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martedì, Agosto 9, 2022

Amianto, Regioni dovranno tracciarlo e smaltirlo sul territorio

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Le Regioni dovranno tracciare l’amianto smaltito durante le bonifiche e conferirlo nelle discariche del territorio. Questa un’importante novità definita nel Programma nazionale di gestione dei rifiuti.

Il documento stilato da ogni Regione dovrà essere aggiornato con l’indicazione degli impianti che gestiranno il rifiuto pericoloso. Si ridurranno così i costi del trasferimento dei materiali contenenti asbesto in altre Regioni o addirittura all’estero.

Questo, però, nel caso in cui le strutture non vengano indicate, potrebbe causare ancora maggiori ritardi nelle bonifiche. In Italia, infatti, la mancanza di discariche adeguate a rifiuti speciali, proprio come l’amianto, è un problema annoso.  

Certo il ministero della Transizione Ecologica ha indicato la giusta strada. Resta da vedere se sarà realizzata nel breve periodo permettendo finalmente di bonificare i siti contaminati che sono ancora un milione su tutto il territorio.

L’obiettivo delle Regioni dovrà essere quello di “orientare le politiche pubbliche ed incentivare le iniziative private per lo sviluppo di un’economia sostenibile e circolare”.

Regioni, secondo l’Inail 23 mln di tonnellate da smaltire

Secondo stime di Inail, sarebbe ancora da rimuovere e smaltire ancora 23 milioni di tonnellate di materiali. In realtà, secondo le stime Ona sono 40 milioni le tonnellate sul territorio.

Gli impianti attualmente autorizzati non bastano certo a recepirle tutte e ne servono altri. Secondo quanto riportato dal Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti le discariche operative sono 19 (9 al Nord, 2 al Centro e 8 al Sud). “In previsione dello smantellamento e bonifica dei manufatti contenenti amianto presenti sul territorio nazionale, – si legge ancora nel Programma – si rende necessaria un’implementazione del sistema impiantistico”. Ovviamente con meno impianti aumentano i costi, non solo dovuti ai trasporti, ma anche alla mancanza di concorrenza.  

Le Regioni dovranno realizzare nuovi impianti

Per questo le Regioni devono individuare il fabbisogno di smaltimento dell’amianto presente e provvedere alla costruzione di impianti adeguati. Per invertire la rotta. Negli ultimi anni, infatti, le tonnellate di amianto smaltito sono diminuite. Sono passate in dieci anni da oltre 530mila tonnellate del 2012 alle 385mila del 2020. Non è certo l’amianto che manca, considerando i numeri di cui parlavamo prima. Anche i fondi stanziati, se pur non sufficienti sono comunque molti di più rispetto a quelli che vengono effettivamente utilizzati dagli Enti e dai privati per provvedere alla rimozione del minerale killer.

Amianto, i fondi per le bonifiche non utilizzati

Tra il 2014 e il 2020 infatti, per le bonifiche degli edifici pubblici, sono stati stanziati da Regioni e Province 385 milioni di euro. Gli interventi ammessi al finanziamento, però, sono stati poco meno di 97.

Le criticità sono tante. E per i siti privati è ancora più difficile. I finanziamenti non coprono l’intera somma necessaria, né tanto meno il ripristino dei luoghi e in questo periodo di minaccia di una seria recessione non tutti posso permettersi il lusso di essere lungimiranti.

I rischi legati all’asbesto

Le aziende hanno utilizzato l’amianto in molteplici produzioni fino alla sua messa al bando con la legge 257/1992. L’asbesto è ritenuto, infatti, un minerale con grandi capacità: è ignifugo e fonoassorbente. Facile da lavorare ed economico.

Purtroppo però, e i lavoratori lo hanno capito al prezzo della vita, è cancerogeno. Negli anni ha causato oltre 31mila casi di mesoteliomi (come registrato nel VII rapporto ReNaM dell’Inail), e tutta una serie di patologie asbesto correlate, molte delle quali mortali.

L’Osservatorio nazionale amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, ha raccolto i dati aggiornati (quelli del rapporto Inail si fermano al 2017), nel “Libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. L’associazione contribuisce alle bonifiche, che ritiene fondamentali per fermare la strage, con una App realizzata appositamente per la mappatura dei siti contaminati. Offre, inoltre, un’importante assistenza legale gratuita per le vittime e i loro familiari.

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