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lunedì, Ottobre 3, 2022

Anticorpi monoclonali, Trano: “Si è puntato solo su vaccini”

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Nota dolente quando si parla di Covid sono gli anticorpi monoclonali. Osteggiati, definiti “acqua fresca”. I medici li hanno invece utilizzati per curare l’ex presidente americano Donald Trump e lo stesso professor Massimo Galli, primo sostenitore dei vaccini.

Per Trump è stato realizzato un cocktail studiato appositamente per l’ex presidente degli Stati Uniti dell’azienda di biotecnologie Usa Regeneron. Una struttura specializzata nelle ricerche legate al sistema immunitario. In realtà la loro diffusione su larga scala ha incontrato pesanti difficoltà logistiche. Devono essere infatti somministrati nei primi giorni in cui compaiono i sintomi e in strutture ambulatoriali, con la flebo. Il trattamento dura un’ora ogni volta.

Anticorpi monoclonali, somministrati solo a pazienti fragili

In tanti però insistono che, su questa possibilità di cura Covid, non sia stato fatto abbastanza. Chi doveva non ha stanziato fondi per trovare strutture e personale medico che se ne occupasse (con alcune eccezioni). Anche i pazienti che sono stati inseriti tra quelli che hanno diritto al trattamento (con lievi sintomi, ma ad elevato rischio di progressione grave, per patologie pregresse), sono limitati.

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA – Osservatorio nazionale amianto, che si occupa anche di vittime del dovere, si pone tutta una serie di domande: “Perché gli anticorpi monoclonali sono stati utilizzati soltanto per una fascia ristretta della popolazione? Perché – nonostante ormai sia stato riconosciuto il loro apporto nel bloccare la malattia prima che diventi più grave – si sta lasciando che anche una buona parte di quelli a disposizione scadano? Perché i criteri per capire quali pazienti possano usufruirne sono così macchinosi?”.

L’intervista all’onorevole Raffaele Trano

Il vaccino resta la strada maestra per combattere la pandemia. Evita i danni gravi causati dal Covid, riduce il rischio di collasso degli ospedali. Soprattutto rallenta il diffondersi del virus e quindi la nascita di varianti che potremmo non saper controllare. Però le cure nei tempi necessari sono un diritto di tutti e forse non si sta facendo abbastanza per garantirle. Altrimenti potrebbe configurarsi quella che possiamo chiamare “responsabilità medica Covid“.

Per capire meglio la situazione abbiamo intervistato l’onorevole Raffaele Trano, ex M5s, ora Alternativa, membro della Commissione bilancio alla Camera dei deputati.

Onorevole Trano, cosa l’ha spinta a presentare un’interrogazione parlamentare relativa all’uso degli anticorpi monoclonali in Italia?

“In realtà sono due le interrogazioni, ma andiamo con ordine. Eravamo in un periodo delicatissimo. Dopo l’illusione dell’estate 2020, il contagio è ripartito in autunno a velocità supersonica. E’ stato subito chiaro che la pandemia non era affatto terminata e che si era perso tempo prezioso sia per mettere a punto misure di prevenzione adeguate, sia per adeguare il sistema sanitario agli standard dei nostri partners europei.

Davanti alle autorità sanitarie si presentavano più strade. C’era la lotta contro il tempo alla ricerca spasmodica di un vaccino, ma c’era già la possibilità di cure Monoclonali, già disponibili ed utilizzate con successo dall’ex presidente della repubblica Trump, tra i primi a testarne l’efficacia. In questo scenario l’industria farmaceutica Bsp di Latina, che operava su commessa per una casa farmaceutica americana, offrì all’Italia 10.000 dosi gratuite, ma, incredibilmente, non se ne fece nulla.

Ricordo che andai a visitare l’impianto e fui accolto dall’amministratore delegato Aldo Braca e mi resi subito conto della sciocchezza che si stava commettendo e ne chiesi conto al Ministero della Salute. Anche la Corte dei Conti fu dello stesso avviso ed aprì una inchiesta. Nonostante questo l’introduzione dei monoclonali nel nostro sistema sanitario ha subito forti rallentamenti”.

Qual è la situazione in Italia sugli anticorpi monoclonali?

“In realtà la situazione è cambiata. Il ministero ritiene che i monoclonali, tranne uno, siano inefficaci nei confronti della variante Omicron. E poi come hanno lamentato tanti medici che si trovano in trincea, le procedure sono lente e intempestive rispetto alla somministrazione”.

In questo senso l’AIFA – Agenzia italiana del farmaco, ha finanziato una ricerca, coordinata dalla Fondazione Policlinico Gemelli, denominata AntiCov. Dovrà chiarire se gli anticorpi monoclonali siano o meno validi contro la variante Omicron e se siano utili nei pazienti a basso rischio complicanze.

L’interrogazione è ancora senza risposta

“Ancora nulla! Per questo motivo ho presentato a distanza di 11 mesi dalla prima interrogazione un ulteriore atto di sindacato ispettivo insieme alla collega Dott.ssa Volpi in cui sollecito un veloce riscontro! Inoltre ho chiesto al Ministero della Salute se è a conoscenza delle circa 60.000 fiale in scadenza (era il mese di novembre 2021) che sono in procinto di essere destinate ai paesi dell’Est Europa o peggio distrutte!”.

Vari studi dimostrano ormai che funzionano, allora perché secondo lei gli anticorpi monoclonali non vengono utilizzati, tanto da far scadere anche quelli già realizzati e disponibili?

“Per un problema procedurale! Lo spiega bene il Dott.  Renzo Scaggiante primario del reparto malattie infettive di Belluno, “sul portale arrivano pochissime richieste di utilizzo degli anticorpi monoclonali, perché i medici di base devono prima ordinare il tampone al loro assistito.

Poi qualche giorno dopo lo vanno a visitare infine se i medici ritengono adeguato il trattamento lo iscrivono al portale insomma mediamente passano 4 o 5 giorni. Ma come è noto l’efficacia degli anticorpi deve funzionare al massimo entro le 48 ore dall’insorgenza della patologia”.

Crede che il governo sia focalizzato sui vaccini e ci siano ritardi invece nella ricerca e nella somministrazione delle cure già esistenti? E come mai?

“E’ un dato di fatto che si è puntato solo sui vaccini, non lo dice il sottoscritto ma l’evidenza! Non conosco le motivazioni, forse sarebbe il caso di chiederle al Governo ed alla Maggioranza che ha sostenuto bollando come eresia qualsiasi approccio proposto da medici non omologati alle tesi degli organi ministeriali. Queste scelte, a mio avviso, sono state insufficienti.

Ma a dirlo, oggi, è anche il TAR Lazio che ha cassato la circolare ministeriale basata sull’uso di tachipirina e della vigile attesa! Finalmente i medici possono scegliere in libertà la terapia più idonea ed efficace da somministrare ai pazienti e mettere a frutto le proprie esperienze dirette maturate sul campo”.

Il Consiglio di Stato ha sospeso la decisione del Tar del Lazio (il giorno seguente l’intervista) e valuterà nel merito la questione.

Crede che i monoclonali, nonostante il loro costo e la evidente difficoltà logistica, possano essere utilizzati su larga scala?

“Sicuramente, in altri paesi sono uno strumento efficace per non intasare i reparti ospedalieri. Lo sarebbero anche in Italia. Ci sono pazienti vaccinati con tre dosi, come il noto professor Galli, primario di malattie infettive all’ospedale Luigi Sacco e docente all’Università di Milano e tra i massimi sostenitori dei vaccini, che si è curato proprio grazie ai farmaci monoclonali. Del resto Asl Latina, quasi un anno fa si era affidata a questo tipo di cure in alcune Rsa. Gli operatori sanitari hanno riscontrato, più in generale, un’efficacia del 97% sui pazienti trattati. L’importante è la tempistica…”.

Cosa si potrebbe fare di più?

“Avevamo chiesto le dimissioni del Ministro Speranza è stata un’occasione persa per rimettere le cose nel giusto binario!”.

Ritiene che il vaccino resti l’unica strada?

“Sbagliatissimo! Il vaccino è un arma in questa battaglia, ma rimane uno strumento di prevenzione. Purtroppo la strumentalità con la quale sono stati varati i provvedimenti del Green Pass hanno creato rabbia. E ancora divisioni e diffidenza e generato un danno alla stessa campagna di somministrazione! I vaccini devono essere una libera scelta dei cittadini. Non una costrizione della libertà individuale, solo così sarà possibile recuperare la credibilità perduta per colpa di scelte politiche lontanissime dalla vita quotidiana e da quanto accade all’estero”.

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