Grizi Elio: amianto e malasanità

La storia di Elio Grizi è la storia di un uomo perbene che se n’è andato troppo presto per mesotelioma e dello stretto nesso tra amianto e malasanità. Il mesotelioma è una malattia devastante e silenziosa che se l’è portato via, a soli 63 anni, dopo atroci sofferenze. Me lo racconta sua moglie Anna Maria che con Elio ha trascorso oltre 30 anni.

Il mesotelioma rappresenta l’ottava causa di morte sia negli uomini che delle donne. Secondo i dati pubblicati su “I numeri del cancro 2016 di Aiom/Airtum”, in Italia, sono stati circa 1.900 i nuovi casi diagnosticati, con un particolare incremento oltre i 50 anni, un dato che va ben oltre quelli diffusi da ONA (Leggi, sul punto, l’articolo “Il rumoroso silenzio dell’amianto”)

Sento le lacrime della Sig.ra Anna Maria, che mi risponde al telefono in modo gentile, proseguendo nel suo racconto: “Quando ci siamo conosciuti avevo appena diciassette anni. Mio marito ha prestato servizio dal 1972 al 2001 presso l’ufficio esattoriale comunale di Roma, gestito da un noto istituto di credito. Lui era addetto al garage, tanti anni a contatto con le auto, con lo scarico dei gas tossici e le particelle di amianto che si disperdevano ad ogni frenata per l’usura dei ferodi dei freni delle macchine, che fino alla metà degli anni ‘90 sono stati realizzati con amianto. Ci vuole poco per fare una strage!

Il mio povero marito, così pieno di vita, bello come un fiore, si è ammalato nel 2011: tutto è iniziato con dolori fortissimi alle spalle e febbre. Abbiamo iniziato una cura cortisonica senza risultato. E’ stato ricoverato ad ottobre 2011 presso una clinica privata e quello che è più grave è che c’è stato un ritardo nella diagnosi. Nonostante fossero state eseguite due toracentesi, ci è stato detto che aveva la pachipleurite e non il mesotelioma. Mesi e mesi di atroci dolori senza che ci fosse la diagnosi dell’effettiva malattia di mio marito che era il mesotelioma.

Poi nel 2012 abbiamo fatto l’atroce scoperta dopo che al Campus Biomedico di Trigoria è stato sottoposto a una toracoscopia con esame istologico e biopsia. Il risultato non lasciava scampo: mesotelioma pleurico, anche detto tumore dell’amianto. Cicli di chemio, ma non servirono.  Ormai l’operazione chirurgica non era più possibile, perché i sanitari che l’avevano avuto in cura l’anno prima avevano sbagliato tutto.

Era un uomo di oltre 100 kg, quando se n’è andato ne pesava la metà e non voglio entrare nel dettaglio delle sofferenze che ha dovuto vivere. La nostra vita non è più la stessa, abbiamo 3 figli, la più grande di 38 anni, una di 36 e l’ultimo di 25 anni che dopo la morte del padre è entrato in Polizia. Elio non ha potuto vivere questa gioia e mio figlio ha dovuto fare a meno del padre in un momento fondamentale per la sua crescita e la sua vita.

Il datore di lavoro (un noto istituto di credito in questo periodo nella bufera per fatti di cronaca ben più gravi, anche in danno dei risparmiatori) non ci ha tutelato, non ha tutelato altre persone, come mio marito, molte delle quali sono malate o morte. Questa malattia, che io chiamo la bestia, è silenziosa, ti invade e tu non lo sai, potrebbe essere combattuta intanto evitando l’esposizione all’amianto e poi con una diagnosi precoce. Inoltre, ha un periodo di latenza lunghissimo, per questo penso chissà quante persone sono malate e non lo sanno ancora, anche perché non sono stati attivati in modo corretto i protocolli sanitari di prevenzione.

Ma la storia di Elio è una escalation di omissioni e negligenze che sottolineano lo stretto nesso tra amianto e malasanità in Italia: oltre al danno, infatti, anche la beffa. Il primo ricovero, presso una clinica privata romana, risale ad ottobre, ma lì, nonostante gli esami a cui fu sottoposto, nessuno fu in grado di capire che tipo di malattia avesse. Abbiamo perso mesi importanti, forse Elio si sarebbe potuto salvare con una diagnosi tempestiva o, comunque, la qualità di vita anche negli ultimi mesi poteva essere migliore.

Per fortuna, ho incontrato l’avv. Ezio Bonanni, mi sono rivolta a lui e non avevo dubbi, sapevo che era quello giusto, non potevo affidarmi in mani migliori, mi segue passo passo sotto un punto di vista legale e umano.

Dopo anni di lavoro e sacrifici, Elio era in pensione, ci aspettavano anni di serenità dopo che i nostri figli si erano sistemati, potevamo avere una vita bellissima, invece tutto è finito, mia figlia più grande è andata in depressione e ha perso il lavoro, io ho avuto il distacco della retina a causa dello stress.

Sono sempre più numerosi i casi di amianto e malasanità: quanto vale tutto questo dolore?

Ora, dopo la morte di mio marito, il mio impegno prosegue nell’ONA, associazione che, fin dalla costituzione (05.08.2008), è al fianco delle vittime dell’amianto e di altri agenti patogeni, e dei loro familiari. L’Osservatorio promuove e tutela la salute in ogni ambito di esplicazione della vita umana, attraverso la prevenzione primaria, che si sostanzia nella completa rimozione di tutti gli agenti tossici dagli ambienti di vita e di lavoro, e attraverso la prevenzione secondaria, che si attua con la diagnosi precoce.

Questo è chiaramente un episodio di amianto e malasanità, per questo assieme ai miei figli, ho già citato in giudizio la struttura sanitaria presso il Tribunale civile di Roma per ottenere il risarcimento dei danni e poi, sempre con l’avv. Ezio Bonanni, citerò in giudizio anche l’istituto di credito. È incivile che queste banche dopo essere state salvate con i soldi dei cittadini grazie ad una politica semplicemente inidonea, continuino ad avere materiali di amianto nelle loro strutture e a non risarcire le vittime”.

Questo è solo uno dei tantissimi casi di amianto e malasanità che cercano ancora giustizia, per questo l’Osservatorio Nazionale Amianto continua a combattere per i diritti delle vittime amianto e continua a impegnarsi in questa lotta estenuante.

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