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giovedì, Agosto 13, 2026
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Con ADHD, la sregolatezza come genio: da Leonardo a Phelps

Michael Phelps
Michael Phelps

Sindrome da deficit dell’attenzione o ADHD

Se è vero che non basta avere ragione, ma trovare chi te la dà – nel quotidiano, come in tribunale – è altrettanto vero che non basta nascere potenziali geni, ma occorre superare il pregiudizio verso il merito e il diverso.

Questa è l’autocondanna masochista degli umani, essi stessi diversi in natura, ma tra di loro conformi nei comportamenti. Questa è l’eterna lotta. Tra il male ed il bene, tra il brutto e il bello, tra il normale e il trasgressivo. Questo è il motivo che porta ad ogni prevaricazione e ad ogni forma di speculazione e repressione nei confronti delle minoranze, sino alle peggiori. Quelle che trasformano il benessere in malattia e la cura in pura occasione di lucro o addirittura di sterminio.

La mia attenzione è stata catturata da un gigante dello sport come Michael Phelps, cui era stata diagnostica la sindrome Adhd. Ovvero da deficit di attenzione e iperattività, mentre dentro di lui si nascondeva il più grande dei campioni del nuoto. Leggenda olimpica capace di conquistare sette medaglie d’oro in una sola edizione dei Giochi, quelli di Pechino nel 2008.

Salvato dalla ostinazione della madre e dalla opportunità sportiva, Michael, undicenne, era stato peraltro sottratto al bombardamento di psicofarmaci, subito per ben due anni. Eh sì, i care ragazze ragazzi, perché la corrente di pensiero che definisce l’ADHD o se preferite appunto la “sindrome da deficit di attenzione e iperattività” è diciamo così quella negazionista. Quella che avrebbe messo tranquillamente in cura Archimede, Leonardo, Mozart, Bell, Picasso, Einstein, Edison, piuttosto che Beethoven, Disney, Eisenhower e Franklin, tanto per parlare dei soliti noti, nella impossibilità di trattare gli ignoti, quelli che non ce l’hanno fatta contro la barriera omertosa della mediocrità, come elemento suicida di sopraffazione.

Numero Verde Assistenza ONA

Pluricampione olimpico Daniele Masala

Ecco dunque spiegato il mistero della nostra genialità? Macché, le variabili sono davvero infinite, come le Vie del Signore, ma di certo quando ci si trova di fronte all’irrequietezza ed al rifiuto da conforme discente…; a dottor seconda Pronto e libente in quel, ch’egli è esperto… bisognerebbe far scattare una spia verde anziché rossa, perché ci si potrebbe trovare in presenza dell’eccezione da proteggere con massima cura e non da condannare al rogo come straordinaria incarnazione del malefico.

Non volendo essere autoreferenziale, mi sposto, per concludere, su di un altro personaggio straordinario, adesso protagonista con TROPS su Youtube, come il pluricampione Olimpico e mondiale del Pentathlon Moderno, Daniele Masala. Fatevi raccontare da lui, oggi docente universitario e dirigente a tutto campo tra sport e mondo associativo, quale è stata la sua personale esperienza, la sua avventura a lieto fine, di bambino iperattivo, che partito da una disciplina, il nuoto, ne ha poi volute aggiungere altre quattro, andando, come canta Vasco, ovunque al massimo…

VADO AL MASSIMO
VADO A GONFIE VELE
A GONFIE VELE
A GONFIE VELE
VOGLIO PROPRIO VEDERE
E VOGLIO PROPRIO VEDERE
E VOGLIO PROPRIO VEDERE
COME VA A FINIRE

ONA e i nuovi alleati per tutelare i cittadini e le imprese

Ezio Bonanni
Ezio Bonanni

L’ONA e Unione Artigiani Italiani insieme a tutela dei cittadini

Il crescente numero dei casi di patologie asbesto correlate,  tra cui i mesoteliomi, tumori del polmone, e altre neoplasie, sono state complicate ulteriormente dal Covid-19. Difatti, il virus- ha stimolato l’associazione ONA APS a stipulare una nuova alleanza.

I cittadini italiani e le imprese, in seguito alla pandemia hanno riscontrato anche problemi di natura economica.

Alla luce di quanto è accaduto l’Osservatorio Nazionale Amianto,  l’Unione Artigiani Italiani e PMI Confederazione Sindacale Nazionale hanno sottoscritto un protocollo d’intesa finalizzato all’azione sinergica in tutela dell’ambiente, della salute dei cittadini e dei lavoratori. Ma anche a tutela delle imprese e microimprese, rispetto al rischio amianto ed altri cancerogeni.

“Questo importante accordo ci consentirà di agire in totale sinergia per la tutela dei diritti dei lavoratori dipendenti e dei pensionati. E, allo stesso modo, di tutti i cittadini e delle piccole e medie imprese”. Dichiara Ezio Bonanni, Presidente ONA, che aggiunge.

Cogliamo l’occasione della sottoscrizione del protocollo d’intesa per lanciare un appello al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

È necessario disporre immediatamente l’integrazione dell’assegno degli invalidi civili totalmente inabili al lavoro, il cui importo di €285,66 è stato ritenuto non congruo dalla Corte Costituzionale con la decisione resa all’udienza del 23 giugno 2020.

L’ONA, l’UAI e PMI auspicano che il Presidente del Consiglio intervenga per far sì che nel prossimo Consiglio dei Ministri vengano stabiliti gli strumenti tecnico normativi e finanziari per adeguare l’assegno di cittadini totalmente inabili all’importo erogato per il reddito di cittadinanza, o quantomeno all’importo di €516,00.

Auspichiamo che vengano accolte anche le nostre istanze sulle procedure di bonifica e defiscalizzazione“.

L’intervento di Giuseppe Zannetti, dirigente UAI

“La formazione è un cavallo battaglia della nostra confederazione – sottolinea il dirigente generale UAI. – Giuseppe Zannetti. – Quando abbiamo avuto l’opportunità di entrare in contatto con l’Ona è stato motivo per noi di orgoglio, perché vogliamo incidere anche sull’aspetto della problematica dell’amianto.

Uno dei primari obiettivi del nostro lavoro è quello di rendere sicure le imprese, dunque saremo vigili su questo aspetto e faremo la nostra parte con determinazione”.

Fino ad ora la problematica amianto è stata spesso letta in chiave riduttiva. In una contrapposizione del lavoratore dipendente vittima vs impresa e/o datore di lavoro.

L’ONA invece, propone una chiave di lettura che vada nella direzione più ampia della prevenzione e tutela, partendo da quella primaria.

Ovvero, evitare ogni forma di esposizione, così da prevenire e sconfiggere tutte le patologie asbesto correlate.

Fermo restando che l’Osservatorio Amianto opera già attraverso lo sportello amianto on line, a cui tutti i cittadini possono rivolgersi attraverso il sito istituzionale  www.osservatorioamianto.com, oppure consultando il portale della Colombo Servizi S.r.l.

I servizi di assistenza per imprese e cittadini

L’Osservatorio Nazionale Amianto da anni tutela le vittime amianto e i loro familiari per ottenere il riconoscimento di malattia professionale, vittima del dovere, causa di servizio, benefici contributivi utili.

Elementi utili ai fini del prepensionamento e offre servizi di assistenza gratuita anche alle vittime di malasanità ed errore medico.

Numero Verde Assistenza ONA

Per accedere ai servizi di assistenza ONA basta chiedere una consulenza gratuita attraverso il formulario o contattare il numero verde gratuito 800 034 294.

Sport come merito, onore, orgoglio, pregiudizio e rispetto

Sport
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Sport come merito, onore, orgoglio, pregiudizio e rispetto: Editoriale a cura di Ruggero Alcanterini già direttore de “L’Eco Del Litorale”

Ma vi rendete conto? Quando parliamo di sport e non lo facciamo per sport, parliamo dell’unica cosa rimasta che possa far scattare il sentimento patrio, l’inno, il suo mormorare con la mano destra sul cuore.

Che senso aveva scannarsi dentro e fuori lo stadio, prima del COVID, per vicende improbabili recitate da professionisti del pallone oggi qua, domani là e magari su e poi giù, sull’altalena del mercato?

Allora, perché non chiedersi che senso abbia l’enorme spreco di risorse mediatiche, con l’esagerato impiego di danaro pubblico, quello divorato dalla Rai, dedicate alla pleonastica fiction rappresentativa di vicende fuori del nostro reale. Perché non chiedersi se la sacrosanta esigenza di vedere i migliori sul gradino più alto del podio non debba passare per la naturale selezione piramidale, del coinvolgere tutti per essere certi del merito?

Numero Verde Assistenza ONA

Adesso, dopo centoventiquattro anni dalla invenzione dello sport moderno, con il neo-olimpismo elaborato da Pierre de Coubertin e da altri nobili mentori dell’importanza di partecipare, senza pregiudizi sulla vittoria, ci troviamo ad un bivio, ad un nodo da sciogliere, per quel che riguarda l’onorabilità del modo sportivo che, se ha peccato di remissività, se ha accettato consapevole il refolo di una riforma ispirata alla salute, nella nebulosa di un futuro sociale, politico, economico dall’incerta connotazione, non può finire sacrificato con sommario rito sull’altare di sperimentazioni aziendali, tra smart working e work progress, alle prese con presunti stakeholders.

E vengo all’orgoglio, come al pregiudizio, come al rispetto, perché alla base c’è una situazione che rischia di compromettersi con danno, in attesa di essere stabilizzata da una Legge di Delega sullo Sport, con i Decreti attuativi in corso di elaborazione.

In attesa di una Legge di Delega sullo Sport

Insomma, niente di più giusto che lo Stato si preoccupi con mirata azione di Governo della salute, attraverso una diffusa e sana pratica dello sport, ma niente di più sbagliato, se questo avviene per scelte empiriche che non tengono conto di esperienze, vocazioni, storie, profili di un mondo che, per definizione, è federativo, multidisciplinare e polivalente, un crogiolo di preziose possibili combinazioni, che solo il genio e la sapienza possono attivare con successo, salvo causare disastri.

Adesso, è in corso la sperimentazione di fusioni a freddo tra partner, che potrebbero dare davvero il meglio, se orientati e incentivati secondo natura o il peggio o il nulla, se aggregati a prescindere.

E le risorse? Le risorse potrebbero subire un decremento o un processo di polarizzazione, dati i tempi che corrono. In effetti, senza una seria economia di sostegno, una scelta di Bilancio da pare dello Stato, di un investimento degno di questo nome, che sovverta lo stagnare dell’educazione motoria nelle scuole e sul territorio, si rischia che l’intrapresa riformista produca inutile fuffa, giusto a giustificativo di contributi erogati, con l’inesorabile rottamazione di una parte del sistema, ormai orfano del CONI.

Infine, un pensiero per coloro che comunque lo sport lo praticano a dispetto di un divenire cinico e in qualche modo baro, che seguono il puro istinto della sopravvivenza, del vivere la libertà open air, facendo il verso al disincantato Nino Manfredi

Tanto pe’ corre
È una canzone senza titolo
Tanto pe’ corre
Pe’ fa quarche cosa
Non è gnente de straordinario
È robba der paese nostro
Che se po’ corre pure senza talento
Basta ‘a salute
Quanno c’è ‘a salute c’è tutto
Basta ‘a salute e un par de scarpe nove
Poi corre tutto intonno
E t’accompagni da te…

Fair Play per il Mediterraneo

Mediterranean fair play reconciliation
Mediterranean fair play reconciliation

Fair Play per il Mediterraneo: Editoriale a cura di Ruggero Alcanterini già direttore de “L’Eco Del Litorale”

Fair Play Mediterraneo e Coronavirus

Com’è evidente, la distrazione di massa, causata dalla pandemia di COVID 19 e dai ricorrenti tsunami di economia e politica, ci porta a ragionare d’altro.

Eppure, come dimostrato anche ieri dal maxi sequestro – nel Porto di Salerno – di droghe provenienti dall’area siriana, piuttosto che gli arresti di trafficanti tra la Puglia e l’Albania, piuttosto che l’ennesimo passo negativo tra Procure Italiana ed Egiziana sul caso Regeni, piuttosto che la defatigante azione diplomatica sulla grave crisi libica, l’Europa e in particolare l’Italia dovrebbero preoccuparsi prioritariamente della ricomposizione armonica di quella che per forza di cose era e rimane la casa comune raccolta intorno al quel piccolo mare, appunto il Mediterraneo, da cui si è generata la cultura occidentale, nostra irrinunciabile matrice, che necessita di essere preservata.

Tre anni fa, nel 2017, dallo Stadio di Domiziano, nel cuore di Roma, era partita una grande azione di pacificazione attraverso le buone prassi. Nel mese di marzo, con il ventitreesimo Congresso, il Comitato Nazionale Italiano Fair Play aveva accolto in primis la disponibilità della Città di Alghero e quindi delle organizzazioni di responsabilità sociale di area mediterranea, di sport e cultura catalane, con passaggi, nel giugno, alla quinta Conferenza di Napoli e al Meeting Internazionale di Ischia.

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I pilastri del Fair Play a livello sportivo

Poi, alla fine sempre di giugno in Roma, con l’incontro tra le diverse componenti di area e la Fondazione “Terzo Pilastro – L’Italia e il Mediterraneo, attraverso il suo Presidente, Emmanuele Francesco Maria, una positiva combinazione chimica, per cui, oltre la rappresentanza degli enti internazionali europeo e mondiale del fair play e della FICTS – Federazione Internazionale del Cinema e della Televisione per lo Sport, rappresentata da Franco Ascani, membro della Commissione Cultura del Comitato Olimpico Internazionale, si erano attivati il Sindaco di Alghero, Mario Bruno e il Segretario Generale di Eurofitness/UBAE (Unió Barcelo- nina d’Associacions Esportives), Rafel Niubò Baquè.

Quindi, l’attività di promozione del disegno di riconciliazione “OIKOUMENE”, in Alghero, concluso con un grande evento culturale incentrato sulla danza, con l’Associazione Move, con la sapiente regia di Andrè de la Roche, con il sostegno del Ministero dello Sport Italiano, sino a tutto il 2018, appunto con Alghero Capitale Mediterranea del Fair Play.

Attivato un passaggio sostanziale, nel 2019, con la pre-adesione della Tunisia al CIFP (Comitato Internazionale Fair Play) collegato alla collaborazione con l’European Fair Play Movement, secondo gli accordi del settembre al doppio Congresso di Budapest, dove il Capo Delegazione Abderahman Bahri aveva incontrato i Presidenti Jeno Kamuti e Christian Hinterberger, adesso, dopo la pausa imposta dal Coronavirus, si sta operando per la costituzione a Tunisi di un caposaldo permanente di questo progetto di riconciliazione, che passa per quel che ci resta in eredità, dopo circa settant’anni di Giochi Mediterranei, nati ufficiosamente ad Istanbul nel 1949 e ufficialmente ad Alessandria d’Egitto nel 1951, oggi con problemi economici ed organizzativi ma ricchi di humus culturale e di relazioni amicali, preziosi elementi da non disperdere.

Ecco, dunque, che l’opportunità di un polo aggregante sulle tematiche del fair play, novità assoluta per il continente africano, potrebbe divenire una opportunità strategica straordinaria.

Dopo il Covid, tra un volvolo e un ictus, lo sport

Sport - Covid
Sport

Dopo il Covid, tra un volvolo e un ictus, lo sport: Editoriale a cura di Ruggero Alcanterini già direttore de “L’Eco Del Litorale”

Ecco, adesso cominciamo ad avere le idee più chiare. E sì, perché si avverte quasi delusione per gli estremi singulti del rosso bitorzoluto palloncino, quel COVID 19 nemico pubblico ora ridicolizzato nei numeri dei puntuali bollettini di una guerra, divenuta scaramuccia.

Tutti gli imboscati fluiscono sulle consolari e vanno a purificarsi al mare, prima che mefitico l’inquinamento torni. Le mascherine si trasformano in bizzarre variazioni sul tema. Rossini non ne avrebbe perso il senso buffo, per quel che capitò prima e per quel succede dopo… “Tutti la cercano, tutti la vogliono, ma quel che trovano per carità, se se la mettono, poi la buttano o pur la lavano, la mascherina eccola qua, trallallero… trallallà!”.

I cambiamenti derivanti dal Covid 19

Così, il significato tragico dei nostri trentacinquemila morti per pandemia di Covid riguarderebbe adesso gli stessi defunti e i loro congiunti. La rimozione in corso nell’immaginario è veloce, epperò piangono i corifei dell’economia sul tanto latte inutilmente dispensato , mentre le sarapiche della politica tornano a pungere.

In realtà, non sappiamo se il Covid sia andato il vacanza per tornare dopo l’estate, stando agli avvertimenti dell’OMS, oppure se stia facendo la staffetta con altri frazionisti, quelli che da sempre impestano e selezionano la nostra riottosa compagnia di umani assatanati, insaziabili intorno a brandelli di natura da cui siamo palesemente avulsi, cinici ed estranei, irresistibilmente attratti da spiedini di pipistrello, movida-spritz e braciole di porcello

Numero Verde Assistenza ONA

Come conciliare lo sport e il Covid?

Dunque, tutto questo caos per quattro mesi di fermo, per un “raffreddore”, che è nulla di fronte al volvolo delle guerre mondiali e all’ictus dell’economia, che ci hanno cambiato e cambieranno ahimè radicalmente la vita, senza sconti.

Bonus e redditi aggiuntivi a qualsiasi titolo, senza progetti e strategie di salvaguardia e rinascenza, degni di futuribili concreti traguardi, creeranno a breve sismicità, come seri sovvertimenti nel nostro sociale, quindi inesorabilmente macerie, su cui saremo costretti a sovrapporci senza opportunità di ristoro e ricostruzione.

Se volete farvene una idea, date una occhiata al cemento ed ai ferri ammalorati di ponti, viadotti e gallerie, del sistema nervoso, di cui l’Italico Stivale ancora disperatamente si avvale a dispetto della fatiscenza.

E allora? Allora, sessant’anni fa il Bel Paese riprese fiato suonando le trombe olimpiche e poi dopo un paio di laboriosi lustri, continuando al ritmo dei Giochi, quelli di cui il Presidente del CONI di allora, l’avvocato Giulio Onesti, si compiaceva, appunto i Giochi della Gioventù, che dal 1968 avevano rapidamente mobilitato la maggioranza dei comuni italiani, restituendo la periferia allo sport e viceversa, con tutti quegli elementi di genuinità che avrebbero alimentato un nuovo corso ed una nuova fase, come necessaria conseguenza e premessa futuribile, dopo l’epocale edizione dei XVII Giochi Olimpici a Roma.

Gli interventi centralizzati e periferici per lo sport

Giusto negli anni sessanta, i Partiti, superato il pregiudizio sullo sport come residuale del fascismo, stimolati dalle proposte degli Enti di Propaganda Sportiva e dai Sindacati, avevano concesso maggiori risorse con la Legge Fifty – Fifty, manifestando intenti di riforma, per cui lo stesso Onesti non intendeva farsi trovare sbilanciato, farsi spiazzare.

Allora, giocando d’anticipo sulla politica, l’Avvocato elaborò dal 1966 il “Libro bianco dello sport” aprendo allo “sport per tutti”, quindi “Il Libro verde dello sport”(1971), “Sport e Regione” (1974) e “Il libro azzurro dello sport” (1975), indicando gli interventi che lo Stato e le Regioni avrebbero dovuto attuare per diffondere lo sport a tutti i livelli e per tutte le età. Paradossalmente Onesti, come Mattei, si rese autore di un nuovo miracolo, che per un po’ avrebbe reso l’Italia diversa, salvo rimanere vittima di “fuoco amico” in ambito CONI, nel 1978.

Gli enti di promozione sportiva e le iniziative

Infatti, con la dipartita del suo mentore, gli stessi Giochi della Gioventù e la loro premessa, i Centri Olimpia, persero vigore, sino ad insabbiarsi nel corso degli anni ottanta, mentre la politica reiterava proposte di cambiamento, prima con Signorello e poi con Lagorio, quindi da fine secolo con Veltroni e Melandri e successivamente fino ai nostri giorni, con Giorgetti e Spadafora, per cui la metamorfosi di CONI Servizi in Sport e Salute Spa si è rivelata un vero e proprio “Uovo di Colombo” e “lo sport agli sportivi” soltanto una mera battuta.

Adesso, nel silenzio che ovatta il Foro Italico e le mail che giungono da Palazzo Chigi, risalta l’indugiare di pronunciamenti da parte di chi un tempo fungeva da mosca cocchiera, da parte di quelli che oggi sono trasmutati in compassati Enti di Promozione Sportiva, alle prese più con i numeri che con la fantasia, in basite Federazioni di Discipline Sportive appiattite sul profilo tecnico e infine, nella geriatrizzazione delle Associazioni Benemerite che, nella loro diversità per storia e obiettivi, avrebbero la comune peculiarità di essere detentrici, custodi e potenziali promotrici dei valori certi associabili all’idea che lo sport trasferisca la cultura della salute, migliorando la qualità della vita, rendendo la società civile e snellendo il bilancio dello Stato.

Giusto quello che servirebbe più in generale e non soltanto per gli “over 65” per conseguire la combinazione perfetta tra sport e promozione della salute.

Professionalizzazione del sistema sportivo

La progressiva burocratizzazione e professionalizzazione del sistema sportivo, negli ultimi quarant’anni, ha paradossalmente reso difficile la gestione, per costi eccessivi, esagerati che essa stessa ha generato e per lo squilibrio creatosi tra i “professionisti” e il mondo del volontariato, essenziale, vitale per lo sport inteso come fattore di sviluppo sociale, senza fini di lucro e pur senza risorse.

E allora? Allora, sulla base della prossima applicazione della Legge Delega e dei suoi Decreti attuativi, di scelte progettuali ispirate ad obiettivi futuri di auspicato profilo nobile, molte cose potrebbero cambiare, come appunto lo stesso ruolo delle diciannove Associazioni Benemerite:

AMOVA – Associazione Medaglia d’oro al valore atletico
ANAOAI – Associazione Nazionale Atleti Olimpici e Azzurri d’Italia
ANPSC – Associazione Nazionale Promozione Sportiva nelle Comunità
ANSMES – Associazione Nazionale Stelle al Merito Sportivo
AONI – Accademia Olimpica Nazionale Italiana
APEC – Associazione Pensionati CONI
CESEFAS – Centro di Studi per l’Educazione fisica e l’Attività Sportiva
CISCD – Comitato Italiano Sport Contro Droga
CNIFP – Comitato Nazionale Italiano per il Fair Play
CONAPEFS – Collegio Nazionale Professori Educazione Fisica e Sportiva
FIDIS – Federazione Italiana Dirigenti Sportivi
FIEFS – Federazione Italiana Educatori Fisici e Sportivi
FISIAE – Federazione Italiana Sportiva Istituti Attività Educative
SCAIS – Società per la Consulenza e per l’Assistenza nell’Impiantistica Sportiva
SOI – Special Olympics Italia
UICOS – Unione Italiana Collezionisti Olimpici e Sportivi
UNASCI – Unione Nazionale Associazione Sportive Centenarie d’Italia
UNVS – Unione Nazionale Veterani dello Sport
USSI – Unione Stampa Sportiva Italiana