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Piazza Navona: cosa si nasconde nei suoi sotterranei?

piazza Navona
piazza Navona

Piazza Navona è una delle sette meraviglie della Roma Imperiale. Oltre al valore artistico, i sotterranei nascondono misteri e le leggende sui “fantasmi”.

Piazza Navona: cenni storici

Piazza Navona è una delle più famose piazze monumentali di Roma in stile barocco.
A farla edificare fu la famiglia Pamphili, per volere di Papa Innocenzo X, che verso la metà del 1600 commissionò agli eterni rivali Francesco Borromini prima e Gian Lorenzo Bernini dopo, la realizzazione delle fontane e la ricostruzione della chiesa di Santa Agnese in Agone.

Oggi, oltre al suo valore artistico è ricordata per il tradizionale mercatino dell’Epifania, per il martirio di S. Agnese e per il mercato rionale risalente al 1477.
Piccola curiosità: fino all’Ottocento, nei mesi caldi il mercato veniva sospeso.
I cittadini bloccavano le chiusure delle tre fontane e allagavano la piazza per avere un po’ di refrigerio.

I misteriosi sotterranei

Al di là della storia nota, forse non tutti sanno che sotto l’ex palazzo INA, a circa 4,50 metri di profondità, esistono dei sotterranei che ospitavano uno stadio.

Essi sono circoscritti in una zona compresa tra piazza Navona, piazza di Tor Sanguigna e via di Tor Sanguigna (quest’ultima realizzata in epoca fascista).

Piazza Navona: i resti dello Stadio di Domiziano

Già a prima vista, la moderna Piazza Navona ricorda la forma di un antico Stadio Romano. Ebbene, è proprio nei sotterranei che si cela il primo e unico esempio di stadio in muratura fino ad oggi conosciuto a Roma: lo stadio di Domiziano.

Il finora è d’obbligo visto che la città nasconde tuttora aree che non sono mai state esplorate. Anche Cesare e Augusto avevano edificato degli stadi, ma erano solo provvisori, costruiti in legno.

Uno stadio unico nel suo genere

Quello di Domiziano, costruito nell’ 85 d.C e restaurato nel III sec. dall’Imperatore Alessandro Severo, è di contro uno dei rarissimi esempi di struttura in muratura, al di fuori della Grecia e dell’area orientale.

Esso fu costruito insieme al vicino Odeion, un piccolo teatro oggi non più esistente destinato a spettacoli e gare poetiche.

Curiosità sullo stadio

Lo stadio era lungo 265 metri, largo 106 e poteva ospitare 30.000 spettatori. Questi si sedevano sulle gradinate sorrette da grandi arcate di travertino decorate con statue.
Le odierne strade di accesso alla Piazza, cioè Via Agonale, Corsia Agonale, Via della Cuccagna e Via di Sant’Agnese in Agone, corrispondono agli antichi ingressi monumentali, con avancorpi in colonne di travertino, disposti in corrispondenza degli assi maggiore e minore (fonte Wikipedia).

L’antico nome della Piazza

Anticamente la piazza era concava e si chiamava “agones” (in greco, in latino agonis, giochi) poiché lo stadio era adibito alle gare di atletica, i “Certamen Capitolino Iovi”, simili ai giochi olimpionici che si tenevano in Grecia. Nel Medioevo, il nome da “agones” si trasformò in “In agone”, “nagone“, “navone” e infine Navona.

Perché lo stadio fu abbandonato

I romani consideravano i giochi olimpici, come la corsa a piedi, il lancio del giavellotto e del disco o il salto in lungo, “poco virili”. Del resto erano abituati a spettacoli più cruenti come quelli che si tenevano nell’Anfiteatro Flavio.

Di conseguenza, lo stadio di Domiziano ebbe vita breve e durò esclusivamente per il breve periodo del regno del suo costruttore.

Successivamente fu impegnato come luogo per le esecuzioni capitali. Ed è proprio qui che avvenne il martirio di S. Agnese, oggi sepolta nelle omonime catacombe a Nomentana.

Piazza Navona: i frammenti dello stadio

Tra i frammenti dello stadio nascosti nei sotterranei, si possono ammirare dei meravigliosi resti scultorei quali ad esempio un torso in marmo pentelico, estratto in Grecia nella cava del monte omonimo. Piccola parentesi: nelle vicinanze si scoprirono cave di amianto, successivamente utilizzate dagli antichi greci.

Torniamo alla scultura del torso. Si tratta della copia dell’Apollo Liceo del IV secolo a.C. di Prassitele. Altri frammenti dello stadio si trovano sotto la chiesa di S. Agnese e nei sotterranei della sede della École Française de Rome a Piazza Farnese.

La statua di Pasquino a Piazza Navona

Lo stadio era decorato con alcune statue, una di esse ritraeva Pasquino (attualmente si trova nell’omonima piazza nei pressi di Navona).
La statua parlante, insieme ad alcune tra le più celebri e velenose composizioni affisse su di essa, è divenuta un tramite per manifestare il dissenso popolare nei confronti del potere.

Una scoperta a più tappe

I paramenti antichi dello stadio sono collocati a livello delle cantine dei palazzi di Piazza Navona. Essi furono scoperti in più tappe a partire dal 1868 fino al 1950.
Gli scavi, eseguiti sotto la direzione dell’archeolgo Antonio Maria Colini tra il 1936 e il 1938, portarono alla luce gli emicicli. Il ritrovamento avvenne in occasione dell’apertura di Corso Rinascimento a seguito del Piano regolatore del 1931 ad opera del Governatorato.

E i fantasmi di piazza Navona?

Una leggenda narra che dalle finestre di palazzo De Cupis, nelle notti di luna piena si veda l’ombra di una bellissima mano femminile dietro i vetri. Essa apparterrebbe a donna Costanza Conti, nobile che nei primi anni del Seicento sposò appunto un membro della casata De Cupis. Si narra che avesse delle mani perfette, tanto da essere celebrate da poeti, scrittori e artisti. Lo scultore Bastiano alla Serpenti riprodusse un calco di gesso delle stesse e le depose in una teca di vetro, adagiate su un cuscino di velluto.

L’opera divenne ben presto meta di pellegrinaggio. Un giorno, un prete di San Pietro in Vincoli affermò che per via della sua bellezza, qualcuno avrebbe potuto pensare di tagliare le mani alla vera proprietaria degli arti.
La bella Costanza, terrorizzata, visse nel rimorso di aver ceduto alla vanità e profeticamente, mentre era dedita al ricamo si punse un dito. Ben presto la ferita si infettò. La mano, gonfia e deformata, dovette essere amputata e la donna morì poco dopo.

Un patrimonio protetto dall’Unesco

L’intera zona archeologica fa parte del Patrimonio Unesco dell’umanità (sottoposta a tutela indiretta con Decreto Ministeriale del 7 Aprile 1954), ed è di competenza della Sovrintendenza Capitolina.

Incendio ex Freddindustria Aprilia, “brucia l’amianto” – VIDEO

incendio ex Freddindustria
incendio ex Freddindustria Aprilia Pontina

Un enorme incendio sta distruggendo questo pomeriggio (1 febbraio), l’ex dogana ed ex Freddindustria di Aprilia. Un disastro ambientale annunciato, perché già tre anni fa l’Osservatorio nazionale amianto, tramite il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, il consigliere Vincenzo La Pegna e il luogotenente della GdF Vincenzo Chiocca, avevano segnalato la presenza di amianto e il pericolo per la popolazione.

https://youtu.be/b8ZNZC9MZgI

A fuoco l’ex Freddindustria coperta di amianto

Un esposto era stato presentato anche alla Procura della Repubblica di Latina il 9 ottobre 2020, ma tutto è caduto nel vuoto. I capannoni della struttura sono, infatti, ricoperti di eternit, il terribile cemento-amianto.

La nube tossica è visibile anche dalla Pontina ed è composta da diossine e altri componenti cancerogeni e tossico nocivi. Le fibre di amianto si stanno diffondendo nell’area e insieme agli elementi tossici dei rifiuti stipati nell’area abbandonata, rappresentano un grave rischio per la salute.

Consigli dell’Ona ai cittadini vicini all’ex Freddindustria

L’Ona invita i cittadini a tenere chiuse le finestre, portare in casa gli animali domestici e i panni, evitando per i prossimi giorni di consumare gli alimenti coltivati nei dintorni, specialmente quelli a foglia larga.

Appello alle istituzioni

L’Osservatorio lancia un appello alle istituzioni affinché siano monitorati, ovviamente, i livelli di diossina e anche di polveri e fibre di amianto.

“È vergognoso – ha commentato l’avvocato Bonanni guardando i primi video del disastro – il ritardo nella messa sicurezza dell’area contaminata, nonostante le continue segnalazioni. Ora purtroppo è tardi, le fibre killer si stanno diffondendo nella città, creando un vero disastro ambientale”.

A disposizione dei cittadini è già operativo il numero verde gratuito dell’associazione 800 034 294. Assistenza può essere richiesta anche scrivendo a questo link.

Ex Freddindustria, vigili del fuoco al lavoro

Sul posto sono subito sopraggiunte diverse squadre dei vigili del fuoco di Aprilia e del capoluogo pontino indirizzate in via Enna dalla sala operativa del comando di Latina, che stanno lavorando per spegnere le fiamme. Ignote per ora le cause del rogo. Solo quando il fuoco sarà spento sarà possibile iniziare le indagini per capire come sia divampato l’incendio e chiarire anche se vi siano eventuali responsabili.

Il pericolo per i cittadini è alto ed è importante prestare la massima attenzione.

I rischi legati all’amianto

Non esiste una soglia minima di fibre di amianto sotto la quale ci si possa dire al sicuro. Anche poche fibre di amianto inalate possono, infatti, causare il mesotelioma, tumore della pleura, ma anche altri tipi di patologie asbesto correlate. Tra queste il tumore del polmone, della laringe, della faringe, delle ovaie e del colon.

L’Ona porta avanti da anni la sua battaglia a favore delle vittime amianto che causa, secondo un’ultima stima, 7mila decessi l’anno in Italia. Le bonifiche, inoltre sono in ritardo. Negli anni il cemento amianto perde la sua forza aggrappante e le fibre si disperdono più facilemnte mettendo in pericolo la popolazione. Quando poi si verificano disastri come questo di Aprilia, l’amianto che non brucia al fuoco, però si sgretola, rilasciando nell’aria le fibre killer.

Aprilia è tristemente famosa anche per un altro disastro ambientale, l’incendio della Eco X. Ci sono voluti gionri, nel maggio 2017, per spegnere le fiamme ci vollero giorni.

https://youtube.com/shorts/h_RaZfb6oHM
https://youtube.com/shorts/_yHnY9jr3tk

Miele miracoloso: merito delle api senza pungiglione

miele
cucchiaio di miele

Nell’Amazzonia peruviana, le specie native di api senza pungiglione producono un miele “miracoloso”. Perché è definito così?

Il miele medicamentoso delle api senza pungiglione

Miele. Le api della famiglia Meliponini Lepeletier, note come le “api senza pungiglione”, producono un miele molto ricercato per via delle sue straordinarie proprietà medicamentose.

Si tratta di un miele dalla consistenza molto liquida, dal colore chiaro e con una fragranza fiorita. Il suo sapore è dolce, ma può variare a seconda della stagione in cui viene prodotto, dai tipi di fiori o alberi da cui viene estratto.

Quante api!

Le varietà di api senza pungiglione “abejas nativas” (api native) sono oltre 500.
Le più diffuse sono la Melipona eburnea, nota anche come “l’ape dalla bocca di rana”, l’ape “pacucho” (che significa ape bionda) e la Tetragonica angustula, chiamata “rampichi” nella lingua madre.

Sono variopinte, con colori che vanno dall’oro brillante, all’onice, dal giallo tenue al color cannella. Anche i loro occhi hanno diverse sfumature: nero lapislazzulo, grigio ferro e verde-bluastro. Alcune sono più piccole di un chicco di grano, altre sono grandi quanto un acino di uva. Ad ogni modo, le loro misure sono inferiori rispetto alle comuni api mellifere.

Il linguaggio delle api

Ma la cosa che più colpisce è il loro misterioso “linguaggio”, documentato nella serie scientifica: “Cosmos: Odissea nello spazio 2”. Esso si verifica attreverso varie metodologie: la danza, gli assaggi e l’emissione di sostanze odorose.

Benefici per l’ecosistema

Le api senza pungiglione tendono a impollinare le piante originarie del luogo.
Caratteristica estremamente importante per la salute degli ecosistemi locali. In aggiunta, contribuiscono ad aumentare quasi del 50% la resa del camucamu, una coltura autoctona che cresce nelle zone più paludose, la cui bacca è nota per le sue proprietà antiossidanti.

Dove e chi alleva le api senza pungiglione

Già gli antichi Maya (750 -500 a.C.) avevano elaborato metodi sofisticati per allevare queste api nella Penisola dello Yucatán.

Gli indigeni utilizzano ancora le antiche tecniche, raccogliendo il miele dagli alveari che trovano in natura. L’allevamento è molto diffuso in Brasile e in Perù, nella parte settentrionale del paese tra i dipartimenti di San Martin, Loreto e Junin.

Miele: al via un progetto di raccolta sostenibile

Purtroppo, la raccolta del miele è piuttosto invasiva. Come accennato, le popolazioni locali lo estraggono direttamente dagli alveari della foresta o tagliando la parte del tronco dell’albero in cui si trova l’alveare. Questo procedimento, oltre a provocare la distruzione delle arnie, causa la morte di un gran numero di esemplari di ape.

Per ovviare all’inconveniente, alcuni scienziati dell’Istituto di ricerca dell’Amazzonia peruviana (Instituto de Investigaciones de la Amazonía Peruana, IIAP), stanno insegnando alla popolazione delle tecniche per allevare questi insetti in modo sostenibile.

Veniamo alle proprietà benefiche del miele

L’uso del miele per scopi medicinali ha origini che si perdono nella notte dei tempi.
In passato era usato come balsamo, come sostanza inebriante “il nettare degli Dei”, come composto psicoattivo e in certi casi, come veleno.
In particolare, la varietà di miele delle api senza pungiglione contiene delle sostanze che inibiscono la proliferazione microbica e fungina, ha proprietà antinfiammatorie e cicatrizzanti.

Altri benefici del miele

Combatte la stitichezza: ciò si deve all’impollinazione della pianta Achiote (Bixa orellana), da cui si ricava l’annoto, un colorante naturale. Le api impollinano anche l’albero chiamato sangre de grado (sangue di drago, Croton lechleri), il cui estratto è usato per trattare diarrea, diabete e infezioni.

Dalla resina di quest’albero, le api ricavano il materiale per costruire i loro alveari.
Il miele e la cera, mescolati con il polline, sono utili nel trattamento delle infezioni delle vie respiratorie superiori, malattie della pelle, ustioni, artrite, problemi gastrointestinali, problemi di vista come la congiuntivite e anche per curare il diabete e il cancro.

Anche i malati di patologie asbesto-correlate, possono utilizzare questo rimedio per alleviare i sintomi respiratori causati dalla malattia.

Il propoli miracoloso

Le api producono altresì il propoli, un antisettico naturale che rafforza il sistema immunitario ed è efficace per combattere raffreddore, tosse, mal di gola o altri sintomi influenzali.

Studi futuri sul miele e sulle api

Uno degli obiettivi futuri degli scienziati è quello di scoprire, al di là dei benefici ipotizzati, l’effettivo valore biochimico e medicinale di questo miele.
In secondo luogo, si continuerà a studiare il comportamento delle api, visto il ruolo svolto nella conservazione degli ecosistemi forestali.
A causa della mancanza di conoscenza della diversità e dell’ecologia di Meliponini, qualsiasi specie è considerata riproducibile nella meliponicicoltura, tanto da giustificare l’estrazione incontrollata dalla foresta di tutte le colonie.

D’altra parte, non tutti si rivelano adatti, e la meliponicoltura potrebbe finire per minacciare le popolazioni naturali delle api invece di avvantaggiare gli apicoltori- spiegano gli studiosi.

Un patrimonio da difendere

Le api senza pungiglione, essendo parte integrante della conoscenza culturale di molte popolazioni indigene in tutto il mondo, saranno preservate in ogni modo.
Per farlo, serve un’identificazione tassonomica affidabile dei Meliponini. Cosa fondamentale per guidare lo sviluppo rurale delle comunità indigene e per promuovere il mantenimento della biodiversità locale.

Fonti

Codifica a barre del DNA delle api senza pungitura (Hymenoptera: Meliponini) nelle foreste peruviane settentrionali: un appello per la tassonomia integrativa
Dipartimento di Scienze, Università Roma Tre, Viale Guglielmo Marconi, 00146 Roma, Italia
Dipartimento di Biologia e Biotecnologie “Charles Darwin”, Sapienza Università di Roma, Viale dell’Università, 00185 Roma, Italia

https://www.mdpi.com/article/10.3390/d14080632/s1 

Benefici contributivi amianto, prepensionamento di 15 operai

cartello di lavori in corso, pericolo amianto
cartello di lavori in corso, pericolo amianto

Che cos’è l’amianto? Cosa provoca nel corpo umano? Certamente danni. Quindi, con i benefici contributivi si ha diritto al prepensionamento amianto, e alla rivalutazione della pensione. In sostanza i ratei sono rivalutati e sono quindi maggiorati. Questi importanti risultati si ottengono con l’applicazione dell’art. 13 co. 8 L. 257/92.

L’INPS rigetta quasi sempre le domande. Per questo, già dal gennaio 2000, l’Avv. Ezio Bonanni, pioniere in Italia di queste azioni, ha conseguito importanti risultati. Migliaia sono le sentenze di condanna a carico dell’INPS. L’ente pubblico comunque continua a negare i diritti di questi lavoratori.

La Cassazione accoglie le richieste dei lavoratori

La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte di Appello di Salerno che aveva applicato criteri restrittivi per 15 lavoratori esposti all’amianto. “Si aprono nuovi spiragli – ha dichiarato l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona, che li assiste – per l’accredito dei benefici contributivi amianto”.

Il procedimento giudiziario riguarda 15 operai dello stabilimento Nexans Italia di Battipaglia, nel salernitano, ai quali non era stata riconosciuta dalla Corte di Appello la possibilità del prepensionamento. La Corte suprema non è dello stesso avviso.

Questi risultati sono stati ulteriormente rafforzati dalla più recente pronuncia della Corte di Cassazione, sezione lavoro, 2243 del 25.01.2023.

Benefici contributivi, il prepensionamento

I “giudici ermellini”, con sentenza n. 2007 del 24.01.2022, ha accolto il ricorso dei 15 lavoratori assistiti e difesi dall’Avvocato Ezio Bonanni, e ha stabilito il principio dell’applicazione del moltiplicatore del 50% utile al prepensionamento per i lavoratori esposti ad amianto, anche in assenza di malattia. In altri termini, ogni 10 anni di contribuzione equivalgono a 15.

Nel corso del I e del II grado di giudizio, i magistrati hanno accertato che gli operai erano stati esposti a concentrazioni di 100 ff/ll (fibre/litro) di amianto, nella media delle 8 ore lavorative giornaliere, e per oltre dieci anni. Molti dei loro colleghi sono, purtroppo, già deceduti per le malattie asbesto correlate, tra cui mesotelioma, tumore del polmone ed altre malattie causate dall’amianto. I dati relativi ai decessi per mesotelioma sono stati raccolti anche nel VII Rapporto ReNaM dell’Inail.

Amianto, killer silenzioso: danni alla salute

L’amianto è un minerale altamente cancerogeno, come confermato dalla monografia IARC. Gli scienziati ne riconobbero la pericolosità già negli anni ’40. Anche prima chi era dell’ambiente aveva notato l’alta mortalità negli operai che lo lavoravano e che erano esposti alla polvere di asbesto.

Nonostante questo le aziende continuarono ad utilizzarlo nelle costruzioni, con l’eternit (amianto misto a cemento), nelle tubature dell’acqua e nei cantieri navali per la costruzione dei natanti. È infatti un materiale economico e ha ottime caratteristiche. Le sue fibre però sono portatrici di morte.

Lo Stato italiano vietò il suo utilizzo soltanto nel 1992, con la Legge 257. Non rese però obbligatorie le bonifiche. Per questo il materiale è ancora presente in tanti edifici pubblici e privati e continua a mietere vittime.

Nel 2021 le vittime sono state oltre 7mila, come ha specificato l’avvocato Bonanni nella sua ultima pubblicazione : “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

Benefici contributivi amianto: Cassazione, sent. 2243/2023

La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con sentenza n. 2243/2023 del 25.01.2023, ha confermato che in molti casi non è necessaria la domanda all’INAIL. In ordine al termine di decadenza del 15.06.2005, è stato affermato il principio della non applicabilità di questa decadenza.

Secondo quanto insegna la Corte di Cassazione, nella sentenza, si confermano legittime le tesi dell’Avv. Ezio Bonanni. Infatti, “la norma … ha fatto salva l’applicazione delle previgenti disposizioni per i lavoratori che avessero già maturato il trattamento pensionistico alla data di entrata in vigore del decreto“.

Quanto riportato a pag. 4 della sentenza è molto importante. Infatti, sono citati degli altri precedenti. Tra questi Cassazione, sezione lavoro, 21862/2004, così Cassazione, sezione lavoro, 15008/2005. Inoltre, più recentemente, Cassazione, sezione lavoro, 4689/2012.

Questi principi fanno riferimento alla applicabilità della normativa in vigore al momento del pensionamento. In questo caso, si tratta di pensionati collocati in quiescenza prima dell’entrata in vigore della L. 326/2003.

Infatti, solo con l’art. 47 della L. 326/2003 era stata inserita la decadenza per coloro che non avessero presentato la domanda all’INAIL prima del 15.06.2005.

Gli errori della Corte di Appello e del Tribunale di Latina

Sempre a pag. 4 della sentenza depositata il 25.01.2023, si fa riferimento testualmente ad errori della Corte di Appello di Roma. Quest’ultima si adagia sulla sentenza del Tribunale di Latina, anch’essa errata, nonostante nei motivi di appello ciò fosse stato rimarcato.

La Corte di Cassazione, in questa sentenza, precisa che “alla luce delle considerazioni che precedono la Corte territoriale ha quindi errato nel ritenere che la mancata presentazione della domanda di certificazione all’INAIL … determinava la decadenza … dalla proposizione di istanza amministrativa all’INPS …“.

Conclude la Corte: “Consegue l’accoglimento di tali motivi 4° e 5° del ricorso … e la cassazione della decisione con rinvio, “.

Infine: “P.Q.M.accoglie cassa la sentenza impugnata … e rinvia la causa alla stessa Corte di appello in diversa composizione …“.

Esito del giudizio: liquidazione dei benefici contributivi

L’importanza di questa sentenza discende dal fatto che la Suprema Corte ha corretto errori sia della Corte di Appello di Roma, che del Tribunale di Latina. La funzione giurisdizionale, purtroppo, è caratterizzata dallo scadimento qualitativo di alcuni rappresentanti della Magistratura, che compiono errori.

Nel nostro caso, dopo l’errore del Tribunale di Latina, era stato proposto l’appello. Tuttavia, anche la Corte di Appello aveva sbagliato, ed è per questo motivo che l’Avv. Ezio Bonanni ha ricorso in cassazione. Questo dimostra l’importanza fondamentale della funzione dell’avvocato, e anche della necessità di superare qualsiasi timidezza, nell’esercizio della difesa.

Questo caso dimostra che, il sistema giurisdizionale spesso sbaglia in primo e in secondo grado, ed è per questo che bisogna arrivare fino in Cassazione.

Il caso di Latina simile al caso di Salerno

La presa di posizione del Tribunale di Salerno, sezione lavoro, con la sentenza n. 1028/13, era stata avallata dalla Corte di Appello di Salerno, duramente contestata dall’avvocato Bonanni. Il legale ha impugnato questa decisione innanzi alla Suprema Corte che ha accolto il ricorso. Secondo i giudici salernitani, i benefici amianto, e cioè le maggiorazioni contributive dovute a chi è stato esposto ad amianto, dovevano essere calcolate con il coefficiente 1,25, utile solo per l’entità della prestazione pensionistica e non per il prepensionamento.

La causa è ora in corso anche dinanzi la Corte di Appello di Salerno. L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni si mobilitano per la tutela e rappresentanza legale per i benefici contributivi amianto per i lavoratori esposti.

Benefici contributivi e consulenza legale

L’Ona – Osservatorio nazionale amianto, anche attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, assiste da anni i lavoratori e le famiglie delle vittime, fornendo assistenza legale e medica.

L’esposizione all’amianto dà diritto al risarcimento danni

Per la prima volta la Suprema Corte di Cassazione afferma anche un principio di risarcimento danni per i lavoratori esposti ad amianto anche oltre il c.d. beneficio contributivo.

Renato Annunziata è uno di loro. Ha lavorato per 37 anni nello stabilimento di Battipaglia (Salerno, Campania).

Anche per lui la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e rinviato, per un nuovo esame, alla Corte di Appello di Salerno, in diversa composizione. Questa, nel decidere, dovrà tenere conto dei principi sottolineati dalla Corte Suprema.

Benefici contributivi amianto: chiedi la consulenza

Le diverse sentenze negative, che sono frutto di errori, debbono essere impugnate. Questo proseguire la tutela è fondamentale per dimostrare gli errori. Siccome la Cassazione ha una funzione nomofilattica, e cioè di unità del diritto, questo è molto importante. Questi precedenti sottolineano errori delle Corti di Appello, quella di Salerno come quella di Roma.

Nelle successive udienze questi errori saranno messi in evidenza dall’Avv. Ezio Bonanni, e quindi si otterrà che altri lavoratori non li subiscano. Se sei vittima dell’amianto, se ha subito delle esposizioni, e vuoi tutelare i tuoi diritti, rivolgiti all’Associazione. Saremo al tuo fianco.

Scrivi direttamente (sportello on-line) o chiama il numero verde 800 034 294.

Cimiteri Parma, impianti fotovoltaici al posto dell’amianto

cimiteri Parma
cimitero Parma

Impianti fotovoltaici sostituiranno l’amianto sui tetti dei cimiteri gestiti dalla Ade Spa, società di scopo del Comune di Parma. Un progetto moderno che vuole cambiare il modo di vivere questi luoghi anche attraverso la digitalizzazione dei servizi e il potenziamento delle proposte culturali.

Cimiteri Parma, 4 milioni di investimenti

Da qualche anno Ade, come riporta Parma.Repubblica.it, gestisce non solo i servizi cimiteriali di Parma, ma anche quelli di Collecchio, Sala Baganza e Salsomaggiore Terme. Serve oltre 240mila abitanti, con 29 strutture e 40 impiegati.

Ade investirà 4 milioni e mezzo di euro per il patrimonio edilizio, la sostenibilità ambientale, realizzerà pannelli fotovoltaici su alcune coperture dei cimiteri che saranno bonificati dalle terribili ondine in eternit. E ancora per la digitalizzazione, con il nuovo sito internet e la riorganizzazione degli spazi negli uffici, il rinnovo del parco mezzi, ma anche un piano di assunzioni ad hoc.

Il cimitero monumentale della Villetta

Un’attenzione maggiore sarà dedicata al cimitero monumentale della Villetta. Qui saranno previsti progetti di promozione e valorizzazione culturale del cimitero monumentale. Per questo saranno coinvolte varie realtà del territorio, tra le quali le scuole”. Prima saranno restaurate le zone Ottagono e Galleria Sud-Est

Novità anche per quanto riguarda l’organizzazione degli spazi di front office, negli uffici di via della Villetta 31/A, con nuovi arredi utili a una maggiore privacy degli utenti. 

Sul piano della digitalizzazione è stato realizzato un nuovo portale internet della società, già attivo e completamente rivisto rispetto a quello precedente, sia nella veste grafica che nei contenuti. Qui i cittadini potranno trovare tutte le informazioni utili e le varie iniziative ed è stato inserito anche il servizio di prenotazione dei funerali. Anche l’archivio storico sarà digitalizzato. Si tratta di una vera rivoluzione.

Cimiteri Parma, le manifestazioni culturali

Proseguirà la rassegna Il Rumore del Lutto che coinvolgerà gli istituti scolastici in visite guidate ed eventi nel cimitero monumentale della Villetta. Sempre qui saranno organizzati concerti e saranno previste anche ingressi ulteriori rispetto agli orari di apertura, permettendo visite guidate al tramonto o di notte.

Tutti i rischi legati all’amianto

Un progetto davvero importante e che comprende diversi aspetti. Quello che vogliamo sottolineare è la bonifica dall’amianto che, sebbene arrivi 30 anni dopo la messa al bando del minerale killer, è un’ottima notizia. L’Osservatorio nazionale amianto, infatti, non si stanca di spiegare come l’eternit in questo caso, ma tutti gli oggetti in amianto, siano altamente pericolosi per la salute dell’essere umano.

Provoca il mesotelioma, ma anche altri tipi di tumore, tra i quali quello al polmone. Una stima dell’Ona parla di 7mila vittime l’anno in Italia. I casi di mesotelioma registrati dal VII Rapporto ReNaM non sono, infatti, completi. A questi si devono poi aggiungere tutti di decessi causati dalle altre patologie asbesto correlate.

Le bonifiche sono l’unica soluzione alla strage silenziosa che ha colpito per la maggior parte operai a contatto ogni giorno con l’amianto. Eppure negli anni stanno crescendo i mesoteliomi ambientali, quelli causati da un’eposizione all’amianto che non è lavorativa. Troppi sono ancora i siti contaminati e per questo l’Ona ha realizzato anche l’App per segnalarli.