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martedì, Settembre 21, 2021

Mesotelioma peritoneale maligno, nuovo studio

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Testato un nuovo studio all’Anderson Cancer Center dell’Università del Texas

I ricercatori dell’MD Anderson Cancer Center dell’Università del Texas, hanno scoperto una nuova opzione per trattare con successo il mesotelioma peritoneale maligno (MPeM).

MPeM: una neoplasia che non lascia scampo

La ricerca, condotta da Kanwal Raghav, MD, professore associato di Gastrointestinal Medical Oncology, e Daniel Halperin, MD, assistente professore di Gastrointestinal Medical Oncology, è stato pubblicato lo scorso 14 luglio su Cancer Discovery.

Il mesotelioma peritoneale maligno (MPeM) è una neoplasia maligna, rara e aggressiva, che colpisce il mesotelio, una membrana sierosa che costituisce l’involucro degli organi addominali e il rivestimento interno delle pareti dell’addome.

Essa è esclusivamente causata dall’esposizione all’amianto, tanto che la sua incidenza è molto alta nei Paesi che hanno utilizzato ampiamente la fibra killer in passato.

Purtroppo, l’MPeM ha una prognosi infausta.  La maggior parte dei pazienti muore a causa della malattia entro un anno. 

Sebbene la sua patogenesi sia associata all’infiammazione cronica, ancora non si è fatta piena chiarezza sulle dinamiche che la scatenano.

Negli ultimi anni, i ricercatori si sono interessati all’infiammazione sistemica.  Dal 1863, quando il patologo tedesco Rudolf Vichow trovò globuli bianchi nel tessuto tumorale, sono state avanzate diverse ipotesi basate sui risultati della ricerche.

I risultati lascerebbero supporre che le neoplasie si verifichino nei siti di infiammazione.  

Sta di fatto, che al momento le opzioni di trattamento sono limitate e, poiché i sintomi il più delle volte passano inosservati, il cancro peritoneale viene solitamente diagnosticato in una fase avanzata. 

Se non trattata, l’aspettativa di vita è spesso inferiore a un anno.

Terapie tradizionali 

I pazienti con mesotelioma peritoneale maligno, di solito vengono trattati seguendo le raccomandazioni per il mesotelioma pleurico maligno.

Purtroppo, la maggior parte degli studi sui farmaci chemioterapici sono stati condotti per il mesotelioma pleurico, spesso escludendo i pazienti con MPeM.

Le strategie di trattamento tradizionali sono varie. Di solito includono la chirurgia citoriduttiva ottimale, la perfusione peritoneale ipotermica intraoperatoria con chemioterapia (HIPEC) o la chemioterapia intraperitoneale postoperatoria precoce (EPIC).  

I pazienti “test”

A testare la nuova terapia, un gruppo di venti pazienti trattati con la combinazione di farmaci immunetarapici Tecentriq e Avastin (atezolizumab e bevacizumab).

Per essere ammessi al test, i pazienti dovevano:

  1. avere almeno 18 anni o più; 
  2. avere un mesotelioma peritoneale maligno avanzato confermato istologicamente, non suscettibile di chirurgia citoriduttiva definitiva (CRS);
  3. dovevano essere stati intolleranti almeno a una linea di chemioterapia sistemica;
  4. I pazienti potevano aver ricevuto in precedenza il farmaco Bevacizumab.

Inoltre, ai pazienti era richiesta una performance status ECOG di 0 o 1 e una funzione accettabile di organi e midollo osseo.  

Sono stati ammessi anche i pazienti che avevano metastasi extraperitoneali.

Esclusi invece coloro che:

  1. avevano precedentemente ricevuto immunoterapia;
  2. chi aveva ricevuto la diagnosi attiva di malattia autoimmune o immunodeficienza;
  3. avevano un tumore maligno concomitante, una storia nota di metastasi del sistema nervoso centrale attive o non trattate;
  4. erano sottoposti a terapia immunosoppressiva sistemica al momento dell’arruolamento.

Tutti i partecipanti sono sono stati arruolati tra il 30 marzo 2017 e il 12 febbraio 2019.

L’età media era di 63 anni, il 60% dei partecipanti erano donne e il 75% ha dichiarato di non essere stato esposto all’amianto. 

I partecipanti allo studio erano l’80% bianchi, il 10% ispanici, il 5% neri e il 5% di altre nazionalità.

Una speranza dai farmaci immunoterapici

A dire il vero, in passato i ricercatori dell’MD Anderson avevano già valutato questa combinazione di farmaci. Questi erano stati tuttavia somministrati singolarmente, in diversi tumori rari e solidi, tra cui il cancro appendicolare, pancreatico e il mesotelioma pleurico, causato dall’esposizione all’amianto.  

Ebbene, per il mesotelioma, la sinergia dei due farmaci ha prodotto una risposta positiva, indipendentemente dal carico mutazionale del tumore e dallo stadio del cancro.

La cura con atezolizumab e bevacizumab è stata ben tollerata e ha determinato un tasso di risposta obiettiva del 40% nei pazienti con mesotelioma peritoneale maligno avanzato, un raro tumore del rivestimento  dell’addome. 

Se per i pazienti, la sopravvivenza libera da progressione stimata era di 17,6 mesi, la durata mediana della risposta, grazie al trattamento, è stata infatti di 12,8 mesi. 

Di contro, i pazienti sottoposti a chemioterapia tradizionale erano entrati nello studio con una progressione mediana della malattia di 8,3 mesi.

“La combinazione di bevacizumab e atezolizumab ha mostrato un promettente restringimento del tumore”, ha detto l’oncologo Dr. Kanwal Raghav.  “Questa combinazione è un’opzione di seconda linea molto buona e affidabile per i pazienti”.

Nello specifico, Atezolizumab è un tipo di farmaco immunoterapico chiamato “inibitore del checkpoint immunitario”, che prende di mira il PD-L1 (una proteina presente sulla superficie di alcune cellule dell’organismo.

Il bevacizumab è invece una terapia mirata, che rallenta la crescita di nuovi vasi sanguigni inibendo il fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGF).  

La sopravvivenza globale mediana purtroppo non è stata raggiunta, ma il tasso di sopravvivenza a un anno è stato dell’85%, contro il 65%. 

In cosa consiste la cura al mesotelioma peritoneale maligno

I pazienti con mesotelioma peritoneale hanno ricevuto 15 cicli di trattamento. I farmaci sono stati somministrati per via endovenosa ogni 21 giorni fino alla progressione della malattia o alla tossicità inaccettabile.  

Dopo 23,5 mesi, sei pazienti stavano ancora ricevendo il trattamento, mentre altri 10 partecipanti hanno interrotto la terapia a causa della progressione della malattia: due a causa della tossicità, uno per morte e uno per sospensione facoltativa.

Sono necessarie più sperimentazioni cliniche

Visti i risultati, gli autori dello studio hanno sottolineato che è necessario insistere sulle sperimentazioni cliniche, arruolando un numero sempre maggiore di pazienti.

Ciò servirebbe sia a convalidare i risultati dello studio, sia a determinare se la combinazione deve essere utilizzata come trattamento di prima linea.

ONA a fianco dei malati

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus, presieduta dall’avv. Ezio Bonanni,  è l’associazione di utilità sociale che guida anche la ricerca scientifica sul mesotelioma.

Un pull di medici, specializzati nelle diverse discipline (biologia, oncologia, chirurgia, radiologia, cardiologia etc…), ha elaborato le linee guida per la diagnosi precoce del mesotelioma, per la sperimentazione dei nuovi farmaci, per nuove tecniche chirurgiche combinate con la chemioterapia (esempio: chirurgia con chemioterapia intrapleurica – tecnica del Prof. Francesco Migliore).

L’ONA guida i pazienti presso i centri specializzati per la cura del mesotelioma e fornisce ascolto e seconda opinione, e supporto clinico e tutela legale. L’assistenza dell’ONA è gratuita:

  • Dipartimento di terapia e cura del mesotelioma

Lo studio dell’avv. Ezio Bonanni fornisce tutela legale per le vittime e per i loro famigliari:

  • Danni da amianto: risarcimenti, rendite e benefici contributivi
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