17.9 C
Rome
domenica, Maggio 17, 2026
Home Blog Page 206

San Giovanni Teatino, 550 coperture in amianto

coperture amianto, san Giovanni
coperture amianto, san Giovanni

Nel Comune di San Giovanni Teatino, in provincia di Chieti, la mappatura aggiornata ha conteggiato 550 coperture in amianto. Le ondine in eternit sono grandi da un minimo di 2 mq a un massimo di 9900 mq. In totale si parla di 204.849 mq. I dati sono quelli relativi all’ultima indagine commissionata dall’amministrazione alla ResGea Geomatic Solutions di Pescara.

Coperture amianto vicino a scuole e campi sportivi

I siti contaminati che preoccupano maggiormente sono quelli più grandi e che si trovano in zone popolate, o addirittura vicino ad edifici scolastici e campi sportivi.

Durante la conferenza stampa di oggi del capogruppo in consiglio regionale del Partito democratico Silvio Paolucci, dal segretario di circolo Domenico Di Michele e da Giuseppe Visco del coordinamento cittadino, sono stati citati alcuni immobili critici.

Quelli più importanti sono l’ex Saf e l’ex Palaghiaccio, dove l’incuria è massima. Anche gli altri siti e micrositi vanno tenuti sotto controllo e bonificati. Il circolo del Pd chiede, infatti, al sindaco Clemente di attuare il piano per lo smaltimento amianto, perché si tratta di “un’emergenza”.

In particolare, per quanto riguarda l’ex Saf la zona è contaminata anche da altri fattori inquinanti. Tanto che l’area è inserita nell’anagrafe dell’Arta, relativa ai siti potenzialmente contaminati.

Le bonifiche sono in forte ritardo

Mentre il Pd si scaglia contro questa amministrazione e la precedente perché poco avrebbe fatto in tema di rimozioni, è bene ricordare come, purtroppo, in tante zone d’Italia le bonifiche sono in forte ritardo. Sono ancora tante le scuole e anche gli ospedali con materiali in amianto. Eppure ormai è nota a tutti la sua cancerogenicità. L’asbesto causa, infatti, il mesotelioma, il tumore del polmone, ma anche altre neoplasie. Come pure, ovviamente, l’asbestosi e tutta una serie di patologie asbesto correlate.

Coperture eternit, uno degli usi più diffusi dell’amianto

L’Inail registra soltanto il numero dei casi di mesotelioma, nel VII rapporto ReNaM, ma oltre ad essere incompleto, non tiene conto delle altre malattie. Soltanto negli ultimi anni c’è una stima anche di queste ultime. L’Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, che da anni si occupano del fenomeno, crede che siano 7mila circa i morti per amianto ogni anno in Italia.

Una cifra destinata a salire, perché il picco delle patologie è previsto tra il 2025 e il 2030. Le malattie si manifestano, infatti, 30-40 anche 50 anni dopo l’esposizione e l’amianto è stato messo al bando soltanto nel 1992. Il presidente Ona lo spiega bene ne: “Il libro bianco per le morti da amianto in Italia – ed. 2022”. Per contribuire alla mappatura, che almeno a San Giovanni Teatino è stata effettuata, è possibile utilizzare l’App dell’Ona.

Niente amianto nel tunnel della Maddalena, salvi i lavori

tunnel della Maddalena
I punti di monitoraggio dell'Arpa Piemonte esterni al tunnel della Maddalena

Dopo i controlli nel tunnel della Maddalena sembra che tutto sia a posto. Non c’è presenza di amianto, né di altre sostanze nocive per la salute, né criticità per la sicurezza.

La comunicazione arriva direttamente dalla Regione Piemonte e in particolare, dall’assessore all’Ambiente Matteo Marnati che ha spiegato a che punto è l’avanzamento della Torino-Lione, durante il question time in Consiglio regionale.

Tunnel Maddalena, attivi tutti i disposititvi di controllo

“Tutti i dispositivi di controllo necessari sono stati attivati – ha detto Marnati – e su richiesta di Arpa sono stati effettuati ulteriori sondaggi in corrispondenza delle nicchie per escludere la presenza di fibre d’amianto. Sondaggi che ne hanno confermato l’assenza, così come è avvenuto durante lo scavo del cunicolo”.

L’Arpa ha effettuato verifiche ambientali inerenti l’asbesto dunque, ma anche emissioni acustiche, acque sotterranee e superficiali, fauna, vegetazione e suolo.

Tunnel della Maddalena, non esistono criticità per la salute

“Inoltre, con l’utilizzo innovativo di un robot che ha lavorato a Chiomonte tra aprile e ottobre 2022 nell’ultimo tratto di 3 chilometri, è stato certificato che non esistono criticità per la salute ed è stata verificata la salubrità dell’ambiente interno della galleria. L’avanzamento delle nicchie è pienamente in linea con le previsioni di avvio dello scavo del tunnel di base, alla fine del 2023, con 14 nicchie terminate sulle 22 previste dal progetto esecutivo. Il costo di realizzazione delle nicchie si è mantenuto in linea con le previsioni del costo certificato”.

La Torino – Lione sito di interesse strategico nazionale

Nei giorni scorsi, in effetti, alcune testate giornalistiche avevano paventato la possibilità di problemi all’interno del tunnel. Come pure ritardi dei lavori del maggior cantiere italiano della Torino-Lione che è un sito d’interesse strategico nazionale. Gli operai hanno completato la galleria geognostica del tunnel della Maddalena a febbraio 2017. È necessaria a conoscere la struttura della montagna in cui passerà la nuova linea, ed è la via d’accesso italiana al cantiere del tunnel di base.

La ferrovia Torino – Lione, conosciuta anche come Tav, è un’infrastruttura, ideata a partire dagli anni ’90 e in fase di progettazione e realizzazione dagli inizi degli anni 2000. Dal 2005 è parte del programma di reti transeuropee TEN-T, che consiste in una linea ferroviaria internazionale di 235 km, dedicata al trasporto di merci e persone fra Torino (Italia) e Lione (Francia). Affiancherà, con caratteristiche più avanzate, la linea esistente che transita attraverso il traforo ferroviario del Frejus.

Nonostante Tav significa treno ad alta velocità, nel tempo la linea ferroviaria ha perso questa caratteristica. Oggi, infatti, l’Unione europea riconosce come tale soltanto le infrastrutture che consentono una velocità pari o superiore di 250 km/h. Invece sulla tratta viaggeranno treni che raggiungeranno al massimo i 220 km/h.

“La Regione Piemonte – ha concluso Marnati – segue con attenzione l’avanzamento del cantiere e tiene incontri regolari con Telt per approfondire le varie tematiche connesse ai lavori, tra cui l’ambiente e la sicurezza.

Il coordinatore della sicurezza del cantiere svolge sopralluoghi settimanali con il responsabile sicurezza dell’impresa. Lo Spresal territoriale fa sopralluoghi periodici nel sito senza aver mai riscontrato criticità. L’impresa poi svolge monitoraggi ambientali diffusi nel cantiere su tutte le componenti, che sono messi a disposizione di Arpa per le valutazioni di competenza”.

(foto dal sito arpa.piemonte.it)

Magenta, amianto nel pavimento della scuola: alunni trasferiti

banchi e sedie di legno di una classe a scuola
banchi e sedie di legno di una classe a scuola

Amianto trovato ancora una volta all’interno di una scuola. Sono passati oltre 30 anni dalla legge 257 del 1992 che ha messo al bando l’asbesto e ancora gli edifici pubblici frequentati da bambini e ragazzi non sono stati totalmente bonificati. In questo caso si tratta della scuola di Pontevecchio, a Magenta. Le fibre killer sono state trovate nelle mattonelle del pavimento, durante un intervento per alcuni pezzi rotti.

Asbesto nel pavimento della scuola, interrotte le lezioni

“Apprezziamo – ha commentato il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni – quanto deciso dal Comune di interrompere le lezioni per qualche giorno prima del trasferimento in una struttura più adeguata. Con il pericolo amianto non si scherza, perché non c’è una soglia minima di esposizione per la quale si possa stare tranquilli. Stiamo poi parlando di ragazzi e la loro salute è davvero la cosa più importante”.

Il Comune ha, infatti, deciso di analizzare i materiali prima di procedere con i lavori. I tecnici hanno così verificato che nella colla utilizzata negli anni ’70 non c’erano sostanze tossiche. E che, invece, come riporta il quotidiano nazionale Il Giorno, residui di fibra di amianto erano all’interno delle mattonelle del pavimento.

Il sindaco Luca Del Gobbo ha spiegato che c’erano due possibilità, mettere il cantiere in sicurezza, considerando l’intervento riguardava un piano dove non ci sono aule, o emanare un’ordinanza di chiusura. Tre giorni a casa, quindi, fino al trasferimento in via Boccaccio. I 70 alunni della scuola primaria e i 121 della secondaria di primo grado torneranno nella loro scuola all’inizio del prossimo anno scolastico.

Messa in sicurezza anche per il centro disabili

L’amministrazione ha previsto la messa in sicurezza anche per il centro diurno disabili. Anche in questo caso operatori e alunni si sposteranno in un’altra struttura più sicura. I lavori saranno affidati a una ditta specializzata, così come previsto per legge.

Rimuovere l’amianto, infatti, è molto pericoloso. Gli operai devono essere formati per evitare i rischi e devono utilizzare particolari dispositivi di protezione. È bene, inoltre, che durante i lavori nessuno, oltre alle persone addette, frequenti gli immobili, o che la zona interessata sia ben isolata. Le bonifiche sono necessarie per fermare la strage silenziosa.

L’Ona si batte da anni per far passare questo semplice concetto. Purtroppo, come è spiegato anche ne: “Il libro bianco dei morti di amianto in Italia – ed. 2022“, i costi sono elevati e la cultura della sicurezza sul lavoro non è ben radicata. Per questo i ritardi sono evidenti. Troppi sono ancora le scuole e gli ospedali contaminati. Per non parlare degli edifici privati. Eppure, come ormai è noto, le patologie asbesto correlate, prima tra tutte il mesotelioma, sono gravissime. L’Ona ha realizzato anche una App per la segnalazioni dei siti contaminati.

Londra: “All’Ucraina proiettili con uranio impoverito”

carroarmato, ucraina
carroarmato, ucraina

La guerra in Ucraina stava continuando davanti agli occhi prima terrorizzati, poi ormai rassegnati, della popolazione europea. A svegliare gli animi intorpiditi da notizie di bombardamenti e morte è stata in questi giorni l’Inghilterra che ha rivelato che fornirà a Kiev munizioni anticarro perforanti all’uranio impoverito.

Una notizia che fa rabbrividire chi ha solo letto i risultati degli studi effettuati dai primi anni 2000, che parlano di malattie gravissime causate dall’uranio impoverito e di grave contaminazione dell’ambiente.

Uranio impoverito da Londra, Russia: Scontro nucleare vicino

A parlare dell’invio di questo tipo di armi, a causa delle quali anche 400 militari italiani sono morti e tanti altri si sono ammalati, è stata la viceministra della Difesa britannica Annabel Goldie, durante un’audizione alla Camera dei Lord.

La notizia era passata in sordina, ma è stata poi ripresa e anche Putin ha reagito con forza. Il leader russo, durante l’incontro con il capo di Stato cinese Xi Jinping a Mosca, ha detto che la Russia “reagirà” se Londra dovesse davvero mantenere la promessa. La reazione più grave è stata quella del ministro della Difesa Sergei Shoigu, che ha aggiunto che dopo queste esternazioni, lo scontro nucleare è ormai “a un passo“.

I danni causati dall’uranio impoverito

Senza entrare nel dibattito della opportunità o meno di intervenire a favore dell’Ucraina, che vede i leader europei tutti d’accordo, è bene ricordare quanti danni abbiano già fatto i proiettili all’uranio impoverito. Non solo tra i militari in guerra e nelle missioni di pace, ma anche sulle popolazioni.

L’uranio impoverito, contamina, infatti, anche il terreno e le acque, costituendo un rischio per chi mangia i prodotti della terra e beve l’acqua delle falde ormai inquinate. Inoltre, non è possibile una bonifica dei territori, e le popolazioni che vi risiedono devono continuare a subirne l’esposizione. Al momento, infatti, non sono note tecnologie per la rimozione dell’uranio dalle riserve idriche come laghi, torrenti e fiumi.

Ucraina, gli studi dimostrano la Sindrome dei Balcani

Gli effetti dell’uranio impoverito sono ormai noti a tutta la comunità scientifica. Diversi sono gli studi che lo dimostrano. Già nel 2005 lo studio Dominici, Giannardi, su quasi 6000 militari, dimostrò un eccesso di rischio significativo per linfomi, leucemia, tumore al cervello, al fegato e osseo. L’ultima commissione parlamentare d’inchiesta in Italia, del 2018, affermò nuovamente il nesso tra la Sindrome dei Balcani e l’esposizione all’UI.

Gli effetti sulla salute dei civili e sui bambini

In Iraq altre ricerche hanno confermato il nesso tra l’UI e gli effetti sulla salute dei civili e in particolare nei bambini dopo il conflitto. Secondo lo studio Alaa Salah Jumaah del 2019 è stato registrato un aumento di parti pretermine, basso peso alla nascita, malattie cardiache.

E un aumento dell’incidenza di cancro elevatissima dopo la prima e la seconda guerra del Golfo. Secondo uno studio del 2016 le deformazioni sui bambini sarebbero aumentate di 17 volte. Nel 2018 è stato invece studiata la perdita d’espressione del gene PTEN, che blocca la proliferazione delle cellule tumorali.

Uranio impoverito in Ucraina, Londra violerebbe diritto umanitario

La posizione di Londra, quindi, sembra inspiegabile. A pagare, nel lungo periodo, per l’uso di questi proiettili sarebbe la popolazione ucraina, che già dovrà fare i conti con le mine disseminate ovunque e sugli effetti che pure saranno devastanti dell’amianto contenuto in tutti gli edifici. Ad ogni bombardamento le fibre di disperdono e le patologie asbesto correlate si manifesteranno soltanto tra 20-30 anni.

È vero che ad oggi non esiste un trattato internazionale che vieti l’uso di armi contenenti uranio impoverito. L’Inghilterra, però, violerebbe la Convenzione dell’Aja. Dall’articolo 22 della Convenzione: “I belligeranti non hanno un diritto illimitato nella scelta dei mezzi per nuocere al nemico”, derivano i principi generali del diritto umanitario di necessità militare, proporzionalità, umanità e limitazione dei mezzi e metodi di combattimento.

Non solo, l’articolo 23, vieta l’avvelenamento o la distruzione delle riserve di cibo, dei corsi d’acqua e di campi da coltivare, conseguenze tutte dei proiettili ad uranio impoverito. L’Inghilterra quindi violerebbe il diritto internazionale umanitario, rientrando tra l’altro tra i 38 paesi che hanno ratificato la Convenzione. In ogni caso condannerebbe l’Ucraina a una scia di malattie e morte ancora maggiore.

Amianto e creosoto, condannata Rete ferroviaria italiana

creosoto, foto in ufficio
creosoto, foto in ufficio

Amianto e creosoto nelle Ferrovie, doppio cancerogeno fatale per un ex dirigente. Il Tribunale di Roma ha condannato Rete ferroviaria italiana a pagare un risarcimento di 1 milione di euro ai familiari di Salvatore Passavanti, deceduto per un adenocarcinoma polmonare.

Una vita a contatto con amianto e creosoto

L’ex dipendente, nato a Tito, in provincia di Potenza, diventato negli anni capotecnico e poi dirigente, è stato per tutta la sua vita lavorativa a contatto con l’amianto. Ma anche con un altro terribile cancerogeno: l’olio creosoto.

Passavanti lavorò alle dipendenze delle Ferrovie per 30 anni, dal 1963 al 1993, anno in cui andò in pensione. Nel 2017 purtroppo i medici gli diagnosticarono il tumore. Morì 4 mesi dopo, nel dicembre 2017: aveva 79 anni. Viveva per la sua famiglia e per le Ferrovie. In relazione a queste ultime ha anche scritto un libro: “Sicignano – Lagonegro. Storia di una ferrovia”, pubblicato qualche giorno dopo la sua dipartita. Era stato nominato Cavaliere della Repubblica per aver salvato una persona proprio sulla tratta ferroviaria.

L’Inail riconobbe la malattia professionale

La famiglia aveva già ottenuto il riconoscimento della malattia professionale da parte dell’Inail. Poi si è rivolta all’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto. E agli avvocati Marcello e Consuelo Mascolo, per ottenere il risarcimento di tutti i danni subiti.

Secondo il consulente tecnico d’ufficio che ha svolto una perizia per il Tribunale, sarebbe stato proprio il creosoto, e un’abitudine protratta nel tempo, a causare il tumore del polmone e la morte di Passavanti. L’azienda lasciava, infatti, che gli operai bruciassero le traversine usurate (sono le parti in legno dei binari a cui vengono fissati i binari), non per smaltirle, ma per riscaldarsi. Questo avveniva sia all’esterno che all’interno dei locali, nelle stufe. “Quando venivano accesi questi fuochi – racconta un testimone – uscivano dei fumi neri”.

Il ctu: “Nota nocività della combustione dell’olio creosoto”

“Provata la nocività dell’ambiente di lavoro – scrive il giudice nella sentenza – l’azienda non ha fornito la prova liberatoria. Indicando l’impossibilità di adempiere all’obbligo di sicurezza e informativo per causa a sé non imputabile. Il datore di lavoro, infatti, non ha provato di aver adottato alcuna misura di protezione. Né gli accorgimenti di prudenza e le cautele che sarebbero state necessarie”.

All’epoca dei fatti, spiega il ctu nella sua relazione, era nota la nocività della combustione dell’olio creosoto. E comunque “l’azienda era tenuta a conoscere la sua pericolosità e non si era attivata in tal senso”.

Il giudice del Lavoro del Tribunale di Roma, Valentina Cacace, ha condannato Rete ferroviaria italiana al pagamento, alla vedova e ai 3 figli di Passavanti, di 972.594 euro.

“Siamo soddisfatti – ha commentato il figlio Mauro – anche perché è stato riconosciuto un qualcosa che non è così noto. Operai esposti per anni a cancerogeni, in particolare all’amianto e al creosoto. Siamo contenti anche della tempistica con cui si è conclusa questa vicenda, abbiamo trovato una giustizia attenta e veloce”.

Amianto, il minerale killer ancora presente in troppi siti

L’Ona continua a lavorare per garantire giustizia alle vittime e alle loro famiglie. Come pure per sensibilizzare sull’importanza delle bonifiche. Solo liberando l’ambiente dall’amianto e da altri cancerogeni, è possibile evitare nuove esposizioni e nuove patologie asbesto correlate. Per questo l’Ona ha realizzato una App apposita, per contribuire alla mappatura dei luoghi e delle strutture contenenti ancora questo terribile minerale.

Per approfondire l’argomento è disponibile l’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.