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Risarcimento amianto, 240mila euro a vedova di un camionista

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Emilio Corbo e Susanna Vannucci con il figlio Niklas

Giustizia per la famiglia di una autotrasportatore morto per amianto a soli 62 anni. I giudici della Corte di Appello di Firenze hanno concesso un cospicuo risarcimento amianto, accogliendo il ricorso presentato dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA – Osservatorio nazionale amianto, contro la sentenza di primo grado del Tribunale di Pistoia che aveva respinto la richiesta di indennità all’INAIL della moglie dell’uomo.

E’ la vicenda relativa a Emilio Corbo, originario di Pistoia, deceduto nel luglio 2012 dopo atroci sofferenze per un mesotelioma.

Nel luglio del 2013 Susanna Vannucci, rimasta vedova con un figlio, Niklas, all’epoca 28enne, aveva presentato domanda all’Inail per l’indennità, che l’istituto aveva respinto. Secondo l’INAIL non ci sarebbe stato il nesso causale tra l’attività del camionista e la malattia che lo aveva portato alla morte.

Risarcimento amianto, a lavoratore basta provare la malattia

L’istituto aveva addirittura ipotizzato che le fibre inalate dall’autotrasportatore che hanno causato la malattia, fossero state respirate nella sua abitazione. Qui era infatti presente una stufa con le tubature in asbesto.

Il Presidente ONA, nel ricorso presentato alla sezione lavoro della Corte di Appello del capoluogo toscano, ha invece sottolineato e dimostrato che il 62enne si è ammalato di mesotelioma ed è deceduto in seguito all’esposizione all’amianto presente nei componenti dei veicoli che ha guidato in qualità di autotrasportatore/artigiano per il periodo dal 1979 al 2009. Non solo, la vittima, del tutto ignara, ha anche usato guanti in amianto per ispezionare freni e motori e per proteggersi dal calore.

La Corte di Appello ha spiegato nella sentenza dell’11 gennaio 2022, che il mesotelioma è una malattia tabellata nel settore industria, come neoplasia causata dall’asbesto. “Quando la malattia è inclusa nella tabella – si legge in una diversa sentenza della stessa Corte – al lavoratore basta provare la malattia e di essere stato addetto alla lavorazione nociva”. Resta “la possibilità dell’INAIL di provare una diagnosi differenziale”. Cosa che in questo caso, secondo i giudici di Firenze, è mancata.

Risarcimento malattia professionale

Per questo la Corte di Appello ha condannato l’INAIL al pagamento in favore della vedova della rendita per i superstiti e del Fondo Vittime Amianto. L’importo degli arretrati ammonterà a circa 240.000 euro. A questi si aggiunge la rendita mensile di reversibilità di circa 1800 euro che percepirà per tutto il resto della sua vita. L’INAIL liquiderà anche il c.d. assegno funerario. Su tutte le somme dovranno essere corrisposti anche gli interessi legali.

“Con questa sentenza – ha dichiarato soddisfatto Bonanni – viene ribadito un principio fondamentale a tutela delle vittime dell’amianto: anche gli autotrasportatori devono essere risarciti in quanto troppo spesso a contatto con l’asbesto”.

Rischio amianto, la battaglia dell’ONA

L’amianto fa purtroppo ogni anno migliaia di vittime in Italia. Nel 2021 sono state 7 mila. I dati sono consultabili sul VII Rapporto ReNaM dell’INAIL. Quelli aggiornati, invece, nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Ezio Bonanni: “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022”.

L’azione di tutela degli artigiani vittime amianto

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto continua la sua azione di tutela preventiva dei rischi. La tragica vicenda del Sig. Corbo Emilio, deceduto per mesotelioma, dimostra che è fondamentale la prevenzione. La fibra killer colpisce tutte le categorie, anche gli artigiani. Infatti, in molti casi, l’artigiano lavora lui stesso, direttamente, e anche sui materiali di amianto.

I residenti possono anche segnalare la presenza di amianto sul territorio attraverso la App apposita dell’Ona.

Queste categorie sono escluse dai benefici amianto, ex art. 13 co. 8 L. 257/92, perché ritenuti datori di lavoro. Una discriminazione inaccettabile secondo l’avvocato Ezio Bonanni e l’ONA, che si battono per la tutela anche di queste figure professionali.

In questo caso, essendo la vittima artigiano, l’unica tutela non può che essere quella dell’INAIL e del Fondo Vittime Amianto. Le prestazioni di quest’ultimo Fondo sono comunque dovute, al di là della domanda amministrativa.

Con il riconoscimento INAIL, oltre alla rendita INAIL è dovuto dall’INPS l’accredito delle maggiorazioni contributive ex art. 13 co. 7 della L. 257/92. Questi accrediti di benefici amianto sono molto importanti perchè permettono di rivalutazione la pensione INPS. Per poter usufruire dell’assistenza legale, medica e tecnica gratuita, ci si può rivolgere all’associazione, attraverso lo sportello on-line.

Assistenza legale gratuita per indennizzi e risarcimenti

La triste e tragica vicenda di Emilio Corbo, autotrasportatore deceduto per mesotelioma, dimostra che l’assistenza dell’ONA è molto importante. Infatti l’INAIL si era ostinata a rigettare le richieste. Per questi motivi, l’associazione di categoria tutela le vittime, anche attraverso il servizio di assistenza legale.

E’ sufficiente quindi formulare richiesta scritta per avere il parere legale gratuito indennizzo mesotelioma.

    Anticorpi monoclonali, Trano: “Si è puntato solo su vaccini”

    anticorpi-monoclonali
    L'onorevole Raffaele Trano

    Nota dolente quando si parla di Covid sono gli anticorpi monoclonali. Osteggiati, definiti “acqua fresca”. I medici li hanno invece utilizzati per curare l’ex presidente americano Donald Trump e lo stesso professor Massimo Galli, primo sostenitore dei vaccini.

    Per Trump è stato realizzato un cocktail studiato appositamente per l’ex presidente degli Stati Uniti dell’azienda di biotecnologie Usa Regeneron. Una struttura specializzata nelle ricerche legate al sistema immunitario. In realtà la loro diffusione su larga scala ha incontrato pesanti difficoltà logistiche. Devono essere infatti somministrati nei primi giorni in cui compaiono i sintomi e in strutture ambulatoriali, con la flebo. Il trattamento dura un’ora ogni volta.

    Anticorpi monoclonali, somministrati solo a pazienti fragili

    In tanti però insistono che, su questa possibilità di cura Covid, non sia stato fatto abbastanza. Chi doveva non ha stanziato fondi per trovare strutture e personale medico che se ne occupasse (con alcune eccezioni). Anche i pazienti che sono stati inseriti tra quelli che hanno diritto al trattamento (con lievi sintomi, ma ad elevato rischio di progressione grave, per patologie pregresse), sono limitati.

    L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA – Osservatorio nazionale amianto, che si occupa anche di vittime del dovere, si pone tutta una serie di domande: “Perché gli anticorpi monoclonali sono stati utilizzati soltanto per una fascia ristretta della popolazione? Perché – nonostante ormai sia stato riconosciuto il loro apporto nel bloccare la malattia prima che diventi più grave – si sta lasciando che anche una buona parte di quelli a disposizione scadano? Perché i criteri per capire quali pazienti possano usufruirne sono così macchinosi?”.

    L’intervista all’onorevole Raffaele Trano

    Il vaccino resta la strada maestra per combattere la pandemia. Evita i danni gravi causati dal Covid, riduce il rischio di collasso degli ospedali. Soprattutto rallenta il diffondersi del virus e quindi la nascita di varianti che potremmo non saper controllare. Però le cure nei tempi necessari sono un diritto di tutti e forse non si sta facendo abbastanza per garantirle. Altrimenti potrebbe configurarsi quella che possiamo chiamare “responsabilità medica Covid“.

    Per capire meglio la situazione abbiamo intervistato l’onorevole Raffaele Trano, ex M5s, ora Alternativa, membro della Commissione bilancio alla Camera dei deputati.

    Onorevole Trano, cosa l’ha spinta a presentare un’interrogazione parlamentare relativa all’uso degli anticorpi monoclonali in Italia?

    “In realtà sono due le interrogazioni, ma andiamo con ordine. Eravamo in un periodo delicatissimo. Dopo l’illusione dell’estate 2020, il contagio è ripartito in autunno a velocità supersonica. E’ stato subito chiaro che la pandemia non era affatto terminata e che si era perso tempo prezioso sia per mettere a punto misure di prevenzione adeguate, sia per adeguare il sistema sanitario agli standard dei nostri partners europei.

    Davanti alle autorità sanitarie si presentavano più strade. C’era la lotta contro il tempo alla ricerca spasmodica di un vaccino, ma c’era già la possibilità di cure Monoclonali, già disponibili ed utilizzate con successo dall’ex presidente della repubblica Trump, tra i primi a testarne l’efficacia. In questo scenario l’industria farmaceutica Bsp di Latina, che operava su commessa per una casa farmaceutica americana, offrì all’Italia 10.000 dosi gratuite, ma, incredibilmente, non se ne fece nulla.

    Ricordo che andai a visitare l’impianto e fui accolto dall’amministratore delegato Aldo Braca e mi resi subito conto della sciocchezza che si stava commettendo e ne chiesi conto al Ministero della Salute. Anche la Corte dei Conti fu dello stesso avviso ed aprì una inchiesta. Nonostante questo l’introduzione dei monoclonali nel nostro sistema sanitario ha subito forti rallentamenti”.

    Qual è la situazione in Italia sugli anticorpi monoclonali?

    “In realtà la situazione è cambiata. Il ministero ritiene che i monoclonali, tranne uno, siano inefficaci nei confronti della variante Omicron. E poi come hanno lamentato tanti medici che si trovano in trincea, le procedure sono lente e intempestive rispetto alla somministrazione”.

    In questo senso l’AIFA – Agenzia italiana del farmaco, ha finanziato una ricerca, coordinata dalla Fondazione Policlinico Gemelli, denominata AntiCov. Dovrà chiarire se gli anticorpi monoclonali siano o meno validi contro la variante Omicron e se siano utili nei pazienti a basso rischio complicanze.

    L’interrogazione è ancora senza risposta

    “Ancora nulla! Per questo motivo ho presentato a distanza di 11 mesi dalla prima interrogazione un ulteriore atto di sindacato ispettivo insieme alla collega Dott.ssa Volpi in cui sollecito un veloce riscontro! Inoltre ho chiesto al Ministero della Salute se è a conoscenza delle circa 60.000 fiale in scadenza (era il mese di novembre 2021) che sono in procinto di essere destinate ai paesi dell’Est Europa o peggio distrutte!”.

    Vari studi dimostrano ormai che funzionano, allora perché secondo lei gli anticorpi monoclonali non vengono utilizzati, tanto da far scadere anche quelli già realizzati e disponibili?

    “Per un problema procedurale! Lo spiega bene il Dott.  Renzo Scaggiante primario del reparto malattie infettive di Belluno, “sul portale arrivano pochissime richieste di utilizzo degli anticorpi monoclonali, perché i medici di base devono prima ordinare il tampone al loro assistito.

    Poi qualche giorno dopo lo vanno a visitare infine se i medici ritengono adeguato il trattamento lo iscrivono al portale insomma mediamente passano 4 o 5 giorni. Ma come è noto l’efficacia degli anticorpi deve funzionare al massimo entro le 48 ore dall’insorgenza della patologia”.

    Crede che il governo sia focalizzato sui vaccini e ci siano ritardi invece nella ricerca e nella somministrazione delle cure già esistenti? E come mai?

    “E’ un dato di fatto che si è puntato solo sui vaccini, non lo dice il sottoscritto ma l’evidenza! Non conosco le motivazioni, forse sarebbe il caso di chiederle al Governo ed alla Maggioranza che ha sostenuto bollando come eresia qualsiasi approccio proposto da medici non omologati alle tesi degli organi ministeriali. Queste scelte, a mio avviso, sono state insufficienti.

    Ma a dirlo, oggi, è anche il TAR Lazio che ha cassato la circolare ministeriale basata sull’uso di tachipirina e della vigile attesa! Finalmente i medici possono scegliere in libertà la terapia più idonea ed efficace da somministrare ai pazienti e mettere a frutto le proprie esperienze dirette maturate sul campo”.

    Il Consiglio di Stato ha sospeso la decisione del Tar del Lazio (il giorno seguente l’intervista) e valuterà nel merito la questione.

    Crede che i monoclonali, nonostante il loro costo e la evidente difficoltà logistica, possano essere utilizzati su larga scala?

    “Sicuramente, in altri paesi sono uno strumento efficace per non intasare i reparti ospedalieri. Lo sarebbero anche in Italia. Ci sono pazienti vaccinati con tre dosi, come il noto professor Galli, primario di malattie infettive all’ospedale Luigi Sacco e docente all’Università di Milano e tra i massimi sostenitori dei vaccini, che si è curato proprio grazie ai farmaci monoclonali. Del resto Asl Latina, quasi un anno fa si era affidata a questo tipo di cure in alcune Rsa. Gli operatori sanitari hanno riscontrato, più in generale, un’efficacia del 97% sui pazienti trattati. L’importante è la tempistica…”.

    Cosa si potrebbe fare di più?

    “Avevamo chiesto le dimissioni del Ministro Speranza è stata un’occasione persa per rimettere le cose nel giusto binario!”.

    Ritiene che il vaccino resti l’unica strada?

    “Sbagliatissimo! Il vaccino è un arma in questa battaglia, ma rimane uno strumento di prevenzione. Purtroppo la strumentalità con la quale sono stati varati i provvedimenti del Green Pass hanno creato rabbia. E ancora divisioni e diffidenza e generato un danno alla stessa campagna di somministrazione! I vaccini devono essere una libera scelta dei cittadini. Non una costrizione della libertà individuale, solo così sarà possibile recuperare la credibilità perduta per colpa di scelte politiche lontanissime dalla vita quotidiana e da quanto accade all’estero”.

    Amianto killer, figlio operaio morto: “Famiglia sterminata”

    amianto killer
    foto fincantieri

    Una famiglia sterminata dall’amianto killer quella dell’operaio di Castellammare di Stabia morto per mesotelioma nel 2016. La moglie e i figli hanno vinto il ricorso che condanna Fincantieri e la Sait ad un risarcimento milionario, grazie all’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona – Osservatorio nazionale amianto, ma negli anni hanno vissuto tanti lutti legati alla fibra killer. (Leggi qui la sentenza).

    Una vita segnata dalla morte di ben 6 persone care a causa dell’asbesto. Abbiamo parlato con il figlio del 73enne.

    “Fincantieri all’epoca – ci ha raccontato al telefono – non aveva a disposizione alcune maestranze, come quella dei coibentatori. Per questo si rivolgeva alla Sait di Napoli per questi lavori di coibentazione in cui veniva utilizzato amianto. Questo materiale è infatti insonorizzante e anche ignifugo, perfetto per le navi”.

    Amianto killer, grave pericolo per la salute

    Purtroppo però l’amianto è anche cancerogeno. Alcuni studi ne riconobbero la pericolosità per l’essere umano già negli anni ’70. Nonostante questo le aziende hanno continuato ad utilizzarlo fino al 1992, anno in cui è stato messo al bando con la Legge 257.

    Vedi qui la puntata

    Le morti da amianto continuano ad aumentare sia per la presenza della fibra killer negli edifici, fu infatti utilizzato molto in edilizia, sia perché le malattie si sviluppano anche decine di anni dopo l’esposizione. L’avvocato Ezio Bonanni lo ha denunciato in diverse pubblicazioni e ha raccolto i dati aggiornati ne “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022”.

    Amianto killer, morti anche i fratelli e le nuore dell’operaio

    “Il cognato di mio padre – ha continuato il figlio di Angelo – fu scelto come caposquadra e chiamò a lavorare i due cognati (tra cui mio padre), e i figli.

    Mio padre vedeva morire i suoi colleghi e abbiamo iniziato ad avere paura. Poi i lutti colpirono anche la nostra famiglia, in modo devastante. Prima morì mio zio, poi sua moglie. Era lei che il venerdì, proprio come ha fatto mia madre per una vita, sbatteva la tuta da lavoro di mio padre e la metteva in lavatrice. Ha inalato le fibre killer e le sono state fatali.

    Stessa sorte è toccata, purtroppo, ad un altro zio e sua moglie. Infine anche a mio cugino, che aveva soltanto 52 anni, che è venuto a mancare una decina di anni fa. Lasciò tre figli giovanissimi, uno di loro non era ancora maggiorenne. Mio padre è stato il sesto”.

    Inenarrabili le sofferenze di chi resta

    “I miei cugini – ha aggiunto con amarezza, ma con grande dignità – vivono nel terrore. Ogni 6 mesi effettuano tutti i controlli. E’ difficile da capire per chi non ha vissuto tutto questo. Noi questa paura la viviamo come figli, per nostra madre prima di tutto che ora è anziana, e anche per noi. Abbiamo sempre visto la tuta di papà, accantonata con gli altri panni, in attesa di essere lavata”.

    L’uomo, che preferisce rimanere nell’anonimato, si sofferma poi sulle fasi della malattia. Il mesotelioma si è manifestato nel luglio del 2015. “Mio padre in quel periodo ha cominciato a lamentare gonfiore allo stomaco. Non riusciva più a digerire. Poco dopo ha iniziato a sentirsi male. Qualche mese dopo la terribile diagnosi e un’aspettativa di vita di 4 mesi. Tanto è sopravvissuto. Abbiamo dovuto guardarlo consumarsi e spegnersi. Diventare sempre più piccolo, lui che è sempre stato molto magro, tanto che a mani nude andava a posizionare le lastre di amianto in ogni pertugio”.

    Amianto killer, l’ONA chiede le bonifiche

    Una testimonianza dura, a tratti commovente, che dimostra quanto l’amianto sia pericoloso e subdolo. Quanto sia importante bonificare ogni luogo che lo abbia contenuto.

    L’ONA cerca in ogni modo di sensibilizzare gli Enti preposti e ha realizzato anche una App apposita per dare la possibilità ai cittadini di segnalare la presenza dell’amianto killer e scongiurare l’esposizione. Solo così si potranno ridurre negli anni le patologie asbesto correlate, che per ora continuano a crescere, come riportato nel VII Rapporto ReNaM dell’INAIL.

    Amianto smaltimento, Spartà (Aiace): Bisogna capire rischio

    amianto smaltimento
    Il segretario e il presidente Aiace Maria Di Stefano e Giuseppe Spartà

    Amianto smaltimento, è questo l’obiettivo della collaborazione tra l’ONA – Osservatorio nazionale amianto e l’AIACE – Associazione italiana assistenza consumatore europeo nata la scorsa settimana che si sta consolidando in questi giorni.

    Al telefono abbiamo raggiunto il presidente dell’Aiace, Giuseppe Spartà, e il segretario nazionale Maria Di Stefano. Entrambi hanno già ben chiara quale sia la priorità nella battaglia contro l’amianto che l’ONA porta avanti da tempo, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni.

    “Si deve partire dalla mappatura. Soltanto in questo modo – ha spiegato Di Stefano – possiamo andare ad individuare gli interventi più urgenti e le zone in cui pensare e progettare le prime bonifiche amianto.

    La zona di Gela per esempio, martoriata dall’asbesto – ha continuato il segretario – potrebbe essere un primo intervento. Quindi prima è necessario individuare i luoghi. Sono molti quelli in cui è ancora presente il cemento amianto e poi capire con dei tecnici come realizzare l’intervento anche a livello economico. In questo l’esperienza dell’Ona potrà aiutarci”.

    Amianto smaltimento, le condutture idriche

    “La Sicilia – ha spiegato Spartà – è una terra in cui l’amianto ha già fatto tanti danni. Ha pagato l’utilizzo della fibra killer in edilizia, prima di tutto. Non solo però. Nella regione più del 50% delle condutture idriche sono ancora in amianto”

    Le aziende, fino alla messa al bando dell’amianto, con la Legge 257/1992, hanno continuato ad utilizzare l’asbesto per costruire edifici. L’amianto mischiato al cemento ha dato infatti vita all’eternit. Questo si trova ancora in tantissimi edifici pubblici e privati, da qui l’importanza dell”amianto smaltimento’.

    Le condutture idriche sono però un altro ambito in cui la fibra killer è stata utilizzata. In alcuni territori della Penisola è in corso la bonifica delle tubature dall’amianto. In altri le istituzioni sono ancora molto indietro.

    ONA – AIACE, come è nata la collaborazione

    “La collaborazione tra le due associazioni – ha spiegato il presidente Aiace – è nata grazie a un comune dirigente, Niccolò Francesconi, che ci ha fatto conoscere questa realtà. Come associazione siamo sempre attenti alle situazioni che possano migliorare la vita dei cittadini. Per questo abbiamo fatto nostra questa ulteriore sfida”

    Aiace è un’associazione nazionale che conta 10mila iscritti in tutta Italia, ha un proprio giornale registrato in Tribunale, ed è iscritta al Mise (Ministero dello sviluppo economico), tra le associazioni dei consumatori più importanti.

    “Siamo partiti dal contrasto economico alla banche, contro quella che è conosciuta come usura bancaria, ci siamo specializzati nella lotta al sovrindebitamento. Regoliamo le questioni economiche dei nostri iscritti, come la cessione del quinto.

    Ora abbiamo spostato l’attenzione anche ad altri ambiti che possono contribuire a migliorare la qualità della vita. Oltre alla lotta all’amianto ci battiamo per la vivibilità delle strade. Abbiamo per questo realizzato una App gratuita che si chiama BucApp, per la segnalazioni del manto stradale rovinato. Ci occupiamo quindi della sicurezza in maniera molto vasta. Aiutando anche le tasche dei Comuni. Basti pensare che Palermo ha speso nell’ultimo periodo 70 milioni di euro per indennizzare chi ha fatto causa per danni causati proprio dalle buche”. Lo smaltimento amianto rientra così tra gli obiettivi dell’associazione.

    Amianto, primo passo la campagna di sensibilizzazione

    “In passato ci sono stati tanti cittadini che si sono rivolti a noi per problemi legati all’amianto. Adesso che è in atto, questa collaborazione diventerà più strutturale. Sapremo meglio come far fronte alle esigenze di chi è stato colpito per esempio da malattie legate all’asbesto, come il mesotelioma o le patologie asbesto correlate.

    Ora sappiamo chi ci può aiutare nella campagna per lo smaltimento dell’amianto e ci sentiamo più forti da questo punto di vista. Possiamo fare molto insieme, Aiace e Ona, per restare sempre al fianco dei consumatori e dei cittadini tutti.

    Ancor prima di questo – ha specificato ancora Spartà – sarà necessario far capire ai residenti quanto sia alto il rischio. Anche quello per esempio di effettuare un intervento di ‘amianto smaltimento’ senza le dovute accortezze o non rivolgendosi alle ditte specializzate, che sanno come trattarlo e dove depositarlo una volta recuperato.

    “Abbiamo uno strumento in più – ha aggiunto l’avvocato Bonanni, presidente dell’Ona – in questa lunga e difficile guerra contro la fibra killer e anche noi ci sentiamo più forti”.

    La guerra all’amianto di ONA

    Amianto smaltimento: da anni l’ONA denuncia l’importanze delle bonifiche dell’asbesto. La fibra killer continua, infatti, ad uccidere nonostante la messa al bando del 1992 proprio perchè in tanti luoghi è ancora presente.

    L’avvocato Ezio Bonanni lo ha denunciato nella sua ultima pubblicazione “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022”. Dati specifici si possono trovare anche nel VII Rapporto ReNaM pubblicato dall’INAIL.

    L’ONA fornisce assistenza tecnica per le bonifiche e assistenza medica per chi sviluppa malattie asbesto coorelate. Fondamentale anche l’assistenza legale gratuita. Ora i cittadini avranno un modo in più per trovare supporto e aiuto.

    Cura a casa i pazienti Covid: medico rischia la sospensione

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    il medico di base di Salerno Gerardo Torre

    Il Tar del Lazio ha appena bocciato la delibera del Ministero della Salute che invitava i pazienti Covid a restare in “vigile attesa” e a prendere tutt’al più tachipirina. Nonostante questo e il dubbio, dopo due anni, sulle line guida da seguire sui pazienti che mostravano i primi sintomi della malattia, un medico di base, il dottor Gerardo Torre, di Pagani (Salerno), subirà un giudizio disciplinare davanti l’Ordine dei medici di Salerno.

    L’accusa sarebbe quella di non aver rispettato le disposizioni previste dal Protocollo nazionale in materia di cura della patologia Covid-19 e di aver insultato la categoria dei medici di base. Con lui si sono schierati i suoi pazienti e anche le persone da lui visitate e curate che, però, hanno un altro medico di base. Diverse le testimonianze di chi, chiamando il proprio dottore di famiglia, non è stato visitato. Torre invece cura a casa sempre i suoi pazienti.

    Chi lo difende ha pubblicato un volantino in cui si spiega che Torre avrebbe agito “in scienza e coscienza. Durante la fase pandemica ha curato circa 3mila persone prestando cure domiciliari precoci. Ha mantenuto fede solo al giuramento di Ippocrate”.

    “Doctor no house”, Torre sempre in giro per visite a casa

    Ieri la sua storia era sul Corriere della Sera che lo ha intervistato. Il suo soprannome è “Doctor no house”, perché è sempre in giro a visitare pazienti, come ha sottolineato anche la figlia in una lunga difesa su Facebook. “Ha avuto un’intuizione nel marzo 2020 – scrive la figlia – tra l’altro banalissima per qualsiasi medico di medicina generale: stoppiamo subito l’infiammazione da covid con un antinfiammatorio, ma facciamolo subito, al primo giorno di sintomo, se invece finiamo in polmonite usiamo questo, codesto e quello.

    Ha chiesto disperatamente, penso 1 milione di volte, che i medici di territorio andassero a visitare a casa, andassero a rassicurare le persone terrorizzate, andando oltre la Tachipirina prescritta al telefono.

    Nessuno gli ha dato retta ma questo non è bastato a fermarlo, è andato avanti come un treno, un buldozzer, ha curato così tanta gente ma così tanta che non possiamo fare più i conti.

    Due anni tostissimi per la famiglia, per mia madre in primis, per i suoi figli, qui abbiamo, stiamo ancora rasentando la follia. Il telefono squilla giorno e notte, chiamano a casa, vengono a suonare al citofono, fanno gli agguati alle 7 del mattino fuori la porta.

    Lui si veste, scende e va a visitare. Poi va a farsi pure un bel turno di 8 ore di guardia medica. Poi torna a casa, si siede sul divano e risponde alle telefonate.

    Questa fatica immensa poteva essere condivisa, e invece il 99% delle telefonate dei suoi pazienti iniziano tutte così ‘Dottore, il mio medico di base non mi risponde, cosa devo fare?”.

    Visite domiciliari spesso negate, le segnalazioni all’ONA

    Tante sono le testimonianze che arrivano all’ONA – Osservatorio nazionale amianto, che si occupa anche di Vittime del dovere, di persone che lamentavano – soprattutto nella prima fase della pandemia – di non essere mai stati visitati. Alcuni medici di base, almeno da quello che raccontano i pazienti, non hanno neanche risposto al telefono.

    “La visita medica – ha detto più volte il presidente ONA, l’avvocato Ezio Bonanni, che da anni è al fianco dei cittadini con problemi medici e tecnici legati all’amianto – è fondamentale, unitamente alla tempestività terapeutica. Specialmente nei primi mesi, il paziente covid, che chiamava il suo medico curante, si è sentito rispondere di rimanere in ‘vigile attesa’. Questo pone tutte una serie di questioni relative alla responsabilità medica Covid“.

    Cura a casa senza sosta, la solidarietà del sindaco

    Anche il sindaco di Pagani, Raffaele De Prisco, è con lui: “Sono state a centinaia le richieste da parte dei nostri concittadini di soccorso domiciliare, per cui spesso ho approfittato della sua amicizia per soccorrerli.

    La mia è una testimonianza senza polemica alcuna e contro nessuno, è una testimonianza per quel che vale.

    Certamente il dott. Torre è un medico valente, al netto di qualche dichiarazione esuberante, che spesso è dovuta al momento in cui ti senti disarmato e vorresti fare di più, è capitato anche a me. Se oggi posso scrivere, lo devo anche a lui. Grazie a tutti i medici che prestano cure domiciliari”.

    Cura a casa i suoi concittadini, manifestazione in favore di Torre

    Contestualmente all’esame di Torre al Consiglio di disciplina dell’Ordine, la Fisi (sindacato degli operatori sanitari) e l’Organizzazione Libera scelta Campania manifesteranno per il medico di base.