16.7 C
Rome
lunedì, Maggio 4, 2026
Home Blog Page 109

Diagnosi rapida e accurata per il mesotelioma. Test della Mayo Clinic

Mesotelioma, patologia asbesto correlata
Mesotelioma, patologia asbesto correlata

IL MESOTELIOMA, UNA DELLE FORME DI CANCRO PIÙ RARE E AGGRESSIVE, HA PER DECENNI RAPPRESENTATO UNA SFIDA IMMENSA PER LA MEDICINA MODERNA. LEGATO ALL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO, QUESTO TUMORE COLPISCE PREVALENTEMENTE LA PLEURA, IL RIVESTIMENTO DEI POLMONI, E SI DISTINGUE PER LA SUA DIFFICOLTÀ DI DIAGNOSI PRECOCE. I RICERCATORI DELLA MAYO CLINIC DI ROCHESTER (MINNESOTA, STATI UNITI), HANNO IDEATO UN INNOVATIVO TEST DEL SANGUE CHE PROMETTE DIAGNOSI PIÙ RAPIDE E ACCURATE

Che cos’è il mesotelioma e perché è così difficile la sua diagnosi?

L’amianto è il principale responsabile del mesotelioma

Il mesotelioma è un tumore maligno che si sviluppa principalmente a causa dell’inalazione di fibre di amianto, un materiale ampiamente utilizzato in passato nell’edilizia e nell’industria. La sua insorgenza è subdola, con un periodo di latenza che può superare i quarant’anni e i sintomi iniziali sono spesso aspecifici, come tosse, dolori toracici e affaticamento, rendendo la diagnosi estremamente complessa.

Il problema, però, risiede proprio nella diagnosi tardiva. Questa neoplasia, infatti, è spesso individuata in fasi avanzate, quando le opzioni di trattamento sono limitate e la prognosi è sfavorevole. Fino a oggi, la diagnosi richiedeva spesso biopsie invasive o test ematici poco accurati. È in questo contesto che il nuovo test della Mayo Clinic rappresenta una svolta. Vediamo di che si tratta.

Il ruolo del nuovo test ematico nella diagnosi oncologica

I ricercatori della Mayo Clinic hanno sviluppato un test ematico basato sul sequenziamento dell’intero genoma, una tecnica avanzata che permette di analizzare il DNA delle cellule tumorali per individuare specifici cambiamenti cromosomici, detti “riarrangiamenti cromosomici”. Questo approccio è significativamente più preciso rispetto ai tradizionali esami del sangue, che si limitano a identificare mutazioni a punto singolo.

Grazie a questa innovazione, il nuovo test è in grado di rilevare il mesotelioma in fase precoce, fornendo così indicazioni fondamentali per personalizzare il trattamento. Inoltre, l’esame consente di monitorare l’efficacia delle terapie in corso e di individuare eventuali recidive dopo interventi chirurgici o altri trattamenti.

Secondo il dottor Aaron Mansfield, responsabile dello studio, questo progresso apre la strada a un monitoraggio meno invasivo e più accurato, riducendo la necessità di biopsie nei pazienti anziani o debilitati. «Stiamo spingendo i confini di ciò che è possibile nel monitoraggio basato sul sangue», ha dichiarato.

Perché questa innovazione è così importante. L’impatto sulla salute e sulla società

La possibilità di diagnosticare il mesotelioma precocemente non è solo una questione medica ma anche sociale. Ogni anno, in Italia, si registrano circa 1.500 nuovi casi di mesotelioma, un dato che riflette decenni di esposizione all’asbesto, nonostante il suo utilizzo sia vietato dal 1992. La diagnosi precoce può fare la differenza tra una terapia efficace e una battaglia persa in partenza.

Secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), nel Paese si contano oltre 96mila strutture ancora contenenti amianto, un dato che evidenzia l’entità del problema e la necessità di interventi rapidi e risolutivi.

Le statistiche rivelano un quadro preoccupante: tra il 2010 e il 2020, il mesotelioma ha causato una media di 1.545 decessi annui, con una maggiore incidenza tra gli uomini (1.116 decessi) rispetto alle donne (429 decessi), come riportato dall’Istituto Superiore di Sanità. Nonostante un calo dei decessi tra le persone sotto i 50 anni, attribuito alle restrizioni imposte dalla legge 257, il numero complessivo di vittime resta elevato.

Le regioni settentrionali – Piemonte, Lombardia, Valle d’Aosta e Liguria – registrano tassi di mortalità superiori alla media nazionale, retaggio di un passato industriale in cui il pericoloso minerale era largamente impiegato. Tuttavia, il fenomeno non è circoscritto al nord, poiché il mesotelioma mostra una diffusione capillare su tutto il territorio nazionale, coinvolgendo numerosi comuni in cui l’incidenza delle patologie asbesto-correlate rimane significativa.

Dati sottostimati 

Il presidente ONA, avv. Ezio Bonanni: «La diagnosi precoce è un diritto, così come lo è la prevenzione»

L’Osservatorio Nazionale Amianto, guidato dall’avvocato Ezio Bonanni, denuncia da tempo la sottostima dei dati ufficiali, sostenendo che il mesotelioma sia solo la punta dell’iceberg. Il presidente ONA, infatti, afferma che i numeri attuali non tengono conto di altre patologie asbesto correlate, come tumori ai polmoni, alla laringe, alle ovaie e l’asbestosi, contribuendo così a dipingere un quadro parziale e incompleto della reale portata del problema.

Italia ed Europa: come si posiziona il nostro Paese rispetto agli altri?

In Italia, nonostante gli sforzi dell’ONA e di altre organizzazioni, permangono lacune legislative e difficoltà logistiche nella bonifica dei siti contaminati. La legge stabilisce che ogni Regione è tenuta a stilare piani d’azione per la gestione dell’amianto sul proprio territorio, oltreché per il censimento e la mappatura dei siti in cui è stato utilizzato nel corso degli anni. Tuttavia, come evidenziato dall’edizione 2022 del “Libro bianco delle morti di amianto in Italia”, tale termine non viene pressoché mai rispettato.

Questa situazione evidenzia la necessità di un rafforzamento delle politiche di prevenzione e monitoraggio, nonché di una maggiore trasparenza nella raccolta dei dati epidemiologici, per affrontare efficacemente i rischi legati all’amianto e proteggere la salute pubblica. Ma c’è di più. Mentre il nostro Paese stenta a fare progressi significativi nella gestione dei rischi legati all’amianto, altre nazioni europee hanno adottato misure più incisive. La Francia, ad esempio, ha vietato l’uso dell’amianto nel 1997 e ha istituito un programma nazionale per la sorveglianza sanitaria degli ex lavoratori esposti, offrendo controlli periodici gratuiti. Nel Regno Unito, dove l’asbesto è stato vietato nel 1999, il governo ha avviato campagne di sensibilizzazione capillari e ha stanziato fondi per accelerare la rimozione dell’amianto dagli edifici pubblici.

La voce dell’Avvocato Ezio Bonanni: un impegno per il futuro

«La diagnosi precoce è un diritto, così come lo è la prevenzione. Il nostro impegno continuerà a essere quello di supportare le famiglie colpite, promuovere la ricerca scientifica e fare pressione sulle istituzioni affinché si acceleri la bonifica dellamianto in tutta Italia», dichiara l’avv. Bonanni.

Il quale ha inoltre sottolineato l’importanza di integrare queste innovazioni nella rete sanitaria nazionale, garantendo che ogni paziente abbia accesso a strumenti diagnostici avanzati, indipendentemente dalla propria condizione economica o geografica. «Non possiamo permettere che le disuguaglianze sociali impediscano ai pazienti di accedere a cure di qualità. La lotta al mesotelioma deve essere una priorità collettiva».

L’eredità dell’ex-Pertusola. Crotone in lotta per la salute pubblica

Crotone: l’eredità tossica della ex-Pertusola e la battaglia per la salute pubblica
Crotone: l’eredità tossica della ex-Pertusola e la battaglia per la salute pubblica


LA STORIA DI CROTONE È SEGNATA DA UNA PESANTE EREDITÀ AMBIENTALE CHE CONTINUA A MIETERE VITTIME E SOLLEVARE INTERROGATIVI. AL CENTRO DI QUESTA TRAGEDIA SILENZIOSA SI COLLOCA IL SIN (SITO DI INTERESSE NAZIONALE) DELLA CITTADINA CALABRA, UN’AREA CONTAMINATA DOVE PER DECENNI L’INDUSTRIA METALLURGICA HA RILASCIATO SOSTANZE TOSSICHE NEL SUOLO, NELL’ARIA E NELLE ACQUE. L’AVVOCATO EZIO BONANNI, PRESIDENTE DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO (ONA) E L’ONCOLOGO PASQUALE MONTILLA, MEMBRO DEL COMITATO SCIENTIFICO DELL’ONA, SONO OGGI DUE FIGURE DI RIFERIMENTO NELLA LOTTA PER LA GIUSTIZIA AMBIENTALE E SANITARIA. IL LORO IMPEGNO SI TRADUCE IN UNA BATTAGLIA CONTINUA PER PORTARE ALLA LUCE I DANNI IRREPARABILI SUBITI DALLA POPOLAZIONE LOCALE E OTTENERE INTERVENTI CONCRETI DI BONIFICA E PREVENZIONE

Il peso della storia: l’eredità della ex-Pertusola di Crotone

La ex-Pertusola Sud a Crotone, una delle più grandi industrie metallurgiche d’Italia, ha disperso per decenni tonnellate di scarti di lavorazione contenenti arsenico, piombo, cadmio e altre sostanze altamente tossiche nell’ambiente, operando in un contesto privo di adeguate regolamentazioni ambientali e senza adottare misure di contenimento. Questo lascito velenoso ha permeato ogni angolo del territorio circostante, rendendo la cittadina calabrese uno dei luoghi più inquinati d’Italia.

Il Sito di Interesse Nazionale (SIN) di Crotone, istituito per avviare le operazioni di bonifica dell’area industriale realizzata nei primi decenni del Novecento e delle discariche marine ad essa connesse, rappresenta un’incompiuta emblematica. I ritardi burocratici, uniti a una cronica carenza di volontà politica, hanno condannato il territorio a un prolungato stato di degrado e abbandono. 

Molti dei fondi destinati alla bonifica, ad esempio, sono stati utilizzati per studi preliminari e consulenze, senza che si siano visti risultati tangibili sul territorio.

L’ONA ha denunciato questa situazione in numerose sedi istituzionali, chiedendo un’accelerazione delle operazioni di risanamento e un maggiore coinvolgimento della comunità locale. «Non è più accettabile – afferma Bonanniche la popolazione di Crotone continui a vivere in un ambiente tossico mentre si perde tempo in studi che non portano a nulla di concreto».

Nel frattempo, le sostanze tossiche continuano a infiltrarsi nel suolo e a contaminare le falde acquifere, configurando una minaccia costante per la salute pubblica e l’ecosistema locale. La mancata risoluzione di questa criticità ambientale non solo perpetua un grave danno al paesaggio e alle risorse naturali, ma espone quotidianamente la popolazione a rischi sanitari di rilevante entità.

La situazione sanitaria: un’epidemia di tumori e malattie respiratorie

Protocollo Montilla
L’oncologo Pasquale Montilla, membro del comitato scientifico dell’ONA

L’impatto sulla salute della popolazione è devastante. Studi epidemiologici condotti negli ultimi vent’anni hanno rilevato un’incidenza anomala di tumori, patologie respiratorie e malattie neurodegenerative tra i residenti di Crotone e delle aree limitrofe. «In un ambiente potenzialmente contaminato e altamente mutagenico come quello di Crotone, sarebbe stato necessario ipotizzare tassi elevati di mutazioni genetiche a indirizzo oncogeno, avviando studi tossicologici e genetici per prevenire l’insorgere di malattie», spiega il dottor Pasquale Montilla, consulente scientifico dell’ONA.

Secondo l’esperto, la mancata attuazione di misure preventive ha costituito un errore clamoroso, esponendo inutilmente la popolazione a rischi che avrebbero potuto essere evitati. In questo contesto, l’approccio bayesiano avrebbe potuto giocare un ruolo cruciale. Questo metodo statistico si basa sull’aggiornamento progressivo delle probabilità di un evento – come l’insorgenza di patologie oncologiche – tenendo conto di dati pregressi e di nuove evidenze. Applicato a Crotone, tale approccio avrebbe reso possibile l’elaborazione di modelli predittivi in grado di stimare con maggiore precisione il rischio legato alla contaminazione ambientale. Ciò avrebbe favorito interventi preventivi più tempestivi ed efficaci.

Il ruolo dell’ONA e l’impegno del presidente Ezio Bonanni

L’avvocato Ezio Bonanni «Nessuna somma di denaro può restituire la salute compromessa o colmare il vuoto lasciato da una vita spezzata»

L’avvocato Ezio Bonanni, instancabile nella sua lotta per la giustizia ambientale, ha reso l’ONA un punto di riferimento per le vittime dell’amianto e delle contaminazioni industriali. La sua azione va ben oltre la mera difesa legale: il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto si impegna attivamente nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica e nella promozione di incisive riforme legislative, con l’obiettivo di innescare un cambiamento duraturo.

Nonostante l’importanza di garantire risarcimenti adeguati alle vittime, Bonanni sottolinea con fermezza che la vera priorità rimane la bonifica e la prevenzione. «Nessuna somma di denaro può restituire la salute compromessa o colmare il vuoto lasciato da una vita spezzata». Per questo, insiste affinché la rimozione dell’amianto e la decontaminazione dei siti industriali siano affrontate con urgenza e determinazione, ponendo fine a una tragedia silenziosa che continua a mietere vittime.

Non solo Crotone: un impegno per il diritto alla salute 

La battaglia per la bonifica del SIN di Crotone e la tutela della salute pubblica è lontana dall’essere conclusa.

La sua eredità tossica rappresenta una ferita aperta nel tessuto ambientale e sociale italiano, un monito su ciò che accade quando l’industria opera senza controllo e la politica resta inerte di fronte alle emergenze ambientali. Ma è anche un esempio di come, grazie all’impegno di figure come Ezio Bonanni e Pasquale Montilla, la consapevolezza e la mobilitazione possano tracciare la strada per una rinascita, dove la salute e la giustizia ambientale diventino priorità imprescindibili.

Amianto, Poligrafico Foggia: ex dipendente risarcito

Istituto Poligrafico di Foggia, amianto
Amianto all’Istituto Poligrafico di Foggia: INAIL e INPS condannate a risarcire un ex dipendente

LA CORTE D’APPELLO DI ROMA HA CONDANNATO L’INAIL A RISARCIRE CON 15MILA EURO UN EX DIPENDENTE DELL’ISTITUTO POLIGRAFICO E ZECCA DELLO STATO DI FOGGIA, O.G., OGGI 63ENNE, PER PLACCHE PLEURICHE CAUSATE DALL’ESPOSIZIONE PROFESSIONALE ALL’AMIANTO. CONTESTUALMENTE, L’INPS È STATA OBBLIGATA AD ADEGUARE LA POSIZIONE CONTRIBUTIVA DEL LAVORATORE.

IL CASO È STATO SEGUITO DALL’AVVOCATO EZIO BONANNI, PRESIDENTE DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO (ONA), CHE HA DICHIARATO: «LA CORTE HA FATTO VALERE IL RICONOSCIMENTO AMIANTO SULLA BASE DEGLI ATTI DI INDIRIZZO DEL MINISTERO DEL LAVORO E DELLA PREVIDENZA SOCIALE, CHE HANNO ACCERTATO UNA ESPOSIZIONE DEI LAVORATORI FINO ALL’INIZIO DELLE BONIFICHE»

Amianto e lavoro: il Poligrafico di Foggia e il rischio nascosto

amianto
L’asbesto, a causa delle sue proprietà isolanti e resistenti al calore, era infatti considerato indispensabile per garantire il corretto funzionamento degli impianti

 

Per comprendere appieno il significato di questa sentenza, è necessario calarsi nel contesto lavorativo degli anni ’80 e ’90, quando il Poligrafico di Foggia operava a pieno regime con circa 1.400 dipendenti. L’azienda, allora un ente pubblico economico sotto la vigilanza del Ministero del Tesoro, era un pilastro della produzione cartaria nazionale, generando carta destinata a usi istituzionali e ufficiali.

Lo stabilimento produceva materiale destinato a usi istituzionali, lavorando la cellulosa di paglia ottenuta dal grano del Tavoliere delle Puglie.

Un pericolo nascosto

Dietro questa attività apparentemente ordinaria si celava una minaccia silenziosa ma mortale: l’amianto. Nel processo produttivo, il cloro – essenziale per lo sbiancamento della carta– veniva ricavato attraverso celle elettrolitiche che utilizzavano separatori in asbesto.

Questo materiale, a causa delle sue proprietà isolanti e resistenti al calore, era infatti considerato indispensabile per garantire il corretto funzionamento degli impianti.

Ogni fase del ciclo, dall’apertura manuale dei sacchi di asbesto fino alla miscelazione e al riempimento dei contenitori cilindrici, si svolgeva in ambienti privi di sistemi di aspirazione adeguati. Questo faceva sì che l’aria fosse costantemente satura di polveri sottili rilasciate dal “killer invisibile”, esponendo di fatto i lavoratori a un contatto continuo.

O.G., assunto a soli 20 anni come perito chimico cartaio, ha trascorso quasi due decenni a contatto diretto con questo ambiente malsano, in assenza di dispositivi di protezione individuale efficaci. Il suo lavoro lo portava a operare nei laboratori di analisi e nei reparti di trattamento termico, dove guanti, caldaie, valvole e tubazioni erano rivestiti con il pericoloso minerale. 

Il risultato? Dopo anni di lavoro, O.G. ha sviluppato placche pleuriche, una patologia che, sebbene inizialmente benigna, rappresenta un segnale inequivocabile dell’esposizione all’amianto e può evolvere in malattie più gravi come l’asbestosi o il mesotelioma.

Dalla malattia alla giustizia: il ruolo dell’ONA e dell’avvocato Bonanni

Ezio Bonanni
Il presidente ONA, avv. Ezio Bonanni: «La battaglia per il riconoscimento del danno da amianto non riguarda solo l’individuo, ma coinvolge la collettività e la memoria di chi non ha avuto giustizia»

Ezio Bonanni, avvocato e paladino dei diritti dei lavoratori esposti all’amianto, ha impugnato il caso di O.G., portandolo fino alla Corte d’Appello. «La battaglia per il riconoscimento del danno da amianto non riguarda solo l’individuo, ma coinvolge la collettività e la memoria di chi non ha avuto giustizia» ha dichiarato il presidente ONA, sottolineando l’importanza di una sentenza che si inserisce in un quadro più ampio di tutela della salute pubblica.

Un verdetto esemplare: il significato della sentenza della Corte d’Appello di Roma

La decisione della Corte non si è limitata a confermare l’indennizzo di 15mila euro per malattia professionale, ma ha imposto all’INPS di adeguare la posizione lavorativa del ricorrente, sancendo così un principio fondamentale: la tutela del lavoratore deve proseguire anche dopo la cessazione dell’attività.

Questa sentenza, dunque, assume un valore paradigmatico, aprendo la strada a nuovi ricorsi e incoraggiando altri lavoratori a far valere i propri diritti.

Amianto: un killer silenzioso ancora presente

Nonostante i divieti imposti nel 1992, l’amianto continua a rappresentare una minaccia concreta. Si stima che oltre 40 milioni di tonnellate siano ancora presenti in edifici pubblici e privati in Italia, dalle scuole agli ospedali, fino ai vecchi impianti industriali.

Le bonifiche procedono lentamente, spesso ostacolate da burocrazia e mancanza di fondi. L’ONA denuncia questa inerzia, ricordando che ogni ritardo nella rimozione dell’amianto si traduce in vite umane compromesse.

La strada verso un futuro libero dall’amianto

La vicenda di O.G. e la sentenza ottenuta rappresentano un passo avanti nella lotta per la giustizia sociale e ambientale. Ma il cammino non si arresta qui. È necessario intensificare le campagne di sensibilizzazione, accelerare le bonifiche e garantire monitoraggi sanitari continuativi. Per tutti coloro che, come O.G., hanno vissuto anni di esposizione inconsapevole.

L’amianto è un nemico silenzioso che continua a mietere vittime. La giustizia per il Sig. O.G. deve fungere da monito e stimolo per non dimenticare e per prevenire nuove tragedie.

L’ONA, attraverso il suo sito e il numero verde 800 034 294, continua a raccogliere testimonianze e a fornire assistenza legale ai lavoratori esposti. L’associazione si batte per:

Il riconoscimento delle malattie professionali legate all’amianto

La bonifica degli edifici contaminati

Il monitoraggio sanitario gratuito per i lavoratori esposti

 

Giustizia dopo anni: Lombardo ottiene risarcimento amianto

Polo Peltrolchimico di Siracusa, giustizia, dieci
Polo Peltrolchimico di Siracusa 10 anni di battaglie per giustizia

IL GIUDICE DEL LAVORO DEL TRIBUNALE DI CATANIA HA CONDANNATO INAIL E INPS A RICONOSCERE LA MALATTIA PROFESSIONALE E AD ADEGUARE LA PENSIONE DEL SIGNOR ORAZIO LOMBARDO. UN EX OPERAIO 81ENNE CHE, DOPO ANNI DI ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO NEL PETROLCHIMICO DI SIRACUSA, HA OTTENUTO FINALMENTE GIUSTIZIA.

QUESTA SENTENZA, PUR ARRIVANDO DOPO NOVE ANNI DI SOFFERENZA, RAPPRESENTA UN PRECEDENTE IMPORTANTE. E ILLUMINA UNA QUESTIONE CHE PER TROPPO TEMPO È RIMASTA NELL’OMBRA. L’ESPOSIZIONE DEI LAVORATORI DEL PETROLCHIMICO DI PRIOLO GARGALLO, UNO DEI SITI DI INTERESSE NAZIONALE (SIN) PER L’ELEVATO LIVELLO DI INQUINAMENTO. AD ASSISTERE LOMBARDO, L’AVVOCATO EZIO BONANNI, PRESIDENTE DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO 

Un esempio di giustizia tardiva

Il Polo petrolchimico Agusta- Priolo Gargallo- Melilli, è noto come il "triangolo della morte"
Il Polo petrolchimico Agusta- Priolo Gargallo- Melilli, è noto come il “triangolo della morte”

Orazio Lombardo, originario della provincia di Enna, ha lavorato per diciassette anni all’interno del polo industriale di Priolo Gargallo-Siracusa. Un’area tristemente nota per l’impiego diffuso di amianto, sia in forma friabile sia compatta. Le aziende del Gruppo ENI (ex Enichem Spa, Montecatini Edison Spa, di Priolo Gargallo, Enichem Polimeri S.r.l., Serchem S.P.A., Praoil srl, nella Enichem S.r.l, per ultimo nella Syndial Spa), utilizzavano il minerale fibroso nelle linee e nelle apparecchiature degli impianti di produzione, nei rivestimenti delle tubature, nelle coperture dei tetti e persino nei guanti di protezione che lo stesso Lombardo indossava per lavorare.

A confermare l’esposizione, la perizia del CTU (consulente tecnica d’ufficio) ambientale richiesta dal Tribunale. Ha evidenziato sia l’esposizione diretta sia quella indiretta derivante dalla contaminazione ambientale.

L’ex operaio, ha cominciato a manifestare sintomi solo decenni dopo il primo contatto con questa sostanza letale. Nel 2016, ha iniziato a sperimentare una progressiva difficoltà respiratoria, un senso di affaticamento costante e un deterioramento generale delle sue condizioni di salute. Questi segnali, inizialmente attribuibili a cause generiche, si sono rivelati i primi indizi di una malattia ben più grave.

Dopo una serie di approfondite visite specialistiche, è arrivata la diagnosi: fibrosi polmonare, una patologia direttamente associata all’esposizione prolungata al pericoloso minerale. 

La lunga battaglia giudiziaria

Nel 2016, Lombardo aveva presentato domanda all’INAIL per il riconoscimento della malattia professionale. Contemporaneamente, aveva avanzato una richiesta all’INPS per la ricostituzione della posizione contributiva, consapevole che la malattia avrebbe inciso profondamente sul suo futuro economico. Tuttavia, entrambe le richieste erano state respinte.

Di fronte a questa situazione, l’ex operaio si era rivolto all’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), il quale aveva avviato un ricorso presso al Tribunale del Lavoro.

Per nove anni, il caso si è trascinato nei meandri della giustizia. Lombardo che ha dovuto affrontare non solo le difficoltà legate alla malattia, ma anche l’estenuante attesa di un riconoscimento che sembrava non arrivare mai. 

Finalmente, il Giudice del Lavoro del Tribunale di Catania ha deciso a suo favore, sancendo un’importante vittoria. Il giudice ha condannato l’INAIL a liquidare un indennizzo per il danno biologico pari a circa 15mila euro. Riconoscendo la correlazione tra la malattia e l’attività lavorativa svolta. Parallelamente, ha obbligato l’INPS a rivedere la posizione contributiva di Lombardo, aumentando la sua pensione di 300-400 euro mensili e liquidando gli arretrati accumulati negli anni.

Una sentenza che conferma il rischio epidemiologico dei lavoratori del settore petrolchimico 

bonanni- accordo-giustizia
L’avv. Bonanni «questa sentenza rappresenta l’ennesima conferma del rischio epidemiologico dei lavoratori del settore petrolchimico e nel caso specifico, di quello di Priolo Gargallo-Siracusa»

«Dopo nove anni, Lombardo ha finalmente ottenuto giustizia – ha dichiarato l’avv. Ezio Bonanni, aggiungendo – questa sentenza rappresenta l’ennesima conferma del rischio epidemiologico dei lavoratori del settore petrolchimico e nel caso specifico, di quello di Priolo Gargallo-Siracusa. Sono centinaia i lavoratori che si sono ammalati di malattie asbesto correlate e tanti sono deceduti per asbestosi, tumore polmonare, mesoteliomi, tumore del sangue al colon da amianto, basti pensare che nel VII rapporto ReNaM si registrano 229 casi di mesotelioma tra i lavoratori dei petrolchimici, dati che sono destinati ad aumentare per via della lungo latenza delle patologie da amianto».

Questa sentenza rappresenta non solo una vittoria personale per Lombardo, ma anche un segnale di speranza per le tante vittime di malattie asbesto-correlate che spesso si sono trovate a combattere contro l’indifferenza delle istituzioni.

L’Osservatorio Nazionale Amianto continua a denunciare la situazione e a lottare per i diritti delle vittime. È essenziale che questa sentenza serva da punto di svolta, non solo per Lombardo, ma per tutti quei lavoratori che hanno contribuito con fatica e sacrificio alla crescita industriale del Paese e che, oggi, chiedono solo giustizia e dignità.

La speranza è che queste storie non siano più dimenticate, ma che rappresentino un nuovo capitolo di responsabilità, consapevolezza e cura verso chi, lavorando, ha pagato con la salute e con la vita.

Società Chimica Larderello: il passato industriale un incubo amianto

Società Chimica Larderello: incubo amianto
Società Chimica Larderello: quando il passato industriale diventa un incubo di amianto

UNA RECENTE SENTENZA DELLA CORTE DI APPELLO DI FIRENZE CONTRO L’INPS SEGNA UNA NUOVA TAPPA NELLA LUNGA BATTAGLIA PER IL RICONOSCIMENTO DEI DIRITTI DEGLI EX LAVORATORI ESPOSTI ALL’AMIANTO. PROTAGONISTA DI QUESTA VICENDA È UN EX DIPENDENTE DELLA SOCIETÀ CHIMICA LARDERELLO, SIMBOLO DI UN’INDUSTRIA CHE HA FATTO GRANDE L’ITALIA, MA CHE HA LASCIATO PROFONDE CICATRICI UMANE E AMBIENTALI. A DIFENDERLO, L’AVV. EZIO BONANNI, PRESIDENTE DELL‘OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO

La storia della Società Chimica Larderello: gloria e ombre

La Società Chimica Larderello ha avuto un ruolo di primo piano nello sviluppo di prodotti chimici

Fondata nel 1818 nella frazione di Larderello, nel comune di Pomarance, la Società Chimica Larderello ha avuto un ruolo di primo piano nello sviluppo di prodotti chimici come l’acido borico e i borati, impiegati in settori strategici come l’energia nucleare, l’elettronica, e la chimica industriale. Tuttavia, questa eccellenza produttiva nascondeva un lato oscuro: l’uso massiccio di amianto come materiale isolante. Questo minerale, presente ovunque nello stabilimento – dai rivestimenti delle pareti ai tetti, passando per le guarnizioni delle condutture e i serbatoi – rappresentava una minaccia costante per la salute dei lavoratori.

La ristrutturazione degli impianti negli anni ‘80 ha portato all’adozione di misure di contenimento, come la foderatura delle coibentazioni in asbesto con lamiere protettive. Tuttavia, queste migliorie sono giunte troppo tardi per molti lavoratori, tra cui B.A., figura emblematica di questa intricata vicenda legale. La sua lunga carriera come operatore chimico, dal 1967 al 1999, lo ha sottoposto a un’esposizione prolungata a una sostanza tossica, con livelli ben oltre i limiti di sicurezza consentiti dalla legge, per più di tre decenni.

Società Chimica Lardarello e il caso del lavoratore esposto ad amianto 

B.A., ex dipendente della storica Società Chimica Larderello, ha dedicato ben quindici anni, dal 1967 al 1982, alla gestione degli stabilimenti della sede di Larderello. Successivamente, ha continuato il suo lavoro alle Saline di Volterra fino al 1999. Durante questo periodo, ha ricoperto il ruolo di operatore di impianto, una posizione cruciale che richiedeva competenze tecniche e capacità di gestione operativa.

Le sue mansioni comprendevano il monitoraggio continuo del funzionamento degli impianti chimici, l’individuazione e la correzione di anomalie operative, nonché interventi di manutenzione ordinaria. Questo lavoro, svolto in un ambiente altamente specializzato ma spesso insalubre, lo ha reso vittima inconsapevole di un’esposizione quotidiana e prolungata a sostanze chimiche pericolose, la cui gestione non sempre rispettava gli standard di sicurezza dell’epoca.

Un calvario giudiziario lungo dieci anni

Dopo il pensionamento, il Sig. B.A. ha iniziato a manifestare i sintomi delle patologie correlate all’esposizione all’amianto. Tuttavia, ottenere il riconoscimento dei propri diritti è stato tutt’altro che semplice. Nonostante le evidenze mediche e ambientali, l’INPS ha inizialmente rigettato la sua richiesta di maggiorazione della pensione, prevista dalla legge per i lavoratori esposti ad asbesto.

Con il supporto dell’avv. Ezio Bonanni, B.A. ha intrapreso un lungo percorso legale, iniziato al Tribunale di Pisa e culminato nella sentenza della Corte di Appello di Firenze. Fondamentale è stata la consulenza tecnica d’ufficio, che ha confermato la presenza massiccia di amianto nello stabilimento di Larderello e l’esposizione prolungata del lavoratore a fibre cancerogene. La Corte ha quindi stabilito il diritto di B.A. a una pensione maggiorata del 50%, con un aumento mensile di circa 400 euro e arretrati per un totale di 100 mila euro.

«La Corte Fiorentina ha finalmente reso giustizia a un lavoratore che per anni è stato esposto a un killer silente, l’amianto», ha commentato il presidente ONA. «Questa decisione è un riconoscimento importante, ma non possiamo dimenticare le innumerevoli vittime che ancora attendono giustizia».

L’impegno dell’ONA e l’eredità del rischio amianto: non solo la Società Chimica Lardarello

Avv. Ezio Bonanni presidente Osservatorio Nazionale Amianto (ONA)
Il presidente ONA, avv. Ezio Bonanni sottolinea che «L’amianto continua a mietere vittime»

Il caso di B.A. non è isolato.«L’amianto continua a mietere vittime»: con queste parole, l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), sintetizza l’inquietante eredità di questo materiale, utilizzato per decenni e responsabile di patologie gravi e mortali. «Le esposizioni non sono solo un retaggio del passato; ci sono ancora siti non bonificati che rappresentano una minaccia reale e attuale. L’ONA continuerà a combattere fino a quando ogni vittima avrà ottenuto giustizia e ogni sito contaminato sarà completamente bonificato», ha ribadito Bonanni. «Non possiamo permettere che l’amianto sia il prezzo pagato per il progresso industriale».

Un “ponte” per la tutela dell’ambiente e della salute 

L’Osservatorio Nazionale Amianto, grazie al lavoro di legali, medici e tecnici volontari, continua a lottare per i diritti delle vittime dell’amianto. La questione riguarda non solo gli ex lavoratori di stabilimenti come quello di Larderello, ma anche categorie come le Forze Armate, in tutte le sue divisioni, come la Militare, dall’Aeronautica e la Guardia di Finanza, dove il rischio legato al minerale si somma ad altre esposizioni tossiche.. Un esempio drammatico è quello del Colonnello del Ruolo d’Onore Carlo Calcagni, vittima di esposizioni non solo all’amianto, ma anche all’uranio impoverito, emblematico delle numerose insidie a cui sono stati sottoposti i militari. Tra le testimonianze più significative emerge quella del Maresciallo Nicola Panei, membro del Direttivo Nazionale dell’ONA, che ha contratto l’asbestosi dopo anni di esposizione al servizio antincendi dell’Aeronautica Militare.

Per tali motivi, l’ONA sta costruendo un solido ponte di collaborazione che coinvolge attivamente anche le Forze Armate, riconoscendo il loro ruolo nella tutela della salute dei propri membri e nel contrasto al rischio amianto. Particolarmente significativo è il contributo del Comitato per il Ripristino della Festa del 4 Novembre, sotto la guida del Tenente Pasquale Trabucco, il quale promuove un’iniziativa che collega i valori della memoria storica con l’attualità delle sfide sanitarie.

La tutela a 360°

L’impegno dell’ONA non si limita alla denuncia delle problematiche, ma si concretizza in una vasta rete di supporto, che include dal 2008 anche la collaborazione con l’Osservatorio Vittime del Dovere e l’Accademia della Legalità. In questo contesto, si distingue l’azione del servizio medico-legale, svolto da un team di medici volontari sotto il coordinamento del Dott. Arturo Cianciosi, figura di riferimento che opera in sinergia con il servizio di indagine criminologica. Il contributo della criminologa Dott.ssa Melissa Trombetta è particolarmente rilevante: tra le poche in Italia a occuparsi di crimini ambientali, Trombetta ha sviluppato metodologie di analisi innovative, basandosi sui dati raccolti da Cianciosi e supportati dal lavoro dell’ingegnere Flavio Domenichini, che ha contribuito alla creazione di un’importante banca dati.

Questa interdisciplinarità è essenziale per affrontare una problematica così complessa, come sottolineato dall’avvocato Guerrino Petillo, coordinatore dell’Accademia Forense di Roma e promotore di progetti di alta formazione in collaborazione con l’Università degli Studi Internazionali di Roma (UNINT). La sinergia tra figure professionali diverse, tra cui giuristi, medici, ingegneri e criminologi, rappresenta un modello virtuoso per combattere il rischio amianto e garantire giustizia alle vittime, ribadendo il valore imprescindibile della prevenzione e della protezione, anche per gli uomini e le donne in divisa.

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA APS, con lo sportello amianto, rende la consulenza attraverso il numero verde gratuito 800 034 294.