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venerdì, Maggio 14, 2021

Pietro Mennea, una storia del tutto particolare

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Con Ruggero Alcanterini, la settima puntata di TROPS e una per tutte, la storia esemplare di Pietro Mennea, campione della volontà.

Un excursus completo secondo la filosofia di You Emergency Sport, che racconta con parole ed immagini quello che può determinare l’opportunità sportiva, seguendo la Freccia del Sud, falcata dopo falcata, nel suo non facile percorso, ben oltre gli straordinari traguardi ottenuti sulla pista.

Avevo come un presentimento e purtroppo non mi ero sbagliato. Le libertà autoriali e le esigenze della fiction televisiva, svincolate dalla storia vera, hanno trasformato una opportunità in un problema di coscienza e dignità, almeno per quelli che hanno condiviso la lunga e complessa vicenda umana e sportiva di Pietro Mennea, la Freccia del Sud.

Pietro Mennea, la Freccia del Sud: anteprima

Ieri ho assistito alla anteprima proiettata nel salone d’onore e sono uscito sgomento per la rappresentazione della FIDAL, più volte citata come una federazione ostile, arrogante e intrigante, con un “Masi” presidente , che prima licenzia Vittori e causa un disastro per la partecipazione di Mennea a Montreal, quindi si oppone alla partecipazione di Pietro alle Universiadi 1979 a Città del Messico, preferendo la coppa del mondo per ragioni politiche IAAF…

Diciamo che di Nebiolo, il sottoscritto e tutto il consiglio federale – dal 1969 al 1988 – ne risulta una mostruosa collettività di satrapi.

È chiaro, che a distanza decenni tutto diventa evanescente e suscettibile di fantasiose ricostruzioni, ma si da il caso che molti dei dirigenti, protagonisti di quegli anni.

Mi faccio carico di dover dunque dare uno start up per iniziare una rivisitazione di questa importante storia di costume e sport sociale, per quanto mi riguarda, ripartendo dal 1967. È molto importante capire che Mennea ha avuto sì una vita difficile sino al 1971, quando Nebiolo impose a Vittori il suo inserimento nella nazionale di staffetta 4×100. Durante gli “europei” di Helsinki, ma che prima, comunque, fu amorevolmente seguito dall’Avis, dall’AICS e dalla stessa FIDAL, a fronte del disinteresse manifesto proprio del capo della velocità, Vittori. Carlo riteneva che a Pietro mancasse il fisico, anche se le gambe gli giravano. Poi, dal 1972, la storia è cambiata…

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