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domenica, Maggio 16, 2021

Dopo il Covid, tra un volvolo e un ictus, lo sport

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Dopo il Covid, tra un volvolo e un ictus, lo sport: Editoriale a cura di Ruggero Alcanterini già direttore de “L’Eco Del Litorale”

Ecco, adesso cominciamo ad avere le idee più chiare. E sì, perché si avverte quasi delusione per gli estremi singulti del rosso bitorzoluto palloncino, quel COVID 19 nemico pubblico ora ridicolizzato nei numeri dei puntuali bollettini di una guerra, divenuta scaramuccia.

Tutti gli imboscati fluiscono sulle consolari e vanno a purificarsi al mare, prima che mefitico l’inquinamento torni. Le mascherine si trasformano in bizzarre variazioni sul tema. Rossini non ne avrebbe perso il senso buffo, per quel che capitò prima e per quel succede dopo… “Tutti la cercano, tutti la vogliono, ma quel che trovano per carità, se se la mettono, poi la buttano o pur la lavano, la mascherina eccola qua, trallallero… trallallà!”.

I cambiamenti derivanti dal Covid 19

Così, il significato tragico dei nostri trentacinquemila morti per pandemia di Covid riguarderebbe adesso gli stessi defunti e i loro congiunti. La rimozione in corso nell’immaginario è veloce, epperò piangono i corifei dell’economia sul tanto latte inutilmente dispensato , mentre le sarapiche della politica tornano a pungere.

In realtà, non sappiamo se il Covid sia andato il vacanza per tornare dopo l’estate, stando agli avvertimenti dell’OMS, oppure se stia facendo la staffetta con altri frazionisti, quelli che da sempre impestano e selezionano la nostra riottosa compagnia di umani assatanati, insaziabili intorno a brandelli di natura da cui siamo palesemente avulsi, cinici ed estranei, irresistibilmente attratti da spiedini di pipistrello, movida-spritz e braciole di porcello

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Come conciliare lo sport e il Covid?

Dunque, tutto questo caos per quattro mesi di fermo, per un “raffreddore”, che è nulla di fronte al volvolo delle guerre mondiali e all’ictus dell’economia, che ci hanno cambiato e cambieranno ahimè radicalmente la vita, senza sconti.

Bonus e redditi aggiuntivi a qualsiasi titolo, senza progetti e strategie di salvaguardia e rinascenza, degni di futuribili concreti traguardi, creeranno a breve sismicità, come seri sovvertimenti nel nostro sociale, quindi inesorabilmente macerie, su cui saremo costretti a sovrapporci senza opportunità di ristoro e ricostruzione.

Se volete farvene una idea, date una occhiata al cemento ed ai ferri ammalorati di ponti, viadotti e gallerie, del sistema nervoso, di cui l’Italico Stivale ancora disperatamente si avvale a dispetto della fatiscenza.

E allora? Allora, sessant’anni fa il Bel Paese riprese fiato suonando le trombe olimpiche e poi dopo un paio di laboriosi lustri, continuando al ritmo dei Giochi, quelli di cui il Presidente del CONI di allora, l’avvocato Giulio Onesti, si compiaceva, appunto i Giochi della Gioventù, che dal 1968 avevano rapidamente mobilitato la maggioranza dei comuni italiani, restituendo la periferia allo sport e viceversa, con tutti quegli elementi di genuinità che avrebbero alimentato un nuovo corso ed una nuova fase, come necessaria conseguenza e premessa futuribile, dopo l’epocale edizione dei XVII Giochi Olimpici a Roma.

Gli interventi centralizzati e periferici per lo sport

Giusto negli anni sessanta, i Partiti, superato il pregiudizio sullo sport come residuale del fascismo, stimolati dalle proposte degli Enti di Propaganda Sportiva e dai Sindacati, avevano concesso maggiori risorse con la Legge Fifty – Fifty, manifestando intenti di riforma, per cui lo stesso Onesti non intendeva farsi trovare sbilanciato, farsi spiazzare.

Allora, giocando d’anticipo sulla politica, l’Avvocato elaborò dal 1966 il “Libro bianco dello sport” aprendo allo “sport per tutti”, quindi “Il Libro verde dello sport”(1971), “Sport e Regione” (1974) e “Il libro azzurro dello sport” (1975), indicando gli interventi che lo Stato e le Regioni avrebbero dovuto attuare per diffondere lo sport a tutti i livelli e per tutte le età. Paradossalmente Onesti, come Mattei, si rese autore di un nuovo miracolo, che per un po’ avrebbe reso l’Italia diversa, salvo rimanere vittima di “fuoco amico” in ambito CONI, nel 1978.

Gli enti di promozione sportiva e le iniziative

Infatti, con la dipartita del suo mentore, gli stessi Giochi della Gioventù e la loro premessa, i Centri Olimpia, persero vigore, sino ad insabbiarsi nel corso degli anni ottanta, mentre la politica reiterava proposte di cambiamento, prima con Signorello e poi con Lagorio, quindi da fine secolo con Veltroni e Melandri e successivamente fino ai nostri giorni, con Giorgetti e Spadafora, per cui la metamorfosi di CONI Servizi in Sport e Salute Spa si è rivelata un vero e proprio “Uovo di Colombo” e “lo sport agli sportivi” soltanto una mera battuta.

Adesso, nel silenzio che ovatta il Foro Italico e le mail che giungono da Palazzo Chigi, risalta l’indugiare di pronunciamenti da parte di chi un tempo fungeva da mosca cocchiera, da parte di quelli che oggi sono trasmutati in compassati Enti di Promozione Sportiva, alle prese più con i numeri che con la fantasia, in basite Federazioni di Discipline Sportive appiattite sul profilo tecnico e infine, nella geriatrizzazione delle Associazioni Benemerite che, nella loro diversità per storia e obiettivi, avrebbero la comune peculiarità di essere detentrici, custodi e potenziali promotrici dei valori certi associabili all’idea che lo sport trasferisca la cultura della salute, migliorando la qualità della vita, rendendo la società civile e snellendo il bilancio dello Stato.

Giusto quello che servirebbe più in generale e non soltanto per gli “over 65” per conseguire la combinazione perfetta tra sport e promozione della salute.

Professionalizzazione del sistema sportivo

La progressiva burocratizzazione e professionalizzazione del sistema sportivo, negli ultimi quarant’anni, ha paradossalmente reso difficile la gestione, per costi eccessivi, esagerati che essa stessa ha generato e per lo squilibrio creatosi tra i “professionisti” e il mondo del volontariato, essenziale, vitale per lo sport inteso come fattore di sviluppo sociale, senza fini di lucro e pur senza risorse.

E allora? Allora, sulla base della prossima applicazione della Legge Delega e dei suoi Decreti attuativi, di scelte progettuali ispirate ad obiettivi futuri di auspicato profilo nobile, molte cose potrebbero cambiare, come appunto lo stesso ruolo delle diciannove Associazioni Benemerite:

AMOVA – Associazione Medaglia d’oro al valore atletico
ANAOAI – Associazione Nazionale Atleti Olimpici e Azzurri d’Italia
ANPSC – Associazione Nazionale Promozione Sportiva nelle Comunità
ANSMES – Associazione Nazionale Stelle al Merito Sportivo
AONI – Accademia Olimpica Nazionale Italiana
APEC – Associazione Pensionati CONI
CESEFAS – Centro di Studi per l’Educazione fisica e l’Attività Sportiva
CISCD – Comitato Italiano Sport Contro Droga
CNIFP – Comitato Nazionale Italiano per il Fair Play
CONAPEFS – Collegio Nazionale Professori Educazione Fisica e Sportiva
FIDIS – Federazione Italiana Dirigenti Sportivi
FIEFS – Federazione Italiana Educatori Fisici e Sportivi
FISIAE – Federazione Italiana Sportiva Istituti Attività Educative
SCAIS – Società per la Consulenza e per l’Assistenza nell’Impiantistica Sportiva
SOI – Special Olympics Italia
UICOS – Unione Italiana Collezionisti Olimpici e Sportivi
UNASCI – Unione Nazionale Associazione Sportive Centenarie d’Italia
UNVS – Unione Nazionale Veterani dello Sport
USSI – Unione Stampa Sportiva Italiana

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