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Pomezia, I Convegno sulle Vittime del Dovere (Video)

Pomezia, 1° convegno per le vittime del dovere
Pomezia, 1° convegno per le vittime del dovere

Venerdì 14 marzo, presso l’Aula Magna Selva dei Pini di Pomezia, si è svolto il primo Convegno Nazionale sulle Vittime del Dovere. Commovente il silenzio d’ordinanza con tromba che, all’inizio, ha invitato al raccoglimento le persone in ossequiosa attenzione.

Il supporto del Sindaco di Pomezia

Significativa e preziosa la presenza al Convegno del Sindaco di Pomezia Veronica Felici, che ha affermato: “Quando sento parlare di chi dedica la vita alla nostra sicurezza come le forze dell’ordine e le forze armate le porte del comune di Pomezia si spalancano. Il comune alla mia guida ed amministrazione è fortemente convinto che vi è bisogno di una squadra che sia territoriale per il riconoscimento e dignità di tutti coloro che indossano una divisa. I quali per scelta, per amore, affrontano pericoli per fare un servizio al territorio, alla Nazione. Noi non possiamo che ringraziarli tutti i giorni.

Dobbiamo insegnare ai giovani il rispetto verso queste divise. Perché si tratta di uomini, donne, che affrontano un percorso difficile e che decidono di fare una scelta di vita che è una missione. Ed in questa missione a volte non è riconosciuto il loro ruolo. Oggi questo è vergognoso, quindi siamo, insieme al Governo, accanto alle Forze dell’Ordine. E’ fondamentale questo riconoscimento quotidiano del lavoro che svolgono tutti i giorni per una società civile. Vedo tantissime persone in sala con la divisa e vi ringrazio per aver colto il nostro invito a partecipare. So che l’avete fatto tutti con il cuore, perché nel vostro percorso militare avete avuto esempi di amici, colleghi persi nello svolgimento della propria funzione, del proprio lavoro.

I ringraziamenti del Sindaco

Il Sindaco Veronica Felici ha espresso gratitudine ad alcuni rappresentanti delle forze armate presenti al Convegno tra cui ad Antonazzo Panico, Comandante provinciale dei carabinieri, che ha preso servizio da poco e lo ringrazio anche perché la città di Pomezia e queste zone non sono facili.
Ha continuato con il comando operativo Pratica di Mare, la Guardia di Finanza rappresentata dal Tenente Colonnello Gianfranco Origlio. Ha poi ringraziato la Guardia di Finanza gruppo esplorazione aero marittima, il Tenente Carlo Tirone, il capitano Giuseppe Cataldo, la compagnia di Pomezia Guardia di Finanza rappresentata dal Tenente Silvia Petracci. E ovviamente tutte le Associazioni Nazionali d’arma, l’Associazione Nazionale Carabinieri,il Presidente Giorgi, la sezione Anfi di Pomezia, la Nc sezione Carabinieri di Torvaianica, l’Associazione Arma aeronautica di Pomezia, i Vigili del Fuoco, i Bersaglieri e la Polizia locale.

In collegamento video il senatore della Repubblica Andrea De Priamo

Andrea De Priamo non ha potuto essere presente fisicamente al Convegno ma ha manifestato supporto ed adesione per le Vittime del dovere in collegamento video. Ha fatto sapere di aver presentato un disegno di legge che istituisce una giornata nazionale legata alle Vittime del dovere. “E’ vero che abbiamo tante giornate nazionali, ma c’è la necessità di dare un tributo alle tante vite umane danneggiate, messe a dura prova. Noi dobbiamo insegnare la cultura della legalità, chi porta una divisa non deve essere considerato un avversario ma una risorsa per la libertà di tutti. Noi ad esempio con il disegno di legge sulla sicurezza che si sta portando avanti in Parlamento, in Senato in questi giorni dopo molte ore di attività, ci sono molte rivendicazioni storiche delle forze sindacali di polizia. Credo che sia importante portare a compimento quei risultati. Dobbiamo impegnarci di più su quelli che sono i riconoscimenti, le tutele per chi si sacrifica per l’Italia. Abbiamo dato disponibilità a presentare documenti, emendamenti e sostenere il dialogo con il Governo. Chi indossa la divisa merita rispetto e sostegno delle Istituzioni e della cittadinanza. Grazie quindi per queste iniziative come questo Convegno alla presenza del Sindaco. Sappiate che avete molti amici, ve lo meritate.” ha dichiarato De Priamo.

I curatori del Convegno

Nicola Zara e Francesco Grimaldi, curatori del Convegno, si recarono dal sindaco mesi prima per parlare dell’iniziativa.

“Vedere quest’aula così gremita mi emoziona particolarmente essendo di Pomezia e organizzare questo primo Convegno Nazionale è per me motivo d’orgoglio. Ringrazio Francesco Grimaldi, senza il suo supporto non ce l’avrei fatta. E’ una persona instancabile, mi ha supportato e sopportato per tutto questo tempo. Quando abbiamo proposto questo Convegno il sindaco ha risposto subito ‘si, facciamolo’. Garantisco che questo non avviene in tutti i Comuni. Non tutti sono disposti a trattare questo argomento così delicato. Chiamare e vedere a raccolta le divise è per me un onore, per me che faccio parte delle Forze Armate e l’Esercito.” ha affermato Zara.

Paola Vegliantei, Presidente dell’Accademia della legalità

L’evento è stato moderato da Paola Vegliantei, da 25 anni impegnata nelle forze armate.
“E’ il primo Convegno Nazionale sulle Vittime del dovere. Il fatto di vedervi così il venerdì sera ci dimostra che sono tanti a supportare le vittime del dovere, che sono 3800 solo nelle forze armate, nella Polizia, nei Vigili del fuoco. In questo numero ovviamente non sono comprese tutte le altre. Sono stata nelle segreterie dei Sottosegretari di Stato della Difesa. Ci scrivevamo con alcune Vittime del Dovere che mi inviavano messaggi alle 2 di notte del tipo: non dormo per i dolori, sto male, sono andato in missione, ma lei, mi può aiutare?
Questo mi ha fatto capire che indipendentemente dal ruolo che non sapevano come chiedere il riconoscimento. Era il 2014 e all’epoca mi chiedevano: mi fate sapere come avere una visita con controllo specifico?”
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L’art. 32 della Costituzione sul diritto alla salute

Veglientei ha continuato:“Mi chiedo: ma per le vittime del dovere non vale l’articolo 32 della Costituzione? Io in questa sala oggi vedo delle Vittime del dovere, lo so perché vi conosco tutti. Spesso le vittime del dovere sono lasciate sole e questo non succede solo nelle forze armate. Pensateci: quando siamo ammalati sono poche le persone che ci sono vicine. Non siamo robot, anche noi abbiamo i nostri momenti di sconforto, pianto. Per anni le vittime del dovere non sapevano come farsi riconoscere i loro diritti e penso di trasmettere anche a voi un po’ dello schifo che ho provato, pensando che questa gente non è arrivata al 2016. Nel 2017 non so quanti me ne sono persi. 
Le vittime del dovere dovrebbero avere tantissimi riconoscimenti: danno biologico, la sofferenza fisica e morale, i danni esistenziali, il pregiudizio patrimoniale. Allora io dico: perché bisogna mettere l’Avvocato?

Ezio Bonanni: “dobbiamo uscire dalla trincea giudiziaria”

Posizione condivisa dall’Avv. Ezio Bonanni, il quale ha fatto presente che è eticamente sbagliato il fatto che una Vittima del dovere debba fare causa per ottenere un riconoscimento. Si tratta di persone che hanno donato la loro vita per la Patria. Ed anche gli orfani di queste vittime si trovano a dover fare una causa per essere tutelate.

Qui di seguito alcuni momenti “clou” del suo intervento:

“Delegare alla Magistratura non solo per l’amianto ma qualsiasi cosa è un’idea sbagliata. E’ errata la convinzione di dover confinare la tutela della salute, dell’ambiente e dei diritti fondamentali delle persone e delle famiglie alla trincea giudiziaria.
Ringrazio il Sindaco di Pomezia che ha avuto il coraggio di organizzare una conferenza per le Vittime del dovere, tra le quali rientrano ovviamente anche le Vittime dell’amianto. Noi sappiamo che l’amianto ha avuto un largo utilizzo anche nelle forze armate, oltre che in tutti i vari settori ed ambiti di attività. Ma non è purtroppo solo l’amianto la condizione di rischio che riguarda i nostri uomini in divisa. Oltre al sindaco ringrazio Francesco Grimaldi e Carlo Calcagni che ha un ruolo importante nell’ONA. Ringrazio l’infaticabile Paola Vegliantei, i miei collaboratori che sono in sala e tutti voi che siete presenti per l’approfondimento della tematica Vittime del dovere da equiparare a Vittime del terrorismo e a Vittime della criminalità organizzata. Ho visto in sala il tenente Pasquale Trabucco che nelle prossime settimana sarà intraprenderà un’iniziativa importante per il riconoscimento della festività del 4 novembre per ricordare il sacrificio dei nostri uomini in divisa.Un viaggio da Roma al Vallo di Adriano al confine con la Scozia dove porterà con sé anche lo scudo dell’ONA.

Trabucco è anche intervenuto durante il Convegno ed invitiamo a leggere riguardo la sua azione performativa a questo link.

L’ingiusta distinzione

“Ricordo che fui audito dalla prima Commissione affari costituzionali del Senato della Repubblica sulla distinzione tra vittime del terrorismo e vittime del dovere. Anni fa mi trovai a difendere a Catania l’orfano di un carabiniere ucciso in un conflitto a fuoco da un delinquente comune, non appartenente alla criminalità organizzata. Si era visto negare un riconoscimento il quanto vittima del dovere e non del terrorismo. I figli delle vittime del terrorismo hanno sempre una tutela, le vittime del dovere no. Ricordo che perse la causa in primo grado e io lo assistetti in appello. Purtroppo una sentenza della Cassazione del 2022, ha stabilito che i Vigili del fuoco, pur essendo stati esposti a cancerogeni avendo indossato le tute di amianto etc, non hanno quelle particolari condizioni ambientali ed operative per essere riconosciuti come Vittime del dovere. Questo mancato riconoscimento impedisce loro di accedere ad alcune prestazioni di natura previdenziale. Anche l’assegno vitalizio aveva importi distinti: la vittima del dovere ha un importo di 258 euro mensili, la vittima del terrorismo 500. C’era quindi una discriminazione che per fortuna è venuta meno.

Le promesse della politica

“Richiamo per questo un mio intervento di ottobre 2019 alla prima commissione del Senato Affari costituzionali dove tutte le forze politiche si erano impegnate a risolvere questa discriminazione. A distanza di 5 anni mezzo, nulla si è fatto. Diciamo quindi che in linea di principio ho un certo scetticismo sulle forze politiche di tutti i partiti. Io fui anche delegato dall’allora Ministro dell’Ambiente Costa che fece grandissime indagini sulla Terra dei Fuochi. Preparammo un testo con il procuratore Guariniello, anche lui Presidente della Commissione amianto che non venne mai alla luce, né mai esaminato. A mio modo questi temi non hanno colore politico e dobbiamo sensibilizzare.

Dotare gli uomini in divisa di mezzi adeguati e lavorare sul sistema culturale

“Io assisto anche vittime spesso speronate con l’auto durante operazioni ed inseguimenti. E’ necessario dotare i nostri uomini in divisa di mezzi adeguati. Senza parlare della loro retribuzione ed anche su questo porrei l’attenzione di tutte le forze politiche bipartisan. C’è ancora da lavorare anche per quanto riguarda il clima culturale. Ad esempio gli uomini in divisa sono stati recentemente presi alla berlina da una comica. Io sosterrò un importante iniziativa che sarà resa pubblica nei prossimi giorni. Bisognerebbe dotare i nostri uomini di armi adeguate per difenderci in caso di attacco. Anche se sono un pacifista e rinnego l’idea di sperperare soldi per le armi. Però se dobbiamo avere un esercito, che sia adeguatamente armato. Direi che è fondamentale lavorare sulla cultura del rispetto dei nostri uomini in divisa. Bisogna iniziare ddalle nostre radici, dal rispetto della nostra storia, di chi ha donato sé stesso alla Patria in tempo di guerra e di pace.

Il ricordo storico

“Va reso merito a chi ha saputo onorare la bandiera e la patria senza indietreggiare, di chi ha resistito ad esempio in Russia anche in inferiorità numerica in attrezzature e armamento. E si sono ritirati per le scellerate scelte dei tedeschi che preferirono concentrare tutte le loro truppe all’interno di Stalingrado offrendo il fianco ai fronti scoperti tra cui quello rumeno. I nostri uomini tra cui gli alpini furono quindi travolti. La prima Guerra Mondiale ha permesso di ripristinare l’integrità nazionale con l’italianità di Trento e Trieste. Faccio riferimento anche alla Seconda Guerra Mondiale, alla Decima Mas prima dell’armistizio o quando in Sicilia l’esercito ha resistito 20 a uno rispetto alle forze angloamericane che erano sostenute anche da elementi della mafia. La storia delle nostre forze armate è una storia gloriosa.

Melissa Trombetta, criminologa

Al Convegno, è stato dedicato anche un momento dedicato all’impotanza di un approccio interdisciplinare con l’intervento della criminologa Melissa Trombetta a lavoro con nello studio legale dell’avvocato Bonanni e l’Osservatorio Nazionale Amianto da quasi quattro anni.
“La criminologia è all’inizio del lavoro che viene svolto all’interno dello studio legale Bonanni e va ad analizzare dinamiche, comportamenti, eventi che portano alla vittimizzazione di queste persone. Il connubio tra la criminologia e la giurisprudenza è quella di garantire che tutte le Vittime del dovere vengano riconosciute. La criminologia cerca di analizzare perché ci sono stati certi crimini e qual è il metodo ed il modo di prevenirli. Insieme alla dottoressa Vegliantei, oltre che cercare di dare più supporto possibile all’Avvocato, cerchiamo di fare prevenzione e di far conoscere alle persone che cosa vuol dire subire un’esposizione o come lavorare in condizioni di sicurezza. Cerchiamo di fare con l’ONA una squadra interdisciplinare.
La particolarità del nostro lavoro è quello di lavorare sulla prevenzione, di comunicare che domani queste esposizioni non devono più ripetersi. La criminologia aiuta in modo viscerale a comprendere cosa si può fare per un futuro migliore.”

L’emozionante intervento del Colonnello Calcagni

Qui c’è il fior fiore dell’Italia, i rappresentanti delle Forze armate. Io quando vedo l’uniforme mi emoziono perché è il mio punto debole o di forza. Io ho fatto parte di Commissioni parlamentari di inchiesta, ho fatto parte dell’unico tavolo tecnico della storia sull’uranio impoverito. Qualcuno dice che non è esistito, ma c’è un decreto ministeriale di Elisabetta Trenta che l’ha istituito.
E’ assurdo che ci sia una distinzione discriminatoria tra vittime del terrorismo, della criminalità. Non fa differenza se ad uccidere è stato un proiettile, una sostanza cancerogena, un terrorista o un criminale qualunque.
Nel 1995 la Nato usa munizioni con uranio impoverito in Boznia Erzegovina, fornisce le mappe delle zone bombardate invitando a non entrare in zone indicate come pericolose (dangerous) perché altamente rischiose per la salute umana. Ma se per motivi operativi dovete entrare in quelle zone per recuperare ad esempio qualche ferito utilizzate le protezioni. Maschere a circuito chiuso, non mascherine e tute speciali. A noi sono stati dati solo gli ordini di intervenire.

Dal pubblico si è alzata una donna per stringere la mano al Colonnello.

L’evento è continuato con una speciale dedica del Bersaliere Emilio Dionisi ed un messaggio d’amore del Monsignor Walter Trovato che, rivolgendosi a Calcagni ha detto” Carlo, a te non ti ripagano le medaglie, ma l’umanità. A noi cappellani e alle Forse dell’ordine non ripaga lo stipendio, ma l’umanità”

 

Amianto nelle Forze Armate: battaglia di Cairo e condanna Difesa

Amianto nelle Forze Armate: la battaglia postuma di Francesco Maria Cairo e la condanna del ministero della Difesa
Amianto nelle Forze Armate: la battaglia postuma di Francesco Maria Cairo e la condanna del ministero della Difesa

IL MINISTERO DELLA DIFESA CONDANNATO A RISARCIRE LA VEDOVA DI UN EX MILITARE. DECEDUTO A CAUSA DI MESOTELIOMA PLEURICO DOPO L’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO DURANTE IL SERVIZIO DI LEVA

Una vita spezzata dall’amianto

Francesco Maria Cairo: una vittima dell’amianto

Francesco Maria Cairo era nato a Lamello, un piccolo comune della provincia di Pavia e aveva trascorso gran parte della sua esistenza a Segrate (Milano). Uomo dedito al lavoro e alla famiglia, aveva sempre vissuto con senso del dovere, senza mai immaginare che un’esperienza vissuta da giovane avrebbe compromesso irrimediabilmente il suo futuro.

Arruolato nell’Esercito nel luglio del 1968, Cairo era stato assegnato come meccanico di mezzi corazzati alla Scuola della Motorizzazione, un’importante struttura formativa situata a Roma. Successivamente, era stato trasferito al Centro Addestramento Unità Corazzate di Capo Teulada, in Sardegna, una delle principali aree di esercitazione dell’Esercito Italiano e di altri Paesi, utilizzata per l’addestramento con veicoli blindati e carri armati.

In entrambi i contesti, aveva trascorso oltre un anno in ambienti altamente contaminati da polveri e fibre di amianto, impiegato nella riparazione e nella manutenzione di mezzi militari. L’asbesto, allora largamente utilizzato per le sue proprietà ignifughe e isolanti, si trovava ovunque: nei freni, nelle guarnizioni, nei rivestimenti dei veicoli e persino nelle infrastrutture delle caserme. Senza alcuna protezione né consapevolezza del rischio, Cairo aveva inalato quotidianamente le fibre tossiche che si liberavano nell’aria durante gli interventi di smontaggio e riparazione.

Terminata la leva nel settembre del 1969, aveva intrapreso la carriera di meccanico, continuando la sua vita ignaro del pericolo a cui era stato esposto. Per decenni, la malattia era rimasta silente, senza manifestare sintomi evidenti. Solo nel 2019, all’età di 71 anni, era arrivata la diagnosi che avrebbe stravolto il suo destino: mesotelioma pleurico. Una forma aggressiva di tumore legata esclusivamente all’inalazione di fibre del pericoloso minerale.

Amianto e mesotelioma: una connessione evidente

A quel punto, la connessione tra la malattia e il periodo trascorso nell’Esercito era divenuta evidente. L’amianto, impiegato in modo massiccio nelle Forze Armate fino agli anni ’90, aveva avvelenato migliaia di militari senza che nessuno li avesse adeguatamente informati o protetti.

Con l’aiuto dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale amianto, l’ex militare aveva deciso di intraprendere un’azione legale contro il ministero della Difesa per ottenere il riconoscimento dello status di vittima del dovere e i benefici previsti per i militari esposti alla sostanza nociva.

Purtroppo, non ha fatto in tempo a vedere l’esito della sua battaglia: nel febbraio del 2022, Cairo si è spento, lasciando alla moglie Rita Vaghi il compito di proseguire la sua lotta.

La sentenza del Tribunale di Milano: il ministero della Difesa condannato

Il Tribunale, nella sua pronuncia definitiva, ha stabilito che: «l’infermità del Sig. Cairo Francesco Maria (mesotelioma pleurico) è conseguenza dell’esposizione a polveri e fibre di amianto subita nel corso del servizio militare dal 11.07.1968 al 7.09.1969, quale meccanico di automezzi; per gli effetti, condanna il Ministero della Difesa al pagamento in favore di Vaghi Rita, quale erede di Cairo Francesco Maria, dell’equo indennizzo».

La sentenza, firmata dal giudice Paola Ghinoy, riconosce così ufficialmente il diritto della vedova di Francesco Maria Cairo a ottenere un risarcimento. Sancendo una responsabilità chiara da parte dello Stato per l’esposizione a un pericolo letale durante il servizio militare.

Il commento del presidente ONA 

Il presidente dell’ONA, avv. Ezio Bonanni

«Francesco Maria Cairo si sentiva tradito dallo Stato come uomo, cittadino e militare perché, nell’assolvere un dovere, si è gravemente ammalato e, pur consapevole di dover morire, era determinato ad ottenere i suoi diritti. Finalmente giustizia per un uomo valoroso», dichiara l’avvocato Ezio Bonanni.

Una vittoria che non cancella il dramma delle vittime dell’amianto

Questa sentenza rappresenta una vittoria importante, ma non cancella il dramma di chi, come Francesco Maria Cairo, ha visto la propria vita distrutta dall’amianto.

L’Osservatorio Nazionale Amianto continua a portare avanti la battaglia per i diritti delle vittime. Chiedendo maggiore tutela per coloro che hanno servito il Paese. Per anni, hanno subito la pericolosa esposizione al “nemico silenzioso”.

«L’ONA è impegnato nella tutela delle vittime e dei loro familiari tramite il sito www.osservatorioamianto.it e il numero verde 800 034 294», ribadisce il suo presidente.

Il caso di Francesco Maria Cairo è l’ennesima prova di una gestione irresponsabile del problema amianto nelle Forze Armate. Un problema che ha mietuto e continua a mietere vittime.

Ora, la sua famiglia ha ottenuto giustizia. Resta una domanda: quante altre persone dovranno ammalarsi prima che il Paese si assuma pienamente le sue responsabilità?

Fair Play, Bonanni eletto al consiglio: tutelare ambiente e salute

l'Avv. Ezio Bonanni durante il XXXI Congresso del Comitato Fair Play
l'Avv. Ezio Bonanni durante il XXXI Congresso del Comitato Fair Play

Sport e “fair play”, ambiente e salute: questi i temi dell’intervento di Ezio Bonanni al Congresso del CNIFP, che si è svolto a Loreto Aprutino.

L’Avvocato Ezio Bonanni, figura di spicco nel panorama legale italiano, è stato eletto nel Consiglio Direttivo Nazionale durante il XXXI Congresso del Comitato Fair Play. Una nomina che riconosce il suo impegno, la sua competenza e la sua adesione ai principi etici e morali del Fair Play. Con una lunga esperienza nel settore legale, ha consolidato una reputazione di serietà, precisione e dedizione, diventando una risorsa preziosa per la comunità giuridica.

Questa elezione costituisce un segno di fiducia e stima. Del resto, l’Avvocato Bonanni è da sempre determinato a promuovere l’equità e l’accesso alla giustizia per tutti. Oltre ad essere impegnato da più di 25 anni con l’ONA, nella lotta all’amianto e per le vittime del dovere,

L’intervento durante il Congresso

“L’Osservatorio Nazionale Amianto nasce dal grido di dolore delle vittime dell’asbesto. Questo viene trasformato in modo propositivo, passando dalle aule di tribunale, all’azione concreta di bonifica e la messa in sicurezza. Quindi è importante evitare l’esposizione a questo cancerogeno per la tutela della salute umana, dell’ambiente ed il futuro delle nuove generazioni.
Il Fair Play supera la contrapposizione tra classi e generazioni per una transizione che sia etica, sociale e morale. Il Comitato Fair Play spesso opera in ambiti sovrapposti con l’ONA, come nel caso della bonifica degli impianti sportivi”. Ha dichiarato l’Avvocato Bonanni durante la prima parte dell’incontro del 9 marzo.

Avv. Bonanni e giornalista reporter chessa
L’Avv. Ezio Bonanni e la giornalista reporter Rita Chessa

Gli obiettivi dopo l’elezione

“Sono lieto del fatto che sia stato riconfermato Ruggero Alcanterini come Presidente e di aver contribuito all’attività del Comitato Fair Play con l’azione di ONA. Al termine di queste elezioni il mio nominativo è risultato essere il più votato tra i componenti del Consiglio Direttivo Nazionale. Voglio ringraziare tutti gli iscritti dell’Associazione che hanno supportato. Questo costituirà motivo di maggior impegno nell’Associazione Fair Play per la tutela della vita e della salute. I prossimi obiettivi sono quelli di perseguire i principi di correttezza e lealtà del Fair Play nello sport, nella politica, nelle istituzioni, nella magistratura. Andiamo avanti con la necessità di perseguire la pace contro ogni forma di guerra, sopruso, sopraffazione, illegalità. Importante tutelare le persone più deboli, done, fanciulle, anziani.” Ha concluso Bonanni.

La sua visione a lungo termine si allinea perfettamente con le necessità di un’organizzazione che guarda al futuro con determinazione. Il suo impegno sarà il motore di un contributo positivo, capace di aiutare l’organizzazione a garantire il raggiungimento di traguardi ambiziosi.

 

Fair Play: Bonanni eletto, Alcanterini confermato

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Si è concluso il XXXI Congresso del Comitato Fair Play, che si è svolto in Abruzzo l’8 e il 9 marzo a Loreto Aprutino, dove si è proceduto al rinnovo delle cariche istituzionali. Inoltre, la valorizzazione del territorio, ricco di storia, è stata tra gli obiettivi principali dei due giorni, i quali sono stati caratterizzati da un intenso programma culturale, politico e sociale. “Fair play” è un concetto sportivo che promuove comportamenti corretti e giusti. Ciò è applicabile sia nello sport che nella vita quotidiana. Il comitato, che ha radici nella storia della cultura sportiva, è impegnato a diffondere valori come l’integrità, la solidarietà e il rispetto per gli altri.
Presso il Teatro comunale “Luigi De Deo”, il 9 marzo, è avvenuta la proclamazione degli eletti e la chiusura dell’Assemblea. Riconfermato all’unanimità il Commendatore Ruggero Alcanterini come Presidente del Comitato Nazionale Fair Play. L’Avv. Ezio Bonanni di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto è risultato il più votato del Consiglio direttivo.

Interviste ai partecipanti dell’evento

Ruggero Alcanterini, Presidente

“Abbiamo raggiunto i nostri 30 anni all’insegna dell’Italia che vorrei, l’Italia del Fair Play. Credo che questa sia un’occasione davvero straordinaria. Loreto Aprutino è una città che nasce romana nel III secolo a.C. Oggi rimane un presidio sul territorio dal punto di vista della qualità, del cibo, della biodiversità. E’ importante per la sua risorsa principale che è quella della collettività virtuosa ed un’amministrazione con un sindaco Fair Play. In questo contesto abbiamo rinnovato le nostre cariche, io sono stato rieletto presidente. E questo lo considero un privilegio, una missione. La cosa più bella è essere utile non solo a sé stessi, ma anche agli altri.”

Renato Mariotti, Sindaco di Loreto Aprutino

“Loreto Aprutino è diventato comune Fair Play dal 2019. Ho avuto la grande soddisfazione di essere stato eletto Consigliere Nazionale del Comitato Nazionale e primo sindaco Fair Play d’Italia”.

Ezio Bonanni, Avvocato di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto

“In questo periodo storico caratterizzato da lutti e scontri in Europa e nel resto del mondo è fondamentale l’approccio Fair Play. Quest’ultimo non deve essere soltanto circoscritto all’ambito sportivo, ma deve abbracciare quello sociale, istituzionale e giuridico. E noi di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto abbiamo aderito a questi principi. Riteniamo importante portare avanti il nostro impegno etico e civile per la tutela dell’ambiente e della salute umana.”

Philippe Housiax, Presidente European Fair Play Movement

“E’ un vero piacere essere parte di questo importante evento in Loreto in un periodo storico delicato come quello che stiamo vivendo. Abbiamo vissuto in pace dal 1945 ed ora sembra che il mondo stia impazzendo.”

Qui di seguito il reportage video dell’iniziativa con le interviste complete.

 

 

Bari, pericolo amianto per crollo di una palazzina

Bari, pericolo amianto per crollo di una palazzina
Bari, pericolo amianto per crollo di una palazzina

Nel quartiere Carassi in via De Amicis a Bari è crollata una palazzina contenente amianto. Massima cautela consigliata dai Vigili del fuoco ai cittadini, invitati a indossare le mascherine FFP3. I pezzi di cemento amianto, infatti, contengono fibre pericolosissime per la salute. Per la giornata del 7 marzo Il comune ha confermato la rilevazione delle polveri. Nel luogo attive le centraline dell’Arpa Puglia – Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione dell’Ambiente.

L’amianto nelle case

La situazione a Bari mostra il fianco al dibattito sulla pericolosità di questo materiale, causa di numerose patologie gravissime come mesotelioma e cancro al polmone e sulla sua presenza nelle nostre case. Molte persone sono consapevoli dei rischi dell’amianto nei tetti. Meno diffusa è la consapevolezza della possibile presenza dello stesso nelle tubazioni, nei pavimenti e nei muri degli edifici.


Negli anni ’50 e ’60, l’amianto era comunemente utilizzato nei materiali da costruzione grazie alle sue proprietà isolanti. All’interno degli edifici, l’asbesto eraincorporato in una varietà di materiali, inclusi i rivestimenti murari, il gesso, i pannelli di fibrocemento e le vernici. Per questo motivo i muri di alcune abitazioni ed edifici industriali costruiti durante questo periodo potrebbero contenere amianto, anche se non è sempre visibile o facilmente identificabile.


Il fibrocemento è una miscela di cemento e fibre di amianto utilizzato per la costruzione di pareti, soffitti e pannelli divisori. Inoltre, l’amianto era spesso mescolato con materiali come gesso o intonaco per migliorare l’isolamento termico e acustico. Inserito nei rivestimenti murari come protezione contro il fuoco, dato che le sue fibre sono estremamente resistenti alle elevate temperature. Il suo utilizzo avveniva sia in ambito residenziale che commerciale, soprattutto in edifici costruiti tra gli anni ’50 e ’80. Solo nel 1992, infatti, è messo definitivamente al bando.

ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, presieduta dall’Avv. Ezio Bonanni, è da oltre 30 anni in prima fila nella lotta a questo pericoloso materiale.