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giovedì, Agosto 13, 2026
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Sport, la riforma si avvicina

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Il Ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, con l’Ufficio per lo Sport della PCM e il supporto di Sport e Salute, sta mettendo a punto i decreti attuativi della Legge Delega per lo Sport, già approvata nelle grandi linee lo scorso anno e firmata dal Presidente Mattarella l’8 di agosto.

Queste le mie riflessioni e suggerimenti, posto che sono passati trentotto anni dalla Conferenza Nazionale sullo Sport, che fu organizzata con grande impegno dal Ministro Nicola Signorello nel novembre del 1982 e cui presi parte tra i millecinquecento delegati esaustivi di tutti i profili allora coinvolgibili per una Legge di Riforma dello Sport, con risultati assolutamente validi, ma purtroppo poi non approdati all’attesa svolta.

Adesso, siamo di fronte ad una opportunità non così radicale, ma sostanziale nella filosofia che vorrebbe lo Stato occuparsi dello sport come salute, come educazione e come fattore di mediazione e crescita sociale, quindi come grande opportunità culturale, formativa, economica e di sviluppo del concetto di appartenenza basato sui principi del rispetto delle regole e delle parti in campo.

La pratica dello sport è tutelata dalla Costituzione

La forte connotazione riformista, di un concreto cambiamento non dovrebbe prescindere da un assunto che parta dall’inserimento nella Costituzione Italiana del diritto alla pratica dello sport, come opportunità tra le libertà garantite, come occasione formativa, di sana occupazione del tempo libero, ponendone la cura tra le priorità di Governo del Paese, in forma coordinata rispetto alle competenze di diversi Dicasteri ed Enti Amministrativi Nazionali e Locali.

Come è noto, chi opera attraverso le Associazioni Benemerite è in genere espressione e risultanza di percorsi esperienziali lunghi e complessi, che vanno ben oltre le formali aree di competenza e delle ragioni sociali delle singole diverse Associazioni. In genere al vertice e nella particolare tessitura di queste Associazioni si trovano tutte le competenze, che meglio andrebbero convertite in beneficio assoluto per il lavoro degli organi in attività e che verranno definiti, quindi se ne dovrebbe prevedere l’inserimento in commissioni permanenti di lavoro, piuttosto che in liete occasioni d’incontro assembleare anche di profilo istituzionale.

Numero Verde Assistenza ONA

L’azione sportiva si svolge attraverso una rete di attori

Questo potrebbe comportare scelte più appropriate e naturalmente condivise per le linee guida del lavoro comune da svolgere. L’azione sportiva, com’è noto, si svolge prevalentemente attraverso la rete insostituibile degli animatori, dei tecnici e soprattutto delle figure dirigenziali ricoperte da quadri volontari, creatori e custodi del movimento e il cui insostituibile apporto conferisce un valore incalcolabile al patrimonio dell’associazionismo sportivo, cui andrebbero riservate particolari attenzioni e riconoscimenti, agevolazioni e forme di tutela.

Altro discorso è quello che riguarda i professionisti, come i “Laureati in scienze motorie” , gli specializzati dalla Scuola Nazionale dello Sport e dalle Università con master dedicati, posto che il loro impiego nei diversi settori dell’istruzione, nel wellness, nel turismo, nel sociale, nel riabilitativo o nei vari campi del gestionale, dell’organizzativo e dell’amministrativo sono irrinunciabili. Mentre diversa considerazione meritano gli addetti alla cura degli sportivi professionisti, attori dello spettacolo sportivo inteso come business, come agenti e procuratori, figure che hanno a che fare con le competenze tipiche di un ramo delle professioni.

Molto importante, nell’ambito della sostenibilità ambientale, direttamente riferita alla salute, con riguardo all’impiantistica in gran parte realizzata antecedentemente al 1993, l’accertamento della presenza di amianto, abbinato ad un protocollo ed un piano di opportune bonifiche e risanamento, inibendone l’uso temporaneo o diversamente. Che si agevoli esclusivamente ed in modo significativo l’attività.

Pietro Mennea, una storia del tutto particolare

Pietro Mennea
Pietro Mennea

Con Ruggero Alcanterini, la settima puntata di TROPS e una per tutte, la storia esemplare di Pietro Mennea, campione della volontà.

Un excursus completo secondo la filosofia di You Emergency Sport, che racconta con parole ed immagini quello che può determinare l’opportunità sportiva, seguendo la Freccia del Sud, falcata dopo falcata, nel suo non facile percorso, ben oltre gli straordinari traguardi ottenuti sulla pista.

Avevo come un presentimento e purtroppo non mi ero sbagliato. Le libertà autoriali e le esigenze della fiction televisiva, svincolate dalla storia vera, hanno trasformato una opportunità in un problema di coscienza e dignità, almeno per quelli che hanno condiviso la lunga e complessa vicenda umana e sportiva di Pietro Mennea, la Freccia del Sud.

Pietro Mennea, la Freccia del Sud: anteprima

Ieri ho assistito alla anteprima proiettata nel salone d’onore e sono uscito sgomento per la rappresentazione della FIDAL, più volte citata come una federazione ostile, arrogante e intrigante, con un “Masi” presidente , che prima licenzia Vittori e causa un disastro per la partecipazione di Mennea a Montreal, quindi si oppone alla partecipazione di Pietro alle Universiadi 1979 a Città del Messico, preferendo la coppa del mondo per ragioni politiche IAAF…

Diciamo che di Nebiolo, il sottoscritto e tutto il consiglio federale – dal 1969 al 1988 – ne risulta una mostruosa collettività di satrapi.

È chiaro, che a distanza decenni tutto diventa evanescente e suscettibile di fantasiose ricostruzioni, ma si da il caso che molti dei dirigenti, protagonisti di quegli anni.

Mi faccio carico di dover dunque dare uno start up per iniziare una rivisitazione di questa importante storia di costume e sport sociale, per quanto mi riguarda, ripartendo dal 1967. È molto importante capire che Mennea ha avuto sì una vita difficile sino al 1971, quando Nebiolo impose a Vittori il suo inserimento nella nazionale di staffetta 4×100. Durante gli “europei” di Helsinki, ma che prima, comunque, fu amorevolmente seguito dall’Avis, dall’AICS e dalla stessa FIDAL, a fronte del disinteresse manifesto proprio del capo della velocità, Vittori. Carlo riteneva che a Pietro mancasse il fisico, anche se le gambe gli giravano. Poi, dal 1972, la storia è cambiata…

La comunicazione e lo sport

Alcanterini - sport
Alcanterini

La comunicazione e lo sport: Editoriale a cura di Ruggero Alcanterini già direttore de L’Eco Del Litorale

Trops, sport al contrario una nuova tramissione

Con la sesta puntata di “TROPS, SPORT AL CONTRARIO”, inizia una fantastica cavalcata sulla comunicazione sportiva, un tema di estrema complessità e argomento su cui si sono misurati nel tempo molti dei pezzi da novanta del giornalismo e della narrativa.

Non si tratta soltanto degli ultimi sessant’anni, dai Giochi Olimpici di Roma, ma di una panoramica larga e lunga quanto la storia dell’uomo, iniziata con Omero e Pindaro, quasi tremila anni or sono…

Buona visione a tutti!!!

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti ad amianto ed altre sostanze cancerogene. La prevenzione, la cura e la tutela dei diritti, costituiscono la missione dell’ONA.

L’associazione con un pool di tecnici assiste i cittadini per la bonifica e per la messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). La prevenzione primaria è l’unico strumento in grado di tutelare il bene fondamentale che è la salute.

In caso di esposizioni ad asbesto ed altri agenti cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria). L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. La prevenzione primaria, la sorveglianza sanitaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive assicurano maggiori possibilità di guarigione, di maggiore sopravvivenza e migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche un pool di legali per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i benefici contributivi per esposizione ad amianto. Tutti i lavoratori esposti, anche coloro privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

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Sport come diritto alla salute

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Sport come diritto alla salute: Editoriale a cura di Ruggero Alcanterini già direttore de “L’Eco Del Litorale”

Sport: la pratica motoria salverà la salute dei cittadini

E sì, pensa che ti ripensa, ravanando tra gli editoriali di Presenza Nuova nel novembre del 1982, ho ripescato quello di Gianni Usvardi, “LO SPORT ORA E’ IN CAMPO APERTO” e il mio “AUTONOMIA SI’, CORPORAZIONE NO”, scritti all’indomani della Conferenza Nazionale dello Sport, organizzata dall’ora Ministro del Turismo con delega allo Sport, Nicola Signorello nella sede di Confindustria all’EUR.

Devo confermare che l’aria che tirava tra i millecinquecento partecipanti era proattiva, positiva. Se gli stessi beneficiari della riforma CONI e Federazioni non si fossero messi stupidamente di traverso con il supporto della stampa sportiva che cavalcava l’antico slogan de “Lo Sport Agli sportivi”, oggi la pratica motoria nel nostro Paese, nella scuola e nei territori, avrebbe un profilo sicuramente diverso, molto più vicino a quel concetto di qualità della vita che ora continuiamo a invocare.

Quella fu la vera grande occasione in cui immettere direttamente la sapienza e l’esperienza del mondo sportivo in una Legge dello Stato sarebbe stato possibile. Oggi, siamo in attesa dei Decreti Attuativi della Legge Delega approvata in Parlamento e firmata dal Capo dello Stato l’8 agosto dello scorso anno, Decreti della cui elaborazione si sta occupando il Ministro Vincenzo Spadafora in assoluta autonomia, con il suo staff. Siamo fiduciosi nelle buone intenzioni, ma l’Associazionismo Sportivo? L’Associazionismo è impegnato nella elaborazione di progetti suscettibili di finanziamento pubblico e mirati alla ripartenza post COVID 19. È un momento un po’ così…

Numero Verde Assistenza ONA

…Siamo seduti in cima a un paracarro
E stiamo pensando agli affari di noi
Tra una moto e l’altra c’è un silenzio
Che descrivere non saprei

Oh, quanta strada nei nostri sandali
Quanta ne avrà fatta Bartali
Quei nasi tristi come una salita
Quegli occhi allegri da italiani in gita…

L’affaire libico e i corsari barbareschi

Italia
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L’affaire libico e i corsari barbareschi in Italia: Editoriale a cura di Ruggero Alcanterini già direttore de “L’Eco Del Litorale”

Se Macron urla, Erdogan ringhia e Abdel Fattah al-Sisi si innervosice, Putin non dorme, la Lega Araba gli suona la sveglia e Israele veglia, l’Italia assiste basita. Impotente tanto quanto la NATO, l’ONU, l’OMS, l’UNESCO e l’Unione Europea. Pur se prima destinataria naturale, obbligata di tutti i rigurgiti e gli insulti possibili, con conseguenze commerciali, industriali, ambientali e non ultime antropiche, posto che, guerre guerreggiate o meno, i migranti economici prevalgono largamente sui profughi bellici e continuano ad essere oggetto di mercato con destinazione Italia, Covid o non Covid.

Insomma, noi siamo ad un tiro di schioppo da tutto questo sconquasso, a meno di mille chilometri da Tripoli, tanto quanto da Milano a Palermo, eppure lontani, esclusi brutalmente da chi ben più distante geograficamente si contende petrolio e gas senza mezzi termini, adesso con estensione dell’affaire della gestione del trasporto in Europa.

Oleodotti e gasdotti dunque in contrapposizione tra Asia ed Africa verso l’Europa, il vero motivo dello scontro, che rischia di andare ben oltre le schermaglie tribali tra gli “usurpatori” dei Ra’is Mu’ammar Gheddafi, il cui fantasma continua tormentare le coscienze di chi lo ha voluto morto in quel di Sirte il 20 ottobre del 2011, determinando cinicamente instabilità politica ed altre migliaia di vittime innocenti, salvo buon fine. Ma per capirci di più, mi sembra giusto ed opportuno rimandarvi alla storia, a quel che scrissi un paio d’anni fa…

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Il “Barbaresco” isolamento dello “stivale” Italia

Se non si trattasse di una seria realtà e se non ci riguardasse, sarei tentato di metterla sul ridere, ricavandone una e più barzellette. Purtroppo, questa storia dell’isolamento dell’Italia è tutta vera e non è questione di questi giorni, ma vecchia di anni, se non di secoli o millenni.

Adesso i “corsari barbareschi” hanno inteso cambiare il senso di marcia. Hanno deciso di prendere la gente ogni dove in Africa e catapultarla verso le nostre coste, piuttosto che venire a rapinare e rapire dalle nostre parti, come facevano cinque secoli fa Barbarossa ed il suo degno erede Thurgud Alì, detto Dragut.

Sul fatto che la condizione geografica faccia dell’Italia una ideale area tampone, cuscinetto o se preferite “lazzaretto” non ci piove. Sul fatto che, per necessità, dell’Italia si debba fare virtù, ovvero sacrificarla per salvare il resto d’Europa, a cominciare dalla Francia, mi pare non ci siano dubbi.

Vedete, potremmo parlare e discettare all’infinito su questioni di carattere socio-morale, di filosofia e di religione, ma non potremmo mai trovare soluzione al problema di questa pandemica trasfusione di umani da un continente all’altro, se non interrompendone il flusso forzato e doloso provocato e gestito da questa arcaica genia di predoni, che ha un consolidato bilancio, un curriculum strepitoso fatto di distruzioni, migliaia e migliaia di teste mozzate, di oltre un milione di europei ridotti in schiavitù tra il XIII e il XIX Secolo.

Ecco perché l’Italia non può non difendere le sue coste dai nuovi corsari barbareschi, che sono tornati ad assaltarla , utilizzando i poveri “migranti”. Ecco perché l’egoismo degli europei, francesi in testa, è fuori da qualsiasi giustificazione , se non quella di evitare il peggio, alzando il ponte levatoio.

La storia del “saraceno” Dragut

D’altra parte, serve a qualcosa ricordare che la situazione è precipitata nel 2011, dopo l’aggressione francese alla Libia ed il regolamento dei conti tra Sarkozy e Gheddafi, con la morte di quest’ultimo? Dunque, l’Italia, come Malta, non può che chiudere i porti e difendere il proprio territorio, in attesa che la Nato o qualcun altro stabilizzi la Libia, come del resto già fecero gli americani tra il 1801 e il 1815, inviando le loro navi da guerra.

D’altra parte, la storia dovrebbe farci riflettere sull’indole dei nostri dirimpettai. Ne volete un piccolo esemplificativo riassunto per quel che riguarda il “saraceno” Dragut, successore del terribile Barbarossa? Il 25 luglio 1546 il “corsaro” sbarcò a Laigueglia catturando tutti gli abitanti caricandoli sulle sue navi. Il 4 luglio 1549 assediò Rapallo , depredando la città e le chiese, portando via come schiave più di cento donne.

Nel 1552 assaltò Palmi e nel 1553 l’isola d’Elba , devastando i paesi di Capoliveri, Marciana, attaccando Portoferraio e mettendo sotto assedio Piombino. Quasi distrusse la città portuale di Terranova (attuale Olbia).Nel luglio del 1552, Dragut aveva assalito Camerota, facendo 400 vittime. Nel luglio del 1554 assediò per una settimana Vieste, all’estrema punta del Gargano, incendiandola e devastandola, decapitando 5000 persone sulla roccia ai piedi della Cattedrale detta “Chianca Amara”…

Morto nel 1565, durante l’ennesimo assalto a Malta, Dragut ora riposa – si fa per dire – a Tripoli, nella Moschea “Saray Dragut”. Il Monumento dei Quattro mori a Livorno celebra le vittorie riportate contro i corsari barbareschi alla fine del XVI secolo dall’Ordine dei cavalieri di Santo Stefano. Un Ordine corsaro cristiano appositamente creato a tale scopo, del quale il Granduca Ferdinando I de’ Medici era Gran Maestro.

Prima e seconda guerra barbaresca

Le navi mercantili americane erano vittime di continui atti di pirateria. Così nel 1784, il Congresso approvò la spesa di 60.000 dollari da versare come tributo agli Stati barbareschi. Il fatto che, ciò nonostante, si registrassero ancora degli attacchi, fu un motivo determinante per la costituzione della Marina Militare degli Stati Uniti. Comprendeva una delle più famose navi d’America, la fregata pesante USS Philadelphia.

Seguirono due guerre conosciute come Prima e Seconda guerra barbaresca (1801-1805 e 1815) vinte dagli Stati Uniti, grazie anche alle capacità del loro commodoro Stephen Decatur. Infine, le suggestioni “barbaresche” per l’arte nella più ampia capacità d’espressione: Il mercato degli schiavi di Jean-Léon Gérôme (1866): un classico esempio di “orientalismo” pittorico.

Poi i corsari barbareschi sono ancora protagonisti del romanzo di Emilio Salgari Le Pantere di Algeri (1903). Compaiono in numerosi altri romanzi di avventura, tra cui Robinson Crusoe, Il Conte di Montecristo di Alexandre Dumas, Lo sparviero del mare di Rafael Sabatini, The Algerine Captive di Royall Tyler, Master and Commander di Patrick O’Brian e il Ciclo barocco di Neal Stephenson.

Miguel de Cervantes fu imprigionato nel bagno penale di Algeri per ben 5 anni dal 1575 al 1580. L’eco della sua esperienza si ritrova in alcuni suoi libri, tra cui Don Chisciotte della Mancia. In tale occasione conobbe e divenne amico del poeta siciliano Antonio Veneziano, cui nel 1579 dedicò dodici ottave di una sua epistola. Anche il melodramma ha rappresentato (spesso in modo fiabesco) gli ambienti della guerra di corsa. Per esempio Il ratto dal serraglio di Wolfgang Amadeus Mozart e L’Italiana in Algeri di Gioachino Rossini.