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Memoria: superare la “sindrome di Dory” del pesciolino Nemo

memoria
uomo fa i cruciverba su una panchina


Memoria: l’adesione a comportamenti di stile di vita sani ed alcuni esercizi possono aiutare a migliorarla. Scopriamo qualche utile trucco.

Memoria: la sindrome di Dory del pesciolino Nemo

Memoria che dramma! Ricordate Dory la pesciolina smemorata del cartoon “Alla scoperta di Nemo”? Chi non ha sperimentato almeno una volta un vuoto di memoria? Perché dimentichiamo le cose? Qualche strategia può aiutarci.

Memoria e gene APOE4

I fattori che influenzano la memoria includono l’invecchiamento, il genotipo APOE4 (che predispone all’Alzheimer) e le malattie croniche. Ed è su questi fattori che si concentra la maggior parte della ricerca.
Eppure, c’è un nesso evidente fra uno stile di vita sano e il rischio genetico.

A sostenerlo, uno studio condotto da Jianping Jia, MD, PhD, dell’Innovation Center for Neurological Disorders e del Dipartimento di Neurologia, Xuan Wu Hospital, Capital Medical University, Pechino, Cina, fra il 2009 e il 2019.
I ricercatori hanno scoperto che una dieta sana, l’attività cognitiva, l’esercizio fisico regolare, l’astensione da fumo e alcol sono significativamente legati al rallentamento del declino cognitivo, indipendentemente dal gene APOE4.

Caratteristiche dello studio sulla memoria

Lo studio longitudinale, noto come China Cognition and Aging Study, ha considerato il rischio genetico e i fattori dello stile di vita. I partecipanti sono stati valutati e sottoposti a diversi test neuropsicologici per tutta la durata dello stesso.

Hanno partecipato 29.072 soggetti la cui età media era di 72,23 anni. Il 48,54% erano donne e il 20,43% portatori di APOE4, con funzione cognitiva normale al basale.
Coloro i quali hanno manifestato un lieve deterioramento cognitivo (MCI) o demenza durante la diagnosi sono stati esclusi.
Risultato?

Lo stile di vita influenza la memoria

Dai dati è emerso che lo stile di vita svolge un ruolo importante nella memoria.
A migliorarla alcuni fattori quali:
Alimentazione soprattutto a base vegetale: meglio preferire una dieta ben bilanciata a basso contenuto di grassi, a basso contenuto di colesterolo e ricca di antiossidanti. Sì a noci, frutta (specialmente bacche), verdure, cioccolato, erbe e spezie;
Attività cognitive (scrivere, leggere, giocare a carte, mahjong, cruciverba, altri hobby): queste attività potrebbero aiutare a prevenire una certa perdita di memoria;
Contatto sociale: l’interazione sociale aiuta a scongiurare la depressione, lo stress e la noia. Tutto fattori che possono contribuire alla perdita di memoria;

Esercizio fisico: aumenta il flusso sanguigno a tutto il corpo, compreso il cervello;
Meditazione: alcuni tipi di meditazione sono incentrate proprio sul miglioramento della memoria.

Fattori che danneggiano la memoria

Essi includono:
Fumo (attuale, precedente); Consumo di alcol;
Sonno: non dormire abbastanza è stato collegato alla perdita di memoria. Gli adulti dovrebbero dormire da 7 a 9 ore a notte su base regolare;
Noia: il cervello vuole imparare cose nuove! Quando è passivo, ha la tendenza ad atrofizzarsi. Pertanto, le attività sedentarie e relativamente passive, come stare seduti davanti a una TV per ore al giorno, possono essere dannose per la salute del cervello nel tempo.

Consigli per migliorare la memoria

Organizzazione: sarebbe opportuno tenere traccia di attività, appuntamenti e altri eventi in un’agenda, un calendario o un pianificatore elettronico. Importante tenere aggiornati gli elenchi delle cose da fare e spuntare gli elementi portati a termine;
Aumentare la difficoltà: scrivere delle liste sempre più complesse e cercare di ricordare quante più cose riporta la stessa. Questo è un ottimo esercizio di stimolazione mentale;
Limitare le distrazioni: non fare troppe cose contemporaneamente!
Evitare le cose ripetitive: il cervello funziona attraverso le associazioni, (per questo è più facile memorizzare le canzoni che cercare di ricordare le stesse parole senza musica). Meglio coinvolgere più sensi e fare le nostre azioni quotidiane seguendo un ordine inverso, così da stimolare l’attenzione;
Imparare uno strumento musicale: le attività musicali (come suonare uno strumento musicale, cantare in un coro o prendere lezioni di pianoforte) hanno mostrato una particolare promessa per un sano invecchiamento del cervello, anche se la ricerca è limitata;

Evitare l’esposizione ad agenti patogeni quali l’amianto.

Gene APOE4 peggiora la situazione

Per tornare allo studio, come prevedibile, il declino della memoria si è verificato più rapidamente nei portatori APOE4 rispetto ai portatori non APOE4.
Ma i vettori APOE4 con stili di vita sani hanno mostrato un declino della memoria più lento.

Limiti dello studio

Tra i limiti dello studio ammessi dai ricercatori, il suo disegno osservazionale e il potenziale di errori di misurazione, a causa dell’auto-reporting dei fattori dello stile di vita.
Inoltre, alcuni partecipanti non sono tornati per le valutazioni di follow-up, portando a potenziali pregiudizi di selezione.

Importanza dello studio

Lo studio, al di là dei suoi limiti, è importante perché “fornisce la prova che questi effetti includono anche gli individui con l’allele APOE4″.
La ricerca futura sulla prevenzione “dovrebbe esaminare una gamma più ampia di possibili fattori di rischio” e dovrebbe anche “identificare esposizioni specifiche associate al rischio maggiore, considerando anche la soglia di rischio e l’età di esposizione per ciascuno”.– concludono gli autori.

Fonti

The BMJ

Malattia da amianto, risarcito ex operaio comunale

medici in sala operatoria
medici in sala operatoria

Un ex operaio del Comune di San Giovanni Teatino (Chieti), ha ottenuto un risarcimento per aver contratto una malattia da amianto. Qualche giorno fa, infatti, il tribunale di Chieti ha condannato il Comune a pagare 14mila euro all’uomo per pachipleurite. Si tratta di un ispessimento della pleura per la quale il lavoratore ha subito una decorticazione, un intervento al polmone.

Malattia da amianto, condannato Comune di San Giovanni Teatino

Per la precisione l’amministrazione comunale dovrà risarcire per la malattia professionale 14.709,78 euro, e pagare anche 5.506,50 euro di spese legali. Secondo il giudice non avrebbe adottato le misure necessarie per scongiurare l’esposizione alle fibre killer.

Mai forniti dispositivi di protezione

Come riporta Chietitoday.it, “il Comune di San Giovanni Teatino – si legge nella sentenza – non ha adottato alcuna misura idonea ad impedire o a ridurre l’esposizione alle polveri contenenti fibre di amianto. Non ha dotato il ricorrente di dispositivi di protezione individuale idonei a ridurre i rischi da inalazione delle suddette polveri. E non ha formato il ricorrente in merito alle precauzioni da adottare per limitare i rischi da contatto con polveri contenenti fibre di amianto, pur essendo consapevole del possibile contatto del ricorrente con tali polveri estremamente nocive per la salute”.

La battaglia dell’Ona

La cancerogenicità dell’amianto si conosce dagli anni ’60, quando ben due studi scientifici lo hanno dimostrato. Ma la sua pericolosità è nota già dai primi del ’900. Eppure le aziende hanno continuato ad utilizzarlo fino al 1992, anno della sua messa al bando per legge. In questi decenni un numero enorme di lavoratori sono stati esposti.

Molti si sono ammalati e tanti non ce l’hanno fatta. Il numero delle vittime, però, continuerà, perché il tempo di latenza tra l’esposizione e la manifestazione della malattia può arrivare anche a 40 – 50 anni. Lo spiega bene il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, nella sua ultima pubblicazione: “Il libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022”. E lo dimostrano i casi di mesotelioma che crescono ogni anno e vengono registrati dal VII rapporto ReNaM dell’INAIL. Secondo una stima Ona sono 7mila le vittime dell’amianto ogni anno.

Per risolvere il problema l’unica soluzione è quello di bonificare. Per questo l’Ona ha realizzato anche una App per segnalare i siti contaminati, che purtroppo sono ancora tanti in tutta Italia.

Malattia da amianto, operaio esposto in più situazioni

Anche l’operaio di San Giovanni Teatino era stato esposto all’amianto in più occasioni durante il periodo lavorativo. Il magazzino dove riponevano gli oggetti e lo spogliatoio avevano una copertura in amianto. In alcuni casi installò personalmente tetti in eternit in alcuni edifici. Non fu mai informato dei rischi né dotato di dispositivi di protezione adeguati.

Amianto in Calabria: la rabbia dei testimoni inermi

Amianto Calabria
amianto carbonizzato a bordo strada in Calabria

La situazione dell’amianto in Calabria continua a fare rumore. Nonostante i tentativi di stilare e attuare un piano definito, come affermato dall’ingegnere Infusini, tutto tace. Questo crea una forte indignazione, soprattutto tra chi ha visto morire i propri cari in un battito di ciglia, a causa dell’amianto. Un grido di rabbia verso le istituzioni. Un grido di dolore per le vite spezzate. Un grido di battaglia per dare forza a chi vive ogni giorno queste tragedie. A dare una visione ampia e d’impatto della situazione è Massimo Alampi, coordinatore dell’ONA Reggio Calabria, che ci racconta la sua esperienza personale con il mesotelioma.

Amianto, Massimo Alampi: “Ho perso mio padre”

«Tutti sanno quanto l’amianto sia tossico e nocivo, ma nessuno fa niente per avviare una bonifica», ci racconta Massimo Alampi. «Recentemente, mentre camminavo per la città, ho trovato una serie di rifiuti bruciati e sotto c’erano tubi di amianto. Con il calore, il rischio di dispersione nell’ambiente aumenta, inquinando l’aria e i polmoni delle persone».

Qual è la situazione “amianto” a Reggio Calabria?

Secondo la testimonianza di Massimo, a Reggio Calabria sono “all’anno zero” per la questione amianto. Oltre le leggi nazionali, che ci sono dal 1992, la Calabria è dotata di un piano regionale chiamato PRAC. Al suo interno c’è una serie di prescrizioni che dicono passo passo cosa fare. In primo luogo bisogna fare la mappatura georeferenziata aggiornata. L’ultima a Reggio risale al 2016. Poi si deve applicare il piano comunale.

«Il rischio, ed è già successo, è che senza mappatura chiunque decida di togliere l’amianto dal proprio edificio e buttarlo in giro, provocando danni ambientali e alle persone, non può essere rintracciato. Secondo l’ultimo report, sicuramente sottostimato, su Raggio Calabria abbiamo circa 30 ettari. Può capitare che alcuni edifici abbiano il tetto con uno strato di eternit sotto, ricoperto poi da lamiere, che lo rende occultato e non percepibile. Esiste anche la manutenzione dell’amianto, infatti se non è ammalorato, basta incapsularlo con delle vernici particolari».

Quindi non c’è stata alcuna manovra per la questione?

«Assolutamente nulla. Solo nel 2014 è stato fatto un piccolo censimento. La mossa è stata giusta, ma si è fermato tutto. È stato fatto il primo passo, ma non i successivi».

Che impatto ha avuto l’amianto sulla sua vita privata?

«Ho perso mio padre, è stato devastante. Nessuno l’ha mai chiamato, nonostante fosse un esposto riconosciuto dall’INAIL, nessuno gli ha mai consigliato di fare sorveglianza sanitaria. Ci siamo trovati con i primi sintomi e nel giro di 5 mesi è morto a causa del mesotelioma pleurico – racconta Massimo –. Io ricordo che è stato ricoverato in ben due ospedali di Reggio. Decine di analisi e non risultava nulla. Poi è stato trasferito a Messina e, dopo aver ripetuto le analisi, eseguito toracentesi e talcaggio, il medico mi ha rivolto una domanda che nessuno aveva posto prima: “Suo padre dove lavorava?”. Domanda lecita, visto che durante l’intervento ha trovato i polmoni pieni di amianto e la biopsia ha poi rivelato il mesotelioma pleurico sarcomatoide maligno. Chiedendo che tipo di terapia si potesse iniziare per combattere la malattia, il medico ha risposto semplicemente la terapia dell’accompagno», afferma con una forte commozione.

Com’è entrato in contatto con l’ONA?

Non sapendo nulla sull’amianto, il giorno che suo padre è morto ha cercato sul web “mesotelioma pleurico” ed è comparso l’Avv. Ezio Bonanni. L’ha contattato, iniziando il percorso per avere i riconoscimenti dovuti. «Si è creato un legame così forte da ritrovarmi un giorno una mail con la nomina di coordinatore dell’Osservatorio di Reggio Calabria – ci dice Massimo –. Onestamente, io faccio il volontario, faccio quello di cui avevo bisogno io nel 2016, quando non ho trovato nessuno che potesse indirizzarmi».

Cosa fate per i parenti e le vittime di amianto in Calabria?

«L’unica cosa che possiamo fare è solo informazione a 360°, soprattutto utilizzando i canali social. Purtroppo, un coordinatore qui su Reggio, volendo andare oltre utilizzando le leggi vigenti, il piano regionale e altro, ha un po’ le mani legate. Dove ci sono le criticità cerco di dare quello che so. Qui su Reggio Calabria il discorso amianto” è tabù».

Cosa direbbe alle autorità sull’amianto in Calabria?

«La minaccia dell’amianto non è solo mia, ma di tutti, compresi gli amministratori. Loro hanno l’obbligo morale, si parla di salute pubblica, non di un fatto privato». Massimo ha spiegato molte volte alla Commissione Ambiente i passi da compiere e la sequenza da sviluppare. Ha sottolineato in numerose occasioni che si tratta di un problema di tutti. «Ricevo tanti sì, ma nessuno si muove. Avevo proposto l’apertura di uno sportello amianto comunale, gestito da dipendenti del comune, ma niente». Al bando del 2020 per i fondi per la bonifica degli edifici, circa 43 milioni di euro, Reggio non ha pertecipato. «Alcuni hanno affermato che i fondi erano solo per rimuovere l’amianto, e non per ricostruire i tetti. Perciò l’amministrazione avrebbe dovuto mettere i soldi. Il problema è che i politici vogliono la primogenitura e in questo caso non converrebbe. Quando si tratta di amianto, nessuno vuole metterci il nome».

Amianto in Calabria: intervento dell’Avv. Bonanni

Amianto ad Aprilia, aggiornamenti ex Freddindustria – VIDEO

ex freddindustria Aprilia
ex freddindustria Aprilia

I vigili del fuoco hanno spento l’incendio all’ex Freddindustria di Aprilia di ieri pomeriggio, 1 febbraio 2023, soltanto verso le 21 della stessa giornata. Grande è la preoccupazione della popolazione, anche dopo l’allarme lanciato dall’Ona della possibile presenza di amianto nell’area che comprendeva anche la ex dogana.

Incendio Aprilia, ex dipendente conferma presenza amianto

Oggi la presenza dell’asbesto nei capannoni del siti dismesso è stata confermata anche da un ex dipendente dell’azienda che questa mattina ha raggiunto, in via Enna, il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni.

Pietro Mililli ha spiegato all’Ona notiziario in una breve video intervista che alcuni capannoni avevano la copertura in amianto. Uno è stato demolito, negli altri l’asbesto sarebbe stato ricoperto da una guaina che, con il tempo si starebbe deteriorando.

Del resto molte sono state negli anni le domande per prepensionamento per esposizione ad amianto degli ex lavoratori della ex Freddindustria di Aprilia.

Ecco l’intervista:

Amianto nelle foto del 2020 e in una perizia

L’avvocato Bonanni anche durante l’intervista al TgR Lazio ha sottolineato come la presenza di amianto nel sito dismesso di Aprilia era stata segnalata alla Procura della Repubblica di Latina nel 2020, con un esposto correlato di documentazione fotografica. E ancora da una perizia presentata alla Corte di Appello di Roma nel corso di un procedimento del 2010.

Il presidente Ona ha quindi chiesto che venga accertata la presenza del minerale killer, a maggior ragione dopo l’incendio che si è sviluppato ieri. Poche fibre di asbesto possono, infatti, causare il mesotelioma, ma anche tanti altri tipi di tumore. I capannoni sono, ha continuato, anche a rischio crollo ed è necessaria una immediata messa in sicurezza.

Ieri, nel tardo pomeriggio, sono intervenuti i tecnici dell’Arpa Lazio per un primo sopralluogo. Questa mattina, in accordo con il sindaco, è stato deciso di installare il campionatore per il monitoraggio della qualità dell’aria. Si attendono ora i primi risultati, per i quali serviranno almeno 48 ore.

Segui il servizio del TgR Lazio:

Amianto in Calabria: una tragica vicenda

lastre amianto
lastre ondulate di amianto sopra un tetto

L’amianto in Calabria è uno dei tanti drammi di questo terribile cancerogeno del 3° millennio. Una vera piaga per l’umanità. In Calabria abbiamo una delle più gravi situazioni italiane. Questa sostanza è responsabile di numerose patologie dell’apparato respiratorio, in particolare il mesotelioma.

L’Osservatorio Nazionale Amianto da anni ormai porta avanti una lunga battaglia a favore delle vittime. Tuttavia, nonostante l’impegno e il riconoscimento dei gravi danni provocati dall’amianto, ci sono regioni che chiudono gli occhi e le orecchie di fronte alla questione.

I responsabili ONA Reggio Calabria, Massimo Alampi, e Cosenza, Giuseppe Infusini, stanno combattendo contro la “cecità” volontaria delle amministrazioni competenti. A partire da quella comunale, per arrivare a quella regionale, nessuno ai ranghi alti si degna di ascoltare le loro richieste. L’invio di mail certificate e contatti telefonici sono caduti nel vuoto, lasciando solo una desolata eco in mezzo ai morti causati dall’amianto e alle lacrime dei loro familiari.

Giuseppe Infusini: “Una missione per tutelare la salute”

«L’Associazione in Calabria è nata nel 2011 e nessuno di noi ha avuto a che fare con parenti colpiti da malattie legate all’amianto. Abbiamo sposato questa causa perché ci sono delle problematiche qui molto importanti. Abbiamo conosciuto delle persone che hanno avuto dei parenti o loro stessi colpiti da questa terribile malattia, il mesotelioma, ed è nato con questo grande scopo di natura morale e istituzionale, di dare supporto alle istituzioni e alla cittadinanza affinché questo problema venga consapevolizzato e gestito nella maniera adeguata», racconta l’ingegnere Giuseppe Infusini, presidente della sezione ONA Calabria.

Com’è entrato a far parte dell’ONA?

«Questa passione è nata sulla scia di una mia importante consulenza tecnica d’ufficio al tribunale di Castrovillari, che riguardava l’ex cementificio della Italcementi. Mi sono interessato a questa materia dal punto di vista scientifico. È stato anche il frutto di una caparbia iniziativa del mio compianto presidente. Era il 1° novembre del 2011. Lui volle contattare l’Osservatorio Nazionale Amianto perché aveva visto che in questa consulenza c’erano tanti aspetti tecnici, giuridici, scientifici, geologici ecc. Siamo andati a Siracusa per seguire un convegno dell’avvocato Ezio Bonanni e poi abbiamo istituito la sezione Calabria qui a Cosenza».

«Dopo è arrivato Massimo Alampi, che si occupa molto più dell’aspetto risarcitorio e ha contatti anche con lo studio Bonanni per eventuali casi particolari da seguire. È molto vicino alle persone che hanno proprio avuto vittime o sono state vittime dell’amianto. A Reggio c’è l’ex officina O.ME.CA, che riguardava la riparazione dei rotabili ferroviari, da cui abbiamo avuto il primo caso riconosciuto di mesotelioma da esposizione in ambiente lavorativo nelle ferrovie. Quindi è nato scientificamente».

«Noi abbiamo lo sportello provinciale qui a Cosenza dove accogliamo una serie di situazioni sia riguardanti persone che si avvicinano per capire come devono bonificare e a chi rivolgersi, sia persone che sono state affette da malattie da amianto da esposizione ambientale. La missione principale è rimuovere le fonti di esposizione, qualunque esse siano, perché sono in grado di liberare amianto e le persone predisposte, più fragili, non se ne accorgono al momento ma a distanza di anni viene fuori questa terribile malattia. Mi è capitato di vedere persone alla nostra associazione e non vederle più l’anno successivo. È terribile. Quando si viene colpiti dal mesotelioma l’aspettativa di vita è questa: da 1 a 2 anni».

La Regione Calabria non risponde sulla questione amianto

«Da quando ci siamo costituiti, non ho mai potuto parlare con le persone che sono a capo della Regione. Istituzionalmente, come ONA, non sono mai riuscito a parlare con il presidente. È una cosa vergognosa! Hanno a che fare con una istituzione, la nostra, che è di tipo scientifico. Noi possiamo dare un supporto alla Regione Calabria per avviare delle iniziative che la legge pone in capo alla Regione stessa e che poi devono essere anche trasferite ai Comuni per la parte di loro competenza».

«Sto cercando di avere un appuntamento con il presidente Occhiuto, che si mostra una persona aperta per quello che sta facendo in campo ambientale, pensavo che avesse uno spazio anche per l’amianto che alla Regione Calabria non c’è. Ho parlato con il Direttore Generale per proporre una convenzione gratuita con l’ONA, per avere la possibilità di rendere validi sotto tutti gli aspetti i documenti prodotti. Ho proposto anche una serie di attività che avrebbero messo a regime a breve e lungo termine la situazione con costi contenuti. In tutto questo, la Regione deve mettere in campo le risorse per i privati, secondo quanto previsto dalla legge regionale e dal PRAC (Piano Regionale Amianto Calabria), decaduto l’8 maggio 2022 quindi siamo in un periodo di vuoto normativo. Questo è un passo importante per avviare le bonifiche».

«Il vero problema è l’assenza di un protocollo ben delineato che dia indicazioni ai sindaci su come muoversi. Quello che ho proposto è un protocollo valido, già attuato in alcuni comuni in collaborazione con sindaci consapevoli della problematica. Si tratta di aspetti che vanno curati e che va fatto con una delibera di giunta e con uno schema, come il PRAC».

PRAC non aggiornato: perché questa grossa mancanza?

«Il PRAC è stato stilato nel 2016 e pubblicato sul Bur nel 2017. A oggi non ci sono stati aggiornamenti. Non voglio usare parole grosse, non voglio dire che sono ignoranti, perché non è così. La situazione nella Regione Calabria deve essere regolata, ci potrebbero così essere anche i motivi di una denuncia per mancanza di atti d’ufficio. Il PRAC è un obbligo di legge, ma passano inosservati anche a livello comunale. Il PRAC ha durata quinquennale e va aggiornato ogni due anni».

«Qui è stato fatto alla svelta per far approvare il piano di gestione dei rifiuti perché devono essere approvati insieme. Il PRAC è molto carente, lo sapevamo, ma eravamo fiduciosi sull’aggiornamento. Sfortunatamente abbiamo avuto in Regione quasi due anni di stasi, per il decesso della presidente Santelli, e da lì poi il cambio di tutti i dirigenti. Se non c’è un progetto politico, non si muove nulla. Il problema ambientale in Calabria è sempre esistito. Ho proposto di aprire uno sportello regionale amianto, avere una persona fisica che dia informazioni, ma non si riesce».

La questione amianto in Calabria è lontana dalla soluzione

«La questione del PRAC è irresponsabile, immorale. Uno strumento che deve governare il territorio e deve dare direttive buone non c’è, è decaduto. Senza Il PRAC, i censimenti, le mappature e tutti i passi necessari, i Comuni non hanno diritto a concorrere per i fondi per le bonifiche. In Calabria i 43 milioni di euro sono stati persi con un’inettitudine spaventosa. Ci sono stati due bandi, noi abbiamo insistito affinché venisse divulgato il più possibile e pochi Comuni hanno partecipato. La Regione ha avuto tempo per promulgare questa iniziativa, ma si è andati oltre la scadenza e i soldi si sono persi. È un grave danno, non tanto economico, quanto di salute».

Non si tratta di un danno solo in ambito lavorativo…

«Il fatto che aumentano i casi di mesotelioma di origine ambientale, quindi non c’è stata esposizione sul posto di lavoro, è gravissimo. Noi dobbiamo fare in modo che bisogna rimuovere le fonti, perché oggi i bambini, i giovani che vivono dove l’amianto è presente corrono un rischio concreto. Credo che la collaborazione con le istituzioni sia fondamentale, perciò io chiedo di essere ricevuto dal presidente Occhiuto. Un’altra iniziativa che ho proposto è una conferenza di sindaci per redigere un documento per la Regione. Tutte le Regioni hanno fatto un telerilevamento ma non tutti i Comuni della Calabria lo sanno. Solo il 30% dei Comuni sono andati in Regione a prendere la pen drive con la mappatura in cui le coperture in amianto sono perimetrate in giallo. Con il telerilevamento e il censimento si può vedere l’amianto “mancante”, smaltito illecitamente, ma con la mancanza di un piano diventa tutto inutile».

«Oltre il censimento, bisognerebbe fare anche il monitoraggio e la valutazione dei rischi per dare un ordine di priorità. Se un edificio pieno di amianto si deteriora in un centro abitato, i rischi sono sicuramente maggiori rispetto a un edificio nelle stesse condizioni in aperta campagna, perché aumenta l’indice di esposizione. La stima del rischio infatti viene proprio da due parametri: lo stato del materiale e il contesto. La Regione è obbligata per legge nazionale a effettuare la ricerca di tutti quegli edifici industriali abbandonati e fare una graduatoria di rischio. Grazie ad alcuni fondi regionali, abbiamo portato avanti un progetto con le scuole per sensibilizzare sull’argomento. I giovani ci hanno dato molta soddisfazione, sono molto più attenti».

Amianto in Calabria, Avv. Bonanni: “Chiediamo bonifica”

«Questo dramma dell’amianto in Calabria è stato trasfuso anche nelle aule dei tribunali. In sede penale e in sede civile e ancora in sede previdenziale. Naturalmente noi abbiamo chiesto e chiediamo la bonifica integrale e totale dei luoghi di lavoro e dei luoghi di vita. Paghiamo ancora le vecchie esposizioni, che provocano ancora traumi, malattie e morte. Finché non ci sarà la bonifica e ci saranno nuove esposizioni, ci saranno purtroppo nuove malattie e nuovi decessi nei prossimi 30, 40 e 50 anni visti i lunghi tempi di latenza».