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domenica, Agosto 9, 2026
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Libri verdi all’arsenico: un team li ha raccolti e identificati

Libri verdi
libri verdi all'arsenico

Anticamente, per colorare i libri si usava un pigmento verde tossico. Un museo ha raccolto i testi “avvelenati”.

Libri avvelenati: una ricercatrice li ha individuati e catalogati

Libri. Nel XIX secolo andava di moda il colore verde smeraldo. Usato sia per confezionare capi di abbigliamento, sia nell’arredamento di casa, sia per rilegare le copertine dei libri, in realtà il pigmento conteneva arsenico.

La cosa ha incuriosito Melissa Tedone, responsabile del laboratorio per la conservazione del materiale librario del Winterthur Museum, Garden & Library nel Delaware (USA).

Risultato? La studiosa ha avviato il “Poison Book Project”, progetto che ha il fine di individuare e catalogare i volumi tossici sparsi in tutto il mondo.

Al momento, il team ha rintracciato 88 libri del XIX secolo “contaminati”.

Libri avvelenati
Foto di Michal Jarmoluk da Pixabay 

Di questi, settanta hanno una copertina in stoffa verde brillante, gli altri presentano parti pigmentate all’interno, sotto forma di etichette cartacee o decorazioni. La ricercatrice ha inoltre individuato un libro “velenoso” in un mercato locale.

Tranquilli! L’importante è mangiare i libri solo con gli occhi

Al di là di ogni allarmismo, i testi non sono particolarmente pericolosi, a meno che non si decida di “divorarli” in senso letterale.

Ad ogni modo, il loro colore effettivamente non è privo di rischi. 

Le persone che li maneggiano spesso, soprattutto bibliotecari e ricercatori, potrebbero accidentalmente inalare o ingerire le minuscole particelle contenenti arsenico.

Questo potrebbe provocare un live stato di letargia e stordimento, oppure episodi di diarrea e dolore addominale. A livello cutaneo, l’arsenico può provocare irritazione e lesioni. 

Libri
Foto di José Manuel de Laá da Pixabay

Per arrivare alla morte, come nel caso del celebre film “Il nome della rosa” bisognerebbe entrare in contatto con dosi massicce di veleno. Ma si tratta di un’ipotesi molto ma molto remota.

Per evitare qualsiasi rischio, ai ricercatori e ai lavoratori impegnati nel progetto di conservazione, è stato raccomandato di isolare i libri, conservandoli in sacchetti di plastica di polietilene sigillabili, indossare guanti in nitrile e utilizzare uno spazio ben circoscritto. 

Un colore bello “da morire” 

Il verde smeraldo, noto anche come “verde Parigi”, “verde Vienna”, e “verde Schweinfurt” , è un colore che si ottiene dalla combinazione del rame acetato con triossido di arsenico. Unione che produce il rame acetoarsenite. 

A livello commerciale, i primi a produrre questo pigmento tossico furono nel 1814 la Dye Wilhelm e la White Lead Company (azienda produttrice di piombo bianco) a Schweinfurt, in Germania

Da quel momento, il colore ha trovato larghissimo impiego praticamente in ogni settore: per realizzare capi di abbigliamento, carta da parati, fiori finti e vernici. 

Il primo impiego su larga scala nel settore dei libri

Inizialmente, era difficile realizzare copertine in tessuto, perché il procedimento tradizionale non reggeva la rilegatura.

Nel 1820, l’editore inglese William Pickering e il rilegatore Archibald Leighton idearono il primo processo commerciale per rivestire il tessuto con amido, riempiendo le lacune della tessitura e producendo un materiale robusto.

Nasceva la prima copertina in stoffa!

Nel 1840 l’uso di arsenico nelle copertine dei libri divenne prassi consolidata e, complice la rivoluzione industriale, si realizzarono migliaia di volumi “contaminati”.

“Qualsiasi biblioteca che raccoglie testi di panno del XIX secolo probabile avrà almeno uno o due libri all’arsenico” spiega Melissa Tedone.

Nel 1860, in piena età vittoriana, erano state prodotte orami più di 700 tonnellate del pigmento e sebbene la tossicità dell’arsenico fosse nota, il colore era talmente in voga ed economico, che le questioni legate alla salute passarono in secondo piano.

Il problema con i pigmenti, però, è che tendono a rompersi, sbucciarsi e sfaldarsi nel tempo. Cosa che espone all’inflazione dei materiali nocivi.

Come si è arrivati alla scoperta 

Mentre leggeva “Bitten By Witch Fever: Wallpaper & Arsenic in the Nineteenth-Century”* di Lucinda Hawksley, Melissa Tedone, notò che i vivaci motivi di carta da parati mostrati nel libro, corrispondevano alla tonalità di un libro verde brillante a cui stava lavorando.

Il tomo in oggetto si intitolava “Rustic Adornments for Homes of Taste, ed era stato pubblicato nel 1857 da Hibberd, Shirley.

Esaminando il libro al microscopio, la studiosa notò che il colore si sfaldava – una caratteristica tipica dei pigmenti. Caratteristica che lasciava presagire la presenza di arsenico.

Per avere conferme sulla presenza della pericolosa sostanza, Tedone si è rivolta a Rosie Grayburn, capo del laboratorio scientifico della ricerca e analisi del museo. 

Greyburn ha inizialmente studiato il campione con uno spettrometro a fluorescenza a raggi X, in grado di determinare la sua composizione chimica. 

Successivamente, sono stati interpellati gli esperti del Soil Testing Lab del College of Agriculture and Natural Resources (CANR) dell’University of Delaware.

Il laboratorio ha confermato livelli pericolosi di arsenico e rame nel libro verde smeraldo di Melissa Tedone. 

  • *“Morso dalla febbre delle streghe: carta da parati e arsenico nella casa del XIX secolo”.

Inizia la “caccia al libro”

Dopo l’interessante scoperta, il team di ricerca ha intrapreso una “caccia al libro” , che si è estesa per tutto il suolo, fino alla “Library Company of Philadelphia (LCP)”, la più antica biblioteca americana.

Lì sono stati identificati altri ventotto libri di stoffa verde smeraldo.

Soprattutto si è scoperto che l’utilizzo di arsenico per realizzare le copertine si è protratto fino agli anni ’80

Come gestire la situazione in sicurezza?

Per aiutare le biblioteche a monitorare i libri con copertine contaminate, i ricercatori hanno progettato dei segnalibri raffiguranti un secchiello di vernice verde smeraldo.

Poi hanno allegato un protocollo contenente le precauzioni di gestione e sicurezza e spedito oltre 900 segnalibri in tutti gli Stati Uniti e in 18 altri Paesi.

Nasce il Poison Book Project

Tedone e Grayburn hanno infine creato il Poison Book Project per documentare i loro progressi. 

Ad oggi, hanno testato circa 350 libri verdi della collezione di Winterthur, circa il 10% dei quali conteneva arsenico. Altre istituzioni hanno aggiunto i loro libri “positivi” al database.

Lavorare al Poison Book Project offre agli studenti di conservazione dell’arte, l’opportunità di fare esperienza nel mondo reale e, dare un contributo significativo alla ricerca mentre sono ancora studenti.

(c) ArtStation

Oltre a creare un archivio di libri “avvelenati”, gli studiosi hanno dato vita al Bibliotoxicology Working Group, un gruppo internazionale di bibliotecari, conservatori, storici, scienziati del patrimonio culturale e professionisti della salute e della sicurezza. 

L’obiettivo è creare standard per identificare componenti tossici nei libri e definire le migliori pratiche per mantenere al sicuro sia i materiali sia le persone.

Fonti

udel.edu (University of Delaware)

Grimm, D. F. “A History of the Library Company of Philadelphia, 1731-1835”. Tesi di dottorato

Pubmed.ncbi 

Cioccolato, il cibo degli dei che fa tanto bene agli uomini

cioccolato tavolette
tavolette di cioccolato miste alle nocciole

Il cioccolato, altrimenti detto “cibo degli dei“, è conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Le donne, più degli uomini, ne fanno uso, probabilmente per una questione ormonale e tutte possono dire di trarne grandi benefici. In primo luogo le sue proprietà hanno conseguenze positive sull’umore.

Il cioccolato, in particolare quello fondente e di buona qualità, è davvero un aiuto per la salute e non dovrebbe mai mancare nella dieta. Anche nel caso in cui si sta cercando di perdere qualche chilo. A questo alimento è stata dedicata una giornata mondiale, che si celebra ogni anno il 7 luglio.

La storia del cioccolato

I primi coltivatori furono i Maya, nel 1000 a.C., in particolare nello Yucatàn, nel Chiapas e in Guatemala.

I semi di cacao erano così preziosi da essere usati come monete e avevano significati simbolici religiosi. Furono proprio i Maya a chiamarlo “kakaw uhanal” (cibo degli dei), perché era consumato solo dalle alte classi sociali come i sovrani, i nobili e i guerrieri.

A portarlo in Europa fu Cristoforo Colombo, che lo assaggiò nel 1502 durante il suo quarto viaggio nelle Americhe, quando toccò Gunaja, al largo della costa dell’Honduras. Al ritorno portò con sé dei semi di cacao da far assaggiare a Ferdinando ed Isabella di Spagna, e sembra fosse proprio il 7 luglio.

I benefici del cioccolato sulla salute

Dagli ultimi studi è emerso che il cacao oltre a migliorare l’umore e ad avere un effetto antistress è anche antinfiammatorio.

Un utilizzo anche quotidiano di dosi limitate di cacao influisce sulle infiammazioni croniche. Contribuisce anche a ridurre l’incidenza di malattie come l’aterosclerosi, tumori, malattie degenerative e infiammazione dell’endotelio con conseguente ipertensione.

Protegge anche dalla steatosi epatica (fegato grasso), causata dall’alimentazione scorretta, diabete e abuso di alcol. Un’assuzione regolare riduce anche il colesterolo. nel cacao sono, infatti presenti i flavonoidi, sostanze benefiche che agiscono sul sistema cardiovascolare.

I flavonoidi hanno notevoli effetti benefici sulla nostra salute, come abbiamo detto riducono i livelli di colesterolo. Hanno un effetto protettivo su tutto il sistema cardiovascolare ( cuore in particolare), ma hanno anche un effetto anti-age: migliorano lo stato di salute della pelle e del nostro corpo.

Addirittura il cioccolato ridurrebbe il numero di infarti e ictus.

Va bene anche per gli sportivi, prima delle attività che richiedono concentrazione e calma.

Può integrare la dieta di chi soffre di insonnia. Uno studio condotto dalle Università di Cambridge e di Edimburgo, pubblicato sulla rivista Nature, ha dimostrato che mangiare un pezzetto di cioccolato fondente migliora notevolmente il sonno. Il magnesio controlla, infatti, la modalità con cui le cellule regolano il ritmo sogno-veglia.

Quale cioccolato comprare?

Il cioccolato da prediligere è quello fondente al 70%. Ha una buona quantità di cacao, ma il suo sapore amaro è coperto dallo zucchero aggiunto. Il cioccolato al latte non ha le stesse proprietà e quello bianco potrebbe non contenere proprio cacao.

Le quantità consigliate

Nonostante questi grandi benefici non se ne può abusare. Basti pensare che 100 grammi di fondente corrispondono a ben 500 calorie. La giusta quantità sono uno o due quadratini al giorno. Certo, però, che quando ci concediamo un piccolo sgarro, possiamo farlo ora con meno sensi di colpa.
Chi non dovrebbe assumerlo
Il cioccolato è controindicato per chi soffre di gastrite, reflusso gastroesofageo, ulcere e sindrome del colon irritabile. In caso di acne evitare quello al latte e quello bianco.

Medici morti per Covid, question time su elargizioni a famiglie

medici
Il ministro Roberto Speranza

Mentre i casi di Covid aumentano in questa ondata estiva il governo non dimentica i tanti medici ed operatori sanitari che hanno perso la vita all’inizio della pandemia. Il Covid 19 è arrivato improvviso, sembra non ci fosse un piano d’emergenza o che fosse troppo datato, non c’erano cure e nemmeno dispositivi di protezioni sufficienti.

In quel contesto in tanti hanno dato tutto per cercare di salvare più vite possibile. Tanti non ce l’hanno fatta, 374 per la precisione. Professionisti, uomini, donne, che hanno lasciato soli i propri familiari.

In relazione all’elargizione per le famiglie dei medici di medicina generale è intervenuto rispondendo ad un question time di Villani (M5s), il ministro alla Salute, Roberto Speranza.

Medici morti per Covid, prima riunione con l’Inail

“Il 4 luglio del 2022, si è tenuta una prima riunione di coordinamento tra il Dipartimento per le politiche della famiglia e l’Inail per verificare i dati sulla platea dei destinatari. È ferma intenzione del Governo procedere con ogni possibile sollecitudine per garantire in tempi rapidi l’erogazione“.

Elargizione alle famiglie dei medici di medicina generale

“Voglio rassicurare gli onorevoli interroganti – ha detto Speranza – che è ferma intenzione del Governo procedere con ogni possibile sollecitudine per garantire in tempi rapidi l’erogazione delle speciali elargizioni riconosciute dalla disposizione in esame in favore dei familiari di tutto il personale sanitario, naturalmente compresi i medici di medicina generale che, per noi, rappresentano un punto essenziale del Servizio sanitario nazionale”.

“Ringrazio in modo particolare gli interroganti – ha specificato – che mi consentono di tornare su un tema che mi è particolarmente caro”.

Medici, il fondo per le speciali elargizioni

Ha quindi ricordato ai presenti come la legge 27 aprile 2022, n. 34, abbia incrementato da 10 a 15 milioni di euro le risorse del fondo istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, destinato proprio a speciali elargizioni.

Queste sono destinate al coniuge, ai figli e, in mancanza, ai genitori degli esercenti le professioni sanitarie e degli operatori sociosanitari che, durante la pandemia, abbiano contratto mentre lavoravano una patologia alla quale sia conseguita la morte per effetto diretto o come concausa dal contagio Covid.

A giugno il Dipartimento per le politiche della famiglia ha convocato una riunione di coordinamento con il Ministero della Salute. Sono stati affrontati diversi nodi. In primis la natura dell’elargizione da corrispondere. Poi l’individuazione degli eredi destinatari dell’elargizione, secondo l’accezione del codice civile. Quindi le modalità concrete di corresponsione delle quote, da definire a seguito dell’individuazione esatta della platea dei beneficiari previsti dalla legge. Infine l’individuazione di un soggetto per la procedura anche di erogazione del beneficio. A tale ultimo riguardo, si è ipotizzato di proporre all’Inail di svolgere tale ruolo.

M5S: “Ci auguriamo decreto in tempi rapidissimi”

“Più volte, in quest’Aula – ha sottolineato Gilda Sportiello del Movimento 5 stelle – abbiamo celebrato e sinceramente e sentitamente ringraziato tutto il personale. Sia quello sanitario che sociosanitario, che durante l’emergenza del Covid, dai primi momenti, ha lavorato e ha fatto molto di più.

Non si è limitato a svolgere il proprio lavoro, ma è andato oltre ogni dedizione possibile. Sacrificando a volte anche la propria stessa vita per tutelare una comunità intera”. Ora i loro cari “aspettano anche un gesto, una presenza, dallo Stato e da tutta la comunità.

Noi, quindi, ci auguriamo che l’emanazione del decreto avvenga in tempi rapidissimi, perché l’attesa è già stata lunghissima”.

Quarta dose per anziani e fragili, i nipoti portano i nonni

quarta dose
siringa con dose vaccino

Al via la campagna di informazione per la quarta dose di vaccino anti Covid per gli anziani e i più fragili.

I contagi aumentano in Italia, in un momento, quello estivo, che si sperava fosse di sollievo nella lotta contro la pandemia. L’Omicron 5 invece non dà tregua e i numeri non sono incoraggianti.

Quarta dose, il Twitter del ministro Speranza

L’invito del ministro alla Salute, Roberto Speranza, passa intanto per Twitter dove posta uno spot che vede protagonisti nonni e nipoti. Sono proprio i più giovani che spingono i familiari ad aderire al secondo booster.

La campagna informativa è stata organizzata dal dicastero e dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e sarà trasmessa anche in televisione e in radio.

Quarta dose, prenota online: #facciamolopernoi

“La quarta dose del vaccino anti Covid-19 è importante per proteggere over 80, anziani residenti nelle Rsa, over 60 fragili. E ridurre il numero dei ricoveri. Chiedi al tuo medico di famiglia. Prenota online. #facciamolopernoi”, questo il messaggio di Speranza.

“E pensare che per tanti anni sono stato io ad avere bisogno di te, della tua guida, della tua protezione”, afferma il nipote. “Mi accorgo di quanto hai fatto per me in tutto questo tempo” e “sono io a prendermi cura di te” portandoti a fare la quarta dose.

“Nonna, andiamo?”, chiede il ragazzo. “Andiamo”, risponde l’anziana sorridendo. Poi la scritta che recita: “Il vaccino è fondamentale per proteggere te e coloro che ami. Rispetta sempre le regole di comportamento. Per ulteriori informazioni: www.salute.gov”.

Monoclonali, antivirali e vaccini contro il Covid

“Siamo in una fase di ripresa dei contagi – ha specificato il ministro alla Salute – anche se la percentuale di ricaduta sui nostri presidi sanitari è più limitata rispetto al passato, ci sarà comunque”.

In questo momento, però, “abbiamo monoclonali, antivirali e il 90% della popolazione vaccinata con 2 dosi. Possiamo affrontare il futuro con maggior serenità. Il Covid è ancora una sfida aperta, la partita non è archiviata. Per questo, il mio appello, soprattutto ai più fragili, è fare il secondo richiamo e, per tutti, di usare la mascherina nelle situazioni a rischio”.

Roberto Speranza ha infine annunciato che la campagna vaccinale continua e che, in autunno, sarà ampliata la fascia di età per il richiamo”.

L’Ona al fianco di medici e dei più fragili

Con l’arrivo del Covid l’Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, hanno da subito consigliato maggiore prudenza per chi ha una patologia asbesto correlata.

Il Covid 19 è infatti ancora più pericoloso per chi ha patologie pregresse. L’amianto causa il mesotelioma e altri tumori e i lavoratori e i cittadini colpiti devo fare ancora più attenzione. Ora che le limitazioni si allentano le persone fragili non devono abbassare la guardia e fare anche la quarta dose per una maggiore sicurezza.

Victoria Boliviana: scoperta la ninfea più grande del mondo

Victoria Boliviana
Victoria Boliviana, ninfea più grande del mondo

Victoria boliviana è la ninfea gigante conservata alla Waterlily House di Kew (Londra) per 177 anni, appartiene a una nuova specie botanica.

Vittoria: la ninfea gigante della regina 

La ninfea gigante in questione ha preso il nome dalla regina Vittoria d’Inghilterra nel 1837.

Fino a qualche tempo fa, si riteneva che fosse una variante della specie “Victoria amazonica”.

Oggi, un team di esperti mondiali in scienza, orticoltura e arte botanica, guidato da Lucy Smith dei Royal Botanic Gardens, ha scientificamente dimostrato che “Victoria boliviana” è una nuova specie.

Lo studio dal titolo “Revised Species Delimitation in the Giant Water Lily Genus Victoria (Nymphaeaceae) Confirms a New Species and Has Implications for Its Conservation”, è stato pubblicato su Frontiers in Plant Science.

Victoria: una ninfa da record

Ma le sorprese non finiscono qui: Victoria boliviana è ora la ninfea più grande del mondo, con foglie che raggiungono i tre metri di larghezza in natura. Più grande di un tavolo da ping-pong, per intenderci!

Giardini La Rinconada a Santa Cruz (Bolivia).

A detenere l’attuale record di grandezza è la ninfea conservata nei Giardini La Rinconada a Santa Cruz (Bolivia), dove le foglie sono cresciute fino a 3,2 metri.

Piacere, mi chiamo “Victoria” 

Mi chiamo “Victoria boliviana” e, come si evince da nome, sono originaria della Bolivia. Cresco in una delle più grandi zone umide del mondo, il Llanos de Moxos, nella provincia di Beni (ha come capoluogo Trinidad).

Produco molti fiori all’anno, ma ognuno si schiude a sua volta, uno alla volta, e solo per due notti, con sfumature che vanno dal bianco al rosa. Ho delle foglie spinose e appuntite come lame, circolari, abbastanza forti da sostenere il peso di un bambino piccolo. Le spine lungo i bordi servono a difendermi dai pesci.

Victoria boliviana
Foto di Elsemargriet da Pixabay

Galleggio senza problemi, nonostante le mie dimensioni, grazie alla complicata struttura di costole (le “vene” delle foglie) presenti sulla faccia inferiore, quella che poggia sull’acqua. Esse formano un reticolo al cui interno restano intrappolate delle sacche d’aria che fungono da salvagente.

La parte inferiore delle foglie è simile a un incrocio tra un ponte sospeso e il tetto di una vecchia cattedrale.

Nessun nome “locale” per me

Gli indigeni hanno da tempo nomi locali per altre le due specie conosciute: “auapé-yaponna“, per Victoria amazonica, che usano per fare una tintura per capelli nera, e “yrupé, “yacare yrupé” o “naanók lapotó” per Victoria cruziana, i cui semi possono sostituire il mais. Per me niente nome, proprio perché pensavano fossi una variante delle specie già note.

Sono raffigurata nello stemma della Guyana.

Come si è arrivati alla scoperta 

A sospettare dell’esistenza di una terza specie del genere Victoria (insieme a V. amazonica, V. cruziana), è stato Carlos Magdalena, un esperto mondiale di ninfee e uno degli orticoltori botanici senior dell’erbario di Kew, (quartiere di Londra situato nel distretto di Richmond upon Thames).

Ricostruiamo la storia

Nel 2016, le istituzioni boliviane del Giardino Botanico di Santa Cruz de La Sierra e dei Giardini La Rinconada, avevano donato una collezione di semi di ninfea giganti della “presunta” terza specie all’erbario londinese.

Victoria Boliviana
Foto di Spencer Wing da Pixabay 

Osservando la ninfea crescere fianco a fianco con le altre due specie di Victoria, Magdalena notò delle evidenti differenze, sia nella distribuzione delle foglie appuntite, sia nella forma dei semi, oltre ad altri interessanti dettagli.

Da lì, ha iniziato a fare ricerche nei giardini botanici della Bolivia

Un rompicapo durato 177 anni

Nel 1832, Victoria amazonica fu la prima specie ad essere nominata nel suo genere.

«A causa della mancanza di dati, non siamo mai stati in grado di fare confronti con nessuna nuova specie trovata da allora, un fattore che ha portato all’originale errata identificazione del nuovo Ninfea»- affermano gli studiosi. 

Per via delle loro dimensioni, queste ninfee sono state alquanto difficili da raccogliere, conservare e studiare. 

Tuttavia, i ricercatori di Kew sono stati finalmente in grado di ottenere campioni di DNA e li hanno comparati con quelli di alcuni esemplari freschi delle altre specie. 

Hanno anche usato i dati pubblicati sull’attività genomica e genica su V. cruziana. L’analisi genetica ha trovato inserzioni e delezioni del DNA nei cloroplasti.

Victoria cruziana
(c) https://species.wikimedia.org/wiki/Victoria_cruziana

Risultato?

L’esito delle analisi ha confermato che V. boliviana è una nuova specie distinta dalle altre due.

«Descrivere nuove specie è fondamentale per gli sforzi di conservazione di fronte alla perdita di biodiversità e ai cambiamenti climatici» afferma soddisfatto Magdalena.

Una meraviglia della natura

Carlos Magdalena, ha poi descritto la pianta come “una delle meraviglie botaniche del mondo”.

«È assurdo che una pianta di queste dimensioni, con questo livello di fama, sia stata scoperta solo nel 2022».

«È una cosa abbastanza insolita. Evidenzia che potrebbero esserci tantissime altre varietà sconosciute e che, alla fine, sappiamo ben poco del nostro mondo naturale». Afferma l’esperto.

Victoria è anche un’opera d’arte  

Lucy Smith, artista botanica freelance che collabora con l’erbario di Kew da oltre venti anni, ha creato delle stupende illustrazioni scientifiche della nuova ninfea Victoria

Dal momento che i fiori delle ninfee giganti si aprono solo al crepuscolo, l’artista ha passato intere notti sveglia nelle serre dell’erbario, per disegnare e dipingere i fiori della meravigliosa variante.

Poi, qualcosa ha attirato particolarmente la sua attenzione!

La nuova pianta somiglianza in maniera impressionante a quella disegnata nel 1845 dall’ artista botanico dell’erbario di Kew, Walter Hood Fitch, che aveva ritratto un esemplare raccolto in Bolivia.

Alla fine, la ninfea gigante dei giardini di Kew si è rivelata essere la stessa specie sconosciuta e segnalata come nuova specie da Fitch.

Piccola curiosità: l’erbario di Kew è l’unico posto al mondo in cui tutte e tre le specie del genere Victoria – amazonica, cruziana e ora boliviana – possono essere viste fianco a fianco.

Fonti 

Frontiers in Plant Science

kew.org

science.org