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domenica, Aprile 14, 2024

Nipote vittima amianto risarcito: affezionato al nonno

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Il Tribunale di Genova ha condannato il ministero della Difesa a risarcire i familiari di un dipendente civile della Marina Militare di La Spezia, tra i quali anche il nipote.

Operaio morto per amianto: danni al nipote

Il risarcimento di 700mila euro è stato così diviso. La vedova dell’operaio riceverà 235mila euro. Ai due figli spetteranno, invece, 195mila euro ciascuno. Il giudice ha poi considerato che anche il nipote fosse molto legato al nonno e alla nonna che lo avevano accudito per anni. Per questo, anche se di solito il risarcimento spetta alla vedova e ai figli, ha avuto diritto al risarcimento dei danni. Avrebbe potuto avere al fianco il nonno molti anni in più, se la patologia asbesto correlata non lo avesse portato via prematuramente.

Il tribunale di La Spezia, come scrive l’Ansa, aveva già condannato il ministero a riconoscere alla famiglia 100mila euro. Ora saranno risarciti tutti i danni, anche quello subiti per la morte dell’uomo, dal nipote.

Il lavoratore era stato in servizio presso la base di La Spezia dal 1958 fino a quando era arrivato il momento della pensione, nel 1994. La diagnosi del tumore amianto correlato è arrivata nel 2016. Poco dopo l’operaio morì.

Gli effetti dell’amianto sulla salute

Il tribunale ha riconosciuto l’asbesto come la causa del cancro. Una storia simile, purtroppo, a tante altre. Le patologie asbesto correlate sono molteplici e diverse sono molto gravi. Tra queste c’è il mesotelioma, tumore della pleura, ma anche il tumore del polmone. Come quello della faringe, della laringe, dello stomaco, delle ovaie e del colon.

L’amianto causa anche l’asbestosi e le placche pleuriche. Dal 1992, anno della messa al bando del minerale killer, secondo il VII rapporto ReNaM, sono oltre 31mila le vittime soltanto del mesotelioma. Secondo l’Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, vanno conteggiati anche i decessi causati dalle altre patologie che abbiamo descritto. La scia di dolore delle famiglie che perdono i loro cari a causa del minerale cresce quindi e si presenta in tutta la sua gravità.

Tanti operai e anche alcuni loro familiari esposti indirettamente alle fibre di amianto sono stati colpiti. Ora però, a distanza di 30 anni dalla messa al bando per legge, a contrarre patologie asbesto correlate sono anche persone che non hanno mai lavorato il minerale. Questo perché non ci sono state le bonifiche e l’amianto è ancora presente sul territorio italiano. Negli edifici pubblici e privati, nelle discariche abusive, in tante aziende ancora. Per questo l’Ona insiste perché vengano effettuate le bonifiche e ha realizzato anche una App. Attraverso questa i cittadini possono segnalare i siti ancora contaminati, contribuendo così ad aggiornare la mappatura.

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