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martedì, Settembre 21, 2021

Johnson & Johnson, in passivo per l’amianto, fa ricorso

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La multinazionale nordamericana sta valutando la creazione di una nuova filiale per assorbire le sue diffuse passività legate all’amianto

“Johnson & Johnson sta valutando la creazione di una nuova filiale per assorbire le sue diffuse passività legate all’amianto”. La multinazionale farmaceutica fa ricorso al Capitolo 11 sulle istanze di fallimento negli Stati uniti.

A riportarlo sono Wall Street Journal, Reuters News Service e altri organi di stampa USA.

Capitolo 11: “fusione divisiva”

Il Capitolo 11 è una norma della legge fallimentare statunitense.

Sfruttare la legge della “fusione divisa”, del Texas, consente alle imprese di dividersi in almeno due entità e dichiarare bancarotta, evitando ogni contenzioso.

Grazie al Capitolo 11, J&J potrebbe 

  1. creare una società più piccola che ospita le passività legate alla questione talco contaminato da amianto;
  2. avviare una ristrutturazione a seguito di un grave dissesto finanziario.

Questo consentirebbe alla multinazionale di risparmiare potenzialmente miliardi di dollari, legati al pagamento di cause risarcitorie.

Cause, che, come noto, collegano l’iconico talco per bambini al cancro ovarico e al mesotelioma maligno.

J&J potrebbe anche ipotizzare l’utilizzo di altri meccanismi per effettuare la dichiarazione di fallimento, oltre alla legge del Texas.

Conseguenze del fallimento 

Inoltre:

1) Si fermerebbe il contenzioso in corso;

2) I querelanti che non sono stati risarciti potrebbero impantanarsi in una lunghissima procedura fallimentare con una società probabilmente molto più piccola (i casi di fallimento archiviati per risolvere i contenziosi, compresi quelli relativi all’amianto, spesso richiedono anni e quasi mai rimborsano completamente i creditori);

3) I futuri pagamenti ai querelanti, sostanzialmente ridotti, dipenderanno da come J&J deciderà di finanziare l’entità che ospita le sue passività di talco.

Johnson & Johnson non conferma i rapporti.

Un portavoce della consociata J&J smentisce tuttavia la notizia. “Johnson & Johnson Consumer Inc. non ha deciso su alcun particolare corso d’azione in questo contenzioso, se non quello di continuare a difendere la sicurezza del talco e contestare questi casi nel sistema degli illeciti, come dimostrano i processi in corso”J&J ha rifiutato ulteriori commenti.

Fonti di Reuters sostengono che in realtà, la società non ha ancora deciso se perseguire il piano fallimentare e potrebbe alla fine abbandonare l’idea.

Reuters non è riuscita inoltre a determinare se J&J abbia ingaggiato avvocati di ristrutturazione per aiutare la società a esplorare il piano di fallimento.

Un numero di cause in crescita

Attualmente Johnson & Johnson sta affrontando circa 30mila cause nei tribunali degli Stati Uniti.

Nella stragrande maggioranza, si tratta di processi relativi all’utilizzo di talco contaminato dall’amianto, causa di tumori e altre gravi patologie.

Un piccolo segmento di questi riguarda i casi di mesotelioma, un cancro raro e letale causato dall’esposizione all’amianto (la fibra killer si trova nelle vicinanze dei siti in cui si estrae il talco).

J&J: prima il profitto

Il procuratore Ken Starr, rappresentando le donne che hanno intentato causa alla J&J, aveva scritto nelle memorie del tribunale che l’azienda farmaceutica “sapeva da decenni che le sue polveri di talco contenevano amianto. Una sostanza altamente cancerogena con nessun livello di esposizione sicura conosciuto”.

Starr aveva aggiunto che “l’azienda avrebbe potuto proteggere i clienti passando dal talco all’amido di mais, come proposto dai suoi scienziati già nel 1973.  Ma l’azienda non era disposta a sacrificare i profitti per avere un prodotto più sicuro”.

La multinazionale difende i suoi prodotti

In tribunale, J&J si è sempre difesa sostenendo che i suoi prodotti a base di talco sono sicuri e non causano il cancro.

Per avvalorare le sue tesi, si è avvalsa di numerosi studi che hanno negato il nesso tra l’uso del talco e il cancro alle ovaie.

Peccato che molti altri studi abbiano dimostrato l’esatto contrario.

Ciò ha dato vita ad una serie di verdetti contrastanti.  Alcuni hanno dato ragione alla multinazionale, altri hanno assegnato grandi somme ai querelanti, altri ancora sono stati rinviati in appello.

Il parere dei legali 

Riguardo alla possibilità di ricorrere alla fusione divisiva, gli avvocati dei querelanti, considerano tale strategia come una furbata per evitare accordi o giudizi potenzialmente costosi. 

Ad ogni modo, non sarebbero inizialmente in grado di fermare J&J dal fare un tale passo, anche se potrebbero perseguire altre vie legali in un secondo momento.

“Un fallimento a due fasi è una mossa in linea con le tattiche senza scrupoli che Johnson & Johnson esercita da decenni. Se avrà successo – e non crediamo che sarà così – l’azienda potrebbe scaricare la sua responsabilità dalle cause sul talco in tutto il Paese” – hanno dichiarato i legali.

Non solo amianto 

Non è la prima volta che J&J va in giudizio per la sicurezza dei suoi prodotti, non solo per il rischio amianto:

  • 1995: La J&J paga una multa di 7,5milioni di dollari. La multinazionale aveva distrutto i documenti relativi a un’indagine sulla commercializzazione errata della sua crema per l’acne Retin-A, per rimuovere le rughe;
  • 1996: un’ordinanza vieta alla Johnson & Johnson, di “travisare in alcun modo i risultati o le conclusioni di qualsiasi test o studio riguardanti prodotti da banco con un uso relativo alla riproduzione umana, organi riproduttivi o malattie sessualmente trasmissibili (MST)“. L’accordo richiede anche loro di avere prove scientifiche competenti e affidabili per qualsiasi affermazione che fanno sull’efficacia di contraccettivi da banco o prodotti per la protezione contro le malattie sessualmente trasmissibili. Inoltre, quando pubblicizzano qualsiasi lubrificante personale e/o spermicida, devono disporre di prove scientifiche competenti e affidabili a sostegno di eventuali affermazioni relative a:
  • il tasso di fallimento di qualsiasi metodo contraccettivo;
  • la capacità del prodotto di proteggere dallo sviluppo di minuscoli fori nei preservativi durante l’uso;
  • la capacità del prodotto di proteggere dall‘HIV e da altri virus;
  • i benefici per la salute del prodotto”;

Ancora controversie legali

  • 2001: J&J, ingaggiata in una causa collettiva, paga 860 milioni di dollari per aver ingannato i consumatori delle sue lenti a contatto morbide Acuvue 1-Day. J&J raccomandava di portarle solo una volta, in realtà, le lenti avevano le stesse caratteristiche delle normali lenti Acuvue, che duravano due settimane.
  • 2010: I produttori farmaceutici americani di Ortho-McNeil Pharmaceutical LLC e Ortho-McNeil-Janssen Pharmaceuticals Inc., entrambe sussidiarie di Johnson & Johnson, concordano di pagare più di 81milioni di dollari per risolvere la responsabilità penale e civile derivante dalla promozione illegale del farmaco per l’epilessia Topamax. In buona sostanza, la Food and Drug Administration (FDA) aveva approvato Topamax come farmaco antiepilettico, per il trattamento delle crisi parziali, ma non per uso psichiatrico. Utile precisare che, una volta che un farmaco è stato approvato dalla FDA, un produttore non può commercializzarlo o promuoverlo per qualsiasi uso non specificato nella sua nuova domanda di farmaco. Gli usi non autorizzati sono noti anche come “usi non approvati” o “off-label“.
  • Oltre alla sanzione penale, Ortho-McNeil-Janssen Pharmaceuticals ha pagato 75,37milioni di dollari per risolvere le accuse civili ai sensi del False Claims Act, per aver promosso illegalmente Topamax e causato la presentazione di false affermazioni a programmi di assistenza sanitaria del governo per una varietà di usi psichiatrici che non erano indicazioni accettabili dal punto di vista medico e quindi non coperte da tali programmi;

Recidività tra amianto e oppioidi

  • 2011: J&J paga 85milioni di dollari per accuse simili contro il suo farmaco per il cuore Natrecor;
  • 2011: scoppia il caso del talco contaminato all’amianto;
  • 2013: Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti sanziona l’azienda con 2,2miliardi di dollari in multe penali per aver commercializzato il suo farmaco per l’autismo e antipsicotico Risperdal per usi non approvati. Tra i gravi effetti collaterali del Risperdal riscontrati dalla FDA: diabete mellito, iperprolattinemia, sonnolenza, depressione, ansia, comportamento psicotico, suicidio e morte;
  • 2019: Una giuria di Filadelfia ordina a J&J di pagare 8miliardi di dollari a un uomo del Maryland. I legali sostenevano che l’azienda aveva commercializzato illegalmente il farmaco antipsicotico Risperdal, minimizzando l’effetto collaterale per cui ai giovani uomini che lo usano poteva crescere il seno;
  • 2020: J&J, insieme ad altre quattro aziende, pattuisce un accordo da 26 miliardi di dollari con le contee e le città che le avevano citate per i danni legati all’epidemia di oppioidi. E’ il più grande caso della corte federale nella storia americana;
  • 2021: J&J sancisce un accordo da 230milioni di dollari con lo stato di New York, che le impedisce  di promuovere e distribuire gli oppioidi negli Stati Uniti.

Talco cancerogeno

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