di casi di mesotelioma amianto, quindi, per i quali l’analisi anamnestica ha rilevato un’esposizione ad amianto lavorativa, ambientale, familiare, o a causa di attività ricreative è, sull’intero set di dati, pari all’80%.

Mesotelioma amianto, l’edilizia è il settore più colpito

Il settore più colpito dai casi di mesotelioma amianto è quello dell’edilizia (con il 16,2% del totale della casistica). Seguono poi il metalmeccanico (8,8%), il settore tessile (6,3%) e le attività dei cantieri navali sia di costruzione che di riparazione e manutenzione (7,4%). Il resto dei casi, invece, è diviso tra numerosi ambiti produttivi. In questi ultimi casi l’esposizione è avvenuta sul luogo di lavoro, ma anche in via indiretta.

Il mesotelioma

Il mesotelioma è un tumore che nasce dalle cellule del mesotelio. Sono le membrane che rivestono, come una sottile pellicola, gli organi interni. A seconda dell’area che ricopre, il mesotelio assume nomi diversi: si chiama pleura nel torace, peritoneo nell’addome, pericardio nello spazio attorno al cuore e tunica vaginale nella zona attorno ai testicoli.

Il 90 per cento dei mesoteliomi è dovuto all’esposizione ad amianto, un materiale che le aziende hanno utilizzato soprattutto negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso. Nonostante si conoscesse la pericolosità dell’asbesto le aziende non hanno smesso di impiegarlo se non quando è intervenuta la Legge 257/1992 che lo ha messo al bando.

Mesotelioma amianto, i danni della fibra killer

L’amianto non causa però soltanto il mesotelioma, nelle sue varie forme, ma anche il tumore al polmone, allo stomaco, alla faringe, alla laringe e altri. Provoca inoltre tutta una serie di patologie asbesto correlate. Per questo le vittime da amianto sono molte di più rispetto a quelle del mesotelioma. I numeri raccolti dall’Ona – Osservatorio nazionale amianto indicano in tutta la loro gravità le conseguenze dell’utilizzo scellerato di un materiale che sembra perfetto, ma è che è portatore di morte.

Secondo i dati raccolti dall’Ona nel 2021, il numero dei casi di mesotelioma è aumentato ancora, così come negli anni precedenti. Così come i tumori del polmone e le altre neoplasie asbesto correlate. In conclusione, nel corso del 2021, si contano almeno 7.000 decessi.

Ora che l’asbesto è stato vietato resta il problema delle bonifiche dei siti contaminati. L’amianto rimane a sgretolarsi, diventando sempre più pericoloso, nei grandi stabilimenti abbandonati e ancora in numerose fabbriche ancora attive, nelle scuole, negli ospedali e negli edifici privati. L’Italia è in ritardo con le bonifiche e la legge del 1992 è ormai obsoleta.

L’impegno Ona per le bonifiche amianto e i numeri del 2021

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, sono costantemente impegnati nelle bonifiche e nell’assistenza delle vittime e dei loro familiari. Per sensibilizzare a più livelli l’avvocato Bonanni ha curato diverse pubblicazioni tra le quali l’ultima: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

Per questi motivi, l’Ona ha approntato una serie di strumenti tra i quali l’App, con cui i cittadini possono segnalare luoghi in cui ancora è presente la fibra killer.

Crisi ucraina, tregua olimpica: tanto tuonò che piove sul bagnato

crisi ucraina
mappamondo

Crisi ucraina, l’editoriale di Ruggero Alcanterini (direttore de L’Eco del litorale e di Diritto e salute)

“All’armi, all’armi!”, grida disperato il povero presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Care ragazze e ragazzi, ma dove pensavate che si volesse andare a parare con tutti i sofismi della comunicazione, gestiti più o meno a carte scoperte, sul tavolo e sotto, da prima dei Giochi di Pechino e poi?

Anzi, se proprio vogliamo farcene “una ragion per cui”, aggiungerei la sofferta conclusione di COP 26 a Glasgow, da dove i “grandi” sono usciti rimpallando il cambiamento e la impossibile salvezza di Earth tra il 2030 e il 2050. In effetti, a volerci ben pensare, quella era e rimane l’ennesima, forse ultima occasione drammaticamente persa, rispetto al vero problema del Pianeta aggredito da super pericolosi parassiti, tal quali siamo noi umani.

Corsi e ricorsi storici

Se volessimo fare della facile retorica, non avremmo che l’imbarazzo della scelta, anche simbolica della rappresentazione dei mefitici meandri della perversità, dei gironi da incubo che siamo capaci di determinare, per via della nostra straordinaria vocazione masochista.

Cosa volete che vi riproponga? La Guerra di Troia o la Prima, piuttosto che la Seconda Guerra Mondiale con le loro ridicole giustificazioni, a cominciare dal ratto di Elena? Forse qualcuno preferirebbe le Guerre Puniche, ma come potrete notare si tratta sempre di eventi a scoppio alternato. Eventi legati agli algoritmi del potere e dell’economia. Originati da fratture sociali e da crolli culturali, falsamente ammantati da ideologie e religioni.

Se c’è un emisfero dove è accaduto di tutto e di più è proprio il nostro, quello in cui insistono e collidono anche tettonicamente l’Europa, l’Africa e una parte dell’Asia. Diciamo che qualcuno ci costringe ad essere Medioriente esteso, piuttosto che Europa comunitaria.

Crisi ucraina, il ruolo delle Nazioni Unite

Altri potrebbero invocare il ruolo delle Nazioni Unite, ma qual è la sua forza d’interposizione, l’autorevole deterrente, posto che nella peggiore delle ipotesi, estrema ratio rimane il diritto di veto storico. Maturato alla fine della Seconda Guerra Mondiale, innescata – corsi e ricorsi – dalla occupazione manu militari della Città Libera di Danzica, alle 4.45 del 1º settembre 1939, quando la corazzata Schleswig-Holstein, in “visita di cortesia”, iniziò a bombardare le postazioni polacche situate sulla penisola di Westerplatte.

Purtroppo non siamo capaci di estendere il concetto di amicizia, di “tregua olimpica” o di pace. Piuttosto, cerchiamo pervicacemente di giocare sporco, contando su obblighi e vincoli, sulla libertà limitata dalle convenzioni e dalle convenienze, nonché dalla memoria corta e dall’ignoranza.

La devastazione della guerra

Proviamo infine a ragionare nel breve termine della nostra storia contemporanea… La Seconda Guerra l’abbiamo chiusa con un paio di bombe atomiche ad Hiroshima e Nagasaki. La Korea del Nord, il Vietnam, nonché da ultimo l’Afghanistan li abbiamo lasciati in braghe di tela. L’Iraq e per converso l’Iran li abbiamo conciati con una comune storia di armi di distruzione di massa. Il Libano da paradiso magari fiscale è divenuto inferno, come la Siria, patria di Apollodoro di Damasco. Mentre i Curdi continuano ad essere popolo errante come i Tuaregh, che non vedranno mai la Libia in pace, bensì contesa tra corsari barbareschi ed alieni vampiri attaccati ai terminali di gas e petrolio. I prezzi di gas e petrolio, proprio a causa della crisi ucraina, sono alle stelle.

Salvo Israele in permanente conflitto con i Palestinesi, molto determinato nella esercitazione della propria sovranità, molti dei paesi africani-asiatici versano in situazioni complicate. Questo a causa dello sfruttamento cui sono sottoposti. Così, si salvano gli sceriffi, quelli del continente australe e gli americani del nord. Entrambi finora le guerre, le hanno sempre fatte a casa degli altri. Mentre la Russia torna ad essere impero, noi diveniamo sempre più indebitati ed i cinesi stanno a guardare.

Ferrovie dello Stato condannata a risarcire vittima amianto

ferrovie dello stato
treno, taniche

Il Tribunale di Roma ha condannato Ferrovie dello Stato al risarcimento dei familiari di un operaio di Foggia morto per amianto. I giudici capitolini hanno accolto il ricorso degli avvocati Daniela Cataldo e Ezio Bonanni.

L’aggiustatore meccanico ha lavorato nel 1969 alle dipendenze di RFI nelle Officine grandi riparazioni di Foggia. Sono bastati 14 mesi alle dipendenze delle Ferrovie dello Stato per contrarre un mesotelioma che, purtroppo, lo ha ucciso.

Nonostante la resistenza delle Ferrovie dello Stato, è dimostrato che l’asbesto è stato utilizzato nelle carrozze e nei locomotori e che coloro che vi hanno lavorato, hanno subito un’elevata esposizione alla fibra killer.

Ferrovie dello Stato, amianto nelle Officine GR di Foggia

L’uomo, nei 14 mesi all’interno dell’OGR di Foggia delle Ferrovie dello Stato, si è occupato della manutenzione dei rotabili ferroviari, motori, tubazioni e cavi elettrici. Nell’unico grande ambiente lavoravano insieme tutte le maestranze esposte alla polvere di amianto che ha causato in tanti dipendenti tumori e patologie asbesto correlate.

La storia del 69enne di Foggia è simile a quella di tanti suoi colleghi, morti a Torino, come a Bologna. La storia della Officine Grande Riparazioni delle FdS è caratterizzata dalla strage di lavoratori, che in qualche caso hanno colpito anche i familiari.

 “Una nuova vittoria – ha dichiarato l’avvocato Ezio Bonanni – che ci fa capire come l’indennizzo Inail sia insufficiente a coprire i danni subiti dalle vittime amianto. Siamo soddisfatti del risultato, ma le persone esposte alla fibra killer e i loro familiari non dovrebbero affrontare anche percorsi giudiziari lunghissimi perché siano riconosciuti i loro diritti”.

La vicenda giudiziaria del 69enne

Nel 2006 l’operaio ha avuto un primo versamento pleurico e il 28 marzo 2009 è, purtroppo, deceduto per aver contratto un mesotelioma epitelioide. Ha lasciato la moglie e i due figli. La scienza ha ormai appurato da tempo che il mesotelioma è causato esclusivamente dall’amianto. L’Inail ha infatti subito accertato l’origine professionale della malattia. Ha quindi costituito in favore della vedova del 69enne la rendita di reversibilità.

La donna e i figli, assistiti dagli avvocati Ezio Bonanni (presidente dell’Ona – Osservatorio nazionale amianto), e Daniela Lucia Cataldo, hanno quindi presentato ricorso al Tribunale di Roma per ottenere il risarcimento di tutti i danni, patrimoniali e non patrimoniali.

Ferrovie dello Stato ha contestato la pretesa spiegando che “solo a partire dalla metà degli anni ’70 vi è stata la presa di coscienza circa la pericolosità della esposizione a fibre in amianto”.

Il giudice Antonella Casoli ha, invece, accertato la responsabilità del datore di lavoro quando ha “adibito il lavoratore a lavorazioni che lo hanno esposto a elevatissime concentrazioni di polveri e fibre di amianto, contenute nei materiali manipolati e comunque aerodisperse nell’ambiente di lavoro”, ma anche perché avrebbe “omesso di mettere a disposizione dei lavoratori dispositivi di protezione individuale, quali mascherine e tute da lavoro e di informare il lavoratore sui rischi connessi” all’amianto.

Inoltre, sempre secondo il Tribunale di Roma, che si rifà a precedenti sentenze, “già negli anni ’50 esisteva un’ampia letteratura scientifica che richiamava gli effetti dannosi dell’amianto.

La connessione tra l’asbesto e la malattia che ha portato alla morte del 69enne è stata in primis riconosciuta dall’Inail e poi dalla perizia medico – legale disposta durante il procedimento.

Ferrovie dello Stato condannata, il calcolo del risarcimento

Su queste basi, realizzando un calcolo sull’invalidità temporanea subita dalla vittima amianto, dalla diagnosi della malattia fino alla morte, e considerando anche l’impatto psicologico fortemente negativo, il Ctu nominato dal Tribunale ha quantificato il danno subito in 201.513,20 euro che andranno ai familiari dell’operaio, oltre alla rivalutazione monetaria e agli interessi legali.

Inoltre, è pendente anche l’altro procedimento, quello relativo ai danni subiti dagli stretti congiunti per la malattia e la morte dell’uomo. Questi ha lasciato la vedova (63 anni), e due figli (di 37 e 33 anni), dopo un’agonia che si è protratta per circa 3 anni.

Il VII Rapporto ReNaM dell’Inail, pubblicato nel febbraio 2022 e aggiornato al 2018 ha censito 696 casi tra i dipendenti di FS. Fino al 2015 erano 619. I numeri sono ancora parziali, perché tre regioni non hanno inviato i casi registrati dal 2016.

Ma è solo la punta dell’iceberg, perché poi dal 2015 al 2021 l’ONA ha censito ulteriori 200 casi. Il che ha portato a circa 1000 decessi solo per mesotelioma e sfiora i 3000, tenendo conto di tutte le altre malattie asbesto correlate. Si arriva così a un numero complessivo di 4000 morti, escludendo le ditte esterne di coibentazione delle carrozze ferroviarie.

I dati sono disponibili anche nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Ezio Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

L’Ona si batte da sempre per fare giustizia per le vittime dell’amianto e le loro famiglie. Ma anche per le bonifiche, unico modo per evitare ancora malattie e morti. L’associazione ha anche creato una App per le segnalazioni. I cittadini possono utilizzarla per aggiornare la mappatura dei siti contaminati.

Danni amianto, Claudio Durigon al fianco delle vittime

danni amianto
Claudio Durigon

Claudio Durigon, deputato della Lega, è intervenuto ieri al convegno per una nuova cultura d’impresa. Temi chiave: sport, salute e sostenibilità e i danni amianto.

Il presidente di Confimea, Roberto Nardella, ha presentato il progetto confederale per portare le aziende ad abbracciare un metodo diverso di fare impresa, che ponga al centro il rispetto dell’ambiente e della persona. Durigon ha espresso il suo plauso per la sinergia che si è venuta a creare tra l’associazione di categoria, il Comitato italiano nazionale Fair play presieduto da Ruggero Alcanterini e l’Osservatorio nazionale amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni.

La strage silenziosa causata dall’utilizzo dell’amianto in Italia, almeno fino sua alla messa al bando, con la legge 257/1992, è un tema caro anche al deputato Durigon, originario della provincia di Latina, proprio come l’avvocato Bonanni.

Durante il convegno, al quale ha partecipato anche il presidente del Coni, Giovanni Malagò, e il sottosegretario di Stato del ministero della Salute, Andrea Costa, Durigon ha sottolineato l’importanza di agire parallelamente sui temi di salute e sostenibilità. Temi nei quali rientra quello dell’amianto.

I danni causati dall’amianto

Le aziende hanno utilizzato l’amianto fino all’entrata in vigore della legge che ne ha vietato l’estrazione. Questo nonostante già dagli anni ’40 alcuni studi avessero evidenziato i danni che causava alla salute di chi ne respirava le fibre e le polveri. L’asbesto causa infatti, infiammazioni e tumori, primo tra tutti il mesotelioma. Oltre a questo provoca diversi altri tipi di cancro e tutta una serie di patologie asbesto correlate.

Nei casi di grandi siti produttivi le persone colpite non sono state soltanto quelle che lavoravano all’interno delle fabbriche e i loro familiari che respiravano le fibre portata a casa attraverso i vestiti e i capelli, ma anche i residenti dell’area vicina all’azienda. Le conseguenze, in tutta la loro drammaticità, stanno emergendo da qualche decennio, perché le malattie causate dall’amianto restano latenti anche decine di anni. Nel VII Rapporto ReNaM l’Inail ha registrato i casi di mesotelioma negli anni e, purtroppo, sono in continua e costante crescita.

Durigon: “Gestire al meglio le vittime dell’amianto”

“Un euro investito nella salute – ha spiegato Durigon – porta a 5 euro di risparmio in cure mediche e risarcimenti in un secondo momento”. Questo è anche il pensiero dell’Ona, ben delineato dall’avvocato Ezio Bonanni durante l’evento al Salone d’onore del Coni, al Foro italico a Roma. L’Osservatorio da anni, infatti, si batte, per un intervento preventivo. Per la bonifica dell’amianto dai luoghi pubblici e privati, per incentivi alle imprese che decidono di eliminare l’asbesto dalle fabbriche e di ammodernare.

Troppo spesso questi moniti cadono nel vuoto. “La politica delega ancora il problema amianto alla magistratura. Quando però ormai gli operai si sono ammalati e si può soltanto chiedere giustizia”.

L’onorevole Durigon intervistato al termine del convegno si è però impegnato per trovare soluzione a un fenomeno che fa 7mila vittime l’anno, che sono destinate ad aumentare. Così come si evince dall’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni, “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

“Dobbiamo gestire questa fase – ha spiegato Durigon – in maniera diversa. Ci sono ancora oggi tantissime imprese che hanno al loro interno l’amianto. C’è bisogno di un credito d’imposta, di un’attività varia che possa debellare questa grave situazione che c’è ancora nel nostro Paese. E poi è necessario gestire al meglio tutti quei lavoratori che hanno avuto danni importanti”. Ha quindi spiegato come il Pnrr possa essere un aiuto per gestire le bonifiche, anche se l’amianto è citato una volta soltanto nel Piano nazionale di ripresa e resilienza. “Possiamo metterci mano” ha dichiarato Durigon.

Danni amianto, cosa prevede il Pnrr

La questione amianto è citata nel Pnrr soltanto una volta, quando si parla di pannelli fotovoltaici.

“L’Italia è tra i paesi con il più alto consumo diretto di energia nella produzione alimentare dell’Unione Europea (terza dopo Francia e Germania). I costi energetici totali rappresentano oltre il 20 per cento dei costi variabili per le aziende agricole, con percentuali più elevate per alcuni sottosettori produttivi.

L’intervento proposto mira a raggiungere gli obiettivi di ammodernamento e utilizzo di tetti di edifici ad uso produttivo nei settori agricolo, zootecnico e agroindustriale per la produzione di energia rinnovabile, aumentando così la sostenibilità, la resilienza, la transizione verde e l’efficienza energetica del settore e contribuire al benessere degli animali.

In particolare, il progetto si pone l’obiettivo di incentivare l’installazione di pannelli ad energia solare su di una superficie complessiva senza consumo di suolo pari a 4,3 milioni di mq, con una potenza installata di circa 0,43GW, realizzando contestualmente una riqualificazione delle strutture produttive oggetto di intervento, con la rimozione dell’eternit / amianto sui tetti, ove presente, e/o il miglioramento della coibentazione e dell’areazione”.

Quindi in relazione ad un settore specifico. Nulla per quanto riguarda le scuole e gli ospedali, molti dei quali ancora contaminati. Nulla sulle bonifiche di aziende e siti di produzione, né per edifici privati. Una mancanza di attenzione che può causare ancora tanti danni amianto e migliaia di vittime.

La proposta di riforma della legge amianto finita nel cassetto

“Per poter affrontare e risolvere la problematica legata all’uso dell’amianto prima della legge 257/92 occorrono nuovi strumenti”. Lo ribadisce con forza anche il presidente dell’Ona, l’avvocato Bonanni.

“Tra questi – ha continuato Bonanni – servono strumenti tecnico-normativi, finanziari e fiscali. Un credito di imposta, come ha detto anche Durigon, per coloro che bonificano, sia nel settore pubblico che privato e anche per le aziende”.

Già il 7 novembre 2017 l’Ona ha presentato un articolato testo tecnico-normativo per riformare la Legge 257/1992 sull’amianto, che se approvato potrebbe permettere di affrontare e risolvere subito il problema in Italia. Testo che poi è stato inserito nella proposta di legge: “Modifiche alla legge 27 marzo 1992, n. 257 contenente norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto“.

Prevede, infatti, lo smaltimento e la bonifica dell’asbesto con il credito d’imposta per coloro che lo rimuovono.

L’evento in Campidoglio del 7 novembre 2017

Il fair play guiderà la nuova cultura d’impresa

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Bonanni parla sul palco del pair play

Sport, salute e sostenibilità, per una nuova cultura d’impresa” e l’imprenditore protagonista di un cambiamento epocale sulla base dei valori del Fair play: correttezza, lealtà, rispetto. Questo il punto chiave del progetto confederale di Confimea presentato oggi al salone d’onore del Coni, al Foro Italico, a Roma. L’evento è stato organizzato con il supporto del Comitato nazionale italiano Fair Play, con il patrocinio del Coni, di Sport e Salute e la partecipazione dell’Ona – Osservatorio nazionale amianto, di Earth Day Italia e di The Map Report.

Ad introdurre i lavori il presidente del Coni, Giovanni Malagò, di ritorno dai Giochi olimpici di Pechino, che si è soffermato sull’uso ormai maniacale della parola “sostenibilità”. Parola che fortunatamente è diventata fondamentale e che guida ogni azione, anche le manifestazioni sportive. “Si può avere la migliore scuola di sport, i migliori tecnici, ma se si organizza un evento sportivo a discapito della città, di chi vi abita e lavora, il danno che si crea inficia e supera l’importanza dell’evento sportivo stesso”.

L’Osservatorio nazionale amianto e il Comitato nazionale italiano Fair Play hanno consegnato a Malagò una targa per ringraziarlo per il suo impegno e per lo straordinario successo del Coni nel XXIV Giochi Olimpici Invernali.

Costa: “L’approccio del fair play può essere usato in tutti i settori”

Dopo di lui è intervenuto il sottosegretario di Stato al ministero della Salute, Andrea Costa che ha ribadito come tutti possano contribuire al cambiamento: “Oggi più che mai c’è la consapevolezza di come, dando giusta priorità all’attività sportiva, lavorando quindi sulla prevenzione, si migliori la qualità della vita e si risparmino risorse impiegate ora nella Sanità. Crescere con la cultura dello sport significa crescere con la cultura delle regole”. Ha ringraziato il presidente del Comitato nazionale italiano Fair Play, Ruggero Alcanterini, per il suo lavoro straordinario, portato avanti con grande passione: “L’approccio del Fair play può essere utilizzato in tutti i settori, questo ci permetterà di costruire insieme una società migliore”.

“Della necessità di un cambiamento per evitare di distruggere il nostro pianeta – ha spiegato il coordinatore di Heart Day Italia, Pierluigi Sassi – si parla da decenni e non sono bastati 30 anni di Conferenze sul clima per arrivare a qualcosa di concreto. Oggi il mondo delle imprese e il mondo dello sport si uniscono per contribuire a raggiungere questo obiettivo”.

Il progetto confederale di Confimea: il consulente di sostenibilità

Il presidente di Confimea, Roberto Nardella, dopo l’interessante premessa del Direttore generale, l’avvocato Silvia Mei, è entrato nel vivo svelando ogni aspetto del progetto confederale. Ha spiegato come non si può prescindere dal fatto che in Italia ci sono per la maggior parte piccole e medie imprese e 6 milioni di partite Iva. Una ogni 10 persone. Impossibile prescindere da questo. L’azienda è integrata nel territorio, nella comunità.

“La sera l’imprenditore diventa uno di loro. Dobbiamo rimisurarci. Creare un modo di pensare l’impresa dove la terra e la salute sono interconnesse, si muovano all’unisono. Il Pnrr è fondato sugli stessi 3 principi su cui si basa anche nostro progetto. L’azienda dovrà quindi presentare anche un bilancio di sostenibilità. Non solo economico. Ci sarà un consulente di sostenibilità al fianco dell’imprenditore che gestirà un punto di ascolto con rappresentanze delle parti sociali.

Il fair play, la vera internazionalizzazione di Confimea

Sono previste poi sinergie tra imprenditori e un dialogo con tutto il sistema federale. Con reti di imprese. L’obiettivo è non far morire nessuna partita iva. Se le mettiamo in rete, se lavoriamo insieme, tutti possono sopravvivere.  Verso la vera internazionalizzazione, quella di ampliare mercati e non delocalizzare i siti produttivi, ma i prodotti. Altri obiettivi sono poi ridurre gli sprechi energetici e gli scarti legati al processo di produzione. Ridurre l’utilizzo della carta e la digitalizzazione. Lavorare per una prevenzione primaria contro la spesa sanitaria.

Ultimo punto ma non meno importante – ha continuato – la gestione del rischio d’impresa. Per la protezione della produzione e dei dati.  Anche la piccola impresa può farlo con il nostro sistema. Il nostro progetto protegge il sistema imprenditoriale italiano.

La seconda missione del Pnrr è il verde e la transizione ecologica. L’economia circolare può avvenire attraverso le reti di impresa. E ancora realizzare un welfare aziendale. Tutto questo attraverso i valori del  fair play – ha concluso – correttezza e lealtà e rispetto”.

Bonanni – Ona: abbattere barriere ideologiche per lotta amianto

Alla salute e alla sicurezza dei lavoratori come investimento della stessa azienda si è agganciato per il suo intervento il presidente dell’Ona – Osservatorio nazionale amianto. L’avvocato Ezio Bonanni, ha spiegato in un breve excursus la storia dell’utilizzo dell’amianto in Italia ben delineata, così come i danni causati, nella sua ultima pubblicazione “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. Nel suo appassionato intervento ha quindi dichiarato come sia: “necessario superare la distinzione ottocentesca tra imprenditore e lavoratore. Nella lotta all’asbesto, inoltre, non deve esistere colore politico. E’ importante superare anche barriere e steccati ideologici. Non ci deve essere contrapposizione tra impresa e lavoro. Lo scontro è sempre un errore, come ha ricordato ultimamente anche Papa Francesco“.

L’avvocato si è quindi rivolto ai politici presenti, gli onorevoli Claudio Durigon, Cosimo Maria Ferri e Nicola Carè: “A livello politico devono essere predisposti strumenti adeguati e coerenti. L’Inail deve essere accanto a imprese e lavoratori anche prima che accadano incidenti. Potrebbe modulare i premi sulla base della reale protezione di lavoratori. Con un abbattimento del premio per l’industria salubre”.

Ha ribadito l’importanza delle bonifiche dall’amianto che potrebbero essere accelerate tramite incentivi fiscali. Una ricetta per arrivare a zero esposizioni cancerogene, zero malattie, zero cause e zero risarcimenti. “Il denaro – ha concluso Bonanni – va impiegato per la prevenzione. Questa è la linea dell’Ona, ma la politica ha sempre delegato alla magistratura”.

Ruggero Alcanterini ha riassunto la sfida che è stata lanciata oggi: “Dobbiamo cambiare mentalità seguendo lo spirito del fair play, perché le azioni non si ripercuotono sulla collettività. Così come è stato per l’amianto. Oggi nasce questa alleanza con l’Ona e Confimea che hanno questa sensibilità per una conversione geometrica verso una migliore qualità della vita”.