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lunedì, Luglio 4, 2022

Malattia amianto, operaio morto: risarcimento milionario

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Il Tribunale di Torre Annunziata, ha condannato Fincantieri spa e Sait spa al risarcimento di un milione di euro per la morte di Angelo T., avvenuta nel 2016 per un mesotelioma, la malattia amianto per eccellenza.

L’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA – Osservatorio nazionale amianto, ha vinto l’ennesima battaglia per i familiari dell’operaio, ottenendo l’importante risarcimento. L’INPS in un primo momento aveva riconosciuto alla famiglia del 73enne, al quale era stato diagnosticato un mesotelioma peritoneale, soltanto 30mila euro a titolo di rendita indennitaria.

Il giudice Dionigio Verasani, del Tribunale di Torre Annunziata, il 30 dicembre 2021, invece ha condannato sia l’azienda della quale il 73enne era dipendente, la Sait, sia Fincantieri che aveva impiegato la sua manodopera per anni. Il giudice ha ritenuto responsabili in solido le 2 società. Leggi qui la sentenza.

Malattie amianto, cosa provoca l’asbesto

Una storia drammatica come quella di tante altre persone che per anni hanno respirato la fibra killer nei luoghi di lavoro, ma non solo.

Negli anni ’70 alcuni studi hanno riconosciuto la pericolosità dell’amianto e scoperto che provoca vari tipi di tumore, tra cui appunto il mesotelioma, ma anche altre patologie asbesto correlate.

Nel 1992 la legge ha messo al bando l’asbesto, ma continua a fare vittime. Solo la bonifica dei territori, infatti, potrà fermare la strage silenziosa. Ogni anno in Italia sono oltre 7mila le vittime legate all’impiego di questo materiale. Il VII Rapporto ReNaM pubblicato dall’INAIL. L’avvocato Bonanni ha pubblicato i dati aggiornati nella sua ultima pubblicazione “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022”.

La storia di Angelo, dopo la morte giustizia per i familiari

Angelo T., di Castellammare di Stabia, ha lavorato tra il 1963 al 1995 per un’azienda, la Sait, alla quale la Fincantieri si rivolgeva spesso per impegarne gli operai. L’uomo è stato manovale fino al 1966, pittore per due anni e poi coibentatore. In ogni mansione era a contatto diretto con le polveri di amianto.

“L’ambiente di lavoro – scrive il giudice del Lavoro nella sentenza – era al chiuso, all’interno dell’unità navale, e privo di aspiratori localizzati delle polveri e senza ricambio di aria. Locali chiusi, come la sala macchine, presso i quali trascorreva l’intera giornata lavorativa, gomito a gomito anche con altri colleghi”. Le attività che svolgeva “determinavano aerodispersione di polveri e fibre di amianto, che rimanevano liberate nell’aria”. In alcuni casi la visibilità non era superiore al metro e mezzo.

Inoltre è stato dimostrato, anche grazie alle testimonianze di altri operai che lo hanno affiancato negli anni, che il 73enne svolgeva il lavoro sempre senza strumenti di prevenzione tecnica e protezione individuale. “In particolare – insiste il giudice – fu privato di maschere protettive che potessero in qualche modo evitare, ovvero diminuire, l’inalazione di polveri e fibre di amianto”.

I primi sintomi della gravissima malattia amianto apparvero nel novembre 2015. In brevissimo tempo seguì la drammatica diagnosi. La morte arrivò infine il 5 marzo 2016, dopo grandi sofferenze.

Il dottor Roberto Ficuciello, specialista in medicina legale e delle assicurazioni, ha confermato la diagnosi. Nella perizia richiesta dal giudice ha riconosciuto il nesso di causalità tra la patologia riscontrata e il lavoro svolto, caratterizzato da una prolungata esposizione all’amianto.

Malattia amianto, sentenza storica in Campania

“Sentenza storica per i lavoratori che sono stati negli anni a contatto con la fibra killer nella cantieristica navale”, dichiara soddisfatto l’avvocato Bonanni, che ha vinto una importante battaglia a favore della famiglia del 73enne.

L’ONA, già da tempo, ha istituito un servizio di assistenza sanitaria per coloro che hanno ricevuto la diagnosi di mesotelioma, o di altre patologie asbesto correlate, cui si somma quella legale.

L’assistenza dell’Osservatorio Nazionale Amianto può essere richiesta attraverso lo sportello on-line e contattando direttamente il numero verde 800 034 294.

Il numero dei casi di tumori dell’amianto, sono in continuo aumento in Campania, come nel resto d’Italia. Per questo l’ONA sta contribuendo a realizzare la mappatura anche con la App amianto.

Vedi il servizio sul TGR Campania:

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