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Mascherina in aereo: si vola senza, ma non in Italia

mascherina
aereo pieno

Con la fine dello stato di emergenza per il Covid 19 continuano a cambiare le regole e si cerca di tornare alla normalità. Anche per la mascherina in aereo sembra arrivato il tempo di metterla da parte. Da oggi, 16 maggio, infatti, in Europa non è più obbligatoria. In Italia e in Germania però bisognerà attendere ancora.

Nel nostro Paese resta, infatti, necessaria almeno fino al 15 giugno. In Germania fino al 23 settembre.

La mascherina resta una delle difese migliori

Per il resto d’Europa la decisione è stata presa dall’Agenzia dell’Unione europea per la sicurezza aerea (Easa) e dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc). Fanno sapere, però, che “la mascherina resta una delle difese migliori contro la trasmissione di Covid-19″, e usarla è fortemente raccomandata per chi tossisce o starnutisce, e per le persone fragili.

Molto sarà a discrezione dalla compagnia aerea con la quale si vola. Per le destinazione in cui è ancora richiesto l’uso della mascherina sui mezzi di trasporto pubblico, gli operatori aerei dovrebbero continuare a richiederla.  

Per i passeggeri vulnerabili è fortemente raccomandata, indipendentemente dalle regole. I malati oncologici, chi ha una patologia asbesto correlata (come ha sempre sostenuto anche l’Osservatorio nazionale amianto), gli immunodepressi dovrebbero sempre utilizzare una Ffp2/N95/Kn95, che offre un livello di protezione superiore rispetto a una mascherina chirurgica.

Mascherina, le regole in Italia

Per chi parte e arriva dall’Italia, quindi, resta valida l’ordinanza di fine aprile del ministro della Salute Roberto Speranza. Questa proroga fino al 15 giugno l’obbligo di indossare la mascherina Ffp2 su tutti i mezzi di trasporto a lunga percorrenza compresi gli aerei.

Cosa succede in Germania

In Germania l’obbligo resterà in vigore in aereo e a bordo dei treni a lunga percorrenza fino al 23 settembre. Il dispositivo di protezione si potrà togliere soltanto per mangiare e per bere. L’obbligo vale anche per il trasporto pubblico in autobus e treno.

Covid, i dati di oggi

Il Ministero della Salute ha diffuso anche i dati dei contagi relativi alla giornata di oggi. Sono 13.668 in Italia. Si registrano altri 102 morti, che portano a 165.346 il totale delle vittime dall’inizio della pandemia.

Mesotelioma maligno, Inail condannata: risarcirà bancario

mesotelioma
lastra ai polmoni

Mesotelioma maligno del peritoneo. Il giudice del Lavoro del Tribunale di Roma, Luca Redavid, ha condannato l’Inail al riconoscimento dell’indennizzo, per un funzionario di banca della Capitale.

L’Ente dovrà accreditare una rendita mensile di circa 2mila euro (oltre al 15% del Fondo Vittime Amianto), al 48enne, che è stato colpito dal terribile male a soli 44 anni. L’esposizione è iniziata nel 2000 ed è proseguita fino al 2005, e ha causato la malattia con un grado invalidante dell’80%.

L’Inail aveva negato l’origine professionale della patologia, ostacolando in tutti i modi la vittima che ha dovuto chiedere il sostegno dell’Ona – Osservatorio Nazionale Amianto e dell’avvocato Ezio Bonanni. Nel corso del processo il legale ha dimostrato il rischio dell’amianto utilizzato nel complesso immobiliare di Roma, in viale dell’Arte n.25 (San Paolo IMI).

Mesotelioma maligno, primo riconoscimento per un bancario

“Il Tribunale di Roma – ha dichiarato Bonanni – con la sentenza n. 4296/2022 dell’11/05/2022, ha pronunciato una sentenza storica, perché sancisce il primo riconoscimento giudiziale per un bancario, rispetto ai 113 casi censiti nel settore bancario, riportati così anche nel VII Rapporto Mesoteliomi”.

L’Ona ha dimostrato come l’uomo fosse stato esposto all’amianto per la tardività delle bonifiche. E anche per il fatto che, nel corso della manutenzione i funzionari hanno continuato a lavorare nella struttura.

Amianto utilizzato largamente negli istituti bancari

Nel complesso immobiliare, l’amianto era stato utilizzo per coperture, controsoffitti, coibentazioni del sottotetto, canne fumarie, pannelli, divisori, tamponature. Ma anche per pavimenti in vinil-amianto e coibentazione di tubi di riscaldamento. Proprio il fatto che la struttura è stata realizzata negli anni ’60 ha comportato l’utilizzo di asbesto nei materiali sia di costruzione che dell’impiantistica del complesso, compresi i materiali friabili. Trascorsi alcuni decenni, nel periodo dall’1 agosto 2000 al 31 dicembre 2005, avevano un più elevato indice di friabilità.

Mesotelioma maligno, le indagini ispettive del 2007

Le indagini ispettive del 2007 sull’immobile mostrarono, inoltre, che la bonifica effettuata negli anni ’80 era stata solo parziale. I rilevi fotografici mostrano, infatti, prove della presenza di asbesto. Gli altri lavori di bonifica furono eseguiti soltanto dal 2009.

Nel 2007 ancora l’amianto cadeva dal soffitto dei corridoi sulla testa dei dipendenti. Gli ispettori riscontrarono la presenza del minerale spruzzato sul soffitto della mensa, che era in cattivo stato di conservazione. Trovarono le fibre killer anche nelle condutture dell’aria.

Durante la causa, il Tribunale di Roma ha accertato in modo inequivocabile che in tale istituto di credito fu presente amianto ed è proprio questa presenza che ha determinato l’insorgenza del mesotelioma del 48enne.

Il medico legale Rossella Benedetta Castrica ha confermato la natura professionale e il nesso eziologico della patologia del ricorrente con l’attività lavorativa.

Mesotelioma maligno, l’Ona chiederà anche risarcimento danni

Ora l’Osservatorio Nazionale Amianto procederà con l’azione di risarcimento dei danni, chiamando in causa l’Istituto di Credito, ora Intesa San Paolo.

Infatti, l’importo dell’Inail (arretrati per circa 75mila euro, oltre al 15% del Fondo Vittime Amianto e quindi circa 87mila euro, più la rendita mensile per il resto della vita per oltre 2mila euro al mese), è solo un indennizzo rispetto al maggior danno subito dalla vittima.

Amianto, big killer in Italia

L’amianto non causa, purtroppo, soltanto il mesotelioma. Ormai è scientificamente accertato che è causa di diversi tumori, tra cui quello del polmone. Come pure altre patologie asbesto correlate. Il fenomeno che ha colpito duramente l’Italia per l’utilizzo dell’asbesto per decenni in grande quantità, fino alla legge 257 del 1992 che lo ha messo al bando, è descritto nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed.2022”.

L’Ona è da sempre al fianco delle vittime dell’amianto. Per loro e i loro familiari ha costituito lo sportello per l’assistenza medica, oltre all’assistenza legale. Le persone colpite possono chiamare anche il numero verde 800.034294, o richiedere la consulenza scritta attraverso la pagina dedicata al mesotelioma.

L’obesità è una malattia: “Non nasconderti dietro false convinzioni”

obesità
locandina contro l'obesità, un uomo si nasconde dietro ad un frigo

L’obesità è una malattia, per guarire bisogna rivolgersi a uno specialista. E’ questo il messaggio che si vuole far passare con la campagna di sensibilizzazione: “Non nasconderti dietro false convinzioni. La verità sul peso”, promossa da Novo Nordisk. Non dipende soltanto da uno stile di vita scorretto e per curarla non bastano impegno e forza di volontà. L’obesità è una malattia cronica e va trattata considerando questo prima di tutto.

Insieme a Novo Nordisk hanno partecipato al progetto Amici obesi onlus, Associazione italiana dietetica e nutrizione clinica (Adi), Associazione medici endocrinologi (Ame). Così come la Fondazione associazione italiana dietetica e nutrizione clinica (Fondazione Adi), Italian obesity network (Io Net), Obesity policy engagement network (Open). E ancora la Società italiana di chirurgia dell’obesità e delle malattie metaboliche (Sicob), Società italiana di Endocrinologia (Sie), Società italiana di medicina generale (Simg). Nella lista di chi non si è tirato indietro c’è infine la Società italiana di medicina interna (Simi) e la Società italiana obesità (Suo).

Obesità, combattere l’informazione scorretta

L’iniziativa rientra nel Driving Change in Obesity, un programma internazionale mirato a migliorare la qualità della vita delle persone con obesità. È fondamentale combattere l’informazione scorretta e molto diffusa sul tema, spesso ridotto a un semplice problema di alimentazione o a una questione di mancanza di forza di volontà.

La malattia in realtà dipende da fattori genetici, ambientali e psicologici. È inoltre legata allo sviluppo di malattie croniche. Tra queste il diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, ipertensione, malattie del fegato e almeno 12 tipi di tumori. Per una cura valida devono intervenire molteplici figure sanitarie specializzate.

Ancora troppi medici sbagliano approccio

Ancora oggi, purtroppo, anche se il 91 per cento dei medici sia convinto che l’obesità è una malattia cronica, ancora 8 esperti su 10 ritengono che vada affrontata migliorando il proprio stile di vita. Dall’altra parte il 62% dei pazienti con questo problema non si ritiene sovrappeso e anche i genitori faticano a riconoscere l’obesità dei propri figli.

L’obesità vista con gli occhi del fotografo Bellocchio

La campagna di sensibilizzazione prevede la diffusione sulla stampa o nei cartelloni pubblicitari di foto di Davide Bellocchio sulla tematica. Senza parole è riuscito a spiegare l’isolamento di questi malati, la difficoltà nella vita quotidiana e l’ostilità che incontrano nei loro confronti.

Anche influencer del mondo lifestyle e salute faranno girare, anche tramite i social, il messaggio.

C’è infine uno spot video in onda sul web e sulle principali reti televisive, realizzato da Novo Nordisk in partnership con le società scientifiche e l’associazione Amici obesi, e dal sito www.laveritasulpeso.it realizzato da Novo Nordisk nel 2020.

L’ONA – Osservatorio nazionale amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, porta avanti da tempo una sensibilizzazione a più livelli sull’importanza della tutela della salute e sulla prevenzione.

 

Vitamina B12: anche chi mangia carne può esserne carente

vitamina-b12
flacone con dosatore

La B12 è una vitamina essenziale, la cui carenza è abbastanza diffusa

Vitamina B12. Detta anche cobalamina, la B12 fa parte delle cosiddette “vitamine idrosolubili”, che non possono essere accumulate nell’organismo, ma devono essere assunte attraverso l’alimentazione

vitamina b12

A cosa serve la B12?

La B12 è un nutriente essenziale. Coinvolta nel metabolismo degli aminoacidi, degli acidi nucleici e grassi, questa vitamina ha il compito di:

Coadiuvare la sintesi di DNA e RNA

Produrre i globuli rossi e formare il midollo osseo 

Proteggere i nervi e le cellule nervose

Fornire energia al corpo e alla mente 

Ridurre il dolore

Riparare i danni dell’ischemia nel cervello

Previere la demenza

Prevenire le malattie cardiovascolari riducendo i valori di omocisteina

Armonizzare il ciclo circadiano sonno-veglia 

Riequilibrare gli ormoni

Ridurre la depressione, migliorare l’umore e alleviare l’ansia

Prevenire la degenerazione maculare e l’abbassamento della vista

Rafforzare i capelli e rendere la pelle più sana (protegge da eczema e psoriasi)

Perché si va in deficit di vitamina B12?

Si può andare in deficit di vitamina B12 per diversi motivi, non legati, come erroneamente si crede, ad un’alimentazione a base vegetale (falso mito che spiegheremo fra qualche riga).

Ecco alcune delle cause principali del deficit di B12:

  1. Bassi livelli di acido cloridrico (HCl) nello stomaco impediscono l’assimilazione della vitamina B12. Questa condizione si deve a cattive abitudini alimentari, all’assunzione di farmaci, patologie autoimmuni, morbo di Crohn e celiachia. 
  2. L’Atrofia gastrica è responsabile di cattivo assorbimento di molte vitamine. Si manifesta dopo molti anni di irritazioni della mucosa gastrica.
  3. Disturbi intestinali. In caso di Sibo (acronimo di “mall Intestinal Bacterial Overgrowth”, cioè “Crescita Eccessiva dei Batteri dell’Intestino Tenue”), intestino permeabile (o permeabilità intestinale), o altri segni di disbiosi, sarà difficile assorbire B12.
  4. Un Fattore Intrinsecomalfunzionante” provoca un cattivo assorbimento della B12. Il Fattore Intrinseco è una glicoproteina secreta dalle cellule parietali dello stomaco delle ghiandole gastriche . La sua funzione primaria è quella di unirsi alla vitamina B12, che viene introdotta con gli alimenti. L’anemia perniciosa, la gastrite atrofica o gli anticorpi che attaccano direttamente il fattore intrinseco possono impedirne l’assorbimento. 
  5. L’invecchiamento può causare una carenza di vitamina B12
  6. L’interazione con certi farmaci (la pillola anticoncezionale, gli inibitori della pompa protonica PPI) può inibire la capacità di assorbire, utilizzare o mantenere un livello ideale di B12.
  7. L’ipotiroidismo, sindrome dovuta ad una insufficiente azione degli ormoni tiroidei a livello dei vari tessuti, può alterare l’assorbimento di B12.

Sintomi di carenza di B12

Avere un deficit da vitamina B12 è molto più frequente di quanto si pensi: circa il 40% delle persone ne è carente.

I sintomi più comuni della mancanza di vitamina B12 sono:

Abbassamento della vista / degenerazione maculare

Anemia

Stanchezza surrenale e stress frequente

Bassa pressione sanguigna

Frequenti raffreddori e influenze

Infertilità

Aborto

Ansia

Paranoia

Insonnia

Sindrome premestruale

Acne

Allergie

Costipazione intermittente o diarrea

Lingua gonfia / infiammata / dolorante

Perdita di capelli

Pelle ingiallita / pallore

Herpes

Psoriasi

Dolore ai nervi

Affanno 

Intorpidimento / formicolio alle mani / gambe / piedi

Problemi di equilibrio / disorientamento

Incontinenza

Perdita del gusto e dell’olfatto

Perdita di memoria / demenza 

Danni al feto

La vitamina B12 in frutta e verdura 

La B12 è presente nella buccia della frutta e nella verdura, purtroppo viene distrutta dal riscaldamento dei metodi estrattivi. 

Gli alimenti di origine vegetale più ricchi di vitamina B12 (ma anche B6, B9, B12) sono: alghe Klamath, bietola rossa, avocado, nocciole, noci, mandorle, pinoli, asparagi, agrumi, lenticchie, lupini, piselli, fagiolini, ceci, soia, carote, rape, cavolini di Bruxelles, crescione, cavolfiore, susine, fichi, avena, ortiche, tuberi in genere.

Falsi miti e curiosità sulla vitamina 

La B12 è una vitamina di origine batterica. Nessun cibo può naturalmente contenere B12, che sia animale o vegetale. Dunque anche chi si nutre di animali può essere carente di vitamina B12. L’animale non la produce, la assume mangiando erba addizionata con la B12.

Essa è contenuta nella frutta e verdura e ne bastano microgrammi per il fabbisogno quotidiano.

Purtroppo però si trova nella buccia e come sappiamo, spesso siamo costretti a lavare frutta e verdura a causa dei pesticidi, raggi gamma e tutte le sostanze ammesse dalla moderna agricoltura.

La versione del 1999 di “Anatomia e Fisiologia Umana” dell’anatomista Elain N. Marieb, riferisce che assorbiamo vitamina B12 attraverso gli intestini e, come accennato, per venir assimilata in modo corretto, deve essere combinata con il Fattore Intrinseco. 

E.N. Marieb, sostiene che la B12 può essere distrutta da condizioni altamente alcaline o altamente acide. In pratica, la B12 nella carne si distrugge facilmente perché l’acido idroclorico nei nostri stomaci durante la digestione della carne è altamente acido. Questo ci fa capire che anche i mangiatori di carne hanno carenze di B12, sebbene la loro dieta contenga B12.

I “Carnivori” seguono infatti una dieta acida e dunque più assumono carne o derivati animali, più inibiscono la B12. 

Seguendo una dieta vegetale, alcalina, si ha meno necessità di assumere B12.

La B12 si trova addirittura nell’acqua piovana.

Un aiuto dagli integratori

Per evitare un deficit di vitamina B12 meglio ricorrere all’aiuto degli integratori. I più diffusi sono:

Cianocobalamina: è la forma sintetizzata chimicamente.

Metilcobalamina: è la forma naturale attiva di vitamina B12 che si trova negli alimenti animali.

La metilcobalamina è la forma più bio-disponibile di vitamina B12, cioè è la più facilmente assorbita. 

Ona e salute

La salute è un fattori su cui l’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, e l’Avv. Ezio Bonanni punta il massimo dell’attenzione.

Fonti 

Elementi di anatomia e fisiologia dell’uomo MARIEB ELAINE N.

La grande disinformazione sulla B12

Tesina Valdo Vaccaro

Giornata mondiale della fibromialgia, il convegno al Coni

fibromialgia Coni
Bonanni, Alcanterini, convegno sulla fibromalgia al Coni

Fibromialgia: per la malattia riconosciuta dall’Organizzazione mondiale della Sanità nel 1992, ma non ancora in Italia, non si conoscono le cause, non c’è una vera e propria cura e molto bisogna fare ancora sul piano della ricerca.

I malati, nonostante se ne parli tanto nell’ultimo periodo, non vengono spesso creduti dai propri familiari e dai datori di lavoro e per avere una diagnosi ci vogliono tra i 2 ai 3 anni.

Di tutto questo si è parlato ieri nel convegno al Salone d’Onore del Coni, a Roma. “La Pastorale della salute e il Comitato fair play per la salute nello sport”, in occasione della Giornata mondiale della fibromialgia che cade oggi, 12 maggio.

Un momento intenso e a tratti intimo, dove il mondo dello sport ha abbracciato quello delle persone che soffrono.

Don Abbate: “Sport vuol dire salute, cura del corpo e dell’anima”

 “Siamo qui – ha detto Don Carlo Abbate, direttore della Pastorale della Salute della Diocesi di Roma – per dare un volto alla malattia e una dignità a chi soffre. Sport vuol dire salute, cura del corpo e dell’anima. Ma anche stimolo di crescita, integrazione, incontro e scambio culturale. In altre parole è vita.

Lo sport oggi dice a chi soffre: ‘non sei solo’. Vuole dire alle persone di competenza di prendersi cura dei pazienti, proprio come ha chiesto anche Papa Francesco per i malati di fibromialgia. Solo chi sta male – ha continuato – può capire cosa significa essere considerato, non scartato. In questo senso torna l’importanza dello sport, che ha la capacità di far sentire tutti campioni”. Dopo i ringraziamenti di rito, Don Carlo Abate ha ringraziato in particolar modo “gli atleti e chi rappresenta il mondo paraolimpico. A volte devo dirgli grazie per avermi fatto vergognare quando mi soffermo a preoccuparmi per niente”.

Sono quindi intervenuti il vice presidente dell’Assemblea Capitolina, Carmine Barbati, che ha sottolineato come finalmente ci sia oggi, a livello medico, una visione diversa del dolore. Il presidente di Sport e Salute, Vito Cozzoli che ha ricordato quanto si risparmierebbe di spese sanitarie se si investisse nello sport. “La sedentarietà – ha detto – costa ogni anno 2 miliardi di euro”. E la vice presidente del Coni, Silvia Salis, che si è soffermata sullo sport come una vera e propria medicina.

Fibromilgia, l’appello di Aldama per il riconoscimento in Italia

Toccante è stata la testimonianza di Edith Aldama, responsabile dell’Area medica della Pastorale della salute: “Sono un’infermiera, ma anche malata di fibromialgia. La caratteristica principale di questa patologia è un dolore muscolo-scheletrico continuo. La diagnosi va ad esclusione di altre patologie. Girovaghiamo da medico a medico per anni capire cosa accade al nostro corpo. Per qualcuno ci sono voluti anche 5 o 7 anni per la diagnosi.

Nonostante ne soffrano 2 milioni e mezzo di persone ancora non è riconosciuta in Italia e non è inserita nei livelli di assistenza. Vuol dire che questi malati non hanno diritto alle cure. Siamo invisibili. Questo crea nel paziente sconforto, solitudine, abbandono. Che si va ad aggiungere alle problematiche della malattia, che porta scarsa qualità di vita, perché il dolore è costante”.

“I malati – ha continuato Aldama – non vengono creduti, anche in famiglia e sul luogo di lavoro. Alto è il numero tra questi pazienti, quindi, di separazioni e licenziamenti. Si resta soli e spesso arriva anche la depressione. Riconoscere la malattia è dare dignità ai pazienti. L’area medica della Diocesi serve proprio per abbracciare tutti i malati, per dare ascolto e l’abbraccio della nostra chiesa”. Al termine ha rivolto un appello alle istituzioni competenti per il riconoscimento della malattia.

Fibromialgia, dolore generalizzato e stanchezza cronica

Dopo il saluto del direttore sanitario del policlinico universitario Agostino Gemelli, Andrea Cambieri, che ha invitato tutti a ricercare le cause e una cura della malattia, che ancora mancano, è stata la dottoressa Maria Antonietta D’Agostino ad approfondire la patologia dal punto di vista medico.

“Non è una malattia rara – ha detto prima di tutto D’Agostino – perché tocca il 5% di persone in Europa. Il picco è tra i 50 e i 60 anni. Il 24% di pazienti in 5 anni smette di lavorare. Il dolore cambia il nostro sistema neurologico. I sintomi sono vari tra cui il dolore in almeno 13 di 18 punti ormai conosciuti. Ma oggi viene più considerato un dolore generalizzato. E poi insonnia, crampi addominali, cefalee. Risposta forte a qualunque stimolo esterno. Per questo i pazienti tendono ad isolarsi”.

Fibromialgia, cosa si può fare

“La presa in carico – ha continuato D’Agostino – prevede di agire sul prima di tutto sul dolore. Poi sulla gestione della quotidianità e dello stress. Con farmaci antidepressivi che spesso i pazienti non vogliono prendere, ma che sono utili per la percezione del dolore. Riattivando i malati allo sport, per rimettersi in movimento. Che è un fattore centrale. Con la psicoterapia, per il fatto di non essere stati creduti dalle persone che sono loro vicine. Poi altre soluzioni come l’ipnosi. Non si può risolvere con gli oppioidi, invece, perché generano un circolo vizioso e spesso aggravano la patologia”.

Fibromialgia, Bonanni (Ona): “Homo homini lupus”

All’evento è intervenuto anche l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio vittime del dovere e dell’Osservatorio nazionale amianto, che da sempre è al fianco di chi si ammala a causa dell’amianto, ma anche di altri cancerogeni.

“Ringrazio – ha detto – la Pastorale della salute che affronta anche il tema amianto a me tanto caro per essere sceso in campo in prima linea contro questo cancerogeno in tante battaglie, legali e civili. Oggi però, alla luce anche di quanto ho sentito, voglio parlare dell’essere umano. Che può essere assassino (‘homo homini lupus’), o vicino al fratello che soffre. E dell’elemento del dolore sul quale bisogna riflettere.

Alla luce dell’intervento di Papa Francesco, che ha chiesto assistenza per i malati di fibromialgia, anche in questo contesto di guerra e pandemia. Bisogna indirizzare le risorse istituzionali per alleviare le sofferenze di queste persone. È necessario dare strumenti a medici e pazienti per affrontare la malattia”.

Ha poi ringraziato Alcanterini per sua particolare sensibilità per una battaglia che affrontano insieme, civile e umana. “Di singoli uomini che da soli sono fragili, ma insieme possono lottare per un mondo migliore.  Per una transizione etica morale non solo in Italia, ma anche nel mondo intero. Dobbiamo, insieme alle associazioni, continuare a creare questa rete per sostenere le persone che soffrono. Il diritto alla salute è prioritario rispetto a molto altro. Come dice Papa Francesco, a che serve il riarmo se ci sono persone che non sono sostenute nelle cure? Dobbiamo destinare risorse economiche non per gli armamenti, ma per la sanità, per i più poveri, per i più deboli”.

Il nuovo giornale: “Diritto alla salute”

Infine Alcanterini ha presentato la nuova testata giornalistica “Diritto alla salute” (www.dirittoallasalute.net). Un portale web che intende affrontare tutti gli aspetti della tutela della salute e dell’ambiente, in cui grande spazio sarà riservato allo sport come prevenzione e medicina. Con un occhio attento ancora alla pandemia mondiale da Covid. Il giornale è diretto dallo stesso Alcanterini, che guiderà una redazione di esperti e giornalisti pronti, in questo contesto difficile a livello internazionale, a non far cadere l’attenzione su temi che, se affrontati nel modo giusto, possono migliorare la qualità della vita e preservare il Pianeta.