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Aeronautica militare e amianto: altra sentenza favorevole

Fiamme tricolore Aeronautica Militare
Fiamme tricolore

Nicola Panei, eroe più civile che militare

Nicola Panei protagonista di questa storia, per anni ha lavorato manipolando amianto. Ha indossato amianto e respirato amianto, quando è stato per decenni sottoufficiale dell’Aeronautica Militare. Inoltre, è tra coloro che hanno fondato l’Osservatorio Nazionale Amianto ed è promotore dell’indagine giudiziaria presso la Procura della Repubblica di Padova.

Nicola Panei: la diagnosi e i riconoscimenti

Nicola Panei soffre di asbestosi, una patologia che la stessa Areonautica Militare ha riconosciuto come causa di servizo. La Corte dei Conti Centrale, con la sentenza n. 141/217 depositata il 22 marzo 2017, ha annullato la decisione di primo grado ed ha accolto la sua richiesta di condanna. Il primo giudizio aveva dichiarato infatti inammissibile la domanda presentata dal militare ammalato.

La Corte ha quindi approvato le tesi dell’Avv. Ezio Bonanni, che lo ha difeso anche nel secondo grado di giudizio. In precedenza, il tribunale aveva emesso una sentenza sorprendente, dichiarando l’inammissibilità sulla base della mancata istruttoria da parte dell’INAIL.

Le indagini della Procura della Repubblica di Padova

Lo snodo decisivo nasce dalle indagini della Procura di Padova, indagini di cui Il Fatto Quotidiano ha parlato di recente, grazie all’inchiesta giornalistica di Luca Teolato. 

Il cronista de Il Fatto Quotidiano ha messo in luce che i magistrati hanno richiesto una perizia tecnica per accertare le eventuali concause tra il lavoro svolto da 25 militari dell’Aeronautica e l’insorgenza di patologie legate all’amianto. I pm Francesco Tonon e Sergio Dini stanno conducendo l’inchiesta e indagano 30 alti ufficiali dell’Aeronautica Militare per omicidio colposo e lesioni colpose.

Le conclusioni della perizia tecnica e medico legale

Una svolta questa perizia tecnica e medico-legale. Nelle conclusioni si legge che “l’impressione che si ricava dalla consultazione di tutti i documenti e le testimonianze – si legge – è che l’aeronautica sia rimasta a lungo un mondo separato, nel quale il rischio amianto era del tutto ignorato, mentre invece in tutto il paese rappresentava una situazione di allarme. In un periodo in cui si moltiplicava la produzione di atti normativi sull’amianto, veniva istituito l’albo delle imprese di bonifica, i piani regionali prevedevano il censimento delle situazioni a rischio, si attuavano piani per la bonifica di edifici, impianti industriali, navi, treni e metropolitane, nell’aeronautica militare – proseguono gli esperti – non veniva fornita ai lavoratori esposti nemmeno una mascherina antipolvere”.

La perizia, oltre a fornire un quadro complessivo dei rischi professionali e delle eventuali concause lavoro-malattia, racconta le storie delle vittime, 30-40 anni a contatto con il materiale cancerogeno: l’amianto era presente negli automezzi, negli aerei, negli hangar, nei capannoni e nei magazzini e perfino nelle tute antincendio.

Nella perizia si legge che “tutta la documentazione visionata e tutte le dichiarazioni raccolte, dimostrano che nessuna misura di prevenzione per il rischio amianto è stata adottata, né è stata fatta alcuna valutazione del rischio prima del 2000, ed è in realtà solo nel 2013 che prende l’avvio un programma di mappatura dell’amianto ancora presente e una corretta strategia di prevenzione, simile a quella adottata da Ferrovie dello Stato per i rotabili, più di venticinque anni prima”.

Questo nonostante i consulenti affermino che “quanto meno dal 1980, se non da prima ancora, esisteva l’obbligo giuridico di informare i lavoratori sul rischio”, per chi manipolava direttamente i materiali di amianto, e quello di adottare tutti i sistemi necessari, di aspirazione e abbattimento e mascherine protettive adeguate, per scongiurare l’insorgere di patologie correlate all’esposizione da amianto.

Amianto cancerogeno: le conferme dello IARC

«Già dai primi anni ’70 spiega Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, legale di alcuni ricorrenti era emerso con chiarezza che tutti i tipi di amianto erano cancerogeni per l’uomo. Nel 1973 l’International Agency for Research on Cancer (AIRC), aveva stabilito tale dogma per la ‘sufficiente evidenza’.

L’aeronautica pare essersi accorta del problema trent’anni dopo. Per queste ragioni anche la Corte dei Conti, Sezione giurisdizionale centrale, ha dovuto darci ragione per la seconda volta dopo il caso di personale del Ministero della Difesa (Aeronautica Militare) del Reparto Officina Meccanica del II G.R. M.A..

Ci auguriamo che venga posta fine a questo ostracismo nel riconoscimento dei benefici amianto in favore dei militare dell’Aeronautica Militare Italiana, per lungo tempo esposti professionalmente a polveri e fibre di amianto e quindi titolari del diritto al prepensionato, ovvero alla rivalutazione delle prestazioni pensionistiche in godimento per effetto del diritto alle maggiorazioni contributive ex art. 13 comma 7 e 8 L. 257/92»

L’esposizione ad amianto nell’Aeronautica e in Marina Militare

Molti militari dell’Aeronautica, come quelli della Marina, hanno lavorato esposti all’amianto. Negli ultimi decenni, quasi tutti hanno sviluppato malattie asbesto-correlate, e il caso di Nicola Panei rappresenta solo uno dei tanti. La Procura della Repubblica di Padova ha confermato nella perizia che l’asbestosi deriva da “esposizione lavorativa certa in aeronautica”, e anche l’Aeronautica Militare ha riconosciuto questa causa. 

Nicola Panei ha ottenuto per primo, tra i militari dell’Aeronautica, il riconoscimento dell’Asbestosi BCOP (broncopatia cronico ostruttiva) come malattia dipendente da “causa di sevizio”. Ora la Corte dei Conti, Sezione giurisdizionale centrale, con la sentenza n. 141/17, rafforza il suo diritto alla rivalutazione della posizione contributiva e delle prestazioni pensionistiche. Grazie a questa sentenza Panei riceverà tutte le differenze sui ratei già erogati, segnando un riconoscimento storico a favore dei militari, nonostante la forte opposizione di INAIL e INPS.

«Noi non abbasseremo la guardia e continueremo ad impegnarci per ottenere il giusto riconoscimento dei cosiddetti benefici contributivi, che meglio dovrebbero essere definiti come risarcimento contributivi, auspicando che finalmente si ponga termine a questo ostracismo nell’applicazione di una legge dello Stato che dà diritto a tutti i lavoratori esposti professionalmente a polveri e fibre di amianto, anche ai militari, di poter accedere al prepensionamento, ovvero a rivalutare le posizioni pensionistiche in godimento con il coefficiente 1,5» dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA e legale del Sig. Nicola Panei.

Discarica a Ferrera (PV), il grido di battaglia dell’ONA

Incendio
Incendio

Perché non viene autorizzata la discarica?

La Regione Lombardia, ha sostenuto che l’istruttoria tecnica, quindi la Valutazione di impatto ambientale e l’Autorizzazione integrata ambientale, siano sufficienti per la realizzazione della discarica di amianto di Ferrera Erbognone.

In questo modo però si sorvola sulla necessità di dover rispettare il principio di precauzione. Anche alla luce dei numerosi incidenti sull’impianto ENI, con cui confinerebbe la discarica.

“Le giustificazioni dell’Assessore On.le Terzi vanno contro i principi di diritto comunitario.

Oltre che al buon senso che imporrebbe di evitare di realizzare una discarica di amianto nelle vicinanze di una installazione industriale ad alto rischio di incidente rilevante.

Peraltro si sono recentemente verificati diversi incidenti. Fortunatamente senza conseguenze per la salute dei lavoratori. Non certo per l’ambiente e per la serenità degli abitanti delle città del comprensorio”. Così dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Discarica amianto: il rischio per la popolazione

L’Assessore Terzi sostiene che siamo di fronte soltanto a delle “chiacchiere e bassa polemica politica”.

Non la pensa così l’Osservatorio Nazionale Amianto, che replica per bocca del coordinamento nazionale che, attraverso una nota della Sig.ra Antonella Franchi, torna a ribadire la necessità di evitare di realizzare una discarica di 700mila tonnellate di cemento amianto.

Il rischio è quello di creare danni all’ambiente e di pregiudicare la salute dei cittadini. Proprio come accaduto in Lombardia per il caso del Sig. Davide Fabretti.

Difatti, è stato riscontrato un aumento di incidenza delle patologie asbesto correlate per effetto dell’utilizzo massiccio di amianto presso l’impianto ENI di Sannazzaro De Burgondi.

Con la diagnosi di numerosi casi di mesotelioma che peraltro l’INAIL ha riconosciuto di origine professionale.

I solleciti e le azioni dell’ONA

discaricaL’ONA solleciterà la Procura della Repubblica di Pavia a definire le indagini pendenti in relazione alla morte sospetta di alcuni lavoratori esposti ad amianto nello stabilimento ENI di Sannazzaro De Burgondi.

Questa non è soltanto la battaglia dell’Osservatorio Nazionale Amianto, bensì il grido di dolore di intere popolazioni che sono accorse numerose alla conferenza ONA “Il cuore di amianto della Lomellina che si è svolta lo scorso 14.01.2017 presso Sannazzaro De Burgondi.

Nella conferenza hanno partecipato più di 1.000 persone, più di 500 delle quali presso il teatro, e dopo che lo scorso 01.12.2016 c’era stato l’incidente presso la centrale ENI di Sannazzaro.

Quella che sembrava essere un’apertura politica della Regione Lombardia è apparsa invece “finta” perché poi è arrivata questa nuova conferma, che a questo punto rende percorribile soltanto la via giudiziaria e in particolare quella di due ricorsi al TAR di cui si attende ancora l’esito.

Azione giuridica e preventiva: gli obiettivi dell’ONA

Per tali motivi, come Osservatorio Nazionale Amianto continuiamo ad insistere sul piano giuridico e della sensibilizzazione.

Sperando che su questo ultimo fronte ci siano ancora dei margini per evitare di gravare il territorio di un impianto che rischia di rappresentare una condanna per interi territori.

Esprimiamo quindi fiducia nella Magistratura e in ultima istanza anche nel Governo nazionale affinché vengano assunti numerosi provvedimenti interdittivi nel rispetto del principio di precauzione.

Grizi Elio: amianto e malasanità

Amianto e malasanità
Amianto e malasanità

La storia di Elio Grizi è la storia di un uomo perbene che se n’è andato troppo presto per mesotelioma e dello stretto nesso tra amianto e malasanità. Il mesotelioma è una malattia devastante e silenziosa che se l’è portato via, a soli 63 anni, dopo atroci sofferenze. Me lo racconta sua moglie Anna Maria che con Elio ha trascorso oltre 30 anni.

amianto e malasanità

Il mesotelioma rappresenta l’ottava causa di morte sia negli uomini che delle donne. Secondo i dati pubblicati su “I numeri del cancro 2016 di Aiom/Airtum”, in Italia, sono stati circa 1.900 i nuovi casi diagnosticati, con un particolare incremento oltre i 50 anni, un dato che va ben oltre quelli diffusi da ONA (Leggi, sul punto, l’articolo “Il rumoroso silenzio dell’amianto”)

Sento le lacrime della Sig.ra Anna Maria, che mi risponde al telefono in modo gentile, proseguendo nel suo racconto: “Quando ci siamo conosciuti avevo appena diciassette anni. Mio marito ha prestato servizio dal 1972 al 2001 presso l’ufficio esattoriale comunale di Roma, gestito da un noto istituto di credito. Lui era addetto al garage, tanti anni a contatto con le auto, con lo scarico dei gas tossici e le particelle di amianto che si disperdevano ad ogni frenata per l’usura dei ferodi dei freni delle macchine, che fino alla metà degli anni ‘90 sono stati realizzati con amianto.

Ci vuole poco per fare una strage!

Il mio povero marito, così pieno di vita, bello come un fiore, si è ammalato nel 2011: tutto è iniziato con dolori fortissimi alle spalle e febbre. Abbiamo iniziato una cura cortisonica senza risultato. E’ stato ricoverato ad ottobre 2011 presso una clinica privata e quello che è più grave è che c’è stato un ritardo nella diagnosi. Nonostante fossero state eseguite due toracentesi, ci è stato detto che aveva la pachipleurite e non il mesotelioma. Mesi e mesi di atroci dolori senza che ci fosse la diagnosi dell’effettiva malattia di mio marito che era il mesotelioma.

Poi nel 2012 abbiamo fatto l’atroce scoperta dopo che al Campus Biomedico di Trigoria è stato sottoposto a una toracoscopia con esame istologico e biopsia. Il risultato non lasciava scampo: mesotelioma pleurico, anche detto tumore dell’amianto. Cicli di chemio, ma non servirono.  Ormai l’operazione chirurgica non era più possibile, perché i sanitari che l’avevano avuto in cura l’anno prima avevano sbagliato tutto.

amianto danni essere umano

Era un uomo di oltre 100 kg, quando se n’è andato ne pesava la metà e non voglio entrare nel dettaglio delle sofferenze che ha dovuto vivere. La nostra vita non è più la stessa, abbiamo 3 figli, la più grande di 38 anni, una di 36 e l’ultimo di 25 anni che dopo la morte del padre è entrato in Polizia. Elio non ha potuto vivere questa gioia e mio figlio ha dovuto fare a meno del padre in un momento fondamentale per la sua crescita e la sua vita.

Escalation di omissioni e negligenze

Il datore di lavoro (un noto istituto di credito in questo periodo nella bufera per fatti di cronaca ben più gravi, anche in danno dei risparmiatori) non ci ha tutelato, non ha tutelato altre persone, come mio marito, molte delle quali sono malate o morte. Questa malattia, che io chiamo la bestia, è silenziosa, ti invade e tu non lo sai, potrebbe essere combattuta intanto evitando l’esposizione all’amianto e poi con una diagnosi precoce. Inoltre, ha un periodo di latenza lunghissimo, per questo penso chissà quante persone sono malate e non lo sanno ancora, anche perché non sono stati attivati in modo corretto i protocolli sanitari di prevenzione.

Ma la storia di Elio è una escalation di omissioni e negligenze che sottolineano lo stretto nesso tra amianto e malasanità in Italia: oltre al danno, infatti, anche la beffa. Il primo ricovero, presso una clinica privata romana, risale ad ottobre, ma lì, nonostante gli esami a cui fu sottoposto, nessuno fu in grado di capire che tipo di malattia avesse. Abbiamo perso mesi importanti, forse Elio si sarebbe potuto salvare con una diagnosi tempestiva o, comunque, la qualità di vita anche negli ultimi mesi poteva essere migliore.

Per fortuna, ho incontrato l’avv. Ezio Bonanni, mi sono rivolta a lui e non avevo dubbi, sapevo che era quello giusto, non potevo affidarmi in mani migliori, mi segue passo passo sotto un punto di vista legale e umano.

Dopo anni di lavoro e sacrifici, Elio era in pensione, ci aspettavano anni di serenità dopo che i nostri figli si erano sistemati, potevamo avere una vita bellissima, invece tutto è finito, mia figlia più grande è andata in depressione e ha perso il lavoro, io ho avuto il distacco della retina a causa dello stress.

Sono sempre più numerosi i casi di amianto e malasanità: quanto vale tutto questo dolore?

Ora, dopo la morte di mio marito, il mio impegno prosegue nell’ONA, associazione che, fin dalla costituzione (05.08.2008), è al fianco delle vittime dell’amianto e di altri agenti patogeni, e dei loro familiari. L’Osservatorio promuove e tutela la salute in ogni ambito di esplicazione della vita umana, attraverso la prevenzione primaria, che si sostanzia nella completa rimozione di tutti gli agenti tossici dagli ambienti di vita e di lavoro, e attraverso la prevenzione secondaria, che si attua con la diagnosi precoce.

Questo è chiaramente un episodio di amianto e malasanità, per questo assieme ai miei figli, ho già citato in giudizio la struttura sanitaria presso il Tribunale civile di Roma per ottenere il risarcimento dei danni e poi, sempre con l’avv. Ezio Bonanni, citerò in giudizio anche l’istituto di credito. È incivile che queste banche dopo essere state salvate con i soldi dei cittadini grazie ad una politica semplicemente inidonea, continuino ad avere materiali di amianto nelle loro strutture e a non risarcire le vittime”.

Questo è solo uno dei tantissimi casi di amianto e malasanità che cercano ancora giustizia, per questo l’Osservatorio Nazionale Amianto continua a combattere per i diritti delle vittime amianto e continua a impegnarsi in questa lotta estenuante.

Vittime Uranio: doppia condanna al Ministero della Difesa

Militari, Lorenzo Motta
Militari

Lorenzo Motta assistenza vittime: l’ONA ha costituito il dipartimento di assistenza delle vittime dell’uranio impoverito e dei vaccini contaminati. Prima di tutto, è fondamentale ottenere il riconoscimento di causa di servizio e poi lo status di vittima del dovere.

Tutela ONA vittime uranio impoverito e vaccini contaminati

Uranio impoverito: l’impegno dell’ONA, Lorenzo Motta, le missioni e la malattia. Lorenzo Motta, è il coordinatore del Dipartimento Tutela Esposti all’uranio Impoverito e del Dipartimento Tutela vittime dei vaccini contaminati.

La marina militare italiana è stata condannata dal Consiglio di Stato al riconoscimento della causa di servizio e allo status di vittima del dovere, e rifiuta di eseguire la sentenza.

Sono migliaia le vittime dell’uranio impoverito e dei vaccini contaminati.

Lorenzo Motta e la protesta in Piazza Montecitorio

Il 21 marzo 2017, a Roma in Piazza Montecitorio, uomini e donne, bambini e adulti, la società civile ha celebrato la “PRIMA…VERA Giornata per la libertà di scelta vaccinale”.

L’Avv. Ezio Bonanni ha sostenuto l’impegno dell’ONA, e del Dipartimento Tutela Esposti all’Uranio Impoverito e Dipartimento Tutela Vittime dei Vaccini contaminati.

Ci si riferisce a quei vaccini che hanno degli additivi, e che erano contaminati da metalli pesanti. Il Sig. Lorenzo Motta non intende combattere una lotta contro le vaccinazioni, che hanno permesso di ottenere significativi risultati nel debellare alcune malattie pandemiche, come il morbillo, il vaiolo, etc.

Lorenzo Motta e ONA: lotta contro i vaccini contaminati

Nell’intervista alla redazione de Il giornale sull’amianto, il militare racconta la sua storia, e annuncia l’impegno di lottare anche per i commilitoni. “Noi militari vittime non riconosciute, saremo lì a presenziare questo importante evento, perché crediamo nella libertà di scelta e nel servizio che abbiamo svolto per la nostra Patria“, così dichiara Lorenzo Motta.

Il calvario di Lorenzo Motta deve essere reso pubblico

Quello di Lorenzo, responsabile del comitato ONA Dipartimento Tutela Militari, ex Militari e personale civile esposti all’uranio impoverito è un calvario senza fine, iniziato tanto tempo fa per colpa dell’uranio impoverito: ex sottocapo della Marina Militare, la sua vita cambia quando gli viene diagnosticato un linfoma di Hodgkin.

Lui, come molti altri militari, infatti, fanno parte del lunghissimo elenco di persone in divisa che si sono ammalate per colpa dell’uranio impoverito, nano particelle di metalli pesanti scaturite dall’esplosione di ordigni bellici e vaccinazioni senza controllo.

Missioni di Lorenzo in condizioni ambientali ed operative

Lorenzo Motta è stato impegnato in particolari condizioni ambientali ed operative eccedenti l’ordinarietà, ai sensi dell’art. 1, co. 564, L. 266/2005, e art. 1 del d.p.r. 243/2006. Ciò è confermato dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione, sulla base dell’art. 10 della L. 183/2010.

Mi sono arruolato in marina militare nell’Aprile del 2002, finito il corso di specializzazione alle scuole militari di Taranto fui destinato su Nave Scirocco (unità missilistica, antisommergibile) di base a La Spezia.

Voglio precisare che subito dopo aver terminato la scuola a Taranto presentai domanda per aderire al 54° Corso Ordinario Incursori del COMSUBIN e fui sottoposto a visita per ottenere l’idoneità alla frequenza del corso incursori“.

Quali furono i controlli sanitari cui fu sottoposto

Lorenzo Motta risponde al cronista del notiziario marina militare presente a Piazza Montecitorio:

Mi analizzarono tutto, sangue, torace, polmoni e tanto altro traendo la piena idoneità (con documenti certificabili). Iniziai il corso che per problemi personali dovetti successivamente abbandonare tornando ad essere impiegato su Nave Scirocco, proseguendo il mio impegno lì. 

Nave Scirocco in quel periodo era un’unità estremamente operativa. Infatti dal 2002 al 2005 ha effettuato diverse missioni ed esercitazioni nel Mediterraneo ed in territorio estero (Golfo Persico, Resolute Behavour in supporto all’operazione Enduring Freedom pacificazione del territorio Afghano, Active Endeavour, Snmg2 e tanto altro sostando in zone come Djbouti, Mananmah, Salalah, Muscat…etc…) fino a quando al ritorno dalla mia ultima missione, avendo 1100 ore da recuperare, il Comando mi mandò per un periodo a casa in modo da poter recuperare quello che avevo accumulato“.

Lorenzo rientra dalla missione. Che cosa è successo?

Era Luglio del 2005. Circa 7 giorni dopo il mio arrivo a Palermo, mentre facevo la barba mi accorsi di un gonfiore al collo che inizialmente fu diagnosticato come ascesso al dente, poi come infezione da animali esotici, ma nessuna cura funzionava.

Il 13 Dicembre del 2005 mi fu diagnosticato un linfoma di Hodgkin laterocervicale sovraclaveare destro cellularità mista stadiazione 2 a. Effettuai 8 cicli di chemioterapia e 35 sedute di radioterapia.

La domanda di causa di servizio e vittime del dovere

Inoltrai personalmente la domanda per il riconoscimento della causa di servizio. La mattina mi suonarono i Carabinieri a casa con una notifica: era la mia campana. Nella mia mente: per chi suona la campana? Questa vola la campana suonava per me o almeno così sembrava.

La malattia, la morte ma prima ancora le gravi difficoltà economiche dovute al mancato versamento dello stipendio da parte della Marina Militare Italiana!

Quel tema della morte su cui avevo riflettuto leggendo le opere dello scrittore statunitense che eroicamente si era battuto nella guerra di Spagna al fianco dei repubblicani spagnoli dopo aver descritto la follia del primo conflitto mondiale, proprio sul il fronte italiano, sembrava ora di attualità sulla mia persona, sulla mia pelle, con il mio sangue.

La Marina mi informava che per i successivi tre mesi le mie competenze si sarebbero ridotte del 50%, passati questi ulteriori 3 mesi le mie competenze si sarebbero ridotte a zero. Per 7 mesi sono rimasto senza stipendio.

Mia moglie era incinta e siamo stati sfrattati di casa e per poter far sopravvivere la mia piccola famiglia dovetti lavare i piatti nei diversi ristoranti, ma non me ne vergogno perché ogni lavoro onesto dà dignità. Non così chi calpesta quegli stessi valori militari per i quali migliaia di miei ex commilitoni hanno dato e continueranno a dare la vita“.

Hemingway: per chi suona la campana?

Per chi suona la campana? Questo si chiedeva Ernest Hemingway quando ragionava sulla morte.

For Whom the Bell Tolls.

Nell’epigrafe «…And therefore never send to know for whom the bell tolls. It tolls for thee.» si fa riferimento al rintocco della campana che annuncia la morte. Non si chiede mai per chi suona la campana, ma per Lorenzo questa domanda è l’obbligo. E’ stato imbarcato nelle unità navali della marina militare italiana, notoriamente contaminate da amianto, tanto che sono migliaia coloro che sono già deceduti per mesotelioma, tumore del polmone, asbestosi e altre patologie asbesto correlate. Sono in corso ben tre procedimenti penali, solo per quelli scaturiti dalle indagini della Procura della Repubblica di Padova (marina militare amianto).

Lorenzo ha respirato e mangiato amianto. Perfino la nostra nave ammiraglia, la Vittorio Veneto era imbottita di amianto (nave Vittorio Veneto amianto).

La campana non è suonata per Lorenzo

La campana non sempre suona per gli altri, certe volte può suonare anche per chi pensa di farla sempre franca.(«E allora, non chiedere mai per chi suoni la campana. Essa suona per te.»)

Nel 2007 mi congedarono – prosegue Lorenzo – e nel 2008 transitai nei ruoli civili del Ministero della Difesa e nel 2010 mi trasferii a Torino, dove, appena arrivato, mi notificarono la mia famosa richiesta di dipendenza da causa di servizio, con un sonoro rigetto.

Lorenzo: percorso legale contro il Ministero della Difesa

Per la Marina Militare Italiana la mia malattia non dipendeva dal servizio svolto. Ma come è possibile? Quindi ricorsi al TAR del Lazio per impugnare questo provvedimento. Feci analizzare a Modena i reperti e fu rilevata la presenza di metalli pesanti.

Ma anche la domanda per essere definito vittima del dovere fu respinta perché non ero in possesso della causa di servizio. Altri militari con la mia stessa patologia furono riconosciuti sia per causa di servizio che per vittima del dovere.

A gennaio del 2015 fu fissata l’udienza presso il TAR Lazio ed il ricorso venne trattenuto in decisione, la decisione dei Giudici mi dette ragione. Avendo finalmente vinto credevo che tutto fosse finito, ma purtroppo il ministero della difesa e il ministero dell’economia e delle finanze decisero di appellare la sentenza chiedendo ulteriormente la sospensione del provvedimento.

Avv. Bonanni e Avv. Gambino: le azioni al Consiglio di Stato

Fu una vera e propria battaglia. La marina militare italiana le ha tentate tutte per tentare di negare il riconoscimento dei miei diritti. La tutela legale è stata affidata all’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA e all’Avv. Pietro Gambino, dell’ONA di Palermo. I due legali hanno dimostrato l’infondatezza del ricorso al Consiglio di Stato.

L’attenzione si è concentrata sul fatto che ero sano come un pesce e che mi sono ammalato in giovane età di malattie per cui era in corso un’epidemia, tra i militari in missione. Abbiamo depositato anche delle prove inoppugnabili della contaminazione da vaccini con metalli pesanti e additivi.

Il Consiglio di Stato ha quindi rigettato il ricorso.

Le azioni del Ministero della Difesa dopo la condanna

Poco prima dell’emissione della sentenza del Consiglio di Stato (nonché organo competente a discutere l’appello), il comitato di verifica ha dato esecuzione alla sentenza di primo grado non avendo ottenuto la sospensione. Anche quest’altro parere e decreto fu negativo.

Mentre a febbraio del 2016 fu emessa la Sentenza dal Consiglio di Stato, ed anche questi altri Giudici mi dettero Ragione. Traendo le somme: ho vinto tutti i gradi di giudizio della giustizia amministrativa trovandomi con un ennesimo decreto negativo di dipendenza da causa di servizio.

Siccome il Procedimento amministrativo prevede che il potere di tale Tribunale è solo quello di annullare il parere ed il decreto emesso invitando l’amministrazione a ricostituirlo in maniera corretta, dovetti reimpugnare l’ennesimo decreto negativo ed attualmente attendo esito dal TAR LAZIO.

A questo punto decido di rivedere tutte le memorie difensive sia mie che dell’Avvocatura dello Stato e leggo qualcosa che non va: “CINCNAV (Comando in Capo della squadra navale) ha comunicato che l’interessato non è mai stato impiegato fuori dall’unità e che il MOTTA ha preso parte a tutte le esercitazioni di Nave Scirocco senza uso di armi”.

Prove rischio uranio impoverito e lesione vaccini contaminati

Ci sono le prove di quello che afferma?

Ci sono, infatti, documenti dell’Ufficio Storico della Marina Militare di Roma che testimoniano quanti missili e proiettili sono stati sparati dalla mia nave.

La mia vita è un inferno e purtroppo all’inizio del 2016 tramite alcuni accertamenti ho scoperto che ho ancora dei problemi di salute alla tiroide, oltre che deficit agli arti inferiori e braccio destro”.

Come ha conosciuto l’Avv. Ezio Bonanni e l’ONA?

“Mi sono cominciato ad interessare anche della problematica amianto. L’amianto è stato largamente utilizzato dal Ministero della Difesa e dalla Marina Militare in particolare, per le sue capacità ignifughe ed isolanti e per la sua resistenza al calore, al fuoco e alle vibrazioni.

Tutte le installazioni militari e tutte le unità navali della Marina Militare Italiana erano coibentate e/o realizzate anche con materiali contenenti amianto: penso alla sala macchine con tutte le coibentazioni con amianto friabile, ai quadri elettrici, agli isolanti per le pareti: l’amianto era in ogni luogo e ad ogni missione non mancava la dose di fibre di amianto che abbiamo inalato, privi di informazione e di protezione.

Quello dell’amianto è un altro dramma nel dramma. Centinaia di miei colleghi sono morti per mesotelioma, tumori polmonari e altri cancri da amianto cui si aggiungono le asbestosi e quindi il decesso per asfissia e/o per arresto cardiocircolatorio.

Questa battaglia dell’Osservatorio Nazionale Amianto è nobile, però l’amianto non è l’unico cancerogeno per il quale muoiono i militari e in particolare i marinai come me, perché come già detto anche l’uranio impoverito, le multiple vaccinazioni che deprimono il sistema immunitario e le radiazioni ionizzanti, etc. mietono vittime a non finire e quello che è più grave è che in questo caso ad ammalarsi sono dei militari ancora giovani, mentre per il mesotelioma ci sono almeno 20-30 anni di latenza.

Almeno la vittima sa che per 20-30 può stare relativamente tranquilla e che eventualmente morirà dopo quel periodo, anche se pure per l’amianto la situazione è sempre molto triste”.

Uranio impoverito e vaccini aggiornamento agosto 2020

Molto è stato fatto e molto resta da fare.

L’Avv. Ezio Bonanni, sentito dalla Commissione Parlamentare di Inchiesta della Camera dei Deputati della XVII legislatura, nella sessione del 06.12.2017, ha illustrato le condotte del Ministero della Difesa inadempienti rispetto alle condanne del TAR e del Consiglio di Stato, in danno di Lorenzo Motta.

L’Avv. Ezio Bonanni ha chiesto l’intervento della Commissione Parlamentare, denunciando il riconoscimento dei diritti delle vittime dell’uranio impoverito e dei vaccini del personale civile e militare delle Forze Armate.

La Commissione Parlamentare di Inchiesta della Camera dei Deputati, nelle relazioni intermedie ed in quella finale, hanno confermato che nelle missioni in patria e all’estero, vi fu un’estrema condizione di rischio di tutto il personale del Ministero della Difesa.

È confermato che il personale impiegato nelle missioni in Italia e all’estero, è impiegato in territori contaminati da nanoparticelle, e per radiazioni ionizzanti e non ionizzanti, dovuti all’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito.

Confermato che i nostri militari sono stati sottoposti a delle pratiche vaccinali nell’immediatezza della partenza in missione, con abbattimento delle capacità del sistema immunitario. Questa pratica vaccinale fu ancora più deleteria perché le somministrazioni furono multiple, e i vaccini erano contaminati da metalli pesanti, e resi pericolosi da additivi.

L’assistenza medica e legale gratuita dell’ONA

Il Sig. Lorenzo Motta, nel luglio del 2020, ha ripreso il suo posto nel dipartimento Tutela Esposti all’Uranio Impoverito e Dipartimento Tutela Vittime dei Vaccini. Lorenzo ha reso una seconda intervista a “Il giornale dell’amianto” con tutte le news uranio impoverito news vaccini contaminati.

Tutela legale gratuita vittime uranio impoverito e vaccini

Tutti coloro che sono impiegati in missioni in territori nei quali sono utilizzati proiettili all’uranio impoverito, da i Balcani al Golfo Persico, ed hanno inalato nanoparticelle, e esposti a radiazioni, hanno diritto alla sorveglianza sanitaria e al risarcimento del danno.

Così per quanto riguarda i vaccini contaminati.

L’ONA prosegue l’attività di assistenza in favore di tutti i militari della Marina e delle Forze Armate:

ONA: condanna Ministero per la morte del Maresciallo Sanna

Il Maresciallo Sanna era nei ruoli del Ministero della Difesa. Impiegato nelle missioni nei Balcani, e si è ammalato di leucemia mieloide. Riconosciuta la causa di servizio e lo status di vittima del dovere.

Gli importi liquidati sono stati inferiori. Per questi motivi, depositati due ricorsi giudiziari, che sono definiti con duplice condanna a carico del Ministero della Difesa rispettivamente dal Tribunale di Velletri e dal Tribunale di Roma.

Anche in questo caso sono in corso le richieste di risarcimento di tutti i danni, sia quelli del Maresciallo Alberto Sanna, sia quelli subiti dai famigliari:

Dalla padella in amianto alla brace in asbesto

Amianto
Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto continua a fare chiarezza sull’asbesto e sui danni che provoca alla salute umana.

Recentemente, gli organi della Regione Toscana, nel replicare ad un’interrogazione di Forza Italia, hanno affermato che ci sarebbero 106 e non soltanto 2 scuole con amianto.

L’ONA intende ribadire sull’asbesto:

  • screening sanitario per gli alunni e i docenti dell’ITI Leonardo Da Vinci di Firenze e delle altre scuole con amianto;
  • necessità di informare gli alunni e il personale docente e non docente della presenza di asbesto e dei danni per la salute;
  • obbligo di risarcimento dei danni anche psichici subiti dalle parti.

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha sorvolato la problematica relativa alla Ex scuola Barsanti di Firenze in Via Assisi, gemella di amianto del Biennio ITI, già abbattuta per il 50%, che però nella restante parte ospita ancora non una scuola ma una palestra, con conseguente rischio per la salute. Anche in questo caso l’Osservatorio Nazionale Amianto rivendica la necessità di un’immediata messa in sicurezza, oltre naturalmente alla verifica delle condizioni sanitarie e al risarcimento dei danni di chi li avesse subiti.

Le azioni di tutela dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Ad oggi, l’Osservatorio Nazionale Amianto preannuncia la prosecuzione del suo impegno in tutela della salute pubblica e rivolge ancora una volta l’appello al Governo nazionale e al sindaco di Firenze affinché si dia corso all’immediata bonifica e messa in sicurezza di tutti i plessi scolastici di quella meravigliosa città che è stata per centinaia di anni la culla dell’umanità.

«Intendiamo evitare che dalla padella di amianto si finisca alla brace di asbesto» dichiara la Sig.ra Antonella Franchi del Coordinamento nazionale ONA e responsabile della tutela del personale docente e non docente e degli alunni esposti ad amianto nei plessi scolastici.

«L’Osservatorio Nazionale Amianto ha elaborato numerosi progetti per la messa in sicurezza di tutte le scuole che parta prima di tutto dalla loro totale ristrutturazione e ammodernamento, così come era stato inizialmente promesso dal premier Renzi al momento del suo insediamento, salvo poi un totale naufragio di questa sua promessa. Tuttavia, l’ONA continuerà a collaborare con le istituzioni, a Firenze come a Roma, da Palermo fino a Trieste» dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA.