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domenica, Dicembre 5, 2021

Assolto in appello per insufficienza di… fibre

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La Corte d’Appello di Milano ha confermato l’assoluzione con formula piena per Elio Gambini, ex direttore generale dell’ATM

Assolto anche in appello Elio Gambini, ex dirigente dell’Azienda dei Trasporti Milanesi. Era l’unico imputato nel processo per omicidio colposo, per le morti di sei lavoratori della municipalizzata e per presunte lesioni ad altri due dipendenti.

I sei dipendenti della ATM sarebbero stati esposti all’amianto nei tunnel della metropolitana e nei depositi per la sosta notturna dei mezzi di superficie, tra il 2009 e il 2015.

Il processo di primo grado

Il collegio della Quinta sezione penale, presidente Fagnoni, ha confermato l’assoluzione già emanata in primo grado dal Tribunale lombardo. Infatti, secondo il giudice Maria Idria Gurgo di Castelmenardo, nelle motivazioni depositate nel gennaio 2019, le prove emerse non erano sufficienti “in termini di misurazione delle fibre inalate dai singoli lavoratori”.

Inoltre, “sulla base delle conoscenze scientifiche” acquisite, ha scritto il magistrato, “può affermarsi che il momento in cui si verifica il completamento (…) del processo di cancerogenesi”, che conduce alla trasformazione della cellula normale in cellula neoplastica, “non è, né può essere, conoscibile”.

I parenti delle vittime reclamano giustizia

Per tutta risposta, «ancora una volta la magistratura con le sue decisioni, che rispettiamo – ha spiegato l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto -, assolvendo per i casi di morte da amianto, ci lascia tutti sconcertati. Soprattutto i familiari delle vittime, che reclamano giustizia, che quindi si appelleranno alla Corte di cassazione».

La sentenza dei giudici della Corte d’Appello del capoluogo lombardo segue la stessa linea di verdetti precedenti che hanno visto assolti dirigenti di aziende imputati, secondo la Procura milanese, per morti causate dall’esposizione all’amianto nei luoghi di lavoro.

Per il Tribunale, poi, non è stato possibile individuare a chi “debba imputarsi la decisione di esporre i lavoratori all’agente patogeno nelle condizioni date e, nello stesso tempo, chi, avendo residui compiti di controllo, non li abbia svolti”.

Non c’era amianto nella metropolitana

Nel corso del giudizio, sia le difese delle vittime sia la Procura Generale, hanno insistito per la condanna di Gambini. In primo grado il PM aveva chiesto 6 anni. «Dal 1960, via via in modo crescente, fino all’entrata in vigore della L. 257/92 (aprile 1993) – spiega Bonanni -, l’amianto ha avuto largo impiego. Nella metropolitana milanese, l’Atm non ha fornito né informazioni sul rischio amianto, né autorizzato l’uso di dispositivi di protezione individuale e collettiva ai lavoratori esposti. L’azienda è arrivata a negare addirittura la presenza dell’amianto nei luoghi di lavoro».

Serve la bonifica per fermare la strage

Bonanni spera «comunque, per ora e per il futuro, che questa strage sia fermata con la bonifica. Allo stesso tempo che si identifichino i responsabili. L’impegno mio personale, e quello dell’ONA, proseguirà senza sosta, per ora e per il futuro».

L’ex manager era assistito dai legali Caterina Malavenda e Paolo Grasso. L’Atm come responsabile civile era rappresentata dallo studio Mucciarelli.

Le motivazioni del verdetto di secondo grado saranno depositate entro novanta giorni.

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