21.1 C
Rome
mercoledì, Agosto 5, 2026
Home Blog Page 223

Amianto nella ex Majorca, la regina della notte di Codogno

foto di una palazzina nel verde, con tetto di amianto Majorca
foto di una palazzina nel verde, con tetto di amianto Majorca

Amianto nella ex Majorca, la discoteca di Codogno, in provincia di Lodi, ormai abbandonata. La presenza di asbesto negli edifici costruiti prima del 1992, anno della messa al bando, viene alla luce quasi sempre quando si parla di grandi siti dismessi.

Ex Majorca, coperture in amianto nel sito dismesso

Questi diventano di interesse per chi vi abita vicino, alle prese con i problemi di degrado, di incuria, della presenza di animali. È il caso di questo locale famosissimo negli anni ’60 e ’70 che ha visto sul palco personaggi come Francesco De Gregori, Lucio Dalla, Claudio Baglioni, Patty Pravo. E ancora Lucio Battisti, i Pooh e tanti altri.

La copertura della ex Majorca è in amianto, ma ad oggi, nel 2023, ancora non è stato bonificato. Un ritardo enorme, considerando che la legge che ha vietato l’uso di questo minerale è del 1992, perchè cancerogeno. Sono passati oltre 30 anni, ma l’asbesto è ancora lì.

Ex Majorca: il progetto di riqualificazione

Diversi sono stati i progetti che hanno interessato l’area abbandonata, ma poi nulla se ne è più fatto. Adesso sembra che al suo posto potrebbe sorgere un supermercato. I negozianti della zona sono preoccupati delle dimensioni del centro e per questo, come riporta ilgiorno.it, hanno incontrato il sindaco Francesco Passerini e l’assessore all’Urbanistica Giovanni Bolduri. Quello che l’amministrazione ha voluto sottolineare è che non si tratta di un centro commerciale. L’area potrebbe, invece, ospitare due negozi di 600 mq che non si occuperanno di ristorazione. È previsto anche un ampio bar.

L’immobile, che ha ospitato per decenni la “regina della notte”, sarà abbattuto e al suo posto sorgerà anche un parcheggio da 265 posti auto con alberature.

Nei lavori è compresa la rimozione dell’amianto

A parlare di amianto è proprio il primo cittadino mentre cerca di far capire che si tratta di un’area privata e che il Comune, quindi, non può entrare nel merito del progetto. Può sicuramente chiedere opere compensative, ma ha fatto presente che i lavori permetteranno di rimuovere e smaltire tutti i materiali in amianto. Smaltimento che spetta naturalmente al privato, ma che essendo un problema di salute pubblica dovrebbe in caso non fosse prevista bonifica, essere preso in carico dall’amministrazione.

Ex Majorca, problema per la salute dei cittadini

L’Osservatorio nazionale amianto insiste da tempo sull’importanza della rimozione. Il cemento amianto, con cui sono stati realizzate le coperture della ex discoteca, con il tempo si deteriora. Il cemento perde la sua forza aggrappante e non riesce più a trattenere le fibre. Queste, se inalate, possono essere estremamente dannose per la salute. Causano, infatti, malattie quali il mesotelioma, ma anche il tumore del polmone e altri tipi di neoplasie. Così come l’asbestosi e le placche pleuriche.

Il presidente Ona, l’avvocato Ezio Bonanni, avverte che non c’è una soglia minima di esposizione sotto la quale si possa stare tranquilli. Per questo la bonifica è l’unica soluzione per evitare nuove esposizioni e nuove vittime che l’Ona stima di circa 7mila per il 2022. I mesoteliomi sono conteggiati dall’Inail nel VII rapporto ReNaM, ma i dati sono sottostimati e non aggiornati. Per conoscere i danni provocati dall’asbesto e come difendersi è possibile consultare l’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”. L’Ona ha realizzato anche una App per la segnalazione dei siti contaminati. Tantissimi sono, ancora, infatti, quelli non mappati.

Endometriosi, 27 marzo giornata mondiale

endometriosi, immagine illustrativa del filo spinato nella pancia
endometriosi, immagine illustrativa del filo spinato nella pancia

Il 27 marzo 2023 è la Giornata mondiale dell’Endometriosi. Questa malattia è di natura cronica e caratterizzata da tessuto simile a quello dell’endometrio (il rivestimento della parete dell’utero) in sedi diverse. Influenzato dagli ormoni – estrogeni, testosterone e progesterone – il tessuto prolifera provocando noduli, aderenze e cicatrizzazioni, con conseguente risposta infiammatoria.

Quando si parla di endometriosi spesso si pensa ad una malattia di esclusiva pertinenza ginecologica. In realtà si tratta di una patologia infiammatoria progressiva che non riguarda il solo apparato riproduttivo e che, pertanto, richiede una valutazione e un approccio multidisciplinare” – spiega Alice Odv, Associazione Lotta Italiana per la Consapevolezza sull’Endometriosi.

L’associazione per il mese di marzo ha lanciato la campagna “Facciamo luce sull’endometriosi” rivolta alle amministrazioni locali perché illuminino di giallo alcuni edifici o monumenti nella giornata del 27 marzo. La campagna è nata per sensibilizzare la popolazione su questa patologia.

Circa 3 milioni – si stima – sono le persone affette da endometriosi grave in Italia.

Endometriosi, di cosa si tratta e come si cura

L’endometriosi segue la classificazione in pelvica ed extra-pelvica in base quale sia la sua localizzazione. La patologia può infatti interessare diverse sedi quali: ovaie, tube, cervice uterina, vagina, legamenti larghi dell’utero; vescica, ureteri, reni, legamenti uterosacrali, peritoneo, intestino, colon, retto; nonché, anche se con minore frequenza, organi come fegato, polmoni, diaframma, pleure e pericardio.

Può essere una patologia molto invalidante e la gravità dei sintomi non necessariamente è legata all’estensione della malattia. Può essere asintomatica, come dare forti dolori causati da cicatrizzazione e infiammazione.

La diagnosi è difficile e può avvenire anche dopo 5-7 anni di sofferenza. Campanelli d’allarme però devono essere:

  • dismenorrea;
  • dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali);
  • dolore pelvico, lombare o rettale;
  • problemi intestinali o urologici (es. dolore o difficoltà durante la minzione);
  • dischezia (dolore e/o difficoltà durante la defecazione);
  • difficoltà nel concepimento;
  • stanchezza cronica.

L’endometriosi – spiega ancora Alice Odv – spesso coesiste con altre condizioni tra cui: malattia infiammatoria pelvica, sindrome dell’intestino irritabile, cistite interstiziale, vulvodinia, fibromialgia e malattie autoimmuni“.

Importante anche l’impatto psicologico dell’endometriosi. “Colpisce l’identità in tutte le sue dimensioni; individuale, relazionale, sessuale, sociale e psicologica. Il dolore cronico e le conseguenze dell’endometriosi possono avere un impatto significativo sulla qualità di vita e sul benessere mentale, emotivo e relazionale della persona affetta. In particolar modo le persone che soffrono di endometriosi possono riportare alti livelli di ansia, sbalzi d’umore, depressione, limitazioni nelle attività sociali e lavorative, difficoltà relazionali e di adattamento. La malattia può inoltre creare problematiche legate alla propria immagine e al conseguente crollo dell’autostima. Di fondamentale importanza è un approccio specialistico integrato, ginecologico e psicologico“.

Sabato 25 marzo la marcia della consapevolezza

In aggiunta alla giornata mondiale, sabato 25 marzo si terrà anche una marcia mondiale. Si chiama Worldwide Endomarch ed è la più grande manifestazione al mondo per i diritti delle persone con endometriosi.

L’appuntamento è a Roma con la marcia non competitiva, con centinaia di pazienti e familiari, amici, medici e associazioni per sensibilizzare l’opinione pubblica. Perché per i pazienti affetti da questa malattia non ci sono ancora tutele. Lo scopo è queindi quello di aiutarli nella lotta per un’uguaglianza dell’assistenza sanitaria per l’endometriosi. Ci si può registrare per dare sostegno. Si tratta della decima edizione e gli hashtag scelti sono #GoYellowForChange, #wwendomachX10 e #Romax10.

endometriosi campagna

Paola, case dei ferrovieri abbandonate e piene di amianto

Paola
amianto

Luoghi dimenticati, lasciati nell’incuria, contaminati di agenti cancerogeni di cui si preoccupa soltanto chi ci abita. A Paola, in provincia di Caserta, c’è un altro sito contaminato dall’amianto. E i residenti sono soli davanti a questo problema che mette a rischio la loro salute e quella dei loro figli.

Paola, i residenti in Comune per chiedere la bonifica

Negli anni tante segnalazioni sono state presentate e tante le proteste e le richieste di una soluzione che tutelasse loro e l’ambiente. Purtroppo, ancora oggi nulla si è mosso. I cittadini, esasperati, sono tornati, così in Comune a chiedere la bonifica dell’area.

Si tratta di 14 abitazioni acquistate in blocco da un privato. Immobili prima abitati da ferrovieri, che sono ora disabitate e ricettacolo di rifiuti di ogni tipo oltre l’amianto, di sporcizia, di animali e anche di disperati che li utilizzano come rifugio notturno. Tra le lastre di eternit abbandonate e ammalorate che rilasciano fibre che avranno conseguenze devastanti su chi le respira.

L’ordinanza del sindaco è rimasta lettera morta

Tempo fa il sindaco Giovanni Politano ha emesso un’ordinanza per costringere il privato a bonificare. Spetta infatti alla nuova proprietà chiamare la Asl, perché effettui un sopralluogo e accerti lo stato del cemento amianto. Se è deteriorato, come sembra, va rimosso immediatamente da una ditta specializzata. La sicurezza in questo tipo di lavoro è, infatti, fondamentale. Gli operai devono per legge indossare dispositivi di protezione come mascherine e tute usa e getta, per evitare esposizioni. Il materiale deve, infine, essere trasportato in sicurezza fino a una discarica adatta a questo speciale rifiuto.

I nuovi proprietari non si sono mossi neanche davanti al provvedimento dell’amministrazione. Ora quest’ultima potrebbe denunciare per mancata esecuzione. E, in caso estremo, anche confiscare la zona per intervenire autonomamente.

Le Ferrovie vendettero in blocco le 14 case

La vicenda nasce una decina di anni fa, quando le Ferrovie hanno venduto 14 abitazioni. Un privato le ha acquistate tutte in blocco. I familiari che le abitavano, infatti, non sono riusciti a riscattarle. Non sono state però né vendute, né è stato effettuato alcun lavoro di manutenzione. Sono rimaste così, nell’abbandono totale, sommerse dall’erba, dall’asbesto e anche dalle traversine delle ferrovie. Le travi di legno a cui vengono montati i binari.

Traversine che pure potrebbero essere molto pericolose. Perché solitamente, per un lungo periodo, sono state intrise di olio creosoto. Un altro cancerogeno, che se bruciato, può causare gravi danni alla salute.

Paola, uno dei numerosi siti contaminati

Come l’amianto, che com’è ormai noto, anche ai residenti di Paola, può provocare il mesotelioma, ma anche altri tumori, del polmone, della laringe, della faringe, del colon e delle ovaie. Nonostante i numeri delle vittime riportati dal VII rapporto ReNaM tenga conto soltanto dei mesoteliomi, l’Osservatorio nazionale amianto stima un numero molto più alto. Almeno 7mila morti l’anno in Italia.

aPer un mancato rispetto della vita degli operai in passato e dell’ambiente oggi, l’asbesto ha causato davvero danni incalcolabili. È ora necessario intervenire con le bonifiche. Per questo l’Ona ha realizzato anche una App per segnalare i siti contaminati. Le abitazioni di Paola fanno parte di questi. Il presidente dell’Ona, l’avvocato Ezio Bonanni, ne ha stimati almeno un milione in tutta la Penisola.

San Giovanni Teatino, 550 coperture in amianto

coperture amianto, san Giovanni
coperture amianto, san Giovanni

Nel Comune di San Giovanni Teatino, in provincia di Chieti, la mappatura aggiornata ha conteggiato 550 coperture in amianto. Le ondine in eternit sono grandi da un minimo di 2 mq a un massimo di 9900 mq. In totale si parla di 204.849 mq. I dati sono quelli relativi all’ultima indagine commissionata dall’amministrazione alla ResGea Geomatic Solutions di Pescara.

Coperture amianto vicino a scuole e campi sportivi

I siti contaminati che preoccupano maggiormente sono quelli più grandi e che si trovano in zone popolate, o addirittura vicino ad edifici scolastici e campi sportivi.

Durante la conferenza stampa di oggi del capogruppo in consiglio regionale del Partito democratico Silvio Paolucci, dal segretario di circolo Domenico Di Michele e da Giuseppe Visco del coordinamento cittadino, sono stati citati alcuni immobili critici.

Quelli più importanti sono l’ex Saf e l’ex Palaghiaccio, dove l’incuria è massima. Anche gli altri siti e micrositi vanno tenuti sotto controllo e bonificati. Il circolo del Pd chiede, infatti, al sindaco Clemente di attuare il piano per lo smaltimento amianto, perché si tratta di “un’emergenza”.

In particolare, per quanto riguarda l’ex Saf la zona è contaminata anche da altri fattori inquinanti. Tanto che l’area è inserita nell’anagrafe dell’Arta, relativa ai siti potenzialmente contaminati.

Le bonifiche sono in forte ritardo

Mentre il Pd si scaglia contro questa amministrazione e la precedente perché poco avrebbe fatto in tema di rimozioni, è bene ricordare come, purtroppo, in tante zone d’Italia le bonifiche sono in forte ritardo. Sono ancora tante le scuole e anche gli ospedali con materiali in amianto. Eppure ormai è nota a tutti la sua cancerogenicità. L’asbesto causa, infatti, il mesotelioma, il tumore del polmone, ma anche altre neoplasie. Come pure, ovviamente, l’asbestosi e tutta una serie di patologie asbesto correlate.

Coperture eternit, uno degli usi più diffusi dell’amianto

L’Inail registra soltanto il numero dei casi di mesotelioma, nel VII rapporto ReNaM, ma oltre ad essere incompleto, non tiene conto delle altre malattie. Soltanto negli ultimi anni c’è una stima anche di queste ultime. L’Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, che da anni si occupano del fenomeno, crede che siano 7mila circa i morti per amianto ogni anno in Italia.

Una cifra destinata a salire, perché il picco delle patologie è previsto tra il 2025 e il 2030. Le malattie si manifestano, infatti, 30-40 anche 50 anni dopo l’esposizione e l’amianto è stato messo al bando soltanto nel 1992. Il presidente Ona lo spiega bene ne: “Il libro bianco per le morti da amianto in Italia – ed. 2022”. Per contribuire alla mappatura, che almeno a San Giovanni Teatino è stata effettuata, è possibile utilizzare l’App dell’Ona.

Niente amianto nel tunnel della Maddalena, salvi i lavori

tunnel della Maddalena
I punti di monitoraggio dell'Arpa Piemonte esterni al tunnel della Maddalena

Dopo i controlli nel tunnel della Maddalena sembra che tutto sia a posto. Non c’è presenza di amianto, né di altre sostanze nocive per la salute, né criticità per la sicurezza.

La comunicazione arriva direttamente dalla Regione Piemonte e in particolare, dall’assessore all’Ambiente Matteo Marnati che ha spiegato a che punto è l’avanzamento della Torino-Lione, durante il question time in Consiglio regionale.

Tunnel Maddalena, attivi tutti i disposititvi di controllo

“Tutti i dispositivi di controllo necessari sono stati attivati – ha detto Marnati – e su richiesta di Arpa sono stati effettuati ulteriori sondaggi in corrispondenza delle nicchie per escludere la presenza di fibre d’amianto. Sondaggi che ne hanno confermato l’assenza, così come è avvenuto durante lo scavo del cunicolo”.

L’Arpa ha effettuato verifiche ambientali inerenti l’asbesto dunque, ma anche emissioni acustiche, acque sotterranee e superficiali, fauna, vegetazione e suolo.

Tunnel della Maddalena, non esistono criticità per la salute

“Inoltre, con l’utilizzo innovativo di un robot che ha lavorato a Chiomonte tra aprile e ottobre 2022 nell’ultimo tratto di 3 chilometri, è stato certificato che non esistono criticità per la salute ed è stata verificata la salubrità dell’ambiente interno della galleria. L’avanzamento delle nicchie è pienamente in linea con le previsioni di avvio dello scavo del tunnel di base, alla fine del 2023, con 14 nicchie terminate sulle 22 previste dal progetto esecutivo. Il costo di realizzazione delle nicchie si è mantenuto in linea con le previsioni del costo certificato”.

La Torino – Lione sito di interesse strategico nazionale

Nei giorni scorsi, in effetti, alcune testate giornalistiche avevano paventato la possibilità di problemi all’interno del tunnel. Come pure ritardi dei lavori del maggior cantiere italiano della Torino-Lione che è un sito d’interesse strategico nazionale. Gli operai hanno completato la galleria geognostica del tunnel della Maddalena a febbraio 2017. È necessaria a conoscere la struttura della montagna in cui passerà la nuova linea, ed è la via d’accesso italiana al cantiere del tunnel di base.

La ferrovia Torino – Lione, conosciuta anche come Tav, è un’infrastruttura, ideata a partire dagli anni ’90 e in fase di progettazione e realizzazione dagli inizi degli anni 2000. Dal 2005 è parte del programma di reti transeuropee TEN-T, che consiste in una linea ferroviaria internazionale di 235 km, dedicata al trasporto di merci e persone fra Torino (Italia) e Lione (Francia). Affiancherà, con caratteristiche più avanzate, la linea esistente che transita attraverso il traforo ferroviario del Frejus.

Nonostante Tav significa treno ad alta velocità, nel tempo la linea ferroviaria ha perso questa caratteristica. Oggi, infatti, l’Unione europea riconosce come tale soltanto le infrastrutture che consentono una velocità pari o superiore di 250 km/h. Invece sulla tratta viaggeranno treni che raggiungeranno al massimo i 220 km/h.

“La Regione Piemonte – ha concluso Marnati – segue con attenzione l’avanzamento del cantiere e tiene incontri regolari con Telt per approfondire le varie tematiche connesse ai lavori, tra cui l’ambiente e la sicurezza.

Il coordinatore della sicurezza del cantiere svolge sopralluoghi settimanali con il responsabile sicurezza dell’impresa. Lo Spresal territoriale fa sopralluoghi periodici nel sito senza aver mai riscontrato criticità. L’impresa poi svolge monitoraggi ambientali diffusi nel cantiere su tutte le componenti, che sono messi a disposizione di Arpa per le valutazioni di competenza”.

(foto dal sito arpa.piemonte.it)