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Cremona, morto per amianto: 300 mila euro alle figlie

Cremona
cremona corte di Cassazione

Il Comune di Cremona dovrà risarcire le figlie di un operaio della Centrale del latte morto a causa dell’esposizione all’amianto. Lo ha deciso, in via definitiva, la Corte di Cassazione, con sentenza 13512 del 29 aprile scorso.

Erano state le figlie di Ottorino Cervi ad intraprendere la lunga battaglia legale. Sono state assistite dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, dopo che il padre si era ammalato di mesotelioma pleurico. L’uomo – che aveva lavorato alla Centrale di Cremona dal 1947 al 1981 – è poi, purtroppo, morto, il 29 maggio 2004.

A ciascuna andranno 165.000 euro, così come stabilito il 4 marzo del 2019 dal giudice di Brescia Daniela Fedele, della seconda sezione civile della Corte d’Appello. La Cassazione ha riconosciuto il nesso causale tra l’esposizione all’amianto alla malattia che ha poi portato al decesso.

L’amianto presente nelle guarnizione delle caldaie

Cervi infatti, almeno due volte l’anno, era incaricato di sostituire la guarnizione delle caldaie (che contenevano asbesto). Secondo i “giudici ermellini” l’esposizione si protrasse per 10 anni e fu, “sì intermittente, ma di lunga durata e non meramente ‘occasionale e di breve durata’ come ritenuto dal primo giudice”.

La Corte di Cassazione ha anche concluso che “pur in assenza di dati certi sull’insorgenza della patologia, una riduzione all’esposizione ad amianto avrebbe evitato l’insorgere della stessa o ne avrebbe ritardato l’insorgenza”.

La difesa del Comune di Cremona

Il Comune di Cremona ha tentato di opporsi, ma senza successo. Nel ricorso, tra i vari motivi a supporto della sua innocenza, ha spiegato che l’amianto fu vietato in Italia soltanto con la Legge 257/1992. E che quindi, prima di quella data “non era possibile formulare alcun giudizio di responsabilità”.

In realtà, come spiegato dall’avvocato Bonanni anche nella sua ultima pubblicazione: “Il libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022”, già dagli inizi del ’900 era nota la pericolosità di questi minerali con caratteristiche importanti ed economici. Negli anni ’40 ben due studi scientifici lo dimostrarono e poi ancora negli anni ’60 non vi furono più dubbi. Le aziende però non smisero di utilizzarlo e le esposizioni provocarono mesotelioma, asbestosi. Come pure tumore al polmone e tante altre patologie asbesto correlate.

Nonostante l’amianto sia stato messo al bando soltanto nel 1992 i datori di lavoro hanno sempre il dovere di garantire la salute dei propri dipendenti, anche utilizzando dispositivi di protezione ed evitando situazioni di rischio. La sicurezza sul lavoro è una delle missioni dell’Ona, per cui si batte da sempre il suo presidente che continua ad insistere senza sosta sull’importanza della prevenzione primaria e delle bonifiche. I morti da amianto, infatti, continuano ad aumentare, come si può desumere anche dai dati del VII Rapporto ReNaM dell’Inail.

Primo maggio: un omaggio a tutti lavoratori, a rischio e non

Primo maggio
caschetto protettivo del lavoratore

Il 1 maggio si celebra la festa dei lavoratori, conosciuto anche come “labor day“. Nata nel corso della rivoluzione industriale, l’iniziativa del primo maggio rende omaggio ai sacrifici e alla lunga lotta, che gli operai delle fabbriche hanno svolto per difendere i propri diritti.

Nonostante le apparenze e il fatto che sia trascorso un secolo, la situazione per i lavoratori continua ad essere difficile da sostenere. Soprattutto per coloro che hanno lavorato esposti a rischi, proprio come l’amianto.

Il tempo scorre, ma i nostri uomini e le nostre donne vengono ancora esposti a rischi nei luoghi di lavoro. Parliamo di quei luoghi come i cantieri navali, le grandi industrie come la Solvay, siti in cui oltre l’amianto vi sono altri cancerogeni ad attentare alla salute dell’uomo.

E da allora poco è cambiato. Gli uomini all’epoca impugnavano il coraggio e manifestavano per i propri diritti. Mentre ad oggi la battaglia si è spostata nelle aule di tribunale, che ogni giorno testimonialo le centinaia, anzi le migliaia di storie di vite spezzate a causa della poca attenzione alla sicurezza sul lavoro.

La prevenzione nei luoghi di lavoro è tutto

In un giorno così importante io come Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ma soprattutto difensore di tutti i lavoratori esposti, ribadisco l’importanza della prevenzione primaria.

Evitare esposizioni ad amianto e ad altri cancerogeni deve essere la finalità della prevenzione per la tutela dei nostri lavoratori.

Purtroppo, evitare le esposizioni ad amianto diventa veramente difficile visto che in Italia la bonifica amianto dagli edifici pubblici e privati, avanza con non poca fatica.

In Italia ci sono ancora 40 milioni di tonnellate di materiali di amianto e contenenti amianto (33 in matrice compatta e 7 friabile), in un milione di siti, di cui 50.000 quelli industriali.

Inoltre, il rischio si estende anche ai nostri figli e al personale scolastico, visto che sono 2400 le scuole ancora contaminate.

In occasione del primo maggio occorre puntare l’attenzione su quelli che sono gli altri rischi per i lavoratori.

Difatti, ogni giorno tantissimi lavoratori vengono esposti a rischi che vanno oltre l’ambiente. Parliamo di mobbing e sfruttamento, due piaghe che all’unisono con l’inquinamento ambientale rendono davvero difficile la vita dei lavoratori anche nel XXI secolo.

Vittime del dovere e vittime del lavoro

Un’altra situazione inaccettabile riguarda i nostri militari. Esposti a rischio già dalle prime campagne vaccinali e inviati in missioni di pace a braccetto con i proiettili all’uranio impoverito.

È inaccettabile che anch’essi vengano esposti a rischio di neoplasie e altre patologie invalidanti, solo per aver scelto di difendere il proprio Paese.

A poco servono le tutele risarcitorie in favore dei familiari superstiti. Questi ultimi preferirebbero stringere ancora il proprio caro, anche perché non esiste risarcimento capace di quantificare il dolore dei familiari delle vittime.

In conclusione mi auspico che i nostri lavoratori prima o poi possano salutare le proprie famiglie al mattino, senza dover affrontare la paura di morire.

Quanti operai debbono ancora cadere dalle impalcature prima di avviare un protocollo di tutela efficace nei loro confronti? E quanti militari si debbono ancora ammalare nei teatri di guerra? Infine, quanti orfani debbono ancora piangere sulle bare dei propri padri e delle proprie madri prima di fermare questa strage?

Le risposte sono ancora lontane ma una cosa è certa. Noi come associazione non ci fermeremo mai dinnanzi al grido dei lavoratori. Proseguiremo con la tutela legale e l’assistenza medica per tutti coloro che rischiano la vita per il proprio lavoro.

Eppure la Costituzione ci insegna che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, ma non ci insegna che spesso è proprio a causa di ciò che perdiamo la vita.

Parassiti intestinali: un Protocollo ci aiuta a trattarli

Parassiti intestinali
Parassiti intestinali Autore: JUAN GARTNER | Ringraziamenti: Getty Images/Science Photo Library RF

I parassiti intestinali possono arrecare danni alla salute. Come trattarli correttamente?

Conosciamo i parassiti intestinali

I parassiti (dal greco para, vicino e sitos, cibo, cioè commensalismo), sono microrganismi che vivono in simbiosi con un altro essere vivente e ottengono da quest’ultimo i mezzi necessari alla propria sopravvivenza.

Quelli intestinali, meglio noti come “vermi” si nutrono del cibo ingerito dalle persone.

Impossibile non pensare subito al temibile Taenia. Il “verme solitario” si nutre di ciò che mangiamo, ci fa sentire perennemente affamati e non ci fa perdere peso.

parassiti intestinali: Come eliminarli
Taenia o Tenia, meglio conosciuto come “Verme solitario”

Altri tipi di parassiti, si nutrono dell’emoglobina dei globuli rossi, causando anemia. Altri ancora depongono uova che possono provocare prurito, irritabilità e insonnia.

Tipi di parassiti intestinali: i protozoi

I parassiti intestinali sono spesso divisi in due tipi principiali: protozoi e elminti

Secondo il Center for Disease Control and Prevention (CDC), i protozoi sono “organismi unicellulari microscopici, che possono essere di natura libera o parassitaria”

La trasmissione di protozoi che vivono nell’intestino di un essere umano, a un altro essere umano, avviene in genere attraverso una via oro-fecale (ad esempio, cibo o acqua contaminati o contatto da persona a persona). 

I protozoi che vivono nel sangue o nei tessuti umani, vengono trasmessi ad altri esseri umani da un vettore artropode (ad esempio, attraverso il morso di una zanzara o di un flebotomo). 

Tipi di parassiti intestinali: gli elminti 

Gli elminti sono come dei vermi visibili a occhio nudo nel loro stato adulto. Come i protozoi, gli elminti possono essere di natura libera o parassitaria. Nella loro forma adulta, non possono moltiplicarsi negli esseri umani.

Esistono tre gruppi principali di elminti: 

  • Vermi piatti (platelminti): includono i trematodi e i cestodi (tenie);
Parassiti intestinali
Parassiti intestinali.
  • Vermi dalla testa spinosa (acantocefaline): le forme adulte di questi vermi risiedono nel tratto gastrointestinale. Si pensa che gli acanthocephala siano intermedi tra i cestodi e i nematodi;
Verme testa spinosa
Verme da testa spinosa.
  • Vermi tondi (nematodi): le forme adulte di questi vermi possono risiedere nel tratto gastrointestinale, nel sangue, nel sistema linfatico o nei tessuti sottocutanei. Gli stati immaturi (larvali) possono causare malattie attraverso l’infezione di vari tessuti del corpo. Questi organismi non sono in genere considerati parassiti.
Verme tondo
Verme solitario appartenente ai nematodi.

Come avente il contagio 

Tra i principali fattori di contagio elenchiamo: 

  • Visite in aree nota per la presenza di parassiti
  • Viaggi internazionali
  • Alimentazione a rischio. Cibo poco cotto o avariato; acqua contaminata. Frutta e verdure concimate con feci umane o acque nere. 
  • Scarsa igiene
  • Contatto con persone infette o con fluidi corporei.
  • Età: i bambini hanno maggiori probabilità di essere infettati
  • HIV o AIDS
  • Trasmissione attraverso animali contagiati 

Come ci si può difendere 

In molti casi, capita di “ospitare” questo inquilino indesiderato senza esserne consapevoli. 

Ciò si deve al fatto che molti parassiti intestinali crescono bene all’interno del corpo, senza manifestarsi in alcun modo. Questi parassiti provengono dal consumo di acqua o cibo contaminato. 

Quando il nostro sistema immunitario è forte (dieta corretta, basso livelli di stress) e l’intestino ha un microbiota forte, i parassiti vengono eliminati prima che facciano danno. 

Microbiota intestinale
microbiota intestinale.

Se invece il nostro sistema immunitario è debole, si può diventare maggiormente suscettibili ai parassiti. I bambini sono i portatori più comuni di vermi intestinali, ma anche gli adulti e gli anziani possono acquisire questi parassiti intestinali. 

Piccola curiosità: pare che nei giorni di luna piena, quando si schiudono le uova e diventano attivi i nuovi parassiti, i sintomi peggiorino.

Sintomi dei parassiti intestinali

Secondo l’Università del Maryland i parassiti possono vivere all’interno dell’intestino per anni senza causare alcun sintomo. Tra quelli più comuni: 

  • Diarrea
  • Nausea o vomito
  • Gas o gonfiore
  • Dissenteria (feci molli contenenti sangue e muco)
  • Eruzione cutanea o prurito intorno al retto o alla vulva
  • Mal di stomaco o rigidità addominale
  • Sentirsi stanchi
  • Perdita di peso
  • Passare un verme nelle feci

Altri sintomi della presenza di parassiti

  • Anemia
  • Bruxismo (digrignare e stringere i denti la notte, secondo alcuni è quasi sempre connesso alla presenza di parassiti)
  • Costipazione
  • Mal di testa
  • Risvegli notturni frequenti
  • Irritazioni cutanee inspiegabili
  • Gonfiore e fame tutto il tempo (anche a stomaco pieno)
  • Nervosismo, agitazione e scatti di rabbia

Mai sottovalutare la presenza dei parassiti

Se i parassiti intestinali non sono trattati adeguatamente, possono favorire patologie gravi come il tumore.

Tre specie di elminti sono classificate come cancerogene di classe 1 dall’OMS. 

Nelle regioni endemiche – prevalentemente l’Africa subsahariana e il sud-est asiatico – i trematodi sono responsabili della maggior parte di tutti i casi di cancro alla vescica e al fegato“. 

Sembra che i parassiti, morendo, liberino nell’ambiente virus e batteri che essi portano dentro di sé. Anche in questo caso, i rischi per la salute non devono essere sottovalutati.

Diagnosi dei parassiti intestinali

Per diagnosticare la reale presenza dei parassiti, basta effettuare un test fecale o il test del “nastro adesivo” (Scotch tape). In alcuni casi si può ricorrere anche ad un esame radiografico.

Rimedi naturali per eliminare i parassiti

Per sbarazzarci in maniera naturale dei parassiti intestinali, possiamo consumare pietanze a base di spezie antiparassitarie come: aglio, curcuma, pepe, origano, semi di pompelmo e propoli.

Esiste persino un “Protocollo”, una terapia antiparassitaria erboristica per difendersi in maniera naturale dai parassiti intestinali.

A diffonderla è stata la dottoressa Hulda Clark, una biologa, fisica e ricercatrice canadese, convinta che la causa di molte malattie fosse legata alla presenza nell’organismo di parassiti e tossine derivanti dall’ambiente e dall’alimentazione. 

Gli ingredienti del protocollo sono: mallo di noce nera, tintura madre di Artemisia o assenzio (artemisia absinthum) e chiodi di garofano

Chiodi di garofano verme solitario
chiodi di garofano

Le loro proprietà? I chiodi di garofano favoriscono la morte delle uova dei parassiti; l’assenzio e il mallo di noce nera attaccano invece gli stadi larvali e adulti. 

In commercio esistono degli integratori sia in formulazione liquida sia in capsule, a base delle tre erbe antiparassitarie che abbiamo visto.

Attenzione!

Come in quasi tutti i casi, in gravidanza o durante l’allattamento non è consigliabile seguire il protocollo antiparassitario.

I bambini possono seguirlo a dosaggi ridotti rispetto agli adulti, esclusivamente sotto la guida di un medico competente.

Gli animali domestici possono seguire il protocollo antiparassitario seguendo dei dosaggi aggiustati sotto la guida di un professionista.

Ona: in difesa della salute

L’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Ona e autore de : “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“si batte per tutte le tematiche relative alla salute. Dalla prevenzione alla tutela.

Fonti 

Panoramica sulle infezioni parassitarie- MSD Manual

www.drclark.net

Giornata mondiale vittime amianto: fermare questa strage

Giornata Mondiale vittime amianto
monumento alle vittime dell'amianto

Oggi – 28 aprile è la Giornata Mondiale Vittime Amianto. A 30 anni dall’entrata in vigore della Legge 257/92, siamo ancora la “Repubblica” dell’amianto.

Giace ancora nel cassetto la proposta di Legge elaborata dalla Commissione Amianto del Ministero dell’Ambiente, della quale facevo parte. È necessario affrontare e risolvere il problema amianto in Italia.

Giornata Mondiale vittime Amianto: i numeri della strage

La Giornata delle Vittime Amianto commemora chi è caduto nel lavoro, e per il lavoro, serve a poco, se poi si perpetua la strage, perfino nelle scuole e negli ospedali, per i quali le bonifiche sono in colpevole ritardo.

Mentre siamo in attesa di un riordino normativo, prosegue la strage di coloro che sono stati esposti ad amianto. Questo terribile killer è in grado di provocare infiammazioni come l’asbestosi e cancro.

Tra le malattie neoplastiche, il mesotelioma, che nel 2021 ha causato circa 2.000 decessi; così il tumore del polmone e delle altre vie aeree.

Queste ultime neoplasie hanno provocato non meno di 4.000 decessi, con una stima complessiva di circa 7.000 morti.

Una strage inaccettabile!

Per questi motivi, più che sensibilizzare e onorare le vittime, è indispensabile la prevenzione, e quindi la bonifica, con la rimozione. Così da evitare altri casi di esposizione. In questo modo si tutela la salute e l’ambiente, recentemente oggetto di tutela Costituzionale espressa (riforma degli artt.9 e 41).

Proprio in forza di questa rinnovata e specifica tutela, si impone a maggior ragione di provvedere alle bonifiche.

Amianto: emergenza ambientale sociale e sanitaria

Amianto e asbesto sono sinonimi che identificano quei minerali fibrosi così lesivi per la salute umana, responsabili della strage tuttora in atto.

Questa vera emergenza ambientale, sociale e sanitaria, è tracciata ne Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed.2022. Si impone quindi di ultimare la mappatura amianto.

A tal fine, l’ONA, di cui sono Presidente, ha istituito l’APP amianto, al fine di raccogliere tutte le segnalazioni sui siti contaminati.

Con questo strumento è anche possibile evitare il rischio di esposizione. Il quadro è molto allarmante, poiché sono più di 40 milioni le tonnellate di amianto e di materiali contenenti amianto.

Circa 1 milione di siti e micrositi. Quelli di interesse Nazionale sono 40, di cui 10 solo per amianto: Fibronit di Broni e di Baril’Eternit di Casale Monferrato, etc..

Sono inoltre stati registrati siti sensibili come le scuole (ancora a sfiorare i 2.400 istituti). Si debbono aggiungere poi le 1.000 biblioteche ed edifici culturali (stima per difetto perché è ancora in corso di ultimazione da parte di ONA). 

Ci sono poi 250 ospedali (stima per difetto). In più, non possiamo dimenticare la rete idrica. Sono infatti più di 500.000 km le tubature in amianto e contenenti amianto in Italia, compresi gli allacci.

La Giornata delle vittime amianto e le risorse del PNRR

Si deve tener conto del contenuto della risoluzione del Parlamento europeo il 20 ottobre scorso, e di tutti gli atti legislativi comunitari. L’esigenza della tutela della salute e dell’ambiente è stata affermata anche in ambito comunitario con i fondi del PNRR – Piano Nazionale Ripresa e Resilienza.

In questo frangente, questi fondi sono stati utilizzati soltanto per i c.d. siti orfani. Invece, sulla base della necessità di tutela della salute e dell’ambiente, è indispensabile che i fondi vengano utilizzati per tutti i siti contaminati.

Bonificare gli acquedotti per prevenire i danni amianto

L’ONA, Osservatorio Nazionale Amianto – APS, come auspicato anche nell’incontro istituzionale con il Sottosegretario Andrea Costa, auspica la bonifica degli acquedotti. Questa misura è fondamentale per far venir meno il rischio amianto nell’acqua potabile.

Infatti, essendo l’Italia in larga parte zona sismica, si susseguono terremoti anche di bassa magnitudo. Si aggiungono, poi, le attività di manutenzione, e comunque l’erosione degli aggrappanti. Le acque potabili, utilizzate anche per altri fini antropici, evapora, e quindi con rilascio delle fibre.

Acqua potabile e amianto cancerogeno

In questa Giornata Mondiale delle Vittime Amianto non può essere quindi disconosciuto l’effetto cancerogeno della presenza dell’amianto nelle acque potabili.

Lo IARC nell’ultima monografia, ha ribadito che l’amianto è un cancerogeno completo. Il rischio amianto per la salute con ingestione dell’acqua potabile è certo: v. IARC, pag. 224, capo 1.4.3: water.

Per questi motivi, si impone la bonifica. In questo modo, ammodernando le strutture, si potrà avere anche un risparmio della dispersione delle acque potabili.

Questo bene è sempre più prezioso, ed il fatto che più della metà si disperda, perché gli acquedotti sono vetusti, conferma la necessità di questi interventi.

Tutela di tutte le vittime amianto

In questo giorno particolare, che corre a 30 anni dall’entrata in vigore della Legge 257/92, non si può dimenticare che le vittime debbono ottenere giustizia. Quindi, il risarcimento di tutti i danni, che si aggiunge alle prestazioni previdenziali INAIL e al prepensionamento.

Tra le vittime dell’amianto, non possono essere ignorati coloro che hanno svolto servizio nelle Forze Armate e nel Comparto di Sicurezza. Ne è una tragica triste testimonianza, la vicenda di Antonio Dal Cin, appuntato della Guardia di Finanza, malato di asbestosi.

La sua vicenda umana e personale, merita di essere qui ricordata unitamente alla mobilitazione di Calogero Vicario e quella di molti altri. Un triste destino si abbatte sulle vittime dell’amianto.

La follia della sete di profitto deve essere contrastata: ci soccorre l’esempio di Papa Francesco che con le sue ali d’angelo contrasta la folle corsa del male. Ci riconosciamo quindi in questo momento nella leadership di Papa Francesco e auspichiamo che il suo appello alla tutela della vita umana non resti inascoltato.

Dobbiamo fermare la follia della guerra, della sete di profitto e del ricatto sui luoghi di lavoro, ridando dignità all’essere umano. In questo giorno, voglio ricordare ancora una volta Michele Michelino, recentemente scomparso.

È stato un onore conoscerti, Michele; il tuo testimone è la stella che brilla alta, illumina la notte e riscalda i nostri cuori guerrieri.

Vespe e calabroni: le trappole alimentari che non fanno male alle api

Vespe
vespa dentro un fiore

Le vespe e i calabroni si possono allontanare con trappole alimentari non pericolose per le api.

Vespe e calabroni: gli antagonisti delle api

Alla famiglia delle vespe appartengono vari insetti antagonisti delle api. I più diffusi nel nostro Paese sono i calabroni europei comuni (vespa crabro). 

Al Sud Italia, in Maremma e a Trieste, troviamo anche la vespa orientale (vespa orientalis) che, nonostante il nome, è un insetto autoctono in Europa.

Calabroni autoctoni 

I calabroni autoctoni, attaccano le api sopratutto nel periodo estivo. L’insetto adulto in genere non si nutre di api, ma le sue larve sono carnivore. Preda le api per sfamare la prole.

Di solito attaccano le api bottinatrici mentre svolazzano in cerca di polline, oppure le attendono nei pressi dell’alveare.

In certi casi, si spingono fino al suo interno, attratti dal miele.

Se ciò avviene, le api guardiane si attivano per difendere l’arnia, creando un vero e proprio “esercito”, ma purtroppo, lo stress può causare la loro moria.

Calabrone asiatico, noto come “vespa velutina” 

Oltre alla specie autoctona, gli apicoltori stanno cercando di difendersi anche dagli attacchi del calabrone asiatico (vespa velutina). Questa specie particolarmente aggressiva, soprannominata “killer”, è stata introdotta incautamente in Europa negli ultimi anni. 

La vespa velutina si differenza dai calabroni comuni, per le dimensioni (è più piccola) e per le caratteristiche zampe gialle. 

Anche lei attacca le api per nutrite le larve, ed è decisamente più pericolosa degli insetti autoctoni (ecco perché si chiama “calabrone killer”).

A differenza del calabrone europeo, la velutina sosta in “volo d’elicottero” sulle arnie, puntando alle bottinatrici che rientrano. Questa tattica costringe le api a serrarsi in assedio.

Alla lunga, non potendo uscire alla ricerca di cibo, l’intero sciame finisce per indebolirsi.

Vespa
Vespa

Come allontanare le vespe e i calabroni in maniera indolore 

Il fatto che i calabroni autoctoni predino le api, non significa che siano dei nemici da sterminare. Sono semplicemente degli “antagonisti”, che in ogni caso svolgono un importante ruolo ecologico.

Vanno tuttavia limitati (sempre nel rispetto della specie), per evitare un sovrappopolamento pericoloso.

Diverso il caso della vespa velutina. Essendo un insetto alloctono, (da ἄλλος “altro”, e χθών “suolo/terra”), la sua presenza deve essere monitorata e contenuta, perché non è prevista nel nostro ecosistema.

Non trovandoaltri “competitors” in natura, riesce infatti a diffondersi in modo incontrollato e a pagarne le conseguenze sono le api.

Le trappole alimentari 

Per allontanare vespe e calabroni ci sono diversi rimedi. Molti di questi (in particolare gli insetticidi) potrebbero tuttavia arrecare gravi danni alle api.

trappole per vespe con attrattivi  alimentari
Trappole alimentari per vespe e calabroni

Volendo salvaguardare questi insetti importantissimi per l’impollinazione, che oggi sono a rischio a causa di inquinamento e pesticidi, possiamo utilizzare dei rimedi naturali. 

In agricoltura biologica si usano sostanze naturali, quali: azadiractina, spinosad, piretrine. 

Purtroppo si tratta di prodotti poco selettivi, che oltre alle vespe potrebbero uccidere insetti utili.

ll trappolaggio alimentare è invece un sistema decisamente più ecologico, visto che si realizza creando esche da posizionare all’interno di una bottiglia di plastica. 

La trappola (con relativa esca), si dovrà appendere poi alla chioma delle piante da frutto. L’area da proteggere andrà infine presidiata con un numero consono di trappole.

Ovviamente occorre un attrattivo che piaccia ai calabroni ma non alle api. Attenzione dunque a non sporcare all’esterno la trappola di miele. Oltre a essere un sistema pericoloso, si rischia di uccidere molte api.

Una questione di tempi

Il metodo della trappola alimentare, funziona se adottato in via preventiva e non in risposta a una presenza massiccia dell’insetto.

Bisognerà dunque disporre le trappole a inizio stagione (tra febbraio e marzo). Le vespe, come molti altri insetti, svernano infatti al riparo ed escono nell’ambiente con l’arrivo della primavera.

Anche se nelle prime settimane sarà possibile catturare solo pochi esemplari, prendere i primi individui, fa sì che si possano intercettare le regine nel momento in cui vanno a formare una nuova colonia. Fermare una regina significa evitare che generi fino a 500 insetti.

Nel frutteto, mettere le trappole prima che vi siano i frutti disponibili significa dare all’esca la massima efficacia. Aspettando invece la maturazione dei frutti, si rivelerà solo un alimento zuccherino tra i tanti disponibili nell’ambiente.

Tre facili ricette 

Per catturare le vespe con la trappola alimentare, la cosa migliore è preparare un’esca a base di zucchero. 

A seguire tre ricette collaudate per calabroni e vespa velutina.

Ricetta all’aceto

  • 400 ml di acqua
  • Un bicchiere di aceto di vino rosso
  • 2 cucchiai di zucchero

Ricetta vino e sciroppo

  • 500 ml di vino bianco dolce (oppure addolcito con zucchero)
  • 20-30 ml di sciroppo di menta

Ricetta con birra

  • 500 ml di birra
  • 1 cucchiaio di zucchero

Le dosi di queste ricette sono per circa mezzo litro di esca.

L’esca mantiene la sua capacità attrattiva per 15-20 giorni. E’ dunque indispensabile controllarle e sostituire l’attrattivo, in modo da tenere la protezione sempre attiva. Meglio far manutenzione ogni due o tre settimane.

Fonti

Blog Orto da coltivare di Matteo Cereda

ONA in difesa delle api e dell’ambiente

L’Osservatorio Nazionale Amianto, presieduto dall’avv. Ezio Bonanni, si batte per l’ambiente e per la tutela delle api.

L’Ona assiste altresì le vittime dell’amianto e le loro famiglie, con un’assistenza legale e medica e lavora per la mappatura dei siti ancora contaminati, anche attraverso l’App creata appositamente.

I lavoratori e i cittadini possono chiedere una consulenza gratuita utilizzando lo sportello on-line, o contattando il numero verde 800 034 294.