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Ex Necchi, parte l’ultima tranche della bonifica a Pavia

ex Necchi, bonifica
immagine del parco con AI, ex Necchi, bonifica a Pavia

Al via i lavori per l’ultima tranche della bonifica dell’area ex Necchi, a Pavia. I tecnici hanno installato i rilevatori per monitorare le polveri sospese e tutelare, anche così, la salute dei cittadini. Gli operai dovranno, infatti, rimuovere gli edifici che contengono materiali e componenti con amianto.

Ex Necchi, cemento amianto negli edifici

Il minerale è stato utilizzato moltissimo in edilizia prima del 1992, anno della sua messa al bando. In particolare l’eternit, cemento amianto, ha ricoperto per anni i nostri immobili. Fino a quando è stata chiara a tutti la sua pericolosità, già nota nei primi del Novecento, ma sempre taciuta. L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, da anni denuncia la strage silenziosa.

I danni dell’amianto sulla salute

L’amianto causa, infatti, malattie molto gravi come il mesotelioma e il tumore del polmone, l’asbestosi e le placche pleuriche. Solo per citare le più importanti, ma anche tanti altri tumori. Per questo l’Ona insiste con le bonifiche, per riparare ad un vuoto legislativo che non obbliga a smaltire l’amianto se non quando è altamente deteriorato e quindi le fibre si disperdono con facilità nell’aria.

La rimozione, invece, dovrebbe avvenire sempre, per evitare di raggiungere questo momento. Non c’è, infatti, una soglia minima di fibre inalate sotto la quale si può stare sicure. Ne bastano pochissime per causare un’infiammazione e, con il tempo, una modifica del dna delle cellule.

Ex Necchi, le varie fasi della bonifica

Per questo anche la bonifica dell’ex Necchi, dove prima lavoravano oltre 7mila pavesi e non solo, è così importante. I lavori sono iniziati qualche anno fa. In particolare, dopo aver rimosso 4.100 tonnellate di rifiuti all’interno di un’area di 11 ettari, nel 2021 sono stati ricostruiti i fenomeni di contaminazione ambientale. Un punto di partenza per definire le ultime fasi della bonifica. I tecnici dell’Arpa hanno così analizzato la qualità delle acque e dei suoli.

Al posto della ex Necchi il nuovo quartiere Supernova

Ora una ditta specializzata procederà ad abbattere gli edifici presenti. I lavori dureranno un anno. Poi si passerà alla riqualificazione. È già stato approvato un progetto che restituirà ai residenti una grande area della città. L’idea di riqualificazione ha già vinto il premio “Urbanistica 2022”. La zona si chiamerà “nuovo quartiere Supernova” e all’interno è prevista un’area a carbonio zero. E ancora 11 ettari senza auto e 5 di verde.

Gli edifici saranno green e multifunzionali e sono previste residenze per studenti ed anziani. Grande attenzione all’ambiente, quindi, ma anche alla connessione con Milano. Per vederlo realizzato i pavesi dovranno attendere ancora, ma conclusa la bonifica il progetto potrà iniziare a sorgere.

Chivasso, scuola con amianto: nessuna bonifica

scuola a Chivasso
tavoli con piattini colorati, scuola a Chivasso

Sembrava ci fosse una soluzione per quella che viene chiamata la scuola dell’amianto, a Chivasso, in provincia di Torino. L’istituto dell’infanzia Aimone Marsan di via IV Novembre, ormai chiuso da tempo, doveva essere demolito nell’ambito di un progetto più vasto che vedeva nella zona la realizzazione di alcuni laboratori del Politecnico di Torino.

Chivasso, al posto della scuola laboratori del Policlinico

Un’opportunità per la cittadinanza. Purtroppo, però, a 5 anni dall’annuncio di questa soluzione l’edificio carico di asbesto è ancora in piedi. La vicenda, come racconta giornalelavoce.it, è emersa nell’ultimo consiglio comunale, dove l’opposizione ha chiesto conto. Il sindaco Claudio Castello attende il Politecnico di Torino. I ritardi sarebbero causati dai rincari delle materie prime e anche dalla mancanza, ancora, di un accordo.

Chivasso, il sindaco: “Stato amianto sotto controllo”

Il primo cittadino ha spiegato anche che la scuola è tenuta sotto controllo. I dati raccolti nelle strade adiacenti dicono che non c’è aerodispersione delle fibre di amianto tanto pericolose. L’opposizione, però, a questo punto chiede la bonifica, indipendentemente da eventuali progetti di riqualificazione dell’area. L’immobile si trova, infatti, in una zona abitata e non si può rischiare.

Effetti dell’amianto sulla salute umana

Come ha spiegato bene il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni l’amianto è altamente cancerogeno. Non c’è una soglia minima di fibre sotto la quale si possa stare tranquilli, per questo l’Ona insiste per le bonifiche. L’unico modo per evitare altre patologie asbesto correlate.

Se, infatti, i lavoratori oggi sono più tutelati, manca invece una legge che obblighi alla rimozione dell’amianto. La conseguenza è che, dopo 30 anni dalla messa al bando di questo minerale, stanno aumentando i mesoteliomi ambientali. I tumori della pleura, cioè, provocati dall’amianto, non contratti sul lavoro. Vuol dire che in tanti respirano l’amianto a casa o nei luoghi pubblici. Per questo l’Ona ha realizato anche una App per contribuire alla mappatura dei siti contaminati, dove è possibile segnalarli. Tante informazioni e indicazioni sul fenomeno asbesto si possono trovare nell’ultima pubblicazione di Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

Amianto e rifiuti nel Parco nazionale del Vesuvio, il blitz

Parco nazionale del Vesuvio
foto del parco nazionale del Vesuvio

C’è anche l’amianto tra i rifiuti seppelliti tra noccioleti e frutteti anche all’interno del Parco nazionale del Vesuvio. I tecnici dell’Arpac hanno rinvenuto tra i rifiuti pericolosi anche idrocarburi e Ipa. Gli idrocarburi policiclici aromatici sono derivati dalla combustione incompleta di materia organica come legna o carbone, ma anche benzina e gasolio.

Dda Napoli, 9 misure cautelari per traffico illecito rifiuti

L’indagine della Direzione distrettuale antimafia e dei carabinieri ha portato a 9 misure cautelari. Tre persone sono state arrestate, le altre sono finite ai domiciliari o hanno l’obbligo di firma in questura e non possono lasciare la città. Il reato ipotizzato è quello di traffico illecito di rifiuti. Un reato ambientale che muove ogni anno un enorme giro di affari.

Nello stesso tempo il giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro dell’impresa e di due impianti di trattamento dei rifiuti, 7 autocarri e di due pale meccaniche, come scrive fanpage.it. Dalle indagini sembra, infatti, che siano stati utilizzati per commettere gli illeciti.

Parco nazionale del Vesuvio, indagini di carabinieri e forestali

Gli accertamenti, portati avanti dai carabinieri di Ottaviano e con i forestali della stazione “Parco” di Ottaviano, sono iniziati nel 2021. La Procura della Repubblica di Nola e la Dda di Napoli hanno coordinato il tutto, partendo da alcune verifiche relative a un’impresa di smaltimento rifiuti attiva in alcuni Comuni vesuviani.

Gli indagati sono accusati di aver sversato fanghi nel fiume Sarno in tre punti diversi, senza autorizzazione. E senza che fossero preventivamente trattati per divenire innocui. Di aver falsificato i documenti di trasporto dei rifiuti pericolosi derivanti da lavori edili declassificandoli a non pericolosi. In questo modo hanno evitato le spese per lo smaltimento, ottenendo profitti e falsando anche la concorrenza.

Un reato ambientale odioso secondo l’Osservatorio nazionale amianto. Il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, lotta da sempre al fianco delle vittime amianto. Abbandonare questo rifiuto altamente cancerogeno, che provoca il mesotelioma e altri tumori, è eticamente sbagliato, oltre che illegale. Lo stesso vale per tutti i rifiuti pericolosi che possono contaminare i suoli e le falde acquifere.

L’Ona insiste, invece per le bonifiche dall’amianto, l’unico modo per fermare la strage silenziosa. E per una tutela dell’ambiente sempre più stringente, che possa evitare nuove malattie. Se si pensa che alcuni rifiuti sono stati sotterrati anche all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio si può capire come i responsabili siano privi di scrupoli.

(foto dal sito https://www.parconazionaledelvesuvio.it/)

Bari, materiali in amianto fuori dal cantiere: il sequestro

polizia locale, poliziotto di spalle
polizia locale, poliziotto di spalle

A volte anche il senso civico di semplici cittadini può evitare che si perseguano reati ambientali. È avvenuto a Bari, dove fuori da un cantiere sono stati appoggiati, per essere rimossi, alcuni materiali in amianto. In strada e avvolti soltanto da un foglio di plastica. Qualcuno, però ha avuto il sospetto che si trattasse di cemento amianto e ha chiamato la centrale operativa della polizia locale.

Bari, materiali in amianto in strada: arrivano i vigili

I vigili hanno così sequestrato i pannelli lasciati sul marciapiede nel quartiere Libertà. Il personale del settore Polizia giudiziaria, ecologia ed ambiente, assieme al personale del settore viabilità, è arrivato sul posto per un breve sopralluogo e per decidere come muoversi. Così sono scattati i sigilli.

Operaio sorpreso a rimuovere onduline senza permessi

L’intervento dei vigili è stato ancora più importante perché, una volta sul posto si sono resi conto che un operaio stava rimuovendo manualmente e sezionando le onduline della copertura, probabilmente anche queste in eternit. Secondo quanto accertato a un primo esame i materiali non erano stati precedentemente trattati per cui alcune parti si rompevano provocando evidentemente la dispersione delle fibre.

Effetti dell’amianto sulla salute umana

L’amianto è un minerale altamente cancerogeno, utilizzato in edilizia, ma anche in altri molteplici usi, fino al 1992. Quell’anno entrò in vigore la Legge che lo mise finalmente al bando. Troppo tardi per evitare una lunga scia di malattie e di morte causata da asbestosi, mesotelioma e tante altre patologie asbesto correlate. Nonostante già nei primi del Novecento si conoscesse la pericolosità del minerale – che aveva però ottime caratteristiche – fu utilizzato in grande quantità in Italia. Gli operai che lo lavoravano si ammalavano e morivano, ma nessuno poteva all’epoca fermare il profitto. Così come ha scritto l’avvocato Ezio Bonanni ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

Inoltre, la reale portata del fenomeno si comprese soltanto decenni dopo, perché le malattie causate dall’amianto hanno un lungo periodo di latenza. E ancora oggi i casi di mesotelioma, registrati dal VII Rapporto ReNaM, anche se sottostimati, sono in crescita. Il picco delle patologie è previsto, infatti, tra il 2025 e il 2030.

Anche a Bari l’importanza della bonifica dell’amianto

Per questo l’Osservatorio nazionale amianto insiste tanto per le bonifiche e per il corretto trattamento dei materiali in amianto. Lo smaltimento deve avvenire in completa sicurezza e deve essere affidato a ditte specializzate e contenuto in un apposito albo. L’Ona ha realizzato anche un’apposita App per la segnalazione dei siti contaminati.

Così non è stato nel cantiere di Bari, dove per terra, le forze dell’ordine intervenute, hanno trovato anche altre 15 onduline e una tubazione di circa un metro e mezzo. L’Arpa Puglia effettuerà le analisi sul campione del materiale per accertare che sia effettivamente asbesto e in che stato. Il titolare dell’impresa esecutrice dei lavori è stato nominato custode giudiziario e denunciato.

Tumore alla laringe da amianto, datori di lavoro condannati

tumore alla laringe
tumore alla laringe

Il Tribunale di Venezia ha condannato gli ex datori di lavoro di un dipendente al risarcimento per un tumore alla laringe causato dall’amianto. Riconosciuto, quindi, il nesso causale tra questo tipo di neoplasia e l’esposizione all’asbesto. Il tumore alla laringe è compreso nella Lista I dell’Inail, cioè tra le malattie da amianto la cui origine lavorativa è di “elevata probabilità”, ma spesso le pratiche vengono bloccate dagli enti competenti. La Corte di Cassazione ha accolto, invece, il ricorso del lavoratore.

Respirò amianto sul luogo di lavoro per 35 anni

Il Codacons ha spiegato che il lavoratore, morto nel 2019 a 68 anni, aveva svolto la sua attività in uno stabilimento in cui era stata accertata la presenza di amianto dal 1971 al 2006. “La sentenza – si legge nella nota dell’associazione – è di grande importanza soprattutto dal punto di vista del nesso di causalità, in quanto i giudici nonostante la presenza di altre possibili cause (il lavoratore era tra l’altro un fumatore), hanno ritenuto che fosse dimostrato il fatto che il tumore alla laringe potesse essere stato causato dall’esposizione all’amianto, riconoscendo quindi il giusto risarcimento”.

Tumore alla laringe, dimostrata correlazione con amianto

L’amianto causa danni irreversibili per la salute. L’avvocato Ezio Bonanni lo spiega anche ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”. Il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto fa ben capire che anche poche fibre (non c’è infatti una soglia minima di sicurezza), possono provocare non solo il tumore alla laringe, ma anche asbestosi e il mesotelioma. Come pure il tumore del polmone, della faringe, delle ovaie e del colon, per esempio. L’esposizione sui luoghi di lavoro, nella maggior parte dei casi senza mascherine o altri sistemi di protezione, hanno causato numerosissime malattie e vittime. Tutto questo nonostante se ne conoscesse la pericolosità da tempo.

Tumore alla laringe, Cub propone “omicidio sul lavoro”

La Confederazione unitaria di base (Cub) “condanna le condizioni in cui ancora troppi si trovano a subire quotidianamente sul luogo di lavoro. La sicurezza e la tutela sui luoghi di lavoro e la denuncia di quanto non viene fatto nella pratica e a livello legislativo – aggiunge il sindacato – sono fondamentali”.

La sua proposta è quella del reato di “omicidio sul lavoro“. In linea con quanto ipotizzato anche da un finanziere di Sabaudia colpito da asbestosi. Antonio Dal Cin ha chiesto, infatti, di prevedere “l’omicidio da amianto”. Un modo per creare, con un nuovo deterrente, una maggiore consapevolezza sulle conseguenze di certi comportamenti.