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Fondi per bonifiche amianto, ma le amministrazioni non li usano

fondi
uomo con protezioni e maschera antigas

Le amministrazioni comunali italiane hanno utilizzato in questi anni soltanto il 30% dei fondi messi a disposizione per le bonifiche dall’amianto.

Le risorse sono state stanziate nel 2015 dal cosiddetto “Collegato ambiente” per liberare gli edifici pubblici.

I dati emergono da un’analisi del Centro Studi Enti Locali basata sui dati emersi dalle graduatorie consultabili sul sito del Ministero della transizione ecologica (Mite). In questi anni siano stati assegnati soltanto 3.777.351 euro, a fronte degli oltre 12 milioni stanziati a questo scopo. Oltre 8 milioni dunque sono rimasti fuori, per carenza di richieste.

La legge 221 del 2015 “Collegato ambiente”

La Legge 221 del 2015 (“Collegato ambiente”), con l’articolo 56, comma 7, ha istituito fondi con dotazione finanziaria di 5,536 milioni di euro per il 2016 e 6,018 milioni per ciascuno degli anni 2017 e 2018.

La volontà era quella di coprire, integralmente o parzialmente, i costi di progettazione preliminare e definitiva degli interventi di bonifica di beni contaminati da amianto. Per un massimo di 15mila euro ad intervento.

Le priorità: asili, scuole e ospedali

Il Governo ha individuato anche le priorità, mettendo al primo posto gli edifici pubblici all’interno, nei pressi o comunque entro un raggio non superiore a 100 metri da asili, scuole, parchi gioco, strutture di accoglienza socio-assistenziali, ospedali, impianti sportivi.

A seguire vengono, invece, quelli relativi a edifici pubblici per i quali esistono segnalazioni da parte di enti di controllo sanitario e/o di tutela ambientale e/o di altri enti e amministrazioni in merito alla presenza di amianto.

Fondi, finanziati soltanto 636 progetti

Gli avvisi per le pubbliche amministrazioni “Collegato ambiente” hanno riscosso un interesse limitato. Sono stati assegnati 1.318.113 euro per 242 interventi nel 2017, 853.223 per 140 interventi nel 2019, 417.345 euro per 63 interventi nel 2021 e 1.188.670 euro per 191 interventi nell’ultima graduatoria, pubblicata lo scorso febbraio.

Solo 636, dunque, i progetti globalmente finanziati. Secondo gli ultimi dati di Legambiente sarebbero invece ben 50.744 gli edifici pubblici contaminati dalla presenza di amianto.

Bonanni (Ona): “È inaccettabile”

L’Osservatorio nazionale amianto si batte da anni per le bonifiche. “È davvero inaccettabile che i pochi fondi stanziati, che non sono certo sufficienti per coprire le spese delle bonifiche del milione di siti contaminati presenti in tutta Italia – ha commentato il presidente Ona, l’avvocato Ezio Bonanni – non siano neanche pienamente utilizzati.

La bonifica è l’unica strada per fermare la strage causata dall’asbesto. Ci sono ancora oltre 2000 scuole che presentano amianto con 350mila studenti e 50mila tra insegnati e operatori a rischio. Per non parlare degli ospedali, dove si va per curarsi e si rischia di contrarre patologie asbesto correlate“.

L’avvocato Bonanni ha spiegato bene il fenomeno dell’amianto nell’ultima pubblicazione: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. Le vittime sono 7mila l’anno, di cui quelle di mesotelioma (VII rapporto ReNaM), sono solo la punta dell’iceberg. Ci sono, infatti, tutte quelle legate ai vari tipi di tumore causati dall’amianto e delle altre malattie correlate.

Fibromialgia, convegno a Roma sulla malattia invalidante

fibromialgia
donna con la testa tra le mani e la schiena nuda

La fibromialgia, malattia invalidante, ancora non riconosciuta in Italia, sarà al centro domani 11 maggio, di un importante convegno a Roma, nel salone d’onore del Coni. L’evento, che inizierà alle 9.30, è stato organizzato proprio in occasione della Giornata mondiale, che cade il 12 maggio. Il titolo è: “La Pastorale della salute e il Comitato fair play per la salute nello sport”.

Il Comitato nazionale italiano fair play si unirà alla Pastorale della Salute per la Diocesi di Roma, al Coni, al Comitato Paralimpico e a Sport e salute per affrontare una questione annosa per la quale ancora si attende il riconoscimento nel nostro Paese. Il disegno di legge, infatti, è fermo al Senato.

Il mondo dello sport è vicino in questo modo al mondo del dolore, alle tante persone che soffrono, come i pazienti affetti da fibromialgia, le vittime di amianto e di altri cancerogeni e i malati terminali assistiti dalla Pastorale della Salute.

Nasce la testata giornalistica “Diritto alla Salute”

L’incontro sarà anche l’occasione per la presentazione della nuova testata giornalistica dell’Osservatorio Vittime del dovere: “Diritto alla salute”, diretta dal giornalista Ruggero Alcanterini, commendatore al merito della Repubblica Italiana e Stella d’oro del Coni.

All’evento politici ed esperti

L’evento sarà moderato proprio da Alcanterini, presidente del Comitato nazionale italiano fair play. Alle 9.30 è previsto il saluto di Mons. Paolo Ricciardi, vescovo delegato per la Pastorale della Salute della Diocesi di Roma e a seguire quello di Don Carlo Abbate, direttore della Pastorale della Salute.

Interverranno poi Silvia Salis, vice Presidente del Coni e Vito Cozzoli, presidente di Sport e Salute. A seguire parlerà Andrea Costa, sottosegretario alla Salute e Alessio D’Amato, assessore alla Sanità della Regione Lazio. Sarà quindi la volta dell’onorevole Carmine Barbati, vice presidente dell’Assemblea Capitolina e di Roberto Valori, vice presidente vicario del Comitato Italiano Paralimpico.

Alle 10.50 Edith Aldama responsabile dell’Area Medica Pastorale della Salute – Diocesi di Roma, esporrà la sua relazione, prima dell’intervento di Andrea Cambieri, direttore Sanitario Policlinico Universitario Agostino Gemelli.

Continueranno ad approfondire il tema la professoressa Maria Antonietta D’Agostino, responsabile UOC Reumatologia Policlinico Universitario Agostino Gemelli. E Tiziana Frittelli, direttore Generale Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata. Interverranno anche Tonino Cantelmi, presidente Ordine dei Medici Cattolici – Direttore ITCI e Salvatore Cristiani, coordinatore del tavolo tecnico Salute nello sport del Ministero della Salute.

Chiuderà i lavori, anche per fare il punto sulla tutela giuridica delle vittime di fibromialgia (ai fini del riconoscimento dell’invalidità civile e di malattia professionale), l’avvocato Ezio Bonanni. Il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, che da anni si batte per le vittime dell’asbesto e per la tutela della salute e dell’ambiente.

Fibromialgia, non esiste ancora una cura

La fibromialgia è una malattia caratterizzata da dolori muscolari diffusi. Questi portano ad affaticamento, rigidità, problemi di insonnia, di memoria e anche alterazioni dell’umore.

Purtroppo non esiste ancora una vera cura per questo problema. Nonostante questo alcuni farmaci e un approccio mirato al rilassamento e alla riduzione dello stress possono aiutare ad alleviarne i sintomi.

Colpisce in particolar modo le donne. Può comparire in modo graduale e aggravarsi con il passare del tempo. Oppure essere scatenata da un evento come un trauma fisico, un’infezione o uno stress psicologico. Non si conoscono ancora le cause esatte. Secondo gli studiosi sarebbero una serie di fattori: genetici, infettivi, ormonali e psicologici. Sembra che il cervello, nei soggetti che ne soffrono, processi il dolore in modo alterato.

Violenza sulle donne, necessario un cambio di passo culturale

donne
donna si tiene la testa tra le mani

Donne, uomini e violenza: è inaccettabile la scia di sangue che tutti i giorni ci attanaglia e ci atterrisce e ci lascia basiti di fronte a tale bollettino di morte e di orrore.

Sento forte il senso di impotenza e di indignazione per questi episodi inaccettabili, per i quali è necessario un cambio di passo culturale, sociale e morale.

Serve a poco la sequenza di leggi, nel nostro ordinamento giuridico, se poi si continua a morire, con un senso di impotenza che testimonia, a futura memoria, ciò che si sarebbe potuto fare, e che non si è fatto.

Occorre partire dal presupposto della totale e assoluta libertà e autodeterminazione, nel rispetto delle norme e dell’ordinamento, ma soprattutto del principio morale e laico.

Infatti, in una visione moderna, la donna ha ricevuto dall’ordinamento pari dignità sociale (v. art. 3 della Costituzione); ed è perciò stesso che in questa visione laica, è fondamentale il rispetto del principio di autodeterminazione.

La violenza è espressione di debolezza

La violenza contro le donne, nei termini che sono sotto i nostri occhi, è la prova di una condizione di minorità e impotenza, che deraglia dai normali rapporti uomo/donna, e in molti casi si fonda su un senso di debolezza.

Questa forma di disagio, che in alcuni casi purtroppo travalica, deve essere fermata, con strumenti di prevenzione, con un diritto penale della prevenzione.

In questo crepuscolo, dominato da scenari apocalittici, con la morte di esseri umani incolpevoli, comprese donne e bambini, stuprati e fatti a pezzi, quello che succede in Italia, nei confronti di donne inermi, è un po’ la metafora di una ‘livella’ della violenza.

Violenza nelle parole, violenza negli atteggiamenti, violenza nei fatti, violenza negli eventi.

Le donne come metafora di bellezza

Questa devastazione morale, psicologica e sociale, dei singoli e della collettività, è tanto più aberrante, perché la donna rappresenta e la metafora della bellezza, del cuore, dell’amore e della vita, di ognuno di noi, che dalle madri hanno ricevuto in dono la vita.

Ogni uomo è allo stesso tempo figlio, partner e padre, ed è proprio il declino di questa primigenia e primordiale essenza dell’uomo, che ha perso il suo orizzonte e la sua identità, che è alla radice dei femminicidi.

Un uomo che è figlio, allo stesso tempo partner, e al medesimo tempo padre, sia di figli maschi che di figlie femmine, e che è in potenza lo è comunque e sempre, come può perpetrare violenza nei confronti non solo di qualsiasi essere umano, tout court, e quindi di un altro uomo, ma a maggior ragione di una donna, che impersona il senso della vita, della generazione della vita, che dona la vita e ci ricorda le nostre radici, delle madri, delle nonne, della famiglia?

La donna è allo stesso tempo l’essenza della vita, la bellezza, il fascino, la dolcezza, il senso paradisiaco della luce, nel sorriso e negli occhi. Nel sorriso di una donna si rispecchia il senso della bellezza, della grande bellezza, dell’essenza della vita che è degna di essere perciò stesso vissuta ed esaltata, anche nel pensiero della germinazione della vita.

Le donne personificano la capacità della vita di rigenerarsi

La donna personifica la prodigiosa capacità della vita di rigenerarsi, di andare avanti, di creare, di assicurare il futuro dell’essere umano, che combatte anche battaglie civili e di civiltà.

Le donne rappresentano quindi il testimone della vita, sono i depositari della possibilità di avere dei figli, e quindi di proseguire e di assicurare la vita, in senso biologico, ma anche morale, dei valori, del senso stesso della prosecuzione di quelle che sono le nostre battaglie, di civiltà e di giustizia.

Il nostro testimone sarà raccolto dai nostri figli, che porteranno sulle loro spalle l’eredità dei loro genitori, e la testimonianza dei genitori in vita. Io mi sento il testimone di quelli che sono stati, e sono, i valori dei miei genitori.

L’educazione e la cultura unica via d’uscita

Qual è la via d’uscita? È certamente la cultura, l’educazione. Un senso della famiglia che deve superare lo stereotipo perbenista e superficiale. Verso un senso più profondo del rapporto di coppia basato sul reciproco rispetto. In altre parole, si paga ora tutta un’evoluzione della nostra società, per la quale è venuto meno il senso della famiglia, nel senso vero e autentico.

Famiglie solo all’apparenza

Famiglie che sono state tenute su solo formalmente, prive di un reale cemento tra i suoi componenti, hanno determinato, nei figli, un senso di solitudine. Un inaridimento dei sentimenti, tali per i quali, anche le nuove coppie, che loro hanno costituito, sono state caratterizzate dall’assenza di reali, condivisi e profondi rapporti. Quindi, queste coppie, già minate alla radice, prive di un profondo sentimento di unione, hanno determinato una deviazione dai normali parametri. Che ha alimentato questo senso di impotenza.

Non aumenta la violenza, ma le denunce

In realtà, nei casi in cui vi è una forma di violenza, si assiste all’espressione di una forma di debolezza maschile, dettata da un retaggio culturale. In molti casi, ancora nei tempi più recenti, si assisteva in famiglia a forme di violenza. E al fatto che, perfino nel codice civile, fino al 1975, la donna era considerata inferiore. Tanto che, perfino per il domicilio era legata al marito. Questo ha indebolito anche gli uomini che si erano adagiati ad una forma di dominio culturale, poco avvezzo al confronto.

Proprio questo nuovo clima politico/culturale, ha quindi scarnito delle ancestrali sicurezze. La reazione è stata ancora peggiore della cultura retrograda dominante. Fino a forme inaccettabili di violenza che continuano a tutt’oggi.

Violenza sulle donne, un fenomeno ancora sommerso

Nello stesso tempo il reale quadro della situazione è l’espressione della capacità di far emergere le forme di violenza che un tempo erano represse. A nasconderle erano le stesse donne, che subivano senza reagire. Fermo restando che ancora oggi molte violenze si nascondono tra le mura domestiche e qui rimangono sepolte.

In sintesi, si rende necessario un nuovo clima sociale e culturale, che parta dall’educazione. In primo luogo in famiglia e poi nelle scuole, negli istituti di culto, di tutte le religioni, e nei luoghi di lavoro e di vita. Dobbiamo quindi esaltare, con il nostro inno alla vita, e alla bellezza femminile, il senso del doveroso rispetto che dobbiamo a coloro che ci hanno dato la vita, che l’hanno data ai nostri figli, e che la daranno a tutti coloro che dopo di noi erediteranno la nostra testimonianza in vita.

Sostanze chimiche pericolose: l’UE vuole vietarne dodicimila

Sostanze chimiche pericolose
bottiglie di Sostanze chimiche pericolose

Recentemente la Commissione Europea ha pubblicato la “Restrictions Roadmap”, ovvero un elenco di sostanze chimiche pericolose che a breve potrebbero essere messe al bando.

Attualmente queste sostanze sono presenti sia nei luoghi di vita, che di lavoro e sarebbero contenute addirittura in alcuni prodotti per bambini.

Nel dettaglio, sarebbero circa 12.000 le sostanze pericolose che circolano ancora nel mercato. Ma l’obiettivo dell’UE è proprio quello di vietarne l’uso gradualmente fino all’eliminazione definitiva.

Dove si trovano le sostanze chimiche pericolose

Tra le 12.000 sostanze elencate dalla Commissione Europea, ci sono alcune molto più vicine a noi di quanto pensassimo. Di seguito riportiamo alcuni esempi.

Per esempio, il glifosato, di cui a dicembre scadrà l’autorizzazione al commercio, è una delle sostanze che più fa discutere l’opinione pubblica.

Il glifosato è famoso per essere l’erbicida più diffuso al mondo e per essere quello meno pericoloso. Tuttavia, uno studio del 2012 effettuato sui ratti, aveva evidenziato alcune criticità del prodotto.

L’esposizione al glifosato stimolerebbe la comparsa di cellule tumorali, tuttavia lo studio è stato poi ritrattato a causa di alcuni dubbi sulla metodologia della ricerca.

A dicembre scopriremo se l’Agenzia Europea delle Sostanze Chimiche (ECHA) rinnoverà l’autorizzazione o meno del presunto cancerogeno.

Glifosato
Erbicida glifosato (Getty Images)

Anche le polifluoroalchiliche, o perfluoro alchiliche (PFAS), appartengono ad un gruppo di sostanze potenzialmente pericolose e sono contenute in moltissimi prodotti di uso quotidiano.

Difatti, sono state trovate tracce di sostanze polifluoroalchiliche anche nei trucchi femminili e nelle schiume antincendio. Se le operazioni di restrizione avranno inizio, si ipotizza una riduzione delle emissioni di PFAS di più di 13.000 tonnellate in 30 anni.

sostanze chimiche pericolose
Estintori, contenenti schiuma antincendio contaminata.

Tra i vari agenti potenzialmente cancerogeni che prossimamente subiranno delle restrizioni di mercato, troviamo anche il diclorometano.

Grazie alle sue incredibili proprietà, il diclorometano è contenuto in diversi solventi e nel settore alimentare è usato per preparare derivati di luppolo ed altri aromi.

L’uso del diclorometano nell’industria alimentare è continuato con l’utilizzato per la rimozione della caffeina dal caffè.

Caffè.

Uomini “costretti” a scegliere tra salute e profitto

L’iniziativa della Commissione Europea ci lascia senza dubbio piacevolmente sorpresi, tuttavia occorre andare fino e in fondo per raggiungere il reale obiettivo.

L’obiettivo finale è quello di evitare le esposizioni a cancerogeni, soprattutto nei luoghi di lavoro. Ma non sempre questo accade e non sempre l’uomo sceglie la salute se dall’altra parte ha come opzione il profitto.

Il caso più emblematico è quello dell’amianto, utilizzato per secoli e messo al bando, in Italia, solo agli inizi degli anni 90. L’asbesto come tanti altri agenti cancerogeni ha delle importanti proprietà che lo reputano perfetto per l’uso nell’edilizia o nel settore tessile.

Sono molte le multinazionali che hanno fondato la propria fortuna sull’uso di questi cancerogeni, che nel corso del tempo hanno lasciato dietro di sé più morte che ricchezza.

Assistenza legale per i lavoratori esposti a cancerogeni

Alla luce dei tanti rischi che corrono i lavoratori, l’Osservatorio Nazionale Amianto offre assistenza medica e tutela legale a tutti gli esposti a cancerogeni.

Difatti, l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA è in prima linea da decenni nella lotta contro l’amianto e contro i cancerogeni presenti nei luoghi di vita e di lavoro.

Chiedi la tua consulenza gratuita contattando direttamente l’assistenza al seguente link.

Lavarsi le mani, giornata mondiale per ricordarne l’importanza

lavarsi le mani
mani insaponate

Lavarsi le mani è uno dei gesti più importanti per evitare il contagio delle malattie. Ce lo hanno ripetuto all’infinito le nostre mamme e le nostre nonne. Ieri, 5 maggio, è stata la giornata mondiale che ricorda questo semplice quanto fondamentale gesto per la prevenzione delle malattie infettive. Ancora di più in un momento in cui l’epidemia da Covid non è ancora terminata.

Lavarsi le mani, il medico che capì come salvare tante vite

Il primo che lo capì, partendo però da un’ipotesi sbagliata, fu un medico ungherese dell’Ottocento: Ignáz Semmelweis. Il suo contributo alla scienza fu comprendere che il lavaggio delle mani poteva prevenire i casi di febbre puerperale, la spesso mortale conseguenza del parto in condizioni di scarsa igiene.

All’epoca non esistevano dati sufficienti a confermare le sue intuizioni, non era stata delineata neanche la teoria dei germi, ciò nonostante dopo la sua morte è stato ricordato come “il salvatore delle madri”. Non per nulla la Giornata mondiale dell’igiene delle mani, cade lo stesso giorno di quella delle ostetriche.

Semmelweis lavorava in due cliniche ostetriche. In una di queste, però, le neo mamme continuavano a morire. Il medico indagando capì che in quella con le percentuali di morte più alte gli studenti di medicina effettuavano le autopsie e ipotizzò che questi trasportassero sulle mani alcune “particelle cadaveriche”, come le chiamò, che potevano determinare le febbri. Impose così il lavaggio delle mani, anche con il cloro, e salvò moltissime vite.

“Uniti per la sicurezza: igienizza le tue mani!”

Ogni anno dal 2005 l’Oms elabora uno slogan per guidare la campagna per l’igiene delle mani a livello globale. Quest’anno è: “Uniti per la sicurezza: igienizza le tue mani!”.

Dal ministero della Salute ricordano che in ambito assistenziale e in comunità, lavarsi le mani correttamente, con acqua e sapone per almeno 40-60 secondi, oppure, se non disponibili, igienizzarle con soluzione idroalcolica per almeno 20-30 secondi, impedisce la trasmissione dei microrganismi responsabili di molte malattie infettive. Dalle più frequenti, come l’influenza e il raffreddore, a quelle più severe, come le infezioni correlate all’assistenza.

L’invito è quello di lavorare insieme per influenzare la cultura della sicurezza, attraverso la conoscenza e la pratica dell’igiene delle mani, per raggiungere l’obiettivo comune di sicurezza e qualità nell’organizzazione sanitaria.

Quando lavarsi le mani, i consigli del ministero della Salute

Il consiglio è quello di lavarsi le mani prima di assumere farmaci o somministrare farmaci ad altri, prima di toccarsi occhi, naso e bocca (per es., per fumare, usare lenti a contatto, lavare i denti, etc.), e di mangiare.

E ancora prima e dopo aver assistito o toccato una persona malata, aver medicato o toccato una ferita. Come prima e dopo aver cambiato il pannolino di un bambino, aver maneggiato alimenti, soprattutto se crudi, aver usato i servizi igienici e toccato un animale.

Infine è importante l’igiene delle mani dopo aver toccato altre persone, aver frequentato luoghi pubblici e, in generale, appena si rientra in casa. Dopo aver maneggiato la spazzatura e aver utilizzato soldi.

L’Ona accanto ai più fragili

L’Osservatorio nazionale amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, si batte da anni per la tutela della salute, sui luoghi di lavoro e in tutto il territorio nazionale. L’amianto è ormai considerato all’interno dell’associazione come una metafora dell’utilizzo sconsiderato di un elemento nocivo per raggiungere il profitto. Invece l’obiettivo che tutta l’umanità deve prefiggersi è quello della tutela dell’ambiente in cui viviamo, per preservare la salute e la nostra stessa sopravvivenza.

Con all’arrivo della pandemia l’Ona ha ricordato sui suoi diversi canali l’importanza del lavaggio frequente delle mani, come tutti gli altri accorgimenti per arginare i contagi. Come il distanziamento, evitare gli assembramenti e starnutire nel gomito. Il consiglio a tutte le persone fragili, tra cui appunto i pazienti di patologie asbesto correlate, è stato quello di prestare ancora maggiore attenzione.