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venerdì, Giugno 14, 2024

Amianto e creosoto, condannata Rete ferroviaria italiana

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Amianto e creosoto nelle Ferrovie, doppio cancerogeno fatale per un ex dirigente. Il Tribunale di Roma ha condannato Rete ferroviaria italiana a pagare un risarcimento di 1 milione di euro ai familiari di Salvatore Passavanti, deceduto per un adenocarcinoma polmonare.

Una vita a contatto con amianto e creosoto

L’ex dipendente, nato a Tito, in provincia di Potenza, diventato negli anni capotecnico e poi dirigente, è stato per tutta la sua vita lavorativa a contatto con l’amianto. Ma anche con un altro terribile cancerogeno: l’olio creosoto.

Passavanti lavorò alle dipendenze delle Ferrovie per 30 anni, dal 1963 al 1993, anno in cui andò in pensione. Nel 2017 purtroppo i medici gli diagnosticarono il tumore. Morì 4 mesi dopo, nel dicembre 2017: aveva 79 anni. Viveva per la sua famiglia e per le Ferrovie. In relazione a queste ultime ha anche scritto un libro: “Sicignano – Lagonegro. Storia di una ferrovia”, pubblicato qualche giorno dopo la sua dipartita. Era stato nominato Cavaliere della Repubblica per aver salvato una persona proprio sulla tratta ferroviaria.

L’Inail riconobbe la malattia professionale

La famiglia aveva già ottenuto il riconoscimento della malattia professionale da parte dell’Inail. Poi si è rivolta all’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto. E agli avvocati Marcello e Consuelo Mascolo, per ottenere il risarcimento di tutti i danni subiti.

Secondo il consulente tecnico d’ufficio che ha svolto una perizia per il Tribunale, sarebbe stato proprio il creosoto, e un’abitudine protratta nel tempo, a causare il tumore del polmone e la morte di Passavanti. L’azienda lasciava, infatti, che gli operai bruciassero le traversine usurate (sono le parti in legno dei binari a cui vengono fissati i binari), non per smaltirle, ma per riscaldarsi. Questo avveniva sia all’esterno che all’interno dei locali, nelle stufe. “Quando venivano accesi questi fuochi – racconta un testimone – uscivano dei fumi neri”.

Il ctu: “Nota nocività della combustione dell’olio creosoto”

“Provata la nocività dell’ambiente di lavoro – scrive il giudice nella sentenza – l’azienda non ha fornito la prova liberatoria. Indicando l’impossibilità di adempiere all’obbligo di sicurezza e informativo per causa a sé non imputabile. Il datore di lavoro, infatti, non ha provato di aver adottato alcuna misura di protezione. Né gli accorgimenti di prudenza e le cautele che sarebbero state necessarie”.

All’epoca dei fatti, spiega il ctu nella sua relazione, era nota la nocività della combustione dell’olio creosoto. E comunque “l’azienda era tenuta a conoscere la sua pericolosità e non si era attivata in tal senso”.

Il giudice del Lavoro del Tribunale di Roma, Valentina Cacace, ha condannato Rete ferroviaria italiana al pagamento, alla vedova e ai 3 figli di Passavanti, di 972.594 euro.

“Siamo soddisfatti – ha commentato il figlio Mauro – anche perché è stato riconosciuto un qualcosa che non è così noto. Operai esposti per anni a cancerogeni, in particolare all’amianto e al creosoto. Siamo contenti anche della tempistica con cui si è conclusa questa vicenda, abbiamo trovato una giustizia attenta e veloce”.

Amianto, il minerale killer ancora presente in troppi siti

L’Ona continua a lavorare per garantire giustizia alle vittime e alle loro famiglie. Come pure per sensibilizzare sull’importanza delle bonifiche. Solo liberando l’ambiente dall’amianto e da altri cancerogeni, è possibile evitare nuove esposizioni e nuove patologie asbesto correlate. Per questo l’Ona ha realizzato una App apposita, per contribuire alla mappatura dei luoghi e delle strutture contenenti ancora questo terribile minerale.

Per approfondire l’argomento è disponibile l’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

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