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lunedì, Maggio 20, 2024

Antonio Dal Cin: Introdurre il reato di omicidio da amianto

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Dopo 11 anni il finanziere di Sabaudia, Antonio Dal Cin, ha ottenuto la speciale elargizione e tutti i ratei pregressi come vittima del dovere ed equiparata a vittima del terrorismo. Per anni a contatto con il minerale killer durante il servizio, infatti, ha contratto l’asbestosi e ha un’invalidità del 50%. Ora chiede l’introduzione del reato di omicidio da amianto.

È inabile al lavoro e, a causa della malattia che potrebbe trasformarsi in mesotelioma, vive in una costante paura della morte. Come è, purtroppo, accaduto a molti suoi colleghi. A distanza di qualche mese dall’esecuzione della sentenza, ottenuta dopo ulteriori solleciti al Ministero della Difesa, lo abbiamo raggiunto al telefono.

Ha finalmente ottenuto giustizia Antonio Dal Cin?

“Ho ottenuto solo quello che mi spettava senza dover adire le vie legali. È una crociata la mia, di chi ha servito in armi con dignità ed onore il proprio Paese ed è assurdo che tutt’ora ci siano queste situazioni.

La mia battaglia continua accanto all’avvocato Ezio Bonanni e all’Osservatorio nazionale amianto, per la legalità e per il diritto alla vita, che è inalienabile. Continuerò a fornire per quanto possibile il mio fattivo contributo portando con dignità la mia testimonianza terrena.

Non ho, però, ottenuto giustizia perché ho avuto soltanto i benefici economici che questi malati dovrebbero avere d’ufficio, dall’inizio, non dopo 11 anni. Come accadeva all’inizio con la Marina Militare, prima che si scoperchiasse il vaso dell’immane strage che non ha risparmiato neanche gli appartenenti alla Guardia di Finanza.

Non ho ottenuto giustizia neanche sotto il profilo penale, in quanto di amianto ci si può ammalare e si può morire senza che nessuno abbia colpe. Anche quando c’è la confessione da parte dello Stato sulla mancata tutela dei lavoratori.

Sotto il profilo civilistico non ho ottenuto nulla, se non 4mila euro di cui ho dovuto restituire la metà. Non ho ottenuto benefici economici previsti per l’amianto, né quelli per la malattia tabellata Inail. Né il risarcimento dei danni.

Continuo per questo il percorso giuridico, per il risarcimento dei danni, anche psichici e per quelli di mia moglie e dei miei figli, che restano da quantificare”.

Da quanto tempo va avanti il procedimento giudiziario?

“Siamo partiti nel 2012. È stato un percorso difficile – ha continuato il finanziere – per mobbing, per l’ostruzionismo contro il quale ho dovuto lottare, del tutto incomprensibile. Sono rimasto ostaggio della burocrazia e della giustizia amministrativa. Nonostante tutto non ho mai perso fiducia nella giustizia di quei magistrati che si sacrificano ogni giorno per cercare di mantenervi fede.

Finalmente si sta arrivando, in tutta Italia, a sentenze importantissime, sia in ambito civilistico che in ambito locale. L’avvocato Bonanni è riuscito ad ottenere risultati che fino a qualche anno fa erano impensabili. Restituendo finalmente dignità alle vittime.

Dal Cin: “Inasprire le pene per l’omicidio da amianto”

Ora è necessario fare un passo ulteriore, bisogna prevedere il reato di omicidio da amianto. Nel senso di inasprire le pene, come è stato fatto per l’omicidio stradale. Si tratta, infatti, a mio avviso di omicidi volontari che non possono restare colposi. Chi ha causato la morte di persone innocenti era consapevole. Lo ha fatto approfittando del lungo periodo di latenza della malattia. Solo dopo 30 – 40 anni la comunità si sarebbe resa conto del danno causato, come poi è puntualmente avvenuto. Oggi, poi, uccide anche l’amianto della porta accanto. Sono in crescita, infatti, i mesoteliomi ambientali, non contratti sui luoghi di lavoro. Perchè le bonifiche sono in forte ritardo”.

Cosa le è costata l’esposizione all’amianto?

“Tantissimo in termini di salute, che è oltremodo peggiorata. Tantissimo, perché ho privato la mia famiglia e in particolare i miei figli di tutto quello che avrei voluto dare loro. Anche solo portarli al mare, perché non riesco a restare sotto il sole anche soltanto per 5 minuti. Sono costretto ad una vita ritirata pari a chi è agli arresti domiciliari. Non posso neanche accendere l’aria condizionata perché peggiorerebbe la mia situazione.

Mi sono ammalato a 44 anni e mi sono ritrovato a 53 avendo perso forse gli anni migliori, di uomo che avrebbe potuto godersi la famiglia in modo diverso. Anche di marito: sarei stato molto più di supporto per mia moglie. Invece, se non fosse stato per lei non avrei resistito, mi ha aiutato tantissimo.

Omicidio da amianto, la paura della morte annunciata

Tanti colleghi non ce l’hanno fatta. Io so cos’è la paura della morte annunciata. Ad ogni esame si risveglia, ad ogni complicazione, ad ogni problema compare il mostro del mesotelioma, o di un’altra neoplasia”.

“È stata lunga e dura – ha concluso Dal Cin – ma ce l’abbiamo fatta a dimostrare la verità. Ora spero di ottenere i risarcimenti, quanto mi spetta. Con una certezza: sono sicuro che l’avvocato Bonanni, qualunque cosa dovesse mai accadermi, non abbandonerà né mia moglie, né i miei figli, come non ha mai abbandonato me”.

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