Fair Play – Green ONA Day, una giornata speciale

Luciano Mutti

Venerdì 25 Ottobre, presso il Salone d’Onore al Foro Italico, si è tenuta la seconda edizione del “Fair Play Day: una giornata dedicata ai principi Newell’s sana convivenza”.

Premiato il Prof. Luciano Mutti durante il Fair Play – Green ONA Day

A patrocinare l’evento, il Comitato Nazionale Italiano Fair Play (CNIFP), presieduto da Ruggero Alcanterini, l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), presieduto dall’avvocato Ezio Bonanni ed il CONI, rappresentato dalla vicepresidente, la campionessa olimpica Alessandra Sensini.

La premiazione

Fra i premiati, il noto professore Luciano Mutti, oncologo e ricercatore della Temple University di Philadelphia, nonché membro del comitato scientifico ONA.

Il Professor Mutti, Presidente del Gruppo Italiano mesotelioma (G.I.Me.), un’associazione non profit che riunisce ricercatori di base e clinici impegnati nella ricerca e nel trattamento di questa neoplasia, ha dichiarato:

“A proposito di fair play, io sono un cavallo di ritorno nel nostro Paese, sono ancora part-time negli Stati Uniti e sono stato molti anni in Inghilterra. In questi anni ho imparato il Fair Play formale. Ora, nel mio paese, vorrei “praticare” il fair play reale. Il ritorno in Italia sostanzialmente è finalizzato ad avere dei risultati da parte dei pazienti sulla ricerca che stiamo portando avanti. Questo è il nostro compito quotidiano. E rispetto all’amianto qualcosa si è fatto. Sono molto contento di aver trovato persone competenti nel nostro paese. Attraverso delle ricerche con l’Università di Siena, ad esempio, stiamo generando dati che cambieranno il futuro dei pazienti con questa malattia – ha sottolineato – in particolare da una parte la scoperta di geni e proteine coinvolte selettivamente nel metabolismo e nei meccanismi di proliferazione di queste cellule tumorali e dall’altra l’identificazione di molecole che ne possono modulare l’attività hanno posto le basi per una rivoluzione nella terapia del mesotelioma”.

Al Professore, fra i massimi esperti mondiali sul mesotelioma pleurico maligno, abbiamo chiesto un parere circa il proliferare delle nuove terapie per la cura di questa rara e devastante forma di cancro, provocata sostanzialmente dall’esposizione all’amianto.

Recenti studi si sono soprattutto focalizzati su farmaci che promettono miracoli, ma che poi risultano dei veri e propri flop, finendo ben presto nel dimenticatoio.

Professor Mutti, qualche tempo fa aveva suscitato curiosità uni studio preclinico, condotto sia nella coltura cellulare che nel modello animale, che la trabectedina, dai cercatori del Centro globale per il cancro di MedUni Vienna e dell’Ospedale Generale di Vienna, guidati da Walter Berger, aveva dimostrato l’efficacia di un farmaco chemioterapico già usato con successo per altri tumori maligni dei tessuti molli e carcinoma ovarico.

L’agente attivo si trova originariamente nel cetriolo marino dei Caraibi, un tunicato marino ed i  risultati dello studio sono stati pubblicati su “Molecular Cancer Therapeutics”.

Perché non si parla più di questo studio? Che evoluzione ha avuto?

Purtroppo è stata già ampiamente dimostrata la totale inefficacia della Trabectedina sul mesothelioma.

La Trabectedina è una molecola sintetizzata ormai da alcuni anni che ha dimostrata qualche efficacia nei tumori ovarici e nei sarcomi.

Due anni fa, grazie alla Fondazione Buzzi, pensammo che fosse utile, in attesa di protocolli con più solida sperimentazione di laboratorio alle spalle, aprire un protocollo con questo farmaco.

A causa di lungaggini burocratiche si è arrivati fino ad oggi senza aver cominciato al sperimentazione che, però, è oggi purtroppo superata da altri farmaci con ottimi risultati preliminari già dimostrati o con forti dati sperimentali nel frattempo ottenuti.

Rispetto a Nintedanib, il suo utilizzo, peraltro da solo, denota ancora una volta la scarsa conoscenza del mesotelioma da parte di taluni e la fretta che le case farmaceutiche hanno di provare dei farmaci nella speranza che funzionino pur di guadagnare mercato:

I dati scientifici negli studi più avanzati e altri dati già pubblicati ci dicono, invece, che l’inibizione della famiglia di recettori indotta da questa molecola non svolge alcun ruolo nello sviluppo e progressione del mesothelioma.

Il Nintedanib, ha dimostrato qualche efficacia nel tumore del polmone (tumore completamente diverso), non è mai stato testato in alcun modo sul mesotelioma neppure in vitro.        

Per curarle il mesothelioma si continuerà dunque ad una combinazione di chemioterapia, chirurgia e radioterapia?

Alle luce delle ultime linee guida presentate, non esistono terapie alternative alla chemioterapia, mentre la radioterapia è stata tolta come indicazione per la cura del mesotelioma.

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